<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>copyright &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
	<atom:link href="https://www.interskills.it/tag/copyright/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.interskills.it</link>
	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Oct 2025 08:53:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>Sora 2: l’app social IA video di OpenAI che simula la realtà</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/10/09/sora-2-lapp-social-ia-video-di-openai-che-simula-la-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 07:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti sintetici]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[Sora 2]]></category>
		<category><![CDATA[Video generativi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=13032</guid>

					<description><![CDATA[OpenAI presenta Sora 2, un social dove tutti i video sono generati dall’intelligenza artificiale. Introduce maggiore realismo fisico, coerenza tra le inquadrature, audio integrato con dialoghi e suoni ambientali, video più lunghi fino a 10 secondi e la possibilità per l’utente di apparire nei video tramite una nuova funzione: cameo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Martedì 30 settembre, OpenAI <a href="https://openai.com/index/sora-2/">ha presentato</a> ufficialmente <strong>Sora 2</strong>, la seconda generazione del suo modello di intelligenza artificiale per la creazione di video.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa nuova versione, Sora evolve in un’app social autonoma – completa di feed, funzioni interattive e dinamiche di community. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Attualmente, l’app è accessibile solo su iOS negli Stati Uniti e in Canada.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il suo lancio segna comunque l’ingresso di OpenAI nel territorio finora dominato dai social come TikTok, YouTube Shorts e Instagram Reels, con una proposta radicalmente diversa, in Sora, tutti i contenuti sono creati dall’IA. Non è possibile caricare video reali, non si possono usare clip girate con il proprio smartphone. In questo “social AI” è la simulazione, non la registrazione, ad essere la norma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Novità tecniche di Sora 2</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se la prima versione di Sora era stata presentata come il “momento GPT‑1 del video”, ovvero un primo passo ancora incerto ma promettente, Sora 2 invece viene paragonato a GPT‑3.5 per i video: un modello che non solo genera brevi video, ma simula ambienti e persone rispettando le leggi della fisica avvicinandosi sempre più alla realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ad esempio se un giocatore di basket sbaglia un tiro, la palla rimbalza sul tabellone, anziché teletrasportarsi magicamente nel canestro. È una differenza sottile, ma importante. Perché è proprio nella capacità di modellare il fallimento, l’imprevisto, l’errore umano che l’IA si avvicina alla credibilità del mondo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma il realismo si manifesta non solo nel rispetto delle leggi della fisica, infatti Sora 2 sarebbe in grado anche mantenere la coerenza narrativa tra più inquadrature, seguire istruzioni articolate e restituire una continuità visiva e logica che, fino a pochi mesi fa, sembrava fuori portata per i sistemi IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, in questa nuova versione l’audio è integrato in modo nativo con dialoghi, suoni ambientali, paesaggi sonori. Ogni video generato potrebbe essere paragonato a tutti gli effetti ad una micro‑scena cinematografica, in quanto anche la durata dei video è aumentata fino a 10 secondi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oltre alla maggiore coerenza narrativa e alla presenza dell’audio nativo, Sora 2 introduce anche un&#8217;altra novità: il cameo, ovvero dopo una breve registrazione del proprio volto e della propria voce, l’utente può essere inserito all’interno dei video generati. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La propria immagine può comparire in scenari fantastici, storici o surreali.<br>È una forma inedita e potente di auto‑rappresentazione artificiale, che proietta l’identità in mondi narrativi generati, sfumando sempre più la distinzione tra il sé reale e il proprio avatar. L’utente ha comunque il pieno controllo: ogni utilizzo viene notificato, il consenso può essere revocato in qualsiasi momento, anche se il video non viene pubblicato. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>La svolta culturale: da contenuto vissuto a contenuto generato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo scenario, la costruzione della presenza online cambia radicalmente: non si tratta più di condividere esperienze vissute, ma di immaginare e modellare versioni alternative di sé stessi, spesso più attraenti della realtà stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI ha trasformato il suo modello in una piattaforma social a tutti gli effetti. Sora 2 è un’app che, nella forma, ricorda TikTok, con un feed verticale, scorrimento continuo, possibilità di commentare, mettere “mi piace” e remixare. Ma il contenuto&nbsp; è completamente diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ogni video è generato dall’IA, dunque è&nbsp; un rovesciamento concettuale la finzione diventa la base, non più l’eccezione a cui fare &#8220;attenzione&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto, vale la pena chiedersi: <em>cosa accade ai concetti di informazione, narrazione e autenticità, in un mondo dove la realtà non è più qualcosa da documentare, ma da generare?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong><strong>L’attenzione nell’era del feed</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Viviamo in un’epoca in cui l’attenzione è diventata una risorsa scarsa, fragile e frammentata. Studi come quelli della professoressa Gloria Mark dell’Università della California <a href="https://edition.cnn.com/2023/01/11/health/short-attention-span-wellness/index.html">mostrano</a> come il multitasking digitale comprometta la concentrazione e aumenti lo stress cognitivo. Ogni interazione online tende a essere breve, impulsiva, parziale. È proprio in questo contesto che si inserisce Sora, come una possibile risposta culturale alla frammentazione crescente dell’ecosistema digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">OpenAI afferma infatti che Sora 2 non è progettata per massimizzare il tempo trascorso sulla piattaforma, come avviene per i social tradizionali, ma per incentivare la creatività. La logica del suo feed segue un principio controcorrente: anziché promuovere i contenuti più virali o “clickabili”, il sistema privilegia quelli che hanno maggiori probabilità di ispirare nuove creazioni. In questo senso, Sora si presenta come una piattaforma che cerca di superare l’era del doomscrolling e dell’engagement compulsivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non a caso, anche la personalizzazione del feed si basa su un’interazione attiva tra utente e sistema: non è più un algoritmo a decidere cosa mostrare, ma è l’utente stesso a definire, in linguaggio naturale, che tipo di contenuti desidera vedere. Per questo motivo, viene favorita una relazione più consapevole e orientata alla qualità dell’esperienza, piuttosto che alla sua quantità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un’attenzione particolare è rivolta anche alla sicurezza dei minori, con l’introduzione di limiti quotidiani, filtri per i cameo e strumenti di <em>parental control </em>integrati con ChatGPT.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong><strong>Autenticità visiva: un concetto da ridefinire</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di fronte ad una novità di questo tipo, è necessario fare un’analisi attenta dei potenziali rischi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un mondo dove tutto può essere simulato, la distinzione tra vero e falso si fa sempre più sottile. OpenAI ha previsto watermark visibili, notifiche di contenuto sintetico, e filtri per impedire la generazione di contenuti dannosi o fuorvianti. Ma la minaccia dei deepfake è reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un riflesso diretto di questa trasformazione riguarda soprattutto il giornalismo digitale, che si trova a operare in un contesto dove l&#8217;autenticità visiva è sempre più difficile da verificare<strong>.</strong> La diffusione online di contenuti generati da IA per loro natura realistici ma costruiti artificialmente impone una ridefinizione del concetto stesso di “fonte attendibile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In passato, bastava un video a “dimostrare” un fatto; oggi, la prova visiva può essere tanto manipolabile quanto una citazione inventata. Le redazioni, già sotto pressione per la velocità della notizia e l’inseguimento dell’algoritmo, devono ora fare una distinzione tra il verosimile e il verificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, il compito del giornalismo non è più solo quello di trasmettere le informazioni, ma quello — ben più complesso — di proteggerne l’integrità semantica. In un ecosistema dominato da feed personalizzati, contenuti sintetici e viralità emotiva, il ruolo del giornalista si trasforma, da semplice testimone a mediatore critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><strong>Chi protegge cosa: l’asimmetria dell’opt-out</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sul piano legale, la questione del copyright resta ancora largamente irrisolta. I modelli IA come quelli di OpenAI hanno generato e continuano a generare dubbi sul modo in cui vengono addestrati, soprattutto in relazione all’utilizzo di contenuti protetti da diritti d’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">OpenAI ha infatti <a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/openai-launches-new-ai-video-app-spun-copyrighted-content-2025-09-30/">confermato </a>che i suoi modelli possono generare contenuti ispirati a opere protette da copyright, a meno che i titolari non richiedano espressamente di essere esclusi tramite un meccanismo di <em>opt-out</em>. In pratica, se un autore o un’azienda non interviene per vietare l’utilizzo delle proprie opere come riferimento, queste potrebbero comunque influenzare gli output generativi del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni, come Disney, hanno già esercitato il diritto di esclusione, per proteggere i propri personaggi, ambientazioni e marchi da usi non autorizzati. Ma questa politica ha innescato un acceso dibattito, soprattutto tra i creativi indipendenti e gli operatori del settore culturale, che vi leggono una sorta di “presunzione di consenso” implicita.<br>In questo schema, infatti, l’onere di difendere le proprie opere ricade sugli autori, costretti ad agire per sottrarsi al sistema, piuttosto che su chi lo gestisce, che può continuare a utilizzare i contenuti in assenza di opposizione formale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel frattempo, i grandi concorrenti non restano a guardare. <strong>Meta</strong> ha lanciato il suo feed video AI “Vibes”, <strong>Google</strong> sta potenziando il suo modello Veo 3 su YouTube.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sora 2 si inserisce come una piattaforma che non si limita a generare video, ma introduce un nuovo modo di costruire narrazione, identità e immaginario visivo. In un ambiente digitale dove la realtà può essere simulata con precisione crescente, diventa centrale sviluppare nuovi strumenti culturali per interpretare ciò che vediamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In un panorama in cui la generazione sintetica di contenuti diventa sempre più realistica, la realtà potrebbe progressivamente diventare solo una delle tante opzioni narrative possibili. La distinzione tra ciò che è autentico e ciò che è verosimile rischia di sfumare, e la percezione del “vero” potrebbe essere influenzata non solo dai fatti, ma dai &#8220;like&#8221; ricevuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Real Simple Licensing, nuova opportunità per gli editori</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/09/17/real-simple-licensing-nuova-opportunita-per-gli-editori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 12:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[anthropic]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12847</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale si addestra con enormi quantità di dati, spesso senza regole chiare, sollevando questioni di copyright. Con il nuovo protocollo RSL, editori e autori possono finalmente definire condizioni trasparenti per l’uso dei contenuti da parte dell’IA]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale non ha solo trasformato la produzione e la diffusione dei contenuti giornalistici, ma ha profondamente alterato le dinamiche economiche che sostengono l’intero ecosistema dell’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo anni di squilibrio a favore dei colossi digitali, il settore editoriale prova a riprendere il controllo con il lancio del<a href="https://techcrunch.com/2025/09/10/rss-co-creator-launches-new-protocol-for-ai-data-licensing/"> Real Simple Licensing </a>(RSL),un nuovo protocollo per regolare in modo trasparente la concessione delle licenze dei dati IA, ideato da Eckart Walther, co-creatore del formato RSS, insieme a Doug Leeds e a un gruppo di aziende editoriali e tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Fino a questo momento, le grandi aziende proprietarie di sisitemi IA, per rendere i modelli sempre più performanti, hanno utilizzato enormi quantità di dati come base di addestramento e tra questi i contenuti editoriali sono da sempre stati tra le fonti più ambite essendo verificati, affidabili e di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non sorprende quindi che negli ultimi anni diversi colossi dell’IA abbiano stretto accordi con editori e testate giornalistiche, offrendo in cambio compensi economici o ritorni indiretti, come una maggiore esposizione attraverso l’inserimento dei link alle fonti originali nelle risposte fornite dai chatbot. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma se in teoria sembrava  uno scambio equo, nella pratica i ritorni per gli editori sono stati minimi: in alcuni casi appena l’1% dei ricavi generati da quei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di fronte a questa sproporzione, alcune redazioni hanno reagito autonomamente, adottando soluzioni tecnologiche proprie per limitare l’accesso non autorizzato ai propri articoli o introducendo etichette che segnalano in modo trasparente l’uso dell’IA nei testi pubblicati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tutti questi segnali hanno mostrato l&#8217;insofferenza del settore giornalistico e la necessità per gli editori ed autori di avere un controllo più solido su come i loro contenuti digitali vengono raccolti, utilizzati e monetizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il contesto normativo finora ha lasciato ampio margine di manovra alle aziende tecnologiche. Infatti, molti modelli di IA sono stati addestrati utilizzando articoli, ricerche e libri online senza autorizzazione, appellandosi al principio del <em><a href="https://www.interskills.it/2024/11/28/diritto-dautore-nyt-vs-openai-una-prima-decisione-del-giudice/">fair use</a></em>, un’eccezione al copyright prevista dalla legge statunitense, che consente, in determinati casi, l’utilizzo di opere protette senza autorizzazione. La valutazione si basa su diversi aspetti, come lo <em>scopo dell’uso</em>, la <em>natura dell’opera</em>, la quantità di materiale utilizzata e l’eventuale impatto economico sull’opera originale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa pratica ha resistito finché il fenomeno era poco visibile, ma oggi la situazione è completamente diversa. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un esempio è il caso di Anthropic, l’azienda proprietaria e sviluppatrice del chatbot IA, <em>Claude</em> che è stata <a href="https://www.reuters.com/legal/government/anthropics-15-billion-copyright-settlement-faces-judges-scrutiny-2025-09-09/">accusata </a>di aver impiegato milioni di libri, reperiti illegalmente da archivi pirata come <em>LibGen</em> e <em>PiLiMi</em>, per addestrare i propri modelli senza alcuna autorizzazione. In risposta, un gruppo di editori hanno quindi promosso un’azione collettiva denunciando l’uso non autorizzato delle loro opere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto 2025 Anthropic e gli editori hanno raggiunto un&#8217;intesa preliminare poi formalizzata il 5 settembre in un accordo da 1,5 miliardi di dollari, con un risarcimento stimato di 3.000 dollari per ciascuno dei circa 500.000 titoli coinvolti. L’intesa copre solo gli usi passati dei libri piratati e prevede inoltre che Anthropic distrugga i dataset provenienti da LibGen e PiLiMi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il giudice William Alsup, non ha ancora concesso l’approvazione, richiedendo maggiore chiarezza e informazioni più dettagliate sugli autori e sulle opere incluse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se confermato, questo accordo rappresenterebbe il più ingente risarcimento mai riconosciuto in relazione all’uso improprio di contenuti protetti da copyright dalle aziende produttrici di modelli IA, stabilendo un precedente di enorme rilevanza per l’intero settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, il lancio del protocollo <em>Real Simple Licensing</em> , segna un tentativo concreto di cambiamento, orientato a rafforzare la tutela dei contenuti e il controllo diretto da parte degli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infatti, il protocollo RSL si basa su un’estensione del file <em>robots.txt</em>, un file di testo già utilizzato per indicare ai motori di ricerca quali pagine possono essere indicizzate, trasformandolo in una sorta di “contratto digitale”. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo file l’editore può definire in modo automatico e trasparente le condizioni di utilizzo dei propri contenuti: se utilizzabili liberamente, se sono concessi sotto licenza <em>Creative Commons</em>, se richiedono una sottoscrizione, oppure se devono essere remunerati secondo tariffe precise, che possono variare dal pagamento per ogni singolo accesso al dataset al pagamento per ogni output generato dall’IA che si basi su quei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’obiettivo è di creare un meccanismo “sufficientemente buono” da ridurre le incertezze legali e garantire un flusso economico stabile agli editori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il protocollo è stato accompagnato dalla creazione della <strong>RSL Collective</strong>, un’organizzazione che funge da intermediario tra editori e aziende tecnologiche, raccogliendo e distribuendo i compensi in modo simile a come fanno le società di gestione collettiva nel settore musicale o cinematografico. Così, anche i piccoli editori, che da soli non avrebbero la forza per negoziare, possono partecipare e ottenere un ritorno economico. Ad oggi hanno già aderito importanti realtà come Reddit, Quora, Yahoo, Medium, O’Reilly, Ziff Davis, People Inc. e The Daily Beast, mentre altre come Fastly e Adweek hanno manifestato il proprio supporto. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La portata innovativa di RSL sta nella sua capacità di unire sia la dimensione <strong>tecnica</strong>, integrando le regole direttamente nei sistemi informatici che raccolgono i dati, sia quella <strong>legale</strong>, rendendo tali regole automaticamente vincolanti, con un meccanismo di gestione collettiva che semplifica le procedure.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si tratta solo di protezione, ma anche di valorizzazione. Per la prima volta, i contenuti editoriali possono “<em>parlare da soli</em>”, dichiarando chi può usarli e a quali condizioni, senza che l’editore debba rincorrere ogni singola piattaforma. Per gli sviluppatori, il vantaggio è accedere a dataset legittimi, di qualità, riducendo il rischio di cause legali, allo stesso modo per gli editori, è un’occasione concreta di tornare protagonisti nella gestione e valorizzazione dei propri contenuti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trump decapita l&#8217;Ufficio Copyright. Un atto politico, culturale e tecnologico</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/05/16/trump-decapita-lufficio-copyright-un-atto-politico-culturale-e-tecnologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 12:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12339</guid>

					<description><![CDATA[Il 10 maggio, l’amministrazione Trump ha rimosso Shira Perlmutter, direttrice dell’Ufficio Copyright, subito dopo la pubblicazione di un rapporto  sull’uso delle opere protette per addestrare l’IA. Il gesto, privo di spiegazioni ufficiali, è visto come un favore alle big tech e un attacco al diritto d’autore]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Venerdì 10 maggio, una nuova mossa dell’amministrazione Trump scuote gli equilibri istituzionali a Washington: la direttrice dell’Ufficio Copyright, Shira Perlmutter, viene rimossa dal suo incarico tramite un’email inviata direttamente dalla Casa Bianca. Il messaggio, breve e senza alcuna spiegazione, afferma semplicemente: <em>&#8220;Il Presidente ha deciso di rimuoverla con effetto immediato</em>.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nessuna motivazione, ma il gesto appare come  un chiaro segnale: l’amministrazione in carica ha intenzione di cambiare profondamente le regole sui contenuti digitali e sull’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La <a href="https://www.theverge.com/news/664768/trump-fires-us-copyright-office-head">notizia</a> ha fatto rapidamente il giro del mondo, scatenando reazioni nel mondo culturale, tecnologico e politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma per capire cosa c’è davvero in gioco, bisogna guardare oltre il licenziamento formale e leggere tra le righe di un conflitto, affrontato già in diversi articoli, quello tra il diritto d’autore e l’industria dell’IA generativa, tra la protezione dei contenuti e la fame di dati che alimenta i nuovi modelli di <em>ML.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Shira Perlmutter, fino a poco fa a capo del Copyright Office degli Stati Uniti, è una giurista specializzata in proprietà intellettuale, Perlmutter era responsabile della direzione dell’ufficio federale che si occupa di registrare e proteggere i diritti d’autore nel Paese. Il Copyright Office, infatti, ha il compito di garantire che chi crea contenuti – come libri, film, musica &#8211; possa tutelare legalmente la propria opera. Oltre alla registrazione delle opere, l’ufficio fornisce consulenza al Congresso, emette pareri legali e promuove politiche pubbliche in materia di copyright.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi anni, un ruolo sempre più centrale dell’ente è stato affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie: intelligenza artificiale, data mining, piattaforme digitali. E proprio Perlmutter era alla guida di questa iniziativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non a caso solo due giorni prima del suo allontanamento, Perlmutter <a href="https://www.copyright.gov/ai/Copyright-and-Artificial-Intelligence-Part-3-Generative-AI-Training-Report-Pre-Publication-Version.pdf">aveva firmato</a> un rapporto di 108 pagine che metteva in discussione l’uso non autorizzato di opere protette da copyright per addestrare modelli di IA. Il documento, frutto di un’ampia consultazione pubblica avviata nel 2023, è il più esplicito mai pubblicato da un’autorità statunitense su questo tema.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra i punti centrali del rapporto, emerge la preoccupazione per la riproduzione massiva di opere protette da copyright senza autorizzazione, soprattutto quando avviene per scopi commerciali. A differenza di ambiti come la ricerca scientifica o l’insegnamento, l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale generativa si muove in un’ottica di profitto e, nella maggior parte dei casi, avviene senza licenze esplicite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il documento propone per la prima volta l’istituzione di mercati dedicati alle licenze di contenuti destinati all’addestramento dell’IA, e sottolinea l’importanza di garantire agli autori e ai titolari dei diritti strumenti concreti – sia tecnici sia economici – per mantenere un controllo effettivo sull’uso delle proprie opere da parte delle tecnologie emergenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un messaggio che, seppur formulato con cautela, sembra rivolgersi direttamente a chi ha il potere di regolamentare. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma è un messaggio che rischia di cadere nel vuoto, soprattutto in un contesto politico che appare più incline a tutelare gli interessi delle big tech, mentre l’intelligenza artificiale si afferma come pilastro dell’economia digitale globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, secondo <a href="https://www.cbsnews.com/news/trump-fires-director-of-u-s-copyright-office-shira-perlmutter-sources/">fonti</a> vicine al Congresso, l’episodio non è isolato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infatti lo scorso 9 maggio anche Carla Hayden, bibliotecaria del Congresso e figura di riferimento per la gestione delle istituzioni culturali federali, è stata destituita. Al suo posto è <a href="https://apnews.com/article/trump-library-congress-todd-blanche-carla-hayden-cc2154fa8644a5c29d196e505e4faa51">stato nominato</a> Todd Blanche, avvocato personale di Donald Trump durante i suoi procedimenti giudiziari dello scorso anno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche esponenti politici hanno espresso forte preoccupazione, il rappresentante Joe Morelle, democratico dello Stato di New York e membro di rango della Commissione per l’Amministrazione della Camera, nel comunicato stampa pubbliato il 10 maggio <a href="https://democrats-cha.house.gov/media/press-releases/morelles-statement-abrupt-firing-shira-perlmutter-register-copyrights">ha definito</a> il licenziamento improvviso di Shira Perlmutter una “presa di potere sfacciata e senza precedenti, priva di qualsiasi base legale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Morelle, la tempistica non è casuale: la rimozione è avvenuta a meno di 24 ore dal rifiuto, da parte di Perlmutter, di approvare “gli sforzi di Elon Musk per estrarre tesori di opere protette da copyright per addestrare modelli di intelligenza artificiale”. Un passaggio che collega direttamente il licenziamento al recente rapporto contenente linee guida prudenziali sull’uso di materiali protetti nei dataset.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, Morelle ha elogiato il lavoro di Perlmutter alla guida dell’Ufficio, definendola “una patriota” che ha modernizzato in profondità l’istituzione e ne ha rafforzato il ruolo strategico nel 21° secolo, soprattutto nell’intersezione tra <strong>intelligenza artificiale e proprietà intellettuale</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sua rimozione, ha aggiunto, “calpesta ancora una volta l’autorità dell’articolo uno del Congresso” e rischia di gettare nel caos “un’industria da trilioni di dollari”. Non essendo la prima mossa controversa sul fronte culturale da parte dell’amministrazione Trump, Morelle pone una domanda ai suoi colleghi repubblicani  semplice e retorica: “Quando decideranno che quando è troppo, è troppo?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per capire davvero cosa significa la rimozione di Shira Perlmutter, bisogna spostare lo sguardo. Guardare oltre la cronaca politica, oltre il licenziamento via email, e immergersi in un contesto più profondo.<br>Al centro della questione c’è l’intelligenza artificiale generativa, che sta diventando una forza culturale ed economica sempre più rilevante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Modelli come GPT e altri si nutrono di enormi quantità di dati online, spesso senza il consenso degli autori. Questo mette in crisi giornalisti, editori e creatori: i contenuti originali vengono usati per generare testi sintetici che possono essere pubblicati e venduti in pochi secondi, senza riconoscere né credito né compenso agli autori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il pericolo è sempre più concreto: se l’intelligenza artificiale rimpiazza i contenuti prodotti dalle redazioni, viene meno la base economica su cui si regge il giornalismo indipendente e di qualità. Inolte, la rimozione di figure come Perlmutter sembra lanciare un segnale chiaro dall’alto: via libera all’IA, senza freni, anche se questo significa mettere da parte il diritto d’autore e le istituzioni che dovrebbero difenderlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, non si tratta solo di favorire la crescita di un settore strategico come l&#8217;IA, ma di consolidare un’idea di sviluppo sociale e culturale che mette al centro l’interesse delle grandi piattaforme a scapito della pluralità culturale e dell’autonomia creativa. Con il rischio di trasformare il sapere, l’informazione e la cultura in pura materia prima, da estrarre e processare senza limiti. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il licenziamento di Shira Perlmutter, dunque, è molto più di una notizia politica. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È il segno che la battaglia per il controllo dei dati, e quindi della conoscenza, è entrata in una fase nuova, più esplicita e più aggressiva, in questo scenario se vogliamo che l’IA non sia solo potente, ma anche equa, serve riconoscere che la creatività ha un valore e deve essere retribuita e che le regole devono valere per tutti, inclusi i giganti tecnologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E chi prova a farle rispettare, come Shira Perlmutter, non può essere semplicemente spazzato via con un’email.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Google potrebbe fare a meno delle notizie nelle ricerche</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/04/02/google-potrebbe-fare-a-meno-delle-notizie-nelle-ricerche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 06:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[traffico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12092</guid>

					<description><![CDATA[Google ha testato la rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca in otto paesi dell'UE, osservando un calo del traffico verso i siti giornalistici, ma senza ridurre le sue entrate pubblicitarie. Questo esperimento solleva nuove riflessioni sul valore economico delle notizie nel contesto digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancora una volta, gli editori si trovano a dover fare i conti con l’influenza dei giganti tecnologici nel settore dell’informazione. Questa volta, è Google a mettere in discussione il valore economico delle notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 21 marzo scorso, attraverso il suo <a href="https://blog.google/around-the-globe/google-europe/our-experiment-on-the-value-of-european-news-content/">blog</a> ufficiale, il colosso tecnologico ha presentato il report &#8220;<a href="https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/documents/EU_2025_Report_on_the_Value_of_News_Content.pdf">EU 2025 Report on the Value of News Content</a>&#8220;, in cui descrive un esperimento in cui ha testato l’impatto della rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato dell’esperimento è duplice: se da un lato il traffico verso i siti giornalistici è crollato, dall’altro le entrate pubblicitarie della piattaforma sono rimaste pressoché invariate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’esperimento ha coinvolto l’1% degli utenti in otto Paesi dell’Unione Europea: Italia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Danimarca e Croazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo gruppo, definito “<strong>gruppo di trattamento</strong>”, sono stati rimossi i risultati di ricerca provenienti da 13.409 domini identificati come “pubblicazioni di stampa” in base all’Art. 15 della Direttiva europea sul copyright (EUCD). Parallelamente, un altro 1% di utenti ha costituito il “<strong>gruppo di controllo</strong>”, continuando a visualizzare normalmente i risultati di ricerca. L’esperimento, condotto tra novembre 2024 e gennaio 2025, ha permesso di osservare l’adattamento degli utenti e l’evoluzione delle loro abitudini di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I dati raccolti e diffusi dall’azienda stessa, confermano il ruolo dominante di Google nella distribuzione delle notizie online: secondo il report, <strong>circa il 50% del traffico ai siti giornalistici proviene direttamente da Google Search e Google News</strong>. La rimozione dei contenuti ha causato un calo immediato delle visite e, contrariamente a quanto si poteva ipotizzare, gli utenti non hanno cercato attivamente le notizie sui siti degli editori, segnalando così l’importanza della visibilità garantita dal motore di ricerca per il successo dell’editoria digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E qui si ripropone un &#8220;vecchio&#8221; interrogativo: se Google già indirizza milioni di lettori verso le testate, ha senso obbligarla a pagare per la condivisione dei contenuti, come stabilito dalla Direttiva UE?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per capire meglio il contesto, torniamo al 2019, quando l’Unione Europea approvò la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0790">Direttiva sul Copyright.</a> L’Art. 15 impone alle piattaforme digitali di riconoscere un compenso agli editori per la pubblicazione di estratti di articoli o link ai loro contenuti, con l&#8217;obiettivo di riequilibrare la distribuzione dei ricavi pubblicitari, fino a quel momento appannaggio quasi esclusivo delle Big Tech.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel 2021, per conformarsi alla normativa, Google ha lanciato il programma <a href="https://www.wired.it/article/google-news-editori-europa/"><em>Extended News Previews</em>,</a> siglando accordi con oltre 4.400 pubblicazioni in 24 Paesi dell’UE per garantire agli editori una remunerazione per l’utilizzo dei loro contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi, però, i risultati dell’esperimento potrebbero dare a Google un motivo per <a href="https://techcrunch.com/2025/03/21/google-claims-news-is-worthless-to-its-ad-business-after-test-involving-1-of-search-results-in-eight-eu-markets/">rinegoziare </a>tali accordi, sostenendo che il valore economico delle notizie all’interno del proprio ecosistema sia inferiore a quanto richiesto dagli editori e che l’obbligo di pagamento possa risultare sproporzionato o sovrastimato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google decidesse di ridurre i compensi destinati agli editori, le potenziali conseguenze per il settore dell’informazione sarebbero particolarmente gravose.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le testate giornalistiche, in particolare quelle che dipendono fortemente dal traffico generato dai motori di ricerca, rischierebbero un drastico calo delle entrate pubblicitarie e della loro visibilità. Questo potrebbe tradursi in una riduzione delle risorse destinate alla produzione di contenuti, con un impatto negativo sulla qualità e sulla pluralità dell’informazione disponibile online. Il giornalismo indipendente, già in difficoltà nel trovare modelli di business sostenibili nell’era digitale, potrebbe subire un ulteriore danno a causa della riduzione dei ricavi provenienti dalle piattaforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dato che Google sembra voler rimettere in discussione l’obbligo di compensare gli editori, Diego Ciulli, public policy manager di Google, cerca di rassicurare il settore <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7309859444681510913/">affermando</a> in un post su LinkedIn: <em>“&#8230;Questo non significa che cambia il nostro impegno nel collaborare con gli editori nella trasformazione digitale, e continueremo a concludere accordi per riconoscere un equo compenso per l’utilizzo dei loro contenuti, sulla base del loro reale valore.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il valore delle notizie, tuttavia, non si misura solo in termini di ricavi pubblicitari per Google. L’informazione di qualità contribuisce a mantenere il motore di ricerca interessante per gli utenti, rafforzandone la centralità nel mercato digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google dovesse ridurre la sua dipendenza dai contenuti giornalistici, privilegiando altre fonti di informazione, il rischio sarebbe un impoverimento del panorama informativo accessibile online.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Resta ora da vedere come reagiranno le autorità europee. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La Direttiva sul Copyright è nata per riequilibrare il rapporto di forza tra le piattaforme digitali e i produttori di contenuti. Se Google decidesse di mettere in discussione questo principio, l’UE potrebbe dover intervenire nuovamente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>OpenAI al centro delle controversie legali, coinvolto anche Alec Radford</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/03/06/openai-al-centro-delle-controversie-legali-coinvolto-anche-alec-radford/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 15:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[battaglie legali]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012025]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=11732</guid>

					<description><![CDATA[Alec Radford, ex ricercatore di OpenAI e figura centrale nello sviluppo di ChatGPT, è stato citato in giudizio nell'ambito di una causa per violazione del copyright. Il caso fa parte di un’azione collettiva di autori che accusano OpenAI di aver usato le loro opere senza autorizzazione.  La startup si difende appellandosi al fair use.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le controversie legali su OpenAI non si placano. Un documento depositato martedì 4 marzo presso la Corte Distrettuale della California conferma che <a href="https://techcrunch.com/2025/03/04/key-ex-openai-researcher-subpoenaed-in-ai-copyright-case/">Alec Radford,</a> ex ricercatore dell’azienda e uno dei principali sviluppatori della tecnologia alla base di ChatGPT, è stato citato in giudizio in una delle numerose cause per violazione del copyright avviate contro la startup.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo la <a href="https://storage.courtlistener.com/recap/gov.uscourts.cand.414822/gov.uscourts.cand.414822.373.0.pdf">documentazione</a>, lo scorso 25 febbraio, Radford ha ricevuto un mandato di comparizione per testimoniare nel procedimento legale denominato “<em>In re: OpenAI ChatGPT Litigation”</em>, un’azione collettiva promossa da alcuni autori tra cui Paul Tremblay, Sarah Silverman e Michael Chabon. <br>I querelanti accusano OpenAI di aver utilizzato le loro opere senza autorizzazione per addestrare i modelli di intelligenza artificiale, consentendo così a ChatGPT di generare testi che riprenderebbero parti dei loro lavori senza senza attribuire loro alcun riconoscimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI respinge le accuse, sostenendo che il suo operato rientra nella dottrina del <em><a href="https://www.interskills.it/2023/11/03/la-controversia-tra-intelligenza-artificiale-e-copyright/">fair use</a></em>, che consente l’uso limitato di materiali protetti da copyright senza necessità di autorizzazione. Tuttavia, questo principio è soggetto a vincoli: dipende dallo scopo dell’uso, dalla quantità di contenuto impiegato e dal suo impatto economico sulle opere originali. Se i querelanti dimostrassero che l’addestramento dell’IA danneggia il valore commerciale dei loro testi, il <em>fair use</em> potrebbe non essere applicabile, e soprattutto in questi casi, dovrà essere stabilito in tribunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non è la prima volta che OpenAI affronta questo tipo di accuse. <br>Nel 2023, la Corte ha respinto due rivendicazioni dei querelanti, ma ha permesso di procedere con l’accusa di violazione diretta del copyright, mantenendo aperta la questione della legalità nell’addestramento dei sistemi IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La scelta di convocare Radford non è casuale. <br>L’ex ricercatore entrato in OpenAI nel 2016 è stato il principale autore della ricerca che ha portato alla creazione dei modelli GPT, la tecnologia su cui si basa ChatGPT. Ha inoltre contribuito allo sviluppo di Whisper, il sistema di riconoscimento vocale, e di DALL-E, il generatore di immagini. Alla fine dello scorso anno, ha lasciato l’azienda per dedicarsi alla ricerca indipendente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma Radford non è l’unico ex dipendente di OpenAI nel mirino degli avvocati. Secondo <em>TechCrunch</em>, anche Dario Amodei e Benjamin Mann, oggi a capo della startup Anthropic, sono stati convocati. Entrambi, però, si oppongono alla richiesta, sostenendo che testimoniare sarebbe troppo complesso e gravoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il caso Radford è solo uno dei tanti procedimenti in corso contro OpenAI ed altre aziende di intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti si contano attualmente <a href="https://www.odg.it/intelligenza-artificiale-nel-giornalismo-e-le-battaglie-giudiziarie-sul-copyright/59844">38 cause</a> per violazione del copyright, tra cui le cosiddette &#8220;<em>Newspaper Cases</em>&#8220;, che vedono testate come il <em>New York Times</em> e il <em>Daily News</em> intentare azioni legali per l’uso non autorizzato dei loro contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni tribunali stanno cercando di trovare soluzioni alternative attraverso collaborazioni sperimentali tra editori e aziende di IA. Un esempio è il caso <em>Concord Music Group vs Anthropic</em>, che ha portato a un accordo in cui Anthropic si impegna a implementare misure di protezione (<em>guardrails</em>) per evitare l’inclusione di contenuti protetti senza licenza nei futuri modelli di IA.Tuttavia, non è ancora chiaro se queste soluzioni si rivelino realmente efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le tensioni legali non si fermano agli Stati Uniti. Anche in India, OpenAI è sotto accusa. L’agenzia di stampa <em>Asian News International</em> (ANI) ha citato in giudizio l’azienda, sostenendo che abbia utilizzato i suoi contenuti protetti per addestrare modelli come ChatGPT senza autorizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di fronte alle crescenti pressioni, OpenAI ha accettato di interrompere il <em>data scraping</em> dal sito di ANI, inserendolo in una lista nera a partire dal 2024.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Intercept vs OpenAI: la causa procede</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/12/03/the-intercept-vs-openai-la-causa-procede/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 07:25:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alternet]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[diritti d’autore]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[loevy & loevy]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[raw story]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn412024]]></category>
		<category><![CDATA[the intercept]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/2024/12/03/accordo-gedi-openai-interviene-il-garante-della-privacy-copy/</guid>

					<description><![CDATA[A febbraio 2024, The Intercept, Raw Story e AlterNet hanno citato in giudizio OpenAI per violazioni di copyright, accusandola di usare articoli protetti per addestrare ChatGPT. Il caso di The Intercept è proseguito, con accuse di violazione del DMCA, mentre le denunce di Raw Story e AlterNet sono state respinte, ma potranno essere riformulate]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel mese di febbraio 2024, <em>The Intercept, Raw Story</em> e <em>AlterNet,</em> tre testate giornalistiche online, avevano avviato <a href="https://www.interskills.it/2024/03/29/crescono-le-cause-contro-openai-per-la-violazione-del-copyright/">azioni legali</a> contro OpenAI, accusandola di utilizzare articoli protetti da diritto d’autore per l&#8217;addestramento di ChatGPT senza fornire attribuzioni o rispettare le norme sul copyright.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, affinché sia possibile citare direttamente OpenAI gli editori devono mantenere una documentazione delle opere prodotte e utilizzate presso l’Ufficio copyright degli Stati Uniti. I giornali in formato cartaceo hanno la possibilità di pagare una tariffa mensile per registrare tutti i contenuti pubblicati durante il periodo considerato, mentre le pubblicazioni esclusivamente digitali dovevano gestire registrazioni elettroniche per ciascun singolo articolo, il che comportava costi significativi. Ad esempio, il processo di registrazione di tutti gli articoli presenti su un sito di notizie prolifico come&nbsp;<em>The Intercept</em>&nbsp;può rapidamente accumulare decine di migliaia di dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Pertanto, non avendo per queste testate registrato i propri articoli all’ufficio del copyright, lo studio legale Loevy &amp; Loevy, rappresentante di tutte e tre le testate giornalistiche, decise di adottare una strategia differente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poiché risultava agli istanti che OpenAI avesse intenzionalmente rimosso le informazioni relative al copyright, come il nome dell’autore, il titolo e i termini d’uso degli articoli online inclusi nei set di dati di addestramento di ChatGPT e aggirato le protezioni digitali di accesso alle opere (conosciute anche come DRM, Digital Rights Management), lo studio ha espresso le accuse in termini di violazioni del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), legge statunitense che proibisce la produzione e la divulgazione di tecnologie, strumenti o servizi che aggirino le misure di accesso ai lavori protetti da copyright. Inoltre, il DMCA prevede un inasprimento delle pene per la violazione del copyright su Internet.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le cause delle testate sono andate in giudizio con due giudici distinti: Jed Rakoff per <em>The Intercept</em> e Colleen McMahon per <em>Raw Story e AlterNet</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>The Intercept</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel mese di Novembre 2024, <a></a><a href="https://www.niemanlab.org/2024/11/copyright-claim-moves-ahead-in-the-intercepts-lawsuit-against-openai/">Jed Rakoff</a>, un giudice federale di New York, ha deciso di procedere nel giudizio &nbsp;<a href="https://theintercept.com/2024/11/22/openai-intercept-lawsuit/"><em>The Intercept</em></a> vs OpenAI. Nello specifico, il giudice ha ritenuto procedibile l’accusa secondo cui OpenAI avrebbe rimosso intenzionalmente informazioni come il nome dell’autore, il titolo e i termini d’uso e aggirato le protezioni degli articoli di <em>The Intercept</em> durante l’addestramento di ChatGPT. Questo comportamento, se confermato, costituirebbe una chiara violazione del DMCA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giudice Rakoff ha respinto però altre accuse di <em>The Intercept</em>, secondo cui OpenAI era consapevole di violare un&#8217;altra disposizione del DMCA,&nbsp;che vieta la distribuzione di contenuti sapendo che le informazioni sulla gestione del diritto d’autore sono state rimosse: il giudice ha ritenuto non ci fossero prove sufficienti per dimostrare che OpenAI fosse consapevole di questa rimozione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche le accuse contro Microsoft sono state respinte perché non sono state ritenute sufficientemente fondate o rilevanti nel contesto del caso, in quanto, nonostante Microsoft sia un investitore di OpenAI, non è emerso che abbia avuto un ruolo diretto nelle presunte violazioni del DMCA o nelle altre accuse presentate da <em>The Intercept</em>. In sostanza, il giudice ha stabilito che Microsoft non può essere considerata responsabile semplicemente per la sua relazione con OpenAI, in assenza di prove che dimostrino una partecipazione attiva o una responsabilità diretta nella rimozione delle informazioni sul copyright dagli articoli di <em>The Intercept</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La decisione di portare avanti l’accusa principale legata al DMCA è stata accolta con soddisfazione dai legali di The Intercept. Iinfatti, <a href="https://www.loevy.com/attorneys/matt-topic/">Matt Topic</a>, partner dello studio legale Loevy &amp; Loevy, ha sottolineato come questa sentenza sia un’opportunità per gli editori digitali di perseguire casi simili, anche in assenza di registrazioni presso l’USCO. Nel frattempo, proprio l’Ufficio del copyright, ad agosto ha introdotto una nuova regola che consente agli editori di registrare articoli in blocco, invece di registrarli singolarmente, rendendo meno gravoso tale compito e, conseguenzialmente, agevolando le azioni legali contro violazioni come quelle imputate a OpenAI.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, il caso <em>The Intercept</em> rimane l’unico contenzioso basato sul DMCA che è riuscito a superare la fase preliminare. Questo rappresenta un evento importante, ma non tutti i giudici si sono mostrati altrettanto favorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Raw Story e AlterNet</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa di <em>Raw Story</em> e <em>AlterNet</em> ha avuto esito diverso. Il 7 novembre 2024, il giudice federale di New York, Colleen McMahon, ha respinto la causa, adottando un differente approccio giuridico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella sua sentenza, il giudice ha spiegato che il vero problema non risiede nella rimozione delle informazioni sul copyright, ma nell’uso stesso delle opere per addestrare ChatGPT senza compenso. Tuttavia, MacMahon ha consentito alle testate Raw Story e AlterNet di presentare una denuncia modificata, che è stata effettivamente depositata il 21 novembre. In questo nuovo atto, i querelanti hanno presentato accuse più dettagliate contro OpenAI e richiesto risarcimenti in due forme alternative:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">per i danni effettivi e profitti ottenuti dai convenuti, il cui importo sarà determinato in base ai guadagni ottenuti dall&#8217;uso dei contenuti protetti.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">per i dannilegali pari ad almeno 2.500 dollari per ogni violazione delle disposizioni sul copyright e sulla rimozione delle informazioni di gestione del copyright, come previsto dal Digital Millennium Copyright Act (DMCA).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;importo complessivo dipenderà dal numero totale di violazioni dimostrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante le battute d’arresto poste a Raw Story e Alternet, la strategia legale di Loevy &amp; Loevy sembra focalizzarsi sempre più sul DMCA come punto di leva per procedere contro OpenAI. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI, dal canto suo, continua a difendere le proprie pratiche affermando che l’addestramento dei suoi modelli si basa su dati pubblicamente disponibili e sul principio del <em>“fair use”</em> che prevede l&#8217;uso di materiali protetti da copyright in modo limitato e senza autorizzazione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Senato australiano contro l’IA per il saccheggio dell’industria creativa</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/11/29/il-senato-australiano-contro-lia-per-il-saccheggio-dellindustria-creativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 06:47:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[dati personali]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[meta]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[Senato australiano]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn402024]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Sheldon]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=10726</guid>

					<description><![CDATA[Un’indagine del Senato australiano ha rivelato un utilizzo improprio dei dati personali da parte di Amazon, Google e Meta per addestrare i loro sistemi di IA, senza la necessaria trasparenza e compensazione. Il rapporto suggerisce l’introduzione di leggi più stringenti,  proponendo misure a tutela dell’industria creativa e della proprietà intellettuale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nell’epoca in cui la raccolta massiva di dati personali per addestrare i sofisticati algoritmi di intelligenza artificiale è ormai una prassi consolidata, la trasparenza e la responsabilità delle aziende tecnologiche che producono e gestiscono i sistemi IA sono più che mai necessari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.theguardian.com/technology/2024/nov/27/amazon-google-and-meta-are-pillaging-culture-data-and-creativity-to-train-ai-australian-inquiry-finds">Un’indagine</a> condotta negli ultimi mesi dal comitato ristretto del Senato australiano ha mostrato un utilizzo improprio dei dati personali degli utenti australiani da parte di alcune delle più famose aziende tecnologiche: Amazon, Google e Meta. &nbsp;L’indagine si è conclusa con la pubblicazione del rapporto martedì 26 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il comitato, presieduto dal senatore laburista Tony Sheldon, ha indagato su come le tre aziende stiano utilizzando i dati degli utenti australiani per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale senza adeguata trasparenza e compensazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’inchiesta ha rivelato che nonostante le numerose richieste di chiarimento, le Big Tech hanno mostrato un atteggiamento evasivo, rifiutandosi di spiegare come i dati degli utenti vengano utilizzati nei loro algoritmi di addestramento dei sistemi IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Amazon</strong> ha rifiutato di fornire informazioni su come i dati raccolti dai suoi dispositivi, come Alexa, Kindle e Audible, siano stati impiegati per addestrare l&#8217;intelligenza artificiale. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Google</strong> ha evitato di rispondere alla domanda su quali dati provenienti dai suoi prodotti e servizi fossero utilizzati nei suoi modelli di IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Meta</strong> ha dichiarato di aver utilizzato i dati degli utenti australiani di Facebook e Instagram dal 2007, ma l’azienda non è stata in grado di spiegare come gli utenti potessero acconsentire all’utilizzo dei loro dati per uno scopo che, all&#8217;epoca, non esisteva ancora. Inoltre l’azienda non ha chiarito in che modo sono stati utilizzati i dati provenienti da WhatsApp e Messenger.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Sheldon, il comportamento delle aziende si configura un vero e proprio “<a href="https://www.channelnews.com.au/amazon-meta-and-google-exploiting-oz-users-data-to-train-ai/">saccheggio</a>” della cultura, dei dati e della creatività degli australiani; infatti, nell’inchiesta si mostra come queste grandi aziende non solo abbiano utilizzato i dati personali senza aver informato gli utenti, ma abbiano anche evitato ogni tipo di responsabilità riguardo alle conseguenze delle loro pratiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel rapporto viene dedicata anche una sezione critica alla legislazione australiana in materia di IA, in questa parte si afferma che, le leggi esistenti, risultano non sufficienti a proteggere i diritti dei cittadini di fronte alla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, e si sollecita il governo australiano a intervenire per “gestire” lo sviluppo dell&#8217;IA nel paese, assicurando che la sua crescita avvenga nell&#8217;interesse nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Viene proposto anche di classificare i modelli di IA generici, come GPT di OpenAI, Llama di Meta e Gemini di Google, nel livello ad “alto rischio”, in cui si collocano i sistemi IA in grado di&nbsp;incidere in modo sensibile sulla salute e sui diritti fondamentali delle persone fisiche. Questi modelli IA dovrebbero essere sottoposti a requisiti di trasparenza e responsabilità obbligatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il rapporto affronta anche la questione delle industrie creative, raccomandando che i creativi siano adeguatamente compensati quando il loro lavoro viene utilizzato dai modelli di IA. Le aziende dovrebbero dichiarare l’uso di materiali protetti da copyright e garantire licenze e pagamenti ai creativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Diverse organizzazioni operanti nel settore dell’industria creativa, come Australasian Performing Right Association (APRA) , Australasian Mechanical Copyright Owners Society (AMCOS) e Media Entertainment and Arts Alliance (MEAA), hanno accolto favorevolmente queste proposte, considerandole un passo importante verso la tutela della proprietà intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dall’altro lato, non sono mancate, nel comitato ristretto che ha realizzato il rapporto, voci discordanti come quelle dei senatori Linda Reynolds e James McGrath, che non ne hanno accettato le conclusioni, affermando che le proposte devono essere messe in atto &#8220;senza violare le potenziali opportunità che l&#8217;IA presenta in relazione alla creazione di posti di lavoro e alla crescita della produttività&#8221; e, a loro avviso, l&#8217;impatto dell&#8217;IA sull’economia creativa è meno urgente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Repubblica in sciopero: “Questa redazione non ha mai venduto l’anima”</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/09/26/repubblica-in-sciopero-questa-redazione-non-ha-mai-venduto-lanima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Bullone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 10:14:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA['Italian Tech Week]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[editore]]></category>
		<category><![CDATA[Exor]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6457</guid>

					<description><![CDATA[I giornalisti di Repubblica sciopereranno il 25 e 26 settembre per protestare contro pratiche che minano l'indipendenza editoriale del quotidiano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">I giornalisti di Repubblica hanno indetto uno sciopero per il 25 e 26 settembre, in concomitanza con l&#8217;Italian Tech Week, evento annuale dedicato all&#8217;innovazione tecnologica, organizzato a Torino da Exor.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La scelta delle date non è casuale, poiché Repubblica è parte del gruppo Gedi, controllato proprio da Exor, holding che fa capo a John Elkann.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo sciopero è una risposta alle pratiche che, secondo la redazione, minano l&#8217;indipendenza editoriale e l&#8217;integrità giornalistica del quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Per comprendere meglio la motivazione dello sciopero è necessario andare a ricostruire cosa sia effettivamente accaduto <a href="https://www.professionereporter.eu/2024/09/dietro-lo-sciopero-di-repubblica-tariffe-per-i-pezzi-di-italian-tech-proprieta-furente/">nei giorni precedenti</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Una settimana prima dell&#8217;evento, sette giornalisti della sezione Economia di Repubblica hanno ricevuto una comunicazione da una dirigente di Exor, con il programma dettagliato dell&#8217;Italian Tech Week e la richiesta di preparare un inserto speciale di 112 pagine da pubblicare il 25 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco dopo, la redazione ha scoperto l&#8217;esistenza di un file che riportava i contenuti dell&#8217;inserto, corredato dalla categoria e dalle cifre che le aziende interessate avrebbero pagato per tali contenuti. Ciò ha sollevato gravi preoccupazioni, poiché è emerso che Exor avrebbe avuto il controllo su tutti i contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La redazione si è sentita tradita nel constatare che gli articoli erano stati venduti alle aziende partecipanti, in violazione dell&#8217;etica professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella stessa lettera, inoltre, Exor sottolineava esplicitamente come le decisioni editoriali fossero subordinate agli interessi degli sponsor. Questo ha accentuato il malcontento, evidenziando una totale subordinazione della libertà editoriale agli obiettivi economici delle aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/09/24/repubblica-john-elkann-vende-articoli-interviste-aziende-giornalisti-sciopero-due-giorni/7706445/">La reazione</a> dei vertici di Exor, guidati da John Elkann, è stata dura. La redazione è stata criticata per aver compromesso l&#8217;immagine dell&#8217;Italian Tech Week, un evento considerato strategico per l&#8217;azienda. Nonostante lo sciopero, il 25 settembre l&#8217;evento è stato trasmesso in streaming sul sito di Repubblica, ma il malcontento tra i giornalisti è rimasto profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La protesta non si limita a questa singola vicenda: è un segnale più ampio a difesa dell&#8217;integrità giornalistica, che rischia di essere sacrificata per profitto. In un <a href="https://www.repubblica.it/economia/2024/09/24/news/comunicato_sindacale-423519521/">comunicato ufficiale</a>, il comitato di redazione ha denunciato i tentativi di piegare i giornalisti a pratiche contrarie all&#8217;etica e al contratto nazionale. Hanno inoltre rivolto un appello a John Elkann, chiedendogli di rispettare la dignità della professione e il valore di Repubblica come storica testata. Il comunicato si conclude con un forte messaggio ai lettori: &#8220;Questa redazione non ha mai venduto l’anima. E non sarà mai disposta a farlo&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Disinformazione, IA e potere, in una ricerca del IPIE</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/09/26/disinformazione-ia-e-potere-in-una-ricerca-del-ipie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 06:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione online]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[IPIE]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6447</guid>

					<description><![CDATA[Un rapporto dell'IPIE evidenzia che disinformazione e IA sono minacce crescenti. Si propone la creazione di media indipendenti e educazione digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La <a href="https://www.theguardian.com/technology/2024/sep/24/social-media-owners-survey-misinformation-online-news">disinformazione online</a> è fonte crescente di preoccupazione per la società. &nbsp;In un mondo dove le notizie viaggiano alla velocità della luce, è facile imbattersi in informazioni false, che possono influenzare le nostre opinioni e decisioni. Nel giugno 2024, l’International Panel on the Information Environment (IPIE), ha intervistato 412 ricercatori accademici di 66 paesi, impegnati nel campo delle scienze sociali, umanistiche e informatiche, sullo stato dell’ambiente informativo globale, che secondo Philip Howard, co-fondatore dell&#8217;IPIE, risulta essere in un” momento critico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">I proprietari dei social media, i governi e i politici rappresentano le principali minacce alla diffusione di disinformazione online, a causa del loro potere nel gestire i contenuti delle piattaforme.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full wp-image-6449"><img decoding="async" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/09/figura-1.webp" alt="" class="wp-image-6449"/><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1 &#8211; Principali minacce all’ambiente informativo</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il report, non menziona i proprietari di specifiche piattaforme, tuttavia un esempio calzante è quello di <a href="https://www.theguardian.com/technology/2023/feb/15/elon-musk-changes-twitter-algorithm-super-bowl-slump-report">Elon Musk</a> che, sulla sua piattaforma X, ha provveduto a modificare l’algoritmo del feed, riuscendo a potenziare i suoi tweet, rendendoli prevalenti sulla sua piattaforma. La modifica è avvenuta a seguito della pubblicazione di un tweet da parte di Joe Biden, che aveva ottenuto il triplo delle impressioni rispetto al post di Musk.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli esperti sono stati intervistati anche sull’impatto attuale e futuro dell&#8217;intelligenza artificiale generativa, percepita sia come fonte di preoccupazione che di speranza. In particolare, due terzi degli intervistati ritengono che i video, le voci, le immagini e i testi generati dall&#8217;IA abbiano avuto un impatto negativo sull&#8217;ambiente informativo globale, e il 53% prevede che nei prossimi cinque anni questi effetti peggioreranno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La maggior parte degli esperti (63%) teme che l&#8217;IA perpetui pregiudizi, amplifichi le molestie e aggravi il problema della disinformazione. Tuttavia, una larga maggioranza (67%) è fiduciosa che l&#8217;IA generativa migliorerà il rilevamento dei contenuti, faciliterà il giornalismo e rafforzerà la comunicazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter wp-image-6450"><img decoding="async" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/09/figura-2.webp" alt="" class="wp-image-6450"/><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2 &#8211; In che modo gli strumenti generati dall’intelligenza artificiale hanno influenzato l’ambiente informativo?</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter wp-image-6451"><img decoding="async" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/09/figuar-3.webp" alt="" class="wp-image-6451"/><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3 &#8211; In che modo gli strumenti generati dall’intelligenza artificiale influenzeranno l’ambiente informativo nel prossimo futuro?</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per migliorare l&#8217;ambiente informativo, gli esperti propongono diverse soluzioni. Innanzitutto, sostengono la creazione di media indipendenti, liberi da influenze politiche o commerciali. Inoltre, ritengono fondamentali le campagne di educazione digitale per aiutare le persone a riconoscere le fake news. Infine, propongono norme più stringenti per garantire la trasparenza e l&#8217;accuratezza delle informazioni online.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Problemi dell’informazione con l’IA</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/09/12/problemi-dellinformazione-nellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 10:14:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6398</guid>

					<description><![CDATA[L'IA offre nuove opportunità e sfide per l'informazione, tra cui la disintermediazione e l'affidabilità delle notizie. Dubbi sulla lettura delle fonti originali restano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Con l’intelligenza artificiale una nuova stagione di problematiche ed opportunità si presenta per il mondo dell’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">I gruppi editoriali stanno stringendo accordi con le aziende di IA per cedere l’accesso ai dati in cambio di tecnologia e di “link” alle fonti. Uno dei principali problemi per il mondo dell’informazione che si sono presentati con queste nuove tecnologie è la possibile disintermediazione, ovvero il fatto che una volta letta una notizia su ChatGPT, Gemini, Claude o qualsiasi altra IA, i lettori, soddisfatti nelle loro richieste, non vadano più a leggere le fonti giornalistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Quindi l’idea di base sarebbe che, dopo aver letto un’informazione restituita da una IA, un lettore vada poi anche a leggere la fonte giornalistica essendo disponibile il link. Ma sicuri che questo potrà accadere?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È noto come la lettura (non solo dei giornali) sia un’attività in decrescita permanente e l’assunto che, dopo aver letto una pagina su una notizia su Chat GPT, uno poi vada anche alla fonte sul Corriere della Sera (esempio), appare quantomeno azzardata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa situazione ricorda molto da vicino la corsa a essere primi sui social che i siti di informazione hanno praticato per tutto il secondo decennio di questo secolo. Salvo poi essere liquidati dalle stesse piattaforme ormai disinteressate alle News, in un mondo di creatori digitali e di notizie “mordi e fuggi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro problema delle news con l’IA viene evidenziato in un <a href="https://www.cjr.org/tow_center/ai-companies-have-a-news-problem-journalists-have-the-skills-they-need-to-fix-it.php">articolo</a> su Columbia Journalism Review, in cui l’autrice, Anika Collier Navaroli, fa notare come i chatbot di intelligenza artificiale (IA) faticano nel fornire informazioni accurate in tempo reale durante eventi critici come, ad esempio l&#8217;attentato contro l&#8217;ex presidente Donald Trump e la candidatura di J.D. Vance a vicepresidente., fornendo risposte imprecise a causa della mancanza di accesso a notizie aggiornate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E, se anche l’accesso agli aggiornamenti in tempo reale viene oggi garantito dagli accordi con gli editori, secondo l’autrice, l’affidabilità delle informazioni su cui si basano questi strumenti è determinata da politiche decise internamente dalle aziende tecnologiche, e non dagli algoritmi stessi. Per questo, l&#8217;autrice evidenzia l&#8217;importanza di coinvolgere giornalisti formati nella definizione delle politiche aziendali relative alla gestione delle notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È un punto di vista interessante, che apre uno spiraglio (ma forse non più di questo) alla sopravvivenza del giornalismo (ma non dei giornalisti) nell’era delle notizie sintetiche. Se le aziende di IA diventassero i nuovi fornitori di informazioni, sarebbe corretto che tali attività fossero organizzate, pianificate e supervisionate da giornalisti in carne ed ossa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
