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	<title>#aiact &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>Intelligenza Artificiale: informare i lettori?</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/11/13/intelligenza-artificiale-informare-i-lettori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[SØØn382024]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio dell'Università di Amsterdam esplora la trasparenza nell'uso dell'IA nel giornalismo, evidenziando che i lettori olandesi desiderano essere informati sull'impiego dell'IA. Tuttavia, sapere che un contenuto è generato dall'IA può aumentare la sfiducia nei media. L'AI Act impone parziali obblighi di disclosure per i media, ma restano incertezze sulle pratiche ottimali di trasparenza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Uno <a href="https://www.aim4dem.nl/ai-disclosures-project/">studio</a> condotto dal laboratorio AI, Media and Democracy dell&#8217;Università di Amsterdam esamina il tema della trasparenza nell’uso dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) nel giornalismo, concentrandosi sulla prospettiva e sui bisogni del pubblico in merito a come e quando debba essere dichiarato l’impiego dell’IA nella creazione di contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La ricerca, basata su focus group con cittadini olandesi, rivela che i lettori desiderano essere informati sull’uso dell’IA nei contenuti giornalistici, ma esprime anche il timore che queste dichiarazioni, se non gestite in modo accurato, possano ridurre la fiducia nei media.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Utilizzo dell’IA nel giornalismo e necessità di trasparenza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi anni, i media hanno sperimentato un impiego crescente dell’intelligenza artificiale in vari processi giornalistici: dalla creazione di post per i social media alla redazione di titoli e bozze di articoli. Secondo <a href="https://www.researchgate.net/publication/379668724_Generative_AI_in_Journalism_The_Evolution_of_Newswork_and_Ethics_in_a_Generative_Information_Ecosystem">un’indagine di Associated Press</a>, l’IA è usata prevalentemente per la produzione di contenuti, affiancando attività come traduzioni e raccolta delle informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le tecnologie di GenAI, spesso fornite da giganti tecnologici come OpenAI, Google e Microsoft, stanno diventando sempre più parte integrante del lavoro redazionale. Tuttavia, questa dipendenza dalle grandi piattaforme e l’espansione dell’IA sollevano domande etiche e operative: le testate dovrebbero informare il pubblico sull’uso dell’IA?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E quali modalità di trasparenza si rivelano più efficaci?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’AI Act: Regolamentazione europea e ambiguità per il settore dei media</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A livello normativo, l’Unione Europea ha introdotto l’AI Act, un regolamento che, tra le altre misure, stabilisce alcuni obblighi di disclosure per i contenuti creati o manipolati attraverso IA. Tuttavia, il settore dei media gode di alcune deroghe. Per i contenuti di interesse pubblico creati o modificati con IA, come i deepfake audiovisivi, è obbligatorio segnalare l&#8217;uso della tecnologia, ma questo obbligo di disclosure è mitigato se il contenuto ha subito una revisione umana e se esiste una chiara responsabilità editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In pratica, per i media non vige un obbligo generalizzato di dichiarare l’uso dell’IA, in quanto il regolamento non considera l’industria dei media ad alto rischio e non impone quindi misure stringenti di trasparenza o di progettazione responsabile. Questa zona grigia crea incertezze sui comportamenti da adottare per garantire la fiducia del pubblico senza compromettere la libertà di espressione e l’indipendenza editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Desiderio di trasparenza: l&#8217;opinione del pubblico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante l’assenza di un obbligo legale specifico, la domanda fondamentale è se il pubblico percepisca i contenuti generati dall’IA come diversi rispetto a quelli prodotti da giornalisti umani e se ritenga questa trasparenza necessaria. I risultati delle ricerche in merito sono contraddittori. Da un lato, i contenuti etichettati come creati da IA sono spesso percepiti come più oggettivi e accurati, poiché privi di emozioni o opinioni soggettive. Tuttavia, altri studi rilevano che i lettori sono spesso scettici nei confronti dei contenuti generati dall’IA, vedendoli come meno credibili rispetto a quelli prodotti da esseri umani. Questa diffidenza è legata anche alla percezione dell&#8217;IA come una “scatola nera” che manca di valori giornalistici tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Uno dei fenomeni più rilevanti emersi è il cosiddetto &#8220;paradosso della disclosure&#8221;: i lettori desiderano essere informati dell’uso dell’IA, ma sapere che un contenuto è generato dall’IA può contemporaneamente aumentare la diffidenza nei confronti di tale contenuto. Questo dualismo rende complesso per le testate stabilire le migliori pratiche per le dichiarazioni di utilizzo dell’IA.</p>
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