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	<title>AI overviews &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Dec 2025 08:24:50 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L’alleanza tra Meta AI ed editori riscrive la distribuzione delle notizie</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/12/15/lalleanza-tra-meta-ai-ed-editori-riscrive-la-distribuzione-delle-notizie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 08:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[accordi editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[AI overviews]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale e informazione]]></category>
		<category><![CDATA[meta ai]]></category>
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					<description><![CDATA[Meta ha siglato accordi con grandi editori internazionali, tra cui CNN, Fox News, USA Today e Le Monde, per portare notizie aggiornate in tempo reale dentro Meta AI. Le intese autorizzano l’uso e la sintesi dei contenuti giornalistici, con link agli articoli originali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Venerdì 5 Dicembre, Meta <a href="https://about.fb.com/news/2025/12/bringing-more-real-time-news-and-content-to-meta-ai/">ha annunciato</a> di aver siglato una serie di accordi con alcuni tra i principali editori internazionali, tra cui CNN, Fox News, USA Today, Le Monde, per rendere disponibili notizie aggiornate in tempo reale all’interno del suo assistente conversazionale Meta AI.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le partnership stabiliscono l’uso autorizzato di contenuti giornalistici, che Meta AI potrà sintetizzare, citare e collegare direttamente agli articoli originali pubblicati dalle testate partner. Questo significa che, nelle risposte generate dall’IA, verranno inclusi riferimenti diretti e tracciabili alle fonti.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa collaborazione arriva in un momento in cui le piattaforme IA stanno ridefinendo il ruolo dell’informazione attraverso strumenti come le AI Overviews, ovvero risposte generate direttamente da modelli di intelligenza artificiale che integrano e rielaborano notizie, riducendo la necessità per l’utente di visitare i siti editoriali. </p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo scenario, Meta cerca di posizionare il proprio assistente come una piattaforma informativa più affidabile e aggiornata.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con questa strategia, l’azienda punta a colmare un gap qualitativo rispetto ad altri assistenti già attivi. Il primo obiettivo dichiarato è migliorare la precisione e la completezza delle risposte offerte, soprattutto su temi sensibili come politica, conflitti, economia o salute pubblica.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Senza il supporto di fonti aggiornate e autorevoli, un modello IA può facilmente incorrere in imprecisioni o fornire risposte incomplete, con l’accesso diretto a contenuti giornalistici autorizzati si riduce questo margine di errore e rende Meta AI più competitivo rispetto agli altri servizi, che già integrano materiale proveniente da più testate.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infatti, quando un utente chiede a un assistente IA “cosa sta succedendo su un determinato fronte geopolitico” o “quali sono le ultime decisioni del governo su un tema economico”, si offre un riassunto completo, affidabile e già comprensibile.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Diversi studi e analisi recenti <a href="https://www.interskills.it/2025/09/16/google-zero-quel-clic-che-scompare/">mostrano </a>che l’adozione crescente di <em>AI Overviews</em> sta già avendo effetti misurabili sul traffico verso i siti editoriali: ricerche indipendenti mostrano un calo significativo dei clic verso le fonti originali, con conseguenze dirette sul coinvolgimento dei lettori e sul modello economico delle redazioni andando a generare la cosiddetta “crisi del clic”. <a href="https://www.interskills.it/category/news/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da questo punto di vista, gli accordi con Meta introducono una nuova fonte di ricavo in un momento in cui il traffico organico dai social e dai motori di ricerca è diminuito in modo significativo. Inoltre, essere riconosciuti come fonte ufficiale all’interno di un assistente IA può rafforzare la <em>brand identity </em>della testata e garantire una presenza costante nei nuovi ecosistemi informativi. Meta sostiene che queste integrazioni offriranno valore ai partner, consentendo loro di raggiungere un nuovo pubblico, presentando quindi la collaborazione come mutuamente vantaggiosa.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dall’altro lato, però, la disintermediazione impone dubbi importanti sulla sostenibilità del sistema. Se una parte sempre maggiore della fruizione avviene direttamente nelle risposte generate dall&#8217;IA, la dipendenza delle redazioni dalle piattaforme aumenta, mentre la relazione diretta con il lettore rischia di indebolirsi.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’esperienza dell’utente, nel frattempo, cambia in modo quasi silenzioso ma attualmente sempre più consapevole. Le IA rendono più semplice l’accesso alle notizie, l’informazione arriva pronta, ordinata, contestualizzata. È un vantaggio evidente, soprattutto per chi cerca aggiornamenti rapidi.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Però questo stesso vantaggio introduce una mediazione algoritmica che merita attenzione, perché la prima interpretazione dei fatti non passa più attraverso la linea editoriale di una testata, bensì attraverso la logica con cui l’IA combina e seleziona le informazioni disponibili. </p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Proprio per questo Meta afferma di voler rendere il suo sistema &#8220;più reattivo, accurato ed equilibrato&#8221;, riconoscendo che riportare notizie di eventi in tempo reale rappresentano una sfida, e che l’integrazione di fonti più eterogenee servirà a &#8220;migliorare la capacità di Meta AI di fornire contenuti tempestivi e pertinenti con un&#8217;ampia varietà di punti di vista&#8221;.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È probabile che, nei prossimi mesi, Meta allarghi ulteriormente la rete di partner editoriali, includendo anche soggetti europei. Ma allo stesso tempo dal punto di vista giuridico sorgeranno dubbi su copyright, remunerazione dei contenuti e trasparenza nella selezione delle fonti. Non si tratta solo di garantire equità economica, ma anche di preservare pluralismo e qualità in un ambiente informativo sempre più intermediato dalla tecnologia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>FIEG: AI Overviews di Google viola il diritto all’informazione</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/10/23/fieg-ai-overviews-di-google-viola-il-diritto-allinformazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 10:16:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI overviews]]></category>
		<category><![CDATA[digital services act]]></category>
		<category><![CDATA[FIEG]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
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					<description><![CDATA[La FIEG accusa Google di violare i principi del Digital Services Act: con AI Overviews, l’IA di Google sintetizza le notizie riducendo il traffico verso le testate giornalistiche. Una pratica che, secondo gli editori, mette a rischio pluralismo, trasparenza e diritto all’informazione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mercoledì 15 Ottobre, la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) <a href="https://www.fieg.it/salastampa_item.asp?sta_id=1578&amp;utm_source">ha presentato</a> un reclamo formale all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), chiedendo l’apertura di un’istruttoria sull’operatività e gli effetti di <em><a href="https://www.interskills.it/2024/05/31/google-si-prende-tutto-il-traffico-nel-suo-walled-garden/">AI Overviews</a></em>, la funzione IA sviluppata da Google per sintetizzare automaticamente le risposte alle ricerche degli utenti, attiva anche in Italia da marzo.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nello specifico, la FIEG contesta il fatto che <em>AI Overviews</em>, si comporti come un sistema di risposta diretta, superando la logica classica del motore di ricerca. </p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’utente, anziché scegliere tra diversi link, e quindi ad accedere direttamente alle fonti, riceve subito una sintesi testuale generata dall’IA, collocata in alto nella pagina dei risultati. Questa sintesi è costruita a partire da contenuti già esistenti sul web, in gran parte tratti da articoli giornalistici, ma non include necessariamente link chiari, riferimenti puntuali o meccanismi che favoriscano il ritorno di traffico verso i siti originali.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La FIEG definisce questa dinamica un <em>&#8220;<strong>traffic killer</strong>&#8220;</em>, ovvero una tecnologia che intercetta la domanda di informazione e la soddisfa direttamente all’interno della piattaforma di Google, riducendo sensibilmente la possibilità che l’utente visiti i siti delle testate giornalistiche. Le conseguenze sono immediate, ovvero calo degli accessi, perdita di ricavi pubblicitari, erosione dell’autorevolezza editoriale.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, il problema non è soltanto economico. Nella nota la FIEG denuncia anche una lesione al principio di <em>concorrenza leale,</em> in quanto Google utilizza contenuti editoriali per arricchire un proprio servizio, senza riconoscere alcun compenso agli editori che quei contenuti li producono.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per la FIEG, infatti, AI Overviews mette a rischio la sostenibilità del giornalismo, e allo stesso tempo potrebbe violare anche il <em><strong>Digital Services Act </strong>(DSA</em>), la normativa europea che impone alle grandi piattaforme digitali regole precise di trasparenza, correttezza e tutela del pluralismo informativo.</p>



<p>Nel dettaglio, la Federazione contesta tre aspetti principali:<br>• l’algoritmo di Google privilegia le risposte generate dall’IA rispetto ai contenuti originali delle testate, riducendone la visibilità;<br>• non è chiaro come vengano scelti e riassunti i contenuti usati per costruire le sintesi;<br>• manca un riconoscimento economico per gli editori, i cui articoli vengono utilizzati senza accordi o compensazioni.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In sostanza, la FIEG accusa AI Overviews di cambiare alla radice il modo in cui gli utenti accedono all’informazione, spostando il valore, sia economico sia culturale, dalle redazioni giornalistiche alla piattaforma.<br>Quando la risposta è già pronta e sintetizzata dall’IA, spesso senza citare chiaramente le fonti o inserire link diretti, il motore di ricerca smette di essere un punto di partenza, ma diventa un filtro che decide cosa mostrare e cosa no, trattenendo il valore informativo senza restituirlo in modo trasparente.<br>Una dinamica tutt’altro che marginale, perché riguarda la ricerca online, oggi il principale punto d’accesso alla conoscenza per milioni di persone.</p>



<p>In realtà, il problema non riguarda solo <strong>AI Overviews</strong> o l’ecosistema Google: è una dinamica strutturale di <strong>tutti i sistemi di intelligenza artificiale generativa</strong>. Che si tratti di chatbot conversazionali, assistenti vocali o motori di ricerca potenziati dall’IA, il principio è lo stesso: fornire una risposta completa, autosufficiente e conclusiva, che tenda a chiudere il percorso informativo anziché aprirlo. In questo modo l’utente non è più spinto a verificare, confrontare o approfondire, ma resta all’interno di una bolla sintetica di contenuti riassunti e reinterpretati dall’algoritmo. È un effetto di disintermediazione radicale, che sottrae visibilità alle fonti originarie e, soprattutto, allontana il lettore dal processo critico della conoscenza.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In definitiva, ciò che viene messo in discussione è il <em>diritto del cittadino </em>a informarsi liberamente, scegliendo le proprie fonti e maturando un pensiero critico.<br>Come già osservavamo in un precedente articolo, <em><a href="https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/">“AI Overviews e la crisi del clic: cosa perdiamo quando non cerchiamo più?</a>”</em>, il gesto del clic non è solo tecnico ma un segno di scelta, di fiducia, di esplorazione.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Eliminandolo, e leggendo solo la risposta fornita dall’IA, si restringe anche la nostra capacità di comprendere il contesto dell&#8217;informazione cercata.  Questa trasformazione non è solo culturale oppure editoriale ma presenta anche risvolti normativi rilevanti. </p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La denuncia italiana non è un caso isolato. Anche altri Paesi UE, coordinati da ENPA (European Newspaper Publishers’ Association) stanno avviando azioni simili. <br>L’obiettivo è chiedere alla Commissione Europea l’apertura di un procedimento che coinvolga l’intera funzione <em>AI Overviews</em>, come fenomeno sistemico e transnazionale.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il DSA è stato un primo tentativo concreto in questa direzione, ma servono vigilanza, competenze e consapevolezza. La posta in gioco non riguarda solo i modelli economici dell’editoria, riguarda la qualità dell’informazione in una società democratica.</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se le informazioni vengono filtrate, sintetizzate e impacchettate da un sistema automatizzato, chi garantisce pluralismo, responsabilità, accuratezza? Ed inoltre chi tutela il diritto del lettore a conoscere?</p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il rischio è che la ricerca diventi un’illusione. <br>Il reclamo della FIEG può e deve aprire una riflessione più ampia. Serve una nuova cultura dell’informazione digitale, che riconosca il valore del giornalismo, della ricerca autonoma, della pluralità dei punti di vista. </p>



<p style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Serve anche una formazione continua per utenti, educatori e professionisti della comunicazione, perché sappiano riconoscere i limiti degli strumenti che usano quotidianamente, e non confondano la semplicità dell’accesso con la profondità della comprensione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Google Zero: quel clic che scompare</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/09/16/google-zero-quel-clic-che-scompare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 07:38:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[AI overviews]]></category>
		<category><![CDATA[editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[Penske Media]]></category>
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					<description><![CDATA[Digitavamo una domanda e iniziava il viaggio tra titoli e fonti. Poi è arrivata la risposta pronta in cima alla pagina: le AI Overviews. Penske Media, editore di Rolling Stone e Billboard, ha denunciato Google: le sintesi userebbero il lavoro giornalistico senza consenso, drenando traffico e ricavi.  È l’alba del “Google Zero”?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--40)"><em>Dentro la causa di Penske contro Google e l’alba delle risposte senza link</em></p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">C’è un gesto che facciamo senza pensarci: digitare una domanda sul motore di ricerca e scorrere i risultati. </p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da qualche tempo, però, prima dei link è comparsa una “risposta pronta”, un riquadro che condensa il web in poche righe. È lì che comincia la nostra storia: nel punto esatto in cui il clic — la valuta dell’informazione online — smette di circolare.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Venerdì 13 settembre 2025, a Washington D.C., l’editore di <em>Rolling Stone</em>, <em>Billboard</em> e <em>Variety</em>, la Penske Media Corporation, <a href="https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/rolling-stone-billboard-owner-penske-sues-google-over-ai-overviews-2025-09-14">ha citato in giudizio</a> Google. Nelle carte si legge che le AI Overviews — le sintesi generate in cima alla pagina di ricerca — “riusano” il lavoro giornalistico senza consenso e deviano traffico dai siti di origine. È la prima grande impugnazione in tribunale contro questa funzione da parte di un editore statunitense.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Google risponde che le Overviews “rendono la ricerca più utile” e allargano la platea dei siti che ricevono visite.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nei numeri, il quadro prende forma: secondo Penske, circa un quinto delle ricerche che portano ai suoi contenuti mostra oggi un’Overview; e i ricavi da affiliazione sono scesi di oltre un terzo rispetto al picco, a cavallo tra 2024 e 2025. Nella denuncia c’è anche un’accusa pesante: la visibilità in ricerca sarebbe legata all’accettazione dell’uso dei contenuti nelle sintesi. Google respinge le contestazioni: “difenderemo queste pretese prive di fondamento”, dice un portavoce.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per capire questi conti, basta seguire il percorso dell’utente. Un tempo la risposta era un invito al viaggio: titoli diversi, angolazioni diverse, il lettore che sceglie e, così facendo, alimenta l’ecosistema — pubblicità, abbonamenti, nuovi articoli. Con la risposta sintetica, il viaggio finisce prima di cominciare: l’informazione arriva, ma il clic — l’atto che sostiene economicamente chi l’ha prodotta — non parte. È ciò che alcuni osservatori chiamano la traiettoria verso il “Google Zero”, lo scenario in cui la ricerca smette di inviare traffico significativo agli editori.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Certo non dobbiamo dimenticare che anche la ricerca tradizionale, con il suo “ordine” di indicizzazione premiava alcuni e mandava in coda altri: ma con la SEO e tecniche di indicizzazione varie si poteva trovare un percorso per aspirare alla testa della classifica.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quello di Penske non è un caso isolato. A febbraio anche l’azienda di formazione online Chegg ha portato Google in tribunale, sostenendo che le sintesi erodono la domanda per i contenuti originali.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il filo rosso è lo stesso: se la “risposta” vive dentro la piattaforma, fuori circola meno ossigeno.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ne <a href="https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/">avevamo già scritto</a> anche analizzando altri aspetti delle risposte AI: se ci fermiamo alla sintesi, si assottigliano pluralità e profondità, come riportava un’analisi del Pew Research Center: in presenza di Overviews i clic verso le fonti originali crollano, con il rischio di un’informazione più omologata e governata dagli algoritmi.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È un campanello che suona non solo per i conti degli editori, ma per la qualità del sapere condiviso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Il clic che scompare”: il caso Reach (Mirror, Express, Star) e l’effetto dell’IA nei motori di ricerca</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/09/09/il-clic-che-scompare-il-caso-reach-mirror-express-star-e-leffetto-dellia-nei-motori-di-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 06:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[AI overviews]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[reach]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12818</guid>

					<description><![CDATA[Reach, editore di Mirror, Express e Star, annuncia il licenziamento di 600 dipendenti (321 in redazione). L’effetto "AI Overview"  in ricerca pesa: quando appare un riassunto generato, i clic sui link scendono all’8% contro il 15% sui risultati tradizionali e i referral da Google calano fino al 25%. Il percorso informativo titolo–occhiello–articolo si interrompe]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lunedì 8 settembre 2025 il gruppo editoriale britannico Reach &#8211; editore di <em>Daily Mirror</em>, <em>Daily Express</em> e <em>Daily Star</em>, oltre a decine di testate locali &#8211; ha annunciato un piano di riorganizzazione che mette a rischio 600 posti di lavoro, di cui <strong>321 nelle redazioni</strong>, con la creazione in parallelo di 135 nuove posizioni orientate a video, audio e una rete di “live news”. Nella stessa nota l’azienda segnala un’accelerazione sulla strategia di abbonamenti digitali, per ridurre la dipendenza dal traffico che arriva dai motori di ricerca. È un punto di svolta che fotografa bene il momento: l’ecosistema dell’informazione <a href="https://www.theguardian.com/business/2025/sep/08/mirror-publisher-jobs-ai-reach-express-star">si sta riconfigurando</a> attorno a risposte generate dall’IA che intercettano l’utente prima che clicchi su un articolo.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il dato che non si può ignorare</strong></p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2025/07/22/google-users-are-less-likely-to-click-on-links-when-an-ai-summary-appears-in-the-results">ricerche</a> del Pew Research Center mostrano che, quando nei risultati appare un riassunto AI, gli utenti cliccano sui link tradizionali solo nell’8% delle visite, contro il 15% dei casi in cui l’overview non c’è. È quasi un dimezzamento della propensione al clic. Non stupisce allora che gli editori parlino di un “<strong>Google zero</strong>”, lo scenario in cui quasi nessun traffico organico raggiunge i siti.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A supporto, <a href="https://digiday.com/media/google-ai-overviews-linked-to-25-drop-in-publisher-referral-traffic-new-data-shows/">i dati</a> di Digital Content Next (che aggrega i principali publisher premium) indicano cali di referral da Google tra l’1% e il 25% dopo l’introduzione delle AI Overviews. È un’erosione media, ma strutturale.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dalla “ricerca” alla “risposta”: come cambia il gioco</strong></p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per oltre 20 anni l’architettura dell’online ha premiato il modello del link: cercavi, sceglievi, approfondivi. Con l’IA in SERP il percorso si accorcia: la risposta arriva in pagina, spesso con citazioni minime e—di fatto—senza bisogno di visitare le fonti. <em>The Guardian</em> <a href="https://www.theguardian.com/media/2025/sep/06/existential-crisis-google-use-ai-search-upended-web-publishers-models">ha raccolto</a> stime di editori che parlano di riduzioni fino al 90% dei clic per alcune tipologie di contenuto informativo, mentre Reach spiega il suo piano proprio con il combinato disposto di abitudini dei lettori e impatto dell’IA.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di questo passaggio “da motore di ricerca a motore di risposte” ne avevamo scritto dettagliatamente in passato e recentemente nei ns articoli “<a href="https://www.interskills.it/2025/07/24/ai-overview-e-la-crisi-del-clic-cosa-perdiamo-quando-non-cerchiamo-piu/">AI Overview e la crisi del clic</a>” e “<a href="https://www.interskills.it/2025/06/27/lia-allontana-i-lettori-il-giornalismo-resta-solo/">L’IA allontana i lettori, il giornalismo resta solo</a>” .</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>C’è un problema a monte</strong></p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La crisi non è solo di ricavi. È <strong>cognitiva</strong>. Se l’utente resta dentro l’anteprima AI, perde il contesto: salta il percorso—titolo, occhiello, grafici, fonti, caveat—che dà senso alla notizia. Per un pubblico che già fatica a distinguere accuratezza da verosimiglianza, questo significa meno pensiero critico.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Una perdita enorme</strong></p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli annunci di Reach non sono solo numeri. Dietro ogni “321” ci sono competenze che rischiamo di perdere proprio quando servono di più: verifica, contestualizzazione, linguaggio visivo. Se la rete scivola verso il modello “risposta unica”, il giornalismo deve diventare l’antidoto, non l’eco.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il clic che scompare non è un destino: è un segnale. Il destino del giornalismo è nelle mani degli editori e dei giornalisti, non dell’intelligenza artificiale.</p>
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		<title>Google si “prende” tutto il traffico nel suo walled garden</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/05/31/google-si-prende-tutto-il-traffico-nel-suo-walled-garden/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 08:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[AI overviews]]></category>
		<category><![CDATA[gemini]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[Perplexity]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn202024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=5973</guid>

					<description><![CDATA[
Google ha migliorato la ricerca con l'IA, introducendo Gemini e AI Overviews per risposte rapide. Tuttavia, errori nelle risposte generano critiche, sollevando preoccupazioni sul futuro del giornalismo online e sulla riduzione del traffico verso i siti di notizie.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://blog.google/products/search/generative-ai-google-search-may-2024/">Google</a> nel corso di questi anni ha continuato a innovare e ampliare le capacità della sua ricerca, adeguandosi costantemente ai progressi tecnologici. Attraverso un miglioramento continuo dei suoi sistemi per la qualità delle informazioni, ha semplificato la ricerca per gli utenti, costruendo una vasta base di conoscenze, contenente miliardi di informazioni su persone, luoghi e oggetti, che garantissero un accesso rapido a dati affidabili.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Con l&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale, Google ha ulteriormente migliorato l&#8217;esperienza di ricerca. Ora, gli utenti possono chiedere qualsiasi cosa, dalla semplice ricerca alla pianificazione complessa, e Google svolgerà il lavoro per loro.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo è reso possibile grazie al modello Gemini, sviluppato specificamente per la Ricerca Google. Gemini combina capacità avanzate di ragionamento, pianificazione e multimodalità, integrandosi con i migliori sistemi di ricerca.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/lia-rivoluziona-la-ricerca-google-e-scombina-tutti-gli-equilibri-del-web/">Lo scorso anno</a>, Google aveva già lanciato la <a href="https://blog.google/products/search/generative-ai-search/">Search Generative Experience</a>, permettendo agli utenti di provare nuove funzionalità sperimentali.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ora, le risposte generate con Gemini, all’interno del motore di ricerca, sono disponibili per tutti gli utenti negli Stati Uniti e saranno estese a molti altri Paesi entro la fine del 2024.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Queste funzionalità saranno disponibili su tutte le piattaforme, sia sul Web che sui dispositivi mobili, e integrate nell&#8217;esperienza di ricerca nei browser.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Una caratteristica chiave di questa nuova esperienza è la funzione “AI Overviews”, che genera riassunti in cima ai risultati di ricerca. Questi riassunti rispondono direttamente alle query degli utenti, sintetizzando informazioni da vari siti web e offrendo link alle fonti originali.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Queste “panoramiche” AI di Google mirano a evitare che gli utenti passino ad alternative come ChatGPT o Perplexity.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli annunci di ricerca sono una delle maggiori fonti di entrate dell&#8217;azienda, e cambiamenti nel loro posizionamento o design possono influire significativamente sui ricavi.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Recentemente, le panoramiche IA annunciate da Google hanno fatto <a href="https://www.platformer.news/google-ai-overviews-eat-rocks-glue-pizza/">notizia a livello internazionale</a>, ma non per i motivi sperati. Attraverso Threads, Bluesky e X, gli utenti hanno riscontrato errori nelle risposte generate dall&#8217;intelligenza artificiale, come suggerire di mettere colla nella pizza o benzina negli spaghetti. Altri errori includevano affermazioni su un cane che ha giocato in diverse leghe sportive o su Batman che sarebbe un poliziotto.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La portavoce di Google, Meghann Farnsworth, <a href="https://www.theverge.com/2024/5/23/24162896/google-ai-overview-hallucinations-glue-in-pizza?ref=platformer.news">ha affermato</a> che questi errori provengono da domande insolite e non rappresentano le esperienze della maggior parte degli utenti. Google sta utilizzando questi esempi per continuare a perfezionare il prodotto.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Si è riscontrato che in realtà alcune delle domande erano davvero insolite, ma molte erano comuni. Chiedere informazioni sulla razza o religione dei presidenti degli Stati Uniti, o su come far aderire il formaggio alla pizza, sono usi comuni di Google che la versione precedente del motore di ricerca gestiva perfettamente, ma che oggi sembrano recare qualche problematica; Google avrebbe potuto scegliere di implementare le panoramiche AI in alcune categorie ristrette, ma ha preferito un approccio più ampio.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo ha rivelato i limiti del nuovo approccio di Google alla ricerca. Senza una solida base di conoscenza propria, il modello linguistico riassume e riproduce semplicemente ciò che trova sul web. Questo approccio è stato criticato e definito &#8220;plagio automatizzato&#8221;.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.wired.it/article/google-ricerche-intelligenza-artifciali-cambiamenti/">Le panoramiche AI di Google</a> tendono inoltre a identificare pochi editori credibili e comprimere la loro produzione in un formato sintetico. Questo potrebbe avvantaggiare i grandi editori a breve termine, ma a lungo termine potrebbe favorire un solo editore: Google stesso.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Le proposte fatte da Google in realtà sono solo versioni leggermente riformulate di testi giornalistici, progettate per dare alle persone sempre meno ragioni per uscire dal suo “giardino recintato”.</p>



<p style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo online verrà sicuramente influenzato dai cambiamenti apportati da Google, le AI Overviews potrebbero ridurre le opportunità di mostrare annunci pubblicitari, poiché gli utenti potrebbero trascorrere meno tempo a effettuare ricerche aggiuntive riducendo quindi il traffico verso i siti web di notizie.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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