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	<title>Censura &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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		<title>IA e sorveglianza &#8220;politica&#8221;: il caso Yale</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/03/15/ia-e-sorveglianza-politica-il-caso-yale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 10:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Censura]]></category>
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		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012025]]></category>
		<category><![CDATA[sorveglianza]]></category>
		<category><![CDATA[Yale]]></category>
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					<description><![CDATA[L'Università di Yale sospende la ricercatrice Helyeh Doutaghi dopo accuse di legami con un gruppo pro-palestinese sanzionato dal governo, mosse da un sito "potenziato dall’IA". La giurista denuncia una decisione senza prove e parla di censura politica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi giorni, negli Stati Uniti si è intensificato il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nella diffusione delle informazioni online, soprattutto quando viene impiegata per monitorare individui in base alle loro presunte affiliazioni politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al centro della discussione si inserisce il <a href="https://www.nytimes.com/2025/03/12/us/yale-suspends-scholar-terrorism.html">caso di Helyeh Doutaghi</a>, esperta di diritto internazionale, ricercatrice associata e vicedirettrice del <em>Law and Political Economy Project</em> presso la Yale Law School. <br>La ricercatrice è stata sospesa dall&#8217;università dopo <a href="https://jewishonliner.org/p/member-of-us-designated-terror-group">un’inchiesta</a> pubblicata il 2 marzo 2025 sul sito di notizie <em>Jewish Onliner</em>, che la accusa di legami con l’organizzazione pro-palestinese Samidoun.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quest’ultima è stata inserita dal governo statunitense nella lista delle entità sanzionate per presunti collegamenti con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), considerato un gruppo terroristico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tre giorni dopo, il 5 marzo, Yale ha sospeso Doutaghi, impedendole l’accesso al campus e ai sistemi informatici dell’università. La decisione è stata presa senza che fossero fornite prove concrete e senza una verifica indipendente delle accuse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il nodo centrale della vicenda riguarda l’attendibilità delle informazioni diffuse da <a href="https://jewishonliner.org/"><em>Jewish Onliner</em></a>, che si presenta come un &#8220;hub online basato sull&#8217;intelligenza artificiale&#8221; per approfondimenti e aggiornamenti su questioni che riguardano la comunità ebraica. Tuttavia, non rivela i nomi dei suoi autori e non specifica in che modo utilizzi l&#8217;intelligenza artificiale per raccogliere informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come <a href="https://x.com/Helyeh_Doutaghi/status/1899906463742431616">afferma </a>l’avvocato di Doutaghi Eric Lee, a gennaio 2025, il quotidiano israeliano <em>Haaretz</em> aveva già messo in dubbio l’affidabilità del sito JO, descrivendolo come una piattaforma automatizzata che diffonde contenuti di parte, potenzialmente legata a gruppi governativi israeliani.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Vi è la possibilità che <em>Jewish Onliner</em> abbia raccolto e collegato informazioni prese online senza effettuare un adeguato lavoro di<a href="https://www.interskills.it/2024/05/31/la-disinformazione-online-con-l-intelligenza-artificiale/"> fact-checking,</a> aumentando così il rischio di diffusione di fake news e di utilizzo di tali informazioni per identificare e prendere di mira persone con opinioni non conformi al sistema politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Proprio questi dubbi hanno spinto Lee a intervenire già il 3 marzo, quando<a href="https://x.com/Helyeh_Doutaghi/status/1899906463742431616"> ha segnalato</a> a Yale la scarsa attendibilità della fonte e chiesto se l’università avesse condotto verifiche indipendenti prima di sospendere la sua cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Yale non ha mai risposto a queste domande, lasciando intendere che la decisione di sospendere la ricercatrice sia stata presa senza alcun controllo sulla veridicità delle accuse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 12 marzo, Doutaghi ha rotto il silenzio <a href="https://x.com/Helyeh_Doutaghi/status/1899906457530691615">pubblicando</a> un lungo post su <em>X</em> in cui ha definito la sua sospensione un caso esemplare di repressione politica. <br>Secondo la ricercatrice, l’uso dell’intelligenza artificiale per costruire accuse infondate rappresenta un pericolo per la libertà accademica e il diritto di esprimere opinioni critiche.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="875" height="623" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/dichiarazione-.webp" alt="" class="wp-image-11842" style="width:609px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/dichiarazione-.webp 875w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/dichiarazione--600x427.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/dichiarazione--300x214.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/dichiarazione--768x547.webp 768w" sizes="(max-width: 875px) 100vw, 875px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><strong>Figura 1</strong> – Screenshot del post di Helyeh Doutaghi sulla sua sospensione da Yale Law School per un discorso pro-palestinese.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel post, ha affermato che a seguito della pubblicazione dell’articolo è stata vittima di una serie di intimidazioni come minacce e attacchi online. Secondo lei, la sua sospensione è un chiaro segnale di come l’IA possa essere usata come arma per mettere a tacere chi sostiene posizioni critiche nei confronti dell’attuale politica statunitense in Medio Oriente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella parte finale della dichiarazione di Doutaghi, il suo avvocato ha aggiunto che Yale ha affidato l’indagine interna a un legale con legami con l’industria della difesa e con gruppi filo-israeliani, sollevando dubbi sull’imparzialità del procedimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="869" height="617" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/avvocato.webp" alt="" class="wp-image-11845" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/avvocato.webp 869w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/avvocato-600x426.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/avvocato-300x213.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/03/avvocato-768x545.webp 768w" sizes="(max-width: 869px) 100vw, 869px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><strong>Figura 2</strong> – Screenshot della dichiarazione dell&#8217;avvocato Eric Lee sulla sospensione di Helyeh Doutaghi.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La vicenda di Doutaghi si inserisce in uno scenario politico statunitense segnato da un inasprimento delle misure repressive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump <a href="https://gizmodo.com/yale-suspends-palestine-activist-after-ai-article-linked-her-to-terrorism-2000575148">ha intensificato</a> le misure contro studenti e attivisti filo-palestinesi. Il Dipartimento di Stato <a href="https://gizmodo.com/yale-suspends-palestine-activist-after-ai-article-linked-her-to-terrorism-2000575148">ha annunciato</a> di voler utilizzare l’intelligenza artificiale per monitorare i social media e identificare individui con posizioni critiche nei confronti della politica statunitense in Medio Oriente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre,gli studenti internazionali che esprimono opinioni non allineate rischiano la revoca del visto, mentre le <a href="https://gizmodo.com/state-department-will-use-ai-to-search-for-pro-hamas-students-to-deport-2000573143">università </a>che ospitano proteste filo-palestinesi subiscono tagli ai finanziamenti federali. Yale, ad esempio, è già stata inserita in una lista di 60 atenei a rischio di riduzione dei fondi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non è quindi da escludere che la sospensione di Doutaghi sia stata una mossa preventiva per evitare ulteriori attacchi politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo caso porta allo sviluppo di alcune riflessioni in merito all&#8217;utilizzo dell&#8217;IA nell&#8217;informazione: se le piattaforme basate sull&#8217;IA possono generare contenuti senza adeguati controlli, influenzando persino decisioni istituzionali, aumenta il rischio di un sistema in cui la libertà di espressione viene compromessa da accuse artificiali costruite da algoritmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La situazione diventa ancora più critica quando questa tecnologia viene impiegata per scandagliare la rete alla ricerca di presunti collegamenti politici sospetti, senza un adeguato fact-checking. Questo approccio rischia di trasformarsi in un meccanismo di sorveglianza digitale, dove chiunque può essere etichettato come una minaccia sulla base di associazioni arbitrarie e prive di fondamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa vicenda la stessa Doutaghi ritrova un parallelismo storico con il maccartismo degli anni ’50, quando intellettuali e accademici furono perseguitati per presunte simpatie comuniste. <br>Oggi, il meccanismo sembra essere lo stesso: le accuse non provengono più da documenti governativi, ma da algoritmi che rastrellano la rete alla ricerca di collegamenti sospetti, senza il controllo di verificatori umani.</p>
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		<title>Operación Retuit: l’IA per proteggere i giornalisti</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/11/19/operacion-retuit-lia-per-proteggere-i-giornalisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 15:51:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[SØØn392024]]></category>
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					<description><![CDATA[In Venezuela, il progetto "Operación Retuit" utilizza avatar IA per diffondere contenuti giornalistici su social media, proteggendo i giornalisti dalla repressione del governo Maduro. Grazie a brevi video condivisi su piattaforme come Instagram e WhatsApp, l’iniziativa combatte la censura e garantisce sicurezza per i giornalisti, attirando l’interesse internazionale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In <a href="https://theweek.com/media/how-ai-is-offering-journalists-protection-from-persecution-in-venezuela">Venezuela</a>, paese in cui la diffusione delle notizie è strettamente controllata dalla dittatura del governo Maduro, un gruppo di 20 &nbsp;organizzazioni mediatiche e circa 100 giornalisti, hanno iniziato a diffondere contenuti giornalistici in notiziari quotidiani letti da due avatar generati dall’IA, &#8220;La Chama&#8221; (la ragazza) e &#8220;El Pana&#8221; (il tizio). Successivamente, in formato di brevi clip video vengono condivisi sui social media, in particolare <a href="https://www.instagram.com/stories/highlights/18153412096320305/">Instagram</a>, Facebook e WhatsApp rendendo la comunicazione più immediata e difficile da tracciare per il governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo progetto è stato chiamato “Operación Retuit”, ed ha l’obiettivo di informare il pubblico senza esporre i giornalisti alla dura repressione governativa.</p>



<figure class="wp-block-video aligncenter"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/11/Venezuela-retweets.mp4"></video><figcaption class="wp-element-caption"><em>Video presentazione degli avatar AI di Operaciòn Retuit</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A seguito della sua controversa rielezione lo scorso luglio, contestata dall&#8217;opposizione e considerata fraudolenta da molti osservatori internazionali, il governo ha intensificato la persecuzione dei giornalisti critici incrementando la censura sui media tradizionali, bloccando l&#8217;accesso ai siti web di notizie non in linea con il governo e minacciando la sospensione di programmi radiofonici e televisivi che esprimono contenuti critici nei confronti di Maduro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://espaciopublico.ong/represion-y-censura-postelectoral-en-venezuela/"><em>Espacio Publico</em></a><em>,</em> organizzazione venezuelana che monitora la libertà di stampa, riporta che tra il 28 luglio e il 31 ottobre sono stati effettuati 49 arresti arbitrari che hanno riguardato cittadini, manifestanti e un totale di 21 giornalisti e operatori dei media, alcuni con accuse di terrorismo o incitamento all&#8217;odio, altri invece senza chiare accuse nei loro confronti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto, &#8220;Operación Retuit&#8221; offre ai giornalisti una piattaforma per continuare a diffondere notizie senza mettere a rischio la propria sicurezza: Carlos Eduardo Huertas, direttore di Connectas e coordinatore dell&#8217;iniziativa, ha spiegato che l&#8217;obiettivo non è sostituire i giornalisti, ma proteggerli.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, “Operación Retuit”, ha attirato l&#8217;attenzione <a href="https://edition.cnn.com/2024/09/18/americas/venezuela-retweets-ai-news-maduro-intl-latam/index.html">internazionale</a>. Huertas, ha riferito che organizzazioni per la libertà di stampa a Cuba e in Nicaragua hanno contattato Connectas, mostrando interesse per l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale come strumento per la libertà di espressione. Il team di &#8220;Operación Retuit&#8221; sta anche lavorando per rendere il contenuto disponibile in diverse lingue, tra cui russo e cinese, per raggiungere un pubblico più ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante questo mascheramento, <a href="https://edition.cnn.com/2024/09/18/americas/venezuela-retweets-ai-news-maduro-intl-latam/index.html">Shelly Palmer</a>, professoressa di Advanced Media alla Syracuse University afferma che nascondersi dietro un avatar potrebbe non essere sufficiente per garantire la sicurezza dei giornalisti, soprattutto se non si prendono misure per nascondere le proprie tracce digitali.</p>
]]></content:encoded>
					
		
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