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	<title>disintermediazione &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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		<title>Al Financial Times crescita degli abbonamenti e uso dell’ IA: il pericolo è la disintermediazione</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/03/15/al-financial-times-crescita-degli-abbonamenti-e-uso-dell-ia-il-pericolo-e-la-disintermediazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 12:09:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[disintermediazione]]></category>
		<category><![CDATA[financial times]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale e giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[john ridding]]></category>
		<category><![CDATA[nieman lab]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn112024]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Financial Times, dopo il suo 130° anniversario, ha visto un notevole successo, superando i 500 milioni di sterline di ricavi e raggiungendo 2,6 milioni di lettori paganti. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il <em>Financial Times</em> l’anno scorso ha celebrato il suo 130° anniversario ad oggi conta più di 1,4 milioni di abbonati, di cui&nbsp;oltre 1 milione di abbonati digitali e, in una lunga <a href="https://www.niemanlab.org/2024/03/dont-expect-help-from-the-disruptors-the-fts-chief-executive-on-ai-loyalist-readers-and-its-u-s-expansion/">intervista</a> rilasciata a <em>Nieman Lab</em> dall’amministratore delegato del <em>Financial Times,</em> John Ridding, si evincono i profondi cambiamenti strutturali, finanziari ed economici che il giornale ha messo in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ricordiamo che molte testate giornalistiche, nel corso degli ultimi anni hanno dovuto modificare i propri modelli di business, riducendo le entrate pubblicitarie ed &nbsp;<a href="https://www.interskills.it/2024/02/09/ricavi-da-abbonamenti-al-primo-posto-per-news-corp-e-the-new-york-times-ma-adesso-si-punta-allia/">incrementando gli abbonamenti</a> per aumentare i propri ricavi e la propria indipendenza e sembra proprio che il FT ci sia riuscito: Ridding afferma infatti che il giornale è ai suoi massimi storici in termini di lettori e lettori paganti, avendo superato, lo scorso anno per la prima volta la soglia dei 500 milioni di sterline di ricavi, con 2,6 milioni di lettori paganti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Oltre alla crescita del numero degli abbonati e quindi di entrate, è importante evidenziare come in un momento in cui sembra che le persone non siano più interessate all’ informazione, in questo caso è aumentato anche il coinvolgimento dei lettori, come afferma Ridding: “probabilmente&nbsp;<em>la cosa più</em>&nbsp;importante è che il coinvolgimento è cresciuto fortemente.&nbsp;In ciascuno degli ultimi cinque anni, il numero di lettori coinvolti è cresciuto a doppia cifra.&nbsp;Questo è ciò su cui siamo veramente concentrati. È una sfida particolare man mano che cresci e allarghi il tuo pubblico Coinvolgere i nuovi lettori tanto quanto i tuoi fedelissimi originali è una grande sfida.&nbsp;“</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A fare la differenza in questo caso sono la qualità, l’originalità e il servizio offerti dal giornale. La chiave del successo è stata individuata Ridding su diversi fronti: “Uno è tecnologico e utilizza il tipo di intuizioni che si possono ottenere, dall&#8217;intelligenza artificiale per approfondire ulteriormente la connessione e il coinvolgimento con il proprio universo esistente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il secondo è geografico.&nbsp;Abbiamo fatto una spinta negli Stati Uniti dove abbiamo ampliato la nostra base di abbonati e, ancora una volta, soprattutto, abbiamo costruito il nostro impegno con quella base di abbonati.&nbsp;Abbiamo circa 280.000 abbonati, che rappresentano ora circa il 20% del totale globale.&nbsp;I nostri abbonati coinvolti sono aumentati fino a 125.000 e il nostro obiettivo per il 2025 è di 150.000.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’approccio del FT all’intelligenza artificiale risulta diverso da altri, infatti, mentre numerose testate giornalistiche hanno citato in giudizio le aziende di IA come OpenAI per questioni di licenze e copyright, Il Finacial Times dimostra un approccio molto aperto a questa nuova tecnologia ritenendo che sia necessario “abbracciare il cambiamento”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’amministratore delegato ha dichiarato: “Stiamo attuando una grande spinta per il coinvolgimento e l&#8217;alfabetizzazione dell&#8217;IA in tutto il FT.&nbsp;Nell&#8217;ultimo mese&nbsp;abbiamo reso ChatGPT e&nbsp;Google Duet, ora Gemini, disponibili per tutto il nostro staff&nbsp;“ &#8211; e non solo: “Stiamo incoraggiando e persino incentivando il nostro personale a trovare applicazioni utili.&nbsp;Stiamo sviluppando una gamma di prodotti e servizi basati sull&#8217;intelligenza artificiale per i nostri lettori: un modo di interrogare le notizie e gli archivi del FT, ricerca semantica, strumenti di riepilogo, articolazione audio delle nostre storie.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante ci sia una visione potremmo dire ottimistica dell’IA, del cambiamento e dei nuovi strumenti da parte del <em>Financial Times</em> sono comunque emersi dubbi e preoccupazioni per l’ecosistema generale dell’editoria. Ridding ha infine affermato: “Penso che questo sia un altro momento decisivo nel rapporto tra mezzi di informazione e grande tecnologia e &nbsp;che ci sia il rischio di <a href="https://www.interskills.it/2023/12/22/il-vero-pericolo-dellia-per-i-giornali-la-disintermediazione/">disintermediazione</a>. La realtà è che le grandi tecnologie e i social media non riescono, ancora una volta, a fare la cosa giusta. L’altra realtà è che i sistemi regolatori non sono adeguati. Con pochissime eccezioni, le grandi tecnologie e i social media non sono all’altezza delle loro responsabilità e, cosa più sorprendente, penso che non rispettino i loro interessi personali.”</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il vero pericolo dell’IA per i giornali? La disintermediazione</title>
		<link>https://www.interskills.it/2023/12/22/il-vero-pericolo-dellia-per-i-giornali-la-disintermediazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 10:28:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni e analisi]]></category>
		<category><![CDATA[disintermediazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn112023]]></category>
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					<description><![CDATA[Una delle maggiori criticità che l’Intelligenza Artificiale potrebbe portare al business delle notizie, non sarebbe la sostituzione del lavoro giornalistico umano bensì la “disintermediazione” che le piattaforme IA ed i motori di ricerca potrebbero operare laddove omettessero di reindirizzare i testi e le informazioni prodotte verso le fonti giornalistiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"> <a href="https://www.wsj.com/tech/ai/news-publishers-see-googles-ai-search-tool-as-a-traffic-destroying-nightmare-52154074">Ne scrive questa settimana</a> il <em>The Wall Street Journal</em>, raccontando di uno studio effettuato da una task force al <em>The Atlantic</em>, prestigiosa rivista americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il gruppo di lavoro, verificato che circa il 40% del traffico web della rivista proviene dalle ricerche di Google, che restituiscono collegamenti su cui gli utenti fanno clic, ha rilevato che il 75% delle volte, la ricerca basata sull’intelligenza artificiale potrebbe fornire una risposta completa alla domanda di un utente senza rimandarlo all’articolo di provenienza e il sito di <em>The Atlantic</em> perderebbe il traffico che altrimenti avrebbe ottenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Un tempo soltanto un&#8217;ipotesi, ora la minaccia è concreta. Google, dal mese di maggio, ha iniziato a sperimentare un nuovo prodotto basato sull&#8217;intelligenza artificiale, chiamato &#8220;Search Generative Experience&#8221;, con circa 10 milioni di utenti. L&#8217;azienda ha manifestato l&#8217;intenzione di implementare questa tecnologia nel nucleo del suo principale motore di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo <a href="https://www.italiaoggi.it/news/news-crolla-il-traffico-dai-social-2615600">la perdita di traffico referral</a> proveniente dai social network, con un calo di oltre il 40%, dovuto alla scelta delle grandi piattaforme di non consentire più la pubblicazione degli snippet degli articoli dei giornali a seguito delle richieste economiche degli editori (come da Direttiva Copyright), ora gli editori si trovano a dover fronteggiare questa nuova minaccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante Google affermi che la forma finale del suo prodotto IA è lungi dall&#8217;essere definita ed abbia dichiarato che darà priorità all&#8217;invio di traffico agli editori, questi hanno stimato che perderanno tra il 20% e il 40% del traffico generato da Google se le risposte dell’IA dovessero essere esaustive e/o non rimandare ai siti di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sempre il WSJ afferma che gli editori stanno richiedendo a Google garanzie che il loro traffico web non sarà compromesso dall&#8217;uso di strumenti di ricerca AI e richiedono un compenso per l&#8217;uso dei loro contenuti nella formazione di tali sistemi IA. Aziende editoriali come News Corp e il New York Times, che hanno già rapporti commerciali con Google, sono particolarmente preoccupate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Come abbiamo <a href="https://www.interskills.it/2023/11/24/ia-generativa-tra-editori-a-caccia-di-soldi-e-privacy/">scritto in precedenza</a>, le case editrici News Corp e IAC&nbsp;(<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/IAC/InterActiveCorp">IAC=InterActiveCorp</a>, un complesso mediatico proprietario, fra l&#8217;altro, dei marchi&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Expedia">Expedia.com</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/TripAdvisor">TripAdvisor</a>)&nbsp; hanno espresso forte disappunto verso le compagnie che sviluppano intelligenza artificiale generativa per l&#8217;utilizzo non autorizzato dei loro contenuti editoriali senza compenso. Per questo, hanno adottato misure protettive e proposto accordi di condivisione delle entrate e la formazione di coalizioni per negoziare pagamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Vedremo, certo è che, in attesa che le buone intenzioni diventino “fatti”, il gioco appare sempre più nelle mani delle piattaforme.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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