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		<title>CENSIS,19° Rapporto sulla Comunicazione: il vero e il falso</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/12/09/censis19-rapporto-sulla-comunicazione-il-vero-e-il-falso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 07:58:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 19° Rapporto sulla Comunicazione analizza le abitudini mediatiche degli italiani, evidenziando il crescente peso dei social network come fonti d’informazione e il declino dei media tradizionali. Riflette sul confine tra vero e falso nell’era digitale e sull’impatto dell’IA, vista sia come opportunità che come minaccia. Sfide cruciali: qualità, fiducia e etica dell’informazione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il <strong><a href="https://www.censis.it/comunicazione/il-vero-e-il-falso">19° Rapporto sulla Comunicazione</a></strong> del Censis analizza le abitudini mediatiche degli italiani nel 2023, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo, l&#8217;influenza dei social network e le implicazioni dell&#8217;Intelligenza Artificiale (IA). </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ne emerge un quadro di profondi cambiamenti, caratterizzato da sfide per la qualità dell’informazione e nuove opportunità offerte dalle tecnologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Rapporto introduce una riflessione cruciale sul confine sempre più sfumato tra verità e falsità nell&#8217;ecosistema informativo. In un contesto in cui l’Intelligenza Artificiale emerge come protagonista del cambiamento, il dibattito si divide tra entusiasmo e timore. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli italiani, pur riconoscendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, mostrano incertezza riguardo ai rischi che queste possono comportare per la società e i processi produttivi, riflettendo una tensione tipica delle grandi rivoluzioni tecnologiche.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"/>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Il panorama dell&#8217;informazione: tradizione e innovazione</strong></h3>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Media tradizionali in calo, digitali in crescita</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il consumo di telegiornali, pur rimanendo significativo, è in diminuzione (48,3%, -2,9% rispetto al 2022). Parallelamente, si riduce l&#8217;utenza dei quotidiani cartacei (8,1%) e dei giornali radio (13,7%). I siti di informazione digitale (16,2%) e i quotidiani online (11,8%) segnano anch’essi una flessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I social network consolidano il loro ruolo come fonti d’informazione. YouTube (18,5%) e Instagram (15,3%) sono tra i canali più dinamici, mentre Facebook mostra segnali di declino (29,7%, -5,5%). </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche TikTok, con il 7% di utenti, si afferma come nuova piattaforma informativa. Se ne era già parlato ad aprile, nel <a href="https://www.odg.it/osservatorio-report-2024">Report 2024 dell’Osservatorio sul giornalismo digitale</a> dell’Ordine dei giornalisti che recitava, a tal proposito: “[…] <em>Il risultato è stata una continua e crescente disaggregazione dell’offerta informativa che, negli ultimi anni, ha visto al suo interno emergere e rafforzare quella che oggi viene chiamata “economia dei creatori”, abilitata e sostenuta da piattaforme digitali che, con varie modalità, condividono parte dei ricavi pubblicitari con gli autori (come ad esempio YouTube, Instagram o TikTok) o che forniscono la possibilità a singoli creatori di ricevere denaro direttamente dai loro utenti attraverso singole ricompense una tantum o abbonamenti mensili (un esempio di questo modello sono piattaforme come Patreon e Substack).”</em></p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Credibilità e qualità dell’informazione</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La fiducia nei media tradizionali rimane stabile: la radio è percepita come il mezzo più affidabile (70,3%), seguita dalla televisione (66,7%) e dalla stampa, sia cartacea che digitale (63,9%). Per la prima volta, anche i social media e i blog mostrano un leggero aumento di credibilità (32%, +1,6% per i social).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, il rapporto mette in luce una crescente difficoltà nel distinguere il vero dal falso (72,6%), un problema aggravato dalla proliferazione di fake news. Più della metà degli italiani (56,7%) ritiene che la responsabilità editoriale sia cruciale per garantire la veridicità dei contenuti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"/>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il ruolo dell’intelligenza artificiale nell’informazione</strong></h3>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Opportunità e timori</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’IA è percepita come un fenomeno ambivalente. Da un lato, il 55,9% degli italiani spera in un miglioramento delle cure mediche, mentre il 37,4% prevede una riduzione dei lavori ripetitivi, favorendo attività creative. Dall’altro, il 68,3% teme un incremento di notizie non verificabili e il 66,3% segnala rischi per la privacy a causa del controllo algoritmico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro nodo critico è l&#8217;impatto sull&#8217;occupazione: il 65,5% prevede la sostituzione degli esseri umani con macchine, mentre solo il 43% intravede nuove opportunità lavorative in settori emergenti.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Implicazioni per il giornalismo</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’automazione delle notizie solleva interrogativi sulla sostenibilità dell’informazione di qualità. Sebbene il 74,6% degli italiani riconosca che il lavoro giornalistico richiede verifiche approfondite, il 63,9% teme che l’empatia, fondamentale per una narrazione autentica, possa essere compromessa dall’interazione con macchine.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"/>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Abitudini digitali e nuovi paradigmi informativi</strong></h3>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il predominio dello smartphone</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il dispositivo mobile è ormai il mezzo principale per accedere alle notizie, utilizzato dall’83,7% degli italiani. La modalità di fruizione varia: il 37,9% effettua ricerche mirate, mentre il 25,4% legge interi articoli. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Solo il 13,2% si limita ai titoli, sottolineando un&#8217;attenzione selettiva nei confronti delle informazioni.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’ascesa dell’informazione visiva</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La comunicazione visuale, attraverso video e immagini, è sempre più apprezzata. Il rapporto evidenzia come la fruizione di contenuti brevi e immediati stia ridefinendo le preferenze informative, specie tra i giovani. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed anche qui richiamiamo il Report 2024 dell’Ordine dei giornalisti, dove la Prof.ssa Giovanna Cosenza evidenziava “[…] <em>Vale la pena sottolineare che, negli stessi anni, è cresciuto molto l’uso di YouTube come fonte di notizie, malgrado di questo si parli poco, ed è cresciuto per tutte le generazioni, non solo per i più giovani. Inoltre, Instagram e TikTok, di cui invece si parla spesso, sono di fatto cresciuti entrambi per tutte le generazioni, non solo per i giovani: è solo l’uso di TikTok che resta ancora più forte fra i giovani, in Italia e nel mondo</em>.”</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"/>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Polarizzazione e preferenze tematiche</strong></h3>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Un pubblico diviso tra tradizione e libertà</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il panorama informativo italiano è polarizzato. Una parte degli utenti cerca notizie autorevoli da media professionali, mentre un’altra preferisce canali diretti e meno regolamentati, nonostante i rischi di manipolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra le tematiche più seguite spiccano la politica nazionale (32,1%), lo stile di vita (31%) e la scienza/medicina (29%, in ripresa dopo la pandemia). Gli argomenti legati alla cronaca rosa e alla politica estera attraggono meno attenzione, rispettivamente al 15,9% e all’11,8%.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"/>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Sfide per il futuro dell’informazione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto delinea un quadro complesso per il futuro del giornalismo, con sfide significative legate all’integrazione dell’intelligenza artificiale e alla frammentazione delle fonti. Per mantenere la qualità e la fiducia del pubblico, sarà essenziale sviluppare nuovi standard di verifica e rafforzare il ruolo della responsabilità editoriale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Limitare le fake news senza limitare la libertà di stampa</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/04/12/limitare-le-fake-news-senza-limitare-la-liberta-di-stampa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 09:39:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2024 si preannuncia come un anno denso di elezioni nazionali in un numero record di paesi, sollevando preoccupazioni riguardo alla diffusione della disinformazione e alla disponibilità di notizie fondate per gli elettori.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Center for News, Technology &amp; Innovation, un centro di ricerca politica globale indipendente, ha condotto uno <a href="https://innovating.news/article/most-fake-news-legislation-risks-doing-more-harm-than-good-amid-a-record-number-of-elections-in-2024/">studio</a> sulle politiche riguardanti le false notizie attuate o proposte in 31 paesi nel periodo compreso tra il 2020 e il 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tale studio rivela che il testo di 32 atti legislativi offre scarso supporto alla tutela delle notizie basate sui fatti e, in molti casi, favorisce il controllo governativo sui media. La mancanza di garanzie in queste leggi rischia di limitare le libertà di stampa e giornalistiche in un anno elettorale cruciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nello studio si evidenzia che, sebbene la legislazione possa svolgere un ruolo rilevante nella creazione di un ambiente digitale informativo che protegga sia la libertà di stampa che l&#8217;accesso del pubblico a notizie verificate, i legislatori dovrebbero essere consapevoli di tale complessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In generale, dall&#8217;analisi emerge un significativo aumento della legislazione contro le false notizie dopo la pandemia da COVID-19.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Come detto, molte di queste leggi, sembrano compromettere la protezione della stampa indipendente e potrebbero favorire il controllo governativo sulla diffusione delle informazioni, concedendo al governo l&#8217;autorità di determinare cosa costituisca una notizia falsa e aumentando il rischio di controllo dei media. Anche se le preoccupazioni sono più evidenti nei paesi autocratici, la mancanza di chiarezza si riscontra anche nelle democrazie.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="660" height="868" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/04/fake-news-graph.webp" alt="" class="wp-image-8619" style="width:500px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/04/fake-news-graph.webp 660w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/04/fake-news-graph-456x600.webp 456w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/04/fake-news-graph-228x300.webp 228w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fonte immagine: Most “Fake News” Legislation Risks Doing More Harm Than Good Amid a Record Number of Elections in 2024</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il problema parte essenzialmente dal fatto che molte legislazioni definiscono in modo poco chiaro o non definiscono affatto cosa costituisca &#8220;fake news&#8221;; nel rapporto si evidenzia che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>solo un quarto delle politiche esaminate offre una definizione esplicita di tali concetti</li>



<li>solo una piccola frazione cerca di distinguere tra la diffusione accidentale e intenzionale di informazioni false</li>



<li>meno di un quarto delle politiche studiate fornisce una definizione chiara del contenuto delle notizie, con poche politiche che definiscono esplicitamente termini legati al giornalismo, come le testate giornalistiche o il giornalismo stesso. Anche quando sono presenti definizioni esplicite, sono spesso vaghe e soggette a interpretazioni ampie. Ad esempio, una legge del Togo del 2020 definisce il giornalismo come &#8220;contenuto originale&#8221; su eventi di &#8220;interesse generale&#8221;, senza specificare cosa si intenda per &#8220;originale&#8221; o &#8220;interesse generale&#8221;.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Altre leggi recentemente approvate presentano disposizioni più estese e potenzialmente più suscettibili di abusi riguardo informazioni che criticano o danneggiano l’esercito o l’economia nazionale, o che fomentano la discordia:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Legislazione Greca sulle False Informazioni</strong>: Secondo la legislazione greca, è considerato reato diffondere pubblicamente o tramite Internet notizie false in grado di suscitare preoccupazione o paura tra i cittadini, o di minare la fiducia del pubblico nell&#8217;economia nazionale, nella capacità difensiva del paese o nella salute pubblica.</li>



<li><strong>Legislazione Ungherese sulla Diffusione di Informazioni False</strong>: La legislazione ungherese stabilisce che è considerato reato affermare o diffondere un fatto, sia esso falso o vero ma travisato, riguardante un pericolo pubblico che possa provocare disturbi o disordini in un gruppo più ampio di persone nel luogo del pericolo pubblico.</li>



<li><strong>Progetto di Legge del Myanmar sulla Disinformazione</strong>: Il progetto di legge del Myanmar definisce la creazione di disinformazione come causa di panico pubblico, perdita di fiducia o divisione sociale nello spazio cibernetico.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La mancanza di chiarezza nelle definizioni di giornalismo e notizie false è altrettanto significativa quanto quella delle false informazioni stesse, poiché tali definizioni possono essere utilizzate per giustificare il controllo governativo sui media anziché proteggerne l&#8217;indipendenza e la diversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, tra le altre carenze riscontrate, emerge chiaramente che meno della metà delle politiche esaminate designa un&#8217;autorità responsabile per determinare cosa costituisca una &#8220;notizia falsa&#8221;, lasciando spesso tale decisione esposta ad abusi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra i sistemi giuridici con un&#8217;autorità di controllo chiaramente definita, spesso l&#8217;arbitro è designato come capo o organo di una commissione governativa, come ministri delle comunicazioni, dell&#8217;informazione o della tecnologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, alcune entità, pur formalmente indipendenti dallo Stato, presentano una trasparenza limitata e potrebbero essere influenzate dal governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ad esempio, l&#8217;Haute Autorité de l&#8217;Audiovisuel et de la Communication (HAAC) del Togo ha l&#8217;autorità di sanzionare gli attori dei media e concedere l&#8217;accreditamento stampa, ma la sua indipendenza dal governo non è trasparente e ha precedentemente censurato i media su richiesta dello Stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Le politiche riguardanti le notizie, la disinformazione e il giornalismo, insieme al linguaggio utilizzato per definire tali concetti, hanno il potere di minare l&#8217;indipendenza e la diversità dei media, nonché la libertà di espressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">I dati mostrano che la maggior parte dei paesi studiati ha forme di governo autocratico, e molti di essi si collocano nella metà inferiore dell&#8217;indice di libertà di stampa. Ciò suggerisce un elevato rischio di influenze politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È quindi essenziale adottare un approccio equilibrato e consapevole nella definizione di &#8220;notizie false&#8221; e &#8220;notizie vere&#8221;. Questo è un compito complesso, reso ancora più difficile nell&#8217;era digitale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SØØn &#8211; Newsletter n°10 del 8 marzo 2024</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/03/08/soon-newsletter-n10-del-8-marzo-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 12:06:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli argomenti trattati questa settimana sono:
- Google da’ una ripulita: aggiornamenti per il suo algoritmo di ranking
- NON è più tempo per le News, bellezza!
- Elon Musk fa causa ad OpenAI
- Claude 3 (Anthropic) sfida ChatGpt
- Continua la querelle tra Il The New York Times e OpenAI – Microsoft

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										<content:encoded><![CDATA[<p>[fusion_builder_container admin_label=&#8221;Iframe Newsletter&#8221; type=&#8221;flex&#8221; hundred_percent=&#8221;no&#8221; hundred_percent_height=&#8221;no&#8221; min_height_medium=&#8221;&#8221; min_height_small=&#8221;&#8221; min_height=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_scroll=&#8221;no&#8221; align_content=&#8221;stretch&#8221; flex_align_items=&#8221;flex-start&#8221; flex_justify_content=&#8221;flex-start&#8221; flex_wrap_medium=&#8221;&#8221; flex_wrap_small=&#8221;&#8221; flex_wrap=&#8221;wrap&#8221; flex_column_spacing=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_center_content=&#8221;yes&#8221; equal_height_columns=&#8221;no&#8221; container_tag=&#8221;div&#8221; menu_anchor=&#8221;&#8221; hide_on_mobile=&#8221;small-visibility,medium-visibility,large-visibility&#8221; status=&#8221;published&#8221; publish_date=&#8221;&#8221; class=&#8221;&#8221; id=&#8221;&#8221; margin_top_medium=&#8221;&#8221; margin_bottom_medium=&#8221;&#8221; margin_top_small=&#8221;&#8221; 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		<title>Continua la querelle tra Il The New York Times e OpenAI &#8211; Microsoft</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/03/08/continua-la-querelle-tra-il-the-new-york-times-e-openai-microsoft/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 11:10:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[
Il New York Times ha citato in giudizio OpenAI e Microsoft per violazione di copyright legata all'uso dei suoi articoli per addestrare ChatGPT. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È un botta e risposta oramai tra il <em>The New York Times</em> OpenAI e Microsoft, dal&nbsp; 27 dicembre 2023, quando il <em>Times</em> ha avviato azioni legali contro le due aziende, accusandoli di violazione di copyright per l&#8217;uso dei propri articoli nell&#8217;addestramento di tecnologie di intelligenza artificiale, come il chatbot online ChatGPT.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo l&#8217;accusa, l&#8217;utilizzo dei chatbot sta erodendo la posizione dei tradizionali media come fonti affidabili di notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In risposta, <a href="https://www.interskills.it/2024/03/01/continua-la-battaglia-legale-tra-openai-e-il-the-new-york-times/">la scorsa settimana</a> OpenAI ha presentato una mozione presso il tribunale federale di Manhattan, chiedendo al giudice federale di respingere alcune parti della causa, sostenendo che il NYT abbia manipolato il suo chatbot ChatGPT e altri sistemi di intelligenza artificiale per produrre prove a sostegno della loro causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche Microsoft ha replicato <a href="https://www.nytimes.com/2024/03/04/technology/microsoft-ai-copyright-lawsuit.html#:~:text=The%20Times%20was%20the%20first,text%2C%20images%20and%20other%20media">presentando lunedì una mozione</a>, al tribunale distrettuale degli Stati Uniti presso il distretto meridionale di New York, chiedendo al giudice di rigettare alcune parti della causa intentata dal giornale. Nel suo deposito difensivo, Microsoft ha affermato che i modelli linguistici di grandi dimensioni, come quelli utilizzati nei chatbot, non hanno avuto un impatto negativo sul mercato delle notizie o sui materiali utilizzati per il loro addestramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Microsoft ha criticato le previsioni pessimistiche del <em>Times</em> riguardo al potenziale impatto di ChatGPT sul business delle notizie, definendole <a href="https://www.ft.com/content/1cc0c759-946c-41c8-ae0e-b2d8c4c09586">&#8220;futurologia apocalittica&#8221;</a></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche l&#8217;Azienda di Richmond ha accusato il giornale di violazione informatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Riguardo alla questione del copyright, Microsoft ha paragonato la situazione alla resistenza degli studi cinematografici di Hollywood all&#8217;avvento del videoregistratore negli anni &#8217;80, sostenendo che la legge sul copyright non costituisce un ostacolo per l&#8217;uso dei grandi modelli linguistici, così come non lo è stata per altre tecnologie rivoluzionarie come il videoregistratore, il personal computer, Internet o i motori di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli avvocati di Microsoft hanno contestato gli esempi di violazione del copyright citati nella denuncia del Times, definendoli &#8220;suggerimenti non realistici&#8221; che non riflettono l&#8217;effettivo utilizzo degli strumenti basati su GPT nella realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In risposta alla mozione di Microsoft, l&#8217;avvocato del <em>Times</em> Ian Crosby ha criticato il parallelo tracciato tra i grandi modelli linguistici e i videoregistratori, sottolineando che i produttori di videoregistratori non hanno mai dovuto ricorrere alla violazione massiccia del copyright per sviluppare i propri prodotti. Ha anche ribadito che il Times ha individuato la violazione del proprio copyright da parte di Microsoft e OpenAI e ha accusato Microsoft di cercare di scaricare la responsabilità sul Times anziché affrontare le proprie azioni illecite insieme a OpenAI.</p>
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