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	<title>New York Post &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>Perplexity AI sotto accusa per violazione di diritto d’autore</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/24/perplexity-ai-sotto-accusa-per-violazione-di-diritto-dautore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2024 10:15:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[diritto d'autore]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 21 ottobre, The Wall Street Journal e New York Post hanno citato in giudizio Perplexity AI, accusandola di violazione del diritto d'autore. La società, finanziata da Jeff Bezos e Nvidia, utilizza contenuti protetti senza autorizzazione per il suo motore di ricerca AI. Dopo tentativi falliti di accordo, le testate chiedono risarcimenti milionari]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.theguardian.com/technology/2024/oct/21/rupert-murdoch-ai-lawsuit-new-york-post-dow-jones">Lo scorso lunedì</a> 21 ottobre, presso il Tribunale del Distretto Sud di New York, le testate <em>The Wall Street Journal</em> insieme al <em>New York Post</em>, entrambe parte del gruppo News Corp, hanno avviato una causa contro Perplexity AI, azienda che ha sviluppato un motore di ricerca basato su chatbot con intelligenza artificiale generativa per rispondere alle domande degli utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:0">Perplexity AI, azienda tra i cui finanziatori vi sono Jeff Bezos e Nvidia, è stata accusata dalle testate giornalistiche statunitensi di aver violato i diritti d’autore utilizzando senza autorizzazione i loro contenuti protetti da diritto d’autore. Secondo la denuncia, Perplexity AI offre agli utenti un servizio che consente di ottenere informazioni accurate e aggiornate, senza rimandarli siti web degli editori originali, sottraendo così lettori e ricavi fondamentali alle testate giornalistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:0"><a href="https://variety.com/2024/biz/news/news-corp-dow-jones-ny-post-sue-perplexity-copyright-infringement-1236184900/">Nel luglio 2024</a>, le due testate hanno tentato di risolvere la questione in via amichevole proponendo a Perplexity un accordo di licenza per l’uso dei contenuti, ma la startup non ha fornito alcuna risposta. Questo ha portato le aziende a intraprendere un&#8217;azione legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:0">La causa di Dow Jones e del New York Post mira a bloccare l&#8217;uso improprio dei contenuti protetti da diritto d’autore da parte di Perplexity e a ottenere un risarcimento per i danni subiti. Come si legge nella <a href="https://variety.com/wp-content/uploads/2024/10/2024-10-21-ECF-No-1-Complaint.pdf">denuncia</a> la richiesta di compensazione arriva fino a 150.000 dollari per ogni violazione del diritto d’autore, inclusi i profitti generati dall’uso non autorizzato dei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:0">Nonostante la causa contro Perplexity, News Corp ha recentemente siglato un accordo con OpenAI, che prevede un pagamento di oltre 250 milioni di dollari in licenze nell&#8217;arco di cinque anni per l&#8217;uso legittimo dei contenuti del gruppo editoriale. Robert Thomson, CEO di News Corp, ha dichiarato: &#8220;Sosteniamo aziende che operano secondo principi etici come OpenAI, poiché riconoscono che integrità e creatività sono essenziali per realizzare appieno il potenziale dell&#8217;intelligenza artificiale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:0">Questa causa si colloca all&#8217;interno di un dibattito più ampio sull&#8217;uso dei contenuti protetti dal diritto d’autore da parte dei sistemi di intelligenza artificiale. Un esempio rilevante è la causa intentata nel dicembre scorso dal <em><a href="https://www.interskills.it/2024/03/01/continua-la-battaglia-legale-tra-openai-e-il-the-new-york-times/">The New York Times</a></em> contro OpenAI e Microsoft, accusate di aver utilizzato milioni di articoli senza autorizzazione per addestrare i propri chatbot.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:0">Si tratta solo di uno dei molti casi in cui le testate giornalistiche si trovano a difendere i propri diritti in un contesto tecnologico in rapida evoluzione. Sebbene il diritto d’autore abbia sempre garantito la tutela del lavoro creativo dei giornalisti, l&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale ha sollevato nuove preoccupazioni. Le leggi attuali, infatti, spesso faticano a tenere il passo con queste innovazioni, e solo di recente i tribunali hanno iniziato ad affrontare casi di utilizzo massivo e non autorizzato di contenuti protetti.</p>
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