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	<title>SØØn352024 &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>Il dividendo del bugiardo: IA e disinformazione politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 06:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[liar’s dividend]]></category>
		<category><![CDATA[mathew ingram]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn352024]]></category>
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					<description><![CDATA[L'IA ha trasformato l'informazione e la politica, destando timori per il suo potenziale di influenzare la percezione pubblica con video deepfake e avatar IA. Tuttavia, più della qualità, è la capacità dell’IA di confermare pregiudizi a renderla potente. Il "dividendo del bugiardo" indica come la paura dei deepfake possa portare a una sfiducia generale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Interessante <a href="https://www.cjr.org/covering_the_election/mindless-reply-disinformation-deepfakes-gossip.php">l’articolo</a> di Mathew Ingram su Columbia Journalism Review che si sofferma sui pericoli della disinformazione generata dall’IA e nello specifico in campo politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi anni, l&#8217;intelligenza artificiale (IA) ha avuto un impatto profondo sul mondo dell&#8217;informazione e della politica, sollevando timori riguardo alla sua capacità di distorcere la percezione della realtà e influenzare le elezioni. Le recenti campagne politiche statunitensi, così come l’impatto dell’IA sui media locali, riflettono un fenomeno più ampio: l’IA sta trasformando non solo il modo in cui consumiamo notizie, ma anche il modo in cui ci fidiamo delle informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da un lato, l&#8217;IA offre ai politici strumenti potenti per manipolare l&#8217;opinione pubblica. Video prodotti con tecniche di deepfake e avatar generati dall&#8217;IA sono sempre più accessibili ed economici, permettendo di creare contenuti che simulano realisticamente eventi o dichiarazioni, ma che in realtà sono falsi. In alcune campagne, come quelle recenti in India e Bangladesh, si è visto come questi video possano essere utilizzati per amplificare messaggi di paura e diffidenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, come evidenza Ingram nel suo articolo, molti esperti sostengono che l&#8217;efficacia dei deepfake e delle immagini AI-generated non risieda tanto nella loro qualità, quanto nella loro capacità di confermare le convinzioni preesistenti delle persone. Secondo Carl Miller, dell’organizzazione britannica Demos, l’IA è più efficace nel manipolare le emozioni che nel convincere con falsi realistici: conferma le paure e i risentimenti delle persone, rendendo l&#8217;influenza politica più sottile, invisibile e legata a reti sociali private piuttosto che a piattaforme pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come afferma Miller “Molti di noi hanno un&#8217;idea piuttosto ingenua di come funzionano realmente le operazioni di influenza. Le persone possono immaginare che i cattivi attori diffonderanno immagini convincenti ma false sul mondo per fargli cambiare idea. In realtà, le operazioni di influenza sono progettate per concordare con le visioni del mondo delle persone, lusingarle, confermarle e quindi cercare di sfruttarle&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In effetti ciò che evidenzia Ingram rifacendosi a quello che viene definito “Il dividendo del bugiardo” (e di cui avevamo scritto <a href="https://www.interskills.it/2024/02/02/problemi-dellintelligenza-artificiale-per-le-redazioni-locali/">in un nostro precedente articolo</a> sui problemi dell’informazione locale) è la possibilità che siano in qualche modo  banalizzate nel pericolo “deepfake” le problematiche della disinformazione politica e che queste possano invece avvantaggiare quei politici che seminano la paura delle fake news o dei deepfake anche quando le news non sono fake e i profili sono reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se tutti hanno paura che tutto sia falso le persone non crederanno più a nulla, lasciando campo facile ai veri falsificatori.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>CNN e Reuters introducono il Paywall</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/17/cnn-e-reuters-introducono-il-paywall/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 13:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cnn]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Thompson]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Bascobert]]></category>
		<category><![CDATA[paywall]]></category>
		<category><![CDATA[reuters]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn352024]]></category>
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					<description><![CDATA[CNN e Reuters hanno introdotto abbonamenti per accedere a contenuti premium, cercando di far fronte al calo delle entrate pubblicitarie e all’aumento della concorrenza. Tuttavia le testate online dovranno bilanciare la necessità di generare ricavi e quello di garantirsi una base ampia di lettori che sono anche l’obiettivo principale delle entrate pubblicitarie.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo digitale sta vivendo una profonda trasformazione. Sono sempre di più le testate che decidono di introdurre sottoscrizioni per l’accesso ai contenuti sui loro siti web.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A questi, lo scorso 1° ottobre, si sono aggiunti anche<a href="https://www.cjr.org/business_of_news/paywall-cnn-reuters.php"> CNN e Reuters</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A fronte di un aumento della concorrenza nel settore delle notizie online, il sostanziale calo delle entrate pubblicitarie e i cambiamenti nelle modalità di consumo delle news, per CNN e Reuters la transizione verso il modello di business basato sugli abbonamenti si presenta come una soluzione necessaria per garantire maggiori guadagni e sopperire al declino dei ricavi tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">CNN, emittente televisiva statunitense via satellite, ha deciso di richiedere un abbonamento di 3,99 dollari al mese per consentire ai suoi utenti negli Stati Uniti di accedere a contenuti premium. Gli <a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/cnn-launches-paywall-charge-399-month-some-users-2024-10-01/">abbonati</a> potranno godere di articoli esclusivi, documentari, e una selezione quotidiana di notizie, con una netta riduzione della pubblicità online.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante l&#8217;introduzione del paywall, CNN lascerà fuori dal “muro” una parte dei contenuti, tra cui la homepage e le notizie in diretta, garantendo così un accesso, seppur limitato, anche a chi non è disposto a pagare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Allo stesso tempo, <a href="https://edition.cnn.com/2024/10/01/media/cnn-launch-digital-subscription-paywall/index.html">Reuters</a>, una delle principali agenzie di informazione a livello internazionale, ha annunciato il suo piano di abbonamento fissando il costo a 1 dollaro a settimana per l’accesso al sito Web, offrendo ai lettori contenuti di qualità superiore. L&#8217;abbonamento sarà diffuso prima in Canada, per poi estendersi in Europa e negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.cjr.org/business_of_news/paywall-cnn-reuters.php">Mark Thompson</a>, CEO di CNN, di cui ha assunto la guida lo scorso anno, ha promesso allo staff dell’emittente &#8220;una nuova rivoluzione&#8221; ed ha espresso la sua intenzione di rendere l&#8217;azienda &#8220;a prova di futuro&#8221;, sottolineando l&#8217;importanza di sviluppare un&#8217;attività basata sugli abbonamenti digitali che possa generare oltre un miliardo di dollari di fatturato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche <a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/reuters-introduces-digital-subscriptions-1-week-2024-10-01/">Paul Bascobert</a>, presidente di Reuters, afferma che il nuovo piano di abbonamento permetterà di ampliare la portata della loro copertura a un prezzo accessibile, consentendo maggiori investimenti sia nei reportage sia nei prodotti per gli abbonati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella società attuale, caratterizzata da un aumento esponenziale di servizi in abbonamento, la decisione di CNN e Reuters si configura come una strategia di adattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, considerando che dalle piattaforme di streaming ai software, sempre più aspetti della vita quotidiana richiedono un pagamento ricorrente, questa saturazione del mercato degli abbonamenti potrebbe però generare una certa stanchezza ed una difficoltà economica da parte dei consumatori, portandoli a valutare attentamente quali servizi sono disposti a finanziare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Per quanto riguarda, il settore dell’informazione, il rischio è che l&#8217;accesso alle notizie di qualità diventi sempre più elitario, limitando la possibilità per ampie fasce della popolazione di informarsi in modo completo e accurato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Le testate giornalistiche dovranno inoltre bilanciare la necessità di generare ricavi e quello di garantirsi una base ampia di lettori che sono anche l’obiettivo principale delle entrate pubblicitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Restano dubbi sulla “resilienza” di queste iniziative, considerando che molte testate anche autorevoli (si pensi a BBC, RAI, <em>The Guardian</em>, National Public Radio, etc…) restano ad accesso libero, anche in considerazione del fatto che molte di queste sono di governance pubblica mentre altre, come il The Guardian, hanno la gratuità nel loro statuto.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il New York Times rinnova la home page: un sistema ibrido di algoritmi e scelte editoriali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 15:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Il New York Times ha introdotto un sistema ibrido che combina algoritmi e scelte editoriali per gestire la sua home page. Gli algoritmi selezionano e classificano le storie, ma gli editori mantengono il controllo sulla loro visibilità. Funzioni come "Exposure Boosting" e "Smart Refreshing" ottimizzano l'esperienza utente.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-e75bed05 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);flex-basis:65%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il <a href="https://open.nytimes.com/how-the-new-york-times-incorporates-editorial-judgement-in-algorithms-to-curate-home-screen-content-85f48209fdad"><em>The </em></a><a href="https://open.nytimes.com/how-the-new-york-times-incorporates-editorial-judgement-in-algorithms-to-curate-home-screen-content-85f48209fdad"><em>New York Times</em></a> ha recentemente aggiornato il modo in cui gestisce i contenuti della sua home page, introducendo algoritmi che lavorano in collaborazione con gli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni giorno, il giornale pubblica più di 250 articoli, ma solo tra i 50 e i 60 possono essere visualizzati contemporaneamente sulla home page. Fino a poco tempo fa, la selezione e la programmazione delle storie erano gestite manualmente dagli editori. Questo approccio, pur garantendo una programmazione di alta qualità, richiedeva un notevole dispendio di tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ottimizzare e accelerare questo processo, il Times ha sviluppato algoritmi che non si limitano a classificare le notizie basandosi su dati e interazioni degli utenti, ma incorporano anche le modalità tipiche di pubblicazione utilizzate da redattori ed editori, in ogni fase della programmazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)">Questo sistema consente al team editoriale di promuovere contenuti importanti e rilevanti utilizzando un sistema automatico che però si basa sulle impostazioni tipiche degli editori. In particolare, gli algoritmi aiutano a mettere in evidenza non solo le notizie più recenti, ma anche articoli di approfondimento e contenuti provenienti da sub-brands (sotto-marchi) del Times, come The Athletic e Wirecutter.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="561" height="690" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-rit.webp" alt="" class="wp-image-10162" style="width:700px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-rit.webp 561w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-rit-488x600.webp 488w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-1-rit-244x300.webp 244w" sizes="(max-width: 561px) 100vw, 561px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1- Home page del N<em>YT</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)">Il sistema algoritmico introdotto dal New York Times si basa su tre fasi principali:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Pooling</strong>: la creazione di un insieme di storie idonee per un determinato modulo della home page, chiamato Pool, che può essere creato in due modi, manualmente dagli editori, che scelgono gli articoli da includere, oppure, automaticamente tramite una query, ossia una richiesta automatizzata che estrae storie basate su criteri specifici stabiliti dalla redazione. Ad esempio, la query potrebbe filtrare gli articoli per argomento, categoria o altre regole definite dagli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ranking</strong>: Una volta che le storie sono state organizzate all&#8217;interno di un Pool, vengono classificate tramite un meccanismo di classificazione, che stabilisce quale storia sia più rilevante o importante. La classificazione può avvenire, mediante l’algoritmo Contextual Bandit, che apprende in tempo reale come gli utenti interagiscono con determinati articoli. L&#8217;algoritmo è in grado di fare previsioni sul livello di coinvolgimento che un determinato articolo può generare, prendendo in considerazione vari fattori come la provenienza geografica del lettore e altre caratteristiche specifiche del pubblico. Questo approccio consente una stima più accurata su quale tipo di contenuto potrebbe interessare maggiormente al lettore. Parallelamente all&#8217;algoritmo, gli editori mantengono la possibilità di ordinare le storie manualmente, tenendo conto di criteri editoriali come la novità e l&#8217;importanza di una notizia. Gli editori possono quindi creare una classifica personalizzata delle storie, considerando quelle più nuove e rilevanti come più importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Finishing: </strong>In questa fase finale, vengono applicate le linee guida editoriali e le regole aziendali per garantire che le storie rispettino gli standard stabiliti. Dopo aver creato una lista ordinata di articoli in base alla loro importanza, vengono apportate modifiche finali in base a regole specifiche stabilite con i redattori. Ad esempio, c’è una funzione chiamata Pinning, che permette agli editori di fissare in alto storie importanti, forzando l’algoritmo. In aggiunta, vengono introdotti anche filtri che riducono la comparsa delle storie che l&#8217;utente ha già visto (already – seen) o letto diverse volte (already – read) . In questo modo, il giornale garantisce al lettore un’esperienza dinamica e pertinente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="645" height="564" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2.jpeg" alt="" class="wp-image-10163" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2.jpeg 645w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-600x525.jpeg 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-2-300x262.jpeg 300w" sizes="(max-width: 645px) 100vw, 645px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2- Tre fasi della programmazione algoritmica</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per migliorare ulteriormente l&#8217;esperienza degli utenti e offrire agli editori un maggiore controllo sulla visibilità dei contenuti, il New York Times ha introdotto una serie di funzionalità avanzate, tra cui:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Exposure Boosting</strong>: consente di aumentare temporaneamente la visibilità di una storia sulla home page. A differenza della funzione di Pinning, l&#8217;Exposure Boosting è più flessibile: la storia in questione inizialmente appare in alto nella classifica, ma scende gradualmente, ad una velocità stabilita dagli editori, fino a tornare sotto il controllo completo dell&#8217;algoritmo. Questo permette agli editori di dare maggiore visibilità a determinati articoli per un certo periodo di tempo senza che essi rimangano fissi in alto troppo a lungo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Smart Refreshing </strong>: rimuove automaticamente gli articoli che un lettore ha già visto più volte senza cliccare, sostituendoli con contenuti nuovi. Per i lettori frequenti, il numero di impressioni, ovvero articoli visti senza essere cliccati, aumenta solo dopo un certo periodo di tempo, evitando continui cambiamenti. Per gli utenti meno frequenti, le raccomandazioni si aggiornano automaticamente dopo un po&#8217;, anche se non è stato raggiunto un numero massimo di impressioni.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="691" height="207" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3.jpeg" alt="" class="wp-image-10164" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3.jpeg 691w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3-600x180.jpeg 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/figura-3-300x90.jpeg 300w" sizes="(max-width: 691px) 100vw, 691px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3- Rappresentazione grafica delle funzionalità di Exposure Boosting e Smart Refreshing</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Exposure minimums </strong>: garantisce che ogni storia, anche quelle meno popolari, ottenga un numero minimo di impressioni sulla home page prima di essere gestita dall&#8217;algoritmo. In questo modo, gli editori possono essere certi che nessun contenuto venga trascurato. Tuttavia, impostare un numero minimo troppo alto potrebbe interferire con l&#8217;ottimizzazione algoritmica e ridurre il coinvolgimento dei lettori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte dell’automazione dei processi di gestione delle notizie, nonostante venga incorporato il giudizio editoriale, le difficoltà che lamentavano gli editori riguardavano la comprensione di come gli algoritmi gestissero i loro articoli, soprattutto quelli già letti. Per risolvere la questione il <em>New York Times</em> ha introdotto strumenti per monitorare l’efficacia degli algoritmi nella gestione dei contenuti. È stata sviluppata un&#8217;estensione del browser che consente agli editori di monitorare i moduli algoritmici sulla home page, visualizzare in anteprima possibilità di risultato e rivedere tutte le storie selezionate e idonee per la promozione per ciascun modulo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, viene sviluppato anche un sistema di notifiche automatiche che informa gli editori sui cambiamenti dell&#8217;algoritmo, tra cui nuove storie aggiunte al pool e qualsiasi aggiornamento di titolo o riepilogo. Per non farsi mancare nulla, il team di data-science ha aggiunto anche una dashboard per fornire analisi e statistiche quasi in tempo reale per gli articoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);font-size:clamp(1.039rem, 1.039rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.935), 1.6rem);"><strong>L&#8217;<a href="https://www.interskills.it/2024/10/10/notebooklm-da-google-un-assistente-virtuale-personale/">Audio Overview</a> di quest&#8217;articolo con NotebookLM (inglese) e trascrizione</strong></h3>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Untitled-notebook.wav"></audio></figure>



<div class="wp-block-columns are-vertically-aligned-center has-base-background-color has-background is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-92c771d0 wp-block-columns-is-layout-flex" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30)">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-center has-system-sans-serif-font-family wp-block-paragraph" style="margin-top:0">Trascrizione generata con <a href="https://otter.ai/home">otter.ai</a><br>tradotta e adattata con ChatGPT</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><a href="https://otter.ai/home"><img loading="lazy" decoding="async" width="362" height="139" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo.webp" alt="" class="wp-image-9876" style="width:138px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo.webp 362w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo-300x115.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 362px) 100vw, 362px" /></a></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Ti capita mai di sentirti sommerso dalle notizie ogni giorno? È come se&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> &#8230;ci chiedessimo come possiamo tenere il passo con tutto questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> E, cosa più importante, come facciamo a capire cosa merita davvero la nostra attenzione?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Proprio per questo oggi parleremo di qualcosa di molto interessante: come il New York Times utilizza algoritmi per curare la sua homepage.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> La loro homepage è un po&#8217; come la prima pagina nell&#8217;era digitale, giusto? Tantissime decisioni importanti si basano su quelle scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Ci hai mandato questo articolo, quindi sappiamo che ti interessa anche a te. E non si tratta solo di termini tecnici. Si parla di trovare un equilibrio tra editor umani, esperti con anni di esperienza, e la ricerca del mix perfetto di notizie, quel mix&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> &#8230;che riesce a essere importante, coinvolgente e rilevante per tutti contemporaneamente. Un&#8217;impresa ardua.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Ora immagina questo: sei un editor del NYT. Ogni giorno ti arrivano 250 nuovi articoli. 250! È tanto, ma&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> &#8230;hai solo 50-60 spazi sulla homepage. Parliamo di vera e propria fatica decisionale, giusto?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Come fai a scegliere? Ecco la domanda da un milione di dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> È un vero esercizio di equilibrio. Come mantieni quegli standard editoriali altissimi per cui il Times è famoso, sfruttando al contempo la potenza degli algoritmi e tutto il resto? Perché&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> &#8230;non possiamo negare che gli algoritmi siano bravi in certe cose, come analizzare numeri e individuare schemi, cose in cui noi umani non siamo altrettanto bravi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong><br>E quindi, come approccia tutto questo il NYT? Hanno sviluppato quello che chiamano&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> &#8230;un sistema ibrido, un modo elegante per dire che gli algoritmi assistono, ma non sostituiscono, gli editor umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Mi piace l&#8217;idea del sistema ibrido. Nell&#8217;articolo si parla di un approccio in tre fasi: pooling, ranking e finishing. Suona bene, vero? È come una sorta di catena di montaggio tecnologica per le notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Bella analogia. Allora, pooling: è la fase uno. Immagina di suddividere tutti quegli articoli della giornata in categorie, in base a grandi temi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Tipo notizie internazionali, affari, sport, cose del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto. Gli editor possono creare queste categorie manualmente o usare quelle che si chiamano query, che sono filtri automatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi, se sono super interessato alle notizie internazionali, la query raccoglie tutti gli articoli su quel tema in un unico posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto! E questo semplifica la gestione. Poi si passa al ranking, ed è qui che entra in gioco l&#8217;algoritmo contextual bandit.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Contextual bandit&#8230; sembra intrigante, ma anche un po&#8217; spaventoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Non preoccuparti, è piuttosto interessante. Immaginalo come un editor super intelligente che impara costantemente e osserva in tempo reale su cosa i lettori fanno clic.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi, in pratica, prevede cosa potrebbe interessarmi basandosi su ciò su cui cliccano gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Più o meno. Ma, cosa importante, gli editor possono comunque riordinare manualmente gli articoli all&#8217;interno di queste categorie. Non è solo l&#8217;algoritmo a decidere. Si tratta di mescolare tutto con la competenza editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> L&#8217;algoritmo è come un assistente molto intelligente che fa proposte, ma l&#8217;editor ha sempre l&#8217;ultima parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Poi c’è la fase finale, il finishing. È qui che aggiungono quei tocchi umani essenziali. Gli editor possono evidenziare articoli importanti in modo che siano sicuri di essere visti. Inoltre, ci sono filtri che evitano di mostrarti lo stesso articolo più volte mentre navighi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Meno male, nessuno vuole notizie stantie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Neanche io! Voglio sempre contenuti freschi. Ma ecco una domanda: e se c&#8217;è una notizia che non è così importante da essere fissata in alto, ma che gli editor vogliono comunque dare un po&#8217; di visibilità in più? Possono farlo senza sovvertire tutto il sistema?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Assolutamente sì. Ecco che entra in gioco l&#8217;esposizione potenziata. È come puntare temporaneamente i riflettori su un articolo, dandogli più visibilità per un certo periodo di tempo, una sorta di promozione temporanea, e poi l’algoritmo riprende il controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi è una questione di equilibrio, giusto? Non ignorare completamente i dati, ma neanche lasciare che dominino tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Trovare quel punto di equilibrio tra gli insight basati sui dati e il buon vecchio giudizio umano, che resta ancora incredibilmente prezioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Soprattutto in un mondo in cui fiducia e credibilità sono più importanti che mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esattamente. Ma come fanno a essere sicuri che gli algoritmi stiano funzionando come dovrebbero? Sperano solo nel meglio?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> No, hanno sistemi di monitoraggio molto avanzati. Hanno persino sviluppato un&#8217;estensione del browser per gli editor, così possono vedere in tempo reale come si comportano gli algoritmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Wow, quindi possono vedere cosa succede dietro le quinte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Esatto, ma non si tratta solo di trovare errori. Serve a capire come gli algoritmi prendono decisioni e assicurarsi che siano allineate con i valori giornalistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Si parla quindi di trasparenza e responsabilità, anche per gli algoritmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Assolutamente. E oltre a questo, hanno delle dashboard dettagliatissime con tonnellate di dati e analisi, una sorta di &#8220;pagella&#8221; delle performance degli algoritmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Sì, dando agli editor insight su cosa funziona, cosa no e cosa potrebbe necessitare di qualche aggiustamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> È davvero incredibile, una specie di centro di comando delle notizie basato sui dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Sì, ma torniamo un attimo con i piedi per terra. Cosa significa tutto questo per la persona comune, il lettore di tutti i giorni, come me, che vuole solo essere informato senza dover prendere una laurea in informatica?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Bella domanda. E la risposta è piuttosto incoraggiante: questo sistema non serve solo a facilitare la vita al NYT, ma a creare un&#8217;esperienza di lettura più personalizzata e coinvolgente per te, il lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Ora che lo dici, ho notato che la homepage del Times ha sempre qualcosa che cattura la mia attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Esatto, ti fa tornare. Ma a volte il contenuto personalizzato può sembrare un po&#8217;&#8230; da Grande Fratello, come se&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> &#8230;sapessero troppo su di me.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Capisco, è un timore legittimo. Ma l&#8217;obiettivo, almeno in teoria, non è quello di rinchiuderti in una bolla o di limitare le prospettive che incontri. Si tratta di tagliare il rumore e assicurarsi che le notizie che vedi siano rilevanti per te, coinvolgenti e che ti tengano informato, un po&#8217; come avere un curatore personale delle notizie che rispetta la tua intelligenza e curiosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Ora questo è un concetto che posso sostenere, un curatore di notizie che mi capisce. Ma cosa succede quando queste prospettive si scontrano? Le notizie non sono sempre belle. Come fa il NYT a mantenere l’integrità del proprio giornalismo pur offrendo contenuti personalizzati?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> È davvero un atto di equilibrio. Devono stare attenti a non creare un effetto &#8220;camera dell&#8217;eco&#8221;, e ci lavorano attivamente. Lo fanno incorporando diverse voci e opinioni nei loro reportage, in modo che, anche se ricevi contenuti personalizzati, sei comunque esposto a prospettive diverse, il che è davvero importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Sì, ha senso. L&#8217;ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che tutti restino chiusi nelle loro bolle.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Esatto. Vogliono promuovere discussioni informate, non creare silos. E il fatto che stiano usando algoritmi in modo consapevole per migliorare il giornalismo anziché sostituirlo è rassicurante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Assolutamente d&#8217;accordo. Sembra un approccio piuttosto innovativo alla distribuzione delle notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Sicuramente, e solleva anche importanti domande sul futuro del giornalismo. Man mano che la tecnologia evolve, dobbiamo considerare come influisce sulla nostra comprensione delle notizie e del mondo che ci circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Allora, cosa ne pensi? Gli algoritmi sono il futuro del giornalismo o solo una moda passeggera?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Penso un po&#8217; entrambe le cose. La chiave è trovare un modo per integrare la tecnologia mantenendo l’essenza del giornalismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> E mantenere quel tocco umano, giusto?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Esattamente. Perché alla fine non si tratta solo delle notizie in sé, ma di come ci connettiamo con esse e tra di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Ben detto. Restiamo sintonizzati per vedere come si evolve la situazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Senz&#8217;altro! Grazie per averci seguito!</p>
</div>



<div class="wp-block-column has-system-sans-serif-font-family has-medium-font-size is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);flex-basis:35%">
<div style="height:210px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-base-background-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-288fbcef wp-block-group-is-layout-constrained" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10)">
<h1 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.984rem, 0.984rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.86), 1.5rem);">Domande frequenti <strong>sull&#8217;approccio ibrido del New York Times alla gestione della homepage</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:0">FAQ Realizzate con</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized wp-duotone-duotone-3"><a href="https://notebooklm.google/"><img loading="lazy" decoding="async" width="265" height="24" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/image.png" alt="" class="wp-image-9738" style="width:221px;height:auto"/></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>1. Perché il New York Times ha deciso di cambiare il modo<br>in cui gestisce la sua homepage?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0">Il New York Times pubblica ogni giorno un&#8217;enorme quantità di articoli, ma solo una frazione di questi può essere visualizzata sulla homepage. La gestione manuale di questa selezione era diventata inefficiente e dispendiosa in termini di tempo. Per ottimizzare il processo e garantire una maggiore visibilità a tutti i contenuti, il giornale ha introdotto un sistema ibrido che combina algoritmi e scelte editoriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>2. Come funziona il sistema ibrido di gestione dei contenuti?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema si basa su tre fasi:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Finishing:</strong> applicazione di regole editoriali e aziendali, come il &#8220;Pinning&#8221; di storie importanti e la limitazione della visibilità di articoli già visti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pooling:</strong> creazione di gruppi di articoli (Pool) idonei per specifiche sezioni della homepage, sia manualmente dagli editori che tramite query automatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ranking:</strong> classificazione degli articoli all&#8217;interno di ciascun Pool in base alla rilevanza, utilizzando l&#8217;algoritmo Contextual Bandit e il giudizio editoriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>3. Quali sono i vantaggi dell&#8217;utilizzo di algoritmi nella<br>gestione della homepage?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli algoritmi consentono di:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ottimizzare il processo di selezione:</strong> automatizzare la classificazione e la visualizzazione degli articoli, liberando tempo per gli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Personalizzare l&#8217;esperienza utente:</strong> mostrare contenuti pertinenti in base agli interessi e al comportamento del lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Promuovere contenuti di alta qualità:</strong> mettere in evidenza articoli di approfondimento e contenuti provenienti da sub-brands.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>4. In che modo gli editori mantengono il controllo sulla homepage?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli editori mantengono il controllo attraverso diverse funzionalità:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Strumenti di monitoraggio:</strong> analizzare l&#8217;efficacia degli algoritmi e intervenire in caso di necessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pinning:</strong> fissare storie importanti in cima alla homepage.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Exposure Boosting:</strong> aumentare temporaneamente la visibilità di determinati articoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Exposure Minimums:</strong> garantire un numero minimo di impressioni per ogni storia.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>5. Cos&#8217;è l&#8217;algoritmo Contextual Bandit e come funziona?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Contextual Bandit è un algoritmo di apprendimento automatico che impara in tempo reale come gli utenti interagiscono con gli articoli. Analizza fattori come la provenienza geografica del lettore e le sue preferenze per prevedere il livello di coinvolgimento con un determinato contenuto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>6. Quali sono le funzionalità &#8220;Smart<br>Refreshing&#8221; e &#8220;Already-seen&#8221;?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Smart Refreshing:</strong> sostituisce automaticamente gli articoli visti più volte senza clic con nuovi contenuti, offrendo una homepage dinamica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Already-seen:</strong> limita la visibilità degli articoli già visti dall&#8217;utente, evitando ripetizioni e promuovendo la scoperta di nuovi contenuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>7. Come il New York Times garantisce la trasparenza del<br>sistema algoritmico?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale ha sviluppato strumenti che consentono agli editori di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Monitorare i moduli algoritmici sulla homepage.</li>



<li>Visualizzare in anteprima le possibili configurazioni della homepage.</li>



<li>Rivedere tutte le storie selezionate per la promozione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ricevere notifiche sui cambiamenti dell&#8217;algoritmo</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>8. Quali sono i risultati ottenuti con l&#8217;introduzione del<br>sistema ibrido?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema ibrido ha permesso al New York Times di:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aumentare la trasparenza del processo decisionale legato alla visualizzazione dei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Offrire un&#8217;esperienza utente più personalizzata e coinvolgente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Promuovere una varietà di contenuti di alta qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ottimizzare il processo di gestione della homepage e liberare tempo per gli editori.</p>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Giornalismo e Tik Tok: due mondi lontani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 11:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[TikTok]]></category>
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					<description><![CDATA[Una ricerca del Pew Research Center rivela che su TikTok gli adulti statunitensi preferiscono seguire celebrità e influencer piuttosto che giornalisti e media tradizionali. I giornalisti rappresentano meno dello 0,5% degli account seguiti, segnalando una marginalizzazione del giornalismo. Questa tendenza può alimentare la disinformazione se le fonti giornalistiche non riusciranno a ritagliarsi un ruolo significativo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-e75bed05 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);flex-basis:65%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel Report 2024 dell’Osservatorio sul giornalismo digitale dell’Ordine dei giornalisti, <strong>Giovanna Cosenza</strong>, Docente di Filosofia e teoria dei linguaggi all’Università di Bologna, nella <a href="https://www.odg.it/informazione-online-giovani-e-comunicazione-sui-social-media/56171">sua relazione</a> scientifica, aveva osservato come fossero mutate le tendenze nel consumo delle news, sempre più spostate verso un’informazione di “intrattenimento” ed un format orientato alla visualizzazione piuttosto che alla lettura. Nella relazione la Cosenza evidenziava come tali tendenze non fossero una caratteristica del pubblico più giovane, ma riguardassero, più in generale, tutto il pubblico di riferimento per l’informazione.  E, come vedremo, questa crescente tendenza sembra mostrare sempre più un allontanamento dalle fonti tradizionali dell’informazione. Anche oltreoceano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una <a href="https://www.pewresearch.org/data-labs/2024/10/08/who-u-s-adults-follow-on-tiktok/">ricerca appena pubblicata</a>, il Pew Research Center analizza l&#8217;uso di TikTok da parte degli adulti statunitensi evidenziando un panorama dove il giornalismo tradizionale è fortemente marginalizzato rispetto a contenuti di intrattenimento e cultura pop. Dall&#8217;analisi emerge come gli utenti adulti su TikTok siano molto più inclini a seguire account legati a celebrità e influencer internet-native piuttosto che giornalisti, politici o media tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamo che TikTok <a href="https://datareportal.com/social-media-users">è oggi il 4° social media per numero di follower</a> a livello globale, con circa1,6 miliardi di utenti seguendo a breve distanza Instagram, (1,68 mld) e poi Facebook (2,24 mld) e Youtube (2,5mld).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)">D’altra parte le tendenze statunitensi non possono che rappresentare un indicatore “affidabile” rispetto a quelle più generali del pubblico occidentale ed europeo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="394" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/DataReportal20240725Digital2024JulyGlobalStatshotReportp282.webp" alt="" class="wp-image-10138" style="width:700px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/DataReportal20240725Digital2024JulyGlobalStatshotReportp282.webp 700w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/DataReportal20240725Digital2024JulyGlobalStatshotReportp282-600x338.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/DataReportal20240725Digital2024JulyGlobalStatshotReportp282-300x169.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1- DataReportal &#8211; Social Media per numero di follower</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:clamp(1.039rem, 1.039rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.935), 1.6rem);"><strong>Principali Tendenze e Criticità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)">La maggior parte degli adulti statunitensi su TikTok segue account che pubblicano prevalentemente contenuti di intrattenimento. Circa il 59% degli account seguiti si concentra su cultura pop, musica e spettacolo, mentre solo il 5% posta contenuti specifici di notizie. Questo indica una piattaforma in cui gli utenti cercano principalmente evasione e divertimento, più che informazione.<br>Il rapporto mostra come i giornalisti e i media tradizionali rappresentino meno dello 0,5% degli account seguiti. Questo può essere visto come un chiaro sintomo di disinteresse o sfiducia nel giornalismo su TikTok, dove la forma breve e veloce dei video mal si presta a fornire approfondimenti di qualità. La presenza dei media tra i 100 account più seguiti è quasi nulla, con sole due eccezioni: ESPN e The Daily Show, che offrono contenuti di intrattenimento piuttosto che notizie.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="704" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_01.webp" alt="" class="wp-image-10141" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_01.webp 1024w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_01-600x413.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_01-300x206.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_01-768x528.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2- Pew Research Center &#8211; Principali account seguiti da adulti negli USA e su cosa postano</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Declino dell&#8217;Interesse per la Politica e le Notizie</strong>: Sebbene circa il 41% degli utenti affermi di vedere contenuti politici sulla piattaforma, solo una piccola percentuale li cerca attivamente. La maggior parte degli account che trattano di politica o attualità lo fa mescolando questi argomenti con contenuti umoristici o di intrattenimento. Anche gli account seguiti da un ampio numero di utenti tendono a evitare discussioni politiche, mentre aumentano le menzioni di brand e contenuti sponsorizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20)"><strong>Differenze Generazionali nell&#8217;Uso della Piattaforma</strong>: Gli utenti più giovani (18-34 anni) seguono in media tre volte più account rispetto agli utenti sopra i 50 anni e mostrano una propensione maggiore per gli influencer con milioni di follower. Gli utenti più anziani, invece, sono leggermente più inclini a seguire account che trattano di notizie e politica, anche se la percentuale rimane comunque bassa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="444" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_03.webp" alt="Account più seguiti in base alla popolarità" class="wp-image-10142" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_03.webp 640w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_03-600x416.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/pl_2024.10.08_tiktok_0_03-300x208.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3- Giuda al Blocco Note</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Marginalizzazione del Giornalismo e Potenziali Rischi per l&#8217;Informazione</strong>: La scarsa presenza di giornalisti e media tradizionali su TikTok potrebbe alimentare l&#8217;infodemia e la diffusione di disinformazione, poiché le fonti giornalistiche affidabili non riescono a ritagliarsi un ruolo significativo sulla piattaforma. Inoltre, la prevalenza di contenuti brevi e divertenti può ridurre la capacità degli utenti di approfondire temi complessi, portando a una visione semplificata della realtà.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);font-size:clamp(1.039rem, 1.039rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.935), 1.6rem);"><strong>L&#8217;<a href="https://www.interskills.it/2024/10/10/notebooklm-da-google-un-assistente-virtuale-personale/">Audio Overview</a> di quest&#8217;articolo con NotebookLM (inglese) e trascrizione</strong></h3>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/tiktok.wav"></audio></figure>



<div class="wp-block-columns are-vertically-aligned-center has-base-background-color has-background is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-92c771d0 wp-block-columns-is-layout-flex" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--30)">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-center has-system-sans-serif-font-family wp-block-paragraph" style="margin-top:0">Trascrizione generata con <a href="https://otter.ai/home">otter.ai</a><br>tradotta e adattata con ChatGPT</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><a href="https://otter.ai/home"><img loading="lazy" decoding="async" width="362" height="139" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo.webp" alt="" class="wp-image-9876" style="width:138px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo.webp 362w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/Otter.ai_company_logo-300x115.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 362px) 100vw, 362px" /></a></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Ho riflettuto su come ci arrivano le notizie oggi. Con tutte queste piattaforme come TikTok, sembra che stiamo vivendo una trasformazione totale nel modo in cui ci informiamo. Sta cambiando tutto, proprio davanti ai nostri occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Già, e non è solo roba da adolescenti che imparano nuovi passi di danza. Ci sono anche adulti che scoprono notizie importanti su TikTok, che di solito non è proprio famoso per il giornalismo serio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Esatto. Un nuovo studio del Pew Research Center ha analizzato proprio come gli adulti americani usano TikTok e come questo influisce sul loro livello di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Interessante. Quali sono i risultati principali? Immagina una situazione: scorri il feed di TikTok e ogni tanto vedi qualcosa di attualità, ma la maggior parte dei contenuti è puro intrattenimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Sì, e lo studio lo conferma. Ben il 59% degli account seguiti riguarda musica, intrattenimento e contenuti leggeri. Invece, gli account di notizie sono solo il 5%.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Solo il 5%? Wow. Ok, non pensavo che fosse così basso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> E c&#8217;è di più: pochissimi seguono giornalisti o grandi media tradizionali. Solo lo 0,5% degli utenti li ha tra i propri contatti principali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Non è nemmeno lontanamente equilibrato. È come cercare di urlare in mezzo al rumore di un aeroporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Già, ti viene da chiederti: è perché i media non hanno capito TikTok, o semplicemente le persone non vogliono informarsi lì?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Probabilmente entrambe le cose. TikTok è pensato per video brevi, quindi non è proprio ideale per le notizie approfondite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Vero. Immagina spiegare una crisi internazionale in 15 secondi. Ma comunque, la gente vede notizie su TikTok, anche se non da fonti come il <em>New York Times</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto. Lo studio ha scoperto che il 41% degli utenti vede contenuti politici, ma di rado li cerca attivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi, è più che altro il classico &#8220;scroll, scroll, scroll&#8221;, e per caso appare un titolo o una notizia, ma subito dopo sei già passato a un video di gattini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Proprio così. E questo tipo di &#8220;notizie accidentali&#8221; è molto diverso dal decidere di informarsi da fonti affidabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Sì, ti fa pensare: è abbastanza vedere notizie a caso per essere davvero informati?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> È come cercare di costruire qualcosa con metà delle istruzioni. Potresti riuscirci, ma ti mancano pezzi importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> E non succede solo negli Stati Uniti, giusto?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> No, è una cosa globale. Lo studio ha menzionato anche ricerche dall’Italia: sembra che ovunque le persone preferiscano contenuti leggeri, video che puoi vedere al volo piuttosto che leggere articoli lunghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi non è solo una questione americana, è un fenomeno globale e trasversale tra le generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Già. E non riguarda solo i giovani. Anche gli adulti più anziani stanno scoprendo un nuovo modo di interagire con le notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> È pazzesco. Ok, quindi stiamo davvero affrontando un cambiamento totale nel modo in cui riceviamo le informazioni, e questo accade in tutto il mondo, a prescindere dall&#8217;età.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Proprio così. Ecco, uno dei dati interessanti dello studio è che i giovani tra i 18 e i 34 anni seguono molti più account rispetto a chi ha più di 50 anni, e sono molto più attratti da influencer e celebrità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Più orientati all’intrattenimento, quindi. E gli utenti più anziani? Seguono più notizie?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Un po&#8217; di più, ma le percentuali restano comunque basse. L’intrattenimento resta la scelta principale per quasi tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi, in pratica, TikTok è visto quasi da tutti più come un passatempo che come una fonte d’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto. Questo fa riflettere su cosa significhi per il futuro del giornalismo. Come faremo a restare informati?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Sembra che le notizie stiano perdendo visibilità e importanza, sommerse da tanto intrattenimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Beh, è colpa degli algoritmi. Questi social vogliono solo tenerci incollati allo schermo, quindi ci mostrano ciò che ci piace. Se guardi molti video di gatti, vedrai sempre più gatti. L’algoritmo non si preoccupa di mostrarti notizie importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> È come se l&#8217;algoritmo ti dicesse: &#8220;Vuoi distrarti? Ecco qua.&#8221; Ma poi non ci lamentiamo se non sappiamo cosa accade nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto. Ma ci sono conseguenze per tutti, non solo per chi sceglie di usare i social così.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Come dire, cosa ci perdiamo davvero?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Quando le persone si informano solo da fonti casuali, aumentano le possibilità di imbattersi in fake news e disinformazione. Basta un meme o un video virale per influenzare le opinioni su questioni importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Giusto. E al giorno d’oggi è difficile sapere cosa sia vero e cosa no. Più un contenuto è strano, più clicchiamo, e così si diffonde.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto, come quei titoli scandalistici che vedevi in edicola, solo che ora riguardano questioni serie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Se la gente si informa male, non c’è dibattito, solo polarizzazione. Come facciamo a risolvere i problemi insieme?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Diventa tutto più difficile. Meno fiducia negli altri, nelle istituzioni&#8230; e così finiamo a litigare senza ascoltarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Ok, quindi cosa possiamo fare? Sembra un problema enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Possiamo migliorare. I media devono adattarsi e noi utenti dobbiamo fare più attenzione a cosa scegliamo di seguire e condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi tocca a tutti noi trovare una soluzione. I media devono cambiare approccio e noi dobbiamo usare i social in modo più consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Assolutamente. Serve un po&#8217; di creatività per adattarsi a queste nuove piattaforme. Magari le notizie possono essere presentate in modo più accattivante, pur mantenendo l’integrità giornalistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Sì, perché limitarsi a postare un video del telegiornale su TikTok non è sufficiente. Bisogna ripensare il formato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Esatto, raggiungere il pubblico dove si trova. Fare in modo che la gente voglia davvero vedere quei contenuti informativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Quindi è una sfida, ma fattibile. Siamo noi a dover trovare un equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Sì, e dobbiamo essere più attenti come consumatori. Prima di condividere o credere a una notizia sui social, controlliamo la fonte. Verificare i fatti fa una gran differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> E magari anche cercare opinioni diverse, uscire dalle nostre bolle di informazione ogni tanto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Proprio così. Perché se vogliamo che il giornalismo, e la nostra democrazia, restino vivi, dobbiamo adattarci e rimanere cittadini informati. Sta a tutti noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Ok, quindi la prossima volta che sei su TikTok e vedi un video di un criceto che mangia un burrito, magari prenditi un secondo per aprire un&#8217;altra app, cercare una fonte affidabile e vedere cos&#8217;altro sta succedendo nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 2:</strong> Troviamo un equilibrio. Restiamo informati, ma senza farci sopraffare. Alla fine, è come avere una dieta mediatica sana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Speaker 1:</strong> Esatto. E per concludere, se tutti ormai viviamo su queste piattaforme digitali, forse anche le notizie dovrebbero trovarci lì. Un’idea su cui riflettere. Alla prossima, rimanete curiosi.</p>
</div>



<div class="wp-block-column has-system-sans-serif-font-family has-medium-font-size is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);flex-basis:35%">
<div style="height:210px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-base-background-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-288fbcef wp-block-group-is-layout-constrained" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10)">
<h1 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.984rem, 0.984rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.86), 1.5rem);">Domande frequenti su TikTok e il Consumo di Notizie</h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:0">FAQ Realizzate con</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized wp-duotone-duotone-3"><a href="https://notebooklm.google/"><img loading="lazy" decoding="async" width="265" height="24" src="https://interskills.it/wp-content/uploads/2024/10/image.png" alt="" class="wp-image-9738" style="width:221px;height:auto"/></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>1. Qual è il trend principale nel consumo di news secondo il Report 2024 dell&#8217;Osservatorio sul giornalismo digitale?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0">Il Report 2024 dell&#8217;Osservatorio sul giornalismo digitale evidenzia un crescente spostamento verso un&#8217;informazione di &#8220;intrattenimento&#8221;, con un format orientato alla visualizzazione piuttosto che alla lettura. Questa tendenza non riguarda solo i giovani, ma l&#8217;intero pubblico di riferimento per l&#8217;informazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>2.</strong> <strong>Cosa rivela la ricerca del Pew Research Center sull&#8217;uso di TikTok da parte degli adulti statunitensi?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca del Pew Research Center dimostra come il giornalismo tradizionale sia fortemente marginalizzato su TikTok rispetto ai contenuti di intrattenimento e cultura pop. Gli utenti adulti sono molto più propensi a seguire celebrità e influencer che giornalisti, politici o media tradizionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>3.</strong> <strong>Quali sono le principali categorie di account seguiti dagli adulti statunitensi su TikTok?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte degli adulti statunitensi su TikTok segue account che pubblicano contenuti di intrattenimento (59%), focalizzati su cultura pop, musica e spettacolo. Solo il 5% degli account seguiti pubblica contenuti specifici di news.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>4. Qual è la presenza dei giornalisti e dei media tradizionali su TikTok?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Giornalisti e media tradizionali rappresentano meno dello 0,5% degli account seguiti dagli adulti statunitensi su TikTok. Questo dato evidenzia un disinteresse o una sfiducia nel giornalismo sulla piattaforma, dove il formato breve dei video non si presta ad approfondimenti di qualità..</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>5. Come viene trattato l&#8217;argomento della politica su TikTok?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene il 41% degli utenti affermi di vedere contenuti politici su TikTok, solo una piccola percentuale li cerca attivamente. La maggior parte degli account che trattano di politica lo fa mescolandola con umorismo o intrattenimento, evitando discussioni serie.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>6. Ci sono differenze generazionali nell&#8217;uso di TikTok?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, gli utenti più giovani (18-34 anni) seguono in media tre volte più account rispetto agli over 50 e mostrano una maggiore propensione per influencer con milioni di follower. Gli utenti più anziani sono leggermente più inclini a seguire account di news e politica, ma la percentuale rimane comunque bassa. </p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>7. Quali sono i potenziali rischi della marginalizzazione del giornalismo su TikTok?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La scarsa presenza di giornalisti e media tradizionali su TikTok potrebbe favorire la diffusione di disinformazione, poiché le fonti giornalistiche affidabili non riescono a ritagliarsi un ruolo significativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>8. a prevalenza di contenuti brevi e divertenti su TikTok può influenzare la capacità degli utenti di informarsi?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, la prevalenza di contenuti brevi e divertenti potrebbe ridurre la capacità degli utenti di approfondire tematiche complesse e di distinguere tra informazione di qualità e disinformazione.</p>
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		<title>Arriva Meta AI con la prospettiva di un monopolio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 08:07:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[meta]]></category>
		<category><![CDATA[meta ai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn352024]]></category>
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					<description><![CDATA[Meta ha lanciato il suo chatbot “Meta AI” nel Regno Unito, espandendo la disponibilità già presente su Instagram e Facebook in USA, Australia e Brasile.  L'integrazione del chatbot AI di Zuckerberg su Facebook e Instagram pone serie questioni di concorrenza: perché uscire dall'ecosistema Meta quando risposte e servizi sono già disponibili all'interno?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Come avevamo scritto in un <a href="https://www.interskills.it/2024/10/08/meta-crea-video-realistici-con-lai-ecco-movie-gen/">precedente articolo</a>, lo scorso 4 ottobre Meta ha lanciato Movie Gen, un nuovo modello AI in grado di produrre video e audio di alta qualità. Questa tecnologia rappresenta una sfida diretta ai principali attori del settore, tra cui Runway, OpenAI ed ElevenLabs.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’articolo di presentazione, l’azienda ha mostrato alcuni esempi sorprendenti, come video di animali che praticano sport acquatici e persone che vengono ritratte mentre svolgono attività creative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rincorsa di Meta all’integrazione delle tecnologie sintetiche non si ferma a Movie Gen. Mercoledì 9 ottobre, l’azienda ha annunciato che, il suo chatbot “Meta AI” (da noi <a href="https://www.interskills.it/2023/10/11/meta-presenta-il-suo-nuovo-assistente-ai/">annunciato</a> già un anno fa), già integrato nelle piattaforme Instagram e Facebook negli Stati Uniti, Australia e Brasile sarà adesso disponibile anche in UK.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, nel Regno Unito deve affrontare crescenti pressioni da parte di utenti e attivisti per la privacy. L’azienda ha recentemente iniziato a informare gli utenti britannici che i loro dati sui social media, inclusi post e foto, saranno utilizzati per addestrare l&#8217;intelligenza artificiale. Questo vale anche per le interazioni dirette con l’assistente AI, che mirano a rendere il sistema più efficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene Meta offra la possibilità di rinunciare alla condivisione dei dati, il processo non è immediato: gli utenti devono compilare un modulo specificando le ragioni della loro opposizione, attendendo poi una decisione dell’azienda. Questa procedura, più complessa di una semplice opzione di esclusione, ha suscitato critiche per la sua poca trasparenza e praticità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il lancio negli Stati Uniti, Meta aveva inizialmente pianificato il debutto del chatbot AI nel Regno Unito mesi fa, ma le preoccupazioni del garante della privacy britannico ne hanno ritardato l&#8217;introduzione. Solo recentemente Meta ha ottenuto il via libera dal regolatore, consentendo all&#8217;azienda di proseguire con il lancio del suo assistente AI nel Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa, dove la regolamentazione sulla privacy e l’AI Act stabiliscono regole molto più rispettose dei diritti degli utenti, Meta ha rinviato l’integrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azienda ha affermato che, oltre a questi paesi, prevede di rilasciare gradualmente Meta AI in più paesi in più paesi, incluso il Medio Oriente, diventando disponibile in 43 paesi e in più di una dozzina di lingue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l&#8217;evento Meta Connect del mese scorso, Zuckerberg ha detto che Meta AI ha ora&nbsp;<a href="https://techcrunch.com/2024/09/25/mark-zuckerberg-says-meta-ai-has-nearly-500-million-users/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quasi 500 milioni di utenti in tutto il mondo</a>&nbsp;. Ha aggiunto che il chatbot è sulla buona strada per diventare l&#8217;assistente più utilizzato al mondo entro la fine dell&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’arrivo di Meta nel mondo degli assistenti sintetici non è banalmente quello di un nuovo concorrente nella gara per lo sfruttamento commerciale di queste tecnologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appare chiaro che, l’integrazione del chatbot intelligente di Zuckerberg nelle due piattaforma social più utilizzate al mondo rappresenti una importante e pericolosa sfida alla concorrenza: perché andare “fuori” dal giardino recintato di Meta, se è possibile avere risposte già lì dove ci si trova?</p>
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