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	<title>editori canadesi &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>Gli editori canadesi contro OpenAI</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/12/06/gli-editori-canadesi-contro-openai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 09:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[addestramento ia]]></category>
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		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[SØØn412024]]></category>
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					<description><![CDATA[Cinque società di media canadesi hanno citato in giudizio OpenAI, accusandola di aver utilizzato articoli protetti da copyright per addestrare ChatGPT senza autorizzazione. Le aziende chiedono un risarcimento e un'ingiunzione per fermare l'uso non autorizzato dei loro contenuti. OpenAI si difende invocando il "fair use"]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a></a><a href="https://www.theguardian.com/world/2024/nov/29/canada-media-companies-sue-openai-chatgpt">OpenAI</a> è nuovamente coinvolta in una disputa legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa volta, a portarla in tribunale sono cinque società di media canadesi, tra cui Toronto Star, Metroland Media, Postmedia Network, Globe and Mail, Canadian Press e Canadian Broadcasting Corporation. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa è stata depositata presso la Corte Superiore di Giustizia dell&#8217;Ontario a Toronto, venerdì 28 novembre 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le società di media, tutte <a href="https://www.mediacouncil.ca/list-of-members/">membri</a> dell&#8217;associazione News Media Canada, accusano OpenAI di aver usufruito dei loro articoli giornalistici, pubblicati a partire dal 2015, per l&#8217;addestramento di ChatGPT, nonostante fossero protetti da copyright e richiedessero licenze per l&#8217;uso e di aver deciso consapevolmente di ignorare queste normative.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa pratica, secondo i querelanti ha permesso a OpenAI di sviluppare e potenziare le fonti informative di ChatGPT sfruttando il lavoro dei giornalisti senza alcun compenso economico. &nbsp;Di conseguenza ciò avrebbe messo a rischio il valore e la sostenibilità del giornalismo, settore che dipende dalla protezione dei suoi contenuti per garantire che i giornalisti possano continuare a produrre articoli di qualità e ricevere una giusta remunerazione per il loro lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa chiede un risarcimento di 20.000 dollari canadesi per ogni articolo utilizzato da OpenAI, una cifra che potrebbe portare a una causa miliardaria considerando il numero di articoli pubblicati dalle società coinvolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli istanti richiedono inoltre un&#8217;ingiunzione che impedisca a OpenAI di utilizzare in futuro altri articoli di notizie senza esplicita autorizzazione. Dunque, se il tribunale accogliesse le loro istanze, tale decisione potrebbe definire un precedente giuridico imprescindibile per l’utilizzo di contenuti protetti da copyright.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto &nbsp;è rilevante &nbsp;l’intervento di Paul Deegan, presidente di News Media Canada, che ha <a href="https://www.linkedin.com/posts/paul-deegan-11764ba_openai-sued-by-top-canadian-media-outlets-activity-7268333276040249344-ytJs/">affermato</a>: &#8220;Queste aziende di intelligenza artificiale “cannibalizzano” i contenuti proprietari e sfruttano gratuitamente gli editori di notizie che investono soldi veri per impiegare veri giornalisti che producono storie vere per persone vere. Stanno sfruttando il giornalismo mentre si arricchiscono in modo sostanziale, ingiusto e illegale a scapito degli editori&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI, da parte sua, si difende affermando che i suoi modelli di intelligenza artificiale sono addestrati su &#8220;dati pubblicamente disponibili&#8221;. La società si basa sul principio del &#8220;fair use&#8221;, una dottrina legale che consente l&#8217;utilizzo limitato di materiale protetto da copyright senza l&#8217;autorizzazione del titolare dei diritti, a determinate condizioni. OpenAI ha <a href="https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/politica-estera/commercio-il-trattato-di-libero-scambio-ue-mercosur-sul-filo-di-lana-x6dy019y">aggiunto</a> che l&#8217;azienda &#8220;collabora strettamente con gli editori di notizie&#8221; e offre loro modi semplici per rinunciare all&#8217;utilizzo dei propri contenuti per l’addestramento dei modelli in qualsiasi momento se lo desiderano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante notare che OpenAI ha già stretto accordi di licenza con diversi editori a livello internazionale per l&#8217;utilizzo dei loro contenuti, tra cui Associated Press, Axel Springer e il Financial Times. La causa canadese solleva quindi la questione se l&#8217;utilizzo di contenuti di siti web accessibili al pubblico, ma protetti da copyright, possa essere considerato &#8220;<a href="https://www.interskills.it/2024/11/28/diritto-dautore-nyt-vs-openai-una-prima-decisione-del-giudice/">fair use&#8221;</a> ai fini dell&#8217;addestramento di modelli di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa dei media canadesi si inserisce in un contesto più ampio di crescente preoccupazione per l&#8217;utilizzo dei dati da parte delle aziende tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli Stati Uniti, <a href="https://www.interskills.it/2024/11/28/diritto-dautore-nyt-vs-openai-una-prima-decisione-del-giudice/">il New York Times</a> ha intentato una causa simile contro OpenAI e Microsoft per lo stesso motivo. Allo stesso modo anche i siti web di notizie The<em> Intercept</em>,&nbsp;<em>Raw Story</em>&nbsp;e&nbsp;<em>AlterNet, </em>hanno citato in giudizio OpenAI.</p>
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