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	<title>editori &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Sep 2025 12:01:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Real Simple Licensing, nuova opportunità per gli editori</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/09/17/real-simple-licensing-nuova-opportunita-per-gli-editori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 12:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[anthropic]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale si addestra con enormi quantità di dati, spesso senza regole chiare, sollevando questioni di copyright. Con il nuovo protocollo RSL, editori e autori possono finalmente definire condizioni trasparenti per l’uso dei contenuti da parte dell’IA]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale non ha solo trasformato la produzione e la diffusione dei contenuti giornalistici, ma ha profondamente alterato le dinamiche economiche che sostengono l’intero ecosistema dell’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo anni di squilibrio a favore dei colossi digitali, il settore editoriale prova a riprendere il controllo con il lancio del<a href="https://techcrunch.com/2025/09/10/rss-co-creator-launches-new-protocol-for-ai-data-licensing/"> Real Simple Licensing </a>(RSL),un nuovo protocollo per regolare in modo trasparente la concessione delle licenze dei dati IA, ideato da Eckart Walther, co-creatore del formato RSS, insieme a Doug Leeds e a un gruppo di aziende editoriali e tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Fino a questo momento, le grandi aziende proprietarie di sisitemi IA, per rendere i modelli sempre più performanti, hanno utilizzato enormi quantità di dati come base di addestramento e tra questi i contenuti editoriali sono da sempre stati tra le fonti più ambite essendo verificati, affidabili e di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non sorprende quindi che negli ultimi anni diversi colossi dell’IA abbiano stretto accordi con editori e testate giornalistiche, offrendo in cambio compensi economici o ritorni indiretti, come una maggiore esposizione attraverso l’inserimento dei link alle fonti originali nelle risposte fornite dai chatbot. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma se in teoria sembrava  uno scambio equo, nella pratica i ritorni per gli editori sono stati minimi: in alcuni casi appena l’1% dei ricavi generati da quei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di fronte a questa sproporzione, alcune redazioni hanno reagito autonomamente, adottando soluzioni tecnologiche proprie per limitare l’accesso non autorizzato ai propri articoli o introducendo etichette che segnalano in modo trasparente l’uso dell’IA nei testi pubblicati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tutti questi segnali hanno mostrato l&#8217;insofferenza del settore giornalistico e la necessità per gli editori ed autori di avere un controllo più solido su come i loro contenuti digitali vengono raccolti, utilizzati e monetizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il contesto normativo finora ha lasciato ampio margine di manovra alle aziende tecnologiche. Infatti, molti modelli di IA sono stati addestrati utilizzando articoli, ricerche e libri online senza autorizzazione, appellandosi al principio del <em><a href="https://www.interskills.it/2024/11/28/diritto-dautore-nyt-vs-openai-una-prima-decisione-del-giudice/">fair use</a></em>, un’eccezione al copyright prevista dalla legge statunitense, che consente, in determinati casi, l’utilizzo di opere protette senza autorizzazione. La valutazione si basa su diversi aspetti, come lo <em>scopo dell’uso</em>, la <em>natura dell’opera</em>, la quantità di materiale utilizzata e l’eventuale impatto economico sull’opera originale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa pratica ha resistito finché il fenomeno era poco visibile, ma oggi la situazione è completamente diversa. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un esempio è il caso di Anthropic, l’azienda proprietaria e sviluppatrice del chatbot IA, <em>Claude</em> che è stata <a href="https://www.reuters.com/legal/government/anthropics-15-billion-copyright-settlement-faces-judges-scrutiny-2025-09-09/">accusata </a>di aver impiegato milioni di libri, reperiti illegalmente da archivi pirata come <em>LibGen</em> e <em>PiLiMi</em>, per addestrare i propri modelli senza alcuna autorizzazione. In risposta, un gruppo di editori hanno quindi promosso un’azione collettiva denunciando l’uso non autorizzato delle loro opere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto 2025 Anthropic e gli editori hanno raggiunto un&#8217;intesa preliminare poi formalizzata il 5 settembre in un accordo da 1,5 miliardi di dollari, con un risarcimento stimato di 3.000 dollari per ciascuno dei circa 500.000 titoli coinvolti. L’intesa copre solo gli usi passati dei libri piratati e prevede inoltre che Anthropic distrugga i dataset provenienti da LibGen e PiLiMi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il giudice William Alsup, non ha ancora concesso l’approvazione, richiedendo maggiore chiarezza e informazioni più dettagliate sugli autori e sulle opere incluse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se confermato, questo accordo rappresenterebbe il più ingente risarcimento mai riconosciuto in relazione all’uso improprio di contenuti protetti da copyright dalle aziende produttrici di modelli IA, stabilendo un precedente di enorme rilevanza per l’intero settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, il lancio del protocollo <em>Real Simple Licensing</em> , segna un tentativo concreto di cambiamento, orientato a rafforzare la tutela dei contenuti e il controllo diretto da parte degli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infatti, il protocollo RSL si basa su un’estensione del file <em>robots.txt</em>, un file di testo già utilizzato per indicare ai motori di ricerca quali pagine possono essere indicizzate, trasformandolo in una sorta di “contratto digitale”. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo file l’editore può definire in modo automatico e trasparente le condizioni di utilizzo dei propri contenuti: se utilizzabili liberamente, se sono concessi sotto licenza <em>Creative Commons</em>, se richiedono una sottoscrizione, oppure se devono essere remunerati secondo tariffe precise, che possono variare dal pagamento per ogni singolo accesso al dataset al pagamento per ogni output generato dall’IA che si basi su quei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’obiettivo è di creare un meccanismo “sufficientemente buono” da ridurre le incertezze legali e garantire un flusso economico stabile agli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il protocollo è stato accompagnato dalla creazione della <strong>RSL Collective</strong>, un’organizzazione che funge da intermediario tra editori e aziende tecnologiche, raccogliendo e distribuendo i compensi in modo simile a come fanno le società di gestione collettiva nel settore musicale o cinematografico. Così, anche i piccoli editori, che da soli non avrebbero la forza per negoziare, possono partecipare e ottenere un ritorno economico. Ad oggi hanno già aderito importanti realtà come Reddit, Quora, Yahoo, Medium, O’Reilly, Ziff Davis, People Inc. e The Daily Beast, mentre altre come Fastly e Adweek hanno manifestato il proprio supporto. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La portata innovativa di RSL sta nella sua capacità di unire sia la dimensione <strong>tecnica</strong>, integrando le regole direttamente nei sistemi informatici che raccolgono i dati, sia quella <strong>legale</strong>, rendendo tali regole automaticamente vincolanti, con un meccanismo di gestione collettiva che semplifica le procedure.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si tratta solo di protezione, ma anche di valorizzazione. Per la prima volta, i contenuti editoriali possono “<em>parlare da soli</em>”, dichiarando chi può usarli e a quali condizioni, senza che l’editore debba rincorrere ogni singola piattaforma. Per gli sviluppatori, il vantaggio è accedere a dataset legittimi, di qualità, riducendo il rischio di cause legali, allo stesso modo per gli editori, è un’occasione concreta di tornare protagonisti nella gestione e valorizzazione dei propri contenuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Europa vs USA, due visioni sull’impatto dell’IA</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/09/07/europa-vs-usa-due-visioni-sullimpatto-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 07:49:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12749</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale trasforma radicalmente il giornalismo, minacciando modelli economici e credibilità. Francia e Spagna adottano misure diverse: protezione delle fonti e obbligo di trasparenza. Negli USA l’IA giustifica il mantenimento dei monopoli digitali. Il settore giornalistico, impoverito e delegittimato, rischia di perdere ruolo democratico centrale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da tempo seguiamo le trasformazioni che stanno ridefinendo il giornalismo contemporaneo e l’intero ecosistema dell’informazione, in un contesto politico ed economico globale sempre più instabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’evoluzione tecnologica, nello specifico l&#8217;IA, sta modificando in modo strutturale non solo i modelli produttivi dell&#8217;informazione, ma anche le dinamiche di potere, accesso e sostenibilità del settore. Questi cambiamenti sono stati spesso descritti come inevitabili, se non addirittura inarrestabili mettendo sotto pressione norme consolidate e modelli editoriali storici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, di fronte a questa spinta all’innovazione, gli editori e le redazioni hanno continuato a cercare un punto d&#8217;incontro per tutelare la qualità del proprio operato e garantire la sopravvivenza del giornalismo come presidio democratico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il paradosso è che, mentre si cercano soluzioni per governare l’impatto dell’IA, a subirne le prime conseguenze sono proprio coloro che l’informazione la producono: giornalisti, redazioni, editori. In altre parole, chi produce e difende l’informazione viene indebolito dagli stessi strumenti che dovrebbero rafforzarla. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa tensione tra l’intelligenza artificiale e il giornalismo si manifesta ormai su scala globale, attraversando diversi paesi e sistemi mediatici, che pur agendo in contesti giuridici e politici distinti, stanno intervenendo in modo complementare, chi proteggendo la <em>fonte</em> dell’informazione, chi cercando di regolamentare il <em>prodotto finale</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In Francia il confronto <a href="https://www.rfi.fr/en/france/20250902-french-press-take-on-digital-databases-to-defend-journalist-copyright-against-ai?utm_source=chatgpt.com">si concentra </a>sulla materia prima ovvero il contenuto dell&#8217;informazione. Non a caso due delle principali associazioni editoriali del paese, l’Apig (<em>Alliance de la Presse d’Information Générale</em>) e il Sepm (<em>Syndicat des Éditeurs de la Presse Magazine</em>) che rappresentano oltre 800 testate, hanno lanciato un’azione coordinata contro l’utilizzo indiscriminato degli articoli giornalistici per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al centro della loro denuncia ci sono gli immensi archivi digitali, come <em>Common Crawl</em> e <em>Oscar</em>, che raccolgono e redistribuiscono sistematicamente contenuti protetti da copyright, spesso senza autorizzazione né limitazioni d’accesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo sistema, di fatto, consente alle aziende tecnologiche di accedere e utilizzare enormi quantità di materiale informativo tramite archivi intermediari, eludendo qualsiasi forma di negoziazione con gli editori e ignorando i diritti di proprietà intellettuale. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La strategia delle testate francesi prevede l’identificazione dei contenuti utilizzati, la richiesta formale di rimozione e l’avvio di eventuali azioni legali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Mentre la Francia interviene sulla fonte, la Spagna si concentra sul prodotto finale e sugli effetti dell’IA generativa, introducendo regole severe per arginare la disinformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La Spagna ha <a href="https://www.euronews.com/next/2025/03/12/spain-could-fine-ai-companies-up-to-35-million-in-fines-for-mislabelling-content?">approvato </a>un disegno di legge che <a href="https://www.lamoncloa.gob.es/consejodeministros/referencias/Paginas/2025/20250311-referencia-rueda-de-prensa-ministros.aspx#artificial">mira </a>a garantire un utilizzo dell&#8217;Intelligenza Artificiale etico, inclusivo e vantaggioso per le persone<br>imponendo l&#8217;obbligo di trasparenza: qualsiasi contenuto generato artificialmente, inclusi i cosiddetti &#8220;deepfake&#8221;, deve essere chiaramente etichettato come tale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La mancata osservanza di questa norma è classificata come un &#8220;reato grave&#8221;, punibile con multe che possono arrivare a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale di un&#8217;azienda. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oscar López, ministro spagnolo per la trasformazione digitale dichiara &#8220;L&#8217;intelligenza artificiale è uno strumento molto potente che può essere utilizzato per migliorare le nostre vite&#8230; o per diffondere disinformazione e attaccare la democrazia&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il provvedimento include anche il divieto di pratiche manipolatorie, come l’utilizzo di tecniche subliminali per influenzare i gruppi sociali più vulnerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E mentre l&#8217;Europa cerca di stabilire nuove regole, Oltreoceano<a href="https://www.devdiscourse.com/article/technology/3614123-alphabets-victory-google-retains-monopoly-edge-post-antitrust-ruling"> si consolida</a> il potere di chi domina l&#8217;intero ecosistema digitale con la vittoria legale di Alphabet, società madre di Google, in un importante causa antitrust.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa è stata intentata nel 2020 dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro il motore di ricerca Google incriminato per abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca online. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel <a href="https://www.reuters.com/legal/litigation/google-ruling-shows-how-tech-can-outpace-antitrust-enforcement-2025-09-04/?">verdetto </a>pronunciato dal giudice Amit Mehta, Google è stata riconosciuta colpevole di pratiche monopolistiche, ma il tribunale ha evitato soluzioni drastiche come lo smantellamento dell’azienda, giustificando tale scelta con l’argomento che l’emergere della IA generativa (come ChatGPT o Perplexity) rappresenterebbe già una forma di concorrenza emergente, sufficiente a riequilibrare il mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al contrario, <a href="https://www.devdiscourse.com/article/technology/3614123-alphabets-victory-google-retains-monopoly-edge-post-antitrust-ruling">ha optato</a> per rimedi più leggeri, come la condivisione di dati e l’interruzione di accordi esclusivi con i produttori di dispositivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa decisione, che ha incrementato il valore di mercato di Alphabet di circa 206 miliardi di dollari, è stata interpretata dal mercato non come una punizione, ma come una conferma della solidità del monopolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si tratta di una decisione che, al di là dell’impatto economico immediato, porta alla luce una contraddizione più profonda. La stessa tecnologia che in Europa si cerca di regolamentare — accusandola di sottrarre valore o di favorire la diffusione di contenuti manipolati — negli Stati Uniti diventa invece giustificazione per non ridimensionare il potere di chi già controlla l’ecosistema informativo globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, da un lato l’intelligenza artificiale è descritta come una minaccia all’informazione professionale, alla trasparenza e alla tenuta democratica mentre dall’altro viene presentata come l’argomento ideale per sostenere che esista già abbastanza concorrenza e che quindi non servano interventi strutturali. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo scenario il giornalismo parte essenziale dell’infrastruttura democratica, si ritrova sempre più svuotato di potere, di risorse e di centralità.  I contenuti prodotti da redazioni e giornalisti vengono assorbiti dalle IA senza compenso, mentre gli effetti della disinformazione generata artificialmente ricadono proprio su di loro: sul loro lavoro quotidiano, sulla fiducia del pubblico, sulla credibilità delle fonti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo diventa vittima di una doppia delegittimazione: prima economica, perché privato della possibilità di trarre valore dal proprio prodotto; poi culturale, perché messo sullo stesso piano di contenuti automatici, virali, spesso opachi, ma più facilmente distribuiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La qualità, elemento che contraddistingue il giornalismo, diventa un fattore marginale in un ambiente in cui visibilità, velocità e viralità contano più della verifica e della responsabilità. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo punto, la questione non riguarda più soltanto la sostenibilità economica di un settore, ma la sopravvivenza stessa di uno spazio di conoscenza pubblica fondato sulla fiducia tra editori e lettori. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infatti, se a dettare le regole della visibilità informativa sono algoritmi proprietari e se l’informazione è ridotta a merce, prodotta da chiunque e validata da nessuno, allora ci si deve chiedere se verrà mai trovata una quadra capace di garantire un futuro al giornalismo di qualità in una democrazia digitale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google potrebbe fare a meno delle notizie nelle ricerche</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/04/02/google-potrebbe-fare-a-meno-delle-notizie-nelle-ricerche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 06:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[traffico]]></category>
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					<description><![CDATA[Google ha testato la rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca in otto paesi dell'UE, osservando un calo del traffico verso i siti giornalistici, ma senza ridurre le sue entrate pubblicitarie. Questo esperimento solleva nuove riflessioni sul valore economico delle notizie nel contesto digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancora una volta, gli editori si trovano a dover fare i conti con l’influenza dei giganti tecnologici nel settore dell’informazione. Questa volta, è Google a mettere in discussione il valore economico delle notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 21 marzo scorso, attraverso il suo <a href="https://blog.google/around-the-globe/google-europe/our-experiment-on-the-value-of-european-news-content/">blog</a> ufficiale, il colosso tecnologico ha presentato il report &#8220;<a href="https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/documents/EU_2025_Report_on_the_Value_of_News_Content.pdf">EU 2025 Report on the Value of News Content</a>&#8220;, in cui descrive un esperimento in cui ha testato l’impatto della rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato dell’esperimento è duplice: se da un lato il traffico verso i siti giornalistici è crollato, dall’altro le entrate pubblicitarie della piattaforma sono rimaste pressoché invariate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’esperimento ha coinvolto l’1% degli utenti in otto Paesi dell’Unione Europea: Italia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Danimarca e Croazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo gruppo, definito “<strong>gruppo di trattamento</strong>”, sono stati rimossi i risultati di ricerca provenienti da 13.409 domini identificati come “pubblicazioni di stampa” in base all’Art. 15 della Direttiva europea sul copyright (EUCD). Parallelamente, un altro 1% di utenti ha costituito il “<strong>gruppo di controllo</strong>”, continuando a visualizzare normalmente i risultati di ricerca. L’esperimento, condotto tra novembre 2024 e gennaio 2025, ha permesso di osservare l’adattamento degli utenti e l’evoluzione delle loro abitudini di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I dati raccolti e diffusi dall’azienda stessa, confermano il ruolo dominante di Google nella distribuzione delle notizie online: secondo il report, <strong>circa il 50% del traffico ai siti giornalistici proviene direttamente da Google Search e Google News</strong>. La rimozione dei contenuti ha causato un calo immediato delle visite e, contrariamente a quanto si poteva ipotizzare, gli utenti non hanno cercato attivamente le notizie sui siti degli editori, segnalando così l’importanza della visibilità garantita dal motore di ricerca per il successo dell’editoria digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E qui si ripropone un &#8220;vecchio&#8221; interrogativo: se Google già indirizza milioni di lettori verso le testate, ha senso obbligarla a pagare per la condivisione dei contenuti, come stabilito dalla Direttiva UE?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per capire meglio il contesto, torniamo al 2019, quando l’Unione Europea approvò la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0790">Direttiva sul Copyright.</a> L’Art. 15 impone alle piattaforme digitali di riconoscere un compenso agli editori per la pubblicazione di estratti di articoli o link ai loro contenuti, con l&#8217;obiettivo di riequilibrare la distribuzione dei ricavi pubblicitari, fino a quel momento appannaggio quasi esclusivo delle Big Tech.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel 2021, per conformarsi alla normativa, Google ha lanciato il programma <a href="https://www.wired.it/article/google-news-editori-europa/"><em>Extended News Previews</em>,</a> siglando accordi con oltre 4.400 pubblicazioni in 24 Paesi dell’UE per garantire agli editori una remunerazione per l’utilizzo dei loro contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi, però, i risultati dell’esperimento potrebbero dare a Google un motivo per <a href="https://techcrunch.com/2025/03/21/google-claims-news-is-worthless-to-its-ad-business-after-test-involving-1-of-search-results-in-eight-eu-markets/">rinegoziare </a>tali accordi, sostenendo che il valore economico delle notizie all’interno del proprio ecosistema sia inferiore a quanto richiesto dagli editori e che l’obbligo di pagamento possa risultare sproporzionato o sovrastimato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google decidesse di ridurre i compensi destinati agli editori, le potenziali conseguenze per il settore dell’informazione sarebbero particolarmente gravose.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le testate giornalistiche, in particolare quelle che dipendono fortemente dal traffico generato dai motori di ricerca, rischierebbero un drastico calo delle entrate pubblicitarie e della loro visibilità. Questo potrebbe tradursi in una riduzione delle risorse destinate alla produzione di contenuti, con un impatto negativo sulla qualità e sulla pluralità dell’informazione disponibile online. Il giornalismo indipendente, già in difficoltà nel trovare modelli di business sostenibili nell’era digitale, potrebbe subire un ulteriore danno a causa della riduzione dei ricavi provenienti dalle piattaforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dato che Google sembra voler rimettere in discussione l’obbligo di compensare gli editori, Diego Ciulli, public policy manager di Google, cerca di rassicurare il settore <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7309859444681510913/">affermando</a> in un post su LinkedIn: <em>“&#8230;Questo non significa che cambia il nostro impegno nel collaborare con gli editori nella trasformazione digitale, e continueremo a concludere accordi per riconoscere un equo compenso per l’utilizzo dei loro contenuti, sulla base del loro reale valore.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il valore delle notizie, tuttavia, non si misura solo in termini di ricavi pubblicitari per Google. L’informazione di qualità contribuisce a mantenere il motore di ricerca interessante per gli utenti, rafforzandone la centralità nel mercato digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google dovesse ridurre la sua dipendenza dai contenuti giornalistici, privilegiando altre fonti di informazione, il rischio sarebbe un impoverimento del panorama informativo accessibile online.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Resta ora da vedere come reagiranno le autorità europee. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La Direttiva sul Copyright è nata per riequilibrare il rapporto di forza tra le piattaforme digitali e i produttori di contenuti. Se Google decidesse di mettere in discussione questo principio, l’UE potrebbe dover intervenire nuovamente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Intelligenza Artificiale non sarà una miniera d&#8217;oro per gli editori</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/01/13/lintelligenza-artificiale-non-sara-una-miniera-doro-per-gli-editori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 16:49:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Rasmus Kleis Nielsen]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012025]]></category>
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					<description><![CDATA[L'intelligenza artificiale sta trasformando la creazione e distribuzione dei contenuti, ma gli accordi tra editori e aziende tecnologiche non sempre portano ai benefici economici sperati. Gli editori devono concentrarsi sulla qualità dei contenuti e su come utilizzare l'IA per migliorare efficienza e brand.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo il modo in cui i contenuti informativi vengono creati, distribuiti e fruiti, ma anche le logiche economiche e strategiche che sostengono l’intero settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le aziende tecnologiche che sviluppano tali sistemi necessitano di enormi quantità di dati per “addestrare” i loro modelli, rendendoli sempre più sofisticati ed efficaci. I contenuti editoriali — articoli, libri, studi e pubblicazioni di vario genere — rappresentano una risorsa autorevole e verificata per questo processo. Non a caso, molti colossi dell’IA hanno stretto accordi con editori, offrendo in cambio compensi economici o vantaggi strategici, come una presunta maggiore visibilità e traffico verso i propri siti, dovuti all’inserimento nelle risposte dei bot dei link alle fonti giornalistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A prima vista, questo scambio potrebbe sembrare un modello di collaborazione vantaggioso per entrambe le parti. Da un lato, le aziende di IA ottengono dati di qualità necessari per migliorare i loro sistemi. Dall’altro, gli editori potrebbero sfruttare queste partnership per diversificare le fonti di reddito e stare al passo con un mercato sempre in evoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La questione, però, è tutt’altro che lineare. Ad oggi, non è ancora chiaro se i benefici offerti dagli accordi stipulati dalle aziende siano proporzionati al valore effettivo dei contenuti messi a disposizione dagli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni studiosi, come <a href="https://www.niemanlab.org/2024/12/publishers-find-the-ai-era-not-all-that-lucrative/">Rasmus Kleis Nielsen,</a> direttore del Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ) all’Università di Oxford, propongono una visione più cauta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Nielsen, gli accordi tra editori e aziende di intelligenza artificiale sono spesso caratterizzati da poca trasparenza, soprattutto per quanto riguarda i dettagli finanziari. Questo rende complicato valutare i reali benefici economici per gli editori, i cui guadagni attesi si rivelano spesso inferiori alle aspettative.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Esempio significativo di questa dinamica è rappresentato dall&#8217;accordo stipulato lo scorso maggio, tra OpenAI e Dotdash Meredith, editore di testate come <em>People</em> e <em>Better Homes &amp; Gardens</em>, che prevede il pagamento di circa 16 milioni di dollari all&#8217;anno per la licenza sui contenuti. Tuttavia, questa cifra rappresenta solo l&#8217;1% delle entrate totali dell&#8217;editore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Situazione simile si verifica con Axel Springer, gruppo editoriale tedesco proprietario di testate come <em>Bild</em> e <em>Die Welt</em>, che ha concluso un accordo annuale del valore di 10 milioni di dollari con OpenAI. Anche in questo caso, i ricavi derivanti da tale accordo sono una piccola frazione delle entrate complessive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>Quindi, cosa significa questo per il futuro?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo le previsioni di Nielsen, è improbabile che nel prossimo futuro la maggioranza degli editori possa trarre entrate significative dalla concessione in licenza di contenuti alle aziende tecnologiche. Puntare in maniera sostanziale a questi accordi potrebbe rivelarsi una strategia rischiosa e limitante. Questo approccio &#8220;miope&#8221; rischia di non essere sostenibile nel lungo termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come afferma Nielsen, questo processo apparentemente deludente, potrebbe consentire agli editori di prendere coscienza che non possono aspettarsi miracoli dall&#8217;IA e impegnarsi su ciò che realmente conta: creare valore per i lettori, offrendo contenuti di qualità e approfondimenti rilevanti e unici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una strategia a lungo termine dovrebbe prevedere l’utilizzo dei sistemi di IA per migliorare l’efficienza delle redazioni, rafforzare l’identità e il brand editoriale e automatizzare le attività ripetitive. Gli editori, tuttavia, devono mantenere il controllo, decidendo come e in che misura queste tecnologie debbano essere integrate nei processi editoriali. L’obiettivo finale non è solo sopravvivere alle trasformazioni tecnologiche, ma sfruttarle a proprio vantaggio.</p>
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		<title>SØØn &#8211; Newsletter n°9 del 23 febbraio 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 12:10:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli argomenti trattati questa settimana sono:
- Google vuole salvare o uccidere il giornalismo?
- 725 siti pubblicano fake news artificiali
- Parola d’ordine: open source
- La persuasione occulta con l’IA: una ricerca statunitense
- The New York times investe ancora sull’IA
- Gemini è razzista? Google blocca la produzione delle immagini
- Continua la battaglia legale tra OpenAI e Il The New York Times

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										<content:encoded><![CDATA[<p>[fusion_builder_container admin_label=&#8221;Iframe Newsletter&#8221; type=&#8221;flex&#8221; hundred_percent=&#8221;no&#8221; hundred_percent_height=&#8221;no&#8221; min_height_medium=&#8221;&#8221; min_height_small=&#8221;&#8221; min_height=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_scroll=&#8221;no&#8221; align_content=&#8221;stretch&#8221; flex_align_items=&#8221;flex-start&#8221; flex_justify_content=&#8221;flex-start&#8221; flex_wrap_medium=&#8221;&#8221; flex_wrap_small=&#8221;&#8221; flex_wrap=&#8221;wrap&#8221; flex_column_spacing=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_center_content=&#8221;yes&#8221; equal_height_columns=&#8221;no&#8221; container_tag=&#8221;div&#8221; menu_anchor=&#8221;&#8221; hide_on_mobile=&#8221;small-visibility,medium-visibility,large-visibility&#8221; status=&#8221;published&#8221; publish_date=&#8221;&#8221; class=&#8221;&#8221; id=&#8221;&#8221; margin_top_medium=&#8221;&#8221; margin_bottom_medium=&#8221;&#8221; margin_top_small=&#8221;&#8221; 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		<title>Google vuole salvare o uccidere il giornalismo?</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/03/01/google-vuole-salvare-o-uccidere-il-giornalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 11:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Google ha avviato un programma con editori per creare articoli con IA, senza obbligo di informare i lettori. Gli editori ricevono un compenso, ma c'è preoccupazione per la perdita di posti di lavoro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo quanto riferito da <a href="https://www.adweek.com/media/google-paying-publishers-unreleased-gen-ai/">Adweek</a>, Google avrebbe stipulato accordi finanziari con alcuni editori affinché questi utilizzino una sua nuova piattaforma di intelligenza artificiale, ancora in versione beta, per la produzione di articoli giornalistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;iniziativa è stata avviata dopo un invito di Google rivolto alle testate giornalistiche, ad ottobre scorso, nell&#8217;edizione di quel mese della newsletter Local Independent Online News, affinché si candidassero per testare le tecnologie emergenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il programma fa parte della Google News Initiative (GNI), lanciata nel 2018 per fornire agli editori, sostegno, tecnologia e formazione, con l&#8217;obiettivo di promuovere il giornalismo di qualità nell&#8217;era digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Google in questi anni, ha utilizzato la GNI per supportare l’industria editoriale in questi difficili tempi di difficoltà economiche e, perché no, reputazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sebbene il programma abbia coinvolto gli editori a partire da gennaio, il lancio ufficiale è avvenuto a febbraio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In base agli accordi stipulati, gli editori sono tenuti a utilizzare la piattaforma per creare e pubblicare tre articoli al giorno, oltre a una newsletter settimanale e una campagna di marketing mensile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella fase di avvio, secondo quanto riportato da Adweek, agli editori verrebbe richiesto di catalogare diverse fonti come agenzie governative e organi di stampa e materiale considerato rilevante per il loro pubblico, senza richiedere il consenso per l&#8217;elaborazione delle informazioni (come spiegato dall&#8217;azienda stessa).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Appena uno dei siti indicati pubblica un articolo, un sistema apposito lo visualizzerebbe immediatamente su una pagina dedicata, consentendo all&#8217;editore di elaborarne uno nuovo basato sul testo originale. L&#8217;intelligenza artificiale evidenzierebbe quindi le parti prelevate dalla fonte e quelle invece elaborate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente, un supervisore esaminerebbe il risultato finale prima della sua pubblicazione online, senza l&#8217;obbligo di identificare il contenuto come prodotto dall&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli articoli generati dall&#8217;intelligenza artificiale utilizzano un sistema di codifica a colori per indicare l&#8217;affidabilità delle varie parti del testo, semplificando il lavoro degli editori nel processo di revisione e correzione prima della pubblicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli editori partecipanti non sarebbero tenuti ad informare i lettori dell&#8217;uso di strumenti di intelligenza artificiale per la redazione di quei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In cambio della partecipazione al programma, le testate giornalistiche ricevono un compenso mensile in una somma a cinque cifre all&#8217;anno, oltre ai mezzi per produrre gratuitamente contenuti pertinenti per i loro lettori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Google richiede invece una serie di dati fondamentali, come analisi e feedback, dalle singole testate, che contribuiranno ad ampliare ulteriormente il set di dati disponibili per i suoi modelli di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il pericolo che emerge dall’articolo di Adweek, in un momento in cui il settore dei media è già colpito da licenziamenti diffusi con una crisi epocale dell’editoria locale negli USA, sarebbe costituito dall’accelerazione della perdita di posti di lavoro e la sostituzione dei giornalisti con l&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In risposta a questa narrazione che evidenzierebbe un comportamento poco trasparente e leale di Google nei confronti degli editori e dei lettori, un suo portavoce ha affermato “Lo strumento sperimentale è stato progettato in modo responsabile per aiutare i piccoli editori locali a produrre giornalismo di alta qualità utilizzando contenuti reali. Questi strumenti non sono destinati e non possono sostituire il ruolo essenziale che i giornalisti hanno nel riportare, creare e verificare i loro articoli”.</p>
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		<title>SØØn &#8211; Newsletter n°8 del 23 febbraio 2024</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/02/23/soon-newsletter-n8-del-23-febbraio-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2024 12:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riepiloghi]]></category>
		<category><![CDATA[A.G. Sulzberger]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli argomenti trattati questa settimana sono:
- La visione sull’IA del The New York Times
- Le controversie sul copyright nell’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale
- IA e disinformazione: 20 big tech firmano un accordo a Monaco
- Reddit vende i dati degli utenti all’IA
- Anche OpenAI ha il suo text to video: nasce Sora
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										<content:encoded><![CDATA[<p>[fusion_builder_container admin_label=&#8221;Iframe Newsletter&#8221; type=&#8221;flex&#8221; hundred_percent=&#8221;no&#8221; hundred_percent_height=&#8221;no&#8221; min_height_medium=&#8221;&#8221; min_height_small=&#8221;&#8221; min_height=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_scroll=&#8221;no&#8221; align_content=&#8221;stretch&#8221; flex_align_items=&#8221;flex-start&#8221; flex_justify_content=&#8221;flex-start&#8221; flex_wrap_medium=&#8221;&#8221; flex_wrap_small=&#8221;&#8221; flex_wrap=&#8221;wrap&#8221; flex_column_spacing=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_center_content=&#8221;yes&#8221; equal_height_columns=&#8221;no&#8221; container_tag=&#8221;div&#8221; menu_anchor=&#8221;&#8221; hide_on_mobile=&#8221;small-visibility,medium-visibility,large-visibility&#8221; status=&#8221;published&#8221; publish_date=&#8221;&#8221; class=&#8221;&#8221; id=&#8221;&#8221; margin_top_medium=&#8221;&#8221; margin_bottom_medium=&#8221;&#8221; margin_top_small=&#8221;&#8221; 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