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	<title>Rasmus Kleis Nielsen &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>L&#8217;Intelligenza Artificiale non sarà una miniera d&#8217;oro per gli editori</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/01/13/lintelligenza-artificiale-non-sara-una-miniera-doro-per-gli-editori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 16:49:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[Rasmus Kleis Nielsen]]></category>
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					<description><![CDATA[L'intelligenza artificiale sta trasformando la creazione e distribuzione dei contenuti, ma gli accordi tra editori e aziende tecnologiche non sempre portano ai benefici economici sperati. Gli editori devono concentrarsi sulla qualità dei contenuti e su come utilizzare l'IA per migliorare efficienza e brand.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo il modo in cui i contenuti informativi vengono creati, distribuiti e fruiti, ma anche le logiche economiche e strategiche che sostengono l’intero settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le aziende tecnologiche che sviluppano tali sistemi necessitano di enormi quantità di dati per “addestrare” i loro modelli, rendendoli sempre più sofisticati ed efficaci. I contenuti editoriali — articoli, libri, studi e pubblicazioni di vario genere — rappresentano una risorsa autorevole e verificata per questo processo. Non a caso, molti colossi dell’IA hanno stretto accordi con editori, offrendo in cambio compensi economici o vantaggi strategici, come una presunta maggiore visibilità e traffico verso i propri siti, dovuti all’inserimento nelle risposte dei bot dei link alle fonti giornalistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A prima vista, questo scambio potrebbe sembrare un modello di collaborazione vantaggioso per entrambe le parti. Da un lato, le aziende di IA ottengono dati di qualità necessari per migliorare i loro sistemi. Dall’altro, gli editori potrebbero sfruttare queste partnership per diversificare le fonti di reddito e stare al passo con un mercato sempre in evoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La questione, però, è tutt’altro che lineare. Ad oggi, non è ancora chiaro se i benefici offerti dagli accordi stipulati dalle aziende siano proporzionati al valore effettivo dei contenuti messi a disposizione dagli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni studiosi, come <a href="https://www.niemanlab.org/2024/12/publishers-find-the-ai-era-not-all-that-lucrative/">Rasmus Kleis Nielsen,</a> direttore del Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ) all’Università di Oxford, propongono una visione più cauta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Nielsen, gli accordi tra editori e aziende di intelligenza artificiale sono spesso caratterizzati da poca trasparenza, soprattutto per quanto riguarda i dettagli finanziari. Questo rende complicato valutare i reali benefici economici per gli editori, i cui guadagni attesi si rivelano spesso inferiori alle aspettative.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Esempio significativo di questa dinamica è rappresentato dall&#8217;accordo stipulato lo scorso maggio, tra OpenAI e Dotdash Meredith, editore di testate come <em>People</em> e <em>Better Homes &amp; Gardens</em>, che prevede il pagamento di circa 16 milioni di dollari all&#8217;anno per la licenza sui contenuti. Tuttavia, questa cifra rappresenta solo l&#8217;1% delle entrate totali dell&#8217;editore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Situazione simile si verifica con Axel Springer, gruppo editoriale tedesco proprietario di testate come <em>Bild</em> e <em>Die Welt</em>, che ha concluso un accordo annuale del valore di 10 milioni di dollari con OpenAI. Anche in questo caso, i ricavi derivanti da tale accordo sono una piccola frazione delle entrate complessive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>Quindi, cosa significa questo per il futuro?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo le previsioni di Nielsen, è improbabile che nel prossimo futuro la maggioranza degli editori possa trarre entrate significative dalla concessione in licenza di contenuti alle aziende tecnologiche. Puntare in maniera sostanziale a questi accordi potrebbe rivelarsi una strategia rischiosa e limitante. Questo approccio &#8220;miope&#8221; rischia di non essere sostenibile nel lungo termine.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come afferma Nielsen, questo processo apparentemente deludente, potrebbe consentire agli editori di prendere coscienza che non possono aspettarsi miracoli dall&#8217;IA e impegnarsi su ciò che realmente conta: creare valore per i lettori, offrendo contenuti di qualità e approfondimenti rilevanti e unici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una strategia a lungo termine dovrebbe prevedere l’utilizzo dei sistemi di IA per migliorare l’efficienza delle redazioni, rafforzare l’identità e il brand editoriale e automatizzare le attività ripetitive. Gli editori, tuttavia, devono mantenere il controllo, decidendo come e in che misura queste tecnologie debbano essere integrate nei processi editoriali. L’obiettivo finale non è solo sopravvivere alle trasformazioni tecnologiche, ma sfruttarle a proprio vantaggio.</p>
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