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	<title>google &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>Gemini 3 Pro, il modello più avanzato di Google</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/11/24/gemini-3-pro-il-modello-piu-avanzato-di-google/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 12:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[gemini]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Google ha presentato Gemini 3 Pro, il nuovo modello di intelligenza artificiale definito dall’azienda come il più avanzato di sempre. La nuova versione introduce progressi nel ragionamento, nella multimodalità e nella gestione di contesti molto ampi grazie a una finestra di 1 milione di token.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo scorso martedì 18 novembre, Sundar Pichai, CEO di Google, insieme al team di DeepMind,<a href="https://blog.google/products/gemini/gemini-3/#note-from-ceo"> ha presentato </a>sul blog ufficiale il rilascio di <strong>Gemini 3 Pro</strong>, definito dall’azienda come “il modello più intelligente di sempre”. Questa nuova versione apporta miglioramenti nel ragionamento, nella comprensione di contenuti diversi, nella gestione del contesto e nelle capacità agentiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come per ogni nuovo modello, Google ha sottoposto anche Gemini 3 ad una lunga serie di benchmark esterni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1100" height="1005" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/11/gemini_3_table_final_HLE_Tools_on-1100x1005.gif" alt="" class="wp-image-13307" style="width:504px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/11/gemini_3_table_final_HLE_Tools_on-1100x1005.gif 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/11/gemini_3_table_final_HLE_Tools_on-600x548.gif 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/11/gemini_3_table_final_HLE_Tools_on-300x274.gif 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/11/gemini_3_table_final_HLE_Tools_on-768x702.gif 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/11/gemini_3_table_final_HLE_Tools_on-1536x1404.gif 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/11/gemini_3_table_final_HLE_Tools_on-2048x1872.gif 2048w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Figura 1 – Benchmark di Gemini 3 Pro</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I risultati mostrano performance solide in molte discipline, dalla matematica alla logica, dalla generazione di codice alla comprensione multimodale. Proprio la multimodalità è uno degli elementi più caratterizzanti di questa nuova generazione, Gemini 3 è infatti in grado di elaborare testi, immagini, audio, documenti e video.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È in grado, per esempio, di recuperare ciò che viene detto in un punto preciso di un video YouTube, di ricostruire la planimetria di una stanza da una semplice ripresa o di sintetizzare in pochi secondi contenuti tecnici presenti in video molto lunghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si tratta di applicazioni utili non solo per utenti tecnici, ma anche per chi lavora in comunicazione, formazione, documentazione o progettazione visiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un ulteriore aspetto riguarda la capacità del modello di interpretare ciò che vede e legge, non limitandosi a processare informazioni in modo letterale. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gemini 3 Pro è progettato per cogliere sfumature, riconoscere segnali deboli e comprendere ciò che l’utente intende veramente, anche quando non è espresso in modo diretto. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il ragionamento risulta più profondo e continuo, il modello scompone i problemi, segue il filo logico da un passaggio all’altro, mantiene la coerenza anche in interazioni complesse e riduce la necessità di prompt tecnici o molto dettagliati. L’obiettivo afferma Google è quello di avvicinare l’interazione a un vero dialogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A supporto di questo approccio c’è una finestra di contesto da 1 milione di token, che consente al modello di lavorare con grandi quantità di informazioni nella stessa sessione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ciò permette, ad esempio, di analizzare documenti molto estesi senza doverli suddividere, di sintetizzare conversazioni lunghe mantenendo coerenza o di confrontare più fonti nella stessa interazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Molti modelli concorrenti si fermano attorno ai 200.000 token, rendendo questa capacità un elemento distintivo per attività che richiedono continuità e profondità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, sono state potenziate anche le capacità agentiche, cioè la possibilità per il modello di pianificare, prendere decisioni ed eseguire compiti complessi. Queste funzioni emergono in <strong>Google Antigravity</strong>, la nuova piattaforma di sviluppo che consente di descrivere in linguaggio naturale ciò che si vuole ottenere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Qui Gemini 3 Pro è in grado di orchestrare strumenti diversi, seguire una logica operativa propria e portare avanti attività dall’inizio alla fine. Non più solo un assistente, quindi, ma un sistema capace di agire, utile in contesti come prototipazione, revisione, documentazione tecnica o automazione di processi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ad ogni modo i benchmark pubblicati da Google mostrano un progresso rispetto alle generazioni precedenti, soprattutto nelle aree del ragionamento, della multimodalità e del coding. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un esempio è il <strong><em>Vending Bench</em></strong>, ovvero una simulazione nella quale il modello deve gestire l’operatività completa di un distributore automatico per un anno. Il sistema analizza le vendite, identifica il momento in cui rifornire i prodotti, riconosce gli articoli più richiesti e modifica le scelte in base ai comportamenti degli utenti, che sono variabili e non programmabili. Secondo i dati citati, Gemini 3 ottiene un rendimento economico più elevato rispetto ai modelli confrontati, mentre le versioni precedenti registrano risultati meno stabili. Il valore di questa simulazione non risiede solo nel dato finale, ma nel fatto che il modello deve reagire a una “variabile umana”, ovvero scelte non regolari né prevedibili e dunque situazioni simili a quelle che un sistema di AI si troverebbe a gestire in contesti reali, come l’ottimizzazione di stock, la previsione della domanda o il supporto decisionale in attività operative.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">All’interno dei servizi Google, Gemini 3 può operare anche su dati personali già indicizzati nei vari strumenti dell’ecosistema. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un esempio può essere inerente alla casella email, infatti, il modello sembra essere in grado di individuare rapidamente un’informazione specifica, come un nome utente o un allegato all’interno di migliaia di messaggi, riducendo tempi di ricerca manuale che normalmente richiederebbero minuti o ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gemini 3 Pro è disponibile da subito per gli abbonati ai piani AI Pro e Ultra, ed è stato integrato anche in AI Mode, accessibile a tutti gli utenti.<br>Nelle prossime settimane Google ha anticipato ulteriori ottimizzazioni e nuove integrazioni, con l’obiettivo di rendere il modello sempre più utile nei flussi di lavoro quotidiani e sempre più vicino a un sistema capace di ragionare e agire in autonomia.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="A new era of intelligence with Gemini 3" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/98DcoXwGX6I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">Presentazione ufficiale di Gemini 3 </figcaption></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>FIEG: AI Overviews di Google viola il diritto all’informazione</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/10/23/fieg-ai-overviews-di-google-viola-il-diritto-allinformazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 10:16:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI overviews]]></category>
		<category><![CDATA[digital services act]]></category>
		<category><![CDATA[FIEG]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
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					<description><![CDATA[La FIEG accusa Google di violare i principi del Digital Services Act: con AI Overviews, l’IA di Google sintetizza le notizie riducendo il traffico verso le testate giornalistiche. Una pratica che, secondo gli editori, mette a rischio pluralismo, trasparenza e diritto all’informazione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì 15 Ottobre, la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) <a href="https://www.fieg.it/salastampa_item.asp?sta_id=1578&amp;utm_source">ha presentato</a> un reclamo formale all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), chiedendo l’apertura di un’istruttoria sull’operatività e gli effetti di <em><a href="https://www.interskills.it/2024/05/31/google-si-prende-tutto-il-traffico-nel-suo-walled-garden/">AI Overviews</a></em>, la funzione IA sviluppata da Google per sintetizzare automaticamente le risposte alle ricerche degli utenti, attiva anche in Italia da marzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nello specifico, la FIEG contesta il fatto che <em>AI Overviews</em>, si comporti come un sistema di risposta diretta, superando la logica classica del motore di ricerca. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’utente, anziché scegliere tra diversi link, e quindi ad accedere direttamente alle fonti, riceve subito una sintesi testuale generata dall’IA, collocata in alto nella pagina dei risultati. Questa sintesi è costruita a partire da contenuti già esistenti sul web, in gran parte tratti da articoli giornalistici, ma non include necessariamente link chiari, riferimenti puntuali o meccanismi che favoriscano il ritorno di traffico verso i siti originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La FIEG definisce questa dinamica un <em>&#8220;<strong>traffic killer</strong>&#8220;</em>, ovvero una tecnologia che intercetta la domanda di informazione e la soddisfa direttamente all’interno della piattaforma di Google, riducendo sensibilmente la possibilità che l’utente visiti i siti delle testate giornalistiche. Le conseguenze sono immediate, ovvero calo degli accessi, perdita di ricavi pubblicitari, erosione dell’autorevolezza editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, il problema non è soltanto economico. Nella nota la FIEG denuncia anche una lesione al principio di <em>concorrenza leale,</em> in quanto Google utilizza contenuti editoriali per arricchire un proprio servizio, senza riconoscere alcun compenso agli editori che quei contenuti li producono.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per la FIEG, infatti, AI Overviews mette a rischio la sostenibilità del giornalismo, e allo stesso tempo potrebbe violare anche il <em><strong>Digital Services Act </strong>(DSA</em>), la normativa europea che impone alle grandi piattaforme digitali regole precise di trasparenza, correttezza e tutela del pluralismo informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio, la Federazione contesta tre aspetti principali:<br>• l’algoritmo di Google privilegia le risposte generate dall’IA rispetto ai contenuti originali delle testate, riducendone la visibilità;<br>• non è chiaro come vengano scelti e riassunti i contenuti usati per costruire le sintesi;<br>• manca un riconoscimento economico per gli editori, i cui articoli vengono utilizzati senza accordi o compensazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In sostanza, la FIEG accusa AI Overviews di cambiare alla radice il modo in cui gli utenti accedono all’informazione, spostando il valore, sia economico sia culturale, dalle redazioni giornalistiche alla piattaforma.<br>Quando la risposta è già pronta e sintetizzata dall’IA, spesso senza citare chiaramente le fonti o inserire link diretti, il motore di ricerca smette di essere un punto di partenza, ma diventa un filtro che decide cosa mostrare e cosa no, trattenendo il valore informativo senza restituirlo in modo trasparente.<br>Una dinamica tutt’altro che marginale, perché riguarda la ricerca online, oggi il principale punto d’accesso alla conoscenza per milioni di persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, il problema non riguarda solo <strong>AI Overviews</strong> o l’ecosistema Google: è una dinamica strutturale di <strong>tutti i sistemi di intelligenza artificiale generativa</strong>. Che si tratti di chatbot conversazionali, assistenti vocali o motori di ricerca potenziati dall’IA, il principio è lo stesso: fornire una risposta completa, autosufficiente e conclusiva, che tenda a chiudere il percorso informativo anziché aprirlo. In questo modo l’utente non è più spinto a verificare, confrontare o approfondire, ma resta all’interno di una bolla sintetica di contenuti riassunti e reinterpretati dall’algoritmo. È un effetto di disintermediazione radicale, che sottrae visibilità alle fonti originarie e, soprattutto, allontana il lettore dal processo critico della conoscenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In definitiva, ciò che viene messo in discussione è il <em>diritto del cittadino </em>a informarsi liberamente, scegliendo le proprie fonti e maturando un pensiero critico.<br>Come già osservavamo in un precedente articolo, <em><a href="https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/">“AI Overviews e la crisi del clic: cosa perdiamo quando non cerchiamo più?</a>”</em>, il gesto del clic non è solo tecnico ma un segno di scelta, di fiducia, di esplorazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Eliminandolo, e leggendo solo la risposta fornita dall’IA, si restringe anche la nostra capacità di comprendere il contesto dell&#8217;informazione cercata.  Questa trasformazione non è solo culturale oppure editoriale ma presenta anche risvolti normativi rilevanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La denuncia italiana non è un caso isolato. Anche altri Paesi UE, coordinati da ENPA (European Newspaper Publishers’ Association) stanno avviando azioni simili. <br>L’obiettivo è chiedere alla Commissione Europea l’apertura di un procedimento che coinvolga l’intera funzione <em>AI Overviews</em>, come fenomeno sistemico e transnazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il DSA è stato un primo tentativo concreto in questa direzione, ma servono vigilanza, competenze e consapevolezza. La posta in gioco non riguarda solo i modelli economici dell’editoria, riguarda la qualità dell’informazione in una società democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se le informazioni vengono filtrate, sintetizzate e impacchettate da un sistema automatizzato, chi garantisce pluralismo, responsabilità, accuratezza? Ed inoltre chi tutela il diritto del lettore a conoscere?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il rischio è che la ricerca diventi un’illusione. <br>Il reclamo della FIEG può e deve aprire una riflessione più ampia. Serve una nuova cultura dell’informazione digitale, che riconosca il valore del giornalismo, della ricerca autonoma, della pluralità dei punti di vista. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Serve anche una formazione continua per utenti, educatori e professionisti della comunicazione, perché sappiano riconoscere i limiti degli strumenti che usano quotidianamente, e non confondano la semplicità dell’accesso con la profondità della comprensione.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Google Zero: quel clic che scompare</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/09/16/google-zero-quel-clic-che-scompare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 07:38:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Penske Media]]></category>
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					<description><![CDATA[Digitavamo una domanda e iniziava il viaggio tra titoli e fonti. Poi è arrivata la risposta pronta in cima alla pagina: le AI Overviews. Penske Media, editore di Rolling Stone e Billboard, ha denunciato Google: le sintesi userebbero il lavoro giornalistico senza consenso, drenando traffico e ricavi.  È l’alba del “Google Zero”?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--40)"><em>Dentro la causa di Penske contro Google e l’alba delle risposte senza link</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">C’è un gesto che facciamo senza pensarci: digitare una domanda sul motore di ricerca e scorrere i risultati. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da qualche tempo, però, prima dei link è comparsa una “risposta pronta”, un riquadro che condensa il web in poche righe. È lì che comincia la nostra storia: nel punto esatto in cui il clic — la valuta dell’informazione online — smette di circolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Venerdì 13 settembre 2025, a Washington D.C., l’editore di <em>Rolling Stone</em>, <em>Billboard</em> e <em>Variety</em>, la Penske Media Corporation, <a href="https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/rolling-stone-billboard-owner-penske-sues-google-over-ai-overviews-2025-09-14">ha citato in giudizio</a> Google. Nelle carte si legge che le AI Overviews — le sintesi generate in cima alla pagina di ricerca — “riusano” il lavoro giornalistico senza consenso e deviano traffico dai siti di origine. È la prima grande impugnazione in tribunale contro questa funzione da parte di un editore statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Google risponde che le Overviews “rendono la ricerca più utile” e allargano la platea dei siti che ricevono visite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nei numeri, il quadro prende forma: secondo Penske, circa un quinto delle ricerche che portano ai suoi contenuti mostra oggi un’Overview; e i ricavi da affiliazione sono scesi di oltre un terzo rispetto al picco, a cavallo tra 2024 e 2025. Nella denuncia c’è anche un’accusa pesante: la visibilità in ricerca sarebbe legata all’accettazione dell’uso dei contenuti nelle sintesi. Google respinge le contestazioni: “difenderemo queste pretese prive di fondamento”, dice un portavoce.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per capire questi conti, basta seguire il percorso dell’utente. Un tempo la risposta era un invito al viaggio: titoli diversi, angolazioni diverse, il lettore che sceglie e, così facendo, alimenta l’ecosistema — pubblicità, abbonamenti, nuovi articoli. Con la risposta sintetica, il viaggio finisce prima di cominciare: l’informazione arriva, ma il clic — l’atto che sostiene economicamente chi l’ha prodotta — non parte. È ciò che alcuni osservatori chiamano la traiettoria verso il “Google Zero”, lo scenario in cui la ricerca smette di inviare traffico significativo agli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Certo non dobbiamo dimenticare che anche la ricerca tradizionale, con il suo “ordine” di indicizzazione premiava alcuni e mandava in coda altri: ma con la SEO e tecniche di indicizzazione varie si poteva trovare un percorso per aspirare alla testa della classifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quello di Penske non è un caso isolato. A febbraio anche l’azienda di formazione online Chegg ha portato Google in tribunale, sostenendo che le sintesi erodono la domanda per i contenuti originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il filo rosso è lo stesso: se la “risposta” vive dentro la piattaforma, fuori circola meno ossigeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ne <a href="https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/">avevamo già scritto</a> anche analizzando altri aspetti delle risposte AI: se ci fermiamo alla sintesi, si assottigliano pluralità e profondità, come riportava un’analisi del Pew Research Center: in presenza di Overviews i clic verso le fonti originali crollano, con il rischio di un’informazione più omologata e governata dagli algoritmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È un campanello che suona non solo per i conti degli editori, ma per la qualità del sapere condiviso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google potrebbe fare a meno delle notizie nelle ricerche</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/04/02/google-potrebbe-fare-a-meno-delle-notizie-nelle-ricerche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 06:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[traffico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12092</guid>

					<description><![CDATA[Google ha testato la rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca in otto paesi dell'UE, osservando un calo del traffico verso i siti giornalistici, ma senza ridurre le sue entrate pubblicitarie. Questo esperimento solleva nuove riflessioni sul valore economico delle notizie nel contesto digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancora una volta, gli editori si trovano a dover fare i conti con l’influenza dei giganti tecnologici nel settore dell’informazione. Questa volta, è Google a mettere in discussione il valore economico delle notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 21 marzo scorso, attraverso il suo <a href="https://blog.google/around-the-globe/google-europe/our-experiment-on-the-value-of-european-news-content/">blog</a> ufficiale, il colosso tecnologico ha presentato il report &#8220;<a href="https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/documents/EU_2025_Report_on_the_Value_of_News_Content.pdf">EU 2025 Report on the Value of News Content</a>&#8220;, in cui descrive un esperimento in cui ha testato l’impatto della rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato dell’esperimento è duplice: se da un lato il traffico verso i siti giornalistici è crollato, dall’altro le entrate pubblicitarie della piattaforma sono rimaste pressoché invariate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’esperimento ha coinvolto l’1% degli utenti in otto Paesi dell’Unione Europea: Italia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Danimarca e Croazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo gruppo, definito “<strong>gruppo di trattamento</strong>”, sono stati rimossi i risultati di ricerca provenienti da 13.409 domini identificati come “pubblicazioni di stampa” in base all’Art. 15 della Direttiva europea sul copyright (EUCD). Parallelamente, un altro 1% di utenti ha costituito il “<strong>gruppo di controllo</strong>”, continuando a visualizzare normalmente i risultati di ricerca. L’esperimento, condotto tra novembre 2024 e gennaio 2025, ha permesso di osservare l’adattamento degli utenti e l’evoluzione delle loro abitudini di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I dati raccolti e diffusi dall’azienda stessa, confermano il ruolo dominante di Google nella distribuzione delle notizie online: secondo il report, <strong>circa il 50% del traffico ai siti giornalistici proviene direttamente da Google Search e Google News</strong>. La rimozione dei contenuti ha causato un calo immediato delle visite e, contrariamente a quanto si poteva ipotizzare, gli utenti non hanno cercato attivamente le notizie sui siti degli editori, segnalando così l’importanza della visibilità garantita dal motore di ricerca per il successo dell’editoria digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E qui si ripropone un &#8220;vecchio&#8221; interrogativo: se Google già indirizza milioni di lettori verso le testate, ha senso obbligarla a pagare per la condivisione dei contenuti, come stabilito dalla Direttiva UE?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per capire meglio il contesto, torniamo al 2019, quando l’Unione Europea approvò la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0790">Direttiva sul Copyright.</a> L’Art. 15 impone alle piattaforme digitali di riconoscere un compenso agli editori per la pubblicazione di estratti di articoli o link ai loro contenuti, con l&#8217;obiettivo di riequilibrare la distribuzione dei ricavi pubblicitari, fino a quel momento appannaggio quasi esclusivo delle Big Tech.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel 2021, per conformarsi alla normativa, Google ha lanciato il programma <a href="https://www.wired.it/article/google-news-editori-europa/"><em>Extended News Previews</em>,</a> siglando accordi con oltre 4.400 pubblicazioni in 24 Paesi dell’UE per garantire agli editori una remunerazione per l’utilizzo dei loro contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi, però, i risultati dell’esperimento potrebbero dare a Google un motivo per <a href="https://techcrunch.com/2025/03/21/google-claims-news-is-worthless-to-its-ad-business-after-test-involving-1-of-search-results-in-eight-eu-markets/">rinegoziare </a>tali accordi, sostenendo che il valore economico delle notizie all’interno del proprio ecosistema sia inferiore a quanto richiesto dagli editori e che l’obbligo di pagamento possa risultare sproporzionato o sovrastimato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google decidesse di ridurre i compensi destinati agli editori, le potenziali conseguenze per il settore dell’informazione sarebbero particolarmente gravose.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le testate giornalistiche, in particolare quelle che dipendono fortemente dal traffico generato dai motori di ricerca, rischierebbero un drastico calo delle entrate pubblicitarie e della loro visibilità. Questo potrebbe tradursi in una riduzione delle risorse destinate alla produzione di contenuti, con un impatto negativo sulla qualità e sulla pluralità dell’informazione disponibile online. Il giornalismo indipendente, già in difficoltà nel trovare modelli di business sostenibili nell’era digitale, potrebbe subire un ulteriore danno a causa della riduzione dei ricavi provenienti dalle piattaforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dato che Google sembra voler rimettere in discussione l’obbligo di compensare gli editori, Diego Ciulli, public policy manager di Google, cerca di rassicurare il settore <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7309859444681510913/">affermando</a> in un post su LinkedIn: <em>“&#8230;Questo non significa che cambia il nostro impegno nel collaborare con gli editori nella trasformazione digitale, e continueremo a concludere accordi per riconoscere un equo compenso per l’utilizzo dei loro contenuti, sulla base del loro reale valore.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il valore delle notizie, tuttavia, non si misura solo in termini di ricavi pubblicitari per Google. L’informazione di qualità contribuisce a mantenere il motore di ricerca interessante per gli utenti, rafforzandone la centralità nel mercato digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google dovesse ridurre la sua dipendenza dai contenuti giornalistici, privilegiando altre fonti di informazione, il rischio sarebbe un impoverimento del panorama informativo accessibile online.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Resta ora da vedere come reagiranno le autorità europee. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La Direttiva sul Copyright è nata per riequilibrare il rapporto di forza tra le piattaforme digitali e i produttori di contenuti. Se Google decidesse di mettere in discussione questo principio, l’UE potrebbe dover intervenire nuovamente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’IA di Google disponibile per l’industria militare</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/02/05/lia-di-google-disponibile-per-lindustria-militare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 14:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni e analisi]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia militare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=11490</guid>

					<description><![CDATA[Google ha eliminato il divieto di usare l’IA per scopi bellici, rivelando come le grandi aziende tecnologiche si adattino alle pressioni politiche per mantenere il potere. L’intelligenza artificiale, che abbiamo spesso immaginato come strumento di progresso civile, ora diventa parte della corsa agli armamenti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un clima politico sempre più teso, le “buone intenzioni” che un tempo avevano caratterizzato alcune delle maggiori aziende del settore tecnologico sembrano aver ceduto il passo a scelte strategiche dettate dalla necessità di mantenere una posizione di rilievo. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Google, che aveva promesso di non sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale per scopi bellici, <a href="https://www.theguardian.com/technology/2025/feb/05/google-owner-drops-promise-not-to-use-ai-for-weapons">ha modificato</a> la propria linea politica, guarda caso dopo il cambio di amministrazione, aprendo la strada a un utilizzo dell’IA che potrebbe benissimo trovare applicazioni nel settore militare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Google ha infatti ufficialmente rimosso dalle sue linee guida etiche sull&#8217;intelligenza artificiale il divieto di impiegare “tecnologie che potrebbero causare danni generali&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un segnale inquietante in un momento storico in cui il confine tra innovazione civile e applicazioni belliche si fa sempre più labile. L&#8217;evoluzione di questi sistemi, che un tempo abbiamo sempre immaginato essere destinati a dover migliorare la comunicazione e la vita quotidiana, ora si prefigge di diventare un’arma nelle mani di chi detiene il potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa svolta non avviene per caso, ma in un contesto globale dove l’innovazione tecnologica e la corsa agli armamenti si intrecciano con le logiche del potere geopolitico. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le capacità dell’intelligenza artificiale, infatti, stanno attirando l’interesse non solo di investitori e consumatori, ma anche di governi e forze armate, che chiaramente intendono sfruttare queste tecnologie per consolidare il proprio vantaggio strategico. In un mondo in cui il confine tra civile e militare si fa sempre più labile, le decisioni di queste aziende dalle proporzioni economiche titaniche assumono una valenza politica che va ben oltre la semplice ricerca di profitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come giornalisti non possiamo non ricordare il primo “inchino” ufficiale alla nuova amministrazione Trump, da parte di Jeff Bezos che, in un <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2024/10/28/jeff-bezos-washington-post-trust/">editoriale</a> sul <em>The Washington Post</em> dello scorso 28 ottobre 2024, dall’eloquente titolo “The hard truth: Americans don’t trust the news media” (“<em>La dura verità: gli americani non si fidano dei mezzi di informazione</em>”), dichiarò di non volersi schierare apertamente in vista delle imminenti elezioni presidenziali. Con motivazioni evidentemente risibili, appellandosi ad un dovere di neutralità dell’informazione (storicamente mai messo in atto dal suo giornale) ed al fatto che i cittadini non hanno mai votato in base alle indicazioni dei giornali…</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il contrasto tra la retorica idealistica del passato e la realtà odierna, dove le grandi aziende tecnologiche sono costrette a negoziare tra i loro principi originari (almeno quelli sempre “dichiarati”) e le pressioni politiche, diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia. Google, abbandonando i propri impegni etici, incarna una tendenza che vede la tecnologia subordinata a interessi strategici e militari, mentre personalità come Bezos cercano di richiamare l’attenzione su un valore fondamentale: la fiducia pubblica.nnovazione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Senato australiano contro l’IA per il saccheggio dell’industria creativa</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/11/29/il-senato-australiano-contro-lia-per-il-saccheggio-dellindustria-creativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 06:47:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[dati personali]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[meta]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[Senato australiano]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn402024]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Sheldon]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=10726</guid>

					<description><![CDATA[Un’indagine del Senato australiano ha rivelato un utilizzo improprio dei dati personali da parte di Amazon, Google e Meta per addestrare i loro sistemi di IA, senza la necessaria trasparenza e compensazione. Il rapporto suggerisce l’introduzione di leggi più stringenti,  proponendo misure a tutela dell’industria creativa e della proprietà intellettuale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nell’epoca in cui la raccolta massiva di dati personali per addestrare i sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale è ormai una prassi consolidata, la trasparenza e la responsabilità delle aziende tecnologiche che producono e gestiscono i sistemi IA sono più che mai necessari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.theguardian.com/technology/2024/nov/27/amazon-google-and-meta-are-pillaging-culture-data-and-creativity-to-train-ai-australian-inquiry-finds">Un’indagine</a> condotta negli ultimi mesi dal comitato ristretto del Senato australiano ha mostrato un utilizzo improprio dei dati personali degli utenti australiani da parte di alcune delle più famose aziende tecnologiche: Amazon, Google e Meta. &nbsp;L’indagine si è conclusa con la pubblicazione del rapporto martedì 26 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il comitato, presieduto dal senatore laburista Tony Sheldon, ha indagato su come le tre aziende stiano utilizzando i dati degli utenti australiani per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale senza adeguata trasparenza e compensazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’inchiesta ha rivelato che nonostante le numerose richieste di chiarimento, le Big Tech hanno mostrato un atteggiamento evasivo, rifiutandosi di spiegare come i dati degli utenti vengano utilizzati nei loro algoritmi di addestramento dei sistemi IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Amazon</strong> ha rifiutato di fornire informazioni su come i dati raccolti dai suoi dispositivi, come Alexa, Kindle e Audible, siano stati impiegati per addestrare l&#8217;intelligenza artificiale. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Google</strong> ha evitato di rispondere alla domanda su quali dati provenienti dai suoi prodotti e servizi fossero utilizzati nei suoi modelli di IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Meta</strong> ha dichiarato di aver utilizzato i dati degli utenti australiani di Facebook e Instagram dal 2007, ma l’azienda non è stata in grado di spiegare come gli utenti potessero acconsentire all’utilizzo dei loro dati per uno scopo che, all&#8217;epoca, non esisteva ancora. Inoltre l’azienda non ha chiarito in che modo sono stati utilizzati i dati provenienti da WhatsApp e Messenger.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Sheldon, il comportamento delle aziende si configura un vero e proprio “<a href="https://www.channelnews.com.au/amazon-meta-and-google-exploiting-oz-users-data-to-train-ai/">saccheggio</a>” della cultura, dei dati e della creatività degli australiani; infatti, nell’inchiesta si mostra come queste grandi aziende non solo abbiano utilizzato i dati personali senza aver informato gli utenti, ma abbiano anche evitato ogni tipo di responsabilità riguardo alle conseguenze delle loro pratiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel rapporto viene dedicata anche una sezione critica alla legislazione australiana in materia di IA, in questa parte si afferma che, le leggi esistenti, risultano non sufficienti a proteggere i diritti dei cittadini di fronte alla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, e si sollecita il governo australiano a intervenire per “gestire” lo sviluppo dell&#8217;IA nel paese, assicurando che la sua crescita avvenga nell&#8217;interesse nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Viene proposto anche di classificare i modelli di IA generici, come GPT di OpenAI, Llama di Meta e Gemini di Google, nel livello ad “alto rischio”, in cui si collocano i sistemi IA in grado di&nbsp;incidere in modo sensibile sulla salute e sui diritti fondamentali delle persone fisiche. Questi modelli IA dovrebbero essere sottoposti a requisiti di trasparenza e responsabilità obbligatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il rapporto affronta anche la questione delle industrie creative, raccomandando che i creativi siano adeguatamente compensati quando il loro lavoro viene utilizzato dai modelli di IA. Le aziende dovrebbero dichiarare l’uso di materiali protetti da copyright e garantire licenze e pagamenti ai creativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Diverse organizzazioni operanti nel settore dell’industria creativa, come Australasian Performing Right Association (APRA) , Australasian Mechanical Copyright Owners Society (AMCOS) e Media Entertainment and Arts Alliance (MEAA), hanno accolto favorevolmente queste proposte, considerandole un passo importante verso la tutela della proprietà intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dall’altro lato, non sono mancate, nel comitato ristretto che ha realizzato il rapporto, voci discordanti come quelle dei senatori Linda Reynolds e James McGrath, che non ne hanno accettato le conclusioni, affermando che le proposte devono essere messe in atto &#8220;senza violare le potenziali opportunità che l&#8217;IA presenta in relazione alla creazione di posti di lavoro e alla crescita della produttività&#8221; e, a loro avviso, l&#8217;impatto dell&#8217;IA sull’economia creativa è meno urgente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google potrebbe essere costretto a vendere Chrome</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/11/20/google-potrebbe-essere-costretto-a-vendere-chrome/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 07:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[chrome]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn392024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=10619</guid>

					<description><![CDATA[Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti chiederà a un giudice di ordinare a Google di vendere Chrome per contrastare il monopolio nella ricerca online. Chrome, con il 66,7% del mercato, è cruciale per i ricavi pubblicitari di Google, che si oppone definendo queste misure "radicali"]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) intende chiedere al giudice federale Amit Mehta di ordinare a Google di vendere il suo browser Chrome. La mossa rappresenterebbe un passo cruciale nel caso antitrust che accusa il colosso tecnologico di mantenere illegalmente un monopolio nella ricerca online.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Le accuse e il contesto</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo scorso agosto, Mehta ha stabilito che Google aveva violato le leggi antitrust utilizzando accordi esclusivi per consolidare la sua posizione dominante nel mercato della ricerca online. Secondo il giudice, l’azienda ha imposto prezzi “supracompetitivi” per la pubblicità nei motori di ricerca, contribuendo a un comportamento anticoncorrenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il DOJ, insieme a diversi stati, ha accusato Google di obbligare produttori di dispositivi e aziende tecnologiche a utilizzare il suo motore di ricerca come impostazione predefinita su telefoni e computer, limitando così la concorrenza.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Le richieste del DOJ</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oltre alla vendita di Chrome, il Dipartimento prevede di proporre altre misure, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’obbligo per Google di concedere in licenza i dati raccolti tramite Chrome, ovvero consentire a terze parti di accedere e utilizzare, previo pagamento o accordo, i dati raccolti dal browser. Nel caso di Google Chrome, si tratta delle informazioni generate durante la navigazione, come:<br><strong>Cronologia delle ricerche e dei siti visitati</strong><br><strong>Preferenze degli utenti</strong><br><strong>Dati comportamentali</strong>, utili per targetizzare pubblicità o migliorare servizi.<br><br>In pratica, invece di mantenere questi dati esclusivamente per sé, Google dovrebbe condividerli (in modo regolamentato) con concorrenti o altre aziende, promuovendo un mercato più competitivo e riducendo il vantaggio monopolistico. Naturalmente, tutto ciò dovrebbe rispettare le normative sulla privacy.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Permettere ai siti web di limitare la raccolta dei loro contenuti da parte dei prodotti di intelligenza artificiale di Google.</li>



<li>Creare maggiori opzioni per gli utenti finali e i concorrenti per ridurre il dominio del motore di ricerca di Google.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante il DOJ abbia inizialmente valutato la possibilità di richiedere anche la vendita di Android, ha successivamente ritirato questa proposta, lasciandola come ipotesi futura qualora non si raggiungano risultati sufficienti con altre soluzioni.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Google risponde</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un rappresentante di Google, Lee-Anne Mulholland, ha definito le proposte del governo come parte di un’agenda “radicale” che potrebbe danneggiare i consumatori, gli sviluppatori e la leadership tecnologica americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Chrome è un asset fondamentale per Google: con una quota di mercato del 66,7%, il browser supera di gran lunga concorrenti come Safari (18%) ed Edge (5%). La sua integrazione con i servizi pubblicitari di Google contribuisce in modo significativo al fatturato aziendale, che nel terzo trimestre 2024 ha raggiunto i 65,9 miliardi di dollari solo dalla pubblicità.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Prossimi passi</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giudice Mehta determinerà ad aprile 2025 quali misure Google dovrà adottare per risolvere le violazioni antitrust, con una sentenza finale prevista per agosto dello stesso anno.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Meta lancia un motore di ricerca AI per ridurre la dipendenza da Google e Bing</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/29/meta-lancia-un-motore-di-ricerca-ai-per-ridurre-la-dipendenza-da-google-e-bing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 07:11:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[meta]]></category>
		<category><![CDATA[motore di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn372024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/2024/10/28/i-confini-non-sicuri-dei-modelli-di-linguaggio-ia-copy/</guid>

					<description><![CDATA[Meta sviluppa un motore di ricerca AI per ridurre la dipendenza da Google e Bing, puntando a risposte in tempo reale tramite Meta AI su WhatsApp, Instagram e Facebook. Il progetto è guidato da Xueyuan Su. Con Reuters, Meta fornirà notizie aggiornate, mirando a competere con Google e Microsoft nel settore AI.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Meta Platforms ha deciso di avventurarsi nel settore dei motori di ricerca con un nuovo progetto di intelligenza artificiale, volto a ridurre la sua dipendenza dai giganti Alphabet  e Microsoft, secondo un <a href="https://www.theinformation.com/articles/meta-develops-ai-search-engine-to-lessen-reliance-on-google-microsoft">rapporto</a> de <em>The Information</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’obiettivo di Meta è sviluppare un motore di ricerca autonomo basato su IA che risponda alle esigenze di informazione in tempo reale degli utenti, <a href="https://www.interskills.it/2024/10/14/arriva-meta-ai-con-la-prospettiva-di-un-monopolio/">integrandosi con Meta AI</a>, il chatbot già presente (in alcuni paesi) su WhatsApp, Instagram e Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Attualmente, Meta si affida a Google e Bing per offrire risposte su notizie, azioni e sport, ma con il nuovo motore di ricerca mira a rendersi indipendente da questi colossi, garantendo risposte conversazionali sugli eventi correnti attraverso la propria tecnologia. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa mossa si inserisce in un panorama sempre più competitivo: aziende come OpenAI, Google e Microsoft puntano a primeggiare nel mercato dell&#8217;AI e della ricerca, investendo in modelli sempre più evoluti come Gemini di Google e il motore Bing utilizzato da OpenAI.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In risposta all&#8217;incremento del costo della dipendenza da altre piattaforme tecnologiche, Meta avrebbe iniziato già da otto mesi a sviluppare e testare un proprio crawler, dichiarando pubblicamente quest’estate che tale tecnologia era destinata a “modelli di addestramento o al miglioramento dei prodotti” senza rivelare esplicitamente l’obiettivo di un motore di ricerca indipendente. Il progetto sarebbe guidato da Xueyuan Su, senior engineering manager di Meta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una delle ragioni principali di questo investimento è l’esperienza negativa vissuta da Meta con l’App Tracking Transparency (ATT) di Apple, che ha ridotto la possibilità di tracciare i dati degli utenti iOS per fini pubblicitari, provocando una perdita di oltre 10 miliardi di dollari in ricavi pubblicitari. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo cambiamento di Apple, entrato in vigore nel 2021, ha spinto Meta a cercare vie per proteggere la propria indipendenza dalle big tech, così da evitare il rischio che Google o Microsoft possano limitare l&#8217;accesso alle ricerche in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per addestrare il suo motore di ricerca AI, Meta ha recentemente avviato una collaborazione con Reuters, una delle principali agenzie di informazione globale, per rispondere a domande in tempo reale su notizie ed eventi. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, il tema dell’accesso ai dati web rimane controverso: raccogliere dati per addestrare modelli AI solleva questioni di violazione dei diritti d&#8217;autore e giusta retribuzione per i creatori di contenuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NotebookLM: da Google un assistente virtuale personale</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/10/notebooklm-da-google-un-assistente-virtuale-personale/</link>
					<comments>https://www.interskills.it/2024/10/10/notebooklm-da-google-un-assistente-virtuale-personale/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 09:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[audio overiview]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[notebookLM]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn342024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://interskills.it/2024/10/10/allintelligenza-artificiale-i-nobel-per-la-fisica-copy/</guid>

					<description><![CDATA[NotebookLM, offre funzionalità avanzate come la generazione automatica di riepiloghi, una guida allo studio, suggerimenti di domande frequenti sui contenuti dei documenti caricati e la possibilità di generare un podcast colloquiale. NotebookLM consente di creare "block notes", delle vere e proprie aree di lavoro all’interno delle quali è possibile caricare fino a 50 documenti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-e75bed05 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);flex-basis:65%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo scorso anno Google aveva reso disponibile, ad un numero ristretto di utenti, &nbsp;<a href="https://techcrunch.com/2023/12/08/googles-ai-assisted-notebooklm-note-taking-app-now-open-users-us/"><em>NotebookLM</em></a>, uno strumento di intelligenza artificiale che nasceva per aiutare a prendere appunti e studiarli meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A <a href="https://blog.google/intl/it-it/prodotti/notebooklm-si-aggiorna-e-diventa-globale/">&nbsp;giugno 2024</a> è stata estesa la fruizione in oltre 200 paesi di tutto il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi, NotebookLM, offre funzionalità avanzate come la generazione automatica di riepiloghi, una guida allo studio, suggerimenti di domande frequenti sui contenuti dei documenti caricati e la possibilità di generare un podcast colloquiale. NotebookLM consente di creare &#8220;block notes&#8221;, delle vere e proprie aree di lavoro, all’interno delle quali è possibile caricare fino a 50 documenti su cui far lavorare l’IA ed interagire con essa. A differenza di chatbot generici, opera esclusivamente sui documenti inseriti, creando un&#8217;esperienza personalizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa applicazione utilizza il modello di linguaggio avanzato <em>Gemini Pro</em>, che migliora la comprensione e il ragionamento sui documenti caricati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli utenti possono trasformare le loro note in progetti strutturati, come documenti propedeutici a briefing o bozze di piani di marketing. NotebookLM può suggerire azioni in base al contesto, ad esempio riassumendo una parte selezionata di un testo o affinando la prosa dell&#8217;utente durante la stesura di una nota.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Integra un chatbot al quale è possibile formulare istanze in forma di prompt (alcune di queste vengono automaticamente proposte all’utente) e le risposte di cui si intende mantenere evidenza possono essere salvate come “Note” nell’area di lavoro (il “block note”).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma il vero punto di svolta è la recente introduzione della funzionalità <a href="https://www.axios.com/2024/10/04/google-ai-podcast-notebooklm">Audio Overview</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa funzione trasforma i documenti caricati in dialoghi simili a podcast, con due voci generate dall’ Intelligenza artificiale, una femminile una maschile, che discutono in modo realistico e raccontano e spiegano in modo informale il testo contenuto nel documento originale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È sorprendente come le due voci non solo sembrino naturali, ma interagiscano con fluidità: si alternano al momento giusto, sottolineano con enfasi le informazioni l’una dell&#8217;altra e aggiungono piccole considerazioni che, anche se generate da un&#8217;IA, arricchiscono il testo e rendono più facile capire anche argomenti complessi o noiosi. Tuttavia, nonostante i documenti caricati siano in lingua italiana, l’audio generato è disponibile, per il momento, solo in lingua inglese.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con Notebook LM l’impegno di Google nell&#8217;ambito educativo viene ulteriormente potenziato dall&#8217;utilizzo dell’intelligenza artificiale, proseguendo l’impegno nel facilitare e guidare l’apprendimento già da tempo avviato, ad esempio attraverso la sezione “<a href="https://edu.google.com/intl/ALL_it/">Google for Education</a>”, in cui è possibile visualizzare i diversi strumenti messi a disposizione per la didattica, come Google Classroom, che è molto usato in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Impegno che è ulteriormente emerso durante lo stesso evento Google I/O della scorsa primavera in cui si presentava NotebookLM quando, Ben Gomes, Senior Vice President di Education &amp; Learning di Google, ha presentato anche <a href="https://illuminate.google.com/library?pli=1">Illuminate</a>, uno strumento sperimentale sempre basato sull’IA che, come Audio Overview genera una conversazione a due voci&nbsp;che discutono i punti principali di articoli accademici e di ricerca.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);font-size:clamp(1.039rem, 1.039rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.935), 1.6rem);"><a href="https://www.zdnet.com/article/googles-ai-podcast-tool-transforms-your-text-into-stunningly-lifelike-audio-for-free/"><strong>Come funziona NotebookLM?</strong></a></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)">Per iniziare ad utilizzare questo innovativo strumento, bisogna visitare il sito&nbsp;<a href="https://notebooklm.google/?ref=allthings.how">notebooklm.google</a>&nbsp;e selezionare l’opzione &#8220;Prova NotebookLM&#8221;. Dopo aver effettuato l’accesso, apparirà l’interfaccia di NotebookLM e, come primo passo, bisogna creare un nuovo notebook che,come abbiamo detto, rappresenta un’area di lavoro dedicata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1100" height="438" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-2-1100x438.webp" alt="" class="wp-image-9866" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-2-1100x438.webp 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-2-600x239.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-2-300x120.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-2-768x306.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-2-1536x612.webp 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-2.webp 1854w" sizes="(max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1- Creazione di un nuovo notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)">Successivamente è necessario caricare, all’interno di quest’area di lavoro, le fonti desiderate, che possono essere in formato Google Docs, PDF, URL o anche testo copiato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1100" height="637" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-2-1100x637.webp" alt="" class="wp-image-9867" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-2-1100x637.webp 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-2-600x348.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-2-300x174.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-2-768x445.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-2.webp 1336w" sizes="auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2- Caricamento fonti</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo l’upload delle fonti, <em>NotebookLM</em> genera rapidamente una <em>guida al notebook, </em>uno strumento utile per comprendere ed esplorare le fonticaricate<em>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa guida include:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Riepilogo:</strong> l’IA analizza le fonti e genera un breve riepilogo del contenuto, offrendo una breve panoramica delle informazioni principali</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Domande suggerite:</strong> Alcune domande per iniziare ad esplorare il materiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guide preformattate:</strong> guide più dettagliate in vari formati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I formati proposti sono:</p>



<ul class="wp-block-list is-style-checkmark-list">
<li><strong>Domande Frequenti (FAQ)</strong>: L’IA analizza il materiale caricato e suggerisce automaticamente domande pertinenti, aiutando l&#8217;utente a esplorare meglio il contenuto.</li>



<li><strong>Guida allo Studio</strong>: Fornisce suggerimenti per approfondire e comprendere meglio il materiale caricato, creando un percorso di apprendimento personalizzato.</li>



<li><strong>Sommari</strong>: L’IA crea un riepilogo dei punti principali del documento, consentendo una rapida panoramica delle informazioni essenziali.</li>



<li><strong>Sequenza Temporale</strong>: Organizza gli eventi o le informazioni presenti nei documenti in ordine cronologico, l&#8217;analisi del contenuto in forma temporale.</li>



<li style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Documenti di Briefing</strong>: Sintetizza i dati in un formato strutturato, ideale per presentazioni o analisi rapide, rendendo più semplice la preparazione di riunioni o discussioni​</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1100" height="679" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3-1100x679.webp" alt="" class="wp-image-9868" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3-1100x679.webp 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3-600x371.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3-300x185.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3-768x474.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3.webp 1135w" sizes="auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3- Giuda al Blocco Note</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In basso a sinistra è possibile visionare il riepilogo, mentre in alto a destra si trova la sezione dedicata ad <em>Audio Overview</em>. Per ottenere il nostro podcast basterà cliccare su “<em>Generate”</em> e, in pochi minuti, viene creato un podcast interattivo che riassume e discute il contenuto caricato, lingua inglese.  È naturalmente possibile scaricare il file audio e ascoltarlo in un secondo momento proprio come accade con un podcast.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);font-size:clamp(1.039rem, 1.039rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.935), 1.6rem);"><strong>L&#8217;Audio Overview di quest&#8217;articolo con NotebookLM (inglese) e trascrizione</strong></h3>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/podcast-articolo.wav"></audio></figure>



<div class="wp-block-columns are-vertically-aligned-center has-base-background-color has-background is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-92c771d0 wp-block-columns-is-layout-flex" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30)">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-center has-system-sans-serif-font-family wp-block-paragraph" style="margin-top:0">Trascrizione generata con <a href="https://otter.ai/home">otter.ai</a></p>
</div>



<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><a href="https://otter.ai/home"><img loading="lazy" decoding="async" width="362" height="139" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo.webp" alt="" class="wp-image-9876" style="width:138px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo.webp 362w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo-300x115.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 362px) 100vw, 362px" /></a></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Ever feel like the way we learn is like, right on the verge of something totally new?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: You sent over this article about Notebook LM, this AI from Google, and I gotta say, it&#8217;s got me thinking maybe AI is the big change, especially since it&#8217;s not just some exclusive thing anymore, right? It just launched in over 200 countries. What&#8217;s got you so curious about Notebook LM?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Well, I think the thing about Notebook LM is, you know, it&#8217;s not just another app, you know, like for taking notes. It&#8217;s not just a chatbot either, spitting out the same old stuff. Imagine, like, this superpower digital notebook that&#8217;s actually trying to understand what you&#8217;re working on. So I upload my research papers, meeting notes, even those random thoughts I jot down—exactly, even those—and the AI actually digs in and makes sense of it all. It&#8217;s like having, like, an AI study buddy who can actually pull out the key takeaways from, like, a dense research paper, or even take my jumbled notes and, like, turn them into a study guide. That&#8217;s always been the dream.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: And it gets even more interesting. See, the engine behind Notebook LM, the thing that makes it tick, is Google&#8217;s Gemini Pro. That&#8217;s a super advanced language model. But the big difference, and this is key, is that it&#8217;s all about deep understanding. It&#8217;s designed to really <em>get</em> what you&#8217;re feeding it.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Okay, now you&#8217;ve got my attention. Deep understanding is a whole other level. So how does this actually work? Like, if I gave Notebook LM a document, what would I actually see happen?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: So say you&#8217;re working on this big project, right? You&#8217;ve got a ton of research. You feed a document to Notebook LM, and boom, it gives you this concise summary. Right away, no more spending hours trying to find the important stuff.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: It&#8217;s like having that one friend, right? The one who reads everything and can tell you exactly what matters. We all need a friend like that.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: But it sounds like it does a lot more than just summarize.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: You got it, Notebook LM can also look at that document and come up with questions about it.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: Now, that&#8217;s smart. So instead of just reading and trying to remember, Notebook LM is pushing you to actually think critically about what you&#8217;re learning.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Exactly. It&#8217;s like having a built-in study group right there in the software. So it&#8217;s not about making information easier to digest, it&#8217;s about making it easier to actually learn and use.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: 100%, and that&#8217;s where it gets really exciting, because it&#8217;s not about speed. It&#8217;s about changing how we use information to learn. It&#8217;s not about making things faster, it&#8217;s about making them better.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: But let&#8217;s get into some specifics. The article mentioned it can create all kinds of different guides. What were those?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: This is where things get really interesting for me. Like, imagine you need to learn about something new super fast. The article mentioned that Notebook LM can actually create different types of guides.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: What kind of guides are we talking about?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: So let&#8217;s say you&#8217;re going through this really complex research paper, and you want to be ready for any questions. Notebook LM can take that paper and make a list of FAQs, you know, like frequently asked questions. It&#8217;s a lifesaver if you have a presentation or something.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Oh, that&#8217;s brilliant. So it&#8217;s not just summarizing. It&#8217;s like it knows what you might need to know next.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: Exactly, and when you&#8217;re trying to wrap your head around something historical, something with a lot of context? Right?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Context is key for stuff like that. Notebook LM can create timelines—so helpful for any kind of historical event, scientific discovery, or even just seeing how an idea changes over time.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: I love that. It&#8217;s like they&#8217;re thinking about different ways people learn. Some people are visual learners, yeah, right? So timelines would be huge for them.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: What about the people who need things super organized, you know, like they&#8217;re getting ready for a big meeting? They need everything just so.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: Exactly. So for those folks, Notebook LM can even make what they called a briefing document, so it takes all the key points from your documents and puts them in this really clear, concise way.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Okay, so that&#8217;s seriously impressive. It&#8217;s like having a personal assistant who&#8217;s also a research whiz.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: But the thing that really blew my mind, and you even circled this in the article, was this audio overview. How does it turn documents into like a podcast conversation?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: It&#8217;s wild, right? You basically upload your document and Notebook LM goes and creates this whole audio discussion, and get this—it’s between these two different AI voices, one male, one female, and they&#8217;re not just reading the document, they&#8217;re going back and forth, just like we are.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: That&#8217;s amazing. I get AI summarizing text, but a whole conversation—that feels next level. Did it sound natural?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: It&#8217;s actually pretty cool how they interact. Like, they&#8217;ll highlight each other&#8217;s points, offer a different perspective, even throw in little insights here and there, and it&#8217;s all in this conversational tone. It&#8217;s not perfect, you know, but it&#8217;s definitely engaging.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: And that&#8217;s what the article called a game-changer, right? It&#8217;s not just about making information shorter anymore. It&#8217;s about making it accessible and engaging for everyone, no matter how they learn best.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Exactly. Some people are all about that audio learning, you know? And others, they might have a hard time with really dense text, so Notebook LM is trying to meet those different needs.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Speaker 2</strong>: It&#8217;s like, are we moving from lectures to this personalized conversation? It&#8217;s pretty cool to think about.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Okay, so Notebook LM sounds awesome in theory, but let&#8217;s talk bigger picture for a second. The article mentioned this isn&#8217;t just some random tool, it&#8217;s part of how Google sees AI changing education. What else did you notice about that?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: Yeah, it&#8217;s like a whole strategy. Remember how they talked about Google for Education, like that&#8217;s already used in schools all over? And they even called out Google Classroom, which seems like it&#8217;s everywhere now.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Exactly. So it seems like they&#8217;ve been kind of building towards this for a while. It makes you wonder, if they&#8217;re already in so many classrooms, could Notebook LM be the next step? Imagine if every student could use this to learn in the way that works best for them.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: The potential is huge. And, get this, it&#8217;s not just Notebook LM. Remember how the article talked about Illuminate, too?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Oh, right, the other AI from Google. And that one&#8217;s all about making those same kind of cool conversations, but from textbooks and academic stuff.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: So it seems like Google&#8217;s really serious about using AI to change how we learn—not just make things easier, but actually change how we learn.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: It&#8217;s a totally different way of thinking about it. And, you know, it all goes back to what we were saying about how Notebook LM can create that personalized experience. Imagine a world where AI tutors are just like a normal thing.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: Whoa, that&#8217;s like a whole new era of education. But it wouldn&#8217;t just be for schools, would it? Like, I could use this for work or even just to learn about something new for fun?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: Exactly. Think about it. You could use Notebook LM to get ready for a big presentation at work or dive into a new hobby. It could really make everyone a lifelong learner.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: So, as we wrap things up here, I gotta ask, what do you think? Is this the future of learning?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1</strong>: It&#8217;s definitely exciting. I really think Notebook LM is just the beginning. Like, as AI gets more advanced, who knows what kind of amazing tools we&#8217;ll have? It&#8217;s gonna be wild to see what happens.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2</strong>: I&#8217;m with you on that one. Yeah. Well, that&#8217;s it for today&#8217;s deep dive. Thanks for exploring Notebook LM with us, and be sure to join us next time when we&#8217;ll be taking a closer look at the ethical considerations surrounding this brand-new technology.</p>
</div>



<div class="wp-block-column has-system-sans-serif-font-family has-medium-font-size is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);flex-basis:35%">
<div style="height:210px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-base-background-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-288fbcef wp-block-group-is-layout-constrained" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10)">
<h1 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.984rem, 0.984rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.86), 1.5rem);">Domande frequenti su NotebookLM</h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:0">FAQ Realizzate con</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized wp-duotone-duotone-3"><a href="https://notebooklm.google/"><img loading="lazy" decoding="async" width="265" height="24" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/image.png" alt="" class="wp-image-9738" style="width:221px;height:auto"/></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>1. Cosa è NotebookLM?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0">NotebookLM è uno strumento di intelligenza artificiale sviluppato da Google che aiuta a prendere appunti e studiarli in modo più efficace. Non si limita a essere un semplice blocco note digitale, ma comprende e analizza i documenti caricati per fornire riassunti, guide allo studio, suggerimenti di domande frequenti e persino podcast basati sul contenuto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>2.</strong> <strong>In quali paesi è disponibile NotebookLM?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A partire da giugno 2024, NotebookLM è disponibile in oltre 200 paesi in tutto il mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>3.</strong> <strong>Quali tipi di file posso caricare su NotebookLM?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">NotebookLM supporta diversi formati di file, tra cui Google Docs, PDF, URL e anche testo copiato. È possibile caricare fino a 50 documenti in un singolo blocco note.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>4. Come funziona la funzione Audio Overview?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Audio Overview è una funzionalità rivoluzionaria che trasforma i documenti caricati in podcast. Due voci generate dall&#8217;intelligenza artificiale, una maschile e una femminile, discutono il contenuto in modo colloquiale e realistico, rendendo anche gli argomenti complessi più facili da comprendere.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>5. In quale lingua è disponibile Audio Overview?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attualmente, Audio Overview è disponibile solo in lingua inglese, anche se i documenti caricati possono essere in altre lingue, come l&#8217;italiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>6. Quali sono i diversi tipi di guide che NotebookLM può generare?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">NotebookLM può generare diversi tipi di guide per aiutare gli utenti a studiare e comprendere il materiale, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Documenti di briefing</li>



<li>Domande frequenti (FAQ)</li>



<li>Guide allo studio</li>



<li>Sommari</li>



<li>Sequenze temporali</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>7. In che modo NotebookLM si inserisce nella visione di Google per l&#8217;istruzione?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">NotebookLM fa parte di un più ampio impegno di Google nell&#8217;utilizzo dell&#8217;IA per migliorare l&#8217;apprendimento. Insieme a strumenti come Google for Education e Google Classroom, NotebookLM mira a rendere l&#8217;istruzione più personalizzata e accessibile a tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>8. Dove posso trovare maggiori informazioni su NotebookLM?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per iniziare a utilizzare NotebookLM e scoprire di più sulle sue funzionalità, visita il sito web <a href="https://notebooklm.google.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">notebooklm.google</a>.</p>
</div>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Bing Generative Search: la ricerca aumentata dall’IA</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/04/bing-generative-search-la-ricerca-aumentata-dallia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 06:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bing]]></category>
		<category><![CDATA[bing generative search]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[motore di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn332024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6497</guid>

					<description><![CDATA[Microsoft ha lanciato "Bing Generative Search", che fornisce riepiloghi AI per le query. In Italia è disponibile anche la "Ricerca approfondita".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Già lo scorso luglio Bing annunciava in anteprima, in <a href="https://blogs.bing.com/search/July-2024/generativesearch">un post sul blog</a>, la nuova esperienza di ricerca aumentata dall’intelligenza artificiale,“Bing Generative Search”. Molto simile alla versione di <a href="https://www.interskills.it/2024/07/26/le-ai-overview-di-google-alla-prova-di-brightedge/#:~:text=A%20fronte%20di%20questa%20crescente%20domanda,%20lo%20scorso%20maggio,%20Google">Google AI Overviews</a>, la nuova funzionalità aggrega informazioni dal web<strong>&nbsp;</strong>e genera un riepilogo in risposta alle query di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Bing Generative Search, ancora in fase di sviluppo, è stata resa disponibile negli Stati Uniti, ad una piccola percentuale di utenti per ricevere riscontri ed effettuare aggiustamenti. Per attivarla bisogna cercare <a href="https://blogs.bing.com/search/October-2024/The-next-step-in-Bing-generative-search#:~:text=In%20July,%20we%20introduced%20an%20early%20view%20of%20generative%20search">&#8220;Bing Generative Search</a>&#8221; su Bing, e l’utente si troverà sullo schermo un carosello di query da selezionare e che consentirà di sperimentare come la ricerca generativa possa fornire risposte più pertinenti e complete per un&#8217;ampia gamma di argomenti.</p>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full wp-image-6499"><img loading="lazy" decoding="async" width="697" height="392" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/bing.webp" alt="logo di bing e motore di ricerca" class="wp-image-9496" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/bing.webp 697w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/bing-600x337.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/bing-300x169.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 697px) 100vw, 697px" /></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Per gli utenti negli altri paesi, inclusa l’Italia, è già disponibile il pulsante “Ricerca approfondita” che appare nella pagina dei risultati, nello specifico sul lato destro della pagina, in cui offre i risultati “approfonditi”, ovvero ulteriori spunti di ricerca, in relazione alla query di partenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Attraverso questa funzionalità, Bing consente di andare oltre i <a href="https://techcrunch.com/2024/10/01/microsoft-brings-ai-powered-overviews-to-bing/">risultati di ricerca tradizionali</a> , che non vengono rimossi e possono essere consultati nella parte sottostante, dando la possibilità all’utente di interfacciarsi con più risposte provenienti da fonti diverse.</p>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, Bing informa che il caricamento di questi risultati potrebbe richiedere più tempo rispetto alle “normali” risposte di ricerca generativa in quanto, la funzione è ancora in fase beta e, dunque, fornisce i risultati di ricerca generativa quando l’IA ha effettuato le opportune verifiche di accuratezza e pertinenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Con questa innovazione nell’esperienza di ricerca, Microsoft punta a migliorare la capacità di Bing di comprendere la domanda dell’utente utilizzando modelli linguistici avanzati (LLM) e un’interfaccia ottimizzata grazie all’Intelligenza artificiale, non a&nbsp; caso la ricerca generativa di Bing non si limita a trovare <a href="https://www.html.it/magazine/bing-generative-search-microsoft-sfida-google-sulla-ricerca-ai/">una sola risposta</a> ma &#8220;[…] comprende la query di ricerca, esamina milioni di fonti di informazioni, abbina dinamicamente i contenuti e genera risultati di ricerca in un nuovo layout generato dall&#8217;intelligenza artificiale “.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il potenziamento dei motori di ricerca mediante l’IA è senza dubbio uno dei passi che apre le porte a una maggiore crescita e innovazione; tuttavia, minaccia anche di innescare un cambiamento radicale nelle abitudini di ricerca degli utenti sul web. Inoltre, le risposte esaustive fornite dall’IA possono diminuire le visite degli utenti alle fonti, ovvero ai siti di informazione, influenzando negativamente i ricavi degli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A tal proposito, a luglio Microsoft aveva garantito che avrebbe &#8220;esaminato attentamente l&#8217;impatto della ricerca generativa sul traffico verso i siti di news&#8221; e aveva affermato di avere dati preliminari secondo cui la ricerca generativa di Bing &#8220;manteneva il numero di clic sui siti web&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma ad oggi la società non ha ancora condiviso informazioni in merito.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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