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	<title>reuters &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Jun 2025 04:58:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L’IA nelle redazioni ed il futuro del giornalismo</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/05/28/lia-nelle-redazioni-ed-il-futuro-del-giornalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 06:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[new york times]]></category>
		<category><![CDATA[reuters]]></category>
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					<description><![CDATA[Il giornalismo evolve con l’IA generativa: Reuters automatizza i processi, NYT e BBC mantengono il controllo umano, il Financial Times stimola l’interazione con i lettori, mentre El País personalizza l’esperienza. Ogni testata sperimenta l’IA secondo la propria identità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo è sempre stato il riflesso del proprio tempo, modellato dalle tecnologie che ne hanno accompagnato l’evoluzione. Dalla stampa a caratteri mobili di Gutenberg fino all’era di Internet, ogni innovazione ha trasformato profondamente il modo in cui le notizie vengono raccolte, interpretate e diffuse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi siamo nel mezzo di un’altra trasformazione profonda, guidata dall’intelligenza artificiale generativa. Una svolta che obbliga anche le testate più radicate nella tradizione a rivedere modelli e strategie, per continuare a essere rilevanti in un contesto in cui il pubblico si informa in modo completamente diverso rispetto a venti o trent’anni fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quando si parla di intelligenza artificiale generativa applicata al giornalismo, ci si riferisce all’utilizzo di modelli linguistici in grado di elaborare grandi volumi di dati, generare testi, riassunti, titoli, suggerimenti editoriali e persino automatizzare parte delle attività redazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Fin dal suo ingresso nelle redazioni, l&#8217;IA ha portato con sé la promessa di maggiore efficienza e rapidità, ma accanto alle opportunità, giungono domande che molte testate stanno affrontando in modo diverso. Ovvero, come integrare l’IA nei processi giornalistici senza snaturare il ruolo umano nella selezione e nell’interpretazione delle notizie? Qual è il confine tra automazione e creatività editoriale?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per provare a rispondere a queste domande, è utile osservare come alcune delle principali testate al mondo stanno affrontando questa rivoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto, Reuters sembra muoversi con passo deciso, l&#8217;agenzia con oltre 170 anni di storia e una presenza globale in 200 sedi, <a href="https://www.theverge.com/decoder-podcast-with-nilay-patel/663285/reuters-is-ready-to-stand-up-for-the-press-and-embrace-ai">ha adottato </a>un approccio strategico e mirato alla completa integrazione dell&#8217;IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Paul Bascobert<strong>,</strong> presidente dell&#8217;agenzia, ha dichiarato che l&#8217;obiettivo è creare una &#8220;<em>redazione potenziata dall&#8217;IA</em>&#8220;. L’IA viene vista come un investimento cruciale per il futuro, nonché uno strumento chiave per ampliare la portata della loro missione a livello globale. A conferma di questa strategia, c’è l’impegno economico di Thomson Reuters, che ha stanziato 200 milioni di dollari l’anno per sviluppare tecnologie basate sull’IA. L’obiettivo è migliorarne l’efficienza, sollevando i giornalisti da mansioni ripetitive e lasciando loro più spazio per il lavoro sul campo, quello che fa davvero la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli strumenti basati sull&#8217;IA in redazione già operativi vi sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un sistema capace di <strong>accedere, elaborare e validare rapidamente notizie</strong> da tutto il mondo in diverse lingue, riducendo il tempo di elaborazione di informazioni cruciali da 85 a 33 secondi, essenziale nel settore finanziario.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Strumenti per la generazione automatica di titoli, elenchi puntati e riassunti</strong>.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Strumenti per il controllo degli errori</strong>.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un <strong>servizio di traduzione</strong> che copre 12 lingue.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un <strong>servizio di trascrizione in tempo reale</strong> che supporta 67 lingue e può generare bozze iniziali di articoli da eventi dal vivo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, Reuters promuove anche l&#8217;innovazione interna tramite “<strong>Open Arena</strong>”, una piattaforma sicura che consente a tutti i dipendenti di sperimentare l&#8217;IA generativa, utilizzando modelli come ChatGPT o Claude. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa piattaforma i giornalisti possono creare &#8220;agenti AI&#8221; personalizzati per attività come la sintesi di testi o l&#8217;analisi di documenti. Le soluzioni più promettenti vengono integrate nei sistemi della redazione, dimostrando come i giornalisti stessi guidino l&#8217;adozione e lo sviluppo dell&#8217;IA, mantenendo il controllo sui processi editoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Mentre Reuters spinge con decisione sull’acceleratore dell’innovazione, dall’altra parte dell’Atlantico, <strong>il <em>New York Times</em></strong> <a href="https://www.theverge.com/news/613989/new-york-times-internal-ai-tools-echo">preferisce </a>un approccio più cauto e riflessivo. Anche qui si sperimenta con l’IA, ma con una filosofia diversa. Per il NYT, l’intelligenza artificiale è un supporto, non un motore produttivo. Gli strumenti sono a disposizione dei giornalisti per revisioni testuali, generazione di contenuti SEO o per i social, oppure per creare quiz e domande per interviste. Ma l’IA non può per policy interna scrivere articoli né modificarli in modo sostanziale, non può eludere paywall, né utilizzare materiali protetti da copyright, l’uso deve essere sempre supervisionato e trasparente. Per il NYT, la firma umana resta il marchio di autenticità e responsabilità editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Invece, più a nord, in Regno Unito, <strong>la <em>BBC</em></strong> adotta un approccio che rispecchia di più la sua missione di servizio pubblico, l’IA è uno strumento utile, ma sempre sotto controllo umano. Natalie Malinarich, responsabile dell’innovazione, evidenzia due ambiti chiave: la verifica visiva, con sistemi capaci di individuare deepfake e contenuti manipolati, e il racconto sportivo, con trascrizioni automatiche e aggiornamenti in tempo reale per eventi non trasmessi in TV. Anche qui, come al NYT, il valore dell’IA è nel supporto, non nella sostituzione: serve a fare di più, non a togliere lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In linea con questa visione,<strong> BBC News</strong> <a href="https://www.theguardian.com/media/2025/mar/06/bbc-news-ai-artificial-intelligence-department-personalised-content">ha annunciato </a>la creazione di un nuovo dipartimento dedicato a crescita, innovazione e intelligenza artificiale. L’obiettivo è raggiungere meglio il pubblico giovane, soprattutto gli under 25, adattandosi alle nuove abitudini di fruizione delle notizie su smartphone e social. L’IA verrà usata per offrire contenuti più personalizzati, sempre nel rispetto dei valori editoriali della BBC, ovvero accuratezza, imparzialità e fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La BBC inoltre, con l&#8217;app <em>World News &amp; Stories</em>, arricchisce l’esperienza mobile con articoli, video e podcast curati da giornalisti esperti, sostenendo la propria missione di servizio pubblico anche attraverso le tecnologie mobili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sul fronte opposto, ovvero quello dell’interazione con il pubblico, è il <strong><em>Financial Times</em> </strong>a distinguersi.  La testata britannica <a href="https://www.interskills.it/2025/04/14/la-conferenza-su-giornalismo-e-ia-organizzata-dal-reuters/">ha deciso </a>di partire non tanto dai processi interni, quanto dalle esigenze dei lettori e dai feedback ricevuti. In molti cercano sintesi rapide, e così il FT ha avviato un progetto per generare automaticamente, all’inizio di ogni articolo, un riassunto in tre punti. Un esperimento interessante riguarda anche i commenti, infatti, l’IA viene utilizzata per la creazione di domande da proporre ai lettori alla fine degli articoli al fine di dare il via a discussioni più articolate. Dunque si tratta di un’intelligenza che, paradossalmente, serve a favorire una conversazione più umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E dato che in questo contesto la personalizzazione è la chiave del futuro, in Spagna <a href="https://elpais.com/comunicacion/el-pais-que-hacemos/2025-03-26/el-pais-lanza-vera-el-pais-un-asistente-conversacional-con-inteligencia-artificial.html"><strong><em>El País</em></strong></a> porta il discorso un passo avanti. Infatti, la testata spagnola ha lanciato un assistente conversazionale basato su IA generativa, pensato per dialogare direttamente con gli abbonati e suggerire contenuti su misura. L’obiettivo è rendere l’esperienza di lettura più coinvolgente, più intima, più vicina ai desideri individuali. In un certo senso, è l’IA che si adatta al lettore, non il contrario.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In definitiva, tutte queste esperienze mostrano che l’IA è già parte integrante del lavoro giornalistico. Reuters la inserisce a monte del processo, nella raccolta e nella lavorazione della notizia, il New York Times e la BBC la impiegano a valle, come supporto controllato, il Financial Times sperimenta sul formato ed infine El País sull’interazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma c’è un filo rosso che lega tutte queste realtà ovvero la consapevolezza che, se l’IA può aumentare efficienza e precisione, non può sostituire la responsabilità editoriale, la sensibilità, la creatività e il giudizio umano. Il giornalismo del futuro, quindi, potrebbe non essere scritto solo dalle macchine, ma nemmeno potrà ignorarle, Potremmo immaginare un lavoro condiviso, dove l’IA diventa uno strumento nelle mani di chi ha ancora e avrà sempre l’ultima parola.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="763" height="245" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/05/app.png" alt="app" class="wp-image-12359" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/05/app.png 763w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/05/app-600x193.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/05/app-300x96.png 300w" sizes="(max-width: 763px) 100vw, 763px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1 – Screenshot delle app di diverse testate giornalistiche, tratto da Google Play</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Accanto all’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi redazionali, molte delle testate citate si stanno muovendo anche su un fronte più dinamico quello delle<strong> app.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’obiettivo è rispondere alle mutate abitudini del pubblico, sempre più orientato alla fruizione delle notizie in modo veloce da dispositivi mobili tramite <em>notifiche push</em>, podcast o social, piuttosto che visitare direttamente i siti web ufficiali. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Reuters, ad esempio, ha recentemente rinnovato la propria app con un’interfaccia più intuitiva, integrazione con strumenti di AI e notifiche intelligenti, offrendo agli utenti un accesso diretto ai contenuti in tempo reale introducendo anche un abbonamento a basso costo, circa un dollaro a settimana, pensato per raggiungere un pubblico ampio con un modello accessibile e sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma non è sola. Anche la <em>CNN</em>, con l’app <em>Live &amp; Breaking News</em>, punta su aggiornamenti costanti, contenuti multimediali e possibilità di personalizzazione delle notifiche. Il <em>New York Times</em>, coerente con la propria strategia più cauta, propone invece una navigazione approfondita ma ordinata, attraverso l’app <em>Live News</em>, dove le sezioni spaziano dalla cronaca alla cultura, mantenendo un controllo umano editoriale su tutti i contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In tutti questi casi, le testate giornalistiche vogliono ritagliarsi uno spazio stabile e autorevole all’interno di un ecosistema informativo sempre più affollato, dove la concorrenza non è solo tra testate, ma anche con piattaforme social e app di intrattenimento che competono per l’attenzione degli utenti. Le app diventano così estensioni digitali della testata, strumenti con cui presidiare il quotidiano, offrendo un’informazione sempre disponibile, immediata e personalizzata. Una strategia che affianca e rafforza l’uso dell’IA, nella consapevolezza che il giornalismo contemporaneo non può più prescindere né dall’innovazione tecnologica, né da un rapporto diretto, flessibile e costante con i propri lettori.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CNN e Reuters introducono il Paywall</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/17/cnn-e-reuters-introducono-il-paywall/</link>
					<comments>https://www.interskills.it/2024/10/17/cnn-e-reuters-introducono-il-paywall/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 13:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cnn]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Thompson]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Bascobert]]></category>
		<category><![CDATA[paywall]]></category>
		<category><![CDATA[reuters]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn352024]]></category>
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					<description><![CDATA[CNN e Reuters hanno introdotto abbonamenti per accedere a contenuti premium, cercando di far fronte al calo delle entrate pubblicitarie e all’aumento della concorrenza. Tuttavia le testate online dovranno bilanciare la necessità di generare ricavi e quello di garantirsi una base ampia di lettori che sono anche l’obiettivo principale delle entrate pubblicitarie.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo digitale sta vivendo una profonda trasformazione. Sono sempre di più le testate che decidono di introdurre sottoscrizioni per l’accesso ai contenuti sui loro siti web.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A questi, lo scorso 1° ottobre, si sono aggiunti anche<a href="https://www.cjr.org/business_of_news/paywall-cnn-reuters.php"> CNN e Reuters</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A fronte di un aumento della concorrenza nel settore delle notizie online, il sostanziale calo delle entrate pubblicitarie e i cambiamenti nelle modalità di consumo delle news, per CNN e Reuters la transizione verso il modello di business basato sugli abbonamenti si presenta come una soluzione necessaria per garantire maggiori guadagni e sopperire al declino dei ricavi tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">CNN, emittente televisiva statunitense via satellite, ha deciso di richiedere un abbonamento di 3,99 dollari al mese per consentire ai suoi utenti negli Stati Uniti di accedere a contenuti premium. Gli <a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/cnn-launches-paywall-charge-399-month-some-users-2024-10-01/">abbonati</a> potranno godere di articoli esclusivi, documentari, e una selezione quotidiana di notizie, con una netta riduzione della pubblicità online.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante l&#8217;introduzione del paywall, CNN lascerà fuori dal “muro” una parte dei contenuti, tra cui la homepage e le notizie in diretta, garantendo così un accesso, seppur limitato, anche a chi non è disposto a pagare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Allo stesso tempo, <a href="https://edition.cnn.com/2024/10/01/media/cnn-launch-digital-subscription-paywall/index.html">Reuters</a>, una delle principali agenzie di informazione a livello internazionale, ha annunciato il suo piano di abbonamento fissando il costo a 1 dollaro a settimana per l’accesso al sito Web, offrendo ai lettori contenuti di qualità superiore. L&#8217;abbonamento sarà diffuso prima in Canada, per poi estendersi in Europa e negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.cjr.org/business_of_news/paywall-cnn-reuters.php">Mark Thompson</a>, CEO di CNN, di cui ha assunto la guida lo scorso anno, ha promesso allo staff dell’emittente &#8220;una nuova rivoluzione&#8221; ed ha espresso la sua intenzione di rendere l&#8217;azienda &#8220;a prova di futuro&#8221;, sottolineando l&#8217;importanza di sviluppare un&#8217;attività basata sugli abbonamenti digitali che possa generare oltre un miliardo di dollari di fatturato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche <a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/reuters-introduces-digital-subscriptions-1-week-2024-10-01/">Paul Bascobert</a>, presidente di Reuters, afferma che il nuovo piano di abbonamento permetterà di ampliare la portata della loro copertura a un prezzo accessibile, consentendo maggiori investimenti sia nei reportage sia nei prodotti per gli abbonati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella società attuale, caratterizzata da un aumento esponenziale di servizi in abbonamento, la decisione di CNN e Reuters si configura come una strategia di adattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, considerando che dalle piattaforme di streaming ai software, sempre più aspetti della vita quotidiana richiedono un pagamento ricorrente, questa saturazione del mercato degli abbonamenti potrebbe però generare una certa stanchezza ed una difficoltà economica da parte dei consumatori, portandoli a valutare attentamente quali servizi sono disposti a finanziare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Per quanto riguarda, il settore dell’informazione, il rischio è che l&#8217;accesso alle notizie di qualità diventi sempre più elitario, limitando la possibilità per ampie fasce della popolazione di informarsi in modo completo e accurato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Le testate giornalistiche dovranno inoltre bilanciare la necessità di generare ricavi e quello di garantirsi una base ampia di lettori che sono anche l’obiettivo principale delle entrate pubblicitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Restano dubbi sulla “resilienza” di queste iniziative, considerando che molte testate anche autorevoli (si pensi a BBC, RAI, <em>The Guardian</em>, National Public Radio, etc…) restano ad accesso libero, anche in considerazione del fatto che molte di queste sono di governance pubblica mentre altre, come il The Guardian, hanno la gratuità nel loro statuto.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Problemi dell’IA: oltre la punta del naso</title>
		<link>https://www.interskills.it/2023/11/24/problemi-dellia-oltre-la-punta-del-naso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 05:47:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni e analisi]]></category>
		<category><![CDATA[emmett shear]]></category>
		<category><![CDATA[ftc]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
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		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[problemi ia]]></category>
		<category><![CDATA[reuters]]></category>
		<category><![CDATA[sam altman]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn072023]]></category>
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					<description><![CDATA[L’episodio della rimozione di Sam Altman da OpenAI evidenzia il bisogno di trasparenza e controllo nell'IA generativa. Non è il timore di un dominio delle macchine, ma il rischio di opacità nella governance aziendale che preoccupa.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ciò che emerge dalla storia che segue è forse l’aspetto più inquietante delle problematiche imputabili all’IA generativa: il problema non è il parossistico timore che le macchine sostituiscano gli uomini o che prendano il sopravvento su di noi, ma la necessità di un controllo trasparente di questi sistemi e delle aziende che li governano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Abbiamo seguito in questi giorni le “strane” vicende della rimozione di Sam Altman dalla guida di OpenAI che, per chi non avesse seguito la singolare vicenda, riepiloghiamo fattualmente e brevemente di seguito:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>17 Novembre 2023</strong>: Reuters <a href="https://www.reuters.com/technology/openai-ceo-sam-altman-step-down-2023-11-17/">riferisce</a> che Sam Altman viene rimosso dalla posizione di CEO di OpenAI. La notizia sorprende analisti, dipendenti e partner e, almeno apparentemente, la stessa Microsoft, che è un importante investitore in OpenAI.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>19 Novembre 2023</strong>: malcontento e confusione all&#8217;interno di OpenAI. <a href="https://twitter.com/karaswisher/status/1726599700961521762">Una lettera</a> firmata da 505 dei 700 dipendenti di OpenAI chiede le dimissioni dell&#8217;intero consiglio di amministrazione e la restaurazione di Sam Altman e del dimissionario presidente di OpenAI, Greg Brockman, che se n&#8217;era andato dopo che Altman era stato estromesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>20 Novembre 2023</strong>: Reuters <a href="https://www.reuters.com/technology/sam-altman-will-not-return-ceo-openai-information-2023-11-20/">riporta</a>, tramite The Information, che Sam Altman non tornerà a ricoprire il ruolo di CEO di OpenAI nonostante gli sforzi degli esecutivi dell&#8217;azienda di riportarlo indietro. Emmett Shear, cofondatore di Twitch, è stato nominato CEO ad interim. Nel frattempo Altman e Brockman vengono annunciati in entrata in Microsoft, alla guida di una nuova unità interna per l’IA.<br>L’AD di Microsoft (che è il principale finanziatore di OpenAI), Satya Nadella <a href="https://twitter.com/satyanadella/status/1726509045803336122">twitta</a>: “<em>Rimaniamo impegnati nella nostra partnership con OpenAI […]. Non vediamo l&#8217;ora di conoscere Emmett Shear e il nuovo gruppo dirigente di OAI e di lavorare con loro. E siamo estremamente entusiasti di condividere la notizia che Sam Altman e Greg Brockman, insieme ai colleghi, si uniranno a Microsoft per guidare un nuovo team di ricerca sull&#8217;intelligenza artificiale avanzata. Non vediamo l’ora di agire rapidamente per fornire loro le risorse necessarie per il loro successo.</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>22 Novembre 2023</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sam Altman <a href="https://news.yahoo.com/sam-altman-return-openai-ceo-060655300.html">è stato confermato nuovamente</a> come CEO di OpenAI, concludendo cinque giorni di intense discussioni e trattative seguite al suo improvviso licenziamento dalla startup da lui co-fondata​​.</li>



<li>È stato anche istituito <a href="https://www.foxbusiness.com/technology/openai-brings-back-sam-altman-ceo-establishes-new-board#:~:text=Sam%20Altman%20will%20return%20to%20OpenAI%20as%20CEO,the%20previous%20board%20that%20decided%20to%20drop%20Altman.">un nuovo consiglio di amministrazione</a> composto da Bret Taylor (presidente), Larry Summers e Adam D&#8217;Angelo, quest&#8217;ultimo l&#8217;unico membro presente nel precedente consiglio che aveva deciso di rimuovere Altman​​.</li>



<li>Satya Nadella twitta, facendo totale retromarcia rispetto alle dichiarazioni di due giorni prima: “<em>Siamo incoraggiati dalle modifiche al board di OpenAI. Riteniamo che questo sia un primo passo essenziale verso una governance più stabile, ben informata ed efficace. Sam, Greg e io abbiamo parlato e concordato che hanno un ruolo chiave da svolgere insieme al gruppo dirigente dell&#8217;OAI nel garantire che l&#8217;OAI continui a prosperare e a sviluppare la sua missione. Non vediamo l’ora di consolidare la nostra forte partnership e di offrire il valore di questa prossima generazione di intelligenza artificiale ai nostri clienti e partner</em>.”</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo punto urge chiedersi: ma cosa è successo davvero? Abbiamo letto di tutto in questi 5 giorni: la fine di OpenAI, le possibili conseguenze legali per Microsoft per presumibili azioni da parte di OpenAI, la nascita di un monopolio dell’IA in Microsoft, etc.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ovviamente, con il senno del poi, ovvero della possibilità di scrivere di questi fatti “ex post”, rileviamo, ove mai ve ne fosse bisogno, che i commenti “a caldo” e soprattutto le illazioni su vicende di cui non si ha alcun tipo di conoscenza reale, oltre la notizia di “fatti” sostanziali ma di cui non vi è contezza delle cause, sono inutili e pericolosi, per una corretta informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma come avrebbe mai potuto OpenAI fare causa a Microsoft che ne è sostanzialmente non tanto occulto azionista di maggioranza? E d’altra parte sarebbe stata una sostanziale incorporazione di altra azienda da parte di Microsoft, azienda quotata sul mercato azionario, senza seguire le procedure ufficiali di acquisizione ed incorporamento. E come avrebbe reagito la Federal Trade Commission di fronte alla nascita di un colosso dell’IA che opera in maniera quasi monopolistica in altri settori? Ricordiamo i già numerosi provvedimenti intrapresi da FTC e dall’UE nei confronti di Microsoft in passato per le varie posizioni monopolistiche sui browser, sui dati, sui sistemi operativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In primis occorre immaginare che una estromissione di Altman dal board di OpenAI non sarebbe mai potuta avvenire senza la condiscendenza di Microsoft, anzi senza il suo esplicito parere favorevole.&nbsp; È probabile che Microsoft abbia tentato di fare assopigliatutto con OpenAI, ma che poi si sia resa conto delle gravi conseguenze che questa operazione avrebbe portato e, quindi, il dietrofront: ma cosa è meglio di controllare una delle principali aziende di IA generativa sul mercato senza bisogno di integrarla nel proprio assetto societario?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Microsoft sta già introducendo all’interno delle sue numerose piattaforme e strumenti (da Office ad Azure a Bing) i tools di OpenAI, rendendola di fatto parte del suo business e, nel frattempo nessuno le impedisce di costruire al suo interno l’equivalente e <a href="https://news.microsoft.com/source/features/ai/in-house-chips-silicon-to-service-to-meet-ai-demand/#:~:text=Today%20at%20Microsoft%20Ignite%20the,processor%20tailored%20to%20run%20general">di avviare addirittura la produzione di processori dedicati all’AI</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Accordo tra Francia, Germania e Italia  per l’autoregolamentazione dell’IA</title>
		<link>https://www.interskills.it/2023/11/24/accordo-tra-francia-germania-e-italia-per-lautoregolamentazione-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2023 04:55:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[euractiv]]></category>
		<category><![CDATA[ia act]]></category>
		<category><![CDATA[reuters]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn072023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=4921</guid>

					<description><![CDATA[L’accordo raggiunto tra Francia, Germania ed Italia sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale il 18 novembre, si focalizza principalmente sull’autoregolamentazione obbligatoria attraverso l’individuazione di codici di condotta.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questi tre stati propongono all&#8217;Unione Europea una normazione che presti maggiore attenzione all&#8217;applicazione dell&#8217;IA, dando maggior rilievo ai codici di condotta per la creazione dei modelli di IA piuttosto che sulla tecnologia stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo accordo giunge in un momento decisivo per la regolamentazione europea dell&#8217;intelligenza artificiale, <a href="https://www.interskills.it/2023/10/19/le-norme-europee-per-lai-nello-scenario-globale/">con l&#8217;IA Act</a> che sta per completare il suo percorso legislativo. Le istituzioni dell&#8217;UE sono impegnate a definire i dettagli finali della legislazione. Il Parlamento Europeo aveva proposto che il codice di condotta fosse obbligatorio solamente per i principali fornitori di IA.&nbsp;Tuttavia, i governi delle tre nazioni hanno sottolineato come tale distinzione potrebbe compromettere la fiducia nei fornitori europei minori, limitando il loro mercato. Hanno evidenziato come sia necessario che le norme di condotta e trasparenza siano obbligatorie per tutti i fornitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel documento informale, Francia, Germania e Italia suggeriscono che gli sviluppatori di modelli fondamentali di IA definiscano delle &#8220;schede modello&#8221;: queste schede, come descritto nel documento, conterranno informazioni essenziali per comprendere il funzionamento del modello, le sue capacità e i suoi limiti. È inoltre proposta la creazione di un organo di governance dell&#8217;IA, che aiuterebbe a sviluppare linee guida e a monitorare l&#8217;applicazione di questi modelli, fornendo un metodo semplice per segnalare eventuali violazioni del codice di condotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Attualmente, in caso di violazione del codice di condotta, non sono previste sanzioni immediate. I tre governi suggeriscono invece l&#8217;introduzione di un sistema di sanzioni graduale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Ministero dell&#8217;Economia e il Ministero degli Affari Digitali tedeschi hanno evidenziato che l&#8217;intervento statale non dovrebbe limitare la tecnologia IA, ma piuttosto indirizzarne un&#8217;applicazione responsabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Ministero degli Affari Digitali, Volker Wissing, ha affermato in un intervista al <a href="https://www.reuters.com/technology/germany-france-italy-reach-agreement-future-ai-regulation-2023-11-18/">Reuters</a> : &#8220;Dobbiamo regolamentare le applicazioni e non la tecnologia, se vogliamo giocare nella massima lega mondiale dell&#8217;intelligenza artificiale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Carme Artigas, segretario di Stato spagnolo per la digitalizzazione e l&#8217;intelligenza artificiale, in risposta all’accordo informale dei tre paesi europei, in un&#8217;intervista rilasciata a <a href="https://www.euractiv.com/section/artificial-intelligence/news/france-germany-italy-push-for-mandatory-self-regulation-for-foundation-models-in-eus-ai-law/">Euractiv</a>, ha dichiarato che l&#8217;EU AI Act &#8220;non può allontanarsi dai suoi modelli fondativi&#8221;. Artigas ha sottolineato che le trattative per la stesura del regolamento sono quasi completate e che esiste già un accordo su alcuni obblighi di trasparenza. Tuttavia, alcune questioni aggiuntive, compreso il modo in cui gestire i contenuti protetti da copyright, sono ancora oggetto di discussione, <a href="https://www.interskills.it/2023/11/03/la-controversia-tra-intelligenza-artificiale-e-copyright/">come già rappresentato da noi in precedenza</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il segretario di stato spagnolo ha poi continuato, affermando: &#8220;Il diritto d&#8217;autore è una questione preoccupante. Comprendiamo tutti che il diritto d&#8217;autore, come qualsiasi altra legge, non può essere violato. Stiamo cercando di trovare il giusto equilibrio per rendere tutto ciò possibile senza danneggiare la competitività dell&#8217;Europa&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In definitiva, l&#8217;Unione Europea non potrà ignorare le proposte fatte dai tre maggiori stati europei per la regolamentazione dell&#8217;AI e ne sarà sicuramente influenzata.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
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