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	<title>giornalismo digitale &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>Le risposte sbagliate (e fuorvianti) di ChatGPT, Gemini &#038; Co</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/10/27/le-risposte-sbagliate-e-fuorvianti-di-chatgpt-gemini-co/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 07:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[affidabilità delle notizie]]></category>
		<category><![CDATA[assistenti AI]]></category>
		<category><![CDATA[BBC EBU report]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo un’indagine congiunta di BBC e Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), quasi la metà delle risposte generate dagli assistenti di intelligenza artificiale contiene errori o imprecisioni. Lo studio, condotto in 18 Paesi, evidenzia problemi sistemici di accuratezza e reperimento delle fonti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi, per restare aggiornati sulle notizie, si sceglie quasi sempre di affidarsi agli assistenti di intelligenza artificiale. Strumenti come ChatGPT, Gemini, Copilot o Perplexity stanno diventando per molti la nuova porta d’accesso all’attualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>Ma quanto sono realmente affidabili?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questa domanda cerca di rispondere una recente <a href="https://www.ebu.ch/files/live/sites/ebu/files/Publications/MIS/open/EBU-MIS-BBC_News_Integrity_in_AI_Assistants_Report_2025.pdf?utm_source">indagine </a>dal titolo<em> &#8220;News Integrity in AI Assistants. An international PSM study&#8221;</em> condotta congiuntamente dalla BBC e dall’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), che ha analizzato oltre 3.000 risposte fornite da questi modelli IA in 14 lingue e 18 Paesi, tra cui Francia, Germania, Spagna, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Ucraina, coinvolgendo 22 media di servizio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I risultati non sono rassicuranti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo lo studio, il 45% delle risposte generate dai modelli IA analizzati contiene almeno un errore significativo, mentre l’81% presenta qualche tipo di anomalia. Emergono dunque errori diffusi e sistemici, indipendentemente dalla lingua utilizzata o dal modello interrogato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’analisi si è concentrata su cinque criteri principali: accuratezza, reperimento delle fonti, distinzione tra fatti e opinioni, editorializzazione e contesto. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra questi, il<strong> reperimento delle fonti</strong> è risultato l’aspetto più critico. Il 31% delle risposte conteneva errori di <em>sourcing</em>, come citazioni fuorvianti, mancanza di fonti dirette o attribuzioni scorrette.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A guidare questa preoccupante statistica è l’assistente IA di Google <strong>Gemini</strong>, il 72% delle sue risposte mostrava errori significativi di reperimento delle fonti, più del triplo rispetto agli altri (Copilot e Perplexity 15%, ChatGPT 24%).</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="658" height="362" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-1-.png" alt="" class="wp-image-13133" style="width:700px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-1-.png 658w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-1--600x330.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-1--300x165.png 300w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Figura 1 – Percentuale di risposte AI giudicate contenere problemi, lievi o significativi, nel reperimento delle fonti (sourcing)</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel report, Gemini risulta spesso privo di link diretti ai contenuti citati o presenta attribuzioni vaghe e non verificabili, come espressioni del tipo <em>“Secondo le fonti di Radio France&#8230;”</em> senza indicare collegamenti a fonti reali e verificabili.<br>Il risultato è una pericolosa <strong><em>“illusione di affidabilità”</em></strong> le risposte appaiono autorevoli anche quando non lo sono.<br>Gli assistenti IA non rispondono solo a domande ma silenziosamente ridefiniscono il nostro rapporto con la verità e con il gesto stesso del conoscere. Si assiste ad una transizione dal pensiero critico all’assenso automatizzato, che porta alla perdita della profondità della conoscenza facendo diventare l&#8217;informazione il riflesso rapido di una verità confezionata altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oltretutto, accanto ai problemi di <strong>sourcing</strong>, il report evidenzia criticità nell’<strong><em>accuratezza delle informazioni</em></strong> riportate, che è ciò che più dovrebbe preoccupare il giornalismo.<br>Perché se l’errore tecnico può essere corretto, l’errore informativo mina la fiducia.<br>Quando un assistente IA diffonde notizie scorrette o inventate con tono sicuro e linguaggio credibile, non compromette solo la verità dei fatti, ma anche la percezione di affidabilità dell’intero ecosistema informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un certo senso, l’autorità della forma finisce per sostituire la sostanza della verifica e i dati del report lo confermano: nel documento emerge infatti che il 20% delle risposte totali analizzate conteneva errori di accuratezza delle informazioni riportate significativi.<br>In questo caso, a differenza del sourcing, tutti gli assistenti hanno mostrato performance simili, con tassi d’errore compresi tra il 18% e il 22%.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="650" height="372" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-2-.png" alt="" class="wp-image-13135" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-2-.png 650w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-2--600x343.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/10/figura-2--300x172.png 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Figura 2 – Percentuale di risposte AI con citazioni dirette giudicate contenere problemi, lievi o significativi, di accuratezza delle citazioni</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ad esempio alla domanda “Chi è il Papa?”.<br>A maggio 2025, ChatGPT, Copilot e Gemini indicavano ancora Papa Francesco come pontefice in carica, ignorando la sua morte avvenuta ad aprile e l’elezione di Papa Leone XIV.<br>Copilot, in un caso, si è addirittura contraddetto nella stessa risposta, dichiarando Papa Francesco vivo e morto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questi errori sono aggravati dalla presentazione sicura e autorevole delle risposte.<br>Il <strong>fenomeno dell’<em>overconfidence</em></strong><em> </em>cioè la tendenza a rispondere anche quando non si conosce la risposta è evidente: solo lo 0,5% delle oltre 3.100 domande ha ricevuto un rifiuto, rispetto al 3% del precedente studio.<br>Gli assistenti mimano l’autorità giornalistica, ma senza il rigore giornalistico, creando un pericoloso effetto di fiducia automatica negli utenti meno esperti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’agenzia di stampa Reuters <a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/ai-assistants-make-widespread-errors-about-news-new-research-shows-2025-10-21/?utm_source">ha contattato</a> le principali aziende coinvolte per un commento. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Google ha affermato di “accogliere con favore i feedback degli utenti per migliorare costantemente la piattaforma”. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI e Microsoft, da parte loro, hanno riconosciuto che il fenomeno delle cosiddette “allucinazioni” — ovvero la generazione di informazioni errate o inventate — rappresenta ancora una sfida aperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Perplexity, che ha ottenuto risultati più solidi, sostiene che la propria modalità “Deep Search” raggiunga una precisione del 93,9% in termini di fattualità, benché il report BBC-EBU mostri margini di errore più ampi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’analisi sottolinea che l’attuale livello di errore pone un problema concreto di affidabilità, soprattutto se l’uso degli assistenti AI dovesse consolidarsi come canale informativo principale per una parte dell’utenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il report chiede che gli sviluppatori di intelligenza artificiale si assumano la responsabilità dei contenuti generati, evidenziando come i miglioramenti rilevati siano ancora parziali. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra le raccomandazioni finali del report: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rafforzare la trasparenza dei sistemi di generazione delle risposte;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">pubblicare regolarmente i risultati delle verifiche di affidabilità, distinti per lingua e area geografica;</li>



<li>inserire link diretti alle fonti originali, per garantire tracciabilità e verifica;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">avviare un dialogo strutturato con le organizzazioni giornalistiche, al fine di definire regole comuni di trasparenza, correttezza e precisione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Perché in un’epoca in cui chiedere direttamente a un modello di intelligenza artificiale qualsiasi dubbio o curiosità è diventato un gesto quotidiano, la tutela della verità non può essere delegata solo all’algoritmo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AI Overview e la crisi del clic: cosa perdiamo quando non cerchiamo più</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 11:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Google AI]]></category>
		<category><![CDATA[Impatto informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sintesi automatica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12681</guid>

					<description><![CDATA[Una ricerca del Pew Research Center dimostra che l’AI Overview di Google, che fornisce risposte sintetiche nei risultati di ricerca, riduce drasticamente i click verso i siti originali. Il rischio è un’informazione omologata, meno approfondita e sempre più controllata dagli algoritmi. Il giornalismo deve reagire con contenuti autentici, complessi e umani.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel maggio del 2024, Google ha introdotto una nuova funzione, ovvero  <a href="https://www.interskills.it/2024/07/26/le-ai-overview-di-google-alla-prova-di-brightedge/">l’AI Overview</a>, una risposta sintetica generata dall’intelligenza artificiale direttamente in cima ai risultati. Invece di offrire soltanto link blu da cliccare, Google ha cominciato a fornire delle sintesi immediate delle risposte più rilevanti, scritte da un algoritmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">All’epoca la novità sembrava interessante e comoda, in quanto garantiva meno tempo speso a vagliare fonti, maggiore efficienza. Ma a distanza di oltre un anno in un recente studio pubblicato dal <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2025/07/22/google-users-are-less-likely-to-click-on-links-when-an-ai-summary-appears-in-the-results/">Pew Research Center</a> istituto di ricerca statunitense che fornisce informazioni su questioni sociali, opinioni pubbliche e tendenze, cominciano ad affiorare le prime evidenze sull’impatto reale di questa trasformazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Pew Research Center ha analizzato il comportamento di oltre 900 utenti statunitensi, chiedendo loro di svolgere ricerche su Google in condizioni controllate. In circa il 25% delle ricerche, veniva mostrato un riassunto generato dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quelle situazioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Solo l’8% dei click andava ai link tradizionali.</li>



<li>Nelle ricerche senza sintesi IA, la percentuale saliva al <strong>15%</strong>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ciò dimostra che l’intelligenza artificiale soddisfa direttamente la curiosità degli utenti, che spesso rinunciano a visitare <a href="https://www.interskills.it/2025/06/15/sempre-meno-clic-lintelligenza-artificiale-svuota-i-siti-dinformazione/">le fonti originali</a>. Un comportamento che, nel tempo, potrebbe diventare sistemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Siamo di fronte, quindi, ad un vero e proprio dimezzamento della propensione al click, potrebbe sembrare un dettaglio tecnico, una curiosità, ma in realtà segna un cambiamento profondo nel modo in cui ci rapportiamo al web, alla conoscenza. Google, da semplice indice del sapere globale, si sta trasformando in un intermediario attivo dell’informazione, potremmo dire in un fornitore editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, siamo difronte alla fine del click?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il ruolo di Google si è evoluto silenziosamente, ma radicalmente, da motore di ricerca che si limitava a restituire ciò che altri avevano scritto oggi è qualcosa di diverso, crea contenuti, sintetizza, decide cosa è rilevante e lo fa usando il lavoro altrui come base di addestramento. L’intelligenza artificiale non crea la conoscenza ma la distilla ed in questo processo, spesso, cancella le tracce dell’origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli utenti entrano in un meccanismo che li porta a leggere solo il riassunto generato dall’AI e a sentirsi già appagati. Non cliccano, non approfondiscono, non esplorano. Il risultato è un progressivo impoverimento del processo informativo, non solo si accede a meno contenuti, ma si perde anche in varietà, complessità e profondità dell’esperienza di ricerca. Questo processo ha conseguenze non solo per gli utenti, ma soprattutto per chi quei contenuti li crea.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Siti di notizie, blog indipendenti, testate giornalistiche, creatori di contenuti, tutti basano la propria sostenibilità economica sull’attenzione degli utenti. Se i lettori non arrivano più sui siti, vengono meno le visualizzazioni, i ricavi pubblicitari, gli abbonamenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nello specifico per quanto riguarda le panoramiche Google, non si tratta più di una funzionalità, ma un vero e proprio filtro editoriale automatico che decide cosa l’utente deve sapere e cosa no, e lo fa sulla base di criteri che restano opachi. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quali fonti vengono scelte dall’intelligenza artificiale? Con quale logica? In che modo vengono selezionate le frasi, le parole? Il risultato è una crescente centralizzazione dell’informazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E dunque l’impatto non è solo economico, ma soprattutto cognitivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sempre più utenti si stanno abituando a un modello di consumo informativo passivo. Non cercano più informazioni, si aspettano risposte, non vogliono approfondire, vogliono sapere subito.  Questa tendenza è nota come <em>answer engine behavior</em> e rappresenta un cambiamento profondo: l’utente si affida alla sintesi generata dall’AI, rinuncia a confrontare fonti, a esplorare punti di vista alternativi, a interrogarsi sull’attendibilità dell’informazione. Il processo di ricerca viene sostituito dalla semplice ricezione, e l’informazione non è più un percorso, ma un prodotto confezionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’illusione di completezza dell&#8217;informazione rischia di diventare una trappola per l’utente, perché se è vero che una sintesi IA è comoda, è anche vero che ogni sintesi è una forma di interpretazione. Nessuna sintesi è neutrale, in essa ogni frase scelta, ogni omissione, ogni collegamento mancato modifica il significato e quando si perde il contesto, si perde anche la possibilità di giudizio critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Già in precedenti analisi avevamo osservato fenomeni simili. Con l’introduzione degli snippet informativi e delle risposte rapide, Google aveva cominciato a togliere visibilità ai link organici.  Ma l’AI Overview porta questa dinamica all’estremo. Non si tratta più di un’integrazione, ma di una sostituzione, l’informazione viene servita all’utente in modo diretto e questo ha conseguenze anche sulla diversità informativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le fonti scelte dall’AI tendono a essere sempre le stesse: Wikipedia, siti governativi, portali autorevoli. Questo rafforza un sistema informativo omologato, in cui le voci alternative faticano ad emergere. Il rischio è quello di una “monocultura cognitiva” tutti leggono le stesse cose, nello stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per evitare questo rischio, chi fa giornalismo oggi, allora, non può più limitarsi a rincorrere i click, deve offrire ciò che nessun algoritmo è in grado di produrre: il contesto, la voce, il dubbio, la contraddizione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Deve avere il coraggio di non semplificare, quando la realtà è complessa, e soprattutto di non velocizzare, quando la verità richiede lentezza. I canali alternativi, newsletter, podcast, comunità digitali, canali social, sono strumenti, ma prima ancora sono occasioni per ritessere un rapporto di fiducia con il lettore, un rapporto che non può più essere delegato a Google né a nessun filtro automatico.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>IA e giornalismo, il puzzle della trasparenza informativa</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/04/26/ia-e-giornalismo-il-puzzle-della-trasparenza-informativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2025 15:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza editoriale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12256</guid>

					<description><![CDATA[L'IA sta cambiando il giornalismo, con redazioni che la utilizzano per generare contenuti e personalizzare le notizie. Tuttavia, ciò solleva preoccupazioni sulla trasparenza e sull’affidabilità. È cruciale che le testate comunichino chiaramente l’uso dell’IA per non compromettere la fiducia del pubblico. Le normative, come quelle dell'UE, cercano di regolamentare l’uso dell’IA, garantendo chiarezza nei contenuti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale generativa nelle redazioni è ormai una consuetudine, parte di un lavoro editoriale che si sta rapidamente trasformando e adattando.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si tratta più, dunque, di una sperimentazione, oggi l’IA è pienamente operativa nel lavoro quotidiano. I sistemi generativi scrivono titoli, propongono sintesi, suggeriscono angolazioni e verificano fatti. Collaborano, in un certo senso, alla narrazione del mondo, affiancando i giornalisti in molteplici fasi del processo editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo scenario ibrido, in cui umani e algoritmi condividono compiti e responsabilità, si aprono le porte a una produttività aumentata. Tuttavia l&#8217;utilizzo dell&#8217;IA se da un lato velocizza i processi, dall’altro impone una riflessione profonda su alcuni fondamenti etici del giornalismo come autenticità, fiducia e trasparenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Proprio perché la linea di demarcazione tra creazione umana e artificiale si fa sempre più sottile, anche la percezione del lettore rispetto all’informazione subisce inevitabili mutamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di fronte a queste trasformazioni, emerge una domanda cruciale anche se apparentemente semplice: <em>come possiamo garantire che i lettori siano consapevoli dell’impiego dell’intelligenza artificiale nei contenuti giornalistici, senza minare la loro fiducia nei confronti dei media?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto ibrido, la trasparenza <a href="https://generative-ai-newsroom.com/tackling-the-transparency-puzzle-0969b3bcc489">assume </a>un ruolo ancora più importante. Se in passato era sufficiente indicare le fonti o illustrare il metodo d’indagine, oggi è necessario dichiarare se, come e in quale misura un sistema artificiale abbia contribuito alla realizzazione di un contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcune redazioni, consapevoli di questa esigenza, stanno sperimentando approcci specifici. L’agenzia di stampa olandese <em>ANP</em>, ad esempio, adotta un modello &#8220;uomo-macchina-uomo&#8221;, in cui l’algoritmo agisce sempre sotto la supervisione di redattori umani. In modo analogo, l’emittente digitale brasiliana <em>Nucleo </em>garantisce che l’IA non operi mai in autonomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri esempi arrivano dal <em>Guardian,</em> che ha scelto una linea di radicale onestà nel dichiarare l’uso dell’IA, e dalla <em>CBC</em> canadese, che segue una regola ferrea: mai sorprendere il lettore, comunicando sempre e chiaramente l’impiego dell’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante queste iniziative, tuttavia, manca ancora una coerenza sistemica. Ogni testata adotta un proprio approccio, e questa frammentazione rende difficile per il lettore sviluppare una comprensione uniforme del ruolo dell’IA nel giornalismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La questione, a questo punto, non è più se dichiarare l’uso dell’intelligenza artificiale, ma piuttosto come farlo. E soprattutto, come comunicarlo in modo efficace, senza generare confusione o, peggio, sfiducia nei confronti del mezzo stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Proprio per questo, è importante riconoscere che la trasparenza, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un concetto univoco né privo di conseguenze. Nel caso specifico dell’IA, essa può manifestarsi in forme diverse: ad esempio, attraverso un’etichetta visibile che segnala se un contenuto è stato generato o co-creato da un sistema generativo, con una nota esplicativa al termine dell’articolo, oppure con una dichiarazione generale inserita nella policy editoriale del sito</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma ognuna di queste modalità porta con sé conseguenze, percezioni e rischi diversi. Alcuni lettori apprezzano la chiarezza totale, mentre altri, proprio a causa della trasparenza, sviluppano sospetti sul valore e l’autenticità dell’informazione ricevuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non è un caso che i risultati della ricerca accademica sull’efficacia delle divulgazioni siano tutt’altro che coerenti. Alcuni studi indicano che la trasparenza aumenta la fiducia; altri dimostrano che, specie se mal gestita, può avere l’effetto opposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un’etichetta generica come “generato da IA” rischia di essere interpretata come sinonimo di contenuto automatizzato, privo di controllo umano, e dunque meno credibile. Il modo in cui tale informazione viene veicolata risulta quindi cruciale, più ancora dell’informazione stessa, dunque si tratta di una questione di forma quanto di sostanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo complesso scenario, anche il pubblico si rivela tutt’altro che uniforme. Ricerche condotte nei Paesi Bassi e in altri contesti europei rivelano una domanda crescente di consapevolezza, sapere se un contenuto è stato creato o assistito da IA, quali dati ha elaborato il sistema, in che misura ha influenzato il tono o il lessico di un testo. Questa domanda di chiarezza non è fine a sé stessa, è un’esigenza di controllo, di consapevolezza, di partecipazione attiva al proprio ecosistema informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il lettore moderno, o almeno una parte significativa di esso, non vuole essere trattato come un consumatore passivo, ma come un interlocutore da rispettare, da informare, da coinvolgere. Tuttavia, proprio mentre questa spinta alla trasparenza si fa più forte, emerge un elemento solo apparentemente contraddittorio: la fiducia “delegata”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si parla di <em>fiducia delegata</em> quando il pubblico sceglie di fidarsi di una testata giornalistica senza conoscere nei dettagli come vengono usate le tecnologie come l’intelligenza artificiale. Molti lettori, infatti, pur desiderando sapere, non sentono il bisogno di conoscere ogni dettaglio tecnico o metodologico. Per alcuni, è sufficiente che una testata giornalistica affermi in modo chiaro, magari attraverso una nota generale sul proprio sito, di usare l’IA in modo responsabile. La fiducia, in questi casi, non nasce dalla comprensione profonda delle tecnologie, ma dalla reputazione dell’organizzazione. Se il nome è autorevole, se la storia è solida, se l’immagine è trasparente, allora ci si fida. Questo atteggiamento è meno ingenuo di quanto potrebbe sembrare, è una forma di razionalità sociale, un modo per gestire la complessità senza esserne sopraffatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Queste dinamiche sono state confermate anche da un’indagine <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2024/public-attitudes-towards-use-ai-and-journalism">condotta </a>lo scorso anno dal <em>Reuters Institute for the Study of Journalism</em>. Sono state analizzate le attitudini del pubblico nei confronti dell’uso dell’intelligenza artificiale nel giornalismo in diversi paesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A grandi linee, il report ha evidenziato che molti lettori, in particolare nei contesti anglosassoni, provano un senso di disagio nei confronti delle notizie realizzate principalmente tramite sistemi automatizzati, soprattutto quando si tratta di argomenti delicati come la politica o di decisioni editoriali che richiedono sensibilità umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, lo studio <a href="https://www.interskills.it/2024/07/22/limpatto-dellia-nel-giornalismo-bilanciare-innovazione-e-fiducia/">rivela</a> anche una certa apertura nei confronti dell’IA quando questa viene utilizzata per migliorare l’efficienza interna delle redazioni, ad esempio per automatizzare trascrizioni, semplificare la ricerca o personalizzare le notizie in base agli interessi del lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo duplice atteggiamento suggerisce che il livello di accettazione pubblica dell’IA non dipende tanto dalla tecnologia in sé, quanto da come viene impiegata e comunicato al pubblico il suo utilizzo nel processo di lavoro editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, se la trasparenza è una necessità, allora deve essere anche progettata con rigore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non può essere lasciata all’improvvisazione o ridotta a formule vaghe come “contenuto generato dall’IA”. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La chiarezza potrebbe decretarsi come principio guida. Spiegare cosa fa l’IA, dove interviene, e come viene supervisionata da esseri umani. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo richiede una progettazione informativa che tenga conto della <em>user experience</em>, ossia del modo in cui le persone leggono, comprendono e reagiscono ai contenuti online. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’informazione sulla presenza dell’IA deve essere visibile ma non invasiva, contestuale ma non ridondante. Deve comparire dove serve, quando serve e nella forma più adatta al contenuto cui si riferisce, si potrebbe optare per l’adozione di un sistema adattivo, in cui l’esperienza venga calibrata sul comportamento dell’utente: ad esempio, un lettore abituale non ha bisogno delle stesse spiegazioni ogni volta, mentre un nuovo visitatore può ricevere un messaggio più dettagliato. Questo approccio stratificato consente di offrire un’informazione flessibile, capace di rispettare tempi e interessi diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Diversi studi nel campo dell’interazione uomo-computer <a href="https://generative-ai-newsroom.com/tackling-the-transparency-puzzle-0969b3bcc489">confermano</a> che la trasparenza è efficace solo se è usabile, cioè se viene recepita con facilità e rapidità. L’uso di elementi visivi, come icone, grafici o infografiche, può migliorare la comprensione e rafforzare il senso di partecipazione. Etichette ambigue come “contenuto artificiale” o “supporto generato digitalmente” possono generare incertezza o persino sospetto, al contrario, formule dirette come “scritto con l’aiuto di IA” oppure “testo rivisto da un redattore dopo elaborazione automatica” aiutano il lettore a collocare l’informazione nel giusto contesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La trasparenza, non è un optional, non è un’etichetta generica da appiccicare a fine testo è una responsabilità che attraversa ogni fase del processo editoriale, dalla creazione alla pubblicazione, e che richiede nuove competenze, nuovi linguaggi, nuove sensibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, è fondamentale afforntare la questione della trasparenza anche dal fronte normativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’AI Act dell’Unione Europea, di cui già abbiamo scritto in passato, rappresenta il primo tentativo organico a livello globale di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale. Nello specifico <a href="https://www.interskills.it/2024/08/09/etichettatura-ia-la-nuova-frontiera-della-trasparenza/">l’Articolo 52</a> di questo regolamento impone che i contenuti generati da IA siano chiaramente identificabili, fatta eccezione per quei casi in cui l’uso dell’IA si limiti ad assistere il processo di editing umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche negli Stati Uniti si sono registrate iniziative simili, come nel caso dell’AI Disclosure Act del 2023, che prevedeva l’obbligo di inserire un disclaimer esplicito per ogni materiale prodotto tramite intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Però etichettare non significa necessariamente informare. La semplice presenza di un’indicazione come “generato da IA” può risultare insufficiente o addirittura fuorviante, specie se non accompagnata da spiegazioni chiare o da una progettazione pensata per l’utente. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tutto questo conferma che la trasparenza, da sola, non basta, ma deve essere progettata, contestualizzata, compresa. Riordinare il puzzle della trasparenza significa ripensare al modo in cui comunichiamo l&#8217;utilizzo dell&#8217;IA, il rapporto tra uomo e macchina, e soprattutto il ruolo del giornalismo in una società che cambia. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da questa riflessione può emergere un nuovo paradigma, in cui la trasparenza non venga più vissuta come un ostacolo burocratico da gestire, ma come una promessa di lealtà da mantenere nei confronti dei lettori.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornalismo e IA: la sfida della complessità</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/01/giornalismo-e-ia-la-sfida-della-complessita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 08:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Media Digitali]]></category>
		<category><![CDATA[media studies]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn332024]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6475</guid>

					<description><![CDATA[L'IA sta trasformando il giornalismo, tra rischi e opportunità. I giornalisti devono acquisire competenze per preservare qualità e integrità professionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Articolo già pubblicato su <a href="https://www.mstudies.it/2024/09/27/la-sfida-della-complessita/">Media studies</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>Il testo che segue è stato oggetto della mia relazione&nbsp; nel corso del convegno presso l’Università LUMSA a Roma,&nbsp; in occasione del premio giornalistico “Alessandra Bisceglia”, sul&nbsp; tema del giornalismo e intelligenza artificiale.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Come scriveva Domenico De Masi nel suo libro La felicità negata, riprendendo il concetto di Edgar Morin sulla “sfida della complessità”, il progresso della conoscenza – sia scientifica che umanistica – non è un percorso lineare e ordinato verso una sempre maggiore chiarezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È palese che la sfida della complessità sia necessariamente applicabile al processo che è in corso in questo momento nel mondo dell’informazione con l’avvento dell’Intelligenza artificiale. Un processo al quale si tenta di dare risposte semplici, individuare formule risolutive che possano salvaguardare il giornalismo, il suo business e l’informazione giornalistica più in generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Purtroppo, non funziona così.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo processo si sviluppa su molti piani, economico, giuridico, sociale, tecnologico, perché il percorso su cui ci stiamo avviando (siamo in realtà da tempo in cammino) è rivoluzionario, un “game changer” o, come dicono i sociologi, “un cambio di paradigma”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ci sono aspetti che sono potenzialmente positivi nell’uso di queste tecnologie per le redazioni, ma parallelamente i rischi sono rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Parto da un esempio concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In quest’ultimo anno gli editori di tutto il mondo hanno stipulato accordi con le aziende di Intelligenza Artificiale, per consentire loro di addestrare i propri modelli su informazioni aggiornate, affidabili e verificate. Condé Nast, the Financial Times, the Associated Press, The Atlantic, Axel Springer, il Corriere della Sera, sono solo alcune di queste testate ed editori che hanno stipulato questi accordi.<br>In cambio agli editori verranno fornite tecnologie di IA, aggiornamento professionale e qualcosa che è stata ritenuta fondamentale: la citazione delle fonti nelle risposte dei BOT delle IA. In questo modo si spera di ottenere un effetto “motore di ricerca” per il quale i bot IA possano trasferire traffico alle pagine dei siti delle testate, dove queste raccolgono i dati dei propri lettori e fanno la pubblicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed è già qui che si manifesta la complessità: gli editori corrono per arrivare primi in questa competizione tecnologica e per partecipare alla corsa cedono l’unico oggetto di valore che hanno: le informazioni che producono.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Valore, intendiamoci, non nel senso del valore economico di una notizia che da tempo ormai, nell’epoca della copia immediata ed indefinita del digitale, sono delle commodities. Ma è il valore del brand che le produce che conta e che viene ceduto, l’affidabilità e la qualità delle notizie. Valore che gli editori pensano di poter recuperare attraverso i link.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Quindi, nel momento storico in cui la quantità dei lettori e del testo letto è esponenzialmente diminuita, si presuppone che un lettore, dopo aver avuto una risposta esaustiva da un chatbot decida anche di visitare la fonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Siamo sicuri che funzionerà proprio così?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa corsa frenetica, forse “affrettata” è il termine più corretto, riporta alla mente di chi l’ha vissuta, una analoga competizione, oltre una decina di anni fa, che indusse gli editori ad investire ingenti risorse nella visibilità sui social network, allora principalmente Facebook e Twitter.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Si aprì quindi un ampio dibattito sul tema, tra esperti di giornalismo, giornalisti, accademici, un po’ come adesso con l’intelligenza artificiale. Ricordo in particolare quando, ad ottobre del 2014, lo scomparso David Carr sul New York Times, stigmatizzò la questione, scrivendo:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Per gli editori, Facebook è un po’ come quel grosso cane che galoppa verso di te nel parco. Il più delle volte, è difficile capire se vuole giocare con te o divorarti</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Non ci si era resi conto che in quel modo si cedeva a Zuckerberg ed affini molto più di un link ai propri articoli, si cedeva la gestione della propria immagine, della propria reputazione, dei propri lettori, della propria qualità.<br>Fino a quando questo è servito alle piattaforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sono ormai due anni che il traffico di ritorno dai social (cosiddetto “referral”) verso le testate è crollato in alcuni casi del 90%.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Potremmo quindi dire che il grosso cane, dopo aver giocato, le ha anche divorate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi le bacheche dei social sono popolate da reel, storie e post di creators che, a loro volta, si affannano a crearsi spazi in quei luoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Domani (domani.. forse oggi) i social network saranno popolati di notizie ed immagini create sinteticamente. Anzi è notizia di questi giorni che è nato un nuovo social, “Social AI”, dove è possibile registrarsi scegliendo la tipologia dei contatti con cui si vuole interagire: amichevoli, critici, colti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Peccato che tutti i contatti siano dei bot, migliaia di bot, in grado di rispondere e conversare nelle modalità prescelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Un vero capolavoro dell’onanismo e dell’asocialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E d’altra parte, la complessità di questo rapporto tra l’Intelligenza artificiale e gli editori si palesa nel fatto che altri attori non hanno stipulato accordi di quel tipo ed uno di questi si chiama&nbsp;<em>The New York Times.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Poi c’è la complessità nel comprendere dove va a finire il diritto d’autore che riguarda evidentemente anche l’informazione giornalistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Mark A. Lemley, professore di diritto presso la Stanford Law School, in un documento dello scorso giugno pubblicato sulla&nbsp;<em>Science and Technology Law Review</em>, afferma che, mentre molti casi di copyright legati all’IA sono già sotto esame nei tribunali ovvero la questione dell’uso equo di dati di addestramento come nel procedimento&nbsp;<em>The New York Times</em>&nbsp;vs OpenAI, queste questioni non rappresentano il vero impatto che la tecnologia IA avrà sulle leggi esistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il cambiamento della dottrina sarà necessario in seguito alla trasformazione della creatività stessa. Storicamente, il diritto d’autore è servito a proteggere coloro che creano opere originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, con l’avvento dell’IA, la creazione si sposta da un’opera fisica o concettuale a un processo di “domanda” o “prompt”, dove l’utente fornisce input o istruzioni che l’IA trasforma in contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa nuova dinamica pone un’enorme pressione sulle dottrine fondamentali del diritto d’autore: per Lemley il ruolo tradizionale del diritto d’autore, ovvero premiare la creatività dell’autore, sarà drasticamente ridotto, poiché l’IA svolge il grosso del lavoro creativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Quindi abbiamo già visto due tipologie di complessità; una riguarda l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul business model del giornalismo, l’altra il diritto d’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La questione potrebbe essere molto più ampia perché ci sono problemi di autorialità, di norme giuridiche che non riescono ad avere efficacia sovranazionale, a causa delle differenze culturali, politiche e dei diversi interessi economici che esistono nel mondo e che inevitabilmente si riflettono anche in questo campo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Molto diverso per obiettivi e scenari il nuovo regolamento AI Act dell’Ue rispetto ai sistemi normativi presenti in altri continenti, Cina e Stati Uniti ad esempio.<br>Quindi? Quindi come dicevo all’inizio non esiste una soluzione “ex-ante”, semplice o definitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Come tutti i processi di trasformazione, rivoluzionari come questo, è necessario un tempo utile per la comprensione e la metabolizzazione dei cambiamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale è una rivoluzione già da tempo presente in tutte le nostre attività, nei nostri smartphone, nei programmi di traduzione e trascrizione, già da tempo nel giornalismo e nelle redazioni italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Diciamo la verità: non è l’automazione che ci preoccupa, che ci spaventa!</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È più profondamente la fantasia (o ipotesi plausibile) della sostituzione del pensiero umano con un algoritmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’ipotesi di divenire superflui, soverchi, ridondanti. Legittima come ogni paura ma da sola non serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È la stessa paura che gli editori hanno avuto quando Internet ha effettuato la prima rivoluzione digitale, perdendo essi stessi l’occasione di divenire centrali nell’evoluzione dell’ecosistema informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle redazioni, anche in quelle italiane, al web veniva messo chi era considerato meno bravo o inviso al direttore. La carta era il must. Poi, quando ci si è resi conto che tutto era cambiato è iniziata una affannosa e tardiva rincorsa all’online, perdente perché nel frattempo i luoghi della discussione, una volta davanti a un giornale, erano stati occupati dalle multinazionali social.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Possiamo imparare qualcosa da questa lezione?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Forse si, partendo innanzitutto dal guardare al futuro ed all’innovazione con attenzione, anche un pizzico di diffidenza, come quella che si può avere mettendosi al volante di una potente automobile mai guidata prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Bisogna conoscerla, imparare ad utilizzarla, fare molti tentativi e capirne i punti di forza e di utilità, come pure le vulnerabilità e i pericoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Qual è la differenza tra un articolo scritto da un giornalista e quello scritto da ChatGPT?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È la stessa differenza che esiste tra l’intelligenza umana e quella definita artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Roger Penrose, matematico e premio Nobel per la fisica, ritiene che, nell’intelligenza, vi sono in gioco tanto la coscienza quanto ciò che la comprensione cosciente dei significati può fare per noi. Queste parole si implicano a vicenda: l’intelligenza richiede comprensione. E la comprensione richiede consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo ci porta a dire che un dispositivo, per essere definito “intelligente”, dovrebbe essere capace di comprensione. Ma se anche ammettessimo la comprensione, questo dispositivo, per essere definito “intelligente”, dovrebbe essere dotato di consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E nei sistemi di IA, la comprensione e la consapevolezza è nei programmatori e progettisti che creano i Large Language Models, i modelli alla base di questi sistemi, non nel modello o nell’hardware.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Almeno fino ad ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E tornando alla domanda, fatta questa premessa, la risposta è che l’articolo scritto da un giornalista è stato creato con una comprensione cosciente e consapevole, quello scritto da una IA è basato sul sistema di algoritmi del suo modello.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E questa differenza è evidente nella personalizzazione che il giornalista fa nella descrizione del “fatto”, nel suo particolare e specifico punto di vista, mentre l’IA risponde sulla base del suo modello e dei dati con cui è stato addestrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed il carattere e l’angolazione della descrizione, contenuti in quell’articolo, nascono dal sistema cognitivo del giornalista, dalle sue convinzioni, dalla sua comprensione consapevole della realtà, dalla sua visione del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>E, non dimentichiamolo, dalla ricerca della verità dei fatti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Per questo motivo, l’unica possibilità di sopravvivenza per il giornalismo ed i giornalisti sarà la loro capacità di comprensione consapevole della realtà. Quindi, per i giornalisti che intendono attraversare questo ulteriore processo di cambiamento, non c’è altra possibilità che acquisire le competenze per poter utilizzare questi sistemi con consapevolezza e comprensione, liberandosi di tutte quelle attività che possono essere svolte da sistemi sintetici: traduzioni, trascrizioni, montaggi al volo, bollettini, raccolte di dati.<br>Il giornalista che sarà in grado di affrancare la sua professione giornalistica dai vincoli delle routine e della ripetitività avrà il tempo reale dell’analisi, dello studio, della ricerca, dell’inchiesta, della scrittura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sono molti ormai i casi di inchieste giornalistiche che sono state portate avanti grazie all’intelligenza artificiale, alla sua capacità di analizzare enormi quantità di dati, di ritrovare in essi schemi e ripetizioni che consentono di formulare le ipotesi da verificare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Non ultime quest’anno due inchieste che hanno utilizzato il supporto del’IA hanno vinto premi Pulitzer, una di queste proprio dal The New York Times.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Non c’è quindi altra possibilità che accettare il cambiamento dotandosi delle competenze e degli strumenti per comprenderlo e farne parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La tecnologia e l’evoluzione non si possono arrestare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Se, al contrario, editori e giornalisti decidessero di delegare la loro funzione di comprensione consapevole della realtà a questi sistemi allora i nuovi editori e giornalisti saranno le aziende dell’IA.</p>
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		<item>
		<title>Presentato a Roma il Report 2024 dell&#8217;Osservatorio sul giornalismo digitale dell&#8217;Ordine dei giornalisti</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/05/10/presentato-a-roma-il-report-2024-dellosservatorio-sul-giornalismo-digitale-dellordine-dei-giornalisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 08:58:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 7 maggio a Roma è stato presentato il "Report 2024 dell'Osservatorio sul giornalismo digitale", che ha analizzato il calo delle vendite dei giornali, l'impatto dell'IA sull'informazione, il declino del pluralismo e il ruolo crescente di influencer rispetto al giornalismo tradizionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo scorso 7 maggio, a Roma, presso la sede dell&#8217;Ordine dei giornalisti, è stato presentato, nell&#8217;ambito di un convegno ad esso dedicato, il Report 2024 dell&#8217;Osservatorio sul giornalismo digitale. Erano presenti&nbsp; il presidente del Consiglio Nazionale, <strong>Carlo Bartoli</strong> e la presidente della Commissione Cultura, <strong>Elena Golino</strong>, con gli interventi della vicepresidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali,&nbsp; prof.ssa&nbsp;<strong>Ginevra Cerrina Feroni,</strong>&nbsp;dell’Avv.&nbsp;<strong>Deborah Bianchi</strong>, dei giornalisti&nbsp;<strong>Andrea Iannuzzi</strong>&nbsp;(caporedattore a La Repubblica),&nbsp;<strong>Lelio Simi</strong>&nbsp;e del coordinatore dell’Osservatorio&nbsp;<strong>Antonio Rossano.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo i saluti istituzionali e gli interventi dei presidenti Bartoli e Golino, Antonio Rossano, coordinatore del progetto, ha introdotto e presentato il Report. Obiettivo del Report, secondo Rossano è di comprendere come il panorama informativo italiano, un contesto davvero particolare nello scenario informativo europeo e complessivo, si inserisce nell&#8217;ecosistema globale dell&#8217;informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Report 2023 aveva esaminato tre fenomeni principali che influenzavano l&#8217;ecosistema informativo: il calo delle vendite e della distribuzione dei giornali cartacei e digitali, l&#8217;impatto rivoluzionario dell&#8217;intelligenza artificiale sulla comunicazione e l&#8217;informazione, e il declino del pluralismo informativo, interconnesso con dinamiche economiche e politiche globali e una crescente sfiducia nei media.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questi temi sono stati ulteriormente sviluppati nel nuovo rapporto, che ha incluso un&#8217;analisi del Regolamento europeo sui servizi digitali, evidenziando le sfide al pluralismo informativo. Si è parlato anche di come l&#8217;intelligenza artificiale, attraverso contributi concreti come quelli di Andrea Iannuzzi, stia trasformando il panorama editoriale italiano. Un altro aspetto trattato è stata la &#8220;News Avoidance&#8221;, ovvero l&#8217;evitamento delle notizie negative che affliggono la psiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, il rapporto ha sottolineato la perdita di rilevanza del giornalismo, con un focus sul ruolo emergente di influencer e creatori di contenuti non tradizionali, e la necessità per il giornalismo di riscoprire la propria identità etica e deontologica. Sono stati anche esplorati ampiamente gli aspetti legali e normativi dell&#8217;intelligenza artificiale, con un confronto tra diversi contesti normativi internazionali, sottolineando come la velocità della tecnologia superi quella delle istituzioni regolatorie.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file aligncenter"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/05/Report-2024-rel-0.4.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Report-2024-rel-0.4."></object><a id="wp-block-file--media-1c0a508c-3378-463f-abbc-7d511120adc2" href="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/05/Report-2024-rel-0.4.pdf">Report-2024-rel-0.4</a><a href="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/05/Report-2024-rel-0.4.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-1c0a508c-3378-463f-abbc-7d511120adc2">Download</a></div>
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		<title>SØØn &#8211; Newsletter n°6 del 17 novembre 2023</title>
		<link>https://www.interskills.it/2023/11/17/soon-newsletter-n6-del-17-novembre-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 11:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli argomenti trattati questa settimana sono:
- La Carta di Parigi sull'intelligenza artificiale e il giornalismo, lanciata il 10 novembre 2023,creata con l’intento di stabilire norme etiche e principi che i giornalisti e le redazioni di tutto il mondo possono adottare e applicare nel loro lavoro quotidiano con le tecnologie.
- Festival sul giornalismo digitale “Glocal”
- Analisi sul destino della scrittura nell'era dell'IA secondo la visione di alcuni autori.
- La "superintelligenza" ricercata da OpenAI
- Tools e strumenti di IA utile ai giornalisti per velocizzare e semplificare il lavoto
- Analisi sulla crescita e le opportunità finanziarie dell'IA

]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[fusion_builder_container admin_label=&#8221;Iframe Newsletter&#8221; type=&#8221;flex&#8221; hundred_percent=&#8221;no&#8221; hundred_percent_height=&#8221;no&#8221; min_height_medium=&#8221;&#8221; min_height_small=&#8221;&#8221; min_height=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_scroll=&#8221;no&#8221; align_content=&#8221;stretch&#8221; flex_align_items=&#8221;flex-start&#8221; flex_justify_content=&#8221;flex-start&#8221; flex_wrap_medium=&#8221;&#8221; flex_wrap_small=&#8221;&#8221; flex_wrap=&#8221;wrap&#8221; flex_column_spacing=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_center_content=&#8221;yes&#8221; equal_height_columns=&#8221;no&#8221; container_tag=&#8221;div&#8221; menu_anchor=&#8221;&#8221; hide_on_mobile=&#8221;small-visibility,medium-visibility,large-visibility&#8221; status=&#8221;published&#8221; publish_date=&#8221;&#8221; class=&#8221;&#8221; id=&#8221;&#8221; margin_top_medium=&#8221;&#8221; margin_bottom_medium=&#8221;&#8221; margin_top_small=&#8221;&#8221; 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		<title>Giornalismo: un cambio di paradigma con l&#8217;IA</title>
		<link>https://www.interskills.it/2023/11/17/giornalismo-un-cambio-di-paradigma-con-lia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 10:07:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il dibattito "Informazione, un cambio di paradigma" a Varese ha esplorato l'impatto dell'IA nel giornalismo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo scorso 11 novembre, a Varese, nell&#8217;ambito del festival sul giornalismo digitale &#8220;Glocal&#8221;, si è tenuto il dibattito dal titolo &#8220;Informazione, un cambio di paradigma&#8221;, introdotto e moderato da <strong>Antonio Rossano</strong>, Giornalista e Presidente della non profit &#8220;Media Studies&#8221;, ospiti <strong>Ginevra Cerrina Feroni</strong>, Vicepresidente Autorità Garante della Privacy, <strong>Carlo Bartoli</strong>, Presidente Ordine dei giornalisti, <strong>Colin Porlezza</strong>, Professore City London University e Direttore European Journalism Observatory, <strong>Peter Gomez</strong>, Direttore de ilfattoquotidiano.it.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La discussione ha cercato di mettere a fuoco l&#8217;impatto delle nuove tecnologie ed in particolare dell&#8217;Intelligenza Artificiale sul mondo dell&#8217;informazione ed anche l&#8217;insieme dei sistemi regolatori che vari paesi e l&#8217;Unione Europea in particolare, stanno mettendo a punto per cercare di governare il cambiamento. Dal dibattito è emersa la comune visione che la tecnologia possa e debba essere uno strumento professionale per i giornalisti, laddove questi strumenti ed i loro gestori, ovvero le grandi piattaforme online, non impattino sulla libertà di espressione, sull&#8217;etica e la deontologia professionale. I relatori, ciascuno con la sua diversa competenza e visione, hanno portato interessanti analisi ed osservazioni che possono sicuramente rappresentare punti di riferimento per l&#8217;ampio dibattito pubblico e giuridico che questa evoluzione tecnologica sta generando.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">***</p>



<div class="wp-block-columns are-vertically-aligned-center is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
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<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="300" height="300" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2023/11/Rossano-Antonio.webp" alt="" class="wp-image-7160" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover"/></figure>
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<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0"><strong>Antonio Rossano</strong>, introducendo la discussione ha evidenziato come, in risposta all&#8217;avanzamento dell&#8217;intelligenza artificiale e la crescita esponenziale delle tecnologie di comunicazione, l&#8217;Europa si muova per regolamentare il digitale con un occhio vigile sui diritti civili a differenza di altri paesi come USA e Cina che tendono nella loro regolamentazione a privilegiare la efficienza e competitività dei propri sistemi nello scenario geopolitico.</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Rossano ricorda che il Digital Services Act e il Digital Markets Act sono regolamenti che cercano di bilanciare il potere delle piattaforme e tutelare i cittadini, mentre l&#8217;applicazione della direttiva sul copyright, già integrata nell&#8217;ordinamento giuridico italiano, produce effetti anche negativi sull&#8217;industria dei media con le piattaforme che non sono disposte a riconoscere l&#8217; &#8220;equo compenso&#8221; agli editori e quella sulla libertà dei media (EMFA) è ancora in fase dibattimentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0;margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Queste mosse regolamentari arrivano in un momento critico, dove la velocità di sviluppo tecnologico supera la capacità di adattamento legislativo, e la corsa per proteggere i principi democratici si fa sempre più serrata.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30)"/>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2023/11/Ginevra-Cerina-Feroni-1.webp" alt="" class="wp-image-7200"/></figure>
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<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph" style="margin-top:0"><strong>La Professoressa Ginevra Cerrina Feroni</strong>, in un intervento accorato ed anche &#8220;politico&#8221; sulla efficacia di questi sistemi regolatori, ha sollevato diversi interrogativi sulla loro capacità di garantire libertà di espressione e trasparenza nell&#8217;era digitale. Mentre si punta a responsabilizzare le piattaforme online per i contenuti illegali, gli esperti rilevano che il mancato chiarimento di cosa costituisca &#8220;contenuto illegale&#8221; potrebbe lasciare troppo potere discrezionale nelle mani di soggetti privati, potenzialmente minacciando il pluralismo mediatico.</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Digital Services Act che entrerà in vigore nel 2024, cerca anche di aumentare la trasparenza nella pubblicità online, ma le implicazioni tecniche e di privacy rimangono una sfida da affrontare. Il DSA promette di ridefinire la professione giornalistica e la pratica dell&#8217;informazione online, richiedendo un delicato equilibrio tra la regolamentazione e la protezione delle libertà fondamentali.<br>L&#8217;approccio italiano all&#8217;intelligenza artificiale genera un dibattito globale sui principi etici e sulla regolamentazione. Il garante privacy d&#8217;Italia emerge come un punto di riferimento critico in questo dialogo, sollevando questioni significative sulla governance dell&#8217;IA, specialmente in relazione al rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. Mentre il GDPR fornisce una struttura per l&#8217;attuale supervisione sulla gestione dei dati personali, la mancanza di un AI Act specifico lascia aperte questioni urgenti su chi dovrebbe detenere l&#8217;autorità di regolamentazione e come un potere digitale incontrollato potrebbe minacciare la democrazia.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30)"/>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2023/11/Carlo-Bartoli.webp" alt="" class="wp-image-7162" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover"/></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0"><strong>Il Presidente dell&#8217;Ordine dei giornalisti Bartoli</strong>, ha osservato come il dibattito sull&#8217;efficacia del Digital Services Act in Europa riveli un profondo conflitto tra il desiderio di regolamentazione e la realtà di un ambiente digitale in rapida evoluzione. Mentre il DSA tenta di imporre un ordine sulle piattaforme digitali, considerate i nuovi custodi del sapere, osservatori e professionisti mettono in guardia contro una regolamentazione che potrebbe privilegiare le esigenze di controllo a discapito delle libertà individuali. </p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0">Bartoli ha evidenziato la necessità di controlli più umanizzati, ed un maggiore investimento finanziario da parte delle piattaforme stesse per garantire una governance efficace e responsabile. Questo richiamo all&#8217;azione suggerisce un cambiamento di paradigma nel modo in cui il potere e la responsabilità sono distribuiti nel cyberspazio, con implicazioni significative per i diritti civili e la libertà di espressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Bartoli ha anche rappresentato la situazione legislativa italiana riguardante la diffamazione e le fake news, evidenziando come la legge attuale tenda a penalizzare chi produce informazioni accurate e responsabili ed ha anche citato il disegno di legge in discussione in Parlamento, che propone l&#8217;eliminazione della pena detentiva per diffamazione ma aumenta significativamente le pene pecuniarie, rendendo il giornalismo un&#8217;attività rischiosa e poco conveniente. Altro punto evidenziato è la necessità di una riforma della legge sull&#8217;accesso alla professione giornalistica, considerata obsoleta e non adeguata alle esigenze formative moderne.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Presidente dei giornalisti ha ricordato come l&#8217;azione del&nbsp; Garante per la protezione dei dati personali, con una decisione senza precedenti di limitare l&#8217;uso di Chat GPT, sia stata supportata dall&#8217;ordine dei giornalisti nel tentativo di preservare gli standard etici. Intanto, le piattaforme digitali continuano a modellare il panorama informativo, sollevando preoccupazioni sulla loro autorità incontrastata nel determinare i contenuti a cui i cittadini sono esposti. Nel settore giornalistico, Bartoli riconosce che alcune funzioni possono essere affidate all&#8217;IA, ma sottolinea che l&#8217;essenza umana del giornalismo, basata su ricerca, contesto e verifica, rimane insostituibile.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30)"/>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2023/11/Colin-Porlezza-1.webp" alt="" class="wp-image-7212" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover"/></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0"><strong>Colin Porlezza</strong>, Direttore dell&#8217;European Journalism Observatory, ha parlato di questioni etiche e deontologiche all&#8217;interno delle aziende mediatiche nell&#8217;utilizzo di queste tecnologie con particolare riferimento ai sistemi di autoregolamentazione implementati in questi ambiti.&nbsp; &nbsp;L&#8217;introduzione pervasiva dell&#8217;intelligenza artificiale nelle redazioni, sta portando all&#8217;attenzione dell&#8217;industria dei media, l&#8217;importanza dell&#8217;autoregolamentazione etica. Le aziende mediatiche, riconoscendo la necessità di guidare il pubblico e i professionisti attraverso la rivoluzione dell&#8217;IA, si sono impegnate a sviluppare linee guida che assicurino un uso responsabile di queste tecnologie.</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La proliferazione di tali politiche solleva interrogativi su come garantire la coerenza e l&#8217;allineamento con le normative legali esistenti, con l&#8217;obiettivo di mantenere standard etici elevati nel giornalismo e di contrastare la percezione pubblica dell&#8217;IA come fonte di disinformazione. Le aziende si trovano di fronte alla sfida di bilanciare l&#8217;innovazione con la responsabilità, nel tentativo di preservare la fiducia del pubblico nell&#8217;era digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Porlezza ha ricordato anche che studi recenti evidenziano come meno del 10% del pubblico sia disposto a pagare per contenuti prodotti con l&#8217;IA, mentre più del 65% preferirebbe sostenere il lavoro giornalistico umano. Questa resistenza potrebbe essere significativa sull&#8217;economia delle aziende mediatiche e sulla stessa sopravvivenza del giornalismo tradizionale. Inoltre, Porlezza ha sottolineato come la dipendenza dalle tecnologie IA potrebbe portare a uno squilibrio di potere a favore delle grandi aziende tecnologiche, aggravando la già delicata dinamica tra giornalismo e tecnologia, tenendo presente l&#8217;importanza della fiducia e del sostegno del pubblico per il futuro del giornalismo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--30)"/>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2023/11/Peter-Gomez.webp" alt="" class="wp-image-7165" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover"/></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0">Per il Direttore de ilfattoquotidiano.it, <strong>Peter Gomez</strong>, la crescente integrazione dell&#8217;intelligenza artificiale nella produzione di notizie mette in luce la sua incapacità di sostituire l&#8217;analisi critica e la ricerca di fondo che contraddistinguono il vero giornalismo. Mentre alcune attività editoriali ripetitive potrebbero essere automatizzate, il valore aggiunto del giornalismo investigativo e dei contenuti esclusivi rimane insostituibile.</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel frattempo, le potenti piattaforme sociali modellano il paesaggio dell&#8217;informazione, spesso a discapito delle voci critiche e della pluralità dei punti di vista. La sfida del giornalismo moderno è ampliata dalle problematiche legali, con una crescente pressione attraverso cause civili piuttosto che attraverso minacce di pene penali. In questo contesto, il giornalismo si trova a navigare tra la necessità di adattarsi alle nuove tecnologie e la lotta per mantenere la sua essenza di controllo democratico e di reportage autentico.<br>Il timore espresso da Gomez è che, sebbene le democrazie occidentali mantengano formalmente le istituzioni democratiche come le elezioni, il parlamento, e la libertà di stampa, le decisioni chiave vengano prese in luoghi non istituzionali, lontano dal controllo democratico. Questo fenomeno è descritto come &#8220;post-democrazia&#8221; dal politologo Colin Crouch, in cui le strutture democratiche esistono formalmente, ma la sostanza decisionale si sposta altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il problema diventa ancora più acuto se consideriamo l&#8217;influenza che l&#8217;IA può avere sull&#8217;informazione che raggiunge gli elettori, potenzialmente manipolando o limitando la conoscenza necessaria per prendere decisioni consapevoli, come suggerito da Luigi Einaudi con il principio &#8220;Conoscere per deliberare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gomez evidenzia anche il rischio che l&#8217;IA potrebbe portare a una sorta di &#8220;editore unico&#8221;, riducendo ulteriormente la pluralità di voci e prospettive che sono essenziali per una democrazia sana.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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