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	<title>Artificial Agency &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>L&#8217;intelligenza artificiale è intelligente ?</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/03/05/lintelligenza-artificiale-e-intelligente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 07:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Agency]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[luciano floridi]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012025]]></category>
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					<description><![CDATA[L’IA non è davvero "intelligente", ma un agente esecutivo che elabora dati attraverso modelli statistici. Secondo Luciano Floridi e Anna Nobre, attribuirle capacità cognitive umane è un errore derivante anche dall’uso di un linguaggio inappropriato. Floridi introduce il concetto di "Artificial Agency" mostrando che l’IA può supportare diverse attività ma senza comprendere la realtà.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale è davvero intelligente? Oppure stiamo cadendo in un grande equivoco?<br>Secondo il filosofo Luciano Floridi e la neuroscienziata cognitiva Anna Christina Nobre, la nostra società sta commettendo un errore di fondo: attribuire alle macchine capacità cognitive che non hanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo fenomeno non è nuovo, si chiama <em>antropomorfismo,</em> ovvero la tendenza a vedere caratteristiche umane come intenzioni, emozioni e capacità di comprensione, in ciò che umano non è. Succede con gli animali, con gli oggetti e oggi maggiormente con l’IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo uno <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s11023-024-09670-4">studio </a>di Anna Nobre, il fraintendimento in questione ha origine anche dall’utilizzo di un linguaggio inappropriato e, quindi, fuorviante.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’autrice parla di “conceptual borrowing”, il fenomeno secondo cui l’IA prende in prestito termini dalla scienza cognitiva e dalla neuroscienza, come “apprendimento”, “attenzione” e persino “allucinazione”, creando l’illusione che l&#8217;IA funzioni come la mente umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, l’IA non apprende come noi, ma elabora dati attraverso modelli statistici. Non presta attenzione nel senso umano del termine, ma assegna pesi ai dati in base a formule matematiche, e quando sbaglia, non ha vere allucinazioni, ma semplicemente produce errori di output.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora, se non è intelligente, come possiamo definirla ?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Luciano Floridi nel suo recente <a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=5135645">studio</a>, propone una nuova prospettiva: più che parlare di intelligenza artificiale, dovremmo considerarla una nuova forma di agency, ovvero la capacità di agire in autonomia, ma senza possedere coscienza o intenzionalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;IA non pensa, non comprende e non prende decisioni nel senso umano del termine, ma segue algoritmi predefiniti e schemi di apprendimento basati su correlazioni statistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Floridi distingue due tesi contrapposte:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Artificial Realisability of Intelligence </strong>(ARI), secondo cui si dovrebbe ampliare la definizione base di intelligenza per includere anche quella artificiale.</li>



<li><strong>Multiple Realisability of Agency </strong>(MRA), secondo cui si dovrebbe ampliare la nozione di agency per includere anche forme artificiali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;autore sostiene che la seconda tesi (MRA) sia più solida, poiché evita interpretazioni antropomorfiche e fraintendimenti sulla natura dell’IA. Secondo lui, attribuire &#8220;intelligenza&#8221; all’IA è fuorviante, mentre riconoscerla come una nuova forma di &#8220;Artificial Agency&#8221; (AA) consente di comprenderne meglio il funzionamento, le capacità e i limiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;AA si basa su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Obiettivi programmati:</strong> L&#8217;IA è progettata per raggiungere obiettivi specifici definiti dagli esseri umani, attraverso dei prompt.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Adattamento guidato dai dati:</strong> L&#8217;IA impara dai dati, identificando modelli e ottimizzando le proprie azioni di conseguenza.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Capacità operative uniche:</strong> L&#8217;IA può elaborare enormi quantità di dati, operare ininterrottamente e svolgere più compiti contemporaneamente.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se l’IA non è intelligente, ma solo un agente esecutivo, le sue <a href="https://www.odg.it/ho-visto-cose-che-voi-umani-non-siamo-ancora-a-blade-runner-per-il-momento/60381">implicazioni </a>nel campo giornalistico potrebbero rivelarsi significative, nello specifico:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Automazione delle notizie:</strong> Se l’IA è vista come un’agency, gli strumenti IA di generazione automatica del testo, sono semplicemente degli agenti esecutivi privi di comprensione e intenzionalità. Questo implica che il giornalismo non può delegare la responsabilità editoriale alle macchine.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Ruolo nei processi decisionali:</strong> L’IA utilizzata nell’analisi delle notizie, può aiutare nella selezione delle tematiche, ma non può decidere cosa sia rilevante o significativo per il dibattito pubblico. Il giornalismo richiede autonomia intellettuale e responsabilità editoriale, qualità che nessun algoritmo possiede.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Affidabilità e bias:</strong> I modelli di IA operando su modelli statistici sono soggetti ad elevato rischio di bias e distorsioni. Dunque, la supervisione umana è essenziale per garantire affidabilità e correttezza delle informazioni prodotte.</li>



<li><strong>Accountability e regolamentazione:</strong> Se l’IA è solo un agente senza coscienza, chi è responsabile del contenuto che produce? &nbsp;A tal proposito, Floridi introduce il concetto di “distributed morality”, secondo cui la responsabilità delle azioni dell’IA è distribuita tra sviluppatori, utenti e istituzioni.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’IA vista come un’agency, può essere un supporto, uno strumento potente per migliorare l’efficienza del lavoro giornalistico, ma non può sostituire l’essere umano nell’analisi e nella comprensione della realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel giornalismo, la narrazione degli eventi richiede più di una semplice aggregazione di dati, serve sensibilità, capacità critica, capacità di interpretazione ed un’etica professionale che le macchine non possiedono.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per quanto un articolo generato dall’IA possa essere grammaticalmente corretto e stilisticamente raffinato, mancherà sempre di quell’intuizione che nasce dall’esperienza maturata dal giornalista sul campo. Per tanto Floridi ci invita a vedere l’IA per quello che è realmente: uno strumento da utilizzare come supporto alle proprie attività, non un sostituto del pensiero umano.</p>
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