<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Tony Sheldon &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
	<atom:link href="https://www.interskills.it/tag/tony-sheldon/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.interskills.it</link>
	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 Nov 2024 06:47:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>Il Senato australiano contro l’IA per il saccheggio dell’industria creativa</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/11/29/il-senato-australiano-contro-lia-per-il-saccheggio-dellindustria-creativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 06:47:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[dati personali]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[meta]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[Senato australiano]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn402024]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Sheldon]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=10726</guid>

					<description><![CDATA[Un’indagine del Senato australiano ha rivelato un utilizzo improprio dei dati personali da parte di Amazon, Google e Meta per addestrare i loro sistemi di IA, senza la necessaria trasparenza e compensazione. Il rapporto suggerisce l’introduzione di leggi più stringenti,  proponendo misure a tutela dell’industria creativa e della proprietà intellettuale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nell’epoca in cui la raccolta massiva di dati personali per addestrare i sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale è ormai una prassi consolidata, la trasparenza e la responsabilità delle aziende tecnologiche che producono e gestiscono i sistemi IA sono più che mai necessari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.theguardian.com/technology/2024/nov/27/amazon-google-and-meta-are-pillaging-culture-data-and-creativity-to-train-ai-australian-inquiry-finds">Un’indagine</a> condotta negli ultimi mesi dal comitato ristretto del Senato australiano ha mostrato un utilizzo improprio dei dati personali degli utenti australiani da parte di alcune delle più famose aziende tecnologiche: Amazon, Google e Meta. &nbsp;L’indagine si è conclusa con la pubblicazione del rapporto martedì 26 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il comitato, presieduto dal senatore laburista Tony Sheldon, ha indagato su come le tre aziende stiano utilizzando i dati degli utenti australiani per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale senza adeguata trasparenza e compensazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’inchiesta ha rivelato che nonostante le numerose richieste di chiarimento, le Big Tech hanno mostrato un atteggiamento evasivo, rifiutandosi di spiegare come i dati degli utenti vengano utilizzati nei loro algoritmi di addestramento dei sistemi IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Amazon</strong> ha rifiutato di fornire informazioni su come i dati raccolti dai suoi dispositivi, come Alexa, Kindle e Audible, siano stati impiegati per addestrare l&#8217;intelligenza artificiale. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Google</strong> ha evitato di rispondere alla domanda su quali dati provenienti dai suoi prodotti e servizi fossero utilizzati nei suoi modelli di IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Meta</strong> ha dichiarato di aver utilizzato i dati degli utenti australiani di Facebook e Instagram dal 2007, ma l’azienda non è stata in grado di spiegare come gli utenti potessero acconsentire all’utilizzo dei loro dati per uno scopo che, all&#8217;epoca, non esisteva ancora. Inoltre l’azienda non ha chiarito in che modo sono stati utilizzati i dati provenienti da WhatsApp e Messenger.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Sheldon, il comportamento delle aziende si configura un vero e proprio “<a href="https://www.channelnews.com.au/amazon-meta-and-google-exploiting-oz-users-data-to-train-ai/">saccheggio</a>” della cultura, dei dati e della creatività degli australiani; infatti, nell’inchiesta si mostra come queste grandi aziende non solo abbiano utilizzato i dati personali senza aver informato gli utenti, ma abbiano anche evitato ogni tipo di responsabilità riguardo alle conseguenze delle loro pratiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel rapporto viene dedicata anche una sezione critica alla legislazione australiana in materia di IA, in questa parte si afferma che, le leggi esistenti, risultano non sufficienti a proteggere i diritti dei cittadini di fronte alla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, e si sollecita il governo australiano a intervenire per “gestire” lo sviluppo dell&#8217;IA nel paese, assicurando che la sua crescita avvenga nell&#8217;interesse nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Viene proposto anche di classificare i modelli di IA generici, come GPT di OpenAI, Llama di Meta e Gemini di Google, nel livello ad “alto rischio”, in cui si collocano i sistemi IA in grado di&nbsp;incidere in modo sensibile sulla salute e sui diritti fondamentali delle persone fisiche. Questi modelli IA dovrebbero essere sottoposti a requisiti di trasparenza e responsabilità obbligatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il rapporto affronta anche la questione delle industrie creative, raccomandando che i creativi siano adeguatamente compensati quando il loro lavoro viene utilizzato dai modelli di IA. Le aziende dovrebbero dichiarare l’uso di materiali protetti da copyright e garantire licenze e pagamenti ai creativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Diverse organizzazioni operanti nel settore dell’industria creativa, come Australasian Performing Right Association (APRA) , Australasian Mechanical Copyright Owners Society (AMCOS) e Media Entertainment and Arts Alliance (MEAA), hanno accolto favorevolmente queste proposte, considerandole un passo importante verso la tutela della proprietà intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dall’altro lato, non sono mancate, nel comitato ristretto che ha realizzato il rapporto, voci discordanti come quelle dei senatori Linda Reynolds e James McGrath, che non ne hanno accettato le conclusioni, affermando che le proposte devono essere messe in atto &#8220;senza violare le potenziali opportunità che l&#8217;IA presenta in relazione alla creazione di posti di lavoro e alla crescita della produttività&#8221; e, a loro avviso, l&#8217;impatto dell&#8217;IA sull’economia creativa è meno urgente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
