<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>piattaforme &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
	<atom:link href="https://www.interskills.it/tag/piattaforme/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.interskills.it</link>
	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Tue, 20 Jan 2026 09:59:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.3</generator>
	<item>
		<title>Giornalismo 2026: le previsioni del Reuters Institute di Oxford</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/01/20/giornalismo-2026-le-previsioni-del-reuters-institute-di-oxford/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 09:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Media Digitali]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforme]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=13514</guid>

					<description><![CDATA[Il report Journalism, Media and Technology Trends and Predictions 2026 del Reuters Institute mostra un giornalismo già trasformato, alle prese con una crisi di fiducia, con il calo del traffico e con l’impatto dell’intelligenza artificiale e della creator economy.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come ogni anno, il Reuters Institute for the Study of Journalism ha pubblicato il report <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/journalism-media-and-technology-trends-and-predictions-2026"><em>Journalism, Media and Technology Trends and Predictions 2026</em>, </a>curato da Nic Newman, dedicato alle principali trasformazioni dell’ecosistema informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli anni, questo studio è diventato un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione del giornalismo. Ma, a differenza delle edizioni precedenti, il documento del 2026 non racconta un settore in fase di cambiamento: descrive un settore già profondamente trasformato, che sta ancora cercando di misurare e interpretare le conseguenze di questa transizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il report si basa su un’indagine condotta tra 280 dirigenti editoriali, CEO e responsabili dell’innovazione in 51 Paesi, offrendo una fotografia ampia e coerente del settore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo centrale non è più la tecnologia in sé, ma il funzionamento complessivo del sistema informativo, sempre più instabile e frammentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non a caso dai dati emerge che solo il 38% degli intervistati si dichiara fiducioso nel futuro del giornalismo, contro il 60% di quattro anni fa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="762" height="182" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-1.png" alt="" class="wp-image-13518" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-1.png 762w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-1-600x143.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-1-300x72.png 300w" sizes="(max-width: 762px) 100vw, 762px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Figura 1 – Fiducia nelle prospettive del giornalismo</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo calo aiuta a capire meglio la situazione attuale. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le redazioni non pensano di stare lavorando peggio, molte ritengono, anzi, di aver migliorato prodotti, linguaggi e organizzazione. La difficoltà principale riguarda il contesto esterno, che viene percepito come sempre più sfavorevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sempre più spesso i politici evitano i giornali e comunicano direttamente con il pubblico attraverso canali propri, come podcast e video su YouTube; l’informazione si spezza in contenuti brevi e visivi, spesso lontani dai marchi giornalistici più affidabili; e la tecnologia continua a cambiare più velocemente della capacità delle redazioni di adattarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla distribuzione all’accesso: quando il traffico non arriva più</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un&#8217;altra delle dinamiche più preoccupanti riguarda il drastico calo del traffico dai motori di ricerca, che negli anni passati rappresentava il canale d&#8217;accesso principale per molti siti di news. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="746" height="247" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-2-.png" alt="" class="wp-image-13520" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-2-.png 746w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-2--600x199.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/01/figura-2--300x99.png 300w" sizes="(max-width: 746px) 100vw, 746px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Figura 2 – Andamento del traffico da search</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo il report, il traffico da Google Search è sceso in media del 33% a livello globale tra il 2024 e il 2025, con picchi del 38% negli Stati Uniti.<br>A pesare non è solo l’algoritmo, ma l’evoluzione stessa di Google e degli altri player digitali, che da “motori di ricerca” si stanno trasformando in “motori di risposta”. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Chatbot come ChatGPT, Perplexity e Gemini forniscono all’utente una sintesi istantanea delle informazioni, eliminando spesso la necessità di cliccare su una fonte originale. I contenuti delle testate finiscono così assorbiti, riscritti, “riassunti” e restituiti senza passare dai siti che li hanno prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“Alcuni editori ottimisti credono che l’impatto sarà sotto il 20%, ma circa un quinto dei nostri intervistati prevede di perdere oltre il 75% del traffico da search entro tre anni”, si legge nel report. Alla tradizionale SEO si affianca ora la <strong>Answer Engine Optimisation (AEO)</strong>, nel tentativo di rendere i contenuti riconoscibili e citabili all’interno dei sistemi di risposta basati sull’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Contenuti distintivi e formati “liquidi”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di fronte a questa crisi di accesso, le redazioni stanno puntando su ciò che può renderle ancora uniche: contenuti distintivi, inchieste originali, reportage, approfondimenti contestuali, storie umane. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“Il giornalismo deve raddoppiare gli sforzi su ciò che ci rende preziosi e unici”, afferma Taneth Evans, responsabile digitale del <em>Wall Street Journal</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’obiettivo non è più raggiungere tutti, ma creare legami forti e diretti con chi ancora cerca informazione di qualità. E in questa direzione si muovono anche le scelte sui formati. L’articolo testuale, da solo, non basta più. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’informazione deve essere <em><strong>liquida</strong></em>, pronta a trasformarsi in newsletter, audio, video verticali, reel per Instagram, shorts per YouTube. “Se scrivere testo non costa nulla, la concorrenza diventa brutale”, osserva Christof Zimmer, CEO di <em>Der Spiegel</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non sorprende, quindi, che il 79% degli editori dichiari di voler investire maggiormente nel video e il 71% nell’audio, mentre contenuti generalisti ed evergreen, come oroscopi o guide televisive, vengono progressivamente ridimensionati perché facilmente replicabili dalle IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Giornalisti come creator: una trasformazione ambigua</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma il cambiamento più profondo riguarda forse il ruolo stesso del giornalista. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con la crescita dei creator e il successo dei contenuti personalizzati, molte testate stanno incoraggiando i propri reporter a diventare essi stessi “creator”. Tre quarti degli editori dichiarano di voler spingere i propri giornalisti a comportarsi più come creator facendoli diventare più visibili, più riconoscibili, più interattivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ad esempio Wired ha avviato un programma per trasformare i propri autori in “platform personalities”, il <em>New York Times</em> mette in primo piano i volti dei suoi inviati, mentre l’austero <em>The Economist</em> ha iniziato a firmare i podcast con nomi e cognomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo modello, però, comporta anche rischi. Rafforza il legame con il pubblico, ma può creare una forte dipendenza da singole figure. Quando un creator se ne va, può portare con sé anche il suo pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È il caso di Dave Jorgenson, storico volto TikTok del <em>Washington Post</em>, che dopo otto anni<a href="https://www.forbes.com/sites/andymeek/2025/07/22/washington-post-tiktok-star-dave-jorgenson-is-going-solo/"> ha lasciato</a> il giornale per fondare un progetto proprio, <em>Local News International</em>  che in poco tempo ha superato in engagement lo stesso <em>Post</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’IA nelle redazioni: più efficienza che rivoluzione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Parallelamente, cresce il lato più problematico dell’intelligenza artificiale. Secondo alcune stime, più della metà dei contenuti prodotti online è già generata da intelligenze artificiali. YouTube è invasa da canali automatizzati, TikTok ospita oltre un miliardo di video creati da IA, e si moltiplicano i siti cosiddetti <em>pink slime</em>, ovvero testate false, automatizzate, spesso senza firma, progettate per fare traffico e guadagnare da pubblicità ingannevole. Anche il fenomeno dell’<em>AI slop</em>, cioè del contenuto generato automaticamente senza qualità, ha raggiunto livelli preoccupanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancor più inquietante è la proliferazione di deep-fake e disinformazione sintetica. Nelle elezioni del 2025 si sono già registrati casi eclatanti: in Irlanda un finto video della candidata Catherine Connolly annunciava il suo ritiro; nei Paesi Bassi, il leader Geert Wilders ha lanciato la campagna con un filmato AI che mostrava un futuro distopico sotto la sharia. In Germania e Moldavia sono emersi contenuti pro-Russia generati artificialmente. La capacità di manipolazione è diventata accessibile, veloce, e spesso difficilmente tracciabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le risposte a questa minaccia sono ancora parziali: etichette di contenuto generato da IA, protocolli come C2PA per tracciare l’origine di immagini e video, formazione per i creator responsabili, tentativi di rafforzare la verifica editoriale. Ma c’è un elemento che torna spesso nel report la fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo, oggi, si trova di fronte a una scelta non più rinviabile. Non si tratta solo di aggiornare strumenti o piattaforme, ma di ridefinire la propria identità: tornare a essere interpreti della realtà, costruttori di significato, garanti della verità. Il mondo dell’informazione sta cambiando. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“Il giornalismo può ancora essere una forza vitale nella società digitale. Ma deve cambiare radicalmente per esserlo. E deve farlo ora.”  conclude Nic Newman</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
