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	<title>aziende di ia &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>OpenAI vuole diventare un’azienda profit</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/09/18/openai-vuole-diventare-unazienda-profit/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 09:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni e analisi]]></category>
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		<category><![CDATA[SØØn012023]]></category>
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					<description><![CDATA[OpenAI prevede di diventare una società a scopo di lucro entro il 2025 per favorire la crescita, ma dovrà bilanciare profitti e impegno etico per mantenere la fiducia degli utenti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI prevede di trasformarsi da organizzazione no-profit a una società a scopo di lucro tradizionale entro il 2025. Lo ha rivelato Sam Altman, CEO di OpenAI, durante una riunione con il suo staff il 13 settembre. Questo cambiamento rappresenta una svolta non solo per l&#8217;azienda, ma per l&#8217;intero settore dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ricordiamo che OpenAI è stata fondata nel 2015 come no-profit con l’obiettivo di sviluppare un&#8217;intelligenza artificiale “a beneficio dell&#8217;umanità”. Già a giugno di quest’anno, come riportato da <a href="https://www.reuters.com/technology/artificial-intelligence/openai-ceo-says-company-could-become-benefit-corporation-information-2024-06-15/"><em>Reuters</em></a>, Altman aveva informato alcuni azionisti che la società stava esplorando la possibilità di modificare la propria struttura di governance per diventare una società a scopo di lucro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo <a href="https://fortune.com/2024/09/13/sam-altman-openai-non-profit-structure-change-next-year/"><em>Fortune</em></a>, la nuova direzione avvicinerà OpenAI ai modelli aziendali delle tradizionali imprese tecnologiche della Silicon Valley. Questo passaggio è motivato dalla necessità di garantire una crescita economica e tecnologica più sostenibile. La trasformazione permetterebbe a OpenAI di accedere a capitali significativamente più elevati, facilitando l&#8217;espansione, l&#8217;implementazione di progetti ambiziosi e l&#8217;accelerazione dello sviluppo di nuove tecnologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, la transizione a una struttura profittevole potrebbe comportare opportunità di guadagno anche per i suoi fondatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Dal 2019, OpenAI <a href="https://mashable.com/article/open-ai-moving-from-nonprofit-to-for-profit">opera come</a> una LLC (Limited Liability Company) con un modello di &#8220;capped-profit&#8221;, che le consente di generare profitti fino a un certo limite, per garantire che il denaro venga reinvestito in ricerca e sviluppo piuttosto che distribuito agli investitori. Questo modello ha attirato investitori come Microsoft, ma con il recente aumento delle entrate, raddoppiate nella prima metà del 2023 grazie agli abbonamenti a ChatGPT, i limiti di questo sistema sono diventati evidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo switch potrebbe sbloccare il pieno potenziale economico: si prospetta infatti che la valutazione dell&#8217;azienda potrebbe arrivare a 150 miliardi di dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tale scenario aprirebbe, forse, la strada a una quotazione in borsa, simile a quanto avvenuto per altre grandi aziende del settore come Nvidia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Una quotazione in borsa rappresenterebbe una novità significativa per il mercato finanziario, con il potenziale di influenzare profondamente l&#8217;intero settore dell&#8217;intelligenza artificiale e attirare maggiore attenzione su questo settore come motore economico e tecnologico del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, il passaggio a una struttura orientata al profitto comporta dei rischi. OpenAI ha sempre avuto un forte impegno verso la sicurezza e l&#8217;etica nello sviluppo dell&#8217;AI, mirando a creare tecnologie che promuovessero il benessere globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Se OpenAI, quindi, vorrà continuare ad essere una delle leader indiscusse nel campo dell’intelligenza artificiale e preservare la fiducia guadagnata tra i suoi utenti, dovrà mettere in atto una grande pianificazione strategica per garantire che i principi fondanti dell’azienda non vengano schiacciati dalle grosse pressioni del mercato basato sui profitti.</p>
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		<title>Le aziende di IA prendono i dati ovunque ed a qualsiasi costo: l’inchiesta del New York Times</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/04/09/le-aziende-di-ia-prendono-i-dati-ovunque-ed-a-qualsiasi-costo-linchiesta-del-new-york-times/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 07:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[SØØn152024]]></category>
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					<description><![CDATA[Il New York Times ha reso pubblica un'inchiesta dettagliata, esponendo come Microsoft e OpenAI avrebbero addestrato modelli di IA utilizzando dati "rubati" dal giornale, violando il diritto d'autore.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il New York Times, impegnato in una causa che farà la storia di questa problematica per violazione del diritto d’autore da parte di Microsoft ed OpenAI che avrebbero addestrato i propri modelli di IA con miliardi di dati “rubati” al giornale, ha lasciato quasi completamente fuori dal suo paywall e, quindi, accessibile a tutti, un’inchiesta in stile “New York Times” e quindi completa di dati tecnici, pareri scientifici e molte fonti interne alle aziende, dalla quale si evincono in primo luogo le modalità sostanzialmente illecite con cui le aziende di IA si appropriano dei dati presenti in rete.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"/>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In un mondo dove l&#8217;intelligenza artificiale sta definendo i confini dell&#8217;innovazione tecnologica, le aziende leader del settore si stanno impegnando in una ricerca incessante di dati digitali, vitali per l&#8217;evoluzione delle loro tecnologie. Giganti come OpenAI, Google e Meta sono al centro di un dibattito acceso, poiché le loro strategie di acquisizione dati sollevano questioni legali e etiche, come emerge da <a href="https://www.nytimes.com/2024/04/06/technology/tech-giants-harvest-data-artificial-intelligence.html">un&#8217;indagine approfondita condotta</a> dal <em>New York Times </em>dal titolo “Come i giganti della tecnologia smussano gli angoli per raccogliere i dati per l&#8217;A.I.” e dal sottotitolo ancora più esplicativo “OpenAI, Google e Meta hanno ignorato le politiche aziendali, alterato le proprie regole e discusso di aggirare le leggi sul copyright mentre cercavano informazioni online per addestrare i loro nuovi sistemi di intelligenza artificiale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il NYT ha svolto questa indagine basandosi su pareri di scienziati, dati noti e pubblici, e una grande quantità di fonti interne alle aziende che restano, per ovvi motivi, anonime.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’elemento centrale che emerge dall’analisi rappresenta forse la problematica più grande per tutti i sistemi di intelligenza artificiale: la carenza di dati per addestrare i modelli; carenza dovuta da un lato, alla effettiva voracità di questi sistemi i cui progressi sono direttamente collegati alla quantità di dati acquisiti in fase di addestramento, come dimostra la ricerca di Jared Kaplan della Johns Hopkins University, pubblicata nel gennaio 2020 che ha fornito un sostegno teorico a queste iniziative pratiche, suggerendo una correlazione diretta tra la quantità di dati di addestramento e l&#8217;efficacia dei modelli linguistici. Kaplan ha illustrato come i modelli di IA, simili agli studenti che apprendono da un maggior numero di libri, migliorano la loro precisione e capacità analitica con l&#8217;aumentare dei dati a loro disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;articolo di Kaplan ha fornito una prospettiva innovativa, mostrando che queste &#8220;leggi di scala&#8221; nell&#8217;IA hanno una precisione paragonabile a quelle osservate in campi come l&#8217;astronomia o la fisica, un confronto che ha sorpreso molti nel settore. Questa rivelazione ha portato a un nuovo mantra nell&#8217;IA: &#8220;La scala è tutto ciò di cui hai bisogno&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’altro limite alla possibilità di acquisire i dati per l’addestramento dei modelli viene, come ben evidenziato nell’articolo del <em>Times,</em> dall’insieme di norme e restrizioni varie che vanno dal diritto d’autore alla privacy e che pongono ostacoli che però non sembrerebbero aver fermato le grandi aziende protagoniste di questa corsa sfrenata a divorare tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel novembre 2020, OpenAI ha lanciato GPT-3, un modello formatosi su una quantità di dati senza precedenti nella storia dell&#8217;intelligenza artificiale: 300 miliardi di token. Questo progresso ha permesso a GPT-3 di eseguire compiti con una precisione eccezionale, creando post di blog, poesie e perfino programmando software.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nello sviluppo del suo modello di punta, GPT-4, OpenAI si è confrontata con la carenza di testi in inglese di alta qualità, un ostacolo significativo. Per superare questa barriera, secondo fonti interne ad OpenAI, i ricercatori avrebbero utilizzato Whisper, un avanzato strumento di riconoscimento vocale capace di trasformare l&#8217;audio in testo, per convertire i video di YouTube in testo, nonostante le preoccupazioni interne relative alla potenziale violazione delle direttive della piattaforma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa non è l&#8217;unica mossa audace nel settore: Meta ha contemplato l&#8217;acquisizione dell&#8217;editore Simon &amp; Schuster, un piano che avrebbe potuto garantirle un flusso costante di contenuti letterari di qualità. Tra le strategie valutate da Meta ci sono la negoziazione di licenze e l&#8217;acquisizione di editori per accedere a un maggiore volume di contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Google, d&#8217;altra parte, ha espanso i suoi orizzonti aggiornando i termini di servizio per integrare dati da Google Docs e Google Maps, una manovra strategica per arricchire le sue risorse informative per l&#8217;AI.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="672" height="277" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/04/Google-e-i-dati.png" alt="" class="wp-image-5776" style="width:677px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/04/Google-e-i-dati.png 672w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/04/Google-e-i-dati-300x124.png 300w" sizes="(max-width: 672px) 100vw, 672px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;urgenza di acquisire dati è palpabile, con previsioni che indicano una possibile scarsità di dati di alta qualità disponibili online entro il 2026. Questa situazione spinge le aziende a un consumo di dati senza precedenti, spesso al limite delle regolamentazioni vigenti. In questo contesto frenetico, figure come Sy Damle di Andreessen Horowitz evidenziano che l&#8217;addestramento su vasti insiemi di dati senza vincoli di licenza potrebbe essere l&#8217;unica via percorribile per mantenere il passo dell&#8217;innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10)">DeepMind, affiliato a Google, ha seguito pedissequamente queste indicazioni, spingendo i limiti con il modello Chinchilla, addestrato su 1,4 trilioni di token. Ma questa cifra è stata presto superata da altre innovazioni, come il modello Skywork cinese, addestrato su 3,2 trilioni di token, e PaLM 2 di Google, che ha sfiorato i 3,6 trilioni di token.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, questa frenetica corsa ai dati non è priva di complicazioni. L&#8217;uso massiccio di opere creative per addestrare questi modelli ha sollevato questioni legali, come evidenziato dalle azioni legali intraprese dal <em>Times</em> contro OpenAI e Microsoft per l&#8217;utilizzo di contenuti senza permesso. Questa situazione ha spinto oltre 10.000 entità a esprimere, negli Stati Uniti, le loro preoccupazioni al Copyright Office, avviando un ampio dibattito sui diritti d&#8217;autore nell&#8217;era digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Le aziende di spicco nel settore, tra cui Google e Meta, hanno dichiarato di utilizzare dati acquisiti legalmente, con Google che sottolinea l&#8217;uso di contenuti di YouTube secondo accordi con i creatori e Meta che vanta investimenti nell&#8217;intelligenza artificiale, utilizzando immagini e video da Instagram e Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Parallelamente, Google naviga in acque turbolente, confrontandosi con dilemmi legali riguardanti l&#8217;utilizzo dei dati di YouTube. Sebbene la politica interna di Google permetta l&#8217;uso dei dati per migliorare i servizi interni, rimane ambiguo se tali dati possano essere utilizzati per sviluppare servizi commerciali esterni. In questo contesto, Google ha valutato l&#8217;espansione dell&#8217;utilizzo dei dati degli utenti, esplorando l&#8217;integrazione di informazioni da Google Docs e altre app nelle iniziative di IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel tentativo di superare la penuria di dati, Altman ha proposto un approccio pionieristico: addestrare l&#8217;IA su dati sintetici generati dall&#8217;intelligenza artificiale stessa. Questa metodologia potrebbe offrire una soluzione alla dipendenza da dati protetti da copyright, benché presenti sfide tecniche significative, come il rischio di feedback loop che possono rinforzare errori e limitazioni nei modelli di IA.</p>
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