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	<title>ai &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>Giornalismo e intelligenza artificiale: il “Transparency dilemma”</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/05/18/giornalismo-e-intelligenza-artificiale-il-transparency-dilemma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 09:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[L’obbligo di etichettare ogni contenuto realizzato con il supporto di strumenti algoritmici rischia di diventare un adempimento formale, quando il vero cardine della governance editoriale è la responsabilità: quando un giornalista scrive un articolo, la veridicità del contenuto, la forma, la linea editoriale sono nella sua firma, indipendentemente dagli strumenti utilizzati nel processo di produzione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si è parlato molto, alle nostre latitudini, <a href="https://www.interskills.it/2025/03/27/il-foglio-ai-un-giornale-completamente-scritto-dallia-cosa-ce-da-sapere/">dell’esperimento del quotidiano <em>Il Foglio</em></a> che, nel marzo 2025, uscì con una edizione, anche cartacea, interamente realizzata con l’intelligenza artificiale, <a href="https://www.ilfoglio.it/il-foglio-ai">Il Foglio AI.</a> L’esperimento non si presentava come una semplice serie di articoli assistiti dall’intelligenza artificiale, ma come un prodotto editoriale autonomo, riconoscibile e dichiaratamente artificiale. Inizialmente pensato per il periodo marzo-aprile 2025, è poi confluito in una sezione continuativa del sito del quotidiano, tuttora attiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La peculiarità del progetto stava proprio nella radicalità del modello adottato. Nell’annuncio del lancio, infatti, <em>Il Foglio</em> spiegava che l’intelligenza artificiale sarebbe stata impiegata in tutte le fasi della produzione: dalla scrittura degli articoli ai titoli, dai catenacci ai sommari, fino alle citazioni e, in alcuni casi, persino all’ironia. Di conseguenza, anche il ruolo dei giornalisti veniva ridefinito: non più autori diretti dei testi, ma responsabili della formulazione delle domande, cioè dei prompt, dell’orientamento editoriale, della supervisione e della verifica finale dei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco dopo, a giugno 2025 entrava in vigore in Italia il nuovo “<a href="https://www.odg.it/entrato-in-vigore-dal-1giugno-il-nuovo-codice-deontologico-delle-giornaliste-e-dei-giornalisti/62106?">Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti</a>” promulgato dall’Ordine che, nell’articolo 19, espressamente dedicato all’intelligenza artificiale, impone al giornalista di rendere esplicito l’impiego dell’AI quando questa contribuisce alla produzione o alla modifica di testi, immagini e contenuti sonori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo quadro si aggiunge la normativa italiana sull’intelligenza artificiale, contenuta nella <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto">legge n. 132</a>, entrata in vigore il 10 ottobre 2025. Essa promuove un uso dell’intelligenza artificiale “corretto, trasparente e responsabile”, secondo una prospettiva antropocentrica, cioè centrata sul ruolo e sui diritti della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È significativo, inoltre, che la legge italiana si collochi espressamente nel quadro dell’AI Act, cioè del <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj/ita">Regolamento UE 2024/1689</a>. Non introduce infatti obblighi ulteriori per i sistemi e i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, ma stabilisce che le proprie disposizioni debbano essere interpretate e applicate in conformità alla normativa europea che non vieta l’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura o nell’assistenza alla scrittura di articoli giornalistici, ma introduce obblighi di trasparenza in casi specifici. In particolare, l’articolo 50, le cui regole si applicheranno dal 2 agosto 2026, prevede l’obbligo di disclosure (dichiarazione di trasparenza) per i contenuti generati o manipolati dall’AI e pubblicati con lo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’obbligo di disclosure non si applica quando il contenuto è stato sottoposto a un processo di revisione umana o controllo editoriale e quando una persona fisica o giuridica assume la responsabilità editoriale della pubblicazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alla luce di questo complesso quadro normativo, è naturale chiedersi quale impatto concreto stia già avendo l’intelligenza artificiale sul giornalismo italiano. Oggi un giornalista dispone di strumenti capaci di semplificare una parte rilevante del lavoro redazionale, soprattutto nelle attività preliminari e di supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’AI può essere utilizzata, per esempio, per la correzione grammaticale, per tradurre testi, trascrivere interviste, raccogliere e ordinare fonti, sintetizzare documenti complessi o individuare rapidamente le informazioni più rilevanti. In questo senso, non sostituisce necessariamente il lavoro giornalistico, ma può accelerare la fase di raccolta e organizzazione del materiale grezzo, lasciando al giornalista il compito decisivo di verificare le fonti, selezionare, contestualizzare e trasformare quelle informazioni in un contenuto affidabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante sottolineare che la presenza di una disclosure ad esempio “contenuto realizzato o editato con il supporto dell’intelligenza artificiale” non alleggerisce la responsabilità del giornalista. Al contrario, la rende ancora più evidente: proprio perché il lettore viene informato dell’intervento dell’AI, il professionista è chiamato a esercitare un controllo ancora più rigoroso su fonti, dati, passaggi logici, eventuali errori e possibili distorsioni del contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, essa può produrre effetti di percezione sui lettori, condizionando il modo in cui questi ultimi giudicano il testo. Non significa che la disclosure sia sbagliata sebbene, sul piano deontologico, in Italia, resta necessaria. D’altra parte, studi e ricerche specifiche sui sistemi di etichettatura nel giornalismo mostrano che quest’ultima non è neutra.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il dilemma della trasparenza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La letteratura sul tema parla spesso di “transparency dilemma”. &nbsp;Uno studio pubblicato su <a href="https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/19401612241308697"><em>The International Journal of Press/Politics</em></a> da Benjamin Toff e Felix Simon ha rilevato che le notizie etichettate come AI-generated venivano percepite in media come meno affidabili, anche quando i lettori non le giudicavano meno accurate o meno imparziali. In altre parole, il problema non era necessariamente il testo in sé, ma l’informazione che quel testo fosse stato prodotto con AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo effetto può essere letto come una forma di “algorithm aversion”, cioè una tendenza a diffidare dei contenuti o delle decisioni attribuite a sistemi algoritmici. Uno studio presentato ad AIES, (conferenza accademica internazionale dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale, etica e società) <a href="https://ojs.aaai.org/index.php/AIES/article/download/36671/38809/40746">“The Transparency Dilemma</a>”, ha rilevato che una notizia etichettata come generata dall’AI veniva percepita come meno credibile rispetto a una notizia attribuita a un giornalista umano. L’effetto riguardava la credibilità della fonte e non dipendeva in modo decisivo dal tema trattato. Lo stesso studio nota però che l’etichetta non produceva automaticamente una sensazione di manipolazione: il lettore non pensava necessariamente “mi stanno ingannando”, ma tendeva comunque a fidarsi meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La disclosure, dunque, da un lato risponde a un’esigenza di trasparenza che consente al lettore di sapere se e come l’intelligenza artificiale sia intervenuta nel processo produttivo; dall’altro, può orientare la percezione del contenuto prima ancora della sua lettura. Essa, infatti, rischia di attivare una diffidenza preventiva inducendo il lettore a considerare il testo meno affidabile, meno originale o meno giornalistico, anche quando l’AI sia stata usata solo come strumento di supporto e il contenuto sia stato verificato da un professionista.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Il caso di Nick Lichtenberg</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un <a href="https://www.wsj.com/business/media/an-ai-upheaval-is-coming-for-media-this-journalist-is-already-all-in-3511d951">articolo</a> del 26 marzo scorso, il <em>The Wall Street Journal</em> racconta la storia di Nick Lichtenberg, giornalista di <em>Fortune</em>, rivista statunitense che tratta di economia globale, che avrebbe prodotto oltre 600 articoli con il supporto di strumenti di AI e, nell’arco di sei mesi, avrebbe pubblicato più contenuti di qualunque collega di Fortune in un intero anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questi articoli confluiscono in <a href="https://fortune.com/author/fortune-intelligence/">Fortune Intelligence</a>, una sezione dedicata che, pur richiamando per certi aspetti il caso italiano de Il Foglio AI, presenta un modello diverso: non un prodotto editoriale dichiaratamente scritto dalla macchina, ma una forma strutturata di giornalismo assistito dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Fortune chiarisce che, in questa sezione, l’AI generativa viene impiegata per contribuire alla redazione di una prima bozza, con l’obiettivo di pubblicare più rapidamente notizie economiche e finanziarie di attualità. Prima della pubblicazione i testi vengono rivisti da senior business editors, incaricati di verificarne accuratezza e qualità. La trasparenza verso il lettore passa soprattutto attraverso la firma degli articoli da parte del giornalista ed etichettati “Fortune Intelligence”. Il modello proposto da Fortune è quindi quello dell’AI-assisted journalism, non quello di un giornale scritto interamente dalla macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In una <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/news/viral-profile-AI-anxieties-Nick-Lichtenberg-fortune">intervista</a> condotta dal Reuters Institute dell’Università di Oxford, Lichtenberg ha chiarito ulteriormente che l’AI viene utilizzata per raccogliere rapidamente materiale grezzo, citazioni, dati e documenti da controllare, mentre il giudizio finale resta umano. Lo stesso Lichtenberg ha spiegato di essere “l’ultimo paio di occhi” su ogni parola pubblicata, rivendicando così un ruolo di supervisione editoriale diretta sul contenuto finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Lichtenberg i lettori cercano qualcosa che l’AI non può generare da sola ovvero una prospettiva nuova, orientata al futuro, e soprattutto una voce umana. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale non dovrebbe sostituire il lavoro giornalistico più qualificato, ma liberare tempo dalle attività di aggregazione e sintesi, spingendo i giornalisti a tornare sul campo, a cercare fonti, a produrre informazioni originali e a fare più inchiesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lichtenberg nell’intervista affronta anche il tema della reazione del pubblico, riconoscendo che l’uso dell’AI nel giornalismo suscita risposte molto diverse. Alcuni lettori reagiscono con curiosità o apprezzamento, altri con diffidenza e persino ostilità, arrivando a contestare l’identità stessa del giornalista e a trattarlo come se fosse un “robot”. Secondo Lichtenberg, questa reazione dipende anche dal modo in cui la tecnologia viene percepita: la parola “intelligenza artificiale” porta con sé un immaginario carico di paure e resistenze, mentre la stessa tecnologia, se descritta più banalmente come uno strumento informatico per elaborare grandi quantità di informazioni, potrebbe essere accolta in modo diverso. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’AI, dunque, deve essere considerata come uno strumento capace di aumentare la velocità della produzione editoriale, ma che non elimina il bisogno di giornalismo. A nostro avviso, l’obbligo di etichettare ogni contenuto realizzato con il supporto di strumenti algoritmici rischia di diventare un adempimento formale, quando il vero cardine della governance editoriale è la responsabilità: quando un giornalista scrive un articolo, la veridicità del contenuto, la forma, la linea editoriale sono nella sua firma, indipendentemente dagli strumenti utilizzati nel processo di produzione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ChatGPT Agent: l’evoluzione dell’ IA verso l’autonomia operativa</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/07/21/chatgpt-agent-levoluzione-dell-ia-verso-lautonomia-operativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 07:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[automazione]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGPT Agent]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 17 luglio OpenAI ha introdotto ChatGPT Agent, una funzione che consente al chatbot di compiere azioni autonome online, come creare documenti o analizzare dati. È disponibile solo per utenti a pagamento, esclusi per ora quelli in Europa. Potente ma ancora lento, è pensato per compiti complessi, soprattutto in ambito lavorativo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo scorso 17 luglio, OpenAI <a href="https://openai.com/it-IT/index/introducing-chatgpt-agent/">ha introdotto </a>una nuova funzionalità per ChatGPT chiamata <em>Agent</em>, si tratta di un promettente passo avanti poiché permette al chatbot non solo di rispondere alle domande dell&#8217;utente, ma anche di svolgere compiti in autonomia all’interno di software e siti web.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In pratica, con Agent, il classico ChatGPT si trasforma in uno strumento operativo in grado di iniziare e portare a termine compiti complessi per conto dell’utente. Non si parla più solo di generare testi o fornire informazioni, ma di eseguire operazioni in ambienti digitali, proprio come farebbe una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, nonostante il lancio globale, la funzionalità non è ancora disponibile nell’Area Economica Europea e in Svizzera.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI ha chiarito che la decisione è legata alla necessità di rispettare le rigorose normative europee in materia di protezione dei dati personali e sicurezza. Prima del rilascio in questi territori, sarà necessario adeguare il servizio ai requisiti regolamentari locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oltre alle limitazioni geografiche, al momento Agent è riservato agli utenti a pagamento. Quindi, gli abbonati ai piani Pro, Plus, Team e alle versioni per aziende e istituti educativi possono accedervi, mentre gli account gratuiti restano esclusi. Ogni piano prevede un numero massimo di utilizzi mensili: ad esempio, i Pro possono usare Agent fino a 400 volte al mese, mentre gli utenti Plus e Team hanno a disposizione circa 50 esecuzioni mensili.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Introduction to ChatGPT agent" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/1jn_RpbPbEc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div><figcaption class="wp-element-caption">La presentazione di &#8220;Agent&#8221; con il CEO di OpenAI, Sam Altman</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma in concreto, vediamo che cos’è ChatGPT Agent e come funziona.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>Agent </em>è un’estensione dell’intelligenza artificiale che permette a ChatGPT di interagire attivamente con il mondo digitale, eseguendo operazioni su siti web e software come se fosse un utente umano.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="686" height="262" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/07/Chat-gpt-agent.png" alt="" class="wp-image-12633" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/07/Chat-gpt-agent.png 686w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/07/Chat-gpt-agent-600x229.png 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/07/Chat-gpt-agent-300x115.png 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per attivare la funzione Agent è necessario selezionarla nella barra degli strumenti e spiegare il compito da eseguire attraverso il clasico prompt.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta inviato il prompt, ChatGPT Agent genera un ambiente virtuale all’interno della chat, attraverso cui naviga in Internet, accede a strumenti di programmazione, si connette a servizi cloud come Google Drive o SharePoint e porta a termine attività di vario tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un elemento interessante del processo è la trasparenza, infatti durante l&#8217;esecuzione, l’utente può seguire in tempo reale i ragionamenti di Agent, visibili in una finestra testuale nella chat. Questo consente di comprendere le scelte fatte dall’IA e di monitorare ogni passaggio del &#8220;ragionamento&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le possibilità operative di Agent sono ampie e pensate per un uso aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ad esempio può generare automaticamente documenti come presentazioni PowerPoint o fogli Excel, riducendo la necessità di usare programmi di produttività separati. Inoltre, è in grado di compilare moduli online, condurre ricerche su normative complesse e sintetizzarne i contenuti, oppure pianificare attività come una serata o un ordine online per eventi aziendali. Può anche analizzare grandi quantità di dati, come bilanci finanziari o risultati trimestrali di aziende, e organizzare queste informazioni in modo comprensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come ogni innovazione anche ChatGPT Agent è stato messo alla prova con una serie di <a href="https://openai.com/it-IT/index/introducing-chatgpt-agent/">test </a>per capire quanto è capace a svolgere compiti complessi, simili a quelli che fanno le persone sul lavoro o nella vita quotidiana. In generale i risultati sono stati positivi in molti casi, <em>l’agent </em>ha fatto meglio dei modelli precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Uno dei test principali si chiama <strong>DSBench</strong>, che serve per verificare come l’intelligenza artificiale se la cava con l’analisi e la gestione dei dati. L’agente è riuscito a completare questi compiti con un’altissima precisione, ottenendo quasi 90 punti su 100 nell’analisi dei dati e oltre 85 su 100 nella creazione di modelli matematici, superando ampiamente le prestazioni di altri modelli AI e anche di analisti umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro test molto interessante è <strong>SpreadsheetBench</strong>, in cui l’agente doveva modificare fogli Excel partendo da situazioni reali, come aggiornare dati o riorganizzare tabelle. Qui l’agente ha mostrato oltre il 70% di accuratezza, più del doppio rispetto ad altri strumenti IA come Copilot in Excel o GPT-4o, il modello base di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche nella navigazione su internet l’agente ha mostrato ottime capacità, infatti nel test <strong>WebArena</strong>, che misura come l’intelligenza artificiale si comporta nel portare a termine compiti su veri siti web, ha raggiunto un punteggio del <strong>78%</strong>, quasi come un essere umano. In un altro test, chiamato <strong>BrowseComp</strong>, dove bisognava trovare informazioni difficili da reperire online, è arrivato al <strong>69%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, c’è stato un test generale chiamato <strong>Humanity’s Last Exam</strong>, che comprende domande difficili su tanti argomenti diversi, simili a quelle che si trovano in esami universitari, ed anche qui l’agente ChatGPT ha fatto meglio dei modelli precedenti, raggiungendo un punteggio notevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sebbene alcuni compiti siano stati completati con successo, i test condotti da OpenAI hanno mostrato che certe operazioni possono richiedere molto tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infatti uno dei limiti registrato dalle prime sperimentazioni è la <strong>lentezza</strong>, molte operazioni richiedono diversi minuti per essere completate, rendendo l’uso dell’agente poco adatto per chi ha bisogno di risultati immediati. Inoltre, per alcune funzioni è comunque necessario l’intervento dell’utente, ad esempio per creare un documento Google bisogna dare l&#8217;accesso al proprio account Google o autorizzare l’uso di un servizio. Questi passaggi devono essere ripetuti ogni volta che si apre una nuova sessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche la <strong>qualità </strong>dei risultati può variare, in alcuni casi, l’output prodotto è molto dettagliato e utile; in altri, potrebbe richiedere revisioni o correzioni. Per attività semplici, un riassunto prodotto manualmente da ChatGPT senza agenti potrebbe essere più rapido ed efficiente. Viceversa, per analisi più approfondite, Agent può offrire un vantaggio grazie alla sua capacità di elaborazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al momento Agent non include la funzionalità di memoria che permette a ChatGPT di ricordare preferenze e abitudini dell’utente. Questa scelta è stata presa per motivi di sicurezza, ma OpenAI ha lasciato intendere che la funzione potrebbe essere introdotta in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">ChatGPT Agent attualmente<a href="https://www.wired.com/story/openai-chatgpt-agent-launch/"> si presenta</a> come uno strumento potente,  anche se non può essere ancora considerato in grado di sostituire completamente strumenti professionali più rapidi, potrebbe rappresentare un alleato per automatizzare compiti lunghi, ripetitivi o complessi, soprattutto nel contesto aziendale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Inchiesta irlandese sui trattamenti di dati per l’IA di Google</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/09/12/inchiesta-irlandese-sui-trattamenti-di-dati-per-lia-di-google/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 07:46:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[L'autorità irlandese DPC ha avviato un'indagine su Google per verificare il rispetto del GDPR nello sviluppo del modello AI PaLM 2, riguardo al trattamento dati.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;autorità irlandese per la protezione dei dati (DPC) ha avviato un&#8217;indagine legale nei confronti di Google per verificare il rispetto delle normative europee sulla protezione dei dati in relazione allo sviluppo del modello di intelligenza artificiale Pathways Language Model 2 (PaLM2).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;inchiesta, avviata ai sensi della Sezione 110 del Data Protection Act (<em>il Data Protection Act è l&#8217;attuazione nel Regno Unito del Regolamento generale europeo sulla protezione dei dati &#8211; GDPR</em>), mira a stabilire se Google abbia condotto una valutazione d&#8217;impatto sulla protezione dei dati, come richiesto dal GDPR, prima di trattare i dati personali di soggetti UE/SEE.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo la DPC, una valutazione d&#8217;impatto è cruciale per tutelare i diritti e le libertà delle persone, soprattutto quando il trattamento dei dati comporta rischi elevati. L&#8217;indagine riguarda il trattamento transfrontaliero dei dati personali, che coinvolge più di un paese dell&#8217;Unione Europea o ha un impatto significativo su interessati in diversi Stati membri. La Commissione <a href="https://www.reuters.com/technology/artificial-intelligence/top-eu-privacy-regulator-opens-probe-into-googles-ai-compliance-2024-09-11/">ha affermato</a> che l&#8217;indagine riguarda Alphabet Inc (l’azienda al vertice del gruppo cui fa parte Google) ed in particolare il &nbsp;modello linguistico Pathways Language Model 2 (PaLM 2).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In un comunicato l’autorità irlandese ha comunicato che: &#8220;Questa indagine legale fa parte degli sforzi più ampi della DPC, in collaborazione con i suoi omologhi regolatori dell&#8217;UE/SEE (Spazio Economico Europeo), per regolare il trattamento dei dati personali dei soggetti interessati UE/SEE nello sviluppo di modelli e sistemi di intelligenza artificiale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa nuova inchiesta della DPC arriva dopo un caso analogo che ha coinvolto il sito di social media X, (Twitter). A X è stato chiesto di sospendere l&#8217;elaborazione dei post degli utenti per addestrare il suo chatbot AI, Grok. Ad agosto, la DPC ha accolto favorevolmente la decisione di X di fermare il trattamento dei dati mentre la conformità al GDPR era in fase di revisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 4 settembre la DPC ha annunciato di aver archiviato il procedimento in quanto X ha sottoscritto un accordo nel quale si impegna ad aderire alle richieste dell’autorità(&nbsp;<a href="https://www.dataprotection.ie/en/news-media/press-releases/dpc-welcomes-xs-agreement-suspend-its-processing-personal-data-purpose-training-ai-tool-grok">dichiarazione del DPC rilasciata l&#8217;8 agosto 2024</a>&nbsp;) su base permanente.</p>
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		<title>SØØn &#8211; Newsletter n°10 del 8 marzo 2024</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/03/08/soon-newsletter-n10-del-8-marzo-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 12:06:54 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=5629</guid>

					<description><![CDATA[Gli argomenti trattati questa settimana sono:
- Google da’ una ripulita: aggiornamenti per il suo algoritmo di ranking
- NON è più tempo per le News, bellezza!
- Elon Musk fa causa ad OpenAI
- Claude 3 (Anthropic) sfida ChatGpt
- Continua la querelle tra Il The New York Times e OpenAI – Microsoft

]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[fusion_builder_container admin_label=&#8221;Iframe Newsletter&#8221; type=&#8221;flex&#8221; hundred_percent=&#8221;no&#8221; hundred_percent_height=&#8221;no&#8221; min_height_medium=&#8221;&#8221; min_height_small=&#8221;&#8221; min_height=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_scroll=&#8221;no&#8221; align_content=&#8221;stretch&#8221; flex_align_items=&#8221;flex-start&#8221; flex_justify_content=&#8221;flex-start&#8221; flex_wrap_medium=&#8221;&#8221; flex_wrap_small=&#8221;&#8221; flex_wrap=&#8221;wrap&#8221; flex_column_spacing=&#8221;&#8221; hundred_percent_height_center_content=&#8221;yes&#8221; equal_height_columns=&#8221;no&#8221; container_tag=&#8221;div&#8221; menu_anchor=&#8221;&#8221; hide_on_mobile=&#8221;small-visibility,medium-visibility,large-visibility&#8221; status=&#8221;published&#8221; publish_date=&#8221;&#8221; class=&#8221;&#8221; id=&#8221;&#8221; margin_top_medium=&#8221;&#8221; margin_bottom_medium=&#8221;&#8221; margin_top_small=&#8221;&#8221; 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		<title>Elon Musk fa causa ad OpenAI</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/03/08/elon-musk-fa-causa-ad-openai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 11:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
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		<category><![CDATA[violazione del contratto]]></category>
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					<description><![CDATA[Elon Musk ha intentato una causa contro OpenAI e il suo CEO, Sam Altman, accusando l'azienda di aver tradito la sua missione originaria di sviluppare intelligenza artificiale a beneficio dell'umanità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La notizia non è di oggi, ma la newsletter settimanale ci impone tempi più lenti (e forse maggior accuratezza): Elon Musk ha presentato una causa legale contro OpenAI e il suo CEO, Sam Altman, affermando che l&#8217;azienda ha abbandonato la sua missione originaria di sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale a beneficio dell&#8217;umanità in modalità non profit.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.theverge.com/2024/3/1/24087473/elon-musk-openai-lawsuit-nonprofit-mission">La causa è stata depositata</a> lo scorso 29 febbraio presso un tribunale di San Francisco: sì, è proprio lo stesso Elon Musk che nel 2015 ha co-fondato OpenAI con Altman, e il presidente di OpenAI Greg Brockman, ma che attualmente non detiene più una partecipazione nella società.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Le accuse avanzate da Musk includono: violazione del contratto, violazione del dovere fiduciario e pratiche commerciali sleali da parte di OpenAI.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Musk sostiene che <a href="https://www.interskills.it/2023/12/07/il-legame-tra-microsoft-e-openai-si-rafforza/">la partnership di OpenAI con Microsoft</a> ha trasformato l&#8217;organizzazione in una &#8220;filiale di fatto a codice chiuso&#8221; di Microsoft, focalizzata sulla massimizzazione dei profitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Musk, ciò costituisce una violazione dell&#8217;accordo originale tra lui, Altman e il presidente Greg Brockman, che si erano impegnati a mantenere l&#8217;organizzazione come entità no-profit e a mantenere la sua tecnologia open source.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il proprietario di Tesla afferma che OpenAI, sotto la sua nuova direzione, non solo sta sviluppando, ma sta anche perfezionando un&#8217;intelligenza artificiale generale (AGI) per massimizzare i profitti di Microsoft, anziché per il bene dell&#8217;umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Egli chiede che l&#8217;azienda torni alla filosofia open source e richiede un&#8217;ingiunzione per impedire a OpenAI, al suo presidente Gregory Brockman, al CEO Sam Altman e a Microsoft di lucrare sulla tecnologia di intelligenza artificiale generale dell&#8217;azienda.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nell’analisi della questione, Elon Musk si concentra anche sul licenziamento di Altman nel 2023 e sulla sua successiva reintegrazione come CEO.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Afferma che il licenziamento di Altman ha portato Microsoft a intervenire e a forzare le dimissioni dei membri del consiglio che avevano cercato di rimuoverlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il proprietario di Tesla afferma che i membri attuali del consiglio non hanno più comprensione della tecnologia e che il controllo di Microsoft su Altman e sul consiglio impedirà loro di riconoscere GPT-4 come AGI per mantenere la tecnologia privata e redditizia, ed ha dichiato: &nbsp;&#8220;I nuovi membri del Consiglio mancano di una sostanziale esperienza in materia di intelligenza artificiale e, in base alle informazioni e alle convinzioni, non sono attrezzati per determinare in modo indipendente se e quando OpenAI avrà raggiunto l&#8217;AGI &#8211; e quindi quando avrà sviluppato un algoritmo che è al di fuori dell&#8217;ambito di applicazione di Microsoft.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa mira a far rispettare l&#8217;accordo originale di OpenAI e a riportare l&#8217;azienda alla sua missione originale di sviluppare l&#8217;AGI a beneficio dell&#8217;umanità, anziché favorire Altman, Brockman e Microsoft.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In risposta alle accuse di Musk, OpenAI ha pubblicato una serie di e-mail che sembrano contraddire le sue affermazioni, spiegando che Musk aveva cercato di ottenere un controllo maggiore sull&#8217;azienda e di unirla a Tesla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">“Mentre parlavamo di una for profit per portare avanti la nostra missione, Elon voleva che ci unissimo con Tesla o voleva l’intero controllo, ha fondato una società rivale e poi ci ha fatto causa quando abbiamo iniziato ad avere successo senza di lui», afferma <a href="https://openai.com/blog/openai-elon-musk">OpenAI sul suo blog</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La società ha inoltre ribadito il suo impegno per la missione originaria ovvero di beneficiare l&#8217;intera umanità con l&#8217;intelligenza artificiale generale, affermando: «Siamo concentrati a portare avanti la nostra missione e abbiamo ancora una lunga strada davanti a noi».</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Va però ricordato che effettivamente La partnership tra OpenAI e Microsoft è attualmente all’esame da parte delle autorità di regolamentazione nel&nbsp;Regno Unito,&nbsp;<a href="https://www.interskills.it/2024/01/19/i-legami-di-microsoft-con-openai-allesame-dellantitrust-europeo/">nell’UE</a>&nbsp;e&nbsp;negli Stati Uniti&nbsp;per valutare se la loro relazione condivisa influisce sulla concorrenza.</p>
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		<title>Anche l’Italia avrà la sua intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/01/26/anche-litalia-avra-la-sua-intelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 11:46:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[ai]]></category>
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		<category><![CDATA[SØØn042024]]></category>
		<category><![CDATA[stefano parisse]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Le aziende tecnologiche come Microsoft, Google e Amazon hanno investito molto nell'intelligenza artificiale (IA). Anche altri paesi, come Cina, Abu Dhabi, Francia, India e Italia, stanno avanzando. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Considerando l&#8217;evoluzione delle principali aziende tecnologiche americane come Microsoft, Google e Amazon, che hanno investito ingenti risorse nello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale, e considerando anche le iniziative di altri paesi, in particolare della Cina, anche per gli altri paesi emerge la necessità di attivarsi per un ruolo di primo piano nel progresso di queste nuove tecnologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra i paesi che stanno attuando diverse iniziative nel campo dell&#8217;Intelligenza Artificiale generativa possiamo considerare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Abu Dhabi ha recentemente lanciato il modello &#8220;Falcon&#8221; prodotto da ai71.</li>



<li>La Francia ha avviato il progetto Mistral con un investimento di circa 400 milioni di dollari.</li>



<li>L’India Krutrim ha presentato un modello multilingue, mentre Sarvam ha raccolto 41 milioni di dollari per il suo modello di intelligenza artificiale generativa.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche l&#8217;Italia ha preso una posizione attiva con l’iniziativa da parte di <a href="https://it.igenius.ai/blog/igenius-and-cineca-announce-modello-italia">iGenius</a>, un&#8217;azienda specializzata nello sviluppo di prodotti basati sull&#8217;intelligenza artificiale per semplificare l&#8217;interazione tra persone e dati e Cineca, un Consorzio Interuniversitario che gestisce uno dei più potenti supercomputer al mondo “Leonardo”, che hanno ufficialmente presentato il progetto &#8220;Modello Italia&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo nuovo modello è progettato per offrire soluzioni avanzate in settori critici come la sanità, la finanza e la sicurezza nazionale, nel rispetto rigoroso delle normative sulla privacy e sulla sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Stefano Parisse, General Manager di iGenius, ha dichiarato: &#8220;Siamo orgogliosi di contribuire a questo progetto. Siamo convinti che l&#8217;Italia possa eccellere anche nell&#8217;intelligenza artificiale. iGenius è pronto a collaborare con un nuovo ecosistema di aziende, creando soluzioni uniche attraverso Modello Italia per le aziende e le istituzioni italiane, europee e globali.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Francesco Ubertini, Presidente di Cineca, ha aggiunto: &#8220;Cineca è un consorzio basato sulla sinergia e sulla collaborazione. Siamo onorati di intraprendere questa avventura, utilizzando l&#8217;infrastruttura di supercalcolo per sviluppare il primo modello di linguaggio per l&#8217;intelligenza nativamente in lingua italiana, affinché il nostro Paese sia protagonista attivo della transizione digitale.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’obiettivo è quello di sviluppare un Foundational Large Language Model (LLM) di nuova generazione, che sarà rilasciato con licenza open-source. Questo modello sarà addestrato con trilioni di token, focalizzandosi sull&#8217;ecosistema delle imprese e della Pubblica Amministrazione in Italia ed Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">I dati che varranno utilizzati per addestrare il &#8220;Modello Italia&#8221; saranno soggetti ad accurati per garantire equità e imparzialità. L&#8217;obiettivo è infatti quello di sviluppare un modello libero da pregiudizi intrinseci per un utilizzo sicuro e affidabile in diverse applicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Risulta evidente come la sicurezza e la privacy siano un elemento chiave del progetto, la conformità e l&#8217;adattabilità regolamentare sono prioritari, con i modelli LLM progettati per rispettare le normative vigenti, nazionali e sovranazionali, come l&#8217;AI Act europeo. Ciò garantisce non solo avanzate soluzioni tecnologiche, ma anche sicurezza legale e normativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il CEO e fondatore di iGenius, Uljan Sharka, ha sottolineato che &#8220;I modelli di linguaggio&nbsp;in ambito di intelligenza artificiale hanno il potere di democratizzare la conoscenza. Ciò sarà possibile solo se ogni Paese e ogni lingua sarà rappresentato allo stato puro. Nessuno meglio degli italiani può trasformare la propria lingua in superpoteri, questo è il&nbsp;<em>Modello Italia</em>, un sistema di AI generativa che rappresenta non solo la nostra lingua, ma una delle civiltà più sofisticate attraverso l&#8217;arte, la cultura e le eccellenze per cui siamo famosi nel mondo. Un vero modello di Rinascimento digitale che mette l&#8217;uomo al centro.”</p>
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