<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Impatto informazione &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
	<atom:link href="https://www.interskills.it/tag/impatto-informazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.interskills.it</link>
	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Jul 2025 12:04:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.3</generator>
	<item>
		<title>AI Overview e la crisi del clic: cosa perdiamo quando non cerchiamo più</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/</link>
					<comments>https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 11:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Google AI]]></category>
		<category><![CDATA[Impatto informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sintesi automatica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12681</guid>

					<description><![CDATA[Una ricerca del Pew Research Center dimostra che l’AI Overview di Google, che fornisce risposte sintetiche nei risultati di ricerca, riduce drasticamente i click verso i siti originali. Il rischio è un’informazione omologata, meno approfondita e sempre più controllata dagli algoritmi. Il giornalismo deve reagire con contenuti autentici, complessi e umani.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel maggio del 2024, Google ha introdotto una nuova funzione, ovvero  <a href="https://www.interskills.it/2024/07/26/le-ai-overview-di-google-alla-prova-di-brightedge/">l’AI Overview</a>, una risposta sintetica generata dall’intelligenza artificiale direttamente in cima ai risultati. Invece di offrire soltanto link blu da cliccare, Google ha cominciato a fornire delle sintesi immediate delle risposte più rilevanti, scritte da un algoritmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">All’epoca la novità sembrava interessante e comoda, in quanto garantiva meno tempo speso a vagliare fonti, maggiore efficienza. Ma a distanza di oltre un anno in un recente studio pubblicato dal <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2025/07/22/google-users-are-less-likely-to-click-on-links-when-an-ai-summary-appears-in-the-results/">Pew Research Center</a> istituto di ricerca statunitense che fornisce informazioni su questioni sociali, opinioni pubbliche e tendenze, cominciano ad affiorare le prime evidenze sull’impatto reale di questa trasformazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Pew Research Center ha analizzato il comportamento di oltre 900 utenti statunitensi, chiedendo loro di svolgere ricerche su Google in condizioni controllate. In circa il 25% delle ricerche, veniva mostrato un riassunto generato dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quelle situazioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Solo l’8% dei click andava ai link tradizionali.</li>



<li>Nelle ricerche senza sintesi IA, la percentuale saliva al <strong>15%</strong>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ciò dimostra che l’intelligenza artificiale soddisfa direttamente la curiosità degli utenti, che spesso rinunciano a visitare <a href="https://www.interskills.it/2025/06/15/sempre-meno-clic-lintelligenza-artificiale-svuota-i-siti-dinformazione/">le fonti originali</a>. Un comportamento che, nel tempo, potrebbe diventare sistemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Siamo di fronte, quindi, ad un vero e proprio dimezzamento della propensione al click, potrebbe sembrare un dettaglio tecnico, una curiosità, ma in realtà segna un cambiamento profondo nel modo in cui ci rapportiamo al web, alla conoscenza. Google, da semplice indice del sapere globale, si sta trasformando in un intermediario attivo dell’informazione, potremmo dire in un fornitore editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, siamo difronte alla fine del click?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il ruolo di Google si è evoluto silenziosamente, ma radicalmente, da motore di ricerca che si limitava a restituire ciò che altri avevano scritto oggi è qualcosa di diverso, crea contenuti, sintetizza, decide cosa è rilevante e lo fa usando il lavoro altrui come base di addestramento. L’intelligenza artificiale non crea la conoscenza ma la distilla ed in questo processo, spesso, cancella le tracce dell’origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli utenti entrano in un meccanismo che li porta a leggere solo il riassunto generato dall’AI e a sentirsi già appagati. Non cliccano, non approfondiscono, non esplorano. Il risultato è un progressivo impoverimento del processo informativo, non solo si accede a meno contenuti, ma si perde anche in varietà, complessità e profondità dell’esperienza di ricerca. Questo processo ha conseguenze non solo per gli utenti, ma soprattutto per chi quei contenuti li crea.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Siti di notizie, blog indipendenti, testate giornalistiche, creatori di contenuti, tutti basano la propria sostenibilità economica sull’attenzione degli utenti. Se i lettori non arrivano più sui siti, vengono meno le visualizzazioni, i ricavi pubblicitari, gli abbonamenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nello specifico per quanto riguarda le panoramiche Google, non si tratta più di una funzionalità, ma un vero e proprio filtro editoriale automatico che decide cosa l’utente deve sapere e cosa no, e lo fa sulla base di criteri che restano opachi. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quali fonti vengono scelte dall’intelligenza artificiale? Con quale logica? In che modo vengono selezionate le frasi, le parole? Il risultato è una crescente centralizzazione dell’informazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E dunque l’impatto non è solo economico, ma soprattutto cognitivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sempre più utenti si stanno abituando a un modello di consumo informativo passivo. Non cercano più informazioni, si aspettano risposte, non vogliono approfondire, vogliono sapere subito.  Questa tendenza è nota come <em>answer engine behavior</em> e rappresenta un cambiamento profondo: l’utente si affida alla sintesi generata dall’AI, rinuncia a confrontare fonti, a esplorare punti di vista alternativi, a interrogarsi sull’attendibilità dell’informazione. Il processo di ricerca viene sostituito dalla semplice ricezione, e l’informazione non è più un percorso, ma un prodotto confezionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’illusione di completezza dell&#8217;informazione rischia di diventare una trappola per l’utente, perché se è vero che una sintesi IA è comoda, è anche vero che ogni sintesi è una forma di interpretazione. Nessuna sintesi è neutrale, in essa ogni frase scelta, ogni omissione, ogni collegamento mancato modifica il significato e quando si perde il contesto, si perde anche la possibilità di giudizio critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Già in precedenti analisi avevamo osservato fenomeni simili. Con l’introduzione degli snippet informativi e delle risposte rapide, Google aveva cominciato a togliere visibilità ai link organici.  Ma l’AI Overview porta questa dinamica all’estremo. Non si tratta più di un’integrazione, ma di una sostituzione, l’informazione viene servita all’utente in modo diretto e questo ha conseguenze anche sulla diversità informativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le fonti scelte dall’AI tendono a essere sempre le stesse: Wikipedia, siti governativi, portali autorevoli. Questo rafforza un sistema informativo omologato, in cui le voci alternative faticano ad emergere. Il rischio è quello di una “monocultura cognitiva” tutti leggono le stesse cose, nello stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per evitare questo rischio, chi fa giornalismo oggi, allora, non può più limitarsi a rincorrere i click, deve offrire ciò che nessun algoritmo è in grado di produrre: il contesto, la voce, il dubbio, la contraddizione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Deve avere il coraggio di non semplificare, quando la realtà è complessa, e soprattutto di non velocizzare, quando la verità richiede lentezza. I canali alternativi, newsletter, podcast, comunità digitali, canali social, sono strumenti, ma prima ancora sono occasioni per ritessere un rapporto di fiducia con il lettore, un rapporto che non può più essere delegato a Google né a nessun filtro automatico.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
