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	<title>tecnologia militare &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>L’IA di Google disponibile per l’industria militare</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/02/05/lia-di-google-disponibile-per-lindustria-militare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 14:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Google ha eliminato il divieto di usare l’IA per scopi bellici, rivelando come le grandi aziende tecnologiche si adattino alle pressioni politiche per mantenere il potere. L’intelligenza artificiale, che abbiamo spesso immaginato come strumento di progresso civile, ora diventa parte della corsa agli armamenti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un clima politico sempre più teso, le “buone intenzioni” che un tempo avevano caratterizzato alcune delle maggiori aziende del settore tecnologico sembrano aver ceduto il passo a scelte strategiche dettate dalla necessità di mantenere una posizione di rilievo. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Google, che aveva promesso di non sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale per scopi bellici, <a href="https://www.theguardian.com/technology/2025/feb/05/google-owner-drops-promise-not-to-use-ai-for-weapons">ha modificato</a> la propria linea politica, guarda caso dopo il cambio di amministrazione, aprendo la strada a un utilizzo dell’IA che potrebbe benissimo trovare applicazioni nel settore militare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Google ha infatti ufficialmente rimosso dalle sue linee guida etiche sull&#8217;intelligenza artificiale il divieto di impiegare “tecnologie che potrebbero causare danni generali&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un segnale inquietante in un momento storico in cui il confine tra innovazione civile e applicazioni belliche si fa sempre più labile. L&#8217;evoluzione di questi sistemi, che un tempo abbiamo sempre immaginato essere destinati a dover migliorare la comunicazione e la vita quotidiana, ora si prefigge di diventare un’arma nelle mani di chi detiene il potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa svolta non avviene per caso, ma in un contesto globale dove l’innovazione tecnologica e la corsa agli armamenti si intrecciano con le logiche del potere geopolitico. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le capacità dell’intelligenza artificiale, infatti, stanno attirando l’interesse non solo di investitori e consumatori, ma anche di governi e forze armate, che chiaramente intendono sfruttare queste tecnologie per consolidare il proprio vantaggio strategico. In un mondo in cui il confine tra civile e militare si fa sempre più labile, le decisioni di queste aziende dalle proporzioni economiche titaniche assumono una valenza politica che va ben oltre la semplice ricerca di profitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come giornalisti non possiamo non ricordare il primo “inchino” ufficiale alla nuova amministrazione Trump, da parte di Jeff Bezos che, in un <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2024/10/28/jeff-bezos-washington-post-trust/">editoriale</a> sul <em>The Washington Post</em> dello scorso 28 ottobre 2024, dall’eloquente titolo “The hard truth: Americans don’t trust the news media” (“<em>La dura verità: gli americani non si fidano dei mezzi di informazione</em>”), dichiarò di non volersi schierare apertamente in vista delle imminenti elezioni presidenziali. Con motivazioni evidentemente risibili, appellandosi ad un dovere di neutralità dell’informazione (storicamente mai messo in atto dal suo giornale) ed al fatto che i cittadini non hanno mai votato in base alle indicazioni dei giornali…</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il contrasto tra la retorica idealistica del passato e la realtà odierna, dove le grandi aziende tecnologiche sono costrette a negoziare tra i loro principi originari (almeno quelli sempre “dichiarati”) e le pressioni politiche, diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia. Google, abbandonando i propri impegni etici, incarna una tendenza che vede la tecnologia subordinata a interessi strategici e militari, mentre personalità come Bezos cercano di richiamare l’attenzione su un valore fondamentale: la fiducia pubblica.nnovazione.</p>
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