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	<title>Intelligenza Artificiale &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>ChatGPT : tutte le novità spiegate bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 08:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[ChatGPT Work segna il passaggio dal semplice chatbot a un vero assistente operativo. In questa guida analizzeremo tutte le novità introdotte da OpenAI con ChatGPT Work e la famiglia GPT-5.6, spiegando in modo chiaro funzionalità, modelli, sicurezza, interfaccia e differenze tra la versione desktop e quella web. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-e75bed05 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);flex-basis:65%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 9 luglio OpenAI ha <a href="https://openai.com/it-IT/index/gpt-5-6/">presentato</a> il nuovo ambiente ChatGPT Work insieme a GPT-5.6, la nuova famiglia di modelli pensata per affrontare attività professionali complesse, utilizzare strumenti digitali e produrre contenuti completi con meno interventi da parte dell’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’ambiente di ChatGPT Work rappresenta un’evoluzione significativa rispetto all’esperienza classica di ChatGPT. Nella chat tradizionale l’interazione avviene principalmente attraverso una sequenza di domande e risposte: l’utente formula una richiesta, riceve un risultato e prosegue la conversazione con nuove istruzioni. Work, invece, è progettato per ricevere un lavoro complesso più ampio, raccogliere il contesto necessario, pianificare le diverse fasi dell’attività e intervenire direttamente su file, applicazioni e servizi collegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato non è quindi soltanto una risposta testuale, ma può assumere la forma di un documento, una presentazione, un foglio di calcolo, una dashboard o un’applicazione web pronta per essere esaminata e perfezionata. OpenAI descrive <a href="https://openai.com/it-IT/chatgpt-work/">Work</a> come un ambiente agentico nel quale ricerca, pianificazione, produzione e revisione possono convergere all’interno dello stesso flusso operativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A supportare questa nuova modalità è la famiglia GPT-5.6, composta da tre modelli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Sol</strong>: il modello più potente. È pensato per programmazione avanzata, ricerca, analisi, progettazione, documenti professionali e attività lunghe o particolarmente difficili.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Terra</strong>: cerca un equilibrio tra qualità, velocità e costo. È pensato per la maggior parte dei lavori quotidiani.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Luna</strong>: il più veloce ed economico. È adatto alle attività frequenti, relativamente semplici o da eseguire su larga scala.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Più che un semplice aggiornamento del chatbot, ChatGPT Work segna quindi il passaggio da un’intelligenza artificiale utilizzata soprattutto come interlocutore a un sistema capace di partecipare in modo più diretto all’esecuzione del lavoro, un vero e proprio “agente”, simile a Cowork di Anthropic.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Le principali novità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra le principali novità di GPT-5.6 figura la Programmatic Tool Calling, una funzionalità disponibile nella Responses API e destinata agli sviluppatori. Essa consente al modello di generare ed eseguire piccoli programmi temporanei per coordinare automaticamente gli strumenti utilizzati durante un&#8217;attività, riducendo il numero di chiamate al modello, il consumo di token e la necessità di scrivere manualmente il codice che gestisce il flusso di lavoro. Sebbene questa funzione non sia esposta direttamente nell&#8217;interfaccia di ChatGPT Work, rappresenta una delle tecnologie che permettono di realizzare agenti sempre più autonomi ed efficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche nell’app ChatGPT Work le attività complesse vengono suddivise in più passaggi e svolte attraverso gli strumenti disponibili. La Programmatic Tool Calling indica però una specifica modalità tecnica offerta agli sviluppatori nella Responses API, mentre nell’app la pianificazione e il coordinamento delle operazioni avvengono automaticamente dietro le quinte, senza che l’utente debba configurarne il funzionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un’altra novità importante è la funzione Multi-agent, disponibile in beta nelle Responses API con GPT-5.6, che permette a un agente principale di suddividere un’attività complessa tra più sottoagenti. In questo caso GPT-5.6 può coordinare più sub-agenti che lavorano in parallelo su parti diverse dello stesso problema e poi riunire i risultati in una risposta unica. La funzione è indicata soprattutto per attività complesse che possono essere suddivise in filoni indipendenti, come una ricerca su più fonti, l’analisi di un grande progetto software o la preparazione di un documento composto da sezioni diverse. La tecnologia equivalente presente nell’interfaccia di ChatGPT Work che adotta anch’essa un approccio multi-agente è il livello di sforzo Ultra di cui parleremo successivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">GPT-5.6 Sol migliora anche sul piano dell’efficienza: riesce a raggiungere prestazioni elevate generando meno token di output. Questo può rendere le risposte più rapide, concise e meno costose nei flussi di lavoro intensivi. Quando l’utilizzo compreso nel piano viene esaurito, ChatGPT può offrire la possibilità di acquistare crediti aggiuntivi per continuare a utilizzare determinate funzioni. I crediti non corrispondono direttamente a un numero fisso di token: il consumo dipende dal modello, dalla complessità dell’attività, dalla quantità di dati elaborati e dalla lunghezza del risultato. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI pubblica <a href="https://help.openai.com/en/articles/11481834-chatgpt-rate-card-business-enterpriseedu?utm_source=chatgpt.com">una Rate Card ufficiale</a> per i piani aziendali, mentre per gli account personali prezzi e disponibilità devono essere verificati nella sezione Utilizzo e crediti del proprio profilo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sul fronte della progettazione, GPT-5.6 Sol è in grado di creare interfacce web e applicazioni più curate, con una struttura più ordinata, una gerarchia visiva più efficace e scelte estetiche più coerenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo stesso miglioramento riguarda anche il lavoro sui contenuti professionali, in quanto il modello può raccogliere informazioni frammentate provenienti da diversi strumenti: per esempio messaggi e discussioni dalla piattaforma aziendale Slack, documentazione e note presenti in Notion, documenti, fogli Excel e presentazioni di Microsoft 365 e file archiviati in Google Drive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel caso delle presentazioni (es. Powerpoint), GPT-5.6 Sol può analizzare lo stile di un file di riferimento, riconoscendone impaginazione, caratteri, colori, spaziature, struttura delle diapositive ed elementi ricorrenti. In questo modo riesce a creare nuove slide mantenendo lo stesso linguaggio visivo del documento originale, una capacità particolarmente utile quando si aggiorna una presentazione aziendale senza alterarne l’identità grafica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche documenti e fogli di calcolo risultano più rifiniti, grazie a una migliore gestione di tipografia, layout, equazioni, tabelle e modelli finanziari. L’obiettivo non è soltanto produrre contenuti corretti, ma renderli anche più leggibili, coerenti e professionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro passo avanti riguarda la capacità di interpretare le richieste dell’utente: il modello riesce più spesso a dedurre l’obiettivo finale e il livello di approfondimento richiesto, riducendo la necessità di descrivere ogni singolo passaggio. Resta comunque importante indicare con chiarezza i vincoli, i criteri di successo, i limiti operativi e i casi in cui è necessario chiedere conferma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, GPT-5.6 gestisce meglio anche le immagini. Quando viene utilizzato il livello di dettaglio originale o automatico, può preservarne le dimensioni iniziali invece di ridimensionarle arbitrariamente. Questo permette un’analisi più accurata dei contenuti visivi, anche se immagini molto grandi possono aumentare il consumo di token e i tempi di elaborazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">GPT-5.6 Sol mostra progressi anche in ambiti scientifici e tecnici particolarmente complessi. In biologia computazionale, OpenAI segnala risultati migliori su GeneBench v1, un benchmark dedicato all’analisi genomica e alla biologia quantitativa. Il modello avrebbe superato GPT-5.5 utilizzando meno token, un dato che suggerisce sia una maggiore capacità di affrontare analisi lunghe e articolate, sia una migliore efficienza nell’uso delle risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro settore centrale è la cybersicurezza. OpenAI presenta GPT-5.6 Sol come il proprio modello più avanzato fino a quel momento per attività come l’analisi del software, la ricerca di vulnerabilità e il supporto alla correzione delle falle. Nei benchmark citati, il modello ottiene risultati competitivi consumando meno token e migliora ulteriormente quando gli viene assegnato un livello di ragionamento più elevato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI precisa però che queste capacità non equivalgono alla possibilità di condurre autonomamente un attacco completo. Nei test su browser come Chromium e Firefox, Sol è riuscito a individuare bug e componenti utili alla costruzione di exploit, ma non a realizzare da solo una catena di attacco completa e funzionante. Per questo motivo, secondo la valutazione dell’azienda, il modello non supera la soglia più critica prevista dal quadro interno a OpenAI di preparazione e prevenzione dei rischi (<a href="https://openai.com/index/updating-our-preparedness-framework/?utm_source=chatgpt.com">Preparedness Framework</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Considerata la natura particolarmente sensibile di questi ambiti, OpenAI afferma di aver adottato un sistema di sicurezza multilivello. Le protezioni comprendono l’addestramento al rifiuto delle richieste vietate, controlli durante la generazione delle risposte, classificatori specifici per i rischi cyber e biologici, monitoraggio a livello di account e accesso differenziato alle funzionalità più sensibili. Nei casi più rischiosi, una risposta può essere sospesa, riesaminata e bloccata prima di essere mostrata all’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI ha inoltre dedicato molte risorse al red teaming automatizzato, cioè a una serie di test di sicurezza eseguiti in modo automatico per cercare punti deboli nel modello. Per svolgere questi test, OpenAI dichiara di aver utilizzato una quantità di potenza di calcolo equivalente a oltre 700.000 ore di funzionamento di GPU A100. Le GPU sono processori molto potenti, progettati anche per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale; l’A100 è un modello professionale prodotto da NVIDIA e impiegato nei grandi centri di calcolo. Una parte importante del lavoro è stata dedicata alla ricerca dei cosiddetti jailbreak universali, cioè tecniche capaci di aggirare le protezioni del modello in molti contesti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questi test automatici sono stati affiancati esperti esterni, con l’obiettivo di individuare modalità di abuso non previste. La sicurezza viene quindi trattata non come una verifica conclusiva prima del rilascio, ma come un processo continuo di individuazione, correzione e aggiornamento delle difese.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa guida strutturata presenteremo nel dettaglio ChatGPT Work sulla nuova app desktop e le principali differenze rispetto alla versione web.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La nuova app desktop: un&#8217;unica piattaforma per Chat, Work e Codex</strong></h3>



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<h3 class="wp-block-accordion-heading"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-1-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" data-wp-on--keydown="actions.handleKeyDown" id="accordion-item-1" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Interfaccia principale (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div inert aria-labelledby="accordion-item-1" data-wp-bind--inert="!state.isOpen" id="accordion-item-1-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con il lancio di ChatGPT Work, OpenAI ha rinnovato anche l’app desktop (<a href="https://chatgpt.com/it-IT/download/" data-type="link" data-id="https://chatgpt.com/it-IT/download/">scaricabile qui</a>) per Windows e MacOS, trasformandola in un ambiente di lavoro unificato. L’obiettivo è consentire all’utente di gestire attività diverse da un’unica interfaccia, riducendo la necessità di passare continuamente dal browser agli editor di testo, agli strumenti di sviluppo e alle applicazioni esterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Rispetto alla precedente versione, denominata ChatGPT Classic, la nuova app introduce le capacità agentiche di Work e Codex, senza rinunciare alle funzioni tradizionali di conversazione. L’applicazione mette quindi a disposizione tre modalità principali: Chat, dedicata alle conversazioni e alle ricerche tradizionali; Work, destinata a compiti più complessi e prolungati e Codex, progettata specificamente per lo sviluppo software.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="518" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1.png" alt="" class="wp-image-14702" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1-600x310.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1-300x155.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1-768x396.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1- interfaccia ChatGPT Work nella versione desktop</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella nuova applicazione desktop l&#8217;accesso a ChatGPT Work avviene in modo diverso rispetto alla versione web. Non è presente, infatti, il selettore Chat / Work nella parte superiore della finestra. Per scegliere la modalità di lavoro è necessario utilizzare il menu situato nell&#8217;angolo superiore sinistro dell&#8217;applicazione. Facendo clic sul nome dell&#8217;ambiente corrente si apre un menu a discesa che consente di selezionare la modalità desiderata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una delle differenze più importanti rispetto alla versione web riguarda l&#8217;accesso alle risorse del computer. Con l&#8217;autorizzazione dell&#8217;utente, l&#8217;app desktop può lavorare direttamente con file locali e interagire con applicazioni installate nel sistema operativo. Inoltre, integra un browser che consente all&#8217;agente di consultare siti web, raccogliere informazioni e utilizzare strumenti online senza uscire dall&#8217;ambiente di lavoro. Queste capacità non sono disponibili nella stessa forma all&#8217;interno dell&#8217;interfaccia web, che opera principalmente con contenuti presenti nel cloud e con le applicazioni connesse.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="526" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2.png" alt="" class="wp-image-14703" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2-600x314.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2-300x157.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2-768x402.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2- Focus sulla barra del prompt e sui vari modelli selezionabili</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla barra centrale del prompt è possibile selezionare, tramite il menù a tendina i vari modelli disponibili.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="540" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-3.png" alt="" class="wp-image-14704" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-3.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-3-600x323.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-3-300x161.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-3-768x413.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3- Focus sulla barra del prompt e sui vari livelli di sforzo selezionabili</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oltre alla scelta del modello, è possibile impostare il livello di sforzo, cioè la quantità di ragionamento e di lavoro che il modello deve dedicare all’attività. Aumentando lo sforzo, ChatGPT può esplorare più soluzione, verificare meglio i passaggi e utilizzare più tempo e risorse; di conseguenza, però, la risposta può richiedere più tempo e consumare più rapidamente la quota di token disponibile. I vari livelli di sforzo son i seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Leggero</strong>: privilegia velocità e minore consumo di risorse. È adatto alle attività semplici, alle modifiche rapide, alla formattazione di testi e alle richieste che non richiedono una lunga analisi. Nella terminologia tecnica dell’API corrisponde al livello low, consigliato da OpenAI per le applicazioni in cui è importante ottenere risposte rapide e ridurre al minimo i tempi di attesa.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Medio:</strong> rappresenta il compromesso predefinito tra velocità e qualità. È indicato per la maggior parte dei lavori quotidiani, come la preparazione di documenti, le ricerche ordinarie, le analisi non particolarmente complesse e la creazione di contenuti. OpenAI lo descrive come il livello di ragionamento standard e lo consiglia come punto di partenza equilibrato.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Alto:</strong> concede al modello più tempo per ragionare ed è adatto alle attività articolate, con più passaggi, vincoli o strumenti da coordinare. Può essere utile, per esempio, per analisi approfondite, progettazione, programmazione o lavori che richiedono maggiori verifiche. OpenAI lo definisce un livello di ragionamento esteso.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Molto alto:</strong> corrisponde al livello tecnico high o, nella Chat tradizionale, a Extra High. È pensato per problemi difficili, attività lunghe e situazioni nelle quali una maggiore elaborazione produce un miglioramento concreto della qualità. Richiede normalmente più tempo e più quota rispetto ai livelli precedenti.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Massimo:</strong> è una delle novità introdotte con GPT-5.6. Offre al modello il maggior tempo possibile per approfondire, esplorare alternative e verificare il risultato. OpenAI consiglia di riservarlo ai lavori più difficili nei quali la qualità viene prima di velocità e consumo, come analisi complesse, debugging particolarmente ostinato, ricerca avanzata o progetti con molti vincoli. In ChatGPT Work e Codex, il livello Max è disponibile per tutti gli utenti che hanno accesso a GPT-5.6, ma deve essere abilitato nelle impostazioni.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Ultra</strong>: non è semplicemente un ulteriore livello di ragionamento del singolo modello. È una modalità multi-agente: ChatGPT può affidare parti diverse del lavoro a più agenti secondari, eseguirle anche in parallelo e poi riunire i risultati. È indicata per progetti complessi che possono essere suddivisi in filoni indipendenti, per esempio ricerca su più fonti, analisi di un grande progetto software o produzione di un elaborato composto da diverse sezioni. Può migliorare qualità e rapidità complessiva sui lavori adatti alla parallelizzazione, ma consuma più velocemente la quota di utilizzo, come segnala anche l’interfaccia. In ChatGPT Work è disponibile per i piani Pro ed Enterprise; in Codex è disponibile dai piani Plus in su.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="526" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-5.png" alt="" class="wp-image-14706" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-5.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-5-600x314.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-5-300x157.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-5-768x402.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 4- Focus sulle funzionalità disponibili nella barra laterale sinistra</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver selezionato l’ambiente ChatGPT Lavoro, nella barra laterale sinistra dell’interfaccia compare il comando Nuova attività, che permette di avviare un nuovo lavoro. Ogni attività rappresenta un&#8217;esecuzione indipendente dell&#8217;agente, con il proprio contesto, i propri file e il relativo risultato finale. Di seguito è mostrato un esempio di attività complessa che è stata effettuata grazie all&#8217;aiuto del modello GPT 5.6 Sol.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="535" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-6.png" alt="" class="wp-image-14707" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-6.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-6-600x320.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-6-300x160.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-6-768x409.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 5- Esempio attività complessa</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La richiesta riguardava la creazione di un sito web interattivo dedicato alle strutture ricettive della Puglia. L’obiettivo era mostrare su una mappa almeno 300 alloggi turistici realmente geolocalizzati, tra hotel, bed and breakfast, case vacanza e villaggi, disponibili per un soggiorno di due persone nell’ultima settimana di luglio oppure nella prima settimana di agosto. Per ciascuna struttura doveva essere indicato direttamente sulla mappa anche il relativo prezzo, così da consentire un confronto immediato tra le diverse soluzioni disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle attività, ChatGPT Work mette a disposizione una serie di strumenti che consentono di definire il contesto nel quale l&#8217;agente dovrà operare. A differenza della chat tradizionale, infatti, ogni attività può essere personalizzata indicando quali risorse utilizzare, quale obiettivo perseguire e quali strumenti mettere a disposizione dell&#8217;agente. Cliccando sul + presente o digitando il simbolo <strong>@</strong>nella barra del prompt sono presenti le seguenti opzioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Accesso a file e cartelle: </strong>Consente di autorizzare ChatGPT Work a utilizzare documenti e directory presenti sul computer durante lo svolgimento dell&#8217;attività. In questo modo l&#8217;agente può leggere, modificare e creare file necessari al completamento del lavoro.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Obiettivo:</strong> Questa funzione permette di definire un obiettivo permanente per l&#8217;attività. Si tratta di un&#8217;istruzione di alto livello che guida il comportamento dell&#8217;agente durante tutto il processo, aiutandolo a mantenere il focus sul risultato richiesto.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Modalità Piano: </strong>Attivando questa opzione, l&#8217;agente elabora un piano di lavoro prima di iniziare l&#8217;esecuzione. Il piano può essere rivisto e approvato dall&#8217;utente, risultando particolarmente utile per attività articolate o di lunga durata.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="658" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-7.png" alt="" class="wp-image-14708" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-7.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-7-600x393.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-7-300x197.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-7-768x503.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 6- Focus sul menu delle funzionalità presenti nelle attività</figcaption></figure>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Plugin e app: </strong>possono essere attivate per consentire a ChatGPT Work di usare strumenti esterni o funzioni specifiche durante l’attività.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Conversazioni ChatGPT</strong>: mostra invece alcune chat precedenti, che possono essere richiamate nell’Attività corrente. Selezionando uno di questi elementi, ChatGPT Work può utilizzare il relativo contenuto come riferimento per continuare il lavoro. In questo modo non è necessario copiare manualmente informazioni da una vecchia chat o caricare nuovamente un documento.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="532" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-8.png" alt="" class="wp-image-14709" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-8.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-8-600x318.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-8-300x159.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-8-768x407.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 7- Funzione Annotazione (riquadro in blu selezionato) per apportare modifiche</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Mentre un&#8217;attività è in esecuzione, ChatGPT Work consente di aprire nuove risorse senza interrompere il lavoro in corso. Facendo clic sul pulsante &#8220;+&#8221;, posto nella barra superiore dell&#8217;area di anteprima, si apre un menu con tre opzioni che permettono di ampliare il contesto operativo dell&#8217;agente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>File:</strong> Consente di aprire o aggiungere un nuovo file al progetto corrente. Questa funzione è utile quando, durante lo svolgimento dell&#8217;attività, si rende necessario consultare un documento aggiuntivo o integrare nuovi contenuti senza creare una nuova sessione di lavoro.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Attività laterale:</strong> Permette di avviare una seconda attività indipendente che viene eseguita parallelamente a quella principale. È una funzione particolarmente utile quando si desidera svolgere una ricerca o sviluppare un&#8217;attività complementare senza interrompere il lavoro già in corso. Le due attività rimangono separate ma possono essere utilizzate contemporaneamente.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Browser:</strong> Apre una nuova scheda del browser integrato di ChatGPT Work. L&#8217;agente può così navigare sul Web, consultare siti Internet, effettuare ricerche e raccogliere informazioni direttamente all&#8217;interno dell&#8217;ambiente di lavoro, senza dover passare a un browser esterno.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, in soli 26 minuti e con alcune indicazioni aggiuntive per rifinire il risultato, ChatGPT Work ha generato un sito web completo con una mappa interattiva della Puglia. All’interno della mappa sono visualizzate le strutture ricettive geolocalizzate, insieme ai prezzi disponibili per i due periodi selezionati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se si vuole modificare qualcosa del risultato ottenuto basta cliccare sull&#8217;icona a forma di nuvoletta, posta nell&#8217;angolo superiore destro dell&#8217;anteprima, ed attivare la modalità Annotazione. A questo punto basterà selezionare direttamente l’elemento specifico della pagina che si desidera modificare e inserire un commento con le indicazioni richieste. ChatGPT Work utilizzerà l&#8217;annotazione come riferimento per aggiornare soltanto quella specifica sezione del progetto, senza dover rigenerare l&#8217;intero sito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’interfaccia consente anche di cercare direttamente una città o una struttura specifica attraverso la barra “Cerca una località o struttura”. Sul lato sinistro è presente un menu di filtri che permette di restringere i risultati in base alla fascia di prezzo e alla tipologia di alloggio, ad esempio hotel, B&amp;B, case vacanza o villaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sotto la sezione dei filtri compare l’elenco delle strutture trovate, con le informazioni principali e il prezzo indicativo. Selezionando una struttura, l’utente può accedere alla relativa pagina di approfondimento o al sito ufficiale per verificare disponibilità e condizioni di prenotazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Realizzare manualmente un progetto di questo tipo avrebbe richiesto molto più tempo: sarebbe stato necessario raccogliere e verificare i dati delle strutture, geolocalizzarle, confrontare i prezzi, progettare l’interfaccia e sviluppare tutte le funzioni della mappa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato ottenuto in meno di mezz’ora mostra quindi il vero potenziale di ChatGPT Work: non soltanto velocizzare singole operazioni, ma coordinare ricerca, organizzazione dei dati, progettazione e sviluppo in un unico processo, riducendo drasticamente tempi e competenze tecniche necessarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante fare una specifica sulla sincronizzazione dei dati. A differenza delle chat che si sincronizzano automaticamente fra l’app sul desktop e la versione web, le Attività create in Work sul desktop, invece, rimangono legate al computer sul quale sono state avviate, soprattutto quando utilizzano cartelle o file locali. Questi contenuti non vengono trasferiti automaticamente alla versione web.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per questo motivo, l’app desktop è più adatta ai lavori che richiedono un accesso diretto ai documenti presenti sul computer, alle applicazioni installate o a progetti locali. La versione web è invece più indicata quando si lavora principalmente con contenuti online, file caricati e servizi cloud collegati.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="523" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-9.png" alt="" class="wp-image-14710" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-9.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-9-600x313.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-9-300x156.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-9-768x400.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 8- Focus barra laterale sinistra: funzione Progetti</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Adesso passiamo ad analizzare la sezione Progetti. I Progetti rappresentano uno degli elementi centrali di ChatGPT Work. Servono a organizzare attività complesse e di lunga durata, mantenendo nello stesso spazio di lavoro tutti gli elementi necessari: file, conversazioni, attività, istruzioni permanenti e deliverable ovvero i risultati concreti di un lavoro prodotti dall&#8217;agente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta creati, i progetti vengono raccolti in questa sezione, che funge da archivio centrale, da cui è possibile tutti gli ambienti di lavoro già configurati, controllare la cartella o la fonte associata e riaprire rapidamente il progetto su cui si desidera continuare a lavorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella parte superiore è disponibile anche una barra di ricerca, utile per trovare più velocemente un progetto quando l’elenco diventa più lungo. Il pulsante Nuovo, collocato in alto a destra, consente invece di crearne uno nuovo scegliendo tra Parti da zero e Usa una cartella esistente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="529" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-10.png" alt="" class="wp-image-14711" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-10.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-10-600x316.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-10-300x158.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-10-768x405.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 9- Associazione di un progetto ad una nuova attività direttamente dalla barra del prompt</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per associare una nuova attività a un progetto è sufficiente fare clic su “Scegli progetto” direttamente dalla barra del prompt. Da qui è possibile selezionare un progetto già esistente oppure crearne uno nuovo. La voce “Nuovo progetto” offre due possibilità:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Parti da zero: </strong>questa opzione crea un nuovo progetto locale vuoto. Dopo aver assegnato un nome al progetto, l’app prepara una cartella dedicata sul computer, nella quale ChatGPT Work può salvare i file generati. Dalla documentazione ufficiale al momento non risulta alcuna impostazione che permetta di scegliere una cartella predefinita in cui salvare automaticamente tutti i nuovi progetti di ChatGPT Work o Codex.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Usa una cartella esistente:</strong> permette di selezionare una directory già presente sul computer. L’utente può creare una cartella nel punto desiderato del computer e selezionarla come progetto locale. In questo modo ChatGPT Work può analizzarne il contenuto e, previa autorizzazione dell&#8217;utente, creare, modificare o aggiornare i file già esistenti. Questa opzione è particolarmente utile quando si lavora su un progetto già avviato, come un repository di codice, un sito web o una cartella di documentazione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Accanto al selettore del progetto è disponibile il pulsante Plugin, dal quale è possibile scegliere gli strumenti che ChatGPT Work potrà utilizzare durante l&#8217;esecuzione dell&#8217;attività. A seconda delle estensioni installate, l&#8217;agente può lavorare con documenti, fogli di calcolo, presentazioni, browser e altri servizi collegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione successiva Programmate, nella barra laterale sinistra raccoglie le attività pianificate per essere eseguite automaticamente in un momento successivo oppure con una determinata frequenza. È utile per automatizzare operazioni ricorrenti, come la produzione periodica di report o il monitoraggio di specifiche informazioni.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="921" height="480" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-11.png" alt="" class="wp-image-14712" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-11.png 921w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-11-600x313.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-11-300x156.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-11-768x400.png 768w" sizes="(max-width: 921px) 100vw, 921px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 10- Funzione attività pianificate nell’app desktop: Programmate</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nell’app desktop, un’attività programmata può essere collegata a un progetto locale, cioè a una cartella salvata sul computer. In questo modo l’agente può lavorare direttamente sui file presenti al suo interno, aprendoli, modificandoli o creandone di nuovi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poiché l’accesso avviene in locale, però, al momento dell’esecuzione programmata il computer deve essere acceso, l’app desktop deve essere ancora in funzione e la cartella del progetto deve risultare disponibile sul disco. Se anche una sola di queste condizioni non è soddisfatta, ChatGPT Work non può accedere ai file locali e l’attività non può essere completata come previsto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="566" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-12.png" alt="" class="wp-image-14714" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-12.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-12-600x338.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-12-300x169.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-12-768x433.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 11- Focus funzione plugin</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Cliccando sulla sezione Plugin è possibile gestire le integrazioni con servizi esterni e applicazioni compatibili. Questi strumenti consentono all&#8217;agente di accedere a dati e funzionalità aggiuntive, ampliando le possibilità operative di ChatGPT Work. Sulla barra in alto a sinistra affianco alla funzione plug in è presente la finestra con la funzione Skill.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="872" height="455" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-13.png" alt="" class="wp-image-14715" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-13.png 872w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-13-600x313.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-13-300x157.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-13-768x401.png 768w" sizes="(max-width: 872px) 100vw, 872px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 12- Focus sulla funzione Skill</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una skill è un pacchetto riutilizzabile di istruzioni, procedure e risorse che insegna a ChatGPT Work o Codex come svolgere un determinato tipo di attività. Può includere regole operative, conoscenze specialistiche, script, documentazione e modelli. Può, per esempio, stabilire il formato di un report, le fasi da seguire durante un’analisi, le regole editoriali da rispettare o gli strumenti da utilizzare. Una volta configurata, la stessa skill può essere richiamata in attività diverse, evitando di ripetere ogni volta tutte le indicazioni nel prompt.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il concetto è simile a quello dei GPT personalizzati, perché in entrambi i casi si definiscono istruzioni permanenti e competenze specifiche. La differenza principale riguarda però il modo in cui vengono utilizzati: un GPT personalizzato è un assistente autonomo, con una propria identità e una chat dedicata, mentre una skill è una capacità modulare che può essere aggiunta a un’attività o a un agente già esistente. In altre parole, con un GPT si crea un nuovo assistente specializzato; con una skill si fornisce a ChatGPT Work una procedura o una competenza da applicare quando serve. Per creare una skill da zero nella versione desktop devo selezionare dal menù l’applicazione Skill Creator.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="442" height="505" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-14.png" alt="" class="wp-image-14716" style="width:442px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-14.png 442w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-14-263x300.png 263w" sizes="(max-width: 442px) 100vw, 442px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 13- App per la creazione delle Skill</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, l’ultima sezione presente nella barra laterale sinistra della nostra interfaccia genarle è dedicata alla funzione Chat</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="658" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-15.png" alt="" class="wp-image-14717" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-15.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-15-600x393.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-15-300x197.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-15-768x503.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 14- La nuova finestra delle Chat nell’app desktop</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La voce Chat permette di passare rapidamente dalla modalità Work alla tradizionale esperienza conversazionale di ChatGPT. I due ambienti restano distinti: le normali conversazioni vengono gestite come chat, mentre i lavori più articolati vengono organizzati come attività di Work. Le conversazioni della modalità Chat sono disponibili sia sul browser sia nell’app desktop e possono quindi essere riprese da dispositivi diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Continuando ad analizzare l’interfaccia generale in basso a sinistra troviamo l’icona dell’account con il quale abbiamo effettuato il log-in.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="795" height="412" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-16.png" alt="" class="wp-image-14718" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-16.png 795w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-16-600x311.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-16-300x155.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-16-768x398.png 768w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 15- Focus sulle impostazioni del profilo</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Facendo clic sul nome del proprio profilo si apre un menu dal quale è possibile controllare lo stato dell&#8217;abbonamento, accedere alle impostazioni e gestire alcune opzioni dell&#8217;applicazione. Le principali voci disponibili sono le seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Utilizzo residuo</strong>: Mostra il consumo delle risorse previste dal proprio piano di abbonamento. Solitamente viene indicata la percentuale di utilizzo residuo settimanale, utile per monitorare quanto resta disponibile prima del rinnovo del periodo di riferimento.</li>



<li><strong>Fai l&#8217;upgrade a Pro</strong>: Consente di passare a un piano superiore per ottenere limiti di utilizzo più elevati e funzionalità aggiuntive.</li>



<li><strong>Scopri di più</strong>: Reindirizza alla documentazione e alle informazioni sulle funzionalità disponibili e sui diversi piani di ChatGPT.</li>



<li><strong>Nascondi mascotte</strong>: è il pulsante che ti permette di attivare o disattivare la piccola mascotte animata visualizzata nell&#8217;angolo inferiore destro della finestra dell&#8217;app.</li>



<li><strong>Impostazioni</strong>: Apre il pannello di configurazione dell&#8217;app desktop, dal quale è possibile gestire preferenze, autorizzazioni, integrazioni, plugin, account e altre opzioni di funzionamento.</li>



<li><strong>Esci</strong>: Chiude la sessione dell&#8217;utente nell&#8217;applicazione, richiedendo un nuovo accesso al successivo utilizzo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div>
</div>
</div>



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<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-2&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-2-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" data-wp-on--keydown="actions.handleKeyDown" id="accordion-item-2" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Impostazioni account (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div inert aria-labelledby="accordion-item-2" data-wp-bind--inert="!state.isOpen" id="accordion-item-2-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa sezione andiamo ad analizzare nello specifico tutte le impostazioni del nostro account.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="524" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-17.png" alt="" class="wp-image-14719" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-17.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-17-600x313.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-17-300x157.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-17-768x401.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 16- Impostazioni Generali dell’account</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle impostazioni Generali sono presenti&nbsp;tre livelli di autorizzazioni&nbsp;che definiscono il rapporto tra autonomia e controllo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con le <strong>autorizzazioni predefinite</strong>, ChatGPT può leggere e modificare i file presenti nell’area di lavoro e deve chiedere accesso quando prova a superarne i confini. Quindi ChatGPT può lavorare solo dentro la cartella o il progetto che gli hai aperto. Può leggere e modificare quei file. Quando prova ad andare fuori da quella zona, per esempio aprire un’altra cartella o usare una risorsa non prevista, deve chiederti il permesso.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con <strong>Revisione automatica</strong>, invece di chiedere subito a te, ChatGPT fa valutare la richiesta a un secondo controllo automatico. Questo controllo decide se l’azione aggiuntiva sembra sicura. È più comodo, ma può sbagliare, quindi non è prudente quanto la conferma manuale. Nei test avversariali interni effettuati da OpenAI avrebbe bloccato tutti i tentativi esaminati di estrarre dati protetti, compresi attacchi non presenti nell’addestramento del modello di controllo. I dati però riguardano un programma di red teaming, ovvero una prova di sicurezza fatta cercando volontariamente di mettere in difficoltà un sistema, definito dal produttore e non costituiscono una garanzia assoluta per ambienti, integrazioni e tecniche future.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con <strong>Accesso completo</strong>, ChatGPT può modificare file anche fuori dal progetto e può eseguire comandi che usano Internet senza chiederti ogni volta. È l’opzione più autonoma, ma anche la più rischiosa, perché un errore potrebbe coinvolgere molti più file o dati. OpenAI accompagna quest’ultima modalità con un avvertimento esplicito: l’accesso completo&nbsp;aumenta in modo significativo il rischio di perdita dei dati, diffusione di informazioni o comportamenti imprevisti.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="519" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-18.png" alt="" class="wp-image-14720" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-18.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-18-600x310.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-18-300x155.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-18-768x397.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 17- Sezione Profilo delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione successiva è dedicata al Profilo e offre una panoramica dell&#8217;attività dell&#8217;utente, delle statistiche di utilizzo dei token e dei plugin impiegati. Nella parte superiore sono visualizzati l&#8217;immagine del profilo, il nome dell&#8217;account e il piano di abbonamento attivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In alto a destra c’è la possibilità di condividere il profilo, gestirne la visibilità (pubblico o privato) e modificarne le informazioni principali (nome visualizzato/nome utente).</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="648" height="434" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-20.png" alt="" class="wp-image-14722" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-20.png 648w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-20-600x402.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-20-300x201.png 300w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 18- Modifica del nome utente</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tornano alla schermata principale del Profilo, nella parte inferiore si trova la sezione Approfondimenti sull&#8217;attività, che riassume alcune informazioni statistiche sull&#8217;utilizzo di ChatGPT Work. Tra queste vengono riportati la modalità di elaborazione utilizzata con maggiore frequenza, il livello di ragionamento più impiegato, il numero di skill esplorate e utilizzate e il totale delle attività svolte.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="934" height="485" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-21.png" alt="" class="wp-image-14723" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-21.png 934w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-21-600x312.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-21-300x156.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-21-768x399.png 768w" sizes="(max-width: 934px) 100vw, 934px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 19- Sezione Aspetto delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione successiva, Aspetto, permette di personalizzare l&#8217;interfaccia grafica di ChatGPT Work, adattandola alle proprie preferenze estetiche e alle esigenze di leggibilità. Nella parte superiore è possibile scegliere il tema dell&#8217;applicazione tra tre modalità:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Sistema</strong>: adotta automaticamente il tema chiaro o scuro configurato nel sistema operativo;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Chiaro</strong>: utilizza un&#8217;interfaccia con sfondo chiaro;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Scuro</strong>: applica una grafica con colori scuri, particolarmente indicata per lavorare in ambienti poco illuminati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sotto l&#8217;anteprima del tema è presente un editor che consente di personalizzare nel dettaglio la palette cromatica dell&#8217;interfaccia. È possibile modificare diversi elementi grafici, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Accent:</strong> ovvero il colore principale utilizzato per pulsanti, collegamenti e controlli interattivi;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Sfondo:</strong> determina il colore di base dell&#8217;interfaccia;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Primo piano: </strong>utilizzato per testi e altri elementi in evidenza;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Carattere UI: </strong>consente di scegliere il font utilizzato dall&#8217;applicazione;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Barra laterale semitrasparente:</strong> opzione che rende la barra laterale parzialmente trasparente per ottenere un effetto grafico più moderno;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Contrasto</strong>: regolabile tramite un cursore per aumentare o diminuire la differenza tra colori chiari e scuri, migliorando così la leggibilità.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Utilizzo puntatore cursori</strong>: Quando è attivata, il tradizionale cursore del mouse viene sostituito da un puntatore che mette maggiormente in evidenza gli elementi interattivi dell&#8217;interfaccia, facilitando l&#8217;individuazione di pulsanti, collegamenti e controlli.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Riduci movimento</strong>: Consente di limitare o disattivare le animazioni dell&#8217;interfaccia. L&#8217;opzione può seguire automaticamente le preferenze del sistema operativo (Sistema) oppure essere attivata o disattivata manualmente. È particolarmente utile per chi preferisce un&#8217;interfaccia più statica o desidera ridurre gli effetti visivi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dimensione del font dell&#8217;interfaccia utente</strong>: Permette di modificare la dimensione dei caratteri utilizzati nell&#8217;interfaccia di ChatGPT Work. Aumentando o diminuendo il valore espresso in pixel è possibile migliorare la leggibilità in base alle proprie esigenze o alla risoluzione del monitor.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Indicatori di differenza</strong>: Definisce il modo in cui vengono evidenziate le modifiche nei contenuti. È possibile utilizzare la visualizzazione <strong>a colori</strong>, che distingue visivamente aggiunte e rimozioni, oppure gli indicatori <strong>+/-</strong>, che segnalano le modifiche mediante simboli testuali. Questa opzione risulta particolarmente utile durante la revisione di documenti, codice o altri contenuti soggetti a modifiche.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, è possibile importare un tema già esistente, copiare la configurazione corrente o scegliere uno dei temi predefiniti disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa sezione offre quindi un livello di personalizzazione decisamente superiore rispetto a quello disponibile nella tradizionale interfaccia di ChatGPT, permettendo di adattare l&#8217;ambiente di lavoro non solo scegliendo tra modalità chiara e scura, ma anche intervenendo sui singoli colori, sul carattere tipografico e su altri elementi dell&#8217;interfaccia. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="514" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-22.png" alt="" class="wp-image-14724" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-22.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-22-600x307.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-22-300x154.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-22-768x393.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 20- Sezione Voce delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Voce raccoglie tutte le impostazioni dedicate alla dettatura vocale, consentendo di configurare il modo in cui ChatGPT Work acquisisce e trascrive il parlato. La prima opzione riguarda il microfono da utilizzare per la dettatura. Se al computer sono collegati più dispositivi audio, è possibile scegliere quello desiderato oppure lasciare attiva l&#8217;impostazione Predefinito di sistema, che utilizza automaticamente il microfono selezionato dal sistema operativo. Subito sotto è disponibile la configurazione delle scorciatoie da tastiera per avviare la dettatura.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Tasto di scelta rapida</strong>: tieni premuto per dettare permette di registrare la voce soltanto mentre si mantiene premuto il tasto configurato. Rilasciando il tasto, la registrazione termina automaticamente.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Attiva/disattiva il tasto di scelta rapida per la dettatura</strong>: consente invece di utilizzare un tasto come interruttore: una prima pressione avvia la registrazione, mentre una seconda la interrompe. Questa modalità risulta particolarmente pratica durante dettature lunghe.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Mantieni visibile la barra della dettatura</strong>: mantiene sullo schermo il piccolo pannello di controllo della registrazione anche quando la dettatura non è in corso, rendendo più immediato l&#8217;accesso ai comandi vocali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dizionario per la dettatura</strong>: permette di aggiungere parole o espressioni personalizzate che il sistema dovrà riconoscere durante la trascrizione. Si tratta di una funzione utile quando si utilizzano frequentemente nomi propri, termini tecnici, sigle aziendali o vocaboli specialistici che potrebbero non essere riconosciuti correttamente. Attraverso il pulsante Aggiungi voce è possibile ampliare in qualsiasi momento il dizionario personale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dettature recenti</strong>: conserva temporaneamente le ultime trascrizioni effettuate. Questa funzione permette di recuperare rapidamente un testo dettato qualora l&#8217;inserimento non sia andato a buon fine o si desideri riutilizzarlo senza dover ripetere la registrazione.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="533" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-23.png" alt="" class="wp-image-14725" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-23.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-23-600x319.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-23-300x159.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-23-768x408.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 21- Sezione Configurazione delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Configurazione raccoglie le impostazioni avanzate che regolano il comportamento di ChatGPT Work durante l&#8217;esecuzione delle attività, in particolare quando l&#8217;agente opera sul computer dell&#8217;utente, esegue comandi o utilizza l&#8217;ambiente locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima area riguarda le impostazioni personalizzate del file config.toml, il file di configurazione utilizzato dall&#8217;applicazione per definire il comportamento di alcune funzioni avanzate. Tra le opzioni disponibili figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Politica di approvazione:</strong> stabilisce quando ChatGPT Work deve richiedere il consenso dell&#8217;utente prima di eseguire determinate operazioni. Ad esempio, è possibile scegliere che l&#8217;agente chieda sempre l&#8217;autorizzazione oppure soltanto per le operazioni considerate più sensibili.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Impostazioni dell&#8217;ambiente sandbox</strong>: definisce il livello di accesso dell&#8217;agente all&#8217;ambiente di esecuzione isolato (sandbox). Nella configurazione mostrata è impostata la modalità Sola lettura, nella quale ChatGPT può consultare file e risorse senza modificarli. A seconda delle autorizzazioni concesse, possono essere disponibili modalità con privilegi più estesi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Funzionalità del modello permette invece di personalizzare alcune caratteristiche dei modelli di intelligenza artificiale. In particolare, è possibile configurare i livelli di ragionamento disponibili, cioè il numero di modalità di elaborazione che verranno mostrate nella selezione del modello. &nbsp;È inoltre presente l&#8217;opzione Ultra in model picker slider, che abilita la visualizzazione della modalità Ultra tra i livelli selezionabili del modello, qualora disponibile per l&#8217;account.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;ultima sezione è dedicata alle dipendenze dell&#8217;area di lavoro, cioè ai componenti software necessari affinché ChatGPT Work possa eseguire attività locali più avanzate. Tra le opzioni disponibili troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dipendenze di Codex</strong>, che consentono all&#8217;app di utilizzare gli strumenti di sviluppo integrati, come gli ambienti Python e Node.js necessari per creare applicazioni, analizzare codice ed eseguire script.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Verifica i problemi nell&#8217;area di lavoro di Codex</strong>, funzione che controlla la corretta installazione dei componenti richiesti ed esegue una diagnosi dell&#8217;ambiente locale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Reimposta e installa l&#8217;area di lavoro</strong>, che elimina l&#8217;installazione corrente e reinstalla automaticamente tutti gli strumenti necessari nel caso si verifichino problemi di configurazione.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="986" height="516" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-24.png" alt="" class="wp-image-14726" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-24.png 986w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-24-600x314.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-24-300x157.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-24-768x402.png 768w" sizes="(max-width: 986px) 100vw, 986px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 22- Sezione Personalizzazione delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Personalizzazione permette di definire il comportamento generale di ChatGPT Work, scegliendo il tono delle risposte, fornendo istruzioni permanenti e gestendo le funzionalità sperimentali legate alla memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Attraverso un menu a tendina è possibile scegliere lo stile con cui ChatGPT interagirà durante le conversazioni: amichevole, per ottenere risposte con un tono più cordiale, collaborativo e disponibile; pragmatica, che privilegia uno stile più diretto, sintetico e orientato all&#8217;esecuzione delle attività. Questa impostazione influisce soprattutto sul modo in cui vengono formulate le risposte, senza modificare le capacità del modello.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Subito sotto si trova il riquadro Istruzioni personalizzate, nel quale è possibile inserire indicazioni permanenti che ChatGPT dovrà seguire in tutte le nuove attività. Si possono specificare, ad esempio, il formato preferito delle risposte, lo stile di scrittura, la lingua da utilizzare, il livello di dettaglio desiderato oppure altre regole di comportamento. In questo modo non è necessario ripetere le stesse istruzioni all&#8217;inizio di ogni conversazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine è presente una sezione dedicata alla Memoria, una funzionalità ancora indicata come sperimentale, che permette a ChatGPT Work di conservare alcune informazioni tra un&#8217;attività e l&#8217;altra. Le opzioni disponibili consentono di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Attivare o disattivare la memoria</strong>, permettendo all&#8217;assistente di ricordare informazioni utili e riutilizzarle nelle attività successive.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Consentire la generazione della memoria da attività assistite da strumenti</strong>, autorizzando ChatGPT a creare nuovi ricordi anche quando utilizza strumenti esterni, plugin, server MCP o la ricerca sul Web.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Reimpostare la memoria</strong>, eliminando tutte le informazioni memorizzate in precedenza e ripristinando uno stato iniziale.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="523" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-25.png" alt="" class="wp-image-14727" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-25.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-25-600x313.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-25-300x156.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-25-768x400.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 23- Sezione Mascotte delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Mascotte permette di scegliere il piccolo personaggio animato che accompagna l&#8217;utente durante l&#8217;utilizzo di ChatGPT Work. La mascotte viene visualizzata nell&#8217;angolo inferiore destro della finestra dell&#8217;app ma può essere spostata in qualsiasi punto dello schermo e ha una funzione esclusivamente estetica, senza influire sul funzionamento dell&#8217;assistente. La schermata mostra l&#8217;elenco di tutte le mascotte disponibili, ciascuna accompagnata da un nome e da una breve descrizione che ne caratterizza la personalità.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="1004" height="534" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-26.png" alt="" class="wp-image-14728" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-26.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-26-600x319.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-26-300x160.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-26-768x408.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 24- Sezione Scorciatoie da tastiera delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Scorciatoie da tastiera permette di visualizzare e personalizzare tutte le combinazioni di tasti disponibili in ChatGPT Work, così da eseguire rapidamente le operazioni più comuni senza ricorrere ai menu dell&#8217;interfaccia. Nella parte superiore è presente una barra di ricerca, utile per individuare velocemente una determinata scorciatoia quando l&#8217;elenco diventa particolarmente esteso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Uno degli aspetti più interessanti di questa sezione è la possibilità di personalizzare completamente le combinazioni di tasti. Facendo clic sull&#8217;icona della matita è infatti possibile sostituire la scorciatoia predefinita con una combinazione più adatta alle proprie abitudini di lavoro, mentre il cestino consente di eliminarla se non si desidera utilizzarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa funzione rende ChatGPT Work molto più vicino a un&#8217;applicazione professionale o a un ambiente di sviluppo, permettendo agli utenti che utilizzano frequentemente la tastiera di velocizzare notevolmente il flusso di lavoro attraverso scorciatoie completamente personalizzabili.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="522" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27.png" alt="" class="wp-image-14729" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-600x312.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-300x156.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-768x399.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 25- Sezione Utilizzo e fatturazione delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Utilizzo e fatturazione consente di consultare le informazioni relative al proprio abbonamento, monitorare i limiti di utilizzo e gestire gli aspetti amministrativi dell&#8217;account. Infine, la voce Account reindirizza automaticamente al browser web, aprendo la pagina dell&#8217;account ChatGPT.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente abbiamo integrazioni che si possono aggiungere mentre si sta usando l’ambiente Work e sono: plug-in, browser e Computer use&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="523" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-28.png" alt="" class="wp-image-14730" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-28.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-28-600x313.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-28-300x156.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-28-768x400.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 26- Integrazioni: I Plug-in</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Plugin, già presente anche nella schermata principale, permette di gestire tutti gli strumenti aggiuntivi che ChatGPT Work può utilizzare durante le attività. Si tratta delle integrazioni con servizi di terze parti che l&#8217;agente può utilizzare durante le attività, come piattaforme di produttività, archiviazione cloud o altri strumenti supportati. A fianco è presente un’altra scheda che mostra le applicazioni esterne collegate al proprio account ChatGPT.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="638" height="494" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-29.png" alt="" class="wp-image-14731" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-29.png 638w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-29-600x465.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-29-300x232.png 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 27- Focus sulle app collegate</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, è presente una scheda MCP, dedicata ai server MCP (Model Context Protocol) configurati. Un server MCP è un collegamento standardizzato che permette a ChatGPT Work di comunicare con sistemi esterni, applicazioni, database o servizi aziendali. Grazie a questi server, l&#8217;agente può accedere a dati e strumenti aggiuntivi, sempre nel rispetto delle autorizzazioni concesse dall&#8217;utente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="520" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-30.png" alt="" class="wp-image-14732" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-30.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-30-600x311.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-30-300x155.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-30-768x398.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 28- Focus su MCP</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tornando alle integrazioni, la funzione Browser consente a ChatGPT di aprire e utilizzare pagine web, compilare moduli, cliccare e spostarsi tra schede. Il browser integrato ha una sessione separata dal tuo normale browser; per usare invece le schede e gli account già aperti in Chrome bisogna effettuare il collegamento dalla funzione <a href="https://help.openai.com/en/articles/20001277-using-the-built-in-browser-in-the-chatgpt-desktop-app?utm_source=chatgpt.com">Utilizzo del computer.</a></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="533" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-31.png" alt="" class="wp-image-14733" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-31.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-31-600x319.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-31-300x159.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-31-768x408.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 29- Integrazioni: Browser</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Utilizzo del computer permette di stabilire quali applicazioni locali ChatGPT Work può controllare direttamente sul PC. Questa funzione consente all’agente di interagire con il computer in modo simile a una persona: può osservare ciò che appare sullo schermo, fare clic sui pulsanti, digitare testo, cambiare finestra e seguire procedure che coinvolgono più programmi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1004" height="518" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-32.png" alt="" class="wp-image-14734" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-32.png 1004w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-32-600x310.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-32-300x155.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-32-768x396.png 768w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /><figcaption class="wp-element-caption">&nbsp;<br>Figura 30- Integrazioni- Utilizzo del computer</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella schermata è possibile scegliere il livello di accesso da concedere. L’opzione “Qualsiasi app” autorizza ChatGPT a controllare tutte le applicazioni compatibili presenti sul computer, mentre le singole voci permettono di abilitare solo programmi specifici. Per alcune applicazioni può essere necessario installare un’estensione o un componente aggiuntivo, come indicato accanto a Chrome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un’applicazione viene abilitata, ChatGPT Work può utilizzarla durante un’attività: per esempio può aprire un foglio Excel, inserire dati, passare a PowerPoint, aggiornare una presentazione e poi controllare il risultato nel browser.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione “App sempre consentite” mostra invece le applicazioni autorizzate in modo permanente. In questo modo l’utente può controllare con precisione quali programmi l’agente può utilizzare senza dover concedere ogni volta una nuova autorizzazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="742" height="523" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-33.png" alt="" class="wp-image-14735" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-33.png 742w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-33-600x423.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/image-33-300x211.png 300w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 31- Computer Use</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante distinguere questa schermata dal plugin Computer Use visibile nell’elenco dei plugin. Il plugin fornisce la capacità tecnica di controllare il computer, mentre questa sezione delle impostazioni serve a definire quali applicazioni può effettivamente usare e con quali permessi. In altre parole, il plugin abilita la funzione; questa pagina ne regola l’accesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non significa però che ChatGPT abbia automaticamente accesso a tutto il computer. Sei tu a decidere quali applicazioni può usare e a quali file o finestre può accedere. Puoi scegliere le applicazioni consentite, interrompere le azioni in qualsiasi momento e controllare se gli screenshot possono essere utilizzati per l’addestramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle impostazioni mostrate negli allegati compaiono controlli distinti per il browser, per l’uso del computer e per i plugin, insieme alla possibilità di selezionare applicazioni sempre consentite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’esperienza varia però tra i sistemi operativi. Su&nbsp;MacOS, dopo aver concesso i permessi di registrazione dello schermo e accessibilità, alcune attività circoscritte possono procedere in background. Su Windows, invece, Computer Use opera sul desktop attivo, muove il puntatore e utilizza la tastiera in primo piano. Non può quindi lavorare invisibilmente nella stessa sessione mentre la persona continua a usare il computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova app desktop di ChatGPT Work integra anche alcune capacità provenienti da Codex. Per questo, nelle impostazioni compaiono strumenti tecnici come Hook, Git, Ambienti e Worktree. Queste funzioni permettono all&#8217;agente di lavorare in modo più avanzato sui progetti locali, isolare le modifiche, configurare l&#8217;ambiente di esecuzione e automatizzare determinate operazioni. Non sono indispensabili per le normali attività documentali, ma diventano particolarmente utili quando Work viene impiegato per creare siti, applicazioni o modificare repository di codice. Infine, dalle impostazioni è possibile accedere alle attività archiviate.</p>
</div>
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<div class="wp-block-column has-system-sans-serif-font-family has-medium-font-size is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);flex-basis:35%">
<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L&#8217;Audio Overview di quest&#8217;articolo con NotebookLM (italiano) </strong></h3>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/ChatGPT_Work_e_i_modelli_GPT-5-online-audio-converter.com_.mp3"></audio></figure>



<div style="height:63px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-base-background-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-288fbcef wp-block-group-is-layout-constrained" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10)">
<h1 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.984rem, 0.984rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.86), 1.5rem);">Domande frequenti sugli strumenti AI di Google spiegati nella guida</h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:0">FAQ Realizzate con</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized wp-duotone-duotone-3"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="2560" height="268" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp" alt="" class="wp-image-14592" style="width:221px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp 2560w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-600x63.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1100x115.webp 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-300x31.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-768x80.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1536x161.webp 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-2048x214.webp 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>1. Che cos&#8217;è ChatGPT Work e in cosa differisce dalla chat tradizionale?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>ChatGPT Work</strong> è un ambiente progettato per affrontare attività professionali complesse in modo &#8220;agentico&#8221;. A differenza della chat classica, che si basa su uno scambio di domande e risposte, Work è in grado di <strong>raccogliere il contesto, pianificare le fasi di un lavoro e intervenire direttamente</strong> su file, applicazioni e servizi collegati</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>2. Quali modelli compongono la famiglia GPT-5.6?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La famiglia è composta da tre modelli principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>GPT-5.6 Sol</strong>: Il più potente, ottimizzato per programmazione avanzata, analisi complessa e documenti professionali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Terra</strong>: Un modello equilibrato tra qualità, velocità e costo, ideale per le attività quotidiane.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Luna</strong>: Il più veloce ed economico, adatto a compiti semplici o su larga scala</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>3. Quali sono i vantaggi della nuova App Desktop rispetto alla versione web?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;app desktop funge da ambiente unificato per <strong>Chat, Work e Codex</strong>. A differenza della versione web, può accedere direttamente ai <strong>file locali</strong> (previa autorizzazione) e interagire con le applicazioni installate nel sistema operativo. Include inoltre un <strong>browser integrato</strong> per consultare siti web senza uscire dall&#8217;ambiente di lavoro</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>4</strong>. <strong>Cosa si intende per livello di sforzo &#8220;Ultra&#8221;?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il livello <strong>Ultra</strong> è una modalità <strong>multi-agente</strong>. Invece di usare un singolo modello, ChatGPT suddivide l&#8217;attività tra più sotto-agenti che lavorano in parallelo su diverse parti del progetto, riunendo poi i risultati. È la scelta ideale per ricerche su più fonti o grandi progetti software, anche se consuma i token più velocemente.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>5. Cosa sono le &#8220;Skill&#8221; e come differiscono dai GPT personalizzati?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una <strong>Skill</strong> è un pacchetto modulare di istruzioni e procedure che insegna a Work come svolgere un&#8217;attività specifica (es. formattare un report). Mentre un <strong>GPT personalizzato</strong> è un assistente autonomo con una sua chat, una <strong>Skill</strong> è una competenza che può essere richiamata all&#8217;interno di diverse attività esistenti quando necessario</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>6. Le attività svolte su desktop sono sincronizzate con il browser web?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Mentre le conversazioni della modalità <strong>Chat</strong> si sincronizzano ovunque, le <strong>Attività di Work</strong> create su desktop rimangono legate al computer locale, specialmente se utilizzano file o cartelle del PC. La versione web è quindi più indicata per lavori basati su cloud e file caricati online</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>7. ChatGPT Work può aiutarmi a creare presentazioni aziendali?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sì, in particolare il modello <strong>GPT-5.6 Sol</strong> può analizzare un file di riferimento per apprenderne lo stile (caratteri, colori, impaginazione) e generare nuove slide che mantengano la stessa <strong>identità visiva</strong> del documento originale</p>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Strumenti AI di Google in redazione: una guida pratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:03:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Una guida pratica e dettagliata per esplorare quattro strumenti AI di Google — Gemini, NotebookLM, Pinpoint e SynthID — e il loro possibile impiego nel lavoro giornalistico: dalla preparazione di briefing alla gestione delle fonti, dalla ricerca nei grandi archivi documentali alla verifica dell’origine dei contenuti digitali. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);flex-basis:65%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale è ormai una presenza stabile nelle redazioni, ma il suo utilizzo resta spesso incerto. Molte testate giornalistiche non hanno ancora definito indicazioni chiare su come utilizzare questi strumenti in modo responsabile e proficuo. A frenare l’adozione sono soprattutto la mancanza di fiducia, la scarsa conoscenza delle possibilità operative e il timore di perdere il controllo sul processo editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Prendendo spunto da un <a href="https://youtu.be/hHIvVLwzIzw?si=nHe_xfyGQH3r4jwA">corso tenuto da Colleen Kimmit</a>, giornalista ed educatrice della Google News Initiative, proponiamo una guida pratica pensata per giornalisti e redazioni. L’obiettivo è mostrare come l’intelligenza artificiale possa diventare un supporto concreto al lavoro giornalistico, senza sostituire il giudizio, la verifica e la responsabilità professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Durante la presentazione, che abbiamo rivisitato ampliandola e dettagliandola, la giornalista illustra quattro strumenti di Google pensati per supportare diverse fasi del lavoro giornalistico. Il primo è Gemini, il modello di intelligenza artificiale generativa capace di lavorare con testo, immagini, video e codice, utile per preparare briefing, scalette, domande e contenuti redazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il secondo è NotebookLM, uno strumento che offre al giornalista un ambiente più protetto e orientato alle fonti: consente di lavorare su documenti selezionati, mantenere il controllo del materiale caricato e ottenere risposte collegate alle fonti, rendendo più semplice la verifica e l’organizzazione delle informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il terzo è Pinpoint che, come il precedente, rappresenta un ambiente protetto basato su fonti caricate dall’utente. È uno strumento da giornalismo investigativo pensato per la ricerca documentale all’interno di grandi archivi con migliaia di PDF, immagini, e-mail, documenti scansionati, appunti scritti a mano, audio o video. Risulta dunque particolarmente utile nelle inchieste in quanto permette di cercare schemi, nomi, luoghi, organizzazioni, parole chiave e trascrizioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, SynthID è una tecnologia sviluppata da Google DeepMind, il laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale di Google. Integrata in diversi prodotti AI dell’azienda, tra cui Gemini per alcune funzioni di verifica, consente di inserire nei contenuti generati o modificati con l’AI di Google un watermark digitale invisibile, una sorta di firma nascosta utile a riconoscerne l’origine.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I quattro strumenti</strong></h3>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-3&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-3-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" data-wp-on--keydown="actions.handleKeyDown" id="accordion-item-3" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Gemini (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div inert aria-labelledby="accordion-item-3" data-wp-bind--inert="!state.isOpen" id="accordion-item-3-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gemini è il modello di intelligenza artificiale generativa di Google. È uno strumento ricco di funzionalità che può aiutare un giornalista a preparare un briefing, sintetizzare informazioni, generare domande per un’intervista, proporre titoli, creare bozze, organizzare una ricerca, produrre immagini, trasformare un report in una pagina web o in un’infografica e tanto altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per il giornalista, non andrebbe inteso come uno strumento che scrive automaticamente un articolo pronto per la pubblicazione (anche se ovviamente in grado di farlo), ma come un assistente che aiuta a &#8220;mettere ordine&#8221; soprattutto nella fase preparatoria del lavoro. Il suo valore aumenta quando il giornalista fornisce istruzioni precise al modello tramite la costruzione di un prompt efficace e dettagliato e quando controlla sempre le risposte ottenute.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima operazione consiste nell’accedere a Gemini dal browser con il proprio account Google, e digitare l’indirizzo<a href="https://gemini.google.com/app"> gemini.google.com</a> nella barra dell’indirizzo del browser: a questo punto si aprirà la pagina con l’interfaccia di Gemini.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1913" height="908" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini.png" alt="" class="wp-image-14457" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini.png 1913w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-600x285.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-1100x522.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-300x142.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-768x365.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-1536x729.png 1536w" sizes="(max-width: 1913px) 100vw, 1913px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1- Interfaccia generale di Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Partendo dalla barra laterale sinistra, nella parte superiore troviamo il logo di Gemini. Subito sotto compare il pulsante “Nuova chat”, che permette di avviare una nuova conversazione, separata da quelle già presenti nella cronologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco più in basso si trova il comando “Cerca nelle chat”, utile per ritrovare rapidamente una conversazione o una risposta precedente non solo nel titolo, ma anche nel contenuto delle chat.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Segue poi la sezione “Raccolta”, non un semplice archivio statico o una cartella di backup, bensì un vero e proprio centro di gestione della conoscenza e della personalizzazione dell&#8217;utente con alcune differenze in base al tipo di piano attivato su Gemini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Scendendo ancora, troviamo la sezione “Recenti”, che mostra l’elenco delle conversazioni avvenute, ordinate dalla più recente alla meno recente. Nella parte inferiore della barra laterale è presente la voce “Attività”, collegata alla cronologia e alla gestione delle attività dell’account.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancora più in basso è presente il nome e l’immagine dell’account con cui si è effettualo l’accesso a Gemini. &nbsp;Affianco al nome si trova l’icona “ingranaggio” che rappresenta le impostazioni. Facendo clic sull&#8217;icona si apre un menu ricco di funzionalità strategiche. Vediamo adesso nel dettaglio cosa offre ciascuna voce e come utilizzarla per migliorare l&#8217;esperienza quotidiana.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="602" height="911" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni-2.png" alt="" class="wp-image-14460" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni-2.png 602w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni-2-396x600.png 396w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni-2-198x300.png 198w" sizes="(max-width: 602px) 100vw, 602px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2-Focus menù delle impostazioni</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Contesto personale: </strong>Questa opzione ti permette di gestire la &#8220;memoria&#8221; di Gemini o le istruzioni personalizzate.
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Memoria:</strong> Gemini impara dalle tue chat precedenti per conoscerti meglio. D’altra parte, l’eliminazione delle chat precedenti ne rimuove il contenuto anche dalla memoria.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Le tue istruzioni</strong>: qui puoi inserire dettagli rilevanti su di te ad esempio il tuo lavoro, i tuoi interessi o il modo in cui preferisci che ti venga data una risposta, in modo che Gemini possa fornire risposte più precise e su misura per te.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Importa informazioni salvate in Gemini</strong>: Si tratta di una vera e propria funzione di &#8220;trasloco digitale&#8221;, pensata per chi usa diversi assistenti virtuali e non vuole ogni volta ricominciare da zero. Ti permette infatti di trasferire direttamente su Gemini le personalizzazioni, le abitudini e le preferenze che avevi già impostato in altre Intelligenze Artificiali, come ChatGPT o Claude. Per attivare questa funzionalità bisogna prima attivare la funzione di “Memoria” nel Contesto personale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Limiti di utilizzo: </strong>In questa sezione puoi visualizzare in tempo reale la tua capacità residua e lo stato dei limiti del tuo piano: ad esempio, il consumo delle risposte o la disponibilità delle funzioni avanzate.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>App connesse: </strong>Questa è la sezione dedicata alle Estensioni o integrazioni. Da qui puoi autorizzare e gestire il collegamento di Gemini con altre applicazioni e servizi (ad esempio l&#8217;ecosistema Google come Google Workspace, YouTube, Google Maps, ecc.). Questo permette a Gemini di cercare informazioni o eseguire azioni direttamente all&#8217;interno di quelle app per tuo conto.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>I tuoi link pubblici: </strong>Ogni volta che decidi di condividere una chat di Gemini generando un link condivisibile, quel collegamento diventa pubblico. Questa sezione funge da registro: ti mostra tutti i link che hai creato in passato e ti permette di gestirli o di eliminarli per interrompere la condivisione pubblica delle tue conversazioni.</li>



<li><strong>Tema: </strong>Permette di personalizzare l&#8217;aspetto visivo dell&#8217;interfaccia di Gemini. Cliccando sulla freccia a lato, puoi scegliere tra:
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tema chiaro</strong>: interfaccia con sfondo bianco/chiaro.</li>



<li><strong>Tema scuro</strong>: interfaccia con sfondo nero/scuro (ideale per non affaticare la vista al buio).</li>



<li><strong>Predefinito di Sistema</strong>: adatta automaticamente il colore in base alle impostazioni del tuo sistema operativo.</li>
</ul>
</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Visualizza gli abbonamenti: </strong>Questa voce ti rimanda alla gestione del tuo account Google per controllare lo stato del tuo piano tariffario. Ti mostra se stai utilizzando la versione gratuita o se hai un abbonamento attivo a piani avanzati (come Google One AI Premium), permettendoti di gestire i pagamenti o effettuare l&#8217;upgrade/downgrade.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-right:0;margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);margin-left:0"><strong>NotebookLM: </strong>Si tratta di un collegamento rapido a NotebookLM, un servizio sperimentale di Google focalizzato sulla sintesi e l&#8217;analisi avanzata di documenti personali. Cliccandoci verrai reindirizzato sulla pagina specifica dello strumento. Una recente novità è l’integrazione di Gemini in NotebookLM. Se si effettua l’accesso a NotebookLM con lo stesso account Google che si utilizzai per Gemini, il collegamento comparirà nella barra laterale sinistra. Cliccandoci sopra avrai la possibilità di avviare una nuova chat su uno specifico notebook e di sfruttare a pieno tutte le funzionalità messe a disposizione da Gemini.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Invia feedback: </strong>Se riscontri un bug, se una risposta non è corretta o se vuoi suggerire una nuova funzionalità, questa opzione ti permette di inviare una segnalazione direttamente al team di sviluppo di Google. Puoi anche decidere di allegare uno screenshot della schermata corrente.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida: </strong>Cliccando su questa voce (che si espande tramite la freccia) si accede al centro assistenza ufficiale di Gemini. Contiene guide all&#8217;uso, risposte alle domande frequenti (FAQ), aggiornamenti sulle ultime novità rilasciate e la documentazione sui termini di servizio e sulla privacy<strong>.</strong></li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Gem: </strong>I &#8220;Gem&#8221; sono prompt salvati, pensati per attività ripetitive con scopi specifici (ad esempio, un Gem programmatore, un Gem correttore di bozze). Una redazione può creare i Gem per generare testi alternativi per le immagini, per proporre titoli secondo la linea editoriale ecc&#8230;</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>I GEM</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’opzione GEM è presente nelle impostazioni e, dopo averne creato almeno uno, anche nella barra laterale. Essa ti permette di accedere direttamente al pannello di gestione dei tuoi Gem, per crearne di nuovi, modificarli e anche condividerli con altri utenti</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="616" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-1100x616.png" alt="" class="wp-image-14463" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-1100x616.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-600x336.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-300x168.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-768x430.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-1536x860.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem.png 1609w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3-Pannello del gestore dei Gem</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">All&#8217;interno del Gestore dei Gem, Google mette a disposizione una sezione speciale chiamata &#8220;Predefiniti di Google&#8221;. Si tratta di veri e propri assistenti AI specializzati e pronti all&#8217;uso, progettati per coprire i compiti più disparati. In questa vetrina puoi trovare, ad esempio, Storybook, ideale per dare vita a libri illustrati personalizzati, o il Generatore di idee, perfetto quando si è a caccia di ispirazione per feste, regali o nuove attività. La comodità sta nel fatto che basta un clic su una di queste schede (o sulla voce &#8220;Mostra altro&#8221; per esplorare l&#8217;intero catalogo) per attivare l&#8217;assistente che fa al caso tuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella parte sottostante invece è presente una sezione con i tuoi Gem salvati. Cliccando sul pulsante “+ Nuovo Gem” puoi costruirne uno personalizzato da zero come mostrato nell’esempio:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="625" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-1-1100x625.png" alt="" class="wp-image-14464" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-1-1100x625.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-1-600x341.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-1-300x170.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-1-768x436.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-1-1536x872.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-1.png 1592w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 4-Esempio creazione Gem</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sarà richiesta la compilazione di una serie di campi: un nome chiaro che identifica il compito specifico del Gem; una descrizione del ruolo che deve assumere, per esempio:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Sei un Research Assistant e Fact-Checker professionista, specializzato nella ricerca di fonti accademiche, giornalistiche e scientifiche di altissimo livello.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle istruzioni devi indicare invece quali sono i principali obiettivi e funzionalità del tuo Gem e come vuoi che sia lo stile di risposta per esempio<em>:</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>“Il tuo obiettivo è aiutare l&#8217;utente a raccogliere documentazione per la scrittura di articoli, garantendo il massimo della neutralità e del rigore scientifico. Consulta solo fonti autorevoli e per ogni fonte che trovi forniscimi il titolo dello studio/articolo, autore o istituzione che lo ha pubblicato, una sintesi oggettiva del contenuto (2-3 frasi) ed il link o riferimento per trovarlo.</em> <em>Usa un tono analitico, distaccato, preciso e professionale. Non prendere posizione, limitati a riportare i dati e le evidenze scientifiche disponibili.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, quando inizi una conversazione nuova con il Gem, bisogna selezionare anche uno strumento predefinito (Crea immagine, Canvas, Deep Research, Crea musica, apprendimento guidato che spiegheremo dopo nel dettaglio). Nel nostro esempio non abbiamo selezionato nessuno strumento predefinito. Infine c’è la possibilità di aggiungere dei file a cui il tuo Gem può fare riferimento direttamente nella sezione “Conoscenza” tramite l’icona del “+”. Al temine della creazione del Gem bisogna cliccare in alto a destra sul pulsante “Salva Gem” e successivamente su “Avvia chat” per iniziare ad utilizzarlo per i nostri scopi.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>La barra del prompt</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tornando ad analizzare l’interfaccia della chat, al centro della schermata è presente la barra del prompt ovvero il campo in cui scrivi la richiesta a Gemini. A sinistra, nella barra del prompt, c’è il simbolo “+” che, nel caso della nostra immagine, è stato già cliccato e ci ha mostrato il menù a cascata con le seguenti funzioni disponibili:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="882" height="588" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt.png" alt="" class="wp-image-14465" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt.png 882w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt-600x400.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt-300x200.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt-768x512.png 768w" sizes="(max-width: 882px) 100vw, 882px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 5-La barra del prompt e il menù delle funzionalità disponibili</figcaption></figure>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Carica file: </strong>È il comando per fare l&#8217;upload di un file direttamente dal tuo dispositivo locale. Puoi caricare immagini, PDF, documenti di testo o fogli di calcolo per chiedere a Gemini di riassumerli, analizzarli o estrarre dati.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Aggiungi da Drive:</strong> Questa opzione permette un&#8217;integrazione diretta con l&#8217;ecosistema Google. Cliccandoci, puoi pescare file direttamente dal tuo cloud di Google Drive (come Google Docs, Fogli o file salvati online) senza doverli prima scaricare sul tuo dispositivo.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Altri caricamenti: </strong>Questa voce indica un sottomenu espandibile. Serve per accedere ad altre sorgenti di caricamento integrate come Google foto e notebook</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="518" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-1100x518.png" alt="" class="wp-image-14466" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-1100x518.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-600x283.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-300x141.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-768x362.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-1536x724.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini.png 1899w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 6-Altri caricamenti: notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo caso si attiverà il collegamento a NotebookLM e ci sarà la possibilità di combinare più Notebook contemporaneamente aggiungendone due ad una stessa chat per poi magari porre delle domande</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="524" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-1100x524.png" alt="" class="wp-image-14467" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-1100x524.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-600x286.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-768x366.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-1536x732.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini.png 1898w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 7-Aggiungere due notebook alla chat per confrontarli</figcaption></figure>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Crea immagine</strong>: Una funzionalità che permette di attivare direttamente il motore di generazione di immagini IA di Google, Nano Banana 2. Il modello si distingue per un&#8217;accurata comprensione del contesto, precisione spaziale e resa impeccabile del testo grafico. Oltre alla creazione di immagini fotorealistiche e illustrazioni in vari formati, introduce funzioni creative uniche come Gemini Me (per inserire il proprio volto in qualsiasi scenario), la combinazione di foto, lo stile action figure e i restyling estetici vintage. Supporta l&#8217;editing conversazionale e locale:scrivendo un prompt, Gemini genererà un&#8217;immagine da zero basandosi sulle tue indicazioni e garantisce la tracciabilità dei contenuti grazie alla filigrana digitale invisibile SynthID.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Canvas:</strong> Questa opzione apre uno spazio di lavoro dedicato e interattivo. È pensato per progetti di scrittura più lunghi, programmazione o brainstorming, creazione di tabelle o roadmap e, nei casi più avanzati, per lo sviluppo di contenuti interattivi come piccole app, giochi o pagine in HTML e JavaScript.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Deep Research</strong>: È una modalità di ricerca avanzata. Quando attivata, Gemini non si limita a dare una risposta immediata, ma effettua una ricerca sul web approfondita, strutturata e multi-step, analizzando più fonti contemporaneamente per sintetizzare report dettagliati su argomenti complessi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Crea musica</strong>: Un&#8217;altra aggiunta recente che consente di generare tracce musicali, melodie o piccoli brani partendo da un input testuale in cui viene descritto il genere, il mood o gli strumenti musicali desiderati.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Apprendimento guidato</strong>: Questa opzione trasforma Gemini in un tutor personale. È una modalità progettata per lo studio o l&#8217;apprendimento di nuovi concetti in cui l&#8217;IA ti guida passo dopo passo attraverso spiegazioni strutturate, quiz o simulazioni per aiutarti a comprendere a fondo un argomento.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="627" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-1100x627.png" alt="" class="wp-image-14469" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-1100x627.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-600x342.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-300x171.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-768x437.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash.png 1127w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 8-Menù dei modelli AI di Gemini e il livello di ragionamento</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sulla destra della barra del prompt compare la voce &#8220;Flash&#8221; con una freccia verso il basso che indica il modello AI attualmente attivo. Cliccandoci sopra, puoi configurare l&#8217;esperienza di chat scegliendo un modello diverso o passando a un&#8217;altra modalità tra quelle disponibili. I tre modelli attualmente disponibili rappresentano un equilibrio diverso tra velocità, capacità complessiva e specializzazione:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>3.1 Flash-Lite</strong> (&#8220;Risposte più rapide&#8221;): È la versione più leggera e scattante, ideale per compiti semplici e immediati. Se hai bisogno di riassumere un testo breve, correggere una mail, fare una traduzione al volo o una domanda secca da &#8220;botta e risposta&#8221;, questo modello ti dà il risultato nel minor tempo possibile consumando meno risorse.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>3. 5 Flash</strong> (&#8220;Aiuto completo&#8221;): È il modello standard bilanciato di ultima generazione. È il &#8220;tuttofare&#8221; ideale per la maggior parte delle attività quotidiane. Ha un&#8217;ottima capacità di comprensione, è creativo, gestisce bene testi lunghi e complessi, pur rimanendo molto veloce nelle risposte. È il perfetto compromesso per la produttività di tutti i giorni.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>3.1 Pro</strong> (&#8220;Matematica e programmazione avanzata&#8221;): È il modello più pesante, intelligente e strutturato della serie 3.1. È pensato per i compiti più duri. Se devi scrivere o fare il debug di codice di programmazione, risolvere problemi matematici complessi, analizzare dati o fare ragionamenti logici a più passaggi, questo è il modello che commette meno errori e analizza il problema più a fondo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, oltre alla scelta del modello, sempre in questa sezione è possibile selezionare fra due livelli di ragionamento:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Standard: </strong>Ideale per la maggior parte delle domande,genera la risposta in modo diretto e immediato. Per compiti di scrittura, riassunti, domande di cultura generale, brainstorming o conversazioni normali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Esteso: Ideale per la risoluzione di problemi complessi. </strong>Attiva quello che in gergo si chiama <em>Chain of Thought</em> (catena di pensiero), una tecnica utilizzata nei modelli linguistici (LLM) per affrontare problemi complessi scomponendoli in passaggi intermedi prima di fornire direttamente la risposta finale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Affianco alla funzione Flash è presente l’icona del microfono, ovvero la funzione di dettatura vocale, ideale se preferisci non usare la tastiera. Cliccandoci sopra, potrai dettare direttamente a voce la tua richiesta.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="749" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-1100x749.png" alt="" class="wp-image-14470" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-1100x749.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-600x408.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-300x204.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-768x523.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade.png 1322w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 9-Interfaccia Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In alto a destra è presente il pulsante “Fai l’upgrade”, usato per passare a un piano di Gemini superiore.&nbsp; Accanto c’è una piccola icona a forma di matita, che consente di aprire una <a href="https://support.google.com/gemini/answer/13275745?co=GENIE.Platform%3DDesktop&amp;hl=En&amp;rd=1&amp;visit_id=639146984139351584-452085868&amp;utm">chat temporanea</a>, ovvero una chat che non compare nella cronologia recente né nell’attività di Gemini. Una volta cliccata su questa icona ti apparirà la seguente schermata. Questa opzione non è disponibile per gli account di lavoro o scolastici e non può essere usata in alcune integrazioni, come Gemini in Chrome o in Google Messaggi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="936" height="589" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea.png" alt="" class="wp-image-14471" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea.png 936w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea-600x378.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea-300x189.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea-768x483.png 768w" sizes="(max-width: 936px) 100vw, 936px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 10-Schermata della chat temporanea su Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ora che abbiamo preso confidenza con l&#8217;interfaccia e gli strumenti a disposizione, entriamo nel vivo dell&#8217;utilizzo pratico. Come per tutti i chatbot di IA, il passaggio fondamentale per l&#8217;utilizzo efficace di questo strumento è la scrittura del prompt, ovvero la domanda o la richiesta che una persona pone al sistema di intelligenza artificiale. Il prompt, troppo spesso sottovalutato, rappresenta una vera istruzione di lavoro e dalla quantità di dettagli e particolari che conterrà, dipenderà la qualità e la profondità della risposta che riceveremo. A tal proposito è bene seguire delle piccole indicazioni per scrivere un prompt di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Prima si assegna un ruolo allo strumento, per esempio: </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Agisci come un editor di cronaca locale</em>” oppure “<em>Agisci come un giornalista investigativo</em>”; poi si indica il compito: “<em>prepara un briefing</em>”, “<em>genera domande per un’intervista</em>”, “<em>riassumi i punti principali</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente si specifica il pubblico di riferimento, il contesto, le fonti da privilegiare, eventuali limiti e il formato desiderato della risposta. Un prompt efficace, per esempio, potrebbe essere:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Agisci come un editor di una redazione locale. Devo scrivere un articolo sull’approvazione di un nuovo piano comunale per la mobilità urbana. Prepara un briefing di lavoro: riassumi il tema, indica i soggetti coinvolti, suggerisci domande per il sindaco, per i commercianti, per i residenti e per le associazioni ciclistiche. Organizza la risposta in sezioni brevi e segnala quali documenti ufficiali dovrei cercare</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver inviato il prompt, Gemini produce una prima risposta. A questo punto non bisogna fermarsi anzi bisogna passare alla fase successiva, e forse quella più importante, ovvero l’iterazione. Nel lavoro con l’IA, iterare significa affinare progressivamente la richiesta e la risposta: si legge il risultato, si individuano lacune, genericità o punti non verificabili, e si chiede allo strumento di correggere o raffinare. Per esempio:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Rigenera la risposta indicando per ogni punto quale fonte dovrei verificare</em>”,</p>



<p class="wp-block-paragraph">oppure: “<em>Aggiungi solo informazioni che possano essere controllate in documenti pubblici</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">oppure: “<em>Trasforma questo briefing in una lista di domande per un’intervista</em>”</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="512" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-1100x512.png" alt="" class="wp-image-14472" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-1100x512.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-600x279.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-300x140.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-768x357.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-1536x714.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale.png 1907w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 11-Focus menù della chat</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quando siamo all’interno di una chat normale cliccando sui tre puntini in alto affianco al pulsante “Fai l’upgrade”, abbiamo la possibilità di condividere la conversazione, fissarla nella cronologia delle conversazioni in alto a tutte, rinominarla o eliminarla</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="526" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-1100x526.png" alt="" class="wp-image-14473" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-1100x526.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-600x287.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-300x144.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-768x367.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-1536x735.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt.png 1900w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 12-Focus sugli strumenti a disposizione dopo aver ottenuto una risposta</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta generata la risposta, nella parte finale del messaggio sono presenti diversi strumenti per interagire con il risultato. È possibile lasciare un feedback positivo o negativo tramite le icone del pollice su o giù per aiutare l&#8217;IA a migliorare. È possibile anche cliccare sull&#8217;icona della freccia per chiedere di riformulare la risposta, renderla più breve/più lunga o copiare quella già fornita. Infine cliccando sui tre puntini si aprirà un menù con diverse opzioni disponibili:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Crea una nuova chat da qui: </strong>Questa funzione è utilissima se la conversazione ha preso una piega interessante e vuoi approfondire quel singolo argomento senza &#8220;inquinare&#8221; la chat attuale. Cliccandoci, la piattaforma prenderà la risposta come punto di partenza e aprirà una conversazione completamente nuova.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Ascolta:</strong> Se non hai voglia di leggere un testo lungo o se in quel momento sei impegnato a fare altro, una voce artificiale ti leggerà, parola per parola, l&#8217;intera risposta che ti ha fornito. È ottima anche per verificare la pronuncia di parole straniere.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Esporta in Documenti:</strong> Scegliendo questa opzione, l&#8217;intera risposta verrà formattata e inviata direttamente su Google Documenti (Google Docs). Verrà creato un nuovo file nel tuo account Google, pronto per essere modificato, stampato o condiviso, evitandoti il classico &#8220;copia e incolla&#8221;.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Bozza in Gmail:</strong> Molto simile alla funzione precedente, ma pensata per la posta elettronica. Se la risposta contiene il testo di una mail che hai chiesto di scrivere, o se vuoi semplicemente inviare queste informazioni a qualcuno, questa opzione apre una nuova bozza su Gmail. Ti ritroverai il testo già inserito nel corpo della mail, pronto per aggiungere il destinatario e premere &#8220;Invia&#8221;.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Segnala un problema legale:</strong> Questa è una voce di sicurezza e tutela. Se ritieni che la risposta che l’AI ti ha fornito violi il copyright, contenga materiale protetto da proprietà intellettuale senza autorizzazione, o infranga in qualche modo la legge, puoi usare questo tasto per inviare una segnalazione formale al team di supporto. Serve a garantire che i contenuti generati siano sempre rispettosi delle normative.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Visualizza fonti:</strong> Cliccando su questa voce, si aprirà un elenco sulla destra dei siti web da cui Gemini ha attinto per formulare la risposta. È lo strumento ideale quando l&#8217;IA fornisce dati, fatti storici o notizie complesse e si vuole fare del sano <em>fact-checking</em>: ti permette infatti di verificare l&#8217;accuratezza delle informazioni in un attimo e di approfondire la lettura direttamente sulle fonti originali.</li>



<li style="margin-top:0;margin-bottom:0"><strong>Visualizza dettagli della risposta:</strong> Questa opzione ti mostra i &#8220;dietro le quinte&#8221; tecnici della risposta. Ti permette di vedere dettagli come il modello di intelligenza artificiale specifico che è stato utilizzato per risponderti ed eventualmente altre informazioni tecniche collegate alla generazione del testo come lo strumento utilizzato per dare la risposta.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se si sta lavorando su un tema complesso, si può usare la funzione Deep Research (Ricerca approfondita) da selezionare prima di inviare il prompt cliccando sul + nella barra del prompt. In questo caso lo strumento preparerà prima un &#8220;piano di ricerca&#8221; in cui ci indica quali aspetti intende analizzare e quali fonti prenderà in considerazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="692" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-1100x692.png" alt="" class="wp-image-14474" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-1100x692.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-600x377.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-300x189.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-768x483.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research.png 1113w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 13-Utilizzo della funzione di Ricerca approfondita</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalista deve leggere il piano, modificarlo se manca qualcosa cliccando su “Modifica il Piano” e, solo dopo, cliccare sul pulsante &#8220;Avvia la ricerca&#8221;. Alla fine, Gemini ci restituirà un report più lungo e strutturato, con sezioni, collegamenti e riferimenti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="520" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-1100x520.png" alt="" class="wp-image-14475" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-1100x520.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-600x284.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-300x142.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-768x363.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-1536x727.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca.png 1917w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 14-Interfaccia piano di ricerca e funzionalità</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In alto a destra abbiamo a disposizione il Sommario, ovvero un indice dettagliato che include tutte le sezioni in cui si articola il piano di ricerca. Quest’ultimo può anche essere copiato, condiviso tramite link pubblico o esportato in Google Docs e usato come base di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver generato, con la funzione di Deep Research, un testo, un report o un briefing, cliccando sul pulsante in alto a destra &#8220;Crea&#8221; si può chiedere di trasformarlo in un contenuto specifico come ad esempio una pagina web, un’infografica, un quiz, delle flash card o un overview audio.</p>
</div>
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</div>



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<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-4&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-4-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" data-wp-on--keydown="actions.handleKeyDown" id="accordion-item-4" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">NotebookLM (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div inert aria-labelledby="accordion-item-4" data-wp-bind--inert="!state.isOpen" id="accordion-item-4-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">NotebookLM è uno strumento pensato per interrogare un insieme definito di documenti, un “notebook”, costruito dal giornalista. La differenza principale rispetto a Gemini è che NotebookLM è ancorato alle fonti; dunque, risponde alle richieste fatte dall&#8217;utente solo sulla base dei materiali caricati da quest’ultimo. Per questo motivo, lo strumento è considerato meno incline alle allucinazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per una redazione è particolarmente utile quando si lavora su inchieste, dossier, reportage lunghi, archivi di articoli o trascrizioni di interviste. Uno dei vantaggi è che quando lo strumento fornisce un’informazione, ci indica da quale documento proviene, permettendo di risalire al passaggio preciso.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima operazione da effettuare è quella di collegarsi a NotebookLM tramite browser all’indirizzo <a href="https://notebooklm.google.com/">https://notebooklm.google.com/</a> effettuando l&#8217;accesso con il proprio account Google.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="527" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-1100x527.png" alt="" class="wp-image-14476" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-1100x527.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-600x288.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-300x144.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-768x368.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-1536x736.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm.png 1894w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption"><br>Figura 15-Schermata iniziale NotebookLM<br></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta nella schermata iniziale, basterà cliccare sul pulsante &#8220;Crea un nuovo notebook&#8221; per aprire uno spazio di lavoro digitale interamente dedicato a un nuovo tema, progetto o inchiesta.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="523" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-1100x523.png" alt="" class="wp-image-14477" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-1100x523.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-600x285.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-768x365.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-1536x731.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm.png 1905w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 16-Interfaccia generica del notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver creato il notebook, nella parte superiore della schermata si trova una barra di navigazione comune a tutti i notebook. In alto a sinistra compare il simbolo di NotebookLM, seguito dal nome del progetto, in questo caso “Notebook di prova”. Assegnare fin dall’inizio un nome chiaro permette di ritrovare più facilmente il lavoro e di distinguerlo dagli altri notebook presenti nel proprio account.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Spostandoci verso destra, nella stessa barra superiore, è presente il pulsante “Crea notebook”, che consente di avviare un nuovo spazio di lavoro. Accanto si trova il comando “Condividi”, utilizzato per la condivisione del link del nostro notebook con altre persone. Il pulsante “Impostazioni” permette invece di accedere alle seguenti opzioni di configurazione disponibili:</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="578" height="890" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm.png" alt="" class="wp-image-14483" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm.png 578w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm-390x600.png 390w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm-195x300.png 195w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 17-Focus sulle impostazioni del notebook</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida di NotebookLM</strong>: Questa voce apre la documentazione di supporto di Google dedicata a NotebookLM. È utile per comprendere il funzionamento generale della piattaforma, imparare ad aggiungere e gestire le fonti, utilizzare la chat, generare contenuti nello spazio Studio e risolvere eventuali dubbi operativi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Invia feedback: </strong>Questa opzione consente di comunicare direttamente a Google osservazioni, suggerimenti o problemi riscontrati durante l’utilizzo di NotebookLM. Può essere usata, per esempio, per segnalare un malfunzionamento, descrivere un comportamento inatteso, proporre un miglioramento o esprimere un giudizio su una nuova funzione.</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Discord</strong>: Questa voce permette di accedere alla community Discord collegata a NotebookLM. All’interno della community gli utenti possono confrontarsi, condividere esperienze, suggerimenti, modalità d’uso e casi pratici.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Lingua di output</strong>: Questa impostazione consente di scegliere la lingua nella quale NotebookLM deve generare le risposte e i contenuti.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Licenze</strong>: Questa sezione, di carattere tecnico e amministrativo, mostra le informazioni relative alle licenze software, ai componenti utilizzati dalla piattaforma e agli eventuali termini legali associati.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dispositivo: </strong>Questa opzione riguarda l’aspetto visivo dell’interfaccia. All’interno di questo menu sono disponibili tre possibilità:<ul><li><strong>Modalità Luce</strong>: Imposta manualmente un’interfaccia con sfondo chiaro e testi scuri. </li></ul><ul><li><strong>Modalità Buio</strong>: Imposta manualmente un’interfaccia con sfondo scuro e testi chiari.</li></ul><ul><li><strong style="font-size: clamp(0.984em, -0.172em + 0.984rem + 0.86vw, 1.5em)">Dispositivo</strong><span style="font-size: clamp(0.984em, -0.172em + 0.984rem + 0.86vw, 1.5em)">: Lascia che sia il sistema operativo a decidere quale tema applicare.</span></li></ul></li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Esegui l’upgrade di NotebookLM</strong>: Questa voce consente di accedere a un piano superiore o a una versione potenziata del servizio. L’upgrade può offrire funzionalità aggiuntive, limiti di utilizzo più elevati o strumenti avanzati, a seconda del piano disponibile.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sempre nella barra in alto a destra seguono l’icona con la griglia delle applicazioni Google e l’immagine associata all’account dell’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Passiamo adesso ad analizzare la colonna di sinistra denominata “Fonti” che rappresenta la base documentale del notebook. È qui che l’utente inserisce tutti i materiali che NotebookLM dovrà analizzare e utilizzare per produrre risposte, riassunti e contenuti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="520" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-1100x520.png" alt="" class="wp-image-14484" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-1100x520.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-600x284.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-300x142.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-768x363.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-1536x726.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm.png 1905w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 18-Schermata caricamento delle fonti al notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Cliccando sul pulsante “+ Aggiungi Fonti” si possono recuperare materiali da Google Drive, caricare documenti presenti sul nostro computer, presentazioni, fogli di calcolo, immagini, file audio, link a pagine web o video pubblici di YouTube. Si può anche incollare un testo copiato da un’altra parte ed utilizzarlo come fonte cliccando su “testo copiato”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="516" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-1100x516.png" alt="" class="wp-image-14485" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-1100x516.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-600x281.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-300x141.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-768x360.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-1536x720.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm.png 1904w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 19-Aggiunta delle fonti con la ricerca rapida</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Subito sotto il pulsante di caricamento si trova un’“area di ricerca rapida” che trasforma NotebookLM in un vero e proprio hub di esplorazione integrato. Questa sezione permette di scovare nuovi materiali direttamente online, senza costringerti a uscire dalla piattaforma o a cambiare scheda nel browser. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La barra presenta due menu a tendina: il primo, impostato su &#8220;Web&#8221;, definisce il raggio d&#8217;azione dell&#8217;IA permettendo di scegliere se cercare su internet o attingere direttamente al proprio Google Drive. Il secondo menu consente invece di scegliere il livello di approfondimento della ricerca. Nell’esempio è selezionata la modalità “Ricerca rapida”, pensata per ottenere risposte in tempi brevi, ma è possibile optare anche per funzioni più avanzate come “Deep Research”, adatta quando serve un’analisi più ampia, articolata e strutturata di un argomento complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa sezione di ricerca può essere utile nelle fasi iniziali di un progetto, quando l’utente non dispone ancora di tutti i documenti necessari e vuole esplorare rapidamente un argomento. Nel nostro caso, dopo aver formulato il quesito di interesse, sono state trovate diverse fonti che possono essere visualizzate più nello specifico cliccando su “Visualizza” e poi successivamente aggiunte al notebook tramite il pulsante “+ Importa”. Le fonti selezionate richiedono comunque un&#8217;attenta valutazione, volta a verificarne l&#8217;autorevolezza, la pertinenza e la tempestività dell&#8217;aggiornamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La parte inferiore della colonna mostra invece l’elenco delle fonti caricate da noi. Accanto al nome di ciascun documento, video o pagina web compare una casella di selezione: quando la casella è spuntata, quella fonte viene inclusa tra i materiali che NotebookLM può consultare per rispondere alle domande inserite nella chat. Il comando “Seleziona tutto” permette invece di attivare o disattivare contemporaneamente tutte le fonti presenti nell’elenco. Nella versione gratuita si possono avere fino a <a href="https://support.google.com/notebooklm/answer/16269187?hl=it#zippy=%2Climiti-di-notebooklm">100 notebook</a>, ciascuno contenente un massimo di 50 fonti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="909" height="865" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm.png" alt="" class="wp-image-14487" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm.png 909w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm-600x571.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm-300x285.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm-768x731.png 768w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 20-Focus sul notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La parte centrale dell’interfaccia è dedicata alla chat e costituisce lo spazio nel quale l’utente dialoga con NotebookLM. In questa area è possibile porre domande, chiedere spiegazioni, confrontare documenti, ottenere riassunti o richiedere la creazione di nuovi contenuti. In alto è presente la copertina, il titolo del notebook, il numero di fonti caricate e la data del progetto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="520" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-1100x520.png" alt="" class="wp-image-14486" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-1100x520.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-600x284.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-300x142.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-768x363.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-1536x726.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook.png 1902w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 21-Finestra della funzione Personalizza del notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Cliccando sull’icona “Personalizza” si apre una finestra da cui è possibile cambiare l’immagine di copertina del notebook, modificare il titolo e inserire un riepilogo personalizzato al posto di quello generato automaticamente. Il pulsante “Fine” salva le modifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta aggiunti i documenti, NotebookLM riassume il contenuto complessivo e fornisce anche una sintesi delle singole fonti. Questa prima panoramica è utile per capire rapidamente che tipo di materiale è stato caricato e se il corpus è completo oppure sbilanciato. Il risultato può essere salvato nelle note (presenti in una sezione dedicata sulla destra), copiato o valutato con i pulsanti “mi piace” e “non mi piace”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella parte inferiore sono presenti eventuali domande suggerite e la barra “Fai una domanda o crea qualcosa”, da usare per interrogare le fonti, chiedere riassunti, confronti o nuovi contenuti. Accanto alla barra viene indicato quante fonti sono attive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante porre delle domande precise per esempio : </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Quali sono le motivazioni ufficiali indicate nei documenti</em>?”, “<em>Quali dati economici compaiono nelle fonti</em>?”, “<em>Ci sono contraddizioni tra le dichiarazioni dell’ente e le interviste</em>?”, “<em>Quali passaggi posso usare per costruire una timeline</em>?”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="928" height="875" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm.png" alt="" class="wp-image-14488" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm.png 928w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm-600x566.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm-300x283.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm-768x724.png 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 22- Focus sul richiamo specifico ad ogni fonte (i numeri piccoli indicano la fonte)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">NotebookLM restituisce una risposta organizzata e accompagna le informazioni con riferimenti alle fonti. Il giornalista può cliccare sui riferimenti per vedere il documento di origine e il punto preciso in cui compare l’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine,andiamo ad analizzare nel dettaglio la colonna di destra denominata “Studio”. Questa sezione consente di trasformare le fonti e le informazioni elaborate nel notebook in prodotti più strutturati. Qui NotebookLM mette a disposizione diversi strumenti per organizzare, presentare o ripassare i contenuti:</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="490" height="841" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm.png" alt="" class="wp-image-14489" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm.png 490w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm-350x600.png 350w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm-175x300.png 175w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 23-Focus colonna destra Studio</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Overview audio</strong>: permette di creare una panoramica in formato audio. Può essere utile per ascoltare una sintesi dei documenti, ripassare un argomento mentre si svolgono altre attività o rendere i contenuti più accessibili a chi preferisce l’ascolto alla lettura.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Presentazione: </strong>serve ad organizzare le informazioni sotto forma di presentazione con slide. Può rappresentare un punto di partenza per una lezione, una riunione, un intervento pubblico o una sintesi progettuale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Overview video</strong>: consente di ottenere una sintesi in forma video. Questa modalità integra una presentazione visiva delle informazioni e può risultare utile per la divulgazione, la formazione o il ripasso.</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Mappa mentale</strong>: permette di visualizzare graficamente i concetti principali e i collegamenti tra di essi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Report</strong>: genera un documento strutturato a partire dalle fonti. Può essere utilizzata per creare sintesi approfondite, guide, analisi o testi organizzati in sezioni.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Flashcard</strong>: trasformano i contenuti in schede di domanda e risposta. Sono particolarmente adatte allo studio e alla memorizzazione, perché consentono di ripassare definizioni, date, concetti e informazioni essenziali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Quiz</strong>: permette di generare domande di verifica. Può essere impiegato dagli studenti per controllare il livello di preparazione oppure dai docenti per creare esercizi e attività formative.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Infografica</strong>: trasforma le informazioni in una rappresentazione visiva sintetica. Le infografiche possono facilitare la comunicazione di dati, sequenze, confronti o processi, soprattutto quando il contenuto deve essere presentato a un pubblico non specialistico.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Tabella di dati</strong>: organizza le informazioni in righe e colonne. Questa funzione è utile quando le fonti contengono elementi confrontabili, per esempio nomi, date, caratteristiche, valori, vantaggi e svantaggi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sotto le schede è presente l’area nella quale vengono salvati i contenuti generati da Studio. Questa zona funziona quindi come un archivio degli elaborati prodotti. L’utente può tornare sui contenuti generati, consultarli e utilizzarli nelle fasi successive del proprio lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella parte inferiore della colonna si trova il pulsante “Aggiungi nota”. Le note sono utili per salvare osservazioni personali, idee, passaggi importanti, citazioni, promemoria o risultati emersi durante la conversazione.</p>
</div>
</div>
</div>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-5&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-5-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" data-wp-on--keydown="actions.handleKeyDown" id="accordion-item-5" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Pinpoint (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div inert aria-labelledby="accordion-item-5" data-wp-bind--inert="!state.isOpen" id="accordion-item-5-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Pinpoint è uno strumento pensato per la ricerca e l’analisi documentale su larga scala. È particolarmente utile quando una redazione deve lavorare con grandi quantità di file, per esempio, documenti ottenuti tramite accesso agli atti, fascicoli giudiziari, archivi storici, registri, file audio o video.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per i giornalisti, il valore principale di <a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/12011834?hl=en-GB&amp;ref_topic=11948319&amp;sjid=4822295195790891112-EU">Pinpoint</a> sta nella possibilità di orientarsi rapidamente dentro grandi archivi di documenti. Lo strumento legge testi contenuti in scansioni e immagini grazie al riconoscimento ottico dei caratteri, trascrive audio e video, individua nomi di persone, luoghi, organizzazioni e aziende, e permette di ritrovare parole chiave o frasi esatte in tutta la raccolta.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo strumento è raggiungibile dall’indirizzo <a href="https://journaliststudio.google.com/pinpoint/collections">goo.gle/pinpoint</a>, oppure cercando “Pinpoint Google Journalist Studio”. Raggiunta la schermata bisognerà cliccare sul pulsante in alto a destra “Inizia” per configurare l’account Google.</p>



<div class="wp-block-columns are-vertically-aligned-center is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="555" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-1100x555.png" alt="" class="wp-image-14491" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:cover" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-1100x555.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-600x303.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-300x151.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-768x387.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-1536x775.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint.png 1646w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 24-Schermata di verifica identità al primo accesso a Pinpoint</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="862" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2.png" alt="" class="wp-image-14492" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2.png 740w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2-515x600.png 515w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2-258x300.png 258w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 25- Informazioni richieste per la verifica dell&#8217;identità</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al primo accesso, viene richiesto di indicare il proprio profilo professionale e di specificare che la piattaforma sarà utilizzata per attività giornalistiche o di ricerca. Al termine di questa procedura apparirà una schermata con il vostro workspace. Bisognerà cliccare sul pulsante “+ Nuova raccolta privata”, cioè uno spazio di lavoro dedicato a un progetto specifico, da nominare in modo chiaro in base al contenuto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="525" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-1100x525.png" alt="" class="wp-image-14494" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-1100x525.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-600x286.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-768x366.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-1536x733.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint.png 1893w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 26-Creazione di una nuova raccolta privata</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver creato la raccolta, Pinpoint consente anche di aggiungere materiali scaricati sul computer, importati da Google Drive o tramite URL, a condizione che il link sia pubblico e rimandi a una pagina web, a un PDF o a un’immagine. Non possono invece essere importati contenuti protetti da login, paywall o altre limitazioni di accesso.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="535" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-1100x535.png" alt="" class="wp-image-14495" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-1100x535.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-600x292.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-300x146.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-768x374.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-1536x747.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint.png 1914w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 27-Schermata iniziale della raccolta vuota</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Andando ad analizzare nello specifico l’interfaccia dello strumento, in alto a sinistra compare il logo di Pinpoint con la dicitura “For Professionals”, che identifica l’ambiente destinato a giornalisti, ricercatori e professionisti. Ogni utente con questo tipo di account ha a disposizione <a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/17006598?hl=it">100 GB</a> di spazio per organizzare le proprie raccolte e, in ciascuna di esse, può caricare fino a 240.000 file al giorno. Per questo Pinpoint si presta bene al lavoro d’inchiesta, soprattutto quando la redazione deve esaminare archivi molto ampi, fascicoli amministrativi o grandi quantità di file eterogenei.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="642" height="321" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint.png" alt="" class="wp-image-14498" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint.png 642w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint-600x300.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint-300x150.png 300w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 28-Interfaccia generale di Pinpoint</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella barra superiore, spostandosi verso destra, compare il pulsante “Dati strutturati”. Questa funzione permette di trasformare la tua raccolta di&nbsp;documenti con struttura simile&nbsp;in un foglio di lavoro. Accanto si trova il pulsante “Pubblica”, che ci dà la possibilità di rendere pubblica una propria raccolta di documenti inserendola nella sezione “<a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/13623755?hl=en">Esplora</a>&#8221; (<em>Explore</em>), un archivio pubblico globale di Google Pinpoint a cui chiunque può accedere. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://journaliststudio.google.com/pinpoint/explore">All&#8217;interno di Esplora</a> sono presenti raccolte di documenti storici, atti giudiziari, database sanitari o file d&#8217;indagine declassificati, messi a disposizione da importanti testate giornalistiche internazionali (es. <em>The New York Times</em>, <em>Associated Press</em>), organizzazioni non profit o università. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Subito dopo compare il pulsante blu “Condividi”, utilizzato per autorizzare altri utenti ad accedere alla raccolta e collaborare alla consultazione dei materiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Procedendo ancora verso destra si incontrano alcune icone di servizio. La prima, a forma messaggio, serve per inviare un feedback. Seguono l’icona con il punto interrogativo, dedicata ad una guida per assistenza, e quella a forma di ingranaggio, che apre le impostazioni dell’account. All’estrema destra compare infine il cerchio che rappresenta il profilo dell’utente connesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco più in basso, nella parte sinistra della schermata, compare il percorso della raccolta aperta. Il primo elemento indica l’account o lo spazio di lavoro, mentre il secondo è il nome assegnato alla raccolta, nel nostro caso “Raccolta di prova”. Alla destra di questa intestazione è presente il menu con i tre puntini verticali, dal quale si possono gestire le opzioni di modifica relative alla raccolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al centro dell’interfaccia compaiono due schede. La prima è “Documents”, attualmente selezionata, che ci mostra tutti i file caricati nella raccolta. La seconda, “Saved sessions”, che serve a ritrovare eventuali sessioni di lavoro salvate, per esempio ricerche o analisi già effettuate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto le schede si trova la barra di ricerca “Cerca nei documenti”. Qui il giornalista può inserire parole chiave, nomi, frasi esatte o altri termini per individuare rapidamente i punti in cui compaiono all’interno dei file caricati. All’estremità destra della barra è presente un’icona con un punto interrogativo, utile per ottenere indicazioni sugli operatori di ricerca.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="304" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-1100x304.png" alt="" class="wp-image-14496" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-1100x304.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-600x166.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-300x83.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-768x212.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint.png 1364w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 29-Focus sulle operazioni effettuabili sul singolo documento</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alla destra della barra di ricerca compare il pulsante “+ Aggiungi documenti”. Quando viene selezionato, si apre un menu che permette di scegliere da dove importare i materiali (da Google Drive, dal computer oppure tramite URL). Una volta importati tutti i documenti, la fase successiva che Pinpoint mette in atto è quella di analisi ed elaborazione dei file caricati.&nbsp; I documenti infatti vengono convertiti in un formato leggibile, il testo nelle immagini viene riconosciuto tramite il riconoscimento ottico dei caratteri, gli audio e i video vengono trascritti. Tutti i file infine vengono convertiti in formato pdf. Passando con il cursore sopra ad uno specifico documento, esso può essere etichettato, rinominato o eliminato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra l’area centrale e il pannello laterale destro sono presenti due icone verticali. Quella superiore, simile a una stella, richiama le funzioni di Gemini integrate in Pinpoint.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="509" height="929" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint.png" alt="" class="wp-image-14501" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint.png 509w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint-329x600.png 329w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint-164x300.png 164w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 30-Funzioni integrate di Gemini</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Trova risposte</strong>: è una funzione che ti permette di trovare delle informazioni specifiche all’interno dei documenti, formulando una domanda.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Riassumi</strong>: è una funzione che genera un riepilogo delle informazioni dei documenti selezionati o di una intera raccolta. Puoi anche specificare un argomento per filtrare i documenti pertinenti della raccolta che vuoi riepilogare.</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Confronta</strong>: è una funzione che ti permette di confrontare massimo 3 documenti della tua raccolta. Puoi anche specificare un argomento su cui vuoi applicare il confronto.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Estrai dati</strong>: è una funzione che ti permette di estrarre dati strutturati. È molto efficace soprattutto quando si lavora su tanti documenti organizzati nello stesso modo, come schede, moduli, registri o rapporti standardizzati. Puoi indicare quali campi vuoi ottenere nella matrice, inserendo per esempio “nome dell’autore”, “data del documento”, oppure altre domande specifiche. Per aggiungere nuove colonne è sufficiente usare il pulsante “+” e premere “Invio”.</li>
</ul>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-c30b8ca6 wp-block-columns-is-layout-flex" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="496" height="827" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2-2.png" alt="" class="wp-image-14502" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2-2.png 496w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2-2-360x600.png 360w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2-2-180x300.png 180w" sizes="(max-width: 496px) 100vw, 496px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 31- Funzione Estrai i dati</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="437" height="839" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3.png" alt="" class="wp-image-14503" style="aspect-ratio:0.5208588667860846;width:301px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3.png 437w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3-313x600.png 313w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3-156x300.png 156w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 32- Focus sui risultati scaricabili in CSV</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalista può selezionare specifici documenti da cui estrarre i dati o considerare l’intera raccolta, definire i campi da estrarre manualmente (come mostrato in figura) e lasciare che la piattaforma recuperi quei dati. Il risultato può poi essere scaricato in formato CSV e analizzato in un normale foglio di calcolo. Questa funzione non serve tanto a leggere tabelle già presenti nei documenti, quanto a trasformare informazioni sparse e ricorrenti in dati ordinati, più facili da confrontare e verificare</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="480" height="911" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint.png" alt="" class="wp-image-14504" style="aspect-ratio:0.5268942825807067" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint.png 480w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint-316x600.png 316w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint-158x300.png 158w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 33-Menù Filtra raccolta</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’altra icona con tre linee orizzontali, che si trova sotto la funzione appena decritta di Gemini, apre invece il pannello “Filtra raccolta”. Questa sezione aiuta il giornalista a orientarsi dentro la raccolta in quanto organizza automaticamente le informazioni presenti nei documenti creando una “lista di entità”. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si tratta di un indice dei principali elementi ricorrenti nel materiale caricato suddiviso per date, nomi di persone, per organizzazioni e luoghi citati nei file. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una sezione molto funzionale perché invece di leggere manualmente ogni documento, il giornalista può aprire il filtro, selezionare per esempio il nome di una persona, di un ente o di una città, e visualizzare subito tutti i file in cui quell’elemento compare.</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Aprendo uno dei documenti indicati, Pinpoint permette poi di raggiungere direttamente il punto in cui il nome o il riferimento è citato, rendendo più rapida la consultazione e il confronto tra materiali diversi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="525" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-1100x525.png" alt="" class="wp-image-14566" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-1100x525.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-600x286.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-768x366.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-1536x733.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint.png 1910w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 34-Schermata della trascrizione con tutte le funzionalità disponibili</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un’altra funzione utile di Pinpoint è la trascrizione automatica. Caricando un file audio o video, sempre tramite la funzione “+ Aggiungi documenti”, e successivamente cliccando sul file caricato, la piattaforma genera una trascrizione testuale consultabile e scaricabile, collegata al file originale tramite un player incorporato. I file audio e video devono avere una <a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/11991982?hl=en&amp;utm_">durata massima</a> di circa due ore a velocità normale e una dimensione inferiore a 8 GB.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalista può modificare direttamente la trascrizione in caso di errori cliccando sul tasto “Modifica” nella barra in alto a sinistra. Inoltre, cliccando sull’icona dei tre puntini, si apre un menù a cascata con tante altre funzionalità disponibili, fra cui la più utile, “trova” che ti permette di cercare parole specifiche all’interno del testo. Inoltre, sempre tra queste funzioni, c’è la possibilità di scaricare il file della trascrizione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Funzioni simili sono disponibili anche in altre piattaforme basate sull’intelligenza artificiale, come per esempio ChatGPT. La differenza, in questi casi, dipende soprattutto dai limiti di caricamento dei file, quindi dal loro peso, e dal tempo necessario al sistema per completare la trascrizione. Facendo una prova con un account Plus e caricando lo stesso video caricato su Pinpoint abbiamo notato che ad oggi ChatGPT ci mette un po’ più di tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine Pinpoint può essere usato anche per documenti storici o scansionati. Se una redazione lavora su archivi cartacei digitalizzati, lo strumento può riconoscere testo dattiloscritto e in alcuni casi anche manoscritto.</p>
</div>
</div>
</div>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-6&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-6-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" data-wp-on--keydown="actions.handleKeyDown" id="accordion-item-6" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">SynthID (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div inert aria-labelledby="accordion-item-6" data-wp-bind--inert="!state.isOpen" id="accordion-item-6-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">SynthID è una tecnologia di Google pensata per rendere riconoscibili i contenuti come immagini, audio, testo e video creati o modificati con i suoi strumenti di intelligenza artificiale. Funziona attraverso un watermark digitale invisibile, cioè una sorta di firma nascosta inserita nel file che può essere rilevata solo da appositi sistemi di verifica. Questa tecnologia si adatta in base ai differenti contenuti digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle immagini, per esempio, SynthID modifica impercettibilmente alcuni pixel con un pattern statistico rilevabile da un detector. Nei contenuti audio, il watermark viene incorporato nel segnale sonoro senza essere percepibile dall’ascoltatore. Nel testo, invece, SynthID influenza leggermente la scelta dei token durante la generazione, creando una traccia statistica nella sequenza linguistica. In tutti i casi il segnale è pensato per essere rilevabile, ma può indebolirsi con modifiche pesanti, tagli, parafrasi, ricodifiche o trasformazioni aggressive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo strumento, dunque, svolge una funzione diversa dagli altri descritti finora in quanto non supporta la scrittura o l’analisi dei documenti, ma aiuta i giornalisti a verificare l’origine dei materiali visivi, un passaggio sempre più rilevante nell’epoca dei contenuti generati con intelligenza artificiale.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima operazione da fare per utilizzare questo strumento consiste nel salvare o recuperare un file da verificare. Può trattarsi di un’immagine ricevuta via e-mail, di un contenuto fornito da un ufficio stampa, di un video scaricato da una cartella condivisa o di un visual usato in una campagna. Noi, per esempio, abbiamo chiesto sia a Gemini che a OpenAI di generarci una immagine di un ciliegio in fiore.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1100" height="825" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-1100x825.png" alt="" class="wp-image-14568" style="aspect-ratio:1.333348498635123;width:402px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-1100x825.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-600x450.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-300x225.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-768x576.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore.png 1448w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 35-Immagine di un ciliegio in fiore generata da ChatGPT</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1100" height="600" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-1-1100x600.png" alt="" class="wp-image-14569" style="object-fit:cover;width:400px;height:260px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-1-1100x600.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-1-600x327.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-1-300x164.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-1-768x419.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-1.png 1408w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 36-Immagine di un ciliegio in fiore generata da Gemini</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente, occorre aprire Gemini e avviare una nuova conversazione. Cliccando sul simbolo “+” nella barra della chat, si può caricare l’immagine da verificare e formulare una richiesta diretta, per esempio: </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Questa immagine contiene un watermark digitale SynthID</em>?” oppure “<em>Questa immagine risulta generata o modificata con Google AI</em>?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il file è stato prodotto o alterato con strumenti di intelligenza artificiale di Google e conserva il watermark, Gemini può rilevarlo e segnalarlo. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="524" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-1-1100x524.png" alt="" class="wp-image-14573" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-1-1100x524.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-1-600x286.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-1-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-1-768x366.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-1-1536x732.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-1.png 1919w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 37-Verifica sull&#8217;immagine generata da ChatGPT</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel nostro test abbiamo sottoposto alla verifica entrambe le immagini, ottenendo risposte sostanzialmente simili.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="524" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-1100x524.png" alt="" class="wp-image-14574" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-1100x524.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-600x286.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-768x366.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-1536x732.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI.png 1917w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 38-Verifica sull&#8217;immagine generata da Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come notiamo dalle risposte ottenute, sembra che in realtà Gemini non possa effettuare questo controllo. Questo perché Gemini per verificare file immagini, video o audio utilizza uno strumento specifico che deve essere attivato, ovvero Verify AI. Il suo funzionamento si basa su sistemi di identificazione e tracciabilità dei contenuti digitali come appunto SynthID e C2PA, che merita un approfondimento specifico e sarà analizzata successivamente.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-c30b8ca6 wp-block-columns-is-layout-flex" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1100" height="526" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-1-1100x526.png" alt="" class="wp-image-14577" style="object-fit:cover;width:700px;height:300px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-1-1100x526.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-1-600x287.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-1-300x144.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-1-768x367.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-1-1536x735.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-1.png 1917w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 39-Schermata impostazioni app connesse</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="659" height="517" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2.png" alt="" class="wp-image-14578" style="object-fit:cover;width:400px;height:280px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2.png 659w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2-600x471.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2-300x235.png 300w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 40-App connesse: Verify AI</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per attivare Verify AI, occorre aprire le impostazioni di Gemini cliccando sull’icona a forma di rotellina accanto al profilo utente e selezionare la voce “App connesse”.&nbsp; Si aprirà un menù in cui verranno mostrate tutte le possibili app esterne che si possono collegare a Gemini e in particolare Verify AI. Per abilitarla, è sufficiente flaggare l’apposito pulsante e, una volta collegata, Gemini utilizzerà questa funzione per la verifica.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="524" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-1100x524.png" alt="" class="wp-image-14582" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-1100x524.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-600x286.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-768x366.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-1536x732.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2.png 1917w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 41-Schermata risposta ottenuta dopo l&#8217;attivazione di Verify AI per l&#8217;immagine generata da Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta attivato lo strumento Verify AI, rifacciamo la procedura e la risposta che otteniamo è differente. Come potete notare in questo caso, Gemini riconosce che l’immagine è stata prodotta dalla sua intelligenza artificiale, oltre a segnalare la presenza di C2PA. Abbiamo fatto la prova anche con l’immagine generata invece da OpenAI e questa è stata la risposta che abbiamo ottenuto:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1100" height="524" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1100x524.png" alt="" class="wp-image-14581" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1100x524.png 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-600x286.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-300x143.png 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-768x366.png 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1536x732.png 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2.png 1919w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 42-Schermata risposta ottenuta dopo l&#8217;attivazione di Verify AI per l&#8217;immagine generata da Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo tipo di immagini, invece, non sono presenti watermark digitali SynthID ma solo C2PA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In base alle fonti pubbliche ad oggi disponibili, di seguito alleghiamo una tabella che comprende le aziende AI che utilizzano SynthID</p>



<figure style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)" class="wp-block-table"><table class="has-contrast-color has-text-color has-link-color has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Azienda</strong></td><td><strong>Stato</strong></td><td><strong>Tipi di contenuto a cui viene applicato SynthID</strong></td><td><strong>Dettagli</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>OpenAI</strong></td><td>Già annunciato/attivo per immagini</td><td>Immagini generate</td><td>OpenAI dichiara di integrare <a href="https://openai.com/it-IT/index/advancing-content-provenance/">SynthID</a> a partire da immagini generate tramite ChatGPT, Codex o OpenAI API. Lo usa insieme ai metadati C2PA</td></tr><tr><td><strong>Google / Google DeepMind</strong></td><td>Già operativo</td><td>Immagini, video, audio, testo</td><td>Google dice che i watermark <a href="https://deepmind.google/models/synthid/">SynthID </a>sono incorporati nei contenuti AI generati dai suoi prodotti consumer e che coprono immagini, audio, testo e video. Per l’audio, cita esplicitamente Lyriae la funzione podcast di NotebookLM; per il testo, cita output generati da Gemini app e web experience.</td></tr><tr><td><strong>NVIDIA</strong></td><td>Già annunciato/attivo per video</td><td>Video</td><td>NVIDIA usa <a href="https://nvidianews.nvidia.com/news/nvidia-alphabet-and-google-collaborate-on-the-future-of-agentic-and-physical-ai">SynthID</a> per watermarkare solo per gli output AI generati da NVIDIA Cosmos, Cosmos WFM</td></tr><tr><td><strong>Kakao</strong></td><td>già annunciata/ partnership</td><td>Immagini e video</td><td>&nbsp;La <a href="https://finance.biggo.com/news/yI4jQ54BpwxG186NDznq">tecnologia</a> verrà applicata ai modelli Collage e Kinema di Kanana a partire dalla seconda metà di quest&#8217;anno, con un&#8217;implementazione prioritaria su Kanana Template, una funzionalità che crea brevi video generati dall&#8217;IA a partire da immagini condivise tramite KakaoTalk</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver chiarito il ruolo di SynthID, occorre approfondire anche C2PA, già richiamato tra i sistemi su cui può basarsi la verifica dei contenuti digitali. Si tratta di uno standard aperto che mira a documentare in modo verificabile l’origine, la storia e le eventuali modifiche di un file attraverso credenziali digitali firmate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quando un contenuto viene creato o modificato da un sistema compatibile C2PA, il software genera un insieme strutturato di metadati chiamato manifest. Dentro il manifest possono esserci dichiarazioni, dette spesso assertions, sul contenuto: autore o organizzazione, strumento usato, tipo di operazione, cronologia delle modifiche, thumbnail, relazioni con file precedenti, uso di AI generativa, timestamp e altre informazioni. Quel manifest viene poi firmato digitalmente con una chiave crittografica associata all’organizzazione o al servizio che lo produce.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche in questo caso di seguito riportiamo una tabella con tutte le aziende che appongono ad oggi C2PA:</p>



<figure style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)" class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Azienda / prodotto AI</strong></td><td><strong>Tipi di contenuto a cui viene applicato C2PA / Content Credentials </strong></td><td><strong>Dettagli</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>OpenAI</strong></td><td>Immagini generate con ChatGPT, Codex e API; OpenAI dichiara anche Content Credentials per immagini DALL·E 3, ImageGen e Sora</td><td>Dal 2026 le immagini includono C2PA metadata. Il tool pubblico di verifica <a href="https://help.openai.com/en/articles/8912793-c2pa-and-synthid-in-openai-generated-images?utm_source=chatgpt.com" data-type="link" data-id="https://help.openai.com/en/articles/8912793-c2pa-and-synthid-in-openai-generated-images?utm_source=chatgpt.com">OpenAI</a>, al momento indicato, è focalizzato sulle immagini. </td></tr><tr><td><strong>Adobe / Firefly</strong></td><td>Contenuti generati con Adobe Firefly e API; contenuti creati/modificati in app Adobe come Photoshop, Lightroom, Adobe Stock e Premiere</td><td><a href="https://helpx.adobe.com/creative-cloud/apps/adobe-content-authenticity/content-credentials/overview.html" data-type="link" data-id="https://helpx.adobe.com/creative-cloud/apps/adobe-content-authenticity/content-credentials/overview.html">Adobe</a> dice che i Content Credentials sono applicati automaticamente ai contenuti generati con Firefly e API; le app Adobe possono includere origine, modifiche, AI usata e attribuzione. </td></tr><tr><td><strong>Microsoft / Bing Image Creator e Bing Video Creator</strong></td><td>Immagini generate con Bing Image Creator; video generati con Bing Video Creator</td><td><a href="https://www.bing.com/images/create/ai-image-generator?utm_source=chatgpt.com" data-type="link" data-id="https://www.bing.com/images/create/ai-image-generator?utm_source=chatgpt.com">Microsoft</a> indica per le immagini e per i video sia watermark visibile sia Content Credentials/provenance C2PA</td></tr><tr><td><strong>Google / Gemini Enterprise Agent Platform, Vertex AI, Imagen, Veo, Lyria</strong></td><td>Immagini e video creati o modificati con modelli Google supportati; la documentazione include modelli Gemini image, Imagen e Veo; indica anche Lyria tra i modelli supportati</td><td>Google dice che i media generati con modelli supportati ricevono automaticamente Content Credentials firmate da <a href="https://docs.cloud.google.com/gemini-enterprise-agent-platform/models/content-credentials?hl=it" data-type="link" data-id="https://docs.cloud.google.com/gemini-enterprise-agent-platform/models/content-credentials?hl=it">Google LLC</a>. La pagina aggiornata al 22 maggio 2026 elenca immagini/video e modelli supportati. </td></tr><tr><td><strong>Amazon / AWS Titan Image Generator</strong></td><td>Immagini generate con Amazon Titan Image Generator v1 e v2 su Amazon Bedrock</td><td><a href="https://aws.amazon.com/it/about-aws/whats-new/2024/09/content-credentials-amazon-titan-image-generator/" data-type="link" data-id="https://aws.amazon.com/it/about-aws/whats-new/2024/09/content-credentials-amazon-titan-image-generator/">AWS</a> afferma che le Content Credentials C2PA sono incluse di default nelle immagini generate e includono modello, piattaforma e tipo di task. </td></tr><tr><td><strong>Meta / Meta AI, Facebook, Instagram, Threads</strong></td><td>Immagini fotorealistiche create con Meta AI; inoltre etichettatura di immagini AI caricate sulle piattaforme quando rilevabili</td><td><a href="https://about.fb.com/news/2024/02/labeling-ai-generated-images-on-facebook-instagram-and-threads/?utm_source=chatgpt.com" data-type="link" data-id="https://about.fb.com/news/2024/02/labeling-ai-generated-images-on-facebook-instagram-and-threads/?utm_source=chatgpt.com">Meta</a> dichiara l’uso di marker visibili, watermark invisibili e metadati incorporati nei file per immagini fotorealistiche create con Meta AI; usa inoltre segnali standard per etichettare contenuti AI di terzi. </td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La C2PA mette a disposizione anche un <a href="https://contentcredentials.org/">portale di verifica.</a> All’interno del sito, in alto a destra, si trova la voce “Verify”. Da questa sezione è possibile caricare un contenuto multimediale e controllare se contiene metadati conformi allo standard C2PA. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se il file è stato creato o modificato seguendo queste specifiche, il portale permette di leggere alcune informazioni sulla sua storia: chi lo ha prodotto, quali passaggi ha attraversato, se è stato modificato e, quando dichiarato, se nella sua realizzazione sono stati impiegati strumenti di intelligenza artificiale. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo controllo funziona però solo se il contenuto conserva le credenziali digitali previste dallo standard C2PA. In caso contrario, il portale potrebbe non restituire informazioni utili.</p>
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<div class="wp-block-column has-system-sans-serif-font-family has-medium-font-size is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);flex-basis:35%">
<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L&#8217;Audio Overview di quest&#8217;articolo con NotebookLM (italiano) </strong></h3>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/I_quattro_strumenti_Google_per_giornalismo-online-audio-converter.com_.mp3"></audio></figure>



<div style="height:63px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-base-background-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-288fbcef wp-block-group-is-layout-constrained" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10)">
<h1 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.984rem, 0.984rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.86), 1.5rem);">Domande frequenti sugli strumenti AI di Google spiegati nella guida</h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:0">FAQ Realizzate con</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized wp-duotone-duotone-3"><img decoding="async" width="2560" height="268" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp" alt="" class="wp-image-14592" style="width:221px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp 2560w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-600x63.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1100x115.webp 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-300x31.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-768x80.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1536x161.webp 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-2048x214.webp 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>1. </strong><strong>Quali sono gli elementi chiave per scrivere un prompt efficace per Gemini?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per ottenere risultati di qualità, bisogna assegnare uno <strong>specifico ruolo</strong> allo strumento (es. &#8220;giornalista investigativo&#8221;), indicare chiaramente il <strong>compito</strong>, specificare il <strong>pubblico</strong> di riferimento e il <strong>formato</strong> desiderato per la risposta. È inoltre fondamentale la fase di <strong>iterazione</strong>, ovvero affinare progressivamente la richiesta leggendo i risultati iniziali e correggendoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>2.</strong><strong>In cosa differisce NotebookLM rispetto a Gemini?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A differenza di Gemini, che è un modello generativo generale, NotebookLM è <strong>ancorato esclusivamente alle fonti</strong> caricate dall&#8217;utente. Questo lo rende meno incline alle &#8220;allucinazioni&#8221; e permette al giornalista di ottenere risposte collegate direttamente a documenti specifici per una verifica immediata.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>3. NotebookLM può generare formati diversi dal testo semplice?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sì, tramite la funzione integrata <strong>Studio</strong>, NotebookLM può trasformare le fonti caricate in diversi formati come <strong>Overview audio (podcast), Overview video, mappe mentali, report, flashcard, quiz e infografiche</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>4</strong>. <strong>È possibile trascrivere file audio e video con questi strumenti?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sì, grazie a <strong>Pinpoint</strong> che offre una funzione di trascrizione automatica caricando un file audio o video. La piattaforma genera un testo consultabile, modificabile e scaricabile, collegato al file originale tramite un player incorporato.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>5. </strong><strong>Perché Pinpoint è considerato uno strumento utile per il giornalismo investigativo?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Pinpoint permette di analizzare <strong>enormi archivi di documenti</strong> (fino a 240.000 file al giorno) di diverso tipo, come PDF, e-mail e immagini scansionate tramite OCR. Inoltre, individua automaticamente nomi di persone, luoghi e organizzazioni, facilitando la ricerca di schemi e collegamenti in inchieste complesse</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>6. </strong><strong>Come funziona la tecnologia SynthID per la verifica dei contenuti generati dall&#8217;AI?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">SynthID inserisce un <strong>watermark digitale invisibile</strong> nei contenuti generati o modificati dall&#8217;IA (immagini, audio, video e testo). Questa firma nascosta può essere rilevata da appositi sistemi di verifica, aiutando i giornalisti a riconoscere l&#8217;origine dei materiali visivi o sonori.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>7. </strong><strong>Qual è la differenza tra SynthID e lo standard C2PA?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>SynthID</strong> è una tecnologia di filigrana invisibile incorporata direttamente nel file. Il <strong>C2PA</strong> è invece uno standard aperto che utilizza metadati firmati digitalmente (chiamati <em>manifest</em>) per documentare l’origine, la storia e le modifiche di un file. Entrambi possono essere rilevati tramite lo strumento <strong>Verify AI</strong> integrato in Gemini.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.interskills.it/2026/06/24/strumenti-ai-di-google-in-redazione-una-guida-pratica/feed/</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>Governare l’intelligenza artificiale significa governare la società</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/05/22/governare-lintelligenza-artificiale-significa-governare-la-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 11:03:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ai act]]></category>
		<category><![CDATA[governance tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14294</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo l’economia globale, ma anche gli equilibri politici e geopolitici tra Stati Uniti, Europa e Cina. Dalla competizione tecnologica americana all’approccio regolatorio europeo fino alla strategia di sovranità tecnologica cinese, il dibattito sulla governance dell’IA racconta tre diverse visioni del rapporto tra Stato, mercato, innovazione e diritti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In vista delle elezioni di Midterm che si terranno martedì 3 novembre 2026, nel dibattito politico americano sull’intelligenza artificiale sta accadendo qualcosa di interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si parla moltissimo di IA, ma sempre meno della sua governance, cioè dell’insieme di regole, controlli, responsabilità e limiti che dovrebbero disciplinare lo sviluppo e l’utilizzo di questi sistemi. Temi come la trasparenza degli algoritmi, la tutela dei lavoratori, la disinformazione o la concentrazione di potere delle Big Tech sembrano oggi ricevere meno attenzione rispetto ai temi energetici e infrastrutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I temi, soprattutto tra i democratici più moderati, si <a href="https://www.politico.com/news/2026/05/04/democratic-leaders-want-an-affordability-debate-on-ai-critics-say-theyre-ducking-the-real-fight-00902977?">focalizzano </a>sempre di più sul fabbisogno energetico necessario ad alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sull’espansione dei data center, sui costi delle infrastrutture elettriche e sull’impatto economico che questa nuova corsa tecnologica potrebbe avere sui cittadini americani. Il centro della discussione, oggi, è l’energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quanto consumeranno i data center necessari ad alimentare la nuova economia dell’intelligenza artificiale? Chi sosterrà il costo dell’infrastruttura energetica? E soprattutto: saranno i cittadini americani a pagare il prezzo della corsa tecnologica tra Stati Uniti e Cina?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È una trasformazione significativa del dibattito pubblico perché segnala un cambio di priorità politico e culturale. L’intelligenza artificiale non viene più percepita soltanto come una tecnologia da regolamentare o contenere, ma come un’infrastruttura strategica da sostenere economicamente, quasi al pari delle reti energetiche, delle telecomunicazioni o dell’industria militare. In altre parole, negli Stati Uniti il tema non è più soltanto “quali rischi comporta l’IA?”, ma “come possiamo vincere la competizione globale senza rallentare l’innovazione?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo spostamento del dibattito rivela anche un altro elemento: la crescente convinzione che la leadership nell’intelligenza artificiale determinerà gli equilibri economici e geopolitici dei prossimi decenni. Per questo motivo, il confronto politico americano tende sempre più a privilegiare competitività, investimenti e sicurezza nazionale rispetto ai temi della regolazione preventiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Perché mentre l’Europa continua a osservare l’intelligenza artificiale soprattutto come un problema normativo ed etico, e la Cina la considera una componente strategica della propria architettura di potere, gli Stati Uniti sembrano interpretarla principalmente attraverso la lente della competitività economica, dell’innovazione e della leadership geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In realtà, dietro questa differenza di approccio si nasconde una diversa idea di equilibrio tra Stato e mercato. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La governance dell’intelligenza artificiale, quindi, riguarda il modo in cui ogni sistema politico immagina il rapporto tra Stato, mercato, cittadini e potere. Ed è proprio per questo che le strategie adottate da Stati Uniti, Unione Europea e Cina finiscono per raccontare tre diverse idee di società.</p>



<p class="has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong>Stati Uniti: L’IA come competizione strategica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli Stati Uniti il tema dell’intelligenza artificiale si intreccia inevitabilmente con il ruolo assunto negli ultimi anni dalle grandi aziende tecnologiche che oggi dominano lo sviluppo dei sistemi più avanzati di IA. Realtà come <a href="https://openai.com/?utm_source=chatgpt.com">OpenAI</a>, <a href="https://www.google.com/?utm_source=chatgpt.com">Google</a>, <a href="https://www.microsoft.com/?utm_source=chatgpt.com">Microsoft</a>, <a href="https://www.anthropic.com/?utm_source=chatgpt.com">Anthropic</a> e <a href="https://about.meta.com/?utm_source=chatgpt.com">Meta</a> non rappresentano più soltanto grandi imprese private operanti nel settore tecnologico, ma costituiscono ormai centri di influenza economica, politica e culturale capaci di incidere direttamente sul dibattito pubblico, sugli equilibri industriali e persino sulle strategie geopolitiche del Paese. In questo contesto, affrontare seriamente il tema della regolazione dell’intelligenza artificiale significherebbe inevitabilmente entrare in contatto con gli interessi di uno dei comparti più forti e strategici dell’economia americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche per questo motivo, una parte significativa della leadership democratica sembra preferire un approccio più prudente e politicamente meno conflittuale, concentrando l’attenzione su temi percepiti come più immediatamente comprensibili dall’opinione pubblica, come il consumo energetico dei data center, il costo delle infrastrutture elettriche e l’impatto economico della crescita dell’intelligenza artificiale sui cittadini americani. Parlare di bollette, reti energetiche e investimenti infrastrutturali consente infatti di intercettare le preoccupazioni della classe media e del mondo produttivo senza aprire uno scontro diretto con la Silicon Valley e con il potere economico delle Big Tech. Si tratta di una linea politica che tenta di tenere insieme due esigenze differenti: da un lato la necessità di proteggere cittadini, lavoratori e consumatori dagli effetti più critici dell’innovazione tecnologica; dall’altro la volontà di non rallentare lo sviluppo di un settore considerato strategico per la competitività economica e tecnologica degli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, questa impostazione sta mostrando già alcune contraddizioni. Negli Stati Uniti cresce infatti una diffusa inquietudine nei confronti del potere accumulato dalle grandi piattaforme digitali e delle possibili conseguenze sociali dell’automazione legata all’intelligenza artificiale. Le preoccupazioni non riguardano più soltanto la tutela della privacy o la diffusione di contenuti manipolati attraverso deepfake e sistemi generativi, ma investono questioni molto più ampie, come la trasformazione del mercato del lavoro, il ruolo dell’informazione, la sostenibilità della produzione culturale e, più in generale, l’equilibrio democratico tra potere pubblico e potere privato. Non è un caso che alcuni settori progressisti abbiano iniziato a chiedere forme di regolazione molto più severe, arrivando persino a proporre moratorie temporanee sulla costruzione di nuovi data center fino all’introduzione di garanzie più solide sul piano occupazionale, ambientale e della sicurezza tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante questo crescente dibattito, il sistema politico americano continua però a muoversi con estrema cautela. Una delle ragioni principali è che l’intelligenza artificiale viene ormai considerata anche una questione strategica di politica internazionale. A Washington è sempre più diffusa la convinzione che un eccesso di regolazione possa rallentare l’innovazione americana e favorire indirettamente la Cina nella competizione tecnologica globale. Soprattutto dopo la diffusione dell’IA generativa, la priorità strategica degli Stati Uniti sembra essere diventata quella di mantenere il vantaggio accumulato nella capacità computazionale, nei semiconduttori avanzati, nei modelli linguistici e nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo un’analisi della <a href="https://www.brookings.edu/articles/competing-ai-strategies-for-the-us-and-china/">Brookings Institution</a>, la competizione tra Stati Uniti e Cina non riguarda infatti soltanto i software o i modelli di IA, ma coinvolge elementi molto più ampi, come la disponibilità di energia, il controllo delle filiere dei semiconduttori, la potenza di calcolo, gli investimenti industriali e la capacità di integrare rapidamente l’intelligenza artificiale nei sistemi economici e produttivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa crescente attenzione verso la competizione con la Cina sta modificando progressivamente anche il tradizionale approccio americano al mercato tecnologico. Gli Stati Uniti restano fortemente legati a un modello fondato sull’iniziativa privata e sull’innovazione guidata dalle imprese, ma negli ultimi anni Washington ha introdotto controlli sempre più rigidi sull’esportazione di semiconduttori avanzati, restrizioni sulle tecnologie considerate strategiche e nuove forme di intervento pubblico nel settore digitale e industriale. In altre parole, anche gli Stati Uniti stanno progressivamente recuperando strumenti tipici della politica industriale e della sovranità tecnologica, nella convinzione che il controllo delle infrastrutture digitali e computazionali rappresenti ormai un elemento centrale degli equilibri economici e geopolitici contemporanei.</p>



<h1 class="wp-block-heading has-large-font-size"><strong>Europa: L’IA come questione di diritti, regole e controllo democratico </strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’Europa si muove in una direzione profondamente diversa rispetto a quella americana. Se negli Stati Uniti il dibattito sull’intelligenza artificiale tende a essere interpretato soprattutto attraverso le categorie della competitività economica, della leadership tecnologica e della sicurezza strategica, l’Unione Europea ha affrontato il tema partendo principalmente dalla tutela dei diritti fondamentali e dalla gestione preventiva dei rischi legati all’utilizzo di questi sistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il principale esempio di questo approccio è rappresentato dall’<a href="https://www.interskills.it/2024/03/29/vigilanza-e-controllo-dallai-act-in-italia/">AI Act</a>, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale approvato dopo anni di negoziati tra istituzioni comunitarie, governi nazionali, imprese e autorità di controllo. Si tratta del tentativo più articolato finora realizzato a livello internazionale per costruire una cornice normativa organica dedicata all’IA. Il principio su cui si basa il regolamento europeo è relativamente semplice: non tutte le applicazioni dell’intelligenza artificiale presentano lo stesso livello di rischio per cittadini e società e, proprio per questo motivo, devono essere sottoposte a obblighi differenti in base alla loro potenziale pericolosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’approccio europeo riflette una cultura politica e giuridica molto precisa, consolidatasi negli ultimi decenni attorno all’idea che il mercato digitale non possa essere lasciato completamente privo di regole. L’Unione Europea tende infatti a considerare la regolazione come uno strumento necessario per prevenire effetti sociali, economici o democratici potenzialmente irreversibili. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È accaduto con la privacy attraverso il GDPR, con le piattaforme digitali tramite il Digital Services Act e il Digital Markets Act, con la concorrenza e ora anche con l’intelligenza artificiale. Non sorprende quindi che il lessico europeo ruoti costantemente attorno a concetti come trasparenza, accountability, supervisione umana, protezione dei dati personali e tutela dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dietro questa impostazione vi è anche una certa diffidenza nei confronti della concentrazione del potere tecnologico privato. A differenza degli Stati Uniti e della Cina, infatti, l’Europa non dispone di grandi piattaforme digitali comparabili per dimensioni, capacità computazionale o influenza geopolitica. Proprio per questo motivo, l’Unione Europea ha progressivamente costruito la propria influenza internazionale soprattutto attraverso la regolazione. È ciò che numerosi osservatori definiscono “Brussels effect”, vale a dire la capacità dell’UE di trasformare i propri standard normativi in riferimenti globali, inducendo aziende e piattaforme internazionali ad adeguarsi alle regole europee per poter operare all’interno del mercato comunitario. In questa prospettiva, l’AI Act non rappresenta soltanto un insieme di norme tecniche, ma anche uno strumento di influenza geopolitica e di affermazione della sovranità normativa europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni studi recenti, come quelli pubblicati dalla <a href="https://www.brookings.edu/articles/competing-ai-strategies-for-the-us-and-china/">University of Turku</a>, parlano ormai apertamente di tre distinti modelli di governance dell’intelligenza artificiale,europeo, americano e cinese, ciascuno collegato a una diversa concezione del rapporto tra Stato, mercato, tecnologia e cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’Europa continua infatti a rappresentare il modello più esplicitamente orientato alla tutela dei diritti. La logica dell’AI Act è prevalentemente preventiva: identificare i livelli di rischio, imporre obblighi di trasparenza, limitare gli utilizzi considerati più invasivi e garantire una supervisione umana sulle decisioni automatizzate. In questa visione, l’intelligenza artificiale non può essere lasciata esclusivamente alle dinamiche del mercato, poiché il rischio è che tecnologie sempre più pervasive finiscano per ridefinire diritti, accesso alle informazioni, relazioni sociali e organizzazione del lavoro senza un adeguato controllo democratico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non è quindi casuale che il dibattito europeo ruoti continuamente attorno a concetti come explainability, trasparenza algoritmica, accountability e protezione dei dati personali. L’Unione Europea sta cercando di costruire un modello di innovazione compatibile con il proprio impianto democratico e sociale, tentando di estendere anche al settore dell’intelligenza artificiale quella capacità regolatoria che negli ultimi anni ha già inciso profondamente sugli standard globali relativi alla privacy, alla concorrenza e al funzionamento delle piattaforme digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, proprio all’interno di questo modello emergono anche alcune fragilità strutturali. Numerosi osservatori sostengono infatti che un eccesso di regolazione possa rallentare la capacità europea di innovare e ampliare ulteriormente il divario tecnologico rispetto a Stati Uniti e Cina. La stessa applicazione dell’AI Act sta mostrando quanto sia complesso regolamentare una tecnologia che evolve con una velocità spesso superiore a quella delle istituzioni chiamate a disciplinarla. Non è un caso che negli ultimi mesi Bruxelles abbia già iniziato a discutere possibili modifiche, rinvii e semplificazioni di alcune disposizioni, in particolare per quanto riguarda i sistemi ad alto rischio e i modelli general purpose.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed è proprio qui che emerge uno dei principali paradossi dell’Europa digitale contemporanea. L’Unione Europea potrebbe diventare la più importante potenza normativa mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale senza però possedere aziende, infrastrutture computazionali o capacità industriali comparabili a quelle statunitensi o cinesi. In altre parole, il rischio è che l’Europa finisca per scrivere le regole di tecnologie sviluppate prevalentemente altrove. Ed è proprio questa tensione, tra sovranità regolatoria e debolezza industriale, a rappresentare oggi uno dei grandi dilemmi strategici del progetto digitale europeo.</p>



<h1 class="wp-block-heading has-large-font-size"><strong>Cina: L’IA come strumento di sovranità, controllo e stabilità politica </strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La Cina rappresenta probabilmente il modello più distante da quello europeo. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se l’Unione Europea tende infatti a interpretare l’intelligenza artificiale soprattutto come una questione legata ai diritti, alla trasparenza e alla regolazione preventiva del mercato digitale, Pechino considera invece l’IA parte integrante della propria strategia nazionale di sviluppo economico, sicurezza interna e stabilità politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel sistema cinese, la governance dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto la tutela dei cittadini o la regolazione delle imprese tecnologiche, ma coinvolge direttamente il rafforzamento della sovranità tecnologica dello Stato e la capacità dello Stato cinese di orientare e governare l’evoluzione economica e sociale del Paese. L’intelligenza artificiale viene quindi interpretata contemporaneamente come infrastruttura industriale, leva geopolitica, strumento di modernizzazione economica e fattore potenzialmente decisivo per la sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi anni la Cina ha costruito un sistema normativo molto più articolato e sofisticato di quanto spesso venga raccontato nel dibattito occidentale. Le autorità cinesi hanno introdotto regolamentazioni dedicate ai sistemi di raccomandazione algoritmica, alla cosiddetta deep synthesis, ai servizi di IA generativa e persino agli avatar virtuali e agli AI companions. Sono stati inoltre introdotti obblighi di registrazione dei modelli, sistemi di etichettatura dei contenuti sintetici e procedure di revisione etica per le applicazioni considerate più sensibili dal punto di vista politico o sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ridurre tutto questo esclusivamente al tema della censura rischierebbe tuttavia di rappresentare una lettura parziale del fenomeno. Per la leadership cinese, infatti, l’intelligenza artificiale rappresenta contemporaneamente un’opportunità economica, una leva strategica internazionale e un possibile fattore di instabilità sociale. Governare l’IA significa quindi governare la trasformazione stessa della società cinese: dal mercato del lavoro alla sicurezza nazionale, dalla gestione dell’informazione fino ai meccanismi di formazione del consenso pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche il rapporto tra Stato e industria tecnologica segue logiche profondamente differenti rispetto a quelle occidentali. Se negli Stati Uniti le grandi piattaforme digitali tendono spesso a negoziare con il potere politico da una posizione di forza economica e strategica quasi paritaria, in Cina le grandi aziende tecnologiche operano invece all’interno di un quadro molto più subordinato agli obiettivi del Partito-Stato. Questo non significa necessariamente che il modello cinese sia più stabile o più efficiente, ma evidenzia come l’innovazione venga considerata parte integrante della pianificazione nazionale e non una sfera completamente autonoma rispetto al potere politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi anni, inoltre, anche la crescente competizione tecnologica con gli Stati Uniti ha rafforzato ulteriormente questa impostazione. Pechino considera infatti il controllo delle infrastrutture digitali, dei semiconduttori avanzati, della capacità computazionale e delle piattaforme di intelligenza artificiale come elementi centrali della propria sicurezza strategica e della propria autonomia geopolitica. Proprio per questo motivo, la Cina continua a investire massicciamente nello sviluppo di infrastrutture computazionali, data center, ricerca scientifica e filiere industriali legate all’intelligenza artificiale, nella convinzione che il controllo delle tecnologie avanzate rappresenti una componente decisiva degli equilibri economici e politici del ventunesimo secolo.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Una nuova sovranità tecnologica</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto, i tre modelli stanno lentamente iniziando anche a contaminarsi tra loro. Gli Stati Uniti, storicamente legati a una visione fortemente market-driven dell’innovazione, stanno progressivamente introducendo strumenti di controllo strategico e politiche industriali sempre più esplicite. L’Europa, dal canto suo, sta cercando di rafforzare le proprie capacità produttive e computazionali per evitare di restare esclusivamente una “potenza regolatoria” priva di una reale autonomia industriale. La Cina, pur mantenendo un sistema fortemente centralizzato, continua invece ad avere bisogno dei mercati globali, delle supply chain internazionali e delle reti scientifiche transnazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed è proprio qui che emerge una delle contraddizioni più profonde della governance dell’intelligenza artificiale contemporanea. L’IA è infatti una tecnologia globale, mentre la politica continua a ragionare prevalentemente in termini nazionali e geopolitici. I modelli vengono addestrati su dati che attraversano continuamente i confini, i data center dipendono da infrastrutture energetiche distribuite a livello internazionale, i semiconduttori vengono prodotti attraverso filiere che coinvolgono Asia, Stati Uniti ed Europa e le piattaforme operano simultaneamente in decine di Paesi. Eppure le regole restano frammentate, spesso incompatibili tra loro e sempre più influenzate dalla competizione strategica tra grandi potenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È anche per questo motivo che il dibattito sulla governance dell’intelligenza artificiale si sta progressivamente trasformando in una discussione più ampia sulla sovranità tecnologica. Chi controllerà i semiconduttori avanzati, la capacità computazionale, i modelli linguistici, i dati e gli standard internazionali controllerà probabilmente una parte decisiva dell’economia e della politica del XXI secolo. L’intelligenza artificiale non viene più considerata soltanto un settore tecnologico, ma una vera e propria infrastruttura di potere economico, industriale e geopolitico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi mesi, anche numerosi istituti di ricerca americani e organismi internazionali hanno iniziato a discutere apertamente il tema della cosiddetta “AI sovereignty”, cioè la capacità di Stati e blocchi regionali di controllare infrastrutture digitali, supply chain tecnologiche, modelli di IA e dipendenze computazionali come elementi centrali della propria autonomia strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo scenario, anche il conflitto politico americano assume un significato più ampio. Il fatto che una parte della leadership democratica tenda oggi a concentrarsi maggiormente sui costi energetici e infrastrutturali dimostra quanto l’intelligenza artificiale sia già diventata un tema politicamente estremamente delicato. Regolare realmente queste tecnologie significherebbe infatti ridefinire il rapporto tra mercato, Stato e democrazia in una fase storica in cui le piattaforme digitali dispongono di risorse economiche e capacità di influenza senza precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Forse è proprio questa la contraddizione centrale dell’epoca dell’intelligenza artificiale. Tutti sostengono che l’IA cambierà profondamente economia, lavoro, informazione e società, ma quasi nessun sistema politico sembra ancora disposto ad affrontare fino in fondo le implicazioni di questa trasformazione. Eppure la questione non riguarda soltanto l’innovazione tecnologica. Riguarda il modello di società che si sta costruendo, il rapporto tra libertà e controllo, tra sicurezza e diritti, tra potere pubblico e potere privato. Perché governare l’intelligenza artificiale significa ormai, sempre più chiaramente, governare la società stessa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornalismo e intelligenza artificiale: il “Transparency dilemma”</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/05/18/giornalismo-e-intelligenza-artificiale-il-transparency-dilemma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 09:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14306</guid>

					<description><![CDATA[L’obbligo di etichettare ogni contenuto realizzato con il supporto di strumenti algoritmici rischia di diventare un adempimento formale, quando il vero cardine della governance editoriale è la responsabilità: quando un giornalista scrive un articolo, la veridicità del contenuto, la forma, la linea editoriale sono nella sua firma, indipendentemente dagli strumenti utilizzati nel processo di produzione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si è parlato molto, alle nostre latitudini, <a href="https://www.interskills.it/2025/03/27/il-foglio-ai-un-giornale-completamente-scritto-dallia-cosa-ce-da-sapere/">dell’esperimento del quotidiano <em>Il Foglio</em></a> che, nel marzo 2025, uscì con una edizione, anche cartacea, interamente realizzata con l’intelligenza artificiale, <a href="https://www.ilfoglio.it/il-foglio-ai">Il Foglio AI.</a> L’esperimento non si presentava come una semplice serie di articoli assistiti dall’intelligenza artificiale, ma come un prodotto editoriale autonomo, riconoscibile e dichiaratamente artificiale. Inizialmente pensato per il periodo marzo-aprile 2025, è poi confluito in una sezione continuativa del sito del quotidiano, tuttora attiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La peculiarità del progetto stava proprio nella radicalità del modello adottato. Nell’annuncio del lancio, infatti, <em>Il Foglio</em> spiegava che l’intelligenza artificiale sarebbe stata impiegata in tutte le fasi della produzione: dalla scrittura degli articoli ai titoli, dai catenacci ai sommari, fino alle citazioni e, in alcuni casi, persino all’ironia. Di conseguenza, anche il ruolo dei giornalisti veniva ridefinito: non più autori diretti dei testi, ma responsabili della formulazione delle domande, cioè dei prompt, dell’orientamento editoriale, della supervisione e della verifica finale dei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco dopo, a giugno 2025 entrava in vigore in Italia il nuovo “<a href="https://www.odg.it/entrato-in-vigore-dal-1giugno-il-nuovo-codice-deontologico-delle-giornaliste-e-dei-giornalisti/62106?">Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti</a>” promulgato dall’Ordine che, nell’articolo 19, espressamente dedicato all’intelligenza artificiale, impone al giornalista di rendere esplicito l’impiego dell’AI quando questa contribuisce alla produzione o alla modifica di testi, immagini e contenuti sonori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo quadro si aggiunge la normativa italiana sull’intelligenza artificiale, contenuta nella <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto">legge n. 132</a>, entrata in vigore il 10 ottobre 2025. Essa promuove un uso dell’intelligenza artificiale “corretto, trasparente e responsabile”, secondo una prospettiva antropocentrica, cioè centrata sul ruolo e sui diritti della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È significativo, inoltre, che la legge italiana si collochi espressamente nel quadro dell’AI Act, cioè del <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj/ita">Regolamento UE 2024/1689</a>. Non introduce infatti obblighi ulteriori per i sistemi e i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, ma stabilisce che le proprie disposizioni debbano essere interpretate e applicate in conformità alla normativa europea che non vieta l’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura o nell’assistenza alla scrittura di articoli giornalistici, ma introduce obblighi di trasparenza in casi specifici. In particolare, l’articolo 50, le cui regole si applicheranno dal 2 agosto 2026, prevede l’obbligo di disclosure (dichiarazione di trasparenza) per i contenuti generati o manipolati dall’AI e pubblicati con lo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’obbligo di disclosure non si applica quando il contenuto è stato sottoposto a un processo di revisione umana o controllo editoriale e quando una persona fisica o giuridica assume la responsabilità editoriale della pubblicazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alla luce di questo complesso quadro normativo, è naturale chiedersi quale impatto concreto stia già avendo l’intelligenza artificiale sul giornalismo italiano. Oggi un giornalista dispone di strumenti capaci di semplificare una parte rilevante del lavoro redazionale, soprattutto nelle attività preliminari e di supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’AI può essere utilizzata, per esempio, per la correzione grammaticale, per tradurre testi, trascrivere interviste, raccogliere e ordinare fonti, sintetizzare documenti complessi o individuare rapidamente le informazioni più rilevanti. In questo senso, non sostituisce necessariamente il lavoro giornalistico, ma può accelerare la fase di raccolta e organizzazione del materiale grezzo, lasciando al giornalista il compito decisivo di verificare le fonti, selezionare, contestualizzare e trasformare quelle informazioni in un contenuto affidabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante sottolineare che la presenza di una disclosure ad esempio “contenuto realizzato o editato con il supporto dell’intelligenza artificiale” non alleggerisce la responsabilità del giornalista. Al contrario, la rende ancora più evidente: proprio perché il lettore viene informato dell’intervento dell’AI, il professionista è chiamato a esercitare un controllo ancora più rigoroso su fonti, dati, passaggi logici, eventuali errori e possibili distorsioni del contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, essa può produrre effetti di percezione sui lettori, condizionando il modo in cui questi ultimi giudicano il testo. Non significa che la disclosure sia sbagliata sebbene, sul piano deontologico, in Italia, resta necessaria. D’altra parte, studi e ricerche specifiche sui sistemi di etichettatura nel giornalismo mostrano che quest’ultima non è neutra.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il dilemma della trasparenza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La letteratura sul tema parla spesso di “transparency dilemma”. &nbsp;Uno studio pubblicato su <a href="https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/19401612241308697"><em>The International Journal of Press/Politics</em></a> da Benjamin Toff e Felix Simon ha rilevato che le notizie etichettate come AI-generated venivano percepite in media come meno affidabili, anche quando i lettori non le giudicavano meno accurate o meno imparziali. In altre parole, il problema non era necessariamente il testo in sé, ma l’informazione che quel testo fosse stato prodotto con AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo effetto può essere letto come una forma di “algorithm aversion”, cioè una tendenza a diffidare dei contenuti o delle decisioni attribuite a sistemi algoritmici. Uno studio presentato ad AIES, (conferenza accademica internazionale dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale, etica e società) <a href="https://ojs.aaai.org/index.php/AIES/article/download/36671/38809/40746">“The Transparency Dilemma</a>”, ha rilevato che una notizia etichettata come generata dall’AI veniva percepita come meno credibile rispetto a una notizia attribuita a un giornalista umano. L’effetto riguardava la credibilità della fonte e non dipendeva in modo decisivo dal tema trattato. Lo stesso studio nota però che l’etichetta non produceva automaticamente una sensazione di manipolazione: il lettore non pensava necessariamente “mi stanno ingannando”, ma tendeva comunque a fidarsi meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La disclosure, dunque, da un lato risponde a un’esigenza di trasparenza che consente al lettore di sapere se e come l’intelligenza artificiale sia intervenuta nel processo produttivo; dall’altro, può orientare la percezione del contenuto prima ancora della sua lettura. Essa, infatti, rischia di attivare una diffidenza preventiva inducendo il lettore a considerare il testo meno affidabile, meno originale o meno giornalistico, anche quando l’AI sia stata usata solo come strumento di supporto e il contenuto sia stato verificato da un professionista.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il caso di Nick Lichtenberg</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un <a href="https://www.wsj.com/business/media/an-ai-upheaval-is-coming-for-media-this-journalist-is-already-all-in-3511d951">articolo</a> del 26 marzo scorso, il <em>The Wall Street Journal</em> racconta la storia di Nick Lichtenberg, giornalista di <em>Fortune</em>, rivista statunitense che tratta di economia globale, che avrebbe prodotto oltre 600 articoli con il supporto di strumenti di AI e, nell’arco di sei mesi, avrebbe pubblicato più contenuti di qualunque collega di Fortune in un intero anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questi articoli confluiscono in <a href="https://fortune.com/author/fortune-intelligence/">Fortune Intelligence</a>, una sezione dedicata che, pur richiamando per certi aspetti il caso italiano de Il Foglio AI, presenta un modello diverso: non un prodotto editoriale dichiaratamente scritto dalla macchina, ma una forma strutturata di giornalismo assistito dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Fortune chiarisce che, in questa sezione, l’AI generativa viene impiegata per contribuire alla redazione di una prima bozza, con l’obiettivo di pubblicare più rapidamente notizie economiche e finanziarie di attualità. Prima della pubblicazione i testi vengono rivisti da senior business editors, incaricati di verificarne accuratezza e qualità. La trasparenza verso il lettore passa soprattutto attraverso la firma degli articoli da parte del giornalista ed etichettati “Fortune Intelligence”. Il modello proposto da Fortune è quindi quello dell’AI-assisted journalism, non quello di un giornale scritto interamente dalla macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In una <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/news/viral-profile-AI-anxieties-Nick-Lichtenberg-fortune">intervista</a> condotta dal Reuters Institute dell’Università di Oxford, Lichtenberg ha chiarito ulteriormente che l’AI viene utilizzata per raccogliere rapidamente materiale grezzo, citazioni, dati e documenti da controllare, mentre il giudizio finale resta umano. Lo stesso Lichtenberg ha spiegato di essere “l’ultimo paio di occhi” su ogni parola pubblicata, rivendicando così un ruolo di supervisione editoriale diretta sul contenuto finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Lichtenberg i lettori cercano qualcosa che l’AI non può generare da sola ovvero una prospettiva nuova, orientata al futuro, e soprattutto una voce umana. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale non dovrebbe sostituire il lavoro giornalistico più qualificato, ma liberare tempo dalle attività di aggregazione e sintesi, spingendo i giornalisti a tornare sul campo, a cercare fonti, a produrre informazioni originali e a fare più inchiesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lichtenberg nell’intervista affronta anche il tema della reazione del pubblico, riconoscendo che l’uso dell’AI nel giornalismo suscita risposte molto diverse. Alcuni lettori reagiscono con curiosità o apprezzamento, altri con diffidenza e persino ostilità, arrivando a contestare l’identità stessa del giornalista e a trattarlo come se fosse un “robot”. Secondo Lichtenberg, questa reazione dipende anche dal modo in cui la tecnologia viene percepita: la parola “intelligenza artificiale” porta con sé un immaginario carico di paure e resistenze, mentre la stessa tecnologia, se descritta più banalmente come uno strumento informatico per elaborare grandi quantità di informazioni, potrebbe essere accolta in modo diverso. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’AI, dunque, deve essere considerata come uno strumento capace di aumentare la velocità della produzione editoriale, ma che non elimina il bisogno di giornalismo. A nostro avviso, l’obbligo di etichettare ogni contenuto realizzato con il supporto di strumenti algoritmici rischia di diventare un adempimento formale, quando il vero cardine della governance editoriale è la responsabilità: quando un giornalista scrive un articolo, la veridicità del contenuto, la forma, la linea editoriale sono nella sua firma, indipendentemente dagli strumenti utilizzati nel processo di produzione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Claude sta peggiorando? Il caso dell’IA di Anthropic spiegato bene</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/04/29/claude-sta-peggiorando-il-caso-dellia-di-anthropic-spiegato-bene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[claude]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14221</guid>

					<description><![CDATA[Claude è finito sotto accusa da parte di utenti e sviluppatori che lo percepiscono meno affidabile, più superficiale e incline agli errori. Anthropic parla di ottimizzazioni, compromessi tra qualità, costi e latenza. Quando però un’AI cambia senza trasparenza, il problema non è solo tecnico.
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Fondata per sviluppare modelli di intelligenza artificiale avanzati, Anthropic è oggi uno dei principali rivali di OpenAI nel mercato dei chatbot e degli strumenti AI per utenti e sviluppatori. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra marzo e metà aprile 2026 Anthropic si è trovata a fronteggiare <a href="https://fortune.com/2026/04/14/anthropic-claude-performance-decline-user-complaints-backlash-lack-of-transparency-accusations-compute-crunch/">un’ondata crescente di proteste</a> da parte degli utenti, convinti che le prestazioni di Claude, la famiglia di modelli di intelligenza artificiale su cui l’azienda ha costruito la propria offerta, fossero peggiorate. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il malcontento si è diffuso rapidamente su GitHub, X e Reddit, dove diversi post hanno iniziato a circolare con grande risonanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo gli utenti, Claude sarebbe diventato <a href="https://www.axios.com/2026/04/16/anthropic-claude-power-user-complaints">meno affidabile</a> nel seguire istruzioni complesse, meno coerente nel ragionamento, più incline a interrompere i compiti prima di completarli e più esposto ad allucinazioni, errori e contraddizioni. Nello specifico, al centro delle critiche ci sono due prodotti diversi ma strettamente legati all’ecosistema di Anthropic. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da un lato c’è Claude Code, lo strumento di programmazione AI lanciato il 24 febbraio 2025, particolarmente avanzato perché non si limita a suggerire codice, ma può agire come un vero agente autonomo, leggendo file, scrivendo codice ed eseguendolo direttamente nell’ambiente di sviluppo. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dall’altro c’è Claude Opus 4.6, il modello di punta presentato il 5 febbraio 2026 per il ragionamento complesso, il coding agentico e i compiti articolati di lunga durata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>I problemi riscontrati</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://venturebeat.com/technology/is-anthropic-nerfing-claude-users-increasingly-report-performance">Tra le segnalazioni</a> più dettagliate e discusse c’è quella pubblicata su <a href="https://github.com/anthropics/claude-code/issues/42796#issuecomment-4194007103">GitHub</a> il 2 aprile 2026 da Stella Laurenzo, Senior Director nel gruppo AI di AMD, una delle principali aziende al mondo nel settore di CPU e GPU. Il suo post ha avuto un impatto particolare perché non si limitava a una lamentela personale, ma si presentava come un’analisi estesa del comportamento di Claude Code, basata su 6.852 file di sessione, 17.871 blocchi di pensiero e 234.760 chiamate agli strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Laurenzo, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo si sarebbe verificato un cambiamento sostanziale nel modo in cui Claude Code affronta i problemi complessi. In precedenza, il modello avrebbe seguito un approccio “search-first”, cioè orientato prima alla ricerca del contesto: esplorava più file, raccoglieva informazioni e costruiva una comprensione più ampia del problema prima di intervenire. Questo tipo di comportamento è generalmente considerato più solido nei flussi di lavoro di ingegneria avanzata, perché riduce il rischio di errori dovuti a una visione troppo limitata del contesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella fase successiva, invece, secondo la sua analisi, Claude Code avrebbe iniziato a comportarsi in modo più “edit-first”, intervenendo più rapidamente sui file senza aver prima raccolto abbastanza informazioni. Laurenzo interpreta questo cambiamento come un possibile segnale di minore profondità di ragionamento: il modello leggerebbe meno prima di agire, tenderebbe più spesso a scegliere la soluzione più semplice, richiederebbe maggiore supervisione umana, si fermerebbe prematuramente più spesso e mostrerebbe in certi casi comportamenti evasivi, come richieste di permesso non necessarie o esitazioni operative.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il punto centrale della sua critica è che, nei compiti di ingegneria più complessi, il ragionamento esteso non rappresenta un semplice miglioramento accessorio, ma una condizione essenziale per rendere il modello davvero utile. Per questo, secondo Laurenzo, Claude Code sarebbe regredito al punto da non essere più affidabile, se non addirittura “inutilizzabile”, per alcuni lavori di ingegneria avanzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche Dimitris Papailiopoulos, responsabile della ricerca presso Microsoft, ha riportato esperienze dirette molto negative tramite un <a href="https://x.com/DimitrisPapail/status/2043387222221553686">post su X</a>. In particolare, segnala che anche impostando il livello di “sforzo” al massimo, il modello continua a comportarsi in modo approssimativo: ignora istruzioni, ripete errori e produce risultati frustranti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>La risposta di Anthropic</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un <a href="https://github.com/anthropics/claude-code/issues/42796#issuecomment-4194007103">post di follow-up</a> sulla stessa questione di GitHub, Boris Cherny, responsabile di Claude Code, ha ringraziato Laurenzo per la cura e la profondità dell&#8217;analisi, ma ne ha contestato la conclusione principale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il responsabile, infatti, ha sottolineato che quanto riportato dalla Laurenzo è una modifica riguardante solo l&#8217;interfaccia utente, che nasconde il processo di pensiero del modello riducendo la latenza, ma &#8220;non influisce sul processo di pensiero in sé&#8221;, sui &#8220;budget di pensiero&#8221; o sul funzionamento interno del ragionamento esteso. La percezione di un cambiamento nelle prestazioni potrebbe essere stata influenzata anche da altre due modifiche introdotte da Anthropic su Opus 4.6.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima risale al 9 febbraio, quando il modello è passato al cosiddetto “pensiero adattivo” come impostazione predefinita. In questa modalità Claude decide automaticamente quanto ragionare prima di rispondere, modulando la profondità del processo in base alla difficoltà del compito, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra qualità, velocità e costo. Nella documentazione ufficiale, Anthropic indica proprio il pensiero adattivo come configurazione consigliata per Opus 4.6, mentre il vecchio sistema manuale basato su un budget fisso di token di ragionamento viene considerato superato e destinato a essere eliminato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La seconda modifica è stata introdotta il 3 marzo, quando Anthropic ha impostato per Opus 4.6 uno livello di “sforzo medio” come configurazione predefinita. In pratica, il modello tende così a usare i token in modo più parsimonioso, con il rischio però di penalizzare le risposte più complesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un <a href="https://x.com/bcherny/status/2029970236460691885?s=46">post pubblicato su X</a> il 6 marzo, Cherny ha dichiarato che questa scelta era stata adottata per contenere l’eccessivo consumo di token, e quindi anche i maggiori costi di elaborazione ed energia che ne derivano. Secondo l’azienda, questo intervento rappresentava il miglior compromesso tra intelligenza del modello, latenza e costo per la maggior parte degli utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ha poi chiarito che la modifica era stata segnalata nel registro degli aggiornamenti e che, al momento dell’aggiornamento, all’apertura di Claude Code compariva una finestra di dialogo che consentiva agli utenti di disattivarla. Per questo, a suo dire, non si è trattato di un intervento nascosto, ma di una scelta comunicata apertamente dall’azienda.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Cherny ha aggiunto che l’azienda intende sperimentare in futuro un’impostazione predefinita con un livello di “sforzo più elevato” per aziende con abbonamenti Teams ed Enterprise. L’obiettivo è permettere risposte più approfondite, anche accettando un maggiore consumo di token e tempi di risposta più lunghi, a fronte di entrate che possano coprire i costi dell’elaborazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Ipotesi e contraddizioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da qui nasce la domanda centrale della controversia: se davvero Claude è cambiato, quali potrebbero essere le ragioni di questo presunto depotenziamento? Tra le ipotesi più discusse emergono soprattutto la carenza di capacità di calcolo e il forte aumento dell’utilizzo di Claude, che negli ultimi mesi ha messo sempre più sotto pressione l’infrastruttura di Anthropic.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In tutto il settore, le aziende di intelligenza artificiale si trovano ad affrontare i costi crescenti delle unità di elaborazione grafica (GPU), ovvero processori specializzati fondamentali per eseguire i complessi calcoli su cui si basano i modelli AI, oltre a limitazioni nell&#8217;espansione dei data center, poiché la domanda di sistemi di intelligenza artificiale &#8220;agente&#8221; cresce più rapidamente di quanto l&#8217;infrastruttura possa sostenerla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sebbene Thariq Shihipar, membro del team tecnico di Claude Code, abbia <a href="https://x.com/trq212/status/2043023892579766290">dichiarato pubblicamente </a> che l’azienda non degrada i propri modelli per gestire meglio la domanda, diversi segnali indicano che il gruppo stia comunque facendo i conti con vincoli di capacità più marcati rispetto ad alcuni concorrenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi mesi, infatti, l’aumento dell’utilizzo di Claude ha messo sotto pressione l’infrastruttura di Anthropic, contribuendo a causare interruzioni di servizio e spingendo l’azienda a rendere più restrittivi i <a href="https://www.theregister.com/2026/03/26/anthropic_tweaks_usage_limits/">limiti d’uso di Claude</a> nelle ore di punta, una scelta che ha alimentato ulteriori proteste tra gli utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un altro&nbsp;<a href="https://x.com/trq212/status/2037254607001559305">post</a>&nbsp;su X, Thariq Shihipar ha spiegato che, per gestire la crescente domanda, l’azienda ha reso più restrittivi i limiti di utilizzo su cinque ore per gli abbonati Free, Pro e Max, lasciando però invariati i limiti settimanali complessivi. In pratica, nelle fasce orarie di maggiore affluenza (tra le 15:00 e le 21:00 italiane) gli utenti possono consumare più rapidamente la quota di utilizzo disponibile per una sessione, cioè il margine massimo di richieste che il sistema consente in quella finestra temporale. In altri momenti della giornata, invece, la stessa sessione di cinque ore permette di fare più lavoro prima di raggiungere il limite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anthropic continua a parlare di sessioni da cinque ore, ma non spiega con precisione quante richieste o quanta capacità di utilizzo ci siano davvero dentro quella finestra. Per questo, anche se il limite sulla carta non cambia, nella pratica può esaurirsi più rapidamente nelle ore di punta e durare di più negli altri momenti della giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per cercare di ridurre la pressione nelle ore più affollate, a marzo Anthropic ha lanciato una <a href="https://support.claude.com/en/articles/14063676-claude-march-2026-usage-promotion">promozione</a> temporanea per gli utenti Free, Pro, Max e Team, escludendo i piani Enterprise. In pratica, fuori dalle ore di punta i limiti di utilizzo venivano raddoppiati, così da spingere più persone a usare Claude nei momenti di minore traffico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa storia complicata e forse non correttamente gestita produce almeno due effetti distinti ma strettamente intrecciati. Il primo è un peggioramento percepito del prodotto da parte di molti utenti; il secondo, forse ancora più rilevante nel lungo periodo, è una progressiva erosione della fiducia. A essere contestata, infatti, non è soltanto la qualità di Claude, ma anche la trasparenza con cui l’azienda comunica cambiamenti, limiti di utilizzo, ottimizzazioni interne e scelte legate alla capacità computazionale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sam Altman, il manipolatore: l’inchiesta del The New Yorker spiegata bene</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/04/22/sam-altman-il-manipolatore-linchiesta-del-the-new-yorker-spiegata-bene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[open ai]]></category>
		<category><![CDATA[sam altman]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14158</guid>

					<description><![CDATA[Il  The New Yorker ha condotto un’inchiesta molto approfondita su Sam Altman, CEO di OpenAI, che  evidenzia uno stile ritenuto manipolativo e poco trasparente nei confronti del CdA, tensioni sulla sicurezza e leadership controversa]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 6 Aprile 2026, il <em>The New Yorker</em>, una delle riviste più influenti e prestigiose al mondo, ha pubblicato <a href="https://www.newyorker.com/magazine/2026/04/13/sam-altman-may-control-our-future-can-he-be-trusted">sul suo sito</a>, un’inchiesta dal titolo “Sam Altman May Control Our Future. Can He Be Trusted?” &nbsp;che apre nuovi interrogativi sul cofondatore e CEO di OpenAI. L’inchiesta si fonda su oltre cento interviste e su circa 200 pagine di documenti interni inediti, tra cui memo, messaggi Slack e note private.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ricostruire in modo approfondito la carriera di Sam Altman e la complessa vicenda del 2023 che lo vide prima estromesso da OpenAI e poi reintegrato nel giro di pochi giorni, è stato l’obiettivo principale dell’inchiesta che ha evidenziato un insieme coerente di dubbi, sospetti e testimonianze che mettono in discussione l’affidabilità di Altman come leader.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La mattina di venerdì 11 aprile 2026 una molotov è stata lanciata contro l&#8217;abitazione di Altman a San Francisco. Nessuno è rimasto ferito nell&#8217;incidente e un sospettato è stato successivamente arrestato presso la sede di OpenAI, dove minacciava di incendiare l&#8217;edificio, secondo quanto riferito dal dipartimento di polizia di San Francisco.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non esistono elementi che mettano in relazione diretta i due episodi ma, la sera stessa, Altman ha pubblicato <a href="https://blog.samaltman.com/2279512">un post sul proprio blog</a> sostanzialmente suggerendo un legame tra il clima di tensione esistente sull’IA ulteriormente alimentato dall’articolo del <em>The New Yorker</em> e l’attacco incendiario subito.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel post, accompagnato da un’immagine della sua famiglia, esprime il desiderio di dissuadere gesti simili, richiamando l’attenzione sul potere che anche una singola immagine può esercitare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’inchiesta del The New Yorker</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’inchiesta del <em>New Yorker</em> mette in fila una serie di elementi che, presi insieme, delineano un ritratto fortemente polarizzato di Altman. Se da un lato, alcuni colleghi e collaboratori lo descrivono come un leader straordinariamente efficace, rapido nelle decisioni e capace di portare OpenAI a un livello di influenza globale senza precedenti, dall’altro, emergono valutazioni molto più critiche: soci ed ex colleghi lo dipingono come sfuggente, talvolta inaffidabile, incline a una comunicazione opaca o incompleta e, in alcuni casi, caratterizzato da tratti descritti come “non ancorati alla realtà” o persino sociopatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una parte dell’inchiesta riguarda memo interni attribuiti a Ilya Sutskever, ex cofondatore e ex Chief Scientist di OpenAI, che sollevano dubbi sulla completezza e accuratezza delle informazioni fornite al board, in particolare sulla questione della sicurezza. Tali materiali sarebbero confluiti in un dossier più ampio di circa settanta pagine contenente screenshot, messaggi Slack e documenti HR, in parte fotografati per eludere i controlli aziendali. Questo dossier descriverebbe un “pattern consistente” di comportamenti ritenuti fuorvianti da parte di Sam Altman, incluse dichiarazioni sui protocolli di sicurezza interni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa prospettiva, la questione assume una dimensione non solo personale ma strutturale: il timore è che il board non fosse pienamente in grado di esercitare il proprio ruolo di controllo su un’organizzazione impegnata nello sviluppo di tecnologie altamente sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra le fonti emerge anche Dario Amodei, CEO di Anthropic ed ex dirigente di OpenAI, che nelle sue note private, raccolte nel corso degli anni, esprime dubbi su leadership, fiducia e processi decisionali dentro OpenAI<strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Queste perplessità trovano riscontro anche in un episodio specifico, legato all’accordo con Microsoft del 2019, che evidenzia le tensioni tra i due. Al centro vi sarebbe una clausola coerente con la missione originaria di OpenAI, che prevedeva la collaborazione con altri soggetti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale generale (AGI). Secondo la ricostruzione, Altman ne avrebbe tuttavia ridimensionato la portata, attenuandone la forza vincolante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una fonte particolarmente critica del suo stile di leadership, riportata nell’inchiesta, parla di una “almost a sociopathic lack of concern”, ovvero di una “mancanza di preoccupazione quasi sociopatica”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In relazione alla mancanza di trasparenza, quasi fraudolenta di Altman, <em>The New Yorker</em> riporta la testimonianza di un dirigente (anonimo) di Microsoft che ipotizza una “piccola ma reale” possibilità che Altman possa un giorno essere accostato a figure simbolo di grandi scandali aziendali come Bernie Madoff, autore di una delle più grandi frodi finanziarie della storia, o Sam Bankman-Fried, fondatore della piattaforma FTX crollata nel 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’inchiesta cita perfino il giudizio attribuito a Aaron Swartz, programmatore e attivista per l’accesso libero alla conoscenza, secondo cui Altman sarebbe stato “un sociopatico” di cui non fidarsi mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel loro insieme, queste testimonianze non si concentrano su un singolo episodio, ma suggeriscono l’esistenza di un modello ricorrente nella gestione delle informazioni, percepito come problematico, insieme a una propensione a privilegiare la crescita rispetto alle cautele legate alla sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Uno dei punti più sensibili dell’inchiesta riguardava il modo in cui le pratiche di sicurezza venivano rappresentate al consiglio di amministrazione. Secondo le ricostruzioni, il problema non sarebbe stato l’assenza di controlli, quanto il rischio che questi ultimi venissero descritti in modo impreciso o fuorviante, impedendo al consiglio di amministrazione di avere una visione pienamente fedele della situazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra gli episodi citati, Altman avrebbe assicurato che GPT-4 fosse stato approvato da un safety panel interno; tuttavia, quando venne richiesta una documentazione a supporto, questa rappresentazione sarebbe risultata almeno parziale. Allo stesso modo, nei memo attribuiti a Ilya Sutskever emerge l’accusa che Altman tendesse a minimizzare l’importanza di approvazioni formali sulla sicurezza. In particolare, durante alcuni colloqui con Mira Murati, all’epoca Chief Technology Officer di OpenAI e responsabile dello sviluppo dei principali sistemi dell’azienda, Altman avrebbe fatto riferimento a presunti obblighi o interpretazioni legali, chiamando in causa il general counsel (ufficio legale); tuttavia, quando Murati verificò direttamente, il legale avrebbe dichiarato di non riconoscere l’origine di tali indicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo il <em>New Yorker</em>, OpenAI avrebbe parallelamente lavorato per attenuare alcune proposte normative, evidenziando una possibile tensione tra le dichiarazioni pubbliche e la strategia industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’inchiesta riporta anche episodi che suggeriscono una possibile tendenza di Altman a rappresentare in modo discutibile informazioni strategiche e principi fondativi dell’organizzazione. In un caso, avrebbe riferito a funzionari dell’intelligence statunitense che la Cina stava sviluppando un ambizioso progetto di AGI, sollecitando un sostegno pubblico americano, senza però fornire prove concrete quando richieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>La crisi di governance del 2023</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’inchiesta evidenzia inoltre una continuità nel tempo delle problematiche, non circoscritte solo al contesto di OpenAI ma già rintracciabili nelle precedenti esperienze professionali di Altman, suggerendo che non si tratti di un suo cambiamento improvviso emerso nella crisi di governance del 2023, quando Altman fu rimosso dall’incarico di CEO, bensì della riproposizione di tratti caratteriali e manageriali percepiti da diversi interlocutori lungo l’intero arco della sua carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Già in Loopt, startup fondata da Altman nel 2005, alcuni dirigenti senior avrebbero chiesto al board di rimuoverlo dal ruolo di CEO a causa della sua scarsa trasparenza. Anche durante la sua esperienza in Y Combinator, uno dei più importanti acceleratori di startup della Silicon Valley, sarebbero emersi e segnali di sfiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il momento di massima tensione in OpenAI arriva quando nel novembre 2023 il consiglio di amministrazione decide di licenziare Altman. La motivazione ufficiale parla di mancanza di trasparenza nelle comunicazioni. Dietro quella formula, secondo il <em>New Yorker</em>, ci sono mesi di frizioni, accuse interne e documenti che segnalano comportamenti ritenuti fuorvianti. Il consiglio di amministrazione era preoccupato che Altman stesse spingendo per uno sviluppo troppo rapido e commerciale dell&#8217;IA (in particolare con GPT-4 e progetti futuri), sacrificando la missione no-profit originaria di OpenAI, che poneva al primo posto la sicurezza dell&#8217;umanità. Quando il consiglio si convinse che Altman non fosse affidabile, lo licenziò bruscamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Attraverso una campagna aggressiva sui social media e la pressione di investitori e partner strategici, Sam Altman riuscì a ribaltare la situazione: tra questi Thrive Capital, società di venture capital che mise in pausa un accordo da 86 miliardi di dollari, ma anche Microsoft, principale partner tecnologico di OpenAI, e figure di rilievo come Brian Chesky, cofondatore e CEO di Airbnb, e Chris Lehane, esperto di comunicazione e public affairs. Insieme a gran parte dei dipendenti, questi attori si schierarono apertamente a sostegno di Altman, contribuendo in modo decisivo al suo rapido reintegro.&nbsp;Sutskever e altri membri del board persero la carica nel CdA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In risposta a questa imbarazzante raccolta di accuse e testimonianze, Altman, nel post sopra citato, fa una riflessione rivendicando con orgoglio alcune scelte fondamentali, come l’opposizione al tentativo di controllo unilaterale da parte di Elon Musk, che a suo avviso ha contribuito a preservare l’indipendenza e la continuità dell’organizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Allo stesso tempo, ammette limiti significativi, in particolare una forte avversione al conflitto, che avrebbe avuto conseguenze negative sia personali sia aziendali. Riconosce inoltre di aver gestito in modo inadeguato lo scontro con il precedente consiglio di amministrazione, contribuendo a una crisi grave per OpenAI. Più in generale, si descrive come una figura imperfetta al centro di una situazione estremamente complessa, segnata da tensioni inevitabili in un ambito ad altissimo impatto come quello dell’intelligenza artificiale, ammettendo: “Ho commesso molti altri errori, sono una persona imperfetta al centro di una situazione eccezionalmente complessa, che cerca di migliorare un po&#8217; ogni anno, sempre con l&#8217;obiettivo della missione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il</strong> <strong>cambiamento culturale di OpenIA dopo il “the Bip”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un ulteriore asse dell’inchiesta riguarda il cambiamento culturale di OpenAI dopo il ritorno di Sam Altman, al termine dei cinque giorni di crisi del novembre 2023. Secondo questa ricostruzione, si sarebbe prodotta una cesura significativa: a una fase iniziale caratterizzata da maggiore cautela e riflessione sull’AGI sarebbe seguita una nuova impostazione in cui questa diventa una priorità centrale e identitaria, accompagnata da una retorica più assertiva, espressa anche in slogan interni come “feel the AGI”. Inoltre, si assiste ad un ridimensionamento delle strutture dedicate alla sicurezza, tra cui il team sui rischi esistenziali e il gruppo di superalignment co-guidato da Ilya Sutskever.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel suo post, Sam Altman risponde alle accuse interpretando le tensioni nel settore come il risultato di dinamiche di potere particolarmente intense, parlando di “un dramma shakespeariano tra le aziende del nostro settore”, che a suo avviso “spinge le persone a fare cose folli”. In questo contesto, utilizza una metafora evocativa: “Una volta che vedi l’AGI, non puoi più non vederla”, spiegando che attorno ad essa si crea una dinamica simile a quella dell’“anello del potere”, non tanto per la tecnologia in sé, quanto per l’idea totalizzante di essere colui che la controlla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da questa lettura deriva anche la sua proposta: per evitare che tale concentrazione di potere produca effetti distorsivi, sostiene la necessità di una più ampia condivisione della tecnologia e di un rafforzamento dei meccanismi democratici, affermando che “l’unica soluzione […] è orientarsi verso la condivisione della tecnologia con un pubblico più ampio, in modo che nessuno possieda l’anello” e che “è fondamentale che il processo democratico rimanga più forte delle imprese”. Alla fine, il punto non è solo Sam Altman. È il modello. L’inchiesta pone una domanda più ampia: le attuali strutture di governance sono adeguate a gestire una tecnologia con impatti economici, sociali e militari così profondi? Infine, la questione centrale: chi stabilisce i limiti dell’intelligenza artificiale in ambito militare? Il mercato? L’esecutivo? Il Congresso? Le aziende stesse? Tutte domande che ad oggi restano ancora aperte.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;AGI è già realtà?</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/04/14/lagi-e-gia-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:14:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[nvidia]]></category>
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					<description><![CDATA["Abbiamo raggiunto l’AGI.” Così Jensen Huang, CEO di NVIDIA, ridefinisce il dibattito: non più teoria, ma capacità operativa.
Non più assistenza, ma esecuzione. L’AGI diventa una leva strategica per i nuovi equilibri globali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel corso di un’intervista rilasciata nel podcast di Lex Fridman, Jensen Huang, il CEO di NVIDIA <a href="https://lexfridman.com/jensen-huang-transcript">ha affermato</a> che l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) non sarebbe più un obiettivo teorico da raggiungere ma una realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;AGI è stata descritta come un sistema capace di replicare l’intelligenza umana in modo completo, ovvero in grado di apprendere, ragionare e adattarsi a qualsiasi contesto con la stessa flessibilità di una persona. Proprio per questo, la sua realizzazione è sempre stata collocata in un orizzonte temporale incerto e distante. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In più occasioni, Sam Altman <a href="https://www.interskills.it/2024/07/18/openai-tra-chatbot-e-agi-il-confine-tra-pubblicita-e-realta/">ha sottolineato</a> come lo sviluppo dell’AGI non debba essere interpretato come un evento improvviso, ma come un processo graduale, fatto di progressi incrementali distribuiti nel tempo. Anche le principali analisi di settore, tendono a collocare l’emergere di sistemi “AGI-like” tra il 2026 e il 2028, ovvero un intervallo indicativo, periodo in cui si prevede la convergenza di diversi fattori, come l’aumento della capacità computazionale, il miglioramento dei modelli e lo sviluppo di sistemi sempre più autonomi. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">All’interno di questo scenario, l’intervento di Huang segna un cambio di prospettiva nel dibattito <strong>sull’AGI</strong> spostando l’attenzione dal “<em>quando</em>” verrà raggiunta a una riflessione più profonda sul “cosa” essa sia e su come venga definita secondo la sua visione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alla domanda su quanto mancasse al raggiungimento dell’AGI, la risposta è stata diretta: <em>“Penso che sia arrivato il momento. Penso che abbiamo raggiunto l’AGI.” </em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un affermazione che, più che anticipare le tempistiche, ridefinisce il concetto stesso di AGI. Secondo il CEO di NVIDIA, infatti, l’AGI non deve essere necessariamente intesa come una replica dell’intelligenza umana, ma come una capacità funzionale: quella di operare <strong>in autonomia</strong> <strong>su compiti complessi e generare valore.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa prospettiva, un sistema è “generale” quando non si limita a rispondere a input, ma è in grado di agire, prendere decisioni e portare a termine processi articolati senza supervisione continua. Il passaggio è proprio questo ovvero dalla risposta all’azione, in questo caso ciò che conta non è più la somiglianza con il pensiero umano, ma la capacità concreta di produrre risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni segnali di questa evoluzione sono già visibili. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Piattaforme come <em>OpenClaw</em> mostrano, almeno in fase sperimentale, la possibilità di sviluppare e gestire prodotti digitali in modo autonomo, senza un intervento umano costante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto si inserisce anche Anthropic, che <a href="https://qz.com/anthropic-claude-mythos-data-leak#">sta sviluppando</a> un nuovo modello denominato <em><strong>Claude Mythos.</strong></em> L’esistenza del sistema è emersa in seguito a un’esposizione accidentale di documenti interni, riportata dalla rivista <a href="https://fortune.com/2026/03/26/anthropic-says-testing-mythos-powerful-new-ai-model-after-data-leak-reveals-its-existence-step-change-in-capabilities/">Fortune</a>. L’episodio ha reso accessibili migliaia di file mai pubblicati, offrendo uno sguardo inedito sulle dinamiche di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nei documenti, il modello viene indicato anche con il nome “Capybara” e descritto come un salto di qualità significativo rispetto alle versioni precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nello specifico, emergono performance superiori in ambiti come il ragionamento avanzato, lo sviluppo software e la sicurezza informatica, con risultati che supererebbero quelli di Claude Opus 4.6. Il sistema si collocherebbe così a un livello superiore nella gerarchia dei modelli Anthropic, confermando una traiettoria di sviluppo verso IA più generaliste.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sebbene il modello sia stato definito “il più potente mai realizzato”, l’accesso è attualmente limitato a un gruppo ristretto di utenti e non è stata ancora comunicata una data di rilascio pubblico. Questa cautela è legata non solo ai costi operativi elevati, ma soprattutto ai potenziali rischi associati a sistemi di questo livello.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le analisi condotte da esperti come Roy Paz e Alexandre Pauwels evidenziano come modelli avanzati possano aumentare in modo significativo la velocità e la sofisticazione degli attacchi informatici, creando un potenziale squilibrio tra capacità offensive e difensive. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per comprendere questa evoluzione verso l&#8217;AGI, è necessario guardare al livello infrastrutturale, i modelli più avanzati non nascono in modo isolato, ma sono il risultato di una trasformazione profonda dell’ecosistema tecnologico. NVIDIA, in questo senso, ha ridefinito il concetto stesso di computer, trasformando i data center in vere e proprie <strong><em>fabbriche di intelligenza</em></strong>, capaci di produrre continuamente output cognitivi e generare valore in tempo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alla luce di queste trasformazioni, la dichiarazione iniziale di Huang può essere riletta in modo più preciso. <strong>L’AGI, intesa come replica completa dell’intelligenza umana, non è ancora stata raggiunta. </strong>Tuttavia, se la si definisce come la capacità di un sistema di operare in autonomia su problemi complessi e generare valore, allora è possibile sostenere che una forma funzionale e operativa di AGI sia già presente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>E Anthropic disse &#8220;NO&#8221; a Trump</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/03/05/e-anthropic-disse-no-a-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa e sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
		<category><![CDATA[Sorveglianza digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Pentagono aveva chiesto ad Anthropic di rimuovere i limiti sull’uso militare della sua AI, minacciando la revoca del contratto da 200 milioni di dollari. L’azienda ha rifiutato, mantenendo il divieto su sorveglianza di massa e armi autonome. Uno scontro che riapre il dibattito sui limiti dell’intelligenza artificiale nella sicurezza nazionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Pentagono aveva dato ad Anthropic un ultimatum: eliminare le restrizioni sull’uso militare del suo modello di intelligenza artificiale oppure affrontarne le conseguenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth <a href="https://www.military.com/daily-news/2026/02/24/hegseth-warns-anthropic-let-military-use-companys-ai-tech-it-sees-fit.html?">aveva fissato</a> una scadenza precisa: venerdì 27 febbraio, alle 17:01. Entro quell’ora l’azienda avrebbe dovuto rendere <em>Claude </em>disponibile per “tutti gli usi leciti”, rimuovendo i limiti che oggi ne impediscono l’impiego in alcuni ambiti sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In caso di rifiuto, il Dipartimento della Difesa avrebbe imposto misure come la revoca del contratto da 200 milioni di dollari firmato nel 2025, la possibile classificazione dell’azienda come “rischio per la supply chain” della difesa e persino il ricorso al Defense Production Act (DPA), la legge che consente al governo di imporre la collaborazione alle imprese private per ragioni di sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante le possibili conseguenze, Anthropic ha rifiutato. Il CEO Dario Amodei <a href="https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/anthropic-il-grande-rifiuto-a-trump-che-ce-in-ballo/">ha confermato</a> che l’azienda non rimuoverà le salvaguardie che impediscono l’uso del modello per la sorveglianza di massa dei cittadini statunitensi e per il controllo di armi completamente autonome.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una decisione che porta ad una contrapposizione tra una delle principali aziende di IA e l’apparato della difesa americana, infatti, per comprenderne la portata, è necessario capire il contesto in cui si colloca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi tre anni l’IA di frontiera è passata da tecnologia sperimentale a infrastruttura critica. I modelli linguistici di grandi dimensioni non sono più strumenti di supporto operativo, ma piattaforme cognitive integrate nei flussi decisionali: analisi di intelligence, simulazioni strategiche, pianificazione logistica, gestione di dati classificati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto si inserisce il contratto firmato nel luglio 2025 tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa, del valore di 200 milioni di dollari. Con quell’accordo, il governo americano ha iniziato a utilizzare <em>Claude </em>all’interno di reti classificate, cioè sistemi informatici che gestiscono informazioni riservate e sensibili per la sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Claude </em>è stato il primo modello IA generativa autorizzato a operare in questi ambienti protetti. Questo significa che l’IA non veniva più impiegata solo per attività sperimentali o di supporto esterno, ma entrava direttamente nei processi interni della difesa: analisi dei dati, supporto alle decisioni, gestione di informazioni strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Proprio perché <em>Claude </em>era già entrato nei sistemi classificati della difesa, la questione delle limitazioni incorporate nel modello è diventata centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da qui prende forma la richiesta del Pentagono.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si trattava di un semplice aggiornamento tecnico o di un ampliamento marginale del contratto, ma di una modifica sostanziale della <em>governance</em> del modello: chi decide cosa l’IA può o non può fare?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Dipartimento della Difesa ha chiesto che Claude fosse disponibile per “tutti gli usi leciti”, eliminando le restrizioni interne inserite da Anthropic. In sostanza, il governo chiedeva che fosse la legge e non il codice a stabilire il perimetro di utilizzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In concreto, le barriere da rimuovere riguardavano due ambiti ben definiti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’impossibilità di utilizzare il modello per attività di <em>sorveglianza di massa</em> sul territorio nazionale;</li>



<li>il divieto di impiego in <em>sistemi d’arma completamente autonomi</em>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In termini istituzionali, la posizione del Pentagono risulta coerente: l’onere giuridico dell’uso di uno strumento tecnologico ricade su chi lo impiega. Se un utilizzo è conforme alla legge, non dovrebbe essere un limite tecnico preimpostato a impedirne l’attuazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il nodo centrale, però, emerge proprio in questo passaggio. Accettare la richiesta avrebbe significato spostare il controllo dall’architettura etica del modello alla piena discrezionalità dell’apparato militare. Il fornitore non avrebbe più esercitato alcun ruolo di garanzia preventiva, trasformandosi in un semplice erogatore di capacità tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È qui che si colloca la <a href="https://www.anthropic.com/news/statement-department-of-war">scelta</a> di Anthropic.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le ragioni del rifiuto: affidabilità tecnica e responsabilità sistemica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anthropic ha costruito la propria identità su un principio preciso: i modelli di frontiera devono essere sviluppati con limiti incorporati, non delegati esclusivamente all’utente. Per questo il rifiuto non è stato presentato come una presa di posizione ideologica, ma come una valutazione fondata su due livelli di analisi distinti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>1. Livello tecnico-operativo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’azienda sostiene che l’attuale stato dell’arte dell’AI non garantisce un livello di affidabilità sufficiente per l’integrazione in sistemi d’arma autonomi. In scenari ad alta complessità, la probabilità di errore non è eliminabile. E in un contesto letale, anche un errore statisticamente marginale può avere effetti irreversibili: fuoco amico, escalation involontaria, compromissione di missioni strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>2. Livello istituzionale e costituzionale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sul versante della sorveglianza, Anthropic ritiene che l’uso dell’IA per aggregare dati su larga scala possa alterare l’equilibrio tra sicurezza e libertà civili, soprattutto in assenza di una normativa specifica sull’IA applicata alla sicurezza interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo senso, l’azienda si assume un ruolo para-regolatorio: inserisce nel modello limiti che il legislatore non ha ancora codificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La dichiarazione del CEO Dario Amodei  che <a href="https://www.anthropic.com/news/statement-department-of-war">ha definito</a> “intrinsecamente contraddittorie” le minacce del Pentagono evidenzia il paradosso: un’azienda considerata al tempo stesso rischio per la sicurezza e indispensabile alla sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Implicazioni economiche e strategiche</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il contratto da 200 milioni di dollari è solo la parte più visibile della vicenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto più delicato riguarda l’ipotesi di classificare Anthropic come “rischio per la supply chain” della difesa. È una misura che di solito viene applicata a soggetti considerati vicini a potenze straniere ostili. Usarla nei confronti di un’azienda americana per una divergenza sull’uso dell’intelligenza artificiale segnerebbe un cambio di passo nei rapporti tra governo e imprese tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze potrebbero essere concrete. Gli investitori potrebbero diventare più cauti nel finanziare aziende che operano nel settore della difesa tecnologica. Le startup di intelligenza artificiale potrebbero evitare di imporre limiti rigidi ai propri modelli per non esporsi a pressioni istituzionali. E, soprattutto, il governo potrebbe rivolgersi con maggiore rapidità a fornitori più disponibili ad accettare le condizioni richieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non è un caso che, proprio mentre lo scontro era in corso, OpenAI abbia <a href="https://x.com/sama/status/2027578652477821175?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2027578652477821175%7Ctwgr%5E7e113a4024442beac09fc400d4ab0edd84a546ae%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Festeri%2F26_febbraio_28%2Fopenai-accordo-con-pentagono-per-impiego-nostri-modelli-e6045e83-5097-4eb6-940b-8c8f5c9d1xlk.shtml">annunciato </a>un accordo con il Dipartimento della Difesa per operare sulle reti classificate. In un settore strategico come questo, gli spazi lasciati liberi vengono rapidamente occupati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il caso Anthropic va oltre la semplice cronaca. La domanda che pone è: può un’azienda imporre limiti etici alla propria tecnologia anche di fronte a una richiesta del governo? E fino a che punto lo Stato può chiedere la rimozione di barriere inserite nel codice?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A rendere la vicenda ancora più importante è il tema della sorveglianza. L’intelligenza artificiale può rafforzare la capacità preventiva dello Stato, analizzando grandi quantità di dati su movimenti, comunicazioni e comportamenti. Ma lo stesso strumento, se utilizzato su larga scala, può incidere in modo significativo sulla privacy e sulle libertà individuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque occorre chiedersi fino a che punto l’intelligenza artificiale possa essere integrata nei meccanismi della sicurezza evitando di trasformarsi in uno strumento di controllo permanente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217; impatto sociale dell’IA</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/02/25/l-impatto-sociale-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 12:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Trasformazione Digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=13784</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta trasformando non solo la tecnologia, ma il lavoro, l’identità e gli equilibri sociali. Oltre il mito della singolarità, la vera sfida riguarda il senso che attribuiamo al valore umano nell’era dell’automazione cognitiva.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una corsa alla potenza, tra processori più rapidi, modelli sempre più grandi e quantità di dati imponenti. Ma ridurre tutto a una sfida tecnologica significa perdere di vista ciò che sta davvero cambiando.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si tratta soltanto di tecnologia. L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui lavoriamo, il valore che attribuiamo alle competenze maturate nel tempo e perfino la percezione del ruolo umano nei processi decisionali e creativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, nel dibattito pubblico, la discussione continua a muoversi tra due estremi ovvero tra entusiasmo messianico e allarmismo apocalittico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da una parte c’è chi immagina un futuro di abbondanza automatizzata, produttività senza precedenti e lavoro alleggerito. Dall’altra chi intravede la fine di intere professioni, se non una progressiva marginalizzazione dell’essere umano. Al centro di questa polarizzazione prende forma un concetto tanto evocativo quanto ambiguo, la cosiddetta <em>singolarità</em>, l’ipotesi di un momento in cui le macchine supererebbero definitivamente l’intelligenza umana, generando un’accelerazione autonoma e imprevedibile del progresso tecnologico</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>La costruzione di un immaginario</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lungo le autostrade della Silicon Valley compaiono cartelloni che annunciano che “la singolarità è qui” o che “l’umanità ha fatto una bella corsa”. Non sono soltanto provocazioni pubblicitarie. Sono il segnale di un’operazione simbolica più ampia, attraverso cui alcune grandi aziende tecnologiche contribuiscono a costruire un immaginario collettivo in cui la macchina non è più uno strumento avanzato, ma il nuovo centro di gravità dell’intelligenza.<br>Come <a href="https://www.natesilver.net/p/the-singularity-wont-be-gentle">ha osservato</a> Nate Silver nel suo blog <em>Silver Bulletin</em>, la narrazione sull’intelligenza artificiale tende spesso a oscillare tra hype e catastrofismo, contribuendo a rafforzare aspettative estreme che non sempre trovano riscontro nell’analisi empirica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad oggi, la maggior parte della comunità scientifica concorda sul fatto che né l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) né la <em>singolarità </em>rappresentino traguardi raggiunti o imminenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano ipotesi teoriche, spesso accompagnate da interessi economici e da una retorica che tende ad amplificare le aspettative ben oltre le capacità attuali della tecnologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Forse è più utile ricondurre l’intelligenza artificiale dentro la storia lunga delle innovazioni che hanno trasformato la società, dalla stampa alla macchina a vapore, dall’elettricità a Internet. Ogni svolta tecnologica ha ridefinito equilibri di potere, modelli produttivi e relazioni sociali senza assumere per questo una dimensione metafisica. Considerare l’IA una tecnologia “normale” non significa ridimensionarne l’impatto, ma sottrarla alla mitologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ciò che rende questa trasformazione diversa dalle precedenti è piuttosto il suo oggetto. Non interviene soltanto sul lavoro manuale o sulla circolazione dell’informazione. Interviene su ciò che per secoli è stato considerato il tratto distintivo dell’umano, la capacità cognitiva, linguistica e creativa. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’automazione non si limita più a sostituire il braccio, ma entra nei territori della mente, dunque la questione non è se le macchine pensino davvero, ma è capire che cosa stiano riflettendo quando sembrano farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’IA come specchio dell’umano</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Esperimenti come <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/feb/10/human-robot-singularity-govern-ai"><em>Moltbook</em></a> le piattaforme in cui agenti artificiali interagiscono tra loro, spesso presentati come indizi di una coscienza emergente delle macchine, si rivelano rielaborazioni di contenuti culturali prodotti dagli esseri umani, poiché i modelli linguistici su cui si basano non fanno che aggregare e ricombinare dati, narrazioni e rappresentazioni esistenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come ha <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/feb/10/human-robot-singularity-govern-ai">sottolineato </a>Samuel Woolley in un articolo pubblicato sul <em>The Guardian</em>, quando questi sistemi discutono di religione, di potere o di scenari distopici, essi non manifestano le proprie intenzioni, ma riflettono l’immaginario collettivo che li ha addestrati, dimostrando così che la loro “voce” è una proiezione delle nostre stesse tensioni culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se dunque la <em>singolarità </em>non è un evento già compiuto, ciò non significa che la trasformazione in corso sia irrilevante; al contrario, il cambiamento più significativo riguarda il modo in cui l’automazione cognitiva interviene sul lavoro, inteso non soltanto come fonte di reddito ma come elemento di riconoscimento sociale e di costruzione identitaria, poiché attraverso il lavoro l’individuo non si limita a produrre valore economico, ma acquisisce status, appartenenza e una narrazione coerente di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le precedenti <em>rivoluzioni industriali </em>hanno colpito prevalentemente il lavoro manuale, generando conflitti durissimi ma anche nuovi equilibri tra capitale e lavoro; l’attuale ondata tecnologica, invece, investe professioni intellettuali e creative, mettendo in discussione quella parte di persone che avevano interiorizzato l’idea di essere relativamente al riparo dall’automazione, e producendo così un senso diffuso di vulnerabilità che non si esaurisce nella paura della disoccupazione, ma si estende alla percezione di una possibile irrilevanza delle competenze accumulate nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Amazon, <a href="https://edition.cnn.com/2026/01/28/tech/amazon-layoffs-ai">ha annunciato</a> circa 16.000 nuovi licenziamenti dopo un precedente taglio di 14.000 posizioni corporate, collegando la riorganizzazione interna alla necessità di competere nel campo dell’intelligenza artificiale. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come riportatato da diverse testate econonimche internazionali  tra cui il <em>Wall Street Journal</em>, il CEO Andy Jassy <a href="https://www.wsj.com/tech/ai/amazon-ceo-says-ai-will-lead-to-job-cuts-5401ab17?utm_source=chatgpt.com">ha esplicitamente</a> attribuito la riorganizzazione all’impatto degli agenti IA e dei sistemi generativi, sostenendo che alcune mansioni saranno progressivamente automatizzate mentre emergeranno nuove funzioni ad alta specializzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo quadro, in settori specifici come quello giornalistico, la trasformazione <a href="https://www.interskills.it/2025/08/23/come-cambia-il-nostro-lavoro-con-lia/">non riguarda </a>soltanto la riduzione dei costi o l’ottimizzazione dei processi, ma la ridefinizione stessa del lavoro. L’intelligenza artificiale non si limita a sostituire alcune attività: ne modifica la struttura, automatizza compiti ripetitivi, accelera le fasi decisionali e sposta il baricentro del valore verso competenze strategiche, interpretative e relazionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La vera differenza non è più tra occupazione e disoccupazione, ma tra chi è in grado di integrare l’IA nei propri flussi operativi e chi rischia di subirla come fattore esterno, perdendo progressivamente centralità professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si tratta di un episodio isolato, ma di un indicatore. L’automazione cognitiva non elimina soltanto posti di lavoro: ridisegna le catene del valore, comprime i livelli intermedi, concentra competenze strategiche in nodi altamente specializzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto, la narrazione di una “<em>singolarità gentile”</em>, secondo cui l’intelligenza artificiale si limiterebbe a potenziare l’essere umano senza generare fratture sociali significative, appare eccessivamente ottimistica, poiché trascura il fatto che le transizioni tecnologiche tendono a redistribuire il potere in modo asimmetrico, favorendo inizialmente coloro che controllano le infrastrutture e i capitali necessari allo sviluppo dei nuovi strumenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il rischio non è tanto l’immediata scomparsa di intere categorie professionali, quanto una progressiva polarizzazione tra chi possiede competenze e accesso ai sistemi avanzati e chi ne subisce passivamente gli effetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Oltre la tecnologia, la questione del senso</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La questione assume una dimensione propriamente sociologica, infatti, non si tratta di stabilire se le macchine diventeranno più intelligenti degli esseri umani, ma di comprendere come la diffusione di sistemi automatizzati modifichi le relazioni sociali, la distribuzione delle opportunità e la percezione del valore umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se una società finisce per misurare la dignità esclusivamente in termini di produttività, allora ogni innovazione che aumenti l’efficienza tecnica potrà tradursi in una svalutazione simbolica di coloro che risultano sostituibili, generando frustrazione, disaffezione politica e conflitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa prospettiva, governare l’intelligenza artificiale significa riconoscere che essa non è un destino inevitabile ma una costruzione sociale, plasmata da decisioni normative, investimenti pubblici e privati, orientamenti culturali e pressioni collettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La singolarità non è un punto di arrivo tecnologico già raggiunto, né un evento imminente, ma una potente metafora che rischia di distogliere l’attenzione dalla questione centrale, ovvero <strong><em>quale tipo di società vogliamo costruire in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale amplifica capacità, accelera processi e riorganizza il lavoro</em></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Finché questa domanda resterà irrisolta, il futuro non sarà scritto dalle macchine, ma probabilmente sarà il risultato fragile, conflittuale, sempre reversibile delle scelte che gli umani sapranno, o non sapranno, compiere.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tre verità umane in un’era algoritmica</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/01/29/tre-verita-umane-in-unera-algoritmica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 14:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni e analisi]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Media Digitali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=13588</guid>

					<description><![CDATA[Il report Media Trends 2026 di Dentsu individua tre “verità umane” che restano centrali anche nell’era degli algoritmi.
Semplicità, relazione e qualità dei contenuti diventano elementi chiave per ricostruire fiducia.
Il futuro dell’informazione passa dalla capacità di mantenere un giudizio umano consapevole.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il panorama dell’informazione non è più dominato solo dalle grandi piattaforme social o dai motori di ricerca tradizionali. L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, la frammentazione del pubblico e il cambiamento delle abitudini di ricerca hanno messo in discussione modelli che per anni sono sembrati solidi.<br>È all’interno di questo contesto che si colloca <em><a href="https://www.dentsu.com/reports/n2026_media_trends_report">Media Trends 2026 – Human Truths in the Algorithmic Era</a></em>, il report pubblicato da <strong>Dentsu</strong>, società internazionale giapponese attiva nei settori della pubblicità, del marketing e della comunicazione, con sede a Tokyo e una presenza operativa in oltre 145 Paesi</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il documento propone una lettura strategica dei mutamenti in atto nell’ecosistema dei media e della comunicazione, rivolta in primo luogo a brand, inserzionisti e operatori del mercato. Il report si basa su un’analisi che combina dati proprietari del gruppo Dentsu, ricerche di mercato quantitative e qualitative, studi sui comportamenti dei consumatori e insight elaborati dagli strategist del network, offrendo una visione articolata dei trend emergenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il concetto centrale è che, in una fase di accelerazione tecnologica senza precedenti, ciò che tende a rimanere relativamente stabile sono i comportamenti umani. Le tecnologie evolvono rapidamente, mentre bisogni, aspettative e modalità di relazione delle persone cambiano con maggiore lentezza. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È su questo scarto temporale che Dentsu individua le cosiddette <em>human truths</em>, intese come punti di ancoraggio interpretativo in un ambiente sempre più dominato da algoritmi, automazione e processi opachi. Il rischio che emerge è che le logiche algoritmiche, se adottate in modo acritico, finiscano per influenzare non solo i modelli di business, ma la funzione stessa dell’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa direzione si inserisce il contributo di Mohammad El Hawary, direttore editoriale di Al-Fanar Media, piattaforma giornalistica indipendente focalizzata su scienza, conoscenza e media nel mondo arabo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">El Hawary <a href="https://al-fanarmedia.org/2026/01/human-truths-in-an-algorithmic-age-why-journalism-must-remain-human-centred/">afferma </a>che il rischio principale non è che l’intelligenza artificiale sostituisca i giornalisti, quanto piuttosto che il giornalismo finisca per adattarsi alle logiche delle macchine, rinunciando progressivamente alla propria voce per produrre contenuti sempre più rapidi, standardizzati e prevedibili. In questo caso si può notare come l’adozione acritica delle logiche algoritmiche possa incidere non solo sui modelli di business, ma sulla funzione stessa dell’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per evitare questa distorsione, diventa necessario riaffermare ciò che distingue il giornalismo di qualità ovvero alcune “verità umane” che, anche in un’epoca dominata dall’automazione, possono e devono continuare a orientare le scelte editoriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verità 1: &nbsp;Siamo Semplici finché non diventiamo Complessi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un flusso costante di stimoli, notifiche e informazioni, le persone  per necessità tendono a cercare scorciatoie cognitive. L’attenzione è una risorsa limitata e, quando viene continuamente sollecitata, il bisogno di semplicità e immediatezza diventa una forma di autodifesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È su questa dinamica che fanno leva gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale e gli agenti automatizzati: offrono risposte istantanee, riducono i passaggi intermedi, semplificano le decisioni quotidiane. Dal punto di vista dell’utente, il vantaggio è evidente, ovvero, meno tempo speso, meno fatica richiesta, più efficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma quando la semplificazione diventa sistematica, rischia di produrre l’effetto opposto, ridurre troppo la complessità non sempre significa migliorare l’esperienza, spesso la rende più povera. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel mondo dell’informazione, il giornalismo oggi opera in un contesto fortemente influenzato dagli algoritmi, dalle logiche di indicizzazione e dalla competizione per l’attenzione. L’ottimizzazione per i motori di ricerca, i riassunti automatici e la standardizzazione dei formati spingono verso contenuti rapidi, facilmente riconoscibili e subito fruibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma l’informazione non è,  e non può essere, solo sintesi. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il lavoro giornalistico implica verifica, contestualizzazione, collegamento tra i fatti e responsabilità editoriale. Tutti elementi che richiedono tempo, mediazione e una certa dose di complessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È qui che entra in gioco il cosiddetto <em>paradosso della fruizione facile</em>: l’idea che eliminare ogni forma di resistenza o profondità non renda necessariamente l’esperienza migliore. In realtà, ciò che rende un contenuto solido, affidabile e memorabile è proprio il fatto che richieda attenzione, tempo e partecipazione. Una complessità ben dosata non è un ostacolo, ma un valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcune testate scelgono di non assecondare la spinta alla semplificazione estrema. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È il caso di <em>Al-Fanar Media</em>, piattaforma indipendente con un forte impegno nella divulgazione scientifica e culturale nel mondo arabo. Invece di puntare sulla rapidità del consumo, investe in analisi approfondite, reportage di lunga durata e contenuti che richiedono tempo per essere letti e compresi. Perché non tutte le storie possono essere semplificate senza perdere significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, il nodo centrale, dunque, non è rifiutare l’intelligenza artificiale, ma comprendere come e dove utilizzarla, senza sacrificare ciò che rende il giornalismo davvero rilevante.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verità 2: Siamo Animali Sociali </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se la prima verità individuata dal report riguarda il bisogno di semplicità come risposta alla complessità tecnologica, la seconda sposta lo sguardo su un altro pilastro fondamentale dell’esperienza umana: <strong>la relazione</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un mondo in cui le interazioni avvengono sempre più attraverso schermi, piattaforme e intelligenze artificiali, il bisogno di connessione non si è affievolito. Al contrario, è diventato ancora più urgente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le persone continuano a cercare legami autentici, momenti di confronto, occasioni per sentirsi parte di una comunità. Condividere esperienze, riconoscersi in un gruppo, costruire appartenenze, tutto ciò resta centrale. E, paradossalmente, cresce proprio in risposta a un ambiente che tende a rendere i rapporti più impersonali e frammentati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo, da sempre, ha avuto un ruolo chiave in questa dimensione sociale. Prima che fossero gli algoritmi a decidere cosa vedere e cosa ignorare, le notizie non si limitavano ad essere lette ma erano discusse nei bar, nelle scuole, nei circoli culturali. L’informazione viveva dentro uno spazio collettivo, contribuendo alla formazione di un’opinione pubblica attiva e plurale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi, però, questo spazio di confronto si è trasformato. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nell’ecosistema digitale attuale, sono le piattaforme a stabilire quali contenuti diventano visibili. Il risultato è una crescente frammentazione: comunità autoreferenziali, sempre più chiuse al dissenso e alla complessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il report interpreta questa trasformazione come una sfida, ma anche come un’opportunità. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se da un lato i media rischiano di rincorrere le metriche di coinvolgimento, adattandosi ai meccanismi delle piattaforme, dall’altro possono scegliere una strada diversa, ovvero <strong>tornare a essere spazi di relazione</strong>, non solo canali di distribuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo significa ripensare formati e linguaggi, privilegiare contenuti che favoriscano il dialogo, la continuità e il senso di appartenenza, come newsletter tematiche, community journalism, eventi editoriali, iniziative che ristabiliscano un contatto diretto tra chi produce informazione e chi la riceve. In un ambiente dominato da logiche algoritmiche, la relazione umana può tornare ad essere un <strong>fattore strategico</strong>, non un semplice retaggio del passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verità 3: Non &#8220;Leggiamo&#8221; la Pubblicità </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il pubblico non ha smesso di leggere le notizie né di prestare attenzione ai messaggi dei brand. Ha smesso, piuttosto, di dedicare tempo a contenuti che non percepisce come rilevanti. In un ambiente informativo sempre più affollato, le persone scelgono con maggiore attenzione cosa leggere, guardare o ignorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa dinamica non è nuova, ma oggi è diventata più evidente. Già negli anni Sessanta il pubblicitario statunitense <strong>Howard Luck Gossage</strong> osservava che «nessuno legge la pubblicità; le persone leggono ciò che le interessa e, a volte, si tratta di un annuncio». Un’intuizione che anticipa un comportamento oggi amplificato dalla sovrabbondanza di contenuti digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’ecosistema informativo contemporaneo è segnato da fenomeni come il <em>doomscrolling</em>, la fruizione compulsiva di contenuti spesso negativi, e dalla diffusione dell’<em>AI slop</em>, ovvero contenuti generati automaticamente, ripetitivi e di bassa qualità. In questo contesto, l’attenzione non è semplicemente limitata: viene attivamente difesa dal pubblico, che sviluppa strategie di selezione sempre più rigide.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo atteggiamento si traduce in un rifiuto del “giornalismo vuoto”: notizie superficiali, sensazionalistiche o ripetitive, che finiscono per indebolire il valore dell’informazione. Per le testate e per i brand, rispondere a questa crisi non significa aumentare il volume dei contenuti. Al contrario, puntare sulla quantità rischia di alimentare una spirale regressiva che riduce l’efficacia dei messaggi e contribuisce all’inquinamento informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come evidenziato dal report, il 2026 potrebbe segnare un passaggio importante: dall’ossessione per la saturazione a un approccio più attento alla qualità, alla rilevanza e alla capacità dei contenuti di generare un impatto duraturo. In questo scenario, non è il formato a fare la differenza, ma la profondità dell’esperienza che un contenuto riesce a offrire.</p>
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