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	<title>Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
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		<title>L’intelligenza artificiale visiva nelle città tra privacy, controllo sociale e altri rischi</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/09/24/lintelligenza-artificiale-visiva-nelle-citta-tra-privacy-controllo-sociale-e-altri-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 14:44:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14912</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale visiva offre strumenti potenti agli urbanisti e contribuisce alla costruzione di città più efficienti e sicure. Al tempo stesso trasforma lo spazio urbano in un sistema di osservazione permanente, sollevando interrogativi su privacy, controllo, bias e sui limiti di una realtà ridotta a ciò che può essere misurato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14912 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Massachusetts Institute of Technology (MIT), <a href="https://news.mit.edu/2026/studying-cities-using-visual-ai-fabio-duarte-martina-mazzarello-carlo-ratti-fan-zhang-book-0924">presenta</a> il nuovo libro “ <em><a href="https://www.routledge.com/How-AI-Sees-the-City-Urban-Visual-Intelligence/Duarte-Mazzarello-Zhang-Ratti/p/book/9781041086451">How AI Sees the City: Urban Visual Intelligence</a></em>”, pubblicato a metà settembre da Routledge, che esplora come l’intelligenza artificiale possa cambiare il modo di osservare e comprendere le città. Attraverso l’analisi di milioni di immagini dei sistemi di acquisizione intelligenti ormai presenti ovunque nei centri urbani, la visual AI può leggere traffico, spazi pubblici, verde urbano e caratteristiche dell’ambiente costruito con una scala finora difficile da raggiungere. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una nuova forma di osservazione che offre strumenti inediti a urbanisti e progettisti, trasformando le immagini in dati sulla vita urbana. La promessa è quella di una città capace di raccogliere continuamente informazioni su sé stessa e, attraverso queste informazioni, di funzionare in modo più efficiente. Del resto, l&#8217;intelligenza artificiale visiva oggi può rispondere a ogni tipo di domanda per gli urbanisti. Perché esattamente il traffico è così congestionato? Quali sono gli aspetti più pericolosi dei diversi incroci? Quali zone di piazze o parchi attraggono il maggior numero di persone? Ma a questa promessa si affiancano questioni cruciali, dalla privacy al rischio di rafforzare i bias già presenti nei dati.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa capacità di analisi non riguarda soltanto gli spazi esterni, ma può estendersi anche agli ambienti interni. Un esempio significativo è rappresentato da uno studio del Senseable City Lab basato sull&#8217;analisi di circa 400.000 annunci Airbnb provenienti da diverse parti del mondo. Attraverso il riconoscimento delle immagini, i ricercatori hanno analizzato gli elementi di interior design presenti negli alloggi e hanno osservato che gli stili degli interni non stanno diventando necessariamente più uniformi a livello globale. Al contrario, le immagini evidenziano importanti differenze geografiche, mostrando come il luogo continui a influenzare il modo in cui gli spazi vengono progettati e arredati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le città stanno diventando ambienti sempre più tecnologizzati, disseminati di dispositivi in rete: videocamere, microfoni automatici, sistemi di rilevamento, pannelli pubblicitari dotati di sensori e beacon, piccoli dispositivi di micro-posizionamento spesso quasi invisibili, installati su muri e lampioni e capaci di interagire con gli smartphone. È proprio in questo contesto che si inserisce il concetto di smart city, la “città intelligente”: un modello urbano in cui le tecnologie digitali vengono integrate nella gestione quotidiana della città per rendere più efficienti servizi e infrastrutture. L’obiettivo è costruire una città capace di adattarsi in tempo reale alle esigenze di chi la abita, trasformando i dati raccolti sul territorio in informazioni utili per prendere decisioni e migliorare i servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Bisogna però guardare anche il rovescio della medaglia. Più dati affidiamo alla tecnologia, più informazioni sulle nostre abitudini, sui nostri spostamenti e sui nostri comportamenti diventano parte di un sistema che non controlliamo completamente. Il rischio è che ciò che oggi viene raccolto per comprendere e migliorare la città possa domani essere utilizzato per monitorare, prevedere o persino indirizzare i comportamenti dei cittadini. Ciò che quindi viene indubbiamente compromessa, con lo sviluppo di queste tecnologie e l’avvento sempre più preponderante delle smart city, è la privacy dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro problema riguarda la fiducia che tendiamo a dare a questo tipo di conoscenza della realtà. Il rischio è infatti quello di confondere ciò che può essere misurato con ciò che esiste realmente. Per quanto una città possa essere ricoperta di sensori, questi sono in grado di rilevare soltanto ciò che è stato progettato per essere rilevato e che può essere tradotto in una variabile misurabile. Un sensore può registrare un movimento, ma non può comprenderne fino in fondo il motivo. Un algoritmo può individuare una tendenza, ma può anche riprodurre i pregiudizi contenuti nei dati con cui è stato addestrato. Restano fuori dal campo dei sensori una quantità enorme di elementi: le intenzioni delle persone, le loro percezioni, le esperienze individuali, le relazioni sociali, le motivazioni che producono determinati comportamenti e tutto ciò che non può essere facilmente trasformato in un dato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il problema, quindi, non è che i dati siano falsi, ma che siano necessariamente parziali. L’immagine della città prodotta dall’intelligenza artificiale è una rappresentazione costruita a partire da ciò che può essere osservato, quantificato e classificato. Quando questa rappresentazione viene considerata come una fotografia completa della realtà, si rischia di prendere decisioni sulla città ignorando proprio quelle dimensioni umane che non possono essere facilmente trasformate in numeri.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo si aggiunge un problema importante da non sottovalutare: i dati non sono neutrali. Vengono selezionati, raccolti, classificati e interpretati da esseri umani e istituzioni. Anche un sistema apparentemente oggettivo può quindi incorporare le categorie, le priorità e i pregiudizi presenti nella società che lo ha progettato o nei dati sui quali è stato addestrato. Un dato sembra preciso perché è espresso attraverso numeri, immagini e statistiche. Ma la precisione della misurazione non garantisce necessariamente la correttezza dell&#8217;interpretazione. Un sistema può contare perfettamente ciò che gli è stato chiesto di contare e, allo stesso tempo, restituire una rappresentazione incompleta o distorta del fenomeno che dovrebbe descrivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un sistema osserva maggiormente alcuni quartieri, alcune categorie di persone o determinati comportamenti, rischia di produrre una rappresentazione della città che finisce per confermare ciò che già si presume di sapere confermando specifici bias.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si ripropone anche in quest’ambito una conflittualità tra umanesimo e tecnologia e tra sicurezza/controllo sociale e diritto alla privacy la cui soluzione appare sempre meno chiara e scontata, laddove l’economia e la politica considerano le tecnologie sintetiche strumenti strategici nella corsa al predominio globale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>OpenAI e il protocollo per controllare l’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/09/23/openai-e-il-protocollo-per-controllare-lintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 10:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14906</guid>

					<description><![CDATA[La corsa all’intelligenza artificiale porta con sé un interrogativo sempre più complesso: quanto velocemente possiamo andare senza perdere il controllo? Dagli incidenti di OpenAI alle posizioni di Amodei, Trump e Zuckerberg, il settore si divide tra cautela e accelerazione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14906 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A luglio 2026, durante alcuni test di cybersecurity, agenti di OpenAI hanno aggirato restrizioni e sfruttato vulnerabilità fino a compromettere sistemi di Hugging Face, piattaforma e comunità online dedicata all’intelligenza artificiale e al machine learning. Per la sua funzione di collaborazione e condivisione nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale, Hugging Face viene spesso definita il <strong>«</strong>GitHub dell&#8217;IA<strong>»</strong>. GitHub è infatti la principale piattaforma utilizzata dagli sviluppatori per ospitare, condividere e collaborare sul codice software, mentre Hugging Face svolge un ruolo analogo soprattutto per modelli e risorse di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella specifica questione i modelli di OpenAI hanno mostrato comportamenti non previsti dagli obiettivi assegnati: hanno comunicato attraverso canali non autorizzati, sfruttato vulnerabilità dell’infrastruttura condivisa, ottenuto accesso a Internet e interagito con sistemi di terze parti. OpenAI ha definito <a href="https://openai.com/it-IT/index/hugging-face-incident-and-the-road-ahead/?utm_source=chatgpt.com">l’episodio</a> un “warning shot” (segnale d’allarme) per l’azienda e per il settore: senza adeguate misure di sicurezza, sostiene, agenti di IA avanzati possono eludere controlli tecnici, collaborare attraverso canali non autorizzati e compiere azioni non previste dai loro creatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In risposta all’incidente, OpenAI ha rafforzato i controlli sull’intera infrastruttura: ha introdotto requisiti di allineamento più stringenti, sandbox ovvero ambienti virtuali isolati in cui limitare ciò che un agente può fare, e restrizioni più severe sull’accesso a Internet e ai modelli. L’azienda ha inoltre temporaneamente sospeso alcune attività di reinforcement learning, una tecnica di addestramento in cui i modelli vengono premiati o penalizzati in base ai comportamenti adottati. Ha anche aumentato le risorse dedicate al monitoraggio delle chain of thought, le tracce del ragionamento generate dai modelli, per individuare più rapidamente comportamenti anomali o disallineati. Tutte azioni necessarie che mostrano un reale cambiamento sulle condizioni in cui i modelli vengono addestrati e valutati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il caso Hugging Face ha contribuito a rendere evidente il problema, ma per OpenAI non si tratta di un episodio isolato. Nel corso dell’addestramento e della valutazione dei modelli, l’azienda ha osservato diversi comportamenti inattesi riconducibili al disallineamento, cioè la situazione in cui un modello raggiunge un obiettivo attraverso modalità diverse da quelle previste o desiderate dai suoi sviluppatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per questo, il 16 settembre 2026 ha presentato un <a href="https://openai.com/index/model-misalignment-reporting-framework/?utm_source=chatgpt.com">nuovo protocollo</a> (framework) per monitorare, investigare e rendere pubblici questi casi in modo più sistematico. Insieme al framework, OpenAI ha reso noti sei nuovi episodi, spiegando che in precedenza questo tipo di comportamenti veniva documentato e divulgato in maniera più episodica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Così facendo l’azienda non sostiene di aver risolto il problema del disallineamento, ma piuttosto ha apportato una novità nel modo in cui intende monitorarlo e comunicarlo: il protocollo prevede infatti che un caso possa essere reso pubblico anche prima che l’azienda ne abbia completamente chiarito l’origine o concluso le misure di mitigazione. L’obiettivo è consentire a ricercatori, sviluppatori, autorità e pubblico di esaminare più rapidamente questi comportamenti e contribuire a individuare possibili soluzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra i sei casi segnalati, tre mostrano in modo particolarmente chiaro i diversi aspetti del problema. Un primo episodio è avvenuto durante l&#8217;addestramento di <a href="https://www.interskills.it/2026/07/17/chatgpt-tutte-le-novita-spiegate-bene/">GPT-5.6 Sol</a>, il modello di punta della famiglia GPT-5.6 di OpenAI. <a href="https://alignment.openai.com/misalignment-reports/encouraging-deception-in-compaction-summaries/">In molti casi</a>, il modello ha inserito nei propri riepiloghi delle istruzioni che servivano a non far emergere alcuni suoi errori o comportamenti che non erano in linea con ciò che l’utente voleva. Ad esempio, i riepiloghi di compattazione ovvero i riassunti delle parti precedenti di una lunga conversazione includevano istruzioni per inventare dati storici mancanti senza rivelarli e per nascondere le discrepanze tra le diverse versioni dei documenti o delle informazioni originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In <a href="https://alignment.openai.com/misalignment-reports/searching-github-for-leaked-api-keys/">un secondo caso</a>, un modello ha tentato di violare il sistema di ricompensa, ovvero il meccanismo alla base del <em>reinforcement learning</em> che permette a un modello di imparare quali comportamenti “convengono”, tramite scorciatoie non autorizzate. Infatti, durante la risposta a una domanda di routine sui dati relativi ai guadagni in una contea della California, un modello ha individuato e utilizzato senza autorizzazione una chiave API esposta. Non essendo ancora in grado di recuperare i dati richiesti, li ha inventati e presentati come se provenissero dalla fonte richiesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel <a href="https://alignment.openai.com/misalignment-reports/unauthorized-artifactory-writes-and-cross-sample-communication/">terzo episodio</a> spiegato da OpenAI, diversi agenti hanno creato un canale di comunicazione non autorizzato utilizzando un repository interno, uno spazio interno dell&#8217;organizzazione che era destinato principalmente alla gestione dei file e dei progetti, come se fosse una sorta di bacheca per scambiarsi informazioni e coordinare le proprie attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI inoltre, nel presentare il nuovo framework, in una nota riconosce apertamente che il problema del disallineamento non è ancora risolto <em>«Non riteniamo che il settore dell’IA abbia risolto i problemi di allineamento e monitoraggio in misura sufficiente per continuare a crescere in modo responsabile alla massima velocità per un periodo prolungato».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La posizione di OpenAI si inserisce così nel dibattito, sempre più acceso, sulla velocità con cui sviluppare i modelli di frontiera. Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha affrontato direttamente la <a href="https://darioamodei.com/post/we-must-pace-the-frontier">questione</a> nell’articolo “We Must Pace the Frontier” (Dobbiamo rallentare lo sviluppo dell&#8217;IA di frontiera), sostenendo che il ritmo con cui aumentano le capacità dei modelli debba essere rallentato abbastanza da permettere alla sicurezza di tenere il passo. Tra le sue proposte ci sono test più rigorosi, valutatori indipendenti e un maggiore coordinamento tra le aziende e tra gli Stati. Amodei cita proprio l’incidente OpenAI-Hugging Face come uno degli episodi che lo hanno convinto della necessità di intervenire sul ritmo dello sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La proposta ha ricevuto rapidamente il sostegno di Sam Altman. Il CEO di OpenAI ha <a href="https://x.com/sama/status/2098811563415150910">scritto su X</a>: <strong>«</strong><em>Concordo con Dario sul fatto che dobbiamo rallentare lo sviluppo dell&#8217;IA di frontiera</em> <strong>»</strong>, aggiungendo che il tema è stato al centro delle discussioni interne all&#8217;azienda nelle ultime settimane. Altman ha inoltre annunciato che OpenAI adotterà una delle proposte di Amodei, affidando a valutatori indipendenti un accesso ai sistemi paragonabile a quello dei dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche Elon Musk ha appoggiato pubblicamente l&#8217;intervento di Amodei, limitandosi a <a href="https://x.com/elonmusk/status/2098789109980332057">commentare su X</a>: <em>«Dario ha ragione».</em> Il sostegno di Musk e Altman colloca così la proposta di Amodei al centro del dibattito tra alcuni dei principali protagonisti della corsa all&#8217;IA, proprio mentre negli Stati Uniti cresce la discussione su quanto sia possibile accelerare lo sviluppo senza che la sicurezza rimanga indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lunedì 14 settembre, Trump ha prima <a href="https://www.democracynow.org/2026/9/15/headlines/trump_rejects_calls_to_regulate_ai_as_a_sick_conspiracy_and_hoax">respinto pubblicamente</a> i timori sui rischi dell&#8217;intelligenza artificiale durante una telefonata, trasmessa in vivavoce durante un evento sull&#8217;AI a Los Angeles, con Jensen Huang, CEO di Nvidia, azienda tecnologica statunitense specializzata nella progettazione di GPU (processori grafici) e piattaforme di calcolo. In questa telefonata Trump ribadisce la sua posizione affermando che «<em>I robot non prenderanno il sopravvento. L&#8217;intelligenza artificiale non prenderà il sopravvento sul resto del mondo. È tutta una bufala</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco dopo il presidente <a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/117269745153543631">ha pubblicato su Truth Social</a>, la sua piattaforma di social media, una risposta più articolata alle richieste di regolamentazione avanzate da Dario Amodei e da altri dirigenti del settore. Trump ha sostenuto che l&#8217;unico “guardrail” necessario per l&#8217;intelligenza artificiale fosse «<em>un presidente forte e intelligente (con un QI elevato!)</em>», affermando inoltre che gli Stati Uniti avessero già ampi poteri penali e regolatori sulle aziende del settore. Ha quindi denunciato quella che ha definito una “malata cospirazione” contro l&#8217;AI e i data center, sostenendo che a beneficiarne sarebbe soprattutto la Cina: «<em>Chi vince con l&#8217;AI, vince</em>!».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una posizione che, pur partendo da presupposti diversi, si colloca nello stesso fronte di chi non considera necessario un rallentamento coordinato dello sviluppo dell&#8217;intelligenza artificiale, è quella <a href="https://www.reuters.com/business/metas-zuckerberg-says-ai-labs-have-enough-incentive-build-safely-2026-09-16/">espressa dal CEO di Meta</a>. Zuckerberg ha sostenuto che le aziende di IA abbiano già forti incentivi a sviluppare sistemi sicuri, legati alla concorrenza, alla responsabilità legale e al rischio reputazionale. Secondo il CEO, ogni laboratorio può decidere autonomamente il ritmo con cui procedere e intervenire quando necessario. Zuckerberg ha citato anche la decisione di Meta di rinviare il lancio del suo nuovo agente personale di intelligenza artificiale Muse, progettato per svolgere autonomamente attività per conto degli utenti, per rafforzarne la sicurezza. Meta sostiene inoltre l&#8217;impiego di valutatori indipendenti come pratica per verificare la sicurezza dei modelli.</p>
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		<item>
		<title>Verificare la realtà con il visual journalism</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/09/17/verificare-la-realta-con-il-visual-journalism/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 10:38:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14782</guid>

					<description><![CDATA[Il visual journalism affronta una crisi dell’autenticità: immagini reali possono essere manipolate o decontestualizzate anche grazie alle nuove tecnologie sintetiche. L’indagine visiva deve quindi evolvere, integrando OSINT, tecnologia, fonti dirette e competenze specialistiche per ricostruire e verificare la realtà.
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14782 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo sviluppo tecnologico e la diffusione dell’intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente il settore del visual journalism, rendendo sempre più complesso il processo di verifica delle immagini. La possibilità di generare contenuti falsi, realistici e difficili da distinguere da quelli autentici alimenta il fenomeno della disinformazione e mette in discussione i tradizionali criteri utilizzati per stabilire l’attendibilità di una fotografia o di un video. Queste problematiche sono ampiamente descritte in un interessante raccolta di opinioni pubblicate all’interno di <a href="https://www.cjr.org/feature/the-future-of-visual-investigations-if-we-cant-trust-our-eyes.php">un articolo</a> sulla <em>Columbia Journalism Review</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La domanda non è più soltanto «Come dimostriamo che questa immagine è falsa?», ma anche «Come dimostriamo che questa immagine è vera?». I segnali e gli strumenti che in passato permettevano di riconoscere un contenuto autentico potrebbero infatti non essere più sufficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel giornalismo visivo, l’OSINT (<em>Open Source Intelligence</em>) indica l’utilizzo di informazioni provenienti da fonti aperte e liberamente accessibili per raccogliere, verificare e interpretare contenuti. Queste tecniche si sono sviluppate soprattutto nel racconto dei conflitti, dove l’accesso diretto ai luoghi degli eventi è spesso limitato e immagini, video e dati online possono diventare fondamentali per ricostruire ciò che è accaduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra gli strumenti più utilizzati ci sono la geolocalizzazione, che permette di individuare il luogo in cui è stata realizzata un’immagine o un video, e l’analisi delle immagini satellitari, utile per osservare e documentare i cambiamenti di un territorio nel tempo. A queste si aggiunge la verifica dei contenuti generati dagli utenti, attraverso cui si controllano origine, data e attendibilità di fotografie e video pubblicati online.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Fondamentale è anche l’archiviazione dei contenuti presenti sui social, che permette di conservare materiali che potrebbero essere successivamente cancellati o diventare inaccessibili. Infine, l’estrazione e l’analisi dei dati consentono di individuare collegamenti e informazioni utili alla ricostruzione di un evento.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Principali problematiche legate al visual journalism</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una delle prime questioni sollevate riguarda il problema delle “mezze verità”: si tratta di immagini reali presentate in contesti fuorvianti, senza contesto o non correttamente interpretate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il problema del contesto fuorviante o dell’interpretazione errata nasce dal fatto che un’immagine può essere autentica, ma allo stesso tempo essere utilizzata per raccontare qualcosa che non corrisponde alla realtà. Per il visual journalist diventa quindi fondamentale non fermarsi alla verifica tecnica dell’immagine, ma ricostruirne il contesto attraverso altre fonti, testimonianze, dati, geolocalizzazione e confronto con immagini precedenti o successive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un <a href="https://www.reuters.com/fact-check/image-child-sleeping-between-graves-is-an-old-art-project-not-gaza-2024-06-11/?utm_source=chatgpt.com">caso emblematico</a> di questo fenomeno è quello di una fotografia struggente che raffigurava un bambino sdraiato tra due strutture che sembrano tombe. L’immagine è stata diffusa come immagine della guerra a Gaza. In realtà era un progetto artistico del 2014 del fotografo saudita Aziz Alotaibi, realizzato in Arabia Saudita.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="467" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_bambino_tombe.webp" alt="" class="wp-image-14902" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_bambino_tombe.webp 700w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_bambino_tombe-300x200.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_bambino_tombe-600x400.webp 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Immagine Reuters</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il secondo problema riguarda la carenza di disponibilità dei materiali visivi durante i conflitti. Rispetto a guerre come quella in Siria o in Iraq, nei conflitti più recenti circolano meno video e immagini che possano essere utilizzati per ricostruire e confrontare gli eventi. Il paradosso è che la diffusione delle tecniche OSINT ha reso più consapevoli del valore strategico delle immagini anche gli attori coinvolti nei conflitti. Se un video può diventare una prova utile per ricostruire un bombardamento, identificare un’arma o documentare una violazione, diventa altrettanto importante impedire che quel materiale venga registrato, pubblicato o conservato. Di conseguenza, possono diminuire le tracce visive disponibili e, con esse, la possibilità per giornalisti e investigatori di ricostruire ciò che è accaduto</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo rende il lavoro degli investigatori OSINT più difficile, perché spesso la ricostruzione di un fatto dipende proprio dalla possibilità di mettere insieme numerose testimonianze visive provenienti da fonti diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/news/osint-aid-flights-and-trusted-contacts-how-journalists-are-covering-gazas-story-afar?utm_source=chatgpt.com">chiaro esempio</a> di questa problematica è la situazione che si è creata a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, data fondamentale perché segna l&#8217;inizio dell&#8217;attuale guerra tra Israele e Hamas. I giornalisti internazionali hanno avuto un accesso estremamente limitato al territorio, mentre gran parte della documentazione visiva è stata prodotta da giornalisti palestinesi, operatori sanitari e cittadini. Le redazioni hanno quindi dovuto lavorare a distanza, mettendo insieme video pubblicati online, testimonianze, immagini satellitari e materiale proveniente da contatti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel 2024, infatti, il team di indagini visive del New York Times, <a href="https://www.interskills.it/2024/05/10/due-degli-ultimi-pulitzer-hanno-usato-lia-per-le-loro-inchieste/">ha addestrato un modello</a> per analizzare le immagini satellitari e identificare i crateri lasciati da bombe da 2.000 libbre in zone di Gaza dichiarate sicure per i civili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le “immagini ibride”, cioè immagini che partono da un contenuto reale ma vengono successivamente modificate dall’intelligenza artificiale, a volte impercettibilmente in alcuni dettagli, costituiscono un altro livello di difficoltà per il giornalismo visuale. A differenza di un’immagine completamente generata, queste manipolazioni possono essere molto difficili da riconoscere perché la maggior parte della fotografia rimane autentica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per questo motivo non è sufficiente affidarsi a un detector automatico ovvero uno strumento tecnologico che può segnalare una possibile alterazione, ma è indispensabile unire la tecnologia al lavoro umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un esempio di immagine ibrida riguarda il caso dello sgombero del <a href="https://www.odg.it/vero-post-verita-e-collasso-dellautenticita/65177">centro sociale Askatasuna</a> di Torino avvenuto a gennaio 2026. Un video realizzato da <em>Torino Oggi</em> documentò l&#8217;aggressione a un agente di polizia, Alessandro Calista, che venne circondato e colpito da alcuni manifestanti. Nel video si vede poi il collega Lorenzo Virgulti intervenire per soccorrerlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giorno successivo, la Polizia di Stato pubblicò sui propri canali social una fotografia che mostrava proprio quel momento, trasformandola di fatto nell&#8217;immagine simbolo dell&#8217;aggressione. La fotografia venne inoltre inviata all&#8217;ANSA e successivamente ripresa da altri media.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_caso_askatasuna.webp" alt="" class="wp-image-14903" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_caso_askatasuna.webp 700w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_caso_askatasuna-300x169.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/09/immagine_caso_askatasuna-600x338.webp 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Facta, Andrea Zitelli, 2026</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il problema è che la fotografia non era una semplice fotografia originale. Secondo <a href="https://www.facta.news/articoli/polizia-ha-diffuso-foto-scontri-torino-intelligenza-artificiale-teoria-complotto?utm_source=chatgpt.comù">la ricostruzione di <em>Facta</em></a>, testata giornalistica italiana indipendente specializzata nel fact-checking e nel contrasto alla disinformazione, la foto era stata modificata con l&#8217;intelligenza artificiale partendo da un fotogramma reale del video. Nella fotografia modificata infatti scompaiono la maschera antigas e lo scudo dell&#8217;agente, cambiano alcuni elementi del suo volto non più coperto dal casco e anche lo sfondo presenta elementi che non corrispondono fedelmente alla scena reale, come la pavimentazione e la ringhiera. Quindi l’immagine che viene presentata al pubblico conserva il riferimento a un episodio realmente accaduto, ma non corrisponde esattamente alla scena reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un’altra questione sollevata è legata al crescente costo dell’OSINT con la diffusione di software e strumenti specializzati. Questo processo ha però spostato l’attenzione dall’obiettivo principale dell’indagine alla tecnologia utilizzata e alla spettacolarizzazione delle competenze: &nbsp;si sono diffusi analisti improvvisati che, pur avendo competenze tecnologiche, spesso non possiedono sufficienti conoscenze storiche e geopolitiche. Il rischio è che interpretino male le informazioni e amplifichino immagini, video o notizie non verificati, contribuendo così alla diffusione di disinformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un esempio calzante è il <a href="https://www.bellingcat.com/resources/case-studies/2016/01/11/misattribution-verification-isis-and-madaya/?utm_source=chatgpt.com">caso di Madaya</a>, in Siria, nel 2016. Durante l’assedio della città circolò la fotografia di un bambino estremamente denutrito, presentata come una vittima della crisi umanitaria di Madaya. L’immagine venne ripresa anche da importanti agenzie di stampa, ma Bellingcat, un’organizzazione specializzata nelle indagini OSINT, verificò successivamente che la fotografia non era stata scattata a Madaya e proveniva da un&#8217;altra circostanza. Il caso mostra che il problema degli errori OSINT non riguarda solamente utenti anonimi dei social, ma può coinvolgere anche media e organizzazioni professionali quando la verifica della fonte non è sufficiente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi fenomeni ampiamente diffusi stanno generando una crisi di fiducia nelle immagini. Per questo motivo, la verifica non può più basarsi soltanto sull’analisi digitale, ma deve integrarsi con l’OSINT tradizionale e con il lavoro dei giornalisti sul campo, mantenendo sempre al centro le persone e il contesto in cui gli eventi avvengono.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Stiamo assistendo dunque ad un vero e proprio cambiamento epistemico, cioè a un ripensamento del modo in cui stabilire cosa possiamo considerare una prova attendibile. I metodi tradizionali potrebbero non essere più sufficienti e sarà quindi necessario sviluppare nuovi strumenti, protocolli e pratiche di verifica, aggiornandoli continuamente in base all’evoluzione della tecnologia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>The New York Times vs OpenAI: il governo degli Stati Uniti prende posizione</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/09/15/the-new-york-times-vs-openai-il-governo-degli-stati-uniti-prende-posizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 12:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14775</guid>

					<description><![CDATA[La causa tra The New York Times, OpenAI e Microsoft sull'uso di opere protette da copyright nell’addestramento dei modelli di AI è a un punto di svolta. L’intervento del governo USA, favorevole al fair use, evidenzia la posta in gioco: la leadership americana nella corsa all’AI.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14775 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel <a href="https://www.interskills.it/2024/01/04/la-battaglia-legale-tra-il-new-york-times-microsoft-e-openai/">dicembre 2023</a>, il <em>The New York Times</em> ha citato in giudizio OpenAI e Microsoft per presunta violazione del copyright, accusandole di aver utilizzato i propri articoli per l’addestramento dei loro modelli di intelligenza artificiale. Le aziende tecnologiche si sono difese appellandosi alla <a href="https://www.interskills.it/2023/11/03/la-controversia-tra-intelligenza-artificiale-e-copyright/">dottrina del “fair use”</a> che consente, in determinate circostanze, di utilizzare un’opera protetta dal copyright senza l’autorizzazione del titolare dei diritti. La legge statunitense indica, tra gli esempi di utilizzo che possono rientrare nel <em>fair use</em>, attività quali la critica, il commento, la cronaca, l’insegnamento, la ricerca e lo studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I tribunali, inoltre, devono valutare quattro fattori per stabilire se uno specifico utilizzo possa rientrare nel <em>fair use</em>. Il primo riguarda lo scopo e la natura dell’utilizzo, considerando, tra gli altri aspetti, se esso abbia finalità commerciali e se sia trasformativo, cioè se utilizzi l’opera per uno scopo o una funzione significativamente diversa da quella originaria. Il secondo fattore riguarda la natura dell’opera protetta, ovvero il tipo di opera utilizzata. Il terzo considera la quantità e la sostanzialità della parte dell’opera utilizzata, valutando non solo quanto materiale è stato riprodotto, ma anche quanto esso sia importante rispetto all’opera nel suo complesso. Infine, il quarto fattore riguarda l’effetto dell’utilizzo dell’opera sul mercato potenziale e sul suo valore, ossia l’eventuale danno che l’utilizzo può provocare al mercato dell’opera o alla sua capacità di generare valore. L&#8217;applicazione di questi criteri, tuttavia, varia in relazione alle circostanze concrete del singolo caso e richiede quindi un&#8217;analisi specifica delle modalità e delle finalità dell&#8217;utilizzo dell&#8217;opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È proprio intorno all&#8217;applicazione di questi criteri che si sviluppa la controversia tra il <em>The</em> <em>New York Times</em> e OpenAI, che nel corso del tempo ha assunto dimensioni più ampie coinvolgendo altri autori ed editori. Il procedimento è infatti confluito, insieme ad altre controversie relative all&#8217;utilizzo di opere protette da copyright per l&#8217;addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale, nella <a href="https://law.justia.com/cases/federal/district-courts/new-york/nysdce/1:2023cv08292/606655/716/?utm_source=chatgpt.com">multidistrict litigation</a> (<em>In re OpenAI, Inc. Copyright Infringement Litigation</em>), istituita presso il Southern District of New York.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La controversia si è quindi evoluta nel corso del procedimento, arrivando nel <a href="https://www.reuters.com/legal/litigation/openai-new-york-times-case-tees-up-key-test-ai-training-under-copyright-law-2026-09-08/">settembre 2026</a> a un passaggio particolarmente significativo. Le parti coinvolte hanno chiesto al giudice federale Sidney Stein di pronunciarsi attraverso il cosiddetto <em>summary judgment</em>, una procedura che consente al tribunale di decidere su una controversia senza procedere a un processo completo quando non sussistono fatti rilevanti realmente contestati. La pronuncia del giudice potrebbe risultare determinante per l’esito della causa e, più in generale, contribuire a definire i limiti entro cui le società di AI possono utilizzare materiale protetto da copyright per l’addestramento dei propri modelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il <em>The New York Times</em>, il problema è che l&#8217;utilizzo dei suoi articoli da parte di OpenAI non sarebbe sufficientemente “trasformativo” da rientrare nel <em>fair use</em> e inoltre questo causerebbe ingenti danni economici. Le aziende tecnologiche sostengono invece che i sistemi di IA non si limitino a copiare i contenuti utilizzati durante l’addestramento, ma ne ricavino modelli statistici generali, successivamente impiegati per produrre testi e altri contenuti originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A rendere ancora più rilevante la controversia è l’intervento del governo degli Stati Uniti, che a inizio settembre 2026 ha presentato <a href="https://chatgptiseatingtheworld.com/2026/09/02/united-states-files-statement-of-interest-in-openai-lawsuits-ai-training-is-fair-use-dilution-is-deeply-flawed-theory-in-the-view-of-the-united-states/?">uno <em>Statement of Interest</em></a> (dichiarazione di interesse) nel procedimento, prendendo posizione sulle principali questioni giuridiche sollevate dalle cause. Attraverso questo intervento, il governo sostiene una posizione sostanzialmente favorevole alle aziende tecnologiche, ritenendo che l’utilizzo di opere protette da copyright per l’addestramento dei modelli di AI possa rientrare nel <em>fair use</em> e definisce profondamente errata la teoria della “diluizione del mercato” sostenuta da alcuni autori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il punto più importante della dichiarazione è che il governo propone di separare giuridicamente l’addestramento dell’AI dai suoi eventuali output. Nello specifico il fatto che un modello possa successivamente generare contenuti concorrenti con quelli degli autori non renderebbe automaticamente illecito l’utilizzo delle opere durante l’addestramento. Il training, infatti, avrebbe una finalità diversa da quella originaria delle opere: queste non vengono semplicemente ripubblicate, ma utilizzate come materiale attraverso cui il modello apprende il linguaggio e produce successivamente nuovi contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In altre parole, secondo il governo, non è sufficiente che un testo generato dall’AI possa “fare concorrenza” a un articolo o a un libro scritto da un autore umano. Perché si possa parlare di un danno rilevante per il copyright, l’output dovrebbe agire come un vero e proprio sostituto dell’opera originale, compromettendone concretamente la commerciabilità. Non basta, quindi, una generica concorrenza tra contenuti che svolgono una funzione simile o appartengono allo stesso genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È una distinzione fondamentale: il fatto che un contenuto generato dall’AI possa svolgere la stessa funzione di un’opera umana non significa necessariamente che ne violi il copyright. A essere protetta, infatti, non è l’idea o il genere dell’opera, ma la sua specifica espressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intervento non rende gli Stati Uniti parte della causa e non ha valore giuridico vincolante, piuttosto va considerato come un atto consultivo e persuasivo. Il suo peso istituzionale è tuttavia significativo, perché introduce nel giudizio una prospettiva più ampia: la decisione sul <em>fair use</em> non riguarderebbe soltanto la tutela degli autori e gli interessi economici delle aziende coinvolte, ma potrebbe incidere sulla competitività dell’industria americana dell’AI e sulla posizione degli Stati Uniti nella competizione tecnologica globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A tal proposito la posizione del governo ha ragioni di interesse nazionale. Gli Stati Uniti ritengono infatti strategico mantenere una forte leadership nell’intelligenza artificiale e temono che un obbligo generalizzato di licenza per ogni opera utilizzata nell’addestramento di modelli AI possa aumentare enormemente i costi, creare barriere all’ingresso e favorire la concentrazione del settore nelle mani delle aziende più grandi con maggior potere economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una posizione che si inserisce nella più ampia strategia statunitense di mantenere la leadership nella corsa all’AI, come emerge dalla <a href="https://www.reuters.com/world/europe/trump-says-very-negative-forces-raising-exaggerated-concerns-over-ai-2026-09-13/?utm_source=chatgpt.com">dichiarazione del presidente Donald Trump</a> del 13 settembre in risposta agli appelli a rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità per gli Stati Uniti di mantenere la leadership nella competizione con la Cina. Ha sintetizzato questa posizione nella frase “<em>whoever wins AI wins</em>”, ovvero “<em>chi vince nel campo dell’IA, vince</em>”, evidenziando come la supremazia nell’IA possa garantire un vantaggio decisivo sul piano tecnologico ed economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al di là della questione strettamente giuridica, questa contesa solleva anche una questione di natura sociologica: l’AI trae valore dalla produzione culturale umana, mentre gli autori potrebbero trovarsi a competere con sistemi sviluppati anche attraverso l’elaborazione di quella stessa produzione. Se la domanda si spostasse verso i contenuti generati dall’IA, potrebbe diminuire il ritorno economico per gli autori, mettendo in discussione gli incentivi a produrre nuova conoscenza e cultura e costringendo i modelli ad addestrarsi su materiali prodotti da loro stessi.</p>
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		<title>ChatGPT : tutte le novità spiegate bene</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/07/17/chatgpt-tutte-le-novita-spiegate-bene/</link>
					<comments>https://www.interskills.it/2026/07/17/chatgpt-tutte-le-novita-spiegate-bene/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 08:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmi]]></category>
		<category><![CDATA[gestione home page]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[giudizio editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[new york times]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn352024]]></category>
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					<description><![CDATA[ChatGPT Work segna il passaggio dal semplice chatbot a un vero assistente operativo. In questa guida analizzeremo tutte le novità introdotte da OpenAI con ChatGPT Work e la famiglia GPT-5.6, spiegando in modo chiaro funzionalità, modelli, sicurezza, interfaccia e differenze tra la versione desktop e quella web. ]]></description>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);flex-basis:65%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 9 luglio OpenAI ha <a href="https://openai.com/it-IT/index/gpt-5-6/">presentato</a> il nuovo ambiente ChatGPT Work insieme a GPT-5.6, la nuova famiglia di modelli pensata per affrontare attività professionali complesse, utilizzare strumenti digitali e produrre contenuti completi con meno interventi da parte dell’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’ambiente di ChatGPT Work rappresenta un’evoluzione significativa rispetto all’esperienza classica di ChatGPT. Nella chat tradizionale l’interazione avviene principalmente attraverso una sequenza di domande e risposte: l’utente formula una richiesta, riceve un risultato e prosegue la conversazione con nuove istruzioni. Work, invece, è progettato per ricevere un lavoro complesso più ampio, raccogliere il contesto necessario, pianificare le diverse fasi dell’attività e intervenire direttamente su file, applicazioni e servizi collegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato non è quindi soltanto una risposta testuale, ma può assumere la forma di un documento, una presentazione, un foglio di calcolo, una dashboard o un’applicazione web pronta per essere esaminata e perfezionata. OpenAI descrive <a href="https://openai.com/it-IT/chatgpt-work/">Work</a> come un ambiente agentico nel quale ricerca, pianificazione, produzione e revisione possono convergere all’interno dello stesso flusso operativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A supportare questa nuova modalità è la famiglia GPT-5.6, composta da tre modelli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Sol</strong>: il modello più potente. È pensato per programmazione avanzata, ricerca, analisi, progettazione, documenti professionali e attività lunghe o particolarmente difficili.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Terra</strong>: cerca un equilibrio tra qualità, velocità e costo. È pensato per la maggior parte dei lavori quotidiani.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Luna</strong>: il più veloce ed economico. È adatto alle attività frequenti, relativamente semplici o da eseguire su larga scala.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Più che un semplice aggiornamento del chatbot, ChatGPT Work segna quindi il passaggio da un’intelligenza artificiale utilizzata soprattutto come interlocutore a un sistema capace di partecipare in modo più diretto all’esecuzione del lavoro, un vero e proprio “agente”, simile a Cowork di Anthropic.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Le principali novità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra le principali novità di GPT-5.6 figura la Programmatic Tool Calling, una funzionalità disponibile nella Responses API e destinata agli sviluppatori. Essa consente al modello di generare ed eseguire piccoli programmi temporanei per coordinare automaticamente gli strumenti utilizzati durante un&#8217;attività, riducendo il numero di chiamate al modello, il consumo di token e la necessità di scrivere manualmente il codice che gestisce il flusso di lavoro. Sebbene questa funzione non sia esposta direttamente nell&#8217;interfaccia di ChatGPT Work, rappresenta una delle tecnologie che permettono di realizzare agenti sempre più autonomi ed efficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche nell’app ChatGPT Work le attività complesse vengono suddivise in più passaggi e svolte attraverso gli strumenti disponibili. La Programmatic Tool Calling indica però una specifica modalità tecnica offerta agli sviluppatori nella Responses API, mentre nell’app la pianificazione e il coordinamento delle operazioni avvengono automaticamente dietro le quinte, senza che l’utente debba configurarne il funzionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un’altra novità importante è la funzione Multi-agent, disponibile in beta nelle Responses API con GPT-5.6, che permette a un agente principale di suddividere un’attività complessa tra più sottoagenti. In questo caso GPT-5.6 può coordinare più sub-agenti che lavorano in parallelo su parti diverse dello stesso problema e poi riunire i risultati in una risposta unica. La funzione è indicata soprattutto per attività complesse che possono essere suddivise in filoni indipendenti, come una ricerca su più fonti, l’analisi di un grande progetto software o la preparazione di un documento composto da sezioni diverse. La tecnologia equivalente presente nell’interfaccia di ChatGPT Work che adotta anch’essa un approccio multi-agente è il livello di sforzo Ultra di cui parleremo successivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">GPT-5.6 Sol migliora anche sul piano dell’efficienza: riesce a raggiungere prestazioni elevate generando meno token di output. Questo può rendere le risposte più rapide, concise e meno costose nei flussi di lavoro intensivi. Quando l’utilizzo compreso nel piano viene esaurito, ChatGPT può offrire la possibilità di acquistare crediti aggiuntivi per continuare a utilizzare determinate funzioni. I crediti non corrispondono direttamente a un numero fisso di token: il consumo dipende dal modello, dalla complessità dell’attività, dalla quantità di dati elaborati e dalla lunghezza del risultato. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI pubblica <a href="https://help.openai.com/en/articles/11481834-chatgpt-rate-card-business-enterpriseedu?utm_source=chatgpt.com">una Rate Card ufficiale</a> per i piani aziendali, mentre per gli account personali prezzi e disponibilità devono essere verificati nella sezione Utilizzo e crediti del proprio profilo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sul fronte della progettazione, GPT-5.6 Sol è in grado di creare interfacce web e applicazioni più curate, con una struttura più ordinata, una gerarchia visiva più efficace e scelte estetiche più coerenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo stesso miglioramento riguarda anche il lavoro sui contenuti professionali, in quanto il modello può raccogliere informazioni frammentate provenienti da diversi strumenti: per esempio messaggi e discussioni dalla piattaforma aziendale Slack, documentazione e note presenti in Notion, documenti, fogli Excel e presentazioni di Microsoft 365 e file archiviati in Google Drive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel caso delle presentazioni (es. Powerpoint), GPT-5.6 Sol può analizzare lo stile di un file di riferimento, riconoscendone impaginazione, caratteri, colori, spaziature, struttura delle diapositive ed elementi ricorrenti. In questo modo riesce a creare nuove slide mantenendo lo stesso linguaggio visivo del documento originale, una capacità particolarmente utile quando si aggiorna una presentazione aziendale senza alterarne l’identità grafica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche documenti e fogli di calcolo risultano più rifiniti, grazie a una migliore gestione di tipografia, layout, equazioni, tabelle e modelli finanziari. L’obiettivo non è soltanto produrre contenuti corretti, ma renderli anche più leggibili, coerenti e professionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro passo avanti riguarda la capacità di interpretare le richieste dell’utente: il modello riesce più spesso a dedurre l’obiettivo finale e il livello di approfondimento richiesto, riducendo la necessità di descrivere ogni singolo passaggio. Resta comunque importante indicare con chiarezza i vincoli, i criteri di successo, i limiti operativi e i casi in cui è necessario chiedere conferma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, GPT-5.6 gestisce meglio anche le immagini. Quando viene utilizzato il livello di dettaglio originale o automatico, può preservarne le dimensioni iniziali invece di ridimensionarle arbitrariamente. Questo permette un’analisi più accurata dei contenuti visivi, anche se immagini molto grandi possono aumentare il consumo di token e i tempi di elaborazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">GPT-5.6 Sol mostra progressi anche in ambiti scientifici e tecnici particolarmente complessi. In biologia computazionale, OpenAI segnala risultati migliori su GeneBench v1, un benchmark dedicato all’analisi genomica e alla biologia quantitativa. Il modello avrebbe superato GPT-5.5 utilizzando meno token, un dato che suggerisce sia una maggiore capacità di affrontare analisi lunghe e articolate, sia una migliore efficienza nell’uso delle risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro settore centrale è la cybersicurezza. OpenAI presenta GPT-5.6 Sol come il proprio modello più avanzato fino a quel momento per attività come l’analisi del software, la ricerca di vulnerabilità e il supporto alla correzione delle falle. Nei benchmark citati, il modello ottiene risultati competitivi consumando meno token e migliora ulteriormente quando gli viene assegnato un livello di ragionamento più elevato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI precisa però che queste capacità non equivalgono alla possibilità di condurre autonomamente un attacco completo. Nei test su browser come Chromium e Firefox, Sol è riuscito a individuare bug e componenti utili alla costruzione di exploit, ma non a realizzare da solo una catena di attacco completa e funzionante. Per questo motivo, secondo la valutazione dell’azienda, il modello non supera la soglia più critica prevista dal quadro interno a OpenAI di preparazione e prevenzione dei rischi (<a href="https://openai.com/index/updating-our-preparedness-framework/?utm_source=chatgpt.com">Preparedness Framework</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Considerata la natura particolarmente sensibile di questi ambiti, OpenAI afferma di aver adottato un sistema di sicurezza multilivello. Le protezioni comprendono l’addestramento al rifiuto delle richieste vietate, controlli durante la generazione delle risposte, classificatori specifici per i rischi cyber e biologici, monitoraggio a livello di account e accesso differenziato alle funzionalità più sensibili. Nei casi più rischiosi, una risposta può essere sospesa, riesaminata e bloccata prima di essere mostrata all’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI ha inoltre dedicato molte risorse al red teaming automatizzato, cioè a una serie di test di sicurezza eseguiti in modo automatico per cercare punti deboli nel modello. Per svolgere questi test, OpenAI dichiara di aver utilizzato una quantità di potenza di calcolo equivalente a oltre 700.000 ore di funzionamento di GPU A100. Le GPU sono processori molto potenti, progettati anche per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale; l’A100 è un modello professionale prodotto da NVIDIA e impiegato nei grandi centri di calcolo. Una parte importante del lavoro è stata dedicata alla ricerca dei cosiddetti jailbreak universali, cioè tecniche capaci di aggirare le protezioni del modello in molti contesti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questi test automatici sono stati affiancati esperti esterni, con l’obiettivo di individuare modalità di abuso non previste. La sicurezza viene quindi trattata non come una verifica conclusiva prima del rilascio, ma come un processo continuo di individuazione, correzione e aggiornamento delle difese.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa guida strutturata presenteremo nel dettaglio ChatGPT Work sulla nuova app desktop e le principali differenze rispetto alla versione web.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La nuova app desktop: un&#8217;unica piattaforma per Chat, Work e Codex</strong></h3>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-1&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading has-icon has-icon-right"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-1-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" id="accordion-item-1" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Interfaccia principale (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div aria-labelledby="accordion-item-1" data-wp-bind--hidden="state.isHidden" data-wp-on--beforematch="actions.handleBeforeMatch" id="accordion-item-1-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con il lancio di ChatGPT Work, OpenAI ha rinnovato anche l’app desktop (<a href="https://chatgpt.com/it-IT/download/" data-type="link" data-id="https://chatgpt.com/it-IT/download/">scaricabile qui</a>) per Windows e MacOS, trasformandola in un ambiente di lavoro unificato. L’obiettivo è consentire all’utente di gestire attività diverse da un’unica interfaccia, riducendo la necessità di passare continuamente dal browser agli editor di testo, agli strumenti di sviluppo e alle applicazioni esterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Rispetto alla precedente versione, denominata ChatGPT Classic, la nuova app introduce le capacità agentiche di Work e Codex, senza rinunciare alle funzioni tradizionali di conversazione. L’applicazione mette quindi a disposizione tre modalità principali: Chat, dedicata alle conversazioni e alle ricerche tradizionali; Work, destinata a compiti più complessi e prolungati e Codex, progettata specificamente per lo sviluppo software.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="464" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/interfaccia_ChatGPT_Work.webp" alt="" class="wp-image-14862" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/interfaccia_ChatGPT_Work.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/interfaccia_ChatGPT_Work-766x395.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/interfaccia_ChatGPT_Work-600x309.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/interfaccia_ChatGPT_Work-300x155.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1- interfaccia ChatGPT Work nella versione desktop</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella nuova applicazione desktop l&#8217;accesso a ChatGPT Work avviene in modo diverso rispetto alla versione web. Non è presente, infatti, il selettore Chat / Work nella parte superiore della finestra. Per scegliere la modalità di lavoro è necessario utilizzare il menu situato nell&#8217;angolo superiore sinistro dell&#8217;applicazione. Facendo clic sul nome dell&#8217;ambiente corrente si apre un menu a discesa che consente di selezionare la modalità desiderata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una delle differenze più importanti rispetto alla versione web riguarda l&#8217;accesso alle risorse del computer. Con l&#8217;autorizzazione dell&#8217;utente, l&#8217;app desktop può lavorare direttamente con file locali e interagire con applicazioni installate nel sistema operativo. Inoltre, integra un browser che consente all&#8217;agente di consultare siti web, raccogliere informazioni e utilizzare strumenti online senza uscire dall&#8217;ambiente di lavoro. Queste capacità non sono disponibili nella stessa forma all&#8217;interno dell&#8217;interfaccia web, che opera principalmente con contenuti presenti nel cloud e con le applicazioni connesse.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="472" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra_del_prompt.webp" alt="" class="wp-image-14864" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra_del_prompt.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra_del_prompt-300x157.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra_del_prompt-600x315.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra_del_prompt-767x402.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2- Focus sulla barra del prompt e sui vari modelli selezionabili</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla barra centrale del prompt è possibile selezionare, tramite il menù a tendina i vari modelli disponibili.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="484" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/livelli_di_sforzo.webp" alt="" class="wp-image-14865" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/livelli_di_sforzo.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/livelli_di_sforzo-300x161.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/livelli_di_sforzo-600x323.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/livelli_di_sforzo-768x413.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3- Focus sulla barra del prompt e sui vari livelli di sforzo selezionabili</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oltre alla scelta del modello, è possibile impostare il livello di sforzo, cioè la quantità di ragionamento e di lavoro che il modello deve dedicare all’attività. Aumentando lo sforzo, ChatGPT può esplorare più soluzione, verificare meglio i passaggi e utilizzare più tempo e risorse; di conseguenza, però, la risposta può richiedere più tempo e consumare più rapidamente la quota di token disponibile. I vari livelli di sforzo son i seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Leggero</strong>: privilegia velocità e minore consumo di risorse. È adatto alle attività semplici, alle modifiche rapide, alla formattazione di testi e alle richieste che non richiedono una lunga analisi. Nella terminologia tecnica dell’API corrisponde al livello low, consigliato da OpenAI per le applicazioni in cui è importante ottenere risposte rapide e ridurre al minimo i tempi di attesa.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Medio:</strong> rappresenta il compromesso predefinito tra velocità e qualità. È indicato per la maggior parte dei lavori quotidiani, come la preparazione di documenti, le ricerche ordinarie, le analisi non particolarmente complesse e la creazione di contenuti. OpenAI lo descrive come il livello di ragionamento standard e lo consiglia come punto di partenza equilibrato.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Alto:</strong> concede al modello più tempo per ragionare ed è adatto alle attività articolate, con più passaggi, vincoli o strumenti da coordinare. Può essere utile, per esempio, per analisi approfondite, progettazione, programmazione o lavori che richiedono maggiori verifiche. OpenAI lo definisce un livello di ragionamento esteso.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Molto alto:</strong> corrisponde al livello tecnico high o, nella Chat tradizionale, a Extra High. È pensato per problemi difficili, attività lunghe e situazioni nelle quali una maggiore elaborazione produce un miglioramento concreto della qualità. Richiede normalmente più tempo e più quota rispetto ai livelli precedenti.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Massimo:</strong> è una delle novità introdotte con GPT-5.6. Offre al modello il maggior tempo possibile per approfondire, esplorare alternative e verificare il risultato. OpenAI consiglia di riservarlo ai lavori più difficili nei quali la qualità viene prima di velocità e consumo, come analisi complesse, debugging particolarmente ostinato, ricerca avanzata o progetti con molti vincoli. In ChatGPT Work e Codex, il livello Max è disponibile per tutti gli utenti che hanno accesso a GPT-5.6, ma deve essere abilitato nelle impostazioni.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Ultra</strong>: non è semplicemente un ulteriore livello di ragionamento del singolo modello. È una modalità multi-agente: ChatGPT può affidare parti diverse del lavoro a più agenti secondari, eseguirle anche in parallelo e poi riunire i risultati. È indicata per progetti complessi che possono essere suddivisi in filoni indipendenti, per esempio ricerca su più fonti, analisi di un grande progetto software o produzione di un elaborato composto da diverse sezioni. Può migliorare qualità e rapidità complessiva sui lavori adatti alla parallelizzazione, ma consuma più velocemente la quota di utilizzo, come segnala anche l’interfaccia. In ChatGPT Work è disponibile per i piani Pro ed Enterprise; in Codex è disponibile dai piani Plus in su.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="472" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra-laterale-sinistra.webp" alt="" class="wp-image-14867" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra-laterale-sinistra.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra-laterale-sinistra-300x157.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra-laterale-sinistra-600x315.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/barra-laterale-sinistra-767x402.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 4- Focus sulle funzionalità disponibili nella barra laterale sinistra</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver selezionato l’ambiente ChatGPT Lavoro, nella barra laterale sinistra dell’interfaccia compare il comando Nuova attività, che permette di avviare un nuovo lavoro. Ogni attività rappresenta un&#8217;esecuzione indipendente dell&#8217;agente, con il proprio contesto, i propri file e il relativo risultato finale. Di seguito è mostrato un esempio di attività complessa che è stata effettuata grazie all&#8217;aiuto del modello GPT 5.6 Sol.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="480" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Esempio-attivita-complessa.webp" alt="" class="wp-image-14868" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Esempio-attivita-complessa.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Esempio-attivita-complessa-300x160.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Esempio-attivita-complessa-600x320.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Esempio-attivita-complessa-767x409.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 5- Esempio attività complessa</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La richiesta riguardava la creazione di un sito web interattivo dedicato alle strutture ricettive della Puglia. L’obiettivo era mostrare su una mappa almeno 300 alloggi turistici realmente geolocalizzati, tra hotel, bed and breakfast, case vacanza e villaggi, disponibili per un soggiorno di due persone nell’ultima settimana di luglio oppure nella prima settimana di agosto. Per ciascuna struttura doveva essere indicato direttamente sulla mappa anche il relativo prezzo, così da consentire un confronto immediato tra le diverse soluzioni disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle attività, ChatGPT Work mette a disposizione una serie di strumenti che consentono di definire il contesto nel quale l&#8217;agente dovrà operare. A differenza della chat tradizionale, infatti, ogni attività può essere personalizzata indicando quali risorse utilizzare, quale obiettivo perseguire e quali strumenti mettere a disposizione dell&#8217;agente. Cliccando sul + presente o digitando il simbolo <strong>@</strong>nella barra del prompt sono presenti le seguenti opzioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Accesso a file e cartelle: </strong>Consente di autorizzare ChatGPT Work a utilizzare documenti e directory presenti sul computer durante lo svolgimento dell&#8217;attività. In questo modo l&#8217;agente può leggere, modificare e creare file necessari al completamento del lavoro.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Obiettivo:</strong> Questa funzione permette di definire un obiettivo permanente per l&#8217;attività. Si tratta di un&#8217;istruzione di alto livello che guida il comportamento dell&#8217;agente durante tutto il processo, aiutandolo a mantenere il focus sul risultato richiesto.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Modalità Piano: </strong>Attivando questa opzione, l&#8217;agente elabora un piano di lavoro prima di iniziare l&#8217;esecuzione. Il piano può essere rivisto e approvato dall&#8217;utente, risultando particolarmente utile per attività articolate o di lunga durata.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="590" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/menu-delle-funzionalita.webp" alt="" class="wp-image-14870" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/menu-delle-funzionalita.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/menu-delle-funzionalita-300x197.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/menu-delle-funzionalita-600x393.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/menu-delle-funzionalita-767x503.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 6- Focus sul menu delle funzionalità presenti nelle attività</figcaption></figure>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Plugin e app: </strong>possono essere attivate per consentire a ChatGPT Work di usare strumenti esterni o funzioni specifiche durante l’attività.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Conversazioni ChatGPT</strong>: mostra invece alcune chat precedenti, che possono essere richiamate nell’Attività corrente. Selezionando uno di questi elementi, ChatGPT Work può utilizzare il relativo contenuto come riferimento per continuare il lavoro. In questo modo non è necessario copiare manualmente informazioni da una vecchia chat o caricare nuovamente un documento.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="477" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Funzione-Annotazione.webp" alt="" class="wp-image-14871" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Funzione-Annotazione.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Funzione-Annotazione-300x159.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Funzione-Annotazione-600x318.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Funzione-Annotazione-768x407.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 7- Funzione Annotazione (riquadro in blu selezionato) per apportare modifiche</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Mentre un&#8217;attività è in esecuzione, ChatGPT Work consente di aprire nuove risorse senza interrompere il lavoro in corso. Facendo clic sul pulsante &#8220;+&#8221;, posto nella barra superiore dell&#8217;area di anteprima, si apre un menu con tre opzioni che permettono di ampliare il contesto operativo dell&#8217;agente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>File:</strong> Consente di aprire o aggiungere un nuovo file al progetto corrente. Questa funzione è utile quando, durante lo svolgimento dell&#8217;attività, si rende necessario consultare un documento aggiuntivo o integrare nuovi contenuti senza creare una nuova sessione di lavoro.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Attività laterale:</strong> Permette di avviare una seconda attività indipendente che viene eseguita parallelamente a quella principale. È una funzione particolarmente utile quando si desidera svolgere una ricerca o sviluppare un&#8217;attività complementare senza interrompere il lavoro già in corso. Le due attività rimangono separate ma possono essere utilizzate contemporaneamente.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Browser:</strong> Apre una nuova scheda del browser integrato di ChatGPT Work. L&#8217;agente può così navigare sul Web, consultare siti Internet, effettuare ricerche e raccogliere informazioni direttamente all&#8217;interno dell&#8217;ambiente di lavoro, senza dover passare a un browser esterno.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dunque, in soli 26 minuti e con alcune indicazioni aggiuntive per rifinire il risultato, ChatGPT Work ha generato un sito web completo con una mappa interattiva della Puglia. All’interno della mappa sono visualizzate le strutture ricettive geolocalizzate, insieme ai prezzi disponibili per i due periodi selezionati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se si vuole modificare qualcosa del risultato ottenuto basta cliccare sull&#8217;icona a forma di nuvoletta, posta nell&#8217;angolo superiore destro dell&#8217;anteprima, ed attivare la modalità Annotazione. A questo punto basterà selezionare direttamente l’elemento specifico della pagina che si desidera modificare e inserire un commento con le indicazioni richieste. ChatGPT Work utilizzerà l&#8217;annotazione come riferimento per aggiornare soltanto quella specifica sezione del progetto, senza dover rigenerare l&#8217;intero sito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’interfaccia consente anche di cercare direttamente una città o una struttura specifica attraverso la barra “Cerca una località o struttura”. Sul lato sinistro è presente un menu di filtri che permette di restringere i risultati in base alla fascia di prezzo e alla tipologia di alloggio, ad esempio hotel, B&amp;B, case vacanza o villaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sotto la sezione dei filtri compare l’elenco delle strutture trovate, con le informazioni principali e il prezzo indicativo. Selezionando una struttura, l’utente può accedere alla relativa pagina di approfondimento o al sito ufficiale per verificare disponibilità e condizioni di prenotazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Realizzare manualmente un progetto di questo tipo avrebbe richiesto molto più tempo: sarebbe stato necessario raccogliere e verificare i dati delle strutture, geolocalizzarle, confrontare i prezzi, progettare l’interfaccia e sviluppare tutte le funzioni della mappa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato ottenuto in meno di mezz’ora mostra quindi il vero potenziale di ChatGPT Work: non soltanto velocizzare singole operazioni, ma coordinare ricerca, organizzazione dei dati, progettazione e sviluppo in un unico processo, riducendo drasticamente tempi e competenze tecniche necessarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante fare una specifica sulla sincronizzazione dei dati. A differenza delle chat che si sincronizzano automaticamente fra l’app sul desktop e la versione web, le Attività create in Work sul desktop, invece, rimangono legate al computer sul quale sono state avviate, soprattutto quando utilizzano cartelle o file locali. Questi contenuti non vengono trasferiti automaticamente alla versione web.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per questo motivo, l’app desktop è più adatta ai lavori che richiedono un accesso diretto ai documenti presenti sul computer, alle applicazioni installate o a progetti locali. La versione web è invece più indicata quando si lavora principalmente con contenuti online, file caricati e servizi cloud collegati.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="469" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/funzione-Progetti.webp" alt="" class="wp-image-14872" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/funzione-Progetti.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/funzione-Progetti-600x313.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/funzione-Progetti-768x400.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/funzione-Progetti-300x156.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 8- Focus barra laterale sinistra: funzione Progetti</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Adesso passiamo ad analizzare la sezione Progetti. I Progetti rappresentano uno degli elementi centrali di ChatGPT Work. Servono a organizzare attività complesse e di lunga durata, mantenendo nello stesso spazio di lavoro tutti gli elementi necessari: file, conversazioni, attività, istruzioni permanenti e deliverable ovvero i risultati concreti di un lavoro prodotti dall&#8217;agente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta creati, i progetti vengono raccolti in questa sezione, che funge da archivio centrale, da cui è possibile tutti gli ambienti di lavoro già configurati, controllare la cartella o la fonte associata e riaprire rapidamente il progetto su cui si desidera continuare a lavorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella parte superiore è disponibile anche una barra di ricerca, utile per trovare più velocemente un progetto quando l’elenco diventa più lungo. Il pulsante Nuovo, collocato in alto a destra, consente invece di crearne uno nuovo scegliendo tra Parti da zero e Usa una cartella esistente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="474" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/progetto_nuova-attivita.webp" alt="" class="wp-image-14873" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/progetto_nuova-attivita.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/progetto_nuova-attivita-600x316.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/progetto_nuova-attivita-767x404.webp 767w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/progetto_nuova-attivita-300x158.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 9- Associazione di un progetto ad una nuova attività direttamente dalla barra del prompt</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per associare una nuova attività a un progetto è sufficiente fare clic su “Scegli progetto” direttamente dalla barra del prompt. Da qui è possibile selezionare un progetto già esistente oppure crearne uno nuovo. La voce “Nuovo progetto” offre due possibilità:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Parti da zero: </strong>questa opzione crea un nuovo progetto locale vuoto. Dopo aver assegnato un nome al progetto, l’app prepara una cartella dedicata sul computer, nella quale ChatGPT Work può salvare i file generati. Dalla documentazione ufficiale al momento non risulta alcuna impostazione che permetta di scegliere una cartella predefinita in cui salvare automaticamente tutti i nuovi progetti di ChatGPT Work o Codex.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Usa una cartella esistente:</strong> permette di selezionare una directory già presente sul computer. L’utente può creare una cartella nel punto desiderato del computer e selezionarla come progetto locale. In questo modo ChatGPT Work può analizzarne il contenuto e, previa autorizzazione dell&#8217;utente, creare, modificare o aggiornare i file già esistenti. Questa opzione è particolarmente utile quando si lavora su un progetto già avviato, come un repository di codice, un sito web o una cartella di documentazione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Accanto al selettore del progetto è disponibile il pulsante Plugin, dal quale è possibile scegliere gli strumenti che ChatGPT Work potrà utilizzare durante l&#8217;esecuzione dell&#8217;attività. A seconda delle estensioni installate, l&#8217;agente può lavorare con documenti, fogli di calcolo, presentazioni, browser e altri servizi collegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione successiva Programmate, nella barra laterale sinistra raccoglie le attività pianificate per essere eseguite automaticamente in un momento successivo oppure con una determinata frequenza. È utile per automatizzare operazioni ricorrenti, come la produzione periodica di report o il monitoraggio di specifiche informazioni.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="469" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/attivita_programmate.webp" alt="" class="wp-image-14874" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/attivita_programmate.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/attivita_programmate-600x313.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/attivita_programmate-300x156.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/attivita_programmate-768x400.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 10- Funzione attività pianificate nell’app desktop: Programmate</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nell’app desktop, un’attività programmata può essere collegata a un progetto locale, cioè a una cartella salvata sul computer. In questo modo l’agente può lavorare direttamente sui file presenti al suo interno, aprendoli, modificandoli o creandone di nuovi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poiché l’accesso avviene in locale, però, al momento dell’esecuzione programmata il computer deve essere acceso, l’app desktop deve essere ancora in funzione e la cartella del progetto deve risultare disponibile sul disco. Se anche una sola di queste condizioni non è soddisfatta, ChatGPT Work non può accedere ai file locali e l’attività non può essere completata come previsto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="507" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/plugin.webp" alt="" class="wp-image-14875" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/plugin.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/plugin-600x338.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/plugin-767x432.webp 767w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/plugin-300x169.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 11- Focus funzione plugin</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Cliccando sulla sezione Plugin è possibile gestire le integrazioni con servizi esterni e applicazioni compatibili. Questi strumenti consentono all&#8217;agente di accedere a dati e funzionalità aggiuntive, ampliando le possibilità operative di ChatGPT Work. Sulla barra in alto a sinistra affianco alla funzione plug in è presente la finestra con la funzione Skill.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="470" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill.webp" alt="" class="wp-image-14876" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill-300x157.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill-600x313.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill-768x401.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 12- Focus sulla funzione Skill</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una skill è un pacchetto riutilizzabile di istruzioni, procedure e risorse che insegna a ChatGPT Work o Codex come svolgere un determinato tipo di attività. Può includere regole operative, conoscenze specialistiche, script, documentazione e modelli. Può, per esempio, stabilire il formato di un report, le fasi da seguire durante un’analisi, le regole editoriali da rispettare o gli strumenti da utilizzare. Una volta configurata, la stessa skill può essere richiamata in attività diverse, evitando di ripetere ogni volta tutte le indicazioni nel prompt.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il concetto è simile a quello dei GPT personalizzati, perché in entrambi i casi si definiscono istruzioni permanenti e competenze specifiche. La differenza principale riguarda però il modo in cui vengono utilizzati: un GPT personalizzato è un assistente autonomo, con una propria identità e una chat dedicata, mentre una skill è una capacità modulare che può essere aggiunta a un’attività o a un agente già esistente. In altre parole, con un GPT si crea un nuovo assistente specializzato; con una skill si fornisce a ChatGPT Work una procedura o una competenza da applicare quando serve. Per creare una skill da zero nella versione desktop devo selezionare dal menù l’applicazione Skill Creator.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="900" height="1028" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill_creator.webp" alt="" class="wp-image-14877" style="width:442px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill_creator.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill_creator-525x600.webp 525w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill_creator-768x877.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/skill_creator-263x300.webp 263w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 13- App per la creazione delle Skill</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, l’ultima sezione presente nella barra laterale sinistra della nostra interfaccia genarle è dedicata alla funzione Chat</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="590" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Chat_desktop.webp" alt="" class="wp-image-14878" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Chat_desktop.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Chat_desktop-767x503.webp 767w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Chat_desktop-600x393.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Chat_desktop-300x197.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 14- La nuova finestra delle Chat nell’app desktop</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La voce Chat permette di passare rapidamente dalla modalità Work alla tradizionale esperienza conversazionale di ChatGPT. I due ambienti restano distinti: le normali conversazioni vengono gestite come chat, mentre i lavori più articolati vengono organizzati come attività di Work. Le conversazioni della modalità Chat sono disponibili sia sul browser sia nell’app desktop e possono quindi essere riprese da dispositivi diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Continuando ad analizzare l’interfaccia generale in basso a sinistra troviamo l’icona dell’account con il quale abbiamo effettuato il log-in.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="795" height="412" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/impostazioni.webp" alt="" class="wp-image-14879" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/impostazioni.webp 795w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/impostazioni-300x155.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/impostazioni-768x398.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/impostazioni-600x311.webp 600w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 15- Focus sulle impostazioni del profilo</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Facendo clic sul nome del proprio profilo si apre un menu dal quale è possibile controllare lo stato dell&#8217;abbonamento, accedere alle impostazioni e gestire alcune opzioni dell&#8217;applicazione. Le principali voci disponibili sono le seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Utilizzo residuo</strong>: Mostra il consumo delle risorse previste dal proprio piano di abbonamento. Solitamente viene indicata la percentuale di utilizzo residuo settimanale, utile per monitorare quanto resta disponibile prima del rinnovo del periodo di riferimento.</li>



<li><strong>Fai l&#8217;upgrade a Pro</strong>: Consente di passare a un piano superiore per ottenere limiti di utilizzo più elevati e funzionalità aggiuntive.</li>



<li><strong>Scopri di più</strong>: Reindirizza alla documentazione e alle informazioni sulle funzionalità disponibili e sui diversi piani di ChatGPT.</li>



<li><strong>Nascondi mascotte</strong>: è il pulsante che ti permette di attivare o disattivare la piccola mascotte animata visualizzata nell&#8217;angolo inferiore destro della finestra dell&#8217;app.</li>



<li><strong>Impostazioni</strong>: Apre il pannello di configurazione dell&#8217;app desktop, dal quale è possibile gestire preferenze, autorizzazioni, integrazioni, plugin, account e altre opzioni di funzionamento.</li>



<li><strong>Esci</strong>: Chiude la sessione dell&#8217;utente nell&#8217;applicazione, richiedendo un nuovo accesso al successivo utilizzo.</li>
</ul>
</div>
</div>
</div>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
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<h3 class="wp-block-accordion-heading has-icon has-icon-right"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-2-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" id="accordion-item-2" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Impostazioni account (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div aria-labelledby="accordion-item-2" data-wp-bind--hidden="state.isHidden" data-wp-on--beforematch="actions.handleBeforeMatch" id="accordion-item-2-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questa sezione andiamo ad analizzare nello specifico tutte le impostazioni del nostro account.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="470" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_generali.webp" alt="" class="wp-image-14881" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_generali.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_generali-300x157.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_generali-600x313.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_generali-768x401.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 16- Impostazioni Generali dell’account</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle impostazioni Generali sono presenti&nbsp;tre livelli di autorizzazioni&nbsp;che definiscono il rapporto tra autonomia e controllo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con le <strong>autorizzazioni predefinite</strong>, ChatGPT può leggere e modificare i file presenti nell’area di lavoro e deve chiedere accesso quando prova a superarne i confini. Quindi ChatGPT può lavorare solo dentro la cartella o il progetto che gli hai aperto. Può leggere e modificare quei file. Quando prova ad andare fuori da quella zona, per esempio aprire un’altra cartella o usare una risorsa non prevista, deve chiederti il permesso.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con <strong>Revisione automatica</strong>, invece di chiedere subito a te, ChatGPT fa valutare la richiesta a un secondo controllo automatico. Questo controllo decide se l’azione aggiuntiva sembra sicura. È più comodo, ma può sbagliare, quindi non è prudente quanto la conferma manuale. Nei test avversariali interni effettuati da OpenAI avrebbe bloccato tutti i tentativi esaminati di estrarre dati protetti, compresi attacchi non presenti nell’addestramento del modello di controllo. I dati però riguardano un programma di red teaming, ovvero una prova di sicurezza fatta cercando volontariamente di mettere in difficoltà un sistema, definito dal produttore e non costituiscono una garanzia assoluta per ambienti, integrazioni e tecniche future.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con <strong>Accesso completo</strong>, ChatGPT può modificare file anche fuori dal progetto e può eseguire comandi che usano Internet senza chiederti ogni volta. È l’opzione più autonoma, ma anche la più rischiosa, perché un errore potrebbe coinvolgere molti più file o dati. OpenAI accompagna quest’ultima modalità con un avvertimento esplicito: l’accesso completo&nbsp;aumenta in modo significativo il rischio di perdita dei dati, diffusione di informazioni o comportamenti imprevisti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione successiva è dedicata al Profilo e offre una panoramica dell&#8217;attività dell&#8217;utente, delle statistiche di utilizzo dei token e dei plugin impiegati. Nella parte superiore sono visualizzati l&#8217;immagine del profilo, il nome dell&#8217;account e il piano di abbonamento attivo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="465" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Imp_profilo.webp" alt="" class="wp-image-14883" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Imp_profilo.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Imp_profilo-600x310.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Imp_profilo-766x396.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Imp_profilo-300x155.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 17- Sezione Profilo delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In alto a destra c’è la possibilità di condividere il profilo, gestirne la visibilità (pubblico o privato) e modificarne le informazioni principali (nome visualizzato/nome utente).</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="648" height="434" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Modifica_nomeutente.webp" alt="" class="wp-image-14884" style="width:648px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Modifica_nomeutente.webp 648w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Modifica_nomeutente-300x201.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/Modifica_nomeutente-600x402.webp 600w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 18-Modifica del nome utente</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tornano alla schermata principale del Profilo, nella parte inferiore si trova la sezione Approfondimenti sull&#8217;attività, che riassume alcune informazioni statistiche sull&#8217;utilizzo di ChatGPT Work. Tra queste vengono riportati la modalità di elaborazione utilizzata con maggiore frequenza, il livello di ragionamento più impiegato, il numero di skill esplorate e utilizzate e il totale delle attività svolte.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="467" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_aspetto.webp" alt="" class="wp-image-14885" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_aspetto.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_aspetto-600x311.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_aspetto-300x156.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_aspetto-767x398.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 19- Sezione Aspetto delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione successiva, Aspetto, permette di personalizzare l&#8217;interfaccia grafica di ChatGPT Work, adattandola alle proprie preferenze estetiche e alle esigenze di leggibilità. Nella parte superiore è possibile scegliere il tema dell&#8217;applicazione tra tre modalità:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Sistema</strong>: adotta automaticamente il tema chiaro o scuro configurato nel sistema operativo;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Chiaro</strong>: utilizza un&#8217;interfaccia con sfondo chiaro;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Scuro</strong>: applica una grafica con colori scuri, particolarmente indicata per lavorare in ambienti poco illuminati.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sotto l&#8217;anteprima del tema è presente un editor che consente di personalizzare nel dettaglio la palette cromatica dell&#8217;interfaccia. È possibile modificare diversi elementi grafici, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Accent:</strong> ovvero il colore principale utilizzato per pulsanti, collegamenti e controlli interattivi;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Sfondo:</strong> determina il colore di base dell&#8217;interfaccia;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Primo piano: </strong>utilizzato per testi e altri elementi in evidenza;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Carattere UI: </strong>consente di scegliere il font utilizzato dall&#8217;applicazione;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Barra laterale semitrasparente:</strong> opzione che rende la barra laterale parzialmente trasparente per ottenere un effetto grafico più moderno;</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Contrasto</strong>: regolabile tramite un cursore per aumentare o diminuire la differenza tra colori chiari e scuri, migliorando così la leggibilità.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Utilizzo puntatore cursori</strong>: Quando è attivata, il tradizionale cursore del mouse viene sostituito da un puntatore che mette maggiormente in evidenza gli elementi interattivi dell&#8217;interfaccia, facilitando l&#8217;individuazione di pulsanti, collegamenti e controlli.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Riduci movimento</strong>: Consente di limitare o disattivare le animazioni dell&#8217;interfaccia. L&#8217;opzione può seguire automaticamente le preferenze del sistema operativo (Sistema) oppure essere attivata o disattivata manualmente. È particolarmente utile per chi preferisce un&#8217;interfaccia più statica o desidera ridurre gli effetti visivi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dimensione del font dell&#8217;interfaccia utente</strong>: Permette di modificare la dimensione dei caratteri utilizzati nell&#8217;interfaccia di ChatGPT Work. Aumentando o diminuendo il valore espresso in pixel è possibile migliorare la leggibilità in base alle proprie esigenze o alla risoluzione del monitor.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Indicatori di differenza</strong>: Definisce il modo in cui vengono evidenziate le modifiche nei contenuti. È possibile utilizzare la visualizzazione <strong>a colori</strong>, che distingue visivamente aggiunte e rimozioni, oppure gli indicatori <strong>+/-</strong>, che segnalano le modifiche mediante simboli testuali. Questa opzione risulta particolarmente utile durante la revisione di documenti, codice o altri contenuti soggetti a modifiche.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, è possibile importare un tema già esistente, copiare la configurazione corrente o scegliere uno dei temi predefiniti disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa sezione offre quindi un livello di personalizzazione decisamente superiore rispetto a quello disponibile nella tradizionale interfaccia di ChatGPT, permettendo di adattare l&#8217;ambiente di lavoro non solo scegliendo tra modalità chiara e scura, ma anche intervenendo sui singoli colori, sul carattere tipografico e su altri elementi dell&#8217;interfaccia. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="461" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_voce.webp" alt="" class="wp-image-14886" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_voce.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_voce-300x154.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_voce-600x307.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_voce-767x393.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 20- Sezione Voce delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Voce raccoglie tutte le impostazioni dedicate alla dettatura vocale, consentendo di configurare il modo in cui ChatGPT Work acquisisce e trascrive il parlato. La prima opzione riguarda il microfono da utilizzare per la dettatura. Se al computer sono collegati più dispositivi audio, è possibile scegliere quello desiderato oppure lasciare attiva l&#8217;impostazione Predefinito di sistema, che utilizza automaticamente il microfono selezionato dal sistema operativo. Subito sotto è disponibile la configurazione delle scorciatoie da tastiera per avviare la dettatura.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Tasto di scelta rapida</strong>: tieni premuto per dettare permette di registrare la voce soltanto mentre si mantiene premuto il tasto configurato. Rilasciando il tasto, la registrazione termina automaticamente.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Attiva/disattiva il tasto di scelta rapida per la dettatura</strong>: consente invece di utilizzare un tasto come interruttore: una prima pressione avvia la registrazione, mentre una seconda la interrompe. Questa modalità risulta particolarmente pratica durante dettature lunghe.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Mantieni visibile la barra della dettatura</strong>: mantiene sullo schermo il piccolo pannello di controllo della registrazione anche quando la dettatura non è in corso, rendendo più immediato l&#8217;accesso ai comandi vocali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dizionario per la dettatura</strong>: permette di aggiungere parole o espressioni personalizzate che il sistema dovrà riconoscere durante la trascrizione. Si tratta di una funzione utile quando si utilizzano frequentemente nomi propri, termini tecnici, sigle aziendali o vocaboli specialistici che potrebbero non essere riconosciuti correttamente. Attraverso il pulsante Aggiungi voce è possibile ampliare in qualsiasi momento il dizionario personale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dettature recenti</strong>: conserva temporaneamente le ultime trascrizioni effettuate. Questa funzione permette di recuperare rapidamente un testo dettato qualora l&#8217;inserimento non sia andato a buon fine o si desideri riutilizzarlo senza dover ripetere la registrazione.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="478" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_configurazione.webp" alt="" class="wp-image-14887" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_configurazione.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_configurazione-766x407.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_configurazione-300x159.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_configurazione-600x319.webp 600w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 21- Sezione Configurazione delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Configurazione raccoglie le impostazioni avanzate che regolano il comportamento di ChatGPT Work durante l&#8217;esecuzione delle attività, in particolare quando l&#8217;agente opera sul computer dell&#8217;utente, esegue comandi o utilizza l&#8217;ambiente locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima area riguarda le impostazioni personalizzate del file config.toml, il file di configurazione utilizzato dall&#8217;applicazione per definire il comportamento di alcune funzioni avanzate. Tra le opzioni disponibili figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Politica di approvazione:</strong> stabilisce quando ChatGPT Work deve richiedere il consenso dell&#8217;utente prima di eseguire determinate operazioni. Ad esempio, è possibile scegliere che l&#8217;agente chieda sempre l&#8217;autorizzazione oppure soltanto per le operazioni considerate più sensibili.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Impostazioni dell&#8217;ambiente sandbox</strong>: definisce il livello di accesso dell&#8217;agente all&#8217;ambiente di esecuzione isolato (sandbox). Nella configurazione mostrata è impostata la modalità Sola lettura, nella quale ChatGPT può consultare file e risorse senza modificarli. A seconda delle autorizzazioni concesse, possono essere disponibili modalità con privilegi più estesi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Funzionalità del modello permette invece di personalizzare alcune caratteristiche dei modelli di intelligenza artificiale. In particolare, è possibile configurare i livelli di ragionamento disponibili, cioè il numero di modalità di elaborazione che verranno mostrate nella selezione del modello. &nbsp;È inoltre presente l&#8217;opzione Ultra in model picker slider, che abilita la visualizzazione della modalità Ultra tra i livelli selezionabili del modello, qualora disponibile per l&#8217;account.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;ultima sezione è dedicata alle dipendenze dell&#8217;area di lavoro, cioè ai componenti software necessari affinché ChatGPT Work possa eseguire attività locali più avanzate. Tra le opzioni disponibili troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dipendenze di Codex</strong>, che consentono all&#8217;app di utilizzare gli strumenti di sviluppo integrati, come gli ambienti Python e Node.js necessari per creare applicazioni, analizzare codice ed eseguire script.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Verifica i problemi nell&#8217;area di lavoro di Codex</strong>, funzione che controlla la corretta installazione dei componenti richiesti ed esegue una diagnosi dell&#8217;ambiente locale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Reimposta e installa l&#8217;area di lavoro</strong>, che elimina l&#8217;installazione corrente e reinstalla automaticamente tutti gli strumenti necessari nel caso si verifichino problemi di configurazione.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="471" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_personalizzazione.webp" alt="" class="wp-image-14888" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_personalizzazione.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_personalizzazione-766x401.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_personalizzazione-600x314.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_personalizzazione-300x157.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 22- Sezione Personalizzazione delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Personalizzazione permette di definire il comportamento generale di ChatGPT Work, scegliendo il tono delle risposte, fornendo istruzioni permanenti e gestendo le funzionalità sperimentali legate alla memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Attraverso un menu a tendina è possibile scegliere lo stile con cui ChatGPT interagirà durante le conversazioni: amichevole, per ottenere risposte con un tono più cordiale, collaborativo e disponibile; pragmatica, che privilegia uno stile più diretto, sintetico e orientato all&#8217;esecuzione delle attività. Questa impostazione influisce soprattutto sul modo in cui vengono formulate le risposte, senza modificare le capacità del modello.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Subito sotto si trova il riquadro Istruzioni personalizzate, nel quale è possibile inserire indicazioni permanenti che ChatGPT dovrà seguire in tutte le nuove attività. Si possono specificare, ad esempio, il formato preferito delle risposte, lo stile di scrittura, la lingua da utilizzare, il livello di dettaglio desiderato oppure altre regole di comportamento. In questo modo non è necessario ripetere le stesse istruzioni all&#8217;inizio di ogni conversazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine è presente una sezione dedicata alla Memoria, una funzionalità ancora indicata come sperimentale, che permette a ChatGPT Work di conservare alcune informazioni tra un&#8217;attività e l&#8217;altra. Le opzioni disponibili consentono di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Attivare o disattivare la memoria</strong>, permettendo all&#8217;assistente di ricordare informazioni utili e riutilizzarle nelle attività successive.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Consentire la generazione della memoria da attività assistite da strumenti</strong>, autorizzando ChatGPT a creare nuovi ricordi anche quando utilizza strumenti esterni, plugin, server MCP o la ricerca sul Web.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Reimpostare la memoria</strong>, eliminando tutte le informazioni memorizzate in precedenza e ripristinando uno stato iniziale.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="469" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_mascotte.webp" alt="" class="wp-image-14889" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_mascotte.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_mascotte-300x156.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_mascotte-768x400.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_mascotte-600x313.webp 600w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 23- Sezione Mascotte delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Mascotte permette di scegliere il piccolo personaggio animato che accompagna l&#8217;utente durante l&#8217;utilizzo di ChatGPT Work. La mascotte viene visualizzata nell&#8217;angolo inferiore destro della finestra dell&#8217;app ma può essere spostata in qualsiasi punto dello schermo e ha una funzione esclusivamente estetica, senza influire sul funzionamento dell&#8217;assistente. La schermata mostra l&#8217;elenco di tutte le mascotte disponibili, ciascuna accompagnata da un nome e da una breve descrizione che ne caratterizza la personalità.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="479" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_tastiera.webp" alt="" class="wp-image-14890" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_tastiera.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_tastiera-600x319.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_tastiera-300x160.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_tastiera-767x408.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 24- Sezione Scorciatoie da tastiera delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Scorciatoie da tastiera permette di visualizzare e personalizzare tutte le combinazioni di tasti disponibili in ChatGPT Work, così da eseguire rapidamente le operazioni più comuni senza ricorrere ai menu dell&#8217;interfaccia. Nella parte superiore è presente una barra di ricerca, utile per individuare velocemente una determinata scorciatoia quando l&#8217;elenco diventa particolarmente esteso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Uno degli aspetti più interessanti di questa sezione è la possibilità di personalizzare completamente le combinazioni di tasti. Facendo clic sull&#8217;icona della matita è infatti possibile sostituire la scorciatoia predefinita con una combinazione più adatta alle proprie abitudini di lavoro, mentre il cestino consente di eliminarla se non si desidera utilizzarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa funzione rende ChatGPT Work molto più vicino a un&#8217;applicazione professionale o a un ambiente di sviluppo, permettendo agli utenti che utilizzano frequentemente la tastiera di velocizzare notevolmente il flusso di lavoro attraverso scorciatoie completamente personalizzabili.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="468" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_utilizzo.webp" alt="" class="wp-image-14891" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_utilizzo.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_utilizzo-600x312.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_utilizzo-767x399.webp 767w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/imp_utilizzo-300x156.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 25- Sezione Utilizzo e fatturazione delle impostazioni</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Utilizzo e fatturazione consente di consultare le informazioni relative al proprio abbonamento, monitorare i limiti di utilizzo e gestire gli aspetti amministrativi dell&#8217;account. Infine, la voce Account reindirizza automaticamente al browser web, aprendo la pagina dell&#8217;account ChatGPT.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente abbiamo integrazioni che si possono aggiungere mentre si sta usando l’ambiente Work e sono: plug-in, browser e Computer use&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="469" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/sezione_plugin.webp" alt="" class="wp-image-14892" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/sezione_plugin.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/sezione_plugin-300x156.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/sezione_plugin-768x400.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/sezione_plugin-600x313.webp 600w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 26- Integrazioni: I Plug-in</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione Plugin, già presente anche nella schermata principale, permette di gestire tutti gli strumenti aggiuntivi che ChatGPT Work può utilizzare durante le attività. Si tratta delle integrazioni con servizi di terze parti che l&#8217;agente può utilizzare durante le attività, come piattaforme di produttività, archiviazione cloud o altri strumenti supportati. A fianco è presente un’altra scheda che mostra le applicazioni esterne collegate al proprio account ChatGPT.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="638" height="494" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/app_collegate.webp" alt="" class="wp-image-14893" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/app_collegate.webp 638w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/app_collegate-300x232.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/app_collegate-600x465.webp 600w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 27- Focus sulle app collegate</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, è presente una scheda MCP, dedicata ai server MCP (Model Context Protocol) configurati. Un server MCP è un collegamento standardizzato che permette a ChatGPT Work di comunicare con sistemi esterni, applicazioni, database o servizi aziendali. Grazie a questi server, l&#8217;agente può accedere a dati e strumenti aggiuntivi, sempre nel rispetto delle autorizzazioni concesse dall&#8217;utente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="466" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/MCP.webp" alt="" class="wp-image-14894" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/MCP.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/MCP-600x311.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/MCP-767x397.webp 767w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/MCP-300x155.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 28- Focus su MCP</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tornando alle integrazioni, la funzione Browser consente a ChatGPT di aprire e utilizzare pagine web, compilare moduli, cliccare e spostarsi tra schede. Il browser integrato ha una sessione separata dal tuo normale browser; per usare invece le schede e gli account già aperti in Chrome bisogna effettuare il collegamento dalla funzione <a href="https://help.openai.com/en/articles/20001277-using-the-built-in-browser-in-the-chatgpt-desktop-app?utm_source=chatgpt.com">Utilizzo del computer.</a></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="478" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/broswer.webp" alt="" class="wp-image-14895" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/broswer.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/broswer-300x159.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/broswer-600x319.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/broswer-766x407.webp 766w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 29- Integrazioni: Browser</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Utilizzo del computer permette di stabilire quali applicazioni locali ChatGPT Work può controllare direttamente sul PC. Questa funzione consente all’agente di interagire con il computer in modo simile a una persona: può osservare ciò che appare sullo schermo, fare clic sui pulsanti, digitare testo, cambiare finestra e seguire procedure che coinvolgono più programmi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="464" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/utilizzo_del_computer.webp" alt="" class="wp-image-14896" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/utilizzo_del_computer.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/utilizzo_del_computer-300x155.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/utilizzo_del_computer-766x395.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/utilizzo_del_computer-600x309.webp 600w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 30- Integrazioni- Utilizzo del computer</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella schermata è possibile scegliere il livello di accesso da concedere. L’opzione “Qualsiasi app” autorizza ChatGPT a controllare tutte le applicazioni compatibili presenti sul computer, mentre le singole voci permettono di abilitare solo programmi specifici. Per alcune applicazioni può essere necessario installare un’estensione o un componente aggiuntivo, come indicato accanto a Chrome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un’applicazione viene abilitata, ChatGPT Work può utilizzarla durante un’attività: per esempio può aprire un foglio Excel, inserire dati, passare a PowerPoint, aggiornare una presentazione e poi controllare il risultato nel browser.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La sezione “App sempre consentite” mostra invece le applicazioni autorizzate in modo permanente. In questo modo l’utente può controllare con precisione quali programmi l’agente può utilizzare senza dover concedere ogni volta una nuova autorizzazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="742" height="523" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/computer_use.webp" alt="" class="wp-image-14897" style="width:742px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/computer_use.webp 742w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/computer_use-600x423.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/computer_use-300x211.webp 300w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 31- Computer Use</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante distinguere questa schermata dal plugin Computer Use visibile nell’elenco dei plugin. Il plugin fornisce la capacità tecnica di controllare il computer, mentre questa sezione delle impostazioni serve a definire quali applicazioni può effettivamente usare e con quali permessi. In altre parole, il plugin abilita la funzione; questa pagina ne regola l’accesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non significa però che ChatGPT abbia automaticamente accesso a tutto il computer. Sei tu a decidere quali applicazioni può usare e a quali file o finestre può accedere. Puoi scegliere le applicazioni consentite, interrompere le azioni in qualsiasi momento e controllare se gli screenshot possono essere utilizzati per l’addestramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle impostazioni mostrate negli allegati compaiono controlli distinti per il browser, per l’uso del computer e per i plugin, insieme alla possibilità di selezionare applicazioni sempre consentite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’esperienza varia però tra i sistemi operativi. Su&nbsp;MacOS, dopo aver concesso i permessi di registrazione dello schermo e accessibilità, alcune attività circoscritte possono procedere in background. Su Windows, invece, Computer Use opera sul desktop attivo, muove il puntatore e utilizza la tastiera in primo piano. Non può quindi lavorare invisibilmente nella stessa sessione mentre la persona continua a usare il computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova app desktop di ChatGPT Work integra anche alcune capacità provenienti da Codex. Per questo, nelle impostazioni compaiono strumenti tecnici come Hook, Git, Ambienti e Worktree. Queste funzioni permettono all&#8217;agente di lavorare in modo più avanzato sui progetti locali, isolare le modifiche, configurare l&#8217;ambiente di esecuzione e automatizzare determinate operazioni. Non sono indispensabili per le normali attività documentali, ma diventano particolarmente utili quando Work viene impiegato per creare siti, applicazioni o modificare repository di codice. Infine, dalle impostazioni è possibile accedere alle attività archiviate.</p>
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<div class="wp-block-column has-system-sans-serif-font-family has-medium-font-size is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);flex-basis:35%">
<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L&#8217;Audio Overview di quest&#8217;articolo con NotebookLM (italiano) </strong></h3>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/07/ChatGPT_Work_e_i_modelli_GPT-5-online-audio-converter.com_.mp3"></audio></figure>



<div style="height:63px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-base-background-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-288fbcef wp-block-group-is-layout-constrained" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10)">
<h1 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.984rem, 0.984rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.86), 1.5rem);">Domande frequenti sugli strumenti AI di Google spiegati nella guida</h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:0">FAQ Realizzate con</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized wp-duotone-duotone-3"><img decoding="async" width="2560" height="268" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp" alt="" class="wp-image-14592" style="width:221px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp 2560w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-600x63.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1100x115.webp 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-300x31.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-768x80.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1536x161.webp 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-2048x214.webp 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>1. Che cos&#8217;è ChatGPT Work e in cosa differisce dalla chat tradizionale?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>ChatGPT Work</strong> è un ambiente progettato per affrontare attività professionali complesse in modo &#8220;agentico&#8221;. A differenza della chat classica, che si basa su uno scambio di domande e risposte, Work è in grado di <strong>raccogliere il contesto, pianificare le fasi di un lavoro e intervenire direttamente</strong> su file, applicazioni e servizi collegati</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>2. Quali modelli compongono la famiglia GPT-5.6?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La famiglia è composta da tre modelli principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>GPT-5.6 Sol</strong>: Il più potente, ottimizzato per programmazione avanzata, analisi complessa e documenti professionali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Terra</strong>: Un modello equilibrato tra qualità, velocità e costo, ideale per le attività quotidiane.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>GPT-5.6 Luna</strong>: Il più veloce ed economico, adatto a compiti semplici o su larga scala</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>3. Quali sono i vantaggi della nuova App Desktop rispetto alla versione web?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;app desktop funge da ambiente unificato per <strong>Chat, Work e Codex</strong>. A differenza della versione web, può accedere direttamente ai <strong>file locali</strong> (previa autorizzazione) e interagire con le applicazioni installate nel sistema operativo. Include inoltre un <strong>browser integrato</strong> per consultare siti web senza uscire dall&#8217;ambiente di lavoro</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>4</strong>. <strong>Cosa si intende per livello di sforzo &#8220;Ultra&#8221;?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il livello <strong>Ultra</strong> è una modalità <strong>multi-agente</strong>. Invece di usare un singolo modello, ChatGPT suddivide l&#8217;attività tra più sotto-agenti che lavorano in parallelo su diverse parti del progetto, riunendo poi i risultati. È la scelta ideale per ricerche su più fonti o grandi progetti software, anche se consuma i token più velocemente.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>5. Cosa sono le &#8220;Skill&#8221; e come differiscono dai GPT personalizzati?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una <strong>Skill</strong> è un pacchetto modulare di istruzioni e procedure che insegna a Work come svolgere un&#8217;attività specifica (es. formattare un report). Mentre un <strong>GPT personalizzato</strong> è un assistente autonomo con una sua chat, una <strong>Skill</strong> è una competenza che può essere richiamata all&#8217;interno di diverse attività esistenti quando necessario</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>6. Le attività svolte su desktop sono sincronizzate con il browser web?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Mentre le conversazioni della modalità <strong>Chat</strong> si sincronizzano ovunque, le <strong>Attività di Work</strong> create su desktop rimangono legate al computer locale, specialmente se utilizzano file o cartelle del PC. La versione web è quindi più indicata per lavori basati su cloud e file caricati online</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>7. ChatGPT Work può aiutarmi a creare presentazioni aziendali?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sì, in particolare il modello <strong>GPT-5.6 Sol</strong> può analizzare un file di riferimento per apprenderne lo stile (caratteri, colori, impaginazione) e generare nuove slide che mantengano la stessa <strong>identità visiva</strong> del documento originale</p>
</div>
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		<item>
		<title>Quanto artificiale può essere l’intelligenza nel giornalismo d’inchiesta?</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/07/14/quanto-artificiale-puo-essere-lintelligenza-nel-giornalismo-dinchiesta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 07:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14660</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta trasformando il giornalismo investigativo, accelerando analisi, verifiche e protezione delle fonti. Ma dati imperfetti, opacità algoritmica, dipendenze tecnologiche e disuguaglianze ne rivelano i limiti: solo controllo umano, trasparenza e competenze condivise possono trasformarla in uno strumento davvero intelligente.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14660 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il dibattito sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel mondo dell&#8217;informazione è ormai entrato in una fase di piena maturità. Abbiamo spesso analizzato i benefici e i limiti di questi strumenti all&#8217;interno delle redazioni, ma per comprendere davvero il loro impatto bisogna considerare che il giornalismo non è un blocco unico. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ci sono varie <a href="https://linkcomunication.com/generi-del-giornalismo-un-mondo-in-evoluzione-tra-tradizione-e-innovazione/">tipologie di giornalismo</a>, ognuna con le sue regole, i suoi tempi e i suoi linguaggi. Si va dalla tempestività del giornalismo di cronaca, che racconta i fatti in tempo reale, al giornalismo d&#8217;opinione, dove editorialisti e commentatori analizzano l&#8217;attualità per stimolare il dibattito pubblico. Negli ultimi anni, inoltre, l&#8217;evoluzione tecnologica ha dato vita ad approcci completamente nuovi: è il caso del <a href="https://datajournalism.com/">data journalism</a>, in cui i reporter usano software e codice per scovare notizie nascoste tra enormi flussi di dati, o del giornalismo immersivo e visuale, che sfrutta video in 3D, mappe interattive e infografiche complesse, long-form, facendo immergere il lettore nella notizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">C&#8217;è però un settore in cui la tecnologia si scontra con sfide ancora più complesse: il giornalismo investigativo, dove non ci si può limitare a riportare i fatti, ma è necessario scavare dietro le quinte alla ricerca di illeciti, scandali e verità nascoste. Prendendo spunto dalla <a href="https://cnti.org/briefing/ai-applications-in-investigative-journalism/#6befaa24-fbd1-4a7c-a9ea-03d6d8c3ff6b">dettagliata analisi</a> pubblicata lo scorso giugno dal <em>Center for News, Technology &amp; Innovation</em> (CNTI), in questo articolo ci concentreremo proprio sui principali utilizzi e sui limiti dell’AI applicata alle grandi inchieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalismo investigativo, infatti, è per sua natura un lavoro &#8220;caso per caso&#8221;. Ogni indagine si muove in un contesto unico, fatto di reportage sul campo, interviste confidenziali e, molto spesso, della gestione di dati &#8220;sporchi&#8221;, disordinati o deliberatamente nascosti. Proprio perché ogni progetto richiede metodi d&#8217;indagine specifici, un&#8217;altissima accuratezza e profonde valutazioni etiche e legali, la supervisione umana e il giudizio di contesto rimangono elementi insostituibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Vediamo allora come l&#8217;intelligenza artificiale sta ridefinendo questo delicato equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Principali usi dell’AI nelle inchieste&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Innanzitutto, l&#8217;intelligenza artificiale si dimostra imbattibile nel rintracciare il classico “ago nel pagliaio”. Davanti a montagne di documenti illeggibili, i software riescono a fare pulizia, estrarre nomi e luoghi, analizzare il tono dei testi (sentiment analysis) e individuare anomalie. Un esempio calzante è <a href="https://www.interskills.it/2026/06/24/strumenti-ai-di-google-in-redazione-una-guida-pratica/">Pinpoint</a>, la piattaforma di Google, ideale &nbsp;per il giornalismo investigativo, che permette di effettuare ricerche rapide all’interno di enormi archivi digitali contenenti migliaia di PDF, e-mail, appunti scritti a mano, file audio o video. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro caso emblematico è quello del <a href="https://srfdata.github.io/2017-10-instagram-influencers/#preliminary_remarks">classificatore automatico</a> addestrato della radiotelevisione svizzera SRF. Si tratta di un algoritmo pensato per scansionare migliaia di profili Instagram che permette di distinguere i follower reali da quelli &#8220;falsi&#8221; acquistati dagli influencer.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei giornalisti è legato all’algorithmic accountability, ovvero alla responsabilità algoritmica. L’AI in questo caso è utilizzata per testare su larga scala sistemi e piattaforme poco trasparenti. <strong>&nbsp;</strong>Grazie a questa tecnica, sono state svelate le discriminazioni razziali nel software della giustizia penale americana. Si tratta della famosissima inchiesta del 2016 condotta <a href="https://www.propublica.org/article/machine-bias-risk-assessments-in-criminal-sentencing">da <em>ProPublica</em></a> sull’algoritmo COMPAS, un software utilizzato dai giudici in molti stati americani per calcolare il &#8220;rischio di recidiva&#8221;, cioè la probabilità che una persona arrestata possa commettere un altro reato in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I giornalisti di <em>ProPublica</em> fecero proprio un lavoro di algorithmic accountability: analizzarono i punteggi assegnati dal software a oltre 7.000 persone arrestate e dimostrarono, dati alla mano, che l&#8217;algoritmo era affetto da un forte bias razziale. Il software tendeva a sovrastimare sistematicamente il rischio per gli imputati neri e a sottostimarlo per quelli bianchi, commettendo errori macroscopici. È rimasto nella storia del giornalismo computazionale come il primo, grande esempio di come un&#8217;inchiesta giornalistica possa &#8220;processare&#8221; un algoritmo per difendere i diritti civili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’AI si rivela preziosa quando si tratta di ricostruire e mappare reti di relazioni estremamente complesse. I software possono infatti incrociare dati di <a href="https://forensic-architecture.org/investigation/the-pylos-shipwreck">tracciamento navale, segnali di soccorso e testimonianze dei sopravvissut</a>i, oppure mappare reti finanziarie e normative.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma la tecnologia sa essere anche uno scudo, trasformandosi in una risorsa vitale per la protezione delle fonti e la sicurezza stessa dei giornalisti, soprattutto nei Paesi in cui la libertà di stampa è calpestata. Un esempio emblematico arriva dal Venezuela, dove è nato “<a href="https://www.interskills.it/2024/11/19/operacion-retuit-lia-per-proteggere-i-giornalisti/">Venezuela Retweets</a>”, un notiziario interamente basato sull&#8217;intelligenza artificiale e creato da un gruppo di testate giornalistiche per proteggere i propri reporter dalla repressione scatenata dal regime di Nicolás Maduro in seguito alle contestate elezioni del luglio 2024. I telegiornali vengono infatti condotti da avatar digitali fotorealistici al fine di diffondere notizie verificate senza che i giornalisti in carne e ossa rischino l&#8217;identificazione o l&#8217;arresto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, l&#8217;AI sta rivoluzionando lo storytelling, ovvero il modo in cui la notizia viene confezionata per il pubblico. Una volta conclusa l&#8217;inchiesta, i modelli linguistici aiutano a trasformare quel materiale immenso in formati adatti a ogni lettore. Un esempio virtuoso arriva dal quotidiano argentino <em>Clarín</em>, che grazie a <a href="https://www.clarin.com/sociedad/inteligencia-artificial-llega-clarin-ualterai-asistente-lectura_0_2rylIOLV4D.html">UalterAI</a>, un assistente virtuale alla lettura<strong>, </strong>permette agli utenti di fruire dello stesso reportage in modi diversi: c’è chi preferisce leggere la sintesi classica, chi vuole consultare una cronologia interattiva, chi un elenco di domande frequenti (FAQ) o chi preferisce concentrarsi solo sul confronto dei dati numerici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Le sfide dell&#8217;IA: i cinque limiti che i giornalisti devono superare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante le enormi potenzialità, l&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale nel giornalismo investigativo si scontra con barriere complesse. Il primo ostacolo è legato alla qualità dei dati. Le inchieste, per loro natura, nascono spesso da informazioni incomplete, disordinate o nascoste intenzionalmente. Se i dati di partenza sono &#8220;sporchi&#8221;, l’automazione rischia di amplificare l&#8217;errore e produrre risultati fuorvianti. Per questo motivo il lavoro umano di negoziazione, raccolta e pulizia dei dataset resta un prerequisito insostituibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questa situazione si aggiunge una forte dipendenza dei sistemi algoritmici da attori esterni, come colossi tecnologici, università o piattaforme cloud. Questa dinamica minaccia l&#8217;autonomia editoriale e solleva seri dubbi sulla sicurezza delle informazioni, sulla privacy e sulla reale protezione delle fonti, ricordandoci che la tecnologia non è mai neutrale ma rimodella i processi stessi del fare informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Esiste poi un limite tecnico ed epistemico fondamentale: per fare inchiesta, le prove devono essere tracciabili, verificabili e difendibili in tribunale. I modelli di AI più potenti, come le reti neurali profonde, funzionano spesso come &#8220;scatole nere&#8221; opache di cui è impossibile spiegare il ragionamento. Per ovviare a questo problema, molte redazioni preferiscono sacrificare un po&#8217; di potenza a favore della trasparenza, scegliendo modelli di <em>machine learning</em> più interpretabili. È il caso degli alberi decisionali che analizzano i dati attraverso una serie di domande a bivio per arrivare a una conclusione logica o delle random forest, che mettono insieme decine di questi alberi per ottenere un voto collettivo e più stabile. Sapere esattamente quale percorso logico ha seguito la macchina è l&#8217;unico modo che il giornalista ha per garantire l&#8217;accuratezza della sua inchiesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, a pesare sono anche i limiti linguistici ed economici. I migliori strumenti di AI sul mercato sono addestrati in inglese e tarati su contesti culturali occidentali, creando una barriera che penalizza i giornalisti del Sud del mondo e rischia di rafforzare le gerarchie geopolitiche esistenti invece di democratizzare l&#8217;informazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sul fronte economico, sebbene l&#8217;AI possa accelerare l&#8217;analisi dei documenti, non cancella i costi vivi del giornalismo. Il lavoro sul campo, la protezione dei testimoni, le verifiche incrociate e le tutele legali richiedono un investimento umano enorme. Le piccole redazioni locali, prive di budget per infrastrutture tecnologiche o ingegneri dedicati, rischiano così di rimanere escluse da questa transizione, ampliando il divario con le grandi testate internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma dunque cosa serve nelle redazioni? Il vero motore del cambiamento è la collaborazione multidisciplinare. Le moderne inchieste nascono dall&#8217;incontro ravvicinato tra reporter, programmatori, esperti legali, scienziati dei dati e specialisti della sicurezza. In questo ecosistema emerge una figura chiave, ovvero il &#8220;facilitatore di confine”. Si tratta di un professionista capace di fare da ponte tra la redazione e il team tecnico, traducendo le necessità giornalistiche in strumenti informatici concreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, diventa vitale una profonda alfabetizzazione digitale. Le redazioni devono sviluppare una solida consapevolezza critica riguardo ai limiti della tecnologia, imparando a gestire rischi concreti come le allucinazioni dell&#8217;IA, i pregiudizi linguistici e la dipendenza dalle grandi piattaforme proprietarie.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La fiducia è il fondamento del giornalismo: a New York una legge sull’etichettatura dei contenuti realizzati con AI</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/07/08/la-fiducia-e-il-fondamento-del-giornalismo-a-new-york-una-legge-sulletichettatura-dei-contenuti-realizzati-con-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 09:14:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14652</guid>

					<description><![CDATA[Il rapporto di fiducia con il lettore è la vera posta in gioco del giornalismo. L’uso dell’IA può minare questo rapporto. Il disegno di legge NY FAIR News Act di New York interviene proprio su questo punto: rendere riconoscibili i contenuti generati artificialmente per preservare credibilità, trasparenza e responsabilità editoriale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14652 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale sta trasformando l’economia con una rapidità senza precedenti, ma nel settore del giornalismo il suo utilizzo solleva interrogativi particolarmente delicati e questioni etiche e deontologiche. La fiducia del pubblico si fonda sulla qualità del lavoro editoriale: la verifica delle fonti, il controllo dei fatti, il rispetto del contesto e l’assunzione di responsabilità su ciò che viene pubblicato. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È pertanto necessario individuare percorsi e strumenti che consentano di non perdere quella fiducia quando la generazione dei contenuti avviene attraverso l’utilizzo di intelligenza artificiale. E la fiducia del pubblico è anche il pilastro su cui il giornalismo basa la validità e l’efficacia del suo modello economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto si inserisce <a href="https://www.nysenate.gov/newsroom/press-releases/2026/patricia-fahy/new-york-legislature-passes-landmark-bill-disclose-ai">il disegno di legge</a> NY FAIR News Act (New York Fundamental Artificial Intelligence Requirements in News Act), approvato il 5 giugno da entrambe le camere del parlamento dello Stato di New York, Senato e Assemblea, che impone alle testate giornalistiche operanti nello Stato di includere chiare avvertenze sui contenuti generati in modo sostanziale o totale dall&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il provvedimento deve adesso essere inoltrato alla governatrice Kathy Hochul che, una volta ricevuto, può firmarlo, non firmarlo o porre il veto. In caso di veto, il legislatore potrebbe comunque tentare di superarlo, ma solo con una maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le camere. Se la governatrice non restituisce il disegno di legge entro 10 giorni, escluse le domeniche, il testo diventa legge come se fosse stato firmato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sul piano politico, tuttavia, la posizione di Hochul sembra generalmente favorevole a norme di trasparenza sull’intelligenza artificiale. La governatrice ha già sostenuto misure contro gli usi ingannevoli dell’IA, compresa la disclosure nei contenuti politici, e ha firmato il RAISE Act, una legge dedicata alla sicurezza e alla trasparenza dei grandi modelli di intelligenza artificiale. Se diventerà legge, entrerà in vigore 60 giorni dopo la sua approvazione definitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dal punto di vista tecnico, il NY FAIR News Act interviene sulla <a href="https://www.nysenate.gov/legislation/laws/GBS">General Business Law</a> dello Stato di New York, cioè il grande corpus normativo che disciplina molte attività economiche, commerciali e di tutela dei consumatori. La proposta non modifica semplicemente una norma già esistente, ma punta ad aggiungere un nuovo Article 48 dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale nei news media.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il <a href="https://www.nysenate.gov/legislation/bills/2025/S8451/amendment/B">nuovo articolo</a> si apre con una dichiarazione d’intento sull’uso dell’IA generativa nel settore dell’informazione che può incidere sulla fiducia del pubblico e sulla trasparenza del processo editoriale:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>New York è uno dei centri principali dell’industria giornalistica americana e i lavoratori dell’informazione rappresentano una componente essenziale della forza lavoro dello Stato</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>L’intelligenza artificiale generativa è in grado di produrre rapidamente articoli, riassunti, copioni per notiziari, contenuti audio e video e altri materiali multimediali che, a un osservatore non esperto, possono apparire realizzati in modo professionale. Tuttavia, esistono prove significative del fatto che i contenuti creati con IA generativa possano contenere informazioni false o fuorvianti, oppure derivare da materiali originali senza autorizzazione o senza una corretta attribuzione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>Questi rischi danneggiano il pubblico, che si affida alle notizie per ricevere informazioni accurate sul mondo.</em> <em>Per questo motivo, il legislatore riconosce un forte interesse pubblico nel preservare il lavoro umano nel giornalismo. È urgente evitare che le aziende dell’informazione utilizzino l’intelligenza artificiale a danno sia del pubblico sia dei lavoratori dei media, inclusi reporter, redattori, giornalisti, sceneggiatori, registi, produttori, doppiatori, grafici e altri professionisti delle redazioni.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>L’intento è quindi stabilire regole chiare e protezioni significative per i giornalisti e per il pubblico, così da salvaguardare l’integrità delle notizie e il valore del lavoro umano.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il testo definisce l’IA generativa come una categoria di modelli capaci di imitare struttura e caratteristiche dei dati di partenza per produrre nuovi contenuti sintetici, inclusi testi, immagini, video, audio e altri materiali digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella sezione successiva viene fornita una definizione di “news media” volutamente ampia. Rientrano non solo i giornali tradizionali, ma qualsiasi pubblicazione o programmazione che offra notizie, meteo, traffico, sport o intrattenimento, indipendentemente dal mezzo di distribuzione. Rientrano quindi giornali, riviste, siti web, newsletter, televisioni, radio, podcast e contenuti diffusi via Internet o satellite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il cuore del provvedimento è l’obbligo di disclosure (trasparenza) che scatta quando il contenuto è stato creato in modo “sostanziale” dall’intelligenza artificiale generativa. Per i contenuti scritti, visivi o audiovisivi, l’avviso deve apparire in modo evidente nella parte alta della pagina, dell’immagine, del video o del contenuto pubblicato; per i contenuti audio, invece, deve essere comunicato all’inizio della trasmissione o registrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il testo però prevede un’eccezione ovvero che l’obbligo di disclosure non si applica se il contenuto è idoneo alla registrazione del copyright, quando l’IA è stata usata solo come supporto. In pratica, se il contenuto finale conserva un contributo umano creativo abbastanza significativo da poter essere protetto dal diritto d’autore, non verrebbe automaticamente trattato come contenuto sostanzialmente generato dall’IA. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se, per esempio, un giornalista utilizza strumenti di IA per riassumere documenti, organizzare appunti o suggerire spunti, ma poi scrive, struttura, verifica e rielabora personalmente l’articolo, il risultato finale potrebbe essere considerato frutto di un apporto creativo umano sufficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa impostazione richiama, almeno in parte, l’articolo 50 <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj/ita">dell’AI Act europeo</a>, dove l’obbligo di trasparenza sui contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale viene attenuato quando il contenuto è stato sottoposto a revisione umana o controllo editoriale e quando una persona fisica o giuridica si assume la <a href="https://www.interskills.it/2026/05/18/giornalismo-e-intelligenza-artificiale-il-transparency-dilemma/">responsabilità editoriale</a> della pubblicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il nuovo articolo prevede anche un meccanismo di<a href="https://www.nysenate.gov/legislation/bills/2025/S8451/amendment/B"> enforcement</a>, cioè stabilisce in che modo la norma può essere fatta rispettare. Questo compito spetta all’Attorney General, il procuratore generale dello Stato di New York, che in caso di violazione può rivolgersi a un tribunale per chiedere un’ingiunzione, cioè un ordine che imponga al soggetto responsabile di interrompere la condotta illecita. Il testo precisa che il tribunale può intervenire anche senza la necessità di dimostrare che qualcuno abbia subito un danno concreto. Sono inoltre previste sanzioni civili: 1.000 dollari per la prima violazione e 5.000 dollari per ogni violazione successiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L’iter legis e le modifiche</strong>&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Durante l’iter legislativo, il NY FAIR News Act è stato notevolmente ridimensionato. La versione originaria era molto più ampia in quanto interveniva non solo sulla General Business Law ma anche sulla Civil Rights Law, la legge sui diritti civili, prevedendo tutele specifiche per i lavoratori dei media.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il testo iniziale imponeva ai datori di lavoro di informare i giornalisti sull’uso dell’IA generativa nella creazione dei contenuti, prevedeva una revisione umana obbligatoria prima della pubblicazione e introduceva limiti all’utilizzo del lavoro giornalistico per addestrare sistemi di intelligenza artificiale, richiedendo informazione, consenso e possibilità di negoziare una remunerazione. Inoltre, l’uso dell’IA non avrebbe dovuto ridurre i diritti previsti dai contratti collettivi né comportare licenziamenti, demansionamenti o perdita della posizione lavorativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tutte queste parti sono però scomparse nella versione B, attualmente attiva. Il provvedimento è stato così ricondotto quasi interamente a una norma di trasparenza verso il pubblico: non disciplina più direttamente il rapporto tra aziende e lavoratori dei media, ma si concentra sull’obbligo di avvisare i lettori, gli ascoltatori o gli spettatori quando un contenuto giornalistico è stato creato in modo sostanziale con IA generativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Fiducia nei media</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">New York è considerata un centro importante dell’industria giornalistica statunitense e vuole preservare sia l’affidabilità dell’informazione sia il lavoro umano nelle redazioni. Il disegno di legge è stato definito “landmark” e “first-in-the-nation”, cioè una misura pionieristica negli Stati Uniti. Una volta divenuto legge, sarebbe valida solo nello Stato di New York, ma con un campo di applicazione potenzialmente molto più ampio. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il testo riguarda infatti i contenuti di news media “pubblicati, trasmessi, diffusi o accessibili” nello Stato, quando siano stati creati in modo sostanziale con IA generativa. Di conseguenza, la norma non si applicherebbe soltanto alle redazioni fisicamente presenti a New York: un sito o media fuori dallo Stato, se rende quei contenuti accessibili al pubblico di New York, potrebbe rientrare nel perimetro di applicazione della norma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La deputata democratica Nily&nbsp;Rozic presenta il provvedimento come una vittoria per il giornalismo e per le comunità che dipendono da notizie affidabili. Secondo Rozic, la trasparenza sull’uso dell’IA serve non solo ai consumatori, ma anche ai lavoratori, perché preserva il valore del reporting originale e rende più chiaro quando il lavoro umano viene sostituito o affiancato da sistemi automatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La NewsGuild of New York, sindacato dei giornalisti, interpreta il disegno di legge come un primo passo per rendere le aziende mediatiche più responsabili nell’uso dell’IA. La posizione espressa è che “vero giornalismo” richiede esseri umani reali e che, se le aziende vogliono usare IA nella raccolta o nell’analisi delle notizie, ciò deve avvenire secondo criteri etici, trasparenti e applicabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche il Freelancers Union, organizzazione non profit statunitense che rappresenta e supporta i lavoratori autonomi/freelance, sostiene il testo sottolineando il rischio che i freelance e altri lavoratori dei media vengano sostituiti da IA senza che il pubblico lo sappia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasparenza, dunque, diventa il punto di equilibrio tra due esigenze: da un lato, consentire alle redazioni di utilizzare strumenti nuovi; dall’altro, evitare che contenuti prodotti automaticamente vengano presentati come vero lavoro giornalistico. In questo senso, il caso di New York potrebbe diventare un precedente importante, non solo per altri stati americani, ma anche per altri Paesi compresa l’Europa, dove il tema della disclosure sui contenuti generati dall’IA è già al centro del dibattito regolatorio.</p>
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		<title>Strumenti AI di Google in redazione: una guida pratica</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/06/24/strumenti-ai-di-google-in-redazione-una-guida-pratica/</link>
					<comments>https://www.interskills.it/2026/06/24/strumenti-ai-di-google-in-redazione-una-guida-pratica/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:03:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmi]]></category>
		<category><![CDATA[gestione home page]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[giudizio editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[new york times]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn352024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14456</guid>

					<description><![CDATA[Una guida pratica e dettagliata per esplorare quattro strumenti AI di Google — Gemini, NotebookLM, Pinpoint e SynthID — e il loro possibile impiego nel lavoro giornalistico: dalla preparazione di briefing alla gestione delle fonti, dalla ricerca nei grandi archivi documentali alla verifica dell’origine dei contenuti digitali. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14456 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-e75bed05 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--20);flex-basis:65%">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale è ormai una presenza stabile nelle redazioni, ma il suo utilizzo resta spesso incerto. Molte testate giornalistiche non hanno ancora definito indicazioni chiare su come utilizzare questi strumenti in modo responsabile e proficuo. A frenare l’adozione sono soprattutto la mancanza di fiducia, la scarsa conoscenza delle possibilità operative e il timore di perdere il controllo sul processo editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Prendendo spunto da un <a href="https://youtu.be/hHIvVLwzIzw?si=nHe_xfyGQH3r4jwA">corso tenuto da Colleen Kimmit</a>, giornalista ed educatrice della Google News Initiative, proponiamo una guida pratica pensata per giornalisti e redazioni. L’obiettivo è mostrare come l’intelligenza artificiale possa diventare un supporto concreto al lavoro giornalistico, senza sostituire il giudizio, la verifica e la responsabilità professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Durante la presentazione, che abbiamo rivisitato ampliandola e dettagliandola, la giornalista illustra quattro strumenti di Google pensati per supportare diverse fasi del lavoro giornalistico. Il primo è Gemini, il modello di intelligenza artificiale generativa capace di lavorare con testo, immagini, video e codice, utile per preparare briefing, scalette, domande e contenuti redazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il secondo è NotebookLM, uno strumento che offre al giornalista un ambiente più protetto e orientato alle fonti: consente di lavorare su documenti selezionati, mantenere il controllo del materiale caricato e ottenere risposte collegate alle fonti, rendendo più semplice la verifica e l’organizzazione delle informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il terzo è Pinpoint che, come il precedente, rappresenta un ambiente protetto basato su fonti caricate dall’utente. È uno strumento da giornalismo investigativo pensato per la ricerca documentale all’interno di grandi archivi con migliaia di PDF, immagini, e-mail, documenti scansionati, appunti scritti a mano, audio o video. Risulta dunque particolarmente utile nelle inchieste in quanto permette di cercare schemi, nomi, luoghi, organizzazioni, parole chiave e trascrizioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine, SynthID è una tecnologia sviluppata da Google DeepMind, il laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale di Google. Integrata in diversi prodotti AI dell’azienda, tra cui Gemini per alcune funzioni di verifica, consente di inserire nei contenuti generati o modificati con l’AI di Google un watermark digitale invisibile, una sorta di firma nascosta utile a riconoscerne l’origine.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I quattro strumenti</strong></h3>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-3&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading has-icon has-icon-right"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-3-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" id="accordion-item-3" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Gemini (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div aria-labelledby="accordion-item-3" data-wp-bind--hidden="state.isHidden" data-wp-on--beforematch="actions.handleBeforeMatch" id="accordion-item-3-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gemini è il modello di intelligenza artificiale generativa di Google. È uno strumento ricco di funzionalità che può aiutare un giornalista a preparare un briefing, sintetizzare informazioni, generare domande per un’intervista, proporre titoli, creare bozze, organizzare una ricerca, produrre immagini, trasformare un report in una pagina web o in un’infografica e tanto altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per il giornalista, non andrebbe inteso come uno strumento che scrive automaticamente un articolo pronto per la pubblicazione (anche se ovviamente in grado di farlo), ma come un assistente che aiuta a &#8220;mettere ordine&#8221; soprattutto nella fase preparatoria del lavoro. Il suo valore aumenta quando il giornalista fornisce istruzioni precise al modello tramite la costruzione di un prompt efficace e dettagliato e quando controlla sempre le risposte ottenute.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima operazione consiste nell’accedere a Gemini dal browser con il proprio account Google, e digitare l’indirizzo<a href="https://gemini.google.com/app"> gemini.google.com</a> nella barra dell’indirizzo del browser: a questo punto si aprirà la pagina con l’interfaccia di Gemini.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="427" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini.webp" alt="" class="wp-image-14795" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-300x142.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-600x285.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_gemini-767x364.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 1-Interfaccia principale di Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Partendo dalla barra laterale sinistra, nella parte superiore troviamo il logo di Gemini. Subito sotto compare il pulsante “Nuova chat”, che permette di avviare una nuova conversazione, separata da quelle già presenti nella cronologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco più in basso si trova il comando “Cerca nelle chat”, utile per ritrovare rapidamente una conversazione o una risposta precedente non solo nel titolo, ma anche nel contenuto delle chat.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Segue poi la sezione “Raccolta”, non un semplice archivio statico o una cartella di backup, bensì un vero e proprio centro di gestione della conoscenza e della personalizzazione dell&#8217;utente con alcune differenze in base al tipo di piano attivato su Gemini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Scendendo ancora, troviamo la sezione “Recenti”, che mostra l’elenco delle conversazioni avvenute, ordinate dalla più recente alla meno recente. Nella parte inferiore della barra laterale è presente la voce “Attività”, collegata alla cronologia e alla gestione delle attività dell’account.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancora più in basso è presente il nome e l’immagine dell’account con cui si è effettualo l’accesso a Gemini. &nbsp;Affianco al nome si trova l’icona “ingranaggio” che rappresenta le impostazioni. Facendo clic sull&#8217;icona si apre un menu ricco di funzionalità strategiche. Vediamo adesso nel dettaglio cosa offre ciascuna voce e come utilizzarla per migliorare l&#8217;esperienza quotidiana.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:50%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="602" height="911" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni.webp" alt="" class="wp-image-14797" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni.webp 602w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni-198x300.webp 198w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_impostazioni-396x600.webp 396w" sizes="(max-width: 602px) 100vw, 602px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 2-Focus menù delle impostazioni</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Contesto personale: </strong>Questa opzione ti permette di gestire la &#8220;memoria&#8221; di Gemini o le istruzioni personalizzate.
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Memoria:</strong> Gemini impara dalle tue chat precedenti per conoscerti meglio. D’altra parte, l’eliminazione delle chat precedenti ne rimuove il contenuto anche dalla memoria.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Le tue istruzioni</strong>: qui puoi inserire dettagli rilevanti su di te ad esempio il tuo lavoro, i tuoi interessi o il modo in cui preferisci che ti venga data una risposta, in modo che Gemini possa fornire risposte più precise e su misura per te.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Importa informazioni salvate in Gemini</strong>: Si tratta di una vera e propria funzione di &#8220;trasloco digitale&#8221;, pensata per chi usa diversi assistenti virtuali e non vuole ogni volta ricominciare da zero. Ti permette infatti di trasferire direttamente su Gemini le personalizzazioni, le abitudini e le preferenze che avevi già impostato in altre Intelligenze Artificiali, come ChatGPT o Claude. Per attivare questa funzionalità bisogna prima attivare la funzione di “Memoria” nel Contesto personale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Limiti di utilizzo: </strong>In questa sezione puoi visualizzare in tempo reale la tua capacità residua e lo stato dei limiti del tuo piano: ad esempio, il consumo delle risposte o la disponibilità delle funzioni avanzate.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>App connesse: </strong>Questa è la sezione dedicata alle Estensioni o integrazioni. Da qui puoi autorizzare e gestire il collegamento di Gemini con altre applicazioni e servizi (ad esempio l&#8217;ecosistema Google come Google Workspace, YouTube, Google Maps, ecc.). Questo permette a Gemini di cercare informazioni o eseguire azioni direttamente all&#8217;interno di quelle app per tuo conto.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>I tuoi link pubblici: </strong>Ogni volta che decidi di condividere una chat di Gemini generando un link condivisibile, quel collegamento diventa pubblico. Questa sezione funge da registro: ti mostra tutti i link che hai creato in passato e ti permette di gestirli o di eliminarli per interrompere la condivisione pubblica delle tue conversazioni.</li>



<li><strong>Tema: </strong>Permette di personalizzare l&#8217;aspetto visivo dell&#8217;interfaccia di Gemini. Cliccando sulla freccia a lato, puoi scegliere tra:
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tema chiaro</strong>: interfaccia con sfondo bianco/chiaro.</li>



<li><strong>Tema scuro</strong>: interfaccia con sfondo nero/scuro (ideale per non affaticare la vista al buio).</li>



<li><strong>Predefinito di Sistema</strong>: adatta automaticamente il colore in base alle impostazioni del tuo sistema operativo.</li>
</ul>
</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Visualizza gli abbonamenti: </strong>Questa voce ti rimanda alla gestione del tuo account Google per controllare lo stato del tuo piano tariffario. Ti mostra se stai utilizzando la versione gratuita o se hai un abbonamento attivo a piani avanzati (come Google One AI Premium), permettendoti di gestire i pagamenti o effettuare l&#8217;upgrade/downgrade.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-right:0;margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);margin-left:0"><strong>NotebookLM: </strong>Si tratta di un collegamento rapido a NotebookLM, un servizio sperimentale di Google focalizzato sulla sintesi e l&#8217;analisi avanzata di documenti personali. Cliccandoci verrai reindirizzato sulla pagina specifica dello strumento. Una recente novità è l’integrazione di Gemini in NotebookLM. Se si effettua l’accesso a NotebookLM con lo stesso account Google che si utilizzai per Gemini, il collegamento comparirà nella barra laterale sinistra. Cliccandoci sopra avrai la possibilità di avviare una nuova chat su uno specifico notebook e di sfruttare a pieno tutte le funzionalità messe a disposizione da Gemini.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Invia feedback: </strong>Se riscontri un bug, se una risposta non è corretta o se vuoi suggerire una nuova funzionalità, questa opzione ti permette di inviare una segnalazione direttamente al team di sviluppo di Google. Puoi anche decidere di allegare uno screenshot della schermata corrente.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida: </strong>Cliccando su questa voce (che si espande tramite la freccia) si accede al centro assistenza ufficiale di Gemini. Contiene guide all&#8217;uso, risposte alle domande frequenti (FAQ), aggiornamenti sulle ultime novità rilasciate e la documentazione sui termini di servizio e sulla privacy<strong>.</strong></li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Gem: </strong>I &#8220;Gem&#8221; sono prompt salvati, pensati per attività ripetitive con scopi specifici (ad esempio, un Gem programmatore, un Gem correttore di bozze). Una redazione può creare i Gem per generare testi alternativi per le immagini, per proporre titoli secondo la linea editoriale ecc&#8230;</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>I GEM</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’opzione GEM è presente nelle impostazioni e, dopo averne creato almeno uno, anche nella barra laterale. Essa ti permette di accedere direttamente al pannello di gestione dei tuoi Gem, per crearne di nuovi, modificarli e anche condividerli con altri utenti</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="504" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem.webp" alt="" class="wp-image-14799" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-600x336.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-300x168.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/schermata_gem-768x430.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 3-Pannello del gestore dei Gem</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">All&#8217;interno del Gestore dei Gem, Google mette a disposizione una sezione speciale chiamata &#8220;Predefiniti di Google&#8221;. Si tratta di veri e propri assistenti AI specializzati e pronti all&#8217;uso, progettati per coprire i compiti più disparati. In questa vetrina puoi trovare, ad esempio, Storybook, ideale per dare vita a libri illustrati personalizzati, o il Generatore di idee, perfetto quando si è a caccia di ispirazione per feste, regali o nuove attività. La comodità sta nel fatto che basta un clic su una di queste schede (o sulla voce &#8220;Mostra altro&#8221; per esplorare l&#8217;intero catalogo) per attivare l&#8217;assistente che fa al caso tuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella parte sottostante invece è presente una sezione con i tuoi Gem salvati. Cliccando sul pulsante “+ Nuovo Gem” puoi costruirne uno personalizzato da zero come mostrato nell’esempio:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="511" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem.webp" alt="" class="wp-image-14801" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-600x341.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-300x170.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gem-768x436.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 4-Esempio creazione Gem</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sarà richiesta la compilazione di una serie di campi: un nome chiaro che identifica il compito specifico del Gem; una descrizione del ruolo che deve assumere, per esempio:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Sei un Research Assistant e Fact-Checker professionista, specializzato nella ricerca di fonti accademiche, giornalistiche e scientifiche di altissimo livello.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle istruzioni devi indicare invece quali sono i principali obiettivi e funzionalità del tuo Gem e come vuoi che sia lo stile di risposta per esempio<em>:</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>“Il tuo obiettivo è aiutare l&#8217;utente a raccogliere documentazione per la scrittura di articoli, garantendo il massimo della neutralità e del rigore scientifico. Consulta solo fonti autorevoli e per ogni fonte che trovi forniscimi il titolo dello studio/articolo, autore o istituzione che lo ha pubblicato, una sintesi oggettiva del contenuto (2-3 frasi) ed il link o riferimento per trovarlo.</em> <em>Usa un tono analitico, distaccato, preciso e professionale. Non prendere posizione, limitati a riportare i dati e le evidenze scientifiche disponibili.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, quando inizi una conversazione nuova con il Gem, bisogna selezionare anche uno strumento predefinito (Crea immagine, Canvas, Deep Research, Crea musica, apprendimento guidato che spiegheremo dopo nel dettaglio). Nel nostro esempio non abbiamo selezionato nessuno strumento predefinito. Infine c’è la possibilità di aggiungere dei file a cui il tuo Gem può fare riferimento direttamente nella sezione “Conoscenza” tramite l’icona del “+”. Al temine della creazione del Gem bisogna cliccare in alto a destra sul pulsante “Salva Gem” e successivamente su “Avvia chat” per iniziare ad utilizzarlo per i nostri scopi.</p>



<h4 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>La barra del prompt</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tornando ad analizzare l’interfaccia della chat, al centro della schermata è presente la barra del prompt ovvero il campo in cui scrivi la richiesta a Gemini. A sinistra, nella barra del prompt, c’è il simbolo “+” che, nel caso della nostra immagine, è stato già cliccato e ci ha mostrato il menù a cascata con le seguenti funzioni disponibili:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="882" height="588" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt.webp" alt="" class="wp-image-14802" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt.webp 882w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt-600x400.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt-300x200.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_barra_prompt-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 882px) 100vw, 882px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 5-La barra del prompt e il menù delle funzionalità disponibili</figcaption></figure>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Carica file: </strong>È il comando per fare l&#8217;upload di un file direttamente dal tuo dispositivo locale. Puoi caricare immagini, PDF, documenti di testo o fogli di calcolo per chiedere a Gemini di riassumerli, analizzarli o estrarre dati.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Aggiungi da Drive:</strong> Questa opzione permette un&#8217;integrazione diretta con l&#8217;ecosistema Google. Cliccandoci, puoi pescare file direttamente dal tuo cloud di Google Drive (come Google Docs, Fogli o file salvati online) senza doverli prima scaricare sul tuo dispositivo.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Altri caricamenti: </strong>Questa voce indica un sottomenu espandibile. Serve per accedere ad altre sorgenti di caricamento integrate come Google foto e notebook</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="424" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini.webp" alt="" class="wp-image-14803" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-600x283.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-766x361.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_notebook_gemini-300x141.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 6-Altri caricamenti: notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo caso si attiverà il collegamento a NotebookLM e ci sarà la possibilità di combinare più Notebook contemporaneamente aggiungendone due ad una stessa chat per poi magari porre delle domande</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="429" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini.webp" alt="" class="wp-image-14805" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-600x286.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/notebooklm_gemini-768x366.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 7-Aggiungere due notebook alla chat per confrontarli</figcaption></figure>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Crea immagine</strong>: Una funzionalità che permette di attivare direttamente il motore di generazione di immagini IA di Google, Nano Banana 2. Il modello si distingue per un&#8217;accurata comprensione del contesto, precisione spaziale e resa impeccabile del testo grafico. Oltre alla creazione di immagini fotorealistiche e illustrazioni in vari formati, introduce funzioni creative uniche come Gemini Me (per inserire il proprio volto in qualsiasi scenario), la combinazione di foto, lo stile action figure e i restyling estetici vintage. Supporta l&#8217;editing conversazionale e locale:scrivendo un prompt, Gemini genererà un&#8217;immagine da zero basandosi sulle tue indicazioni e garantisce la tracciabilità dei contenuti grazie alla filigrana digitale invisibile SynthID.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Canvas:</strong> Questa opzione apre uno spazio di lavoro dedicato e interattivo. È pensato per progetti di scrittura più lunghi, programmazione o brainstorming, creazione di tabelle o roadmap e, nei casi più avanzati, per lo sviluppo di contenuti interattivi come piccole app, giochi o pagine in HTML e JavaScript.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Deep Research</strong>: È una modalità di ricerca avanzata. Quando attivata, Gemini non si limita a dare una risposta immediata, ma effettua una ricerca sul web approfondita, strutturata e multi-step, analizzando più fonti contemporaneamente per sintetizzare report dettagliati su argomenti complessi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Crea musica</strong>: Un&#8217;altra aggiunta recente che consente di generare tracce musicali, melodie o piccoli brani partendo da un input testuale in cui viene descritto il genere, il mood o gli strumenti musicali desiderati.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Apprendimento guidato</strong>: Questa opzione trasforma Gemini in un tutor personale. È una modalità progettata per lo studio o l&#8217;apprendimento di nuovi concetti in cui l&#8217;IA ti guida passo dopo passo attraverso spiegazioni strutturate, quiz o simulazioni per aiutarti a comprendere a fondo un argomento.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="513" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash.webp" alt="" class="wp-image-14807" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-600x342.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-300x171.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_Flash-767x437.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 8-Menù dei modelli AI di Gemini e il livello di ragionamento</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sulla destra della barra del prompt compare la voce &#8220;Flash&#8221; con una freccia verso il basso che indica il modello AI attualmente attivo. Cliccandoci sopra, puoi configurare l&#8217;esperienza di chat scegliendo un modello diverso o passando a un&#8217;altra modalità tra quelle disponibili. I tre modelli attualmente disponibili rappresentano un equilibrio diverso tra velocità, capacità complessiva e specializzazione:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>3.1 Flash-Lite</strong> (&#8220;Risposte più rapide&#8221;): È la versione più leggera e scattante, ideale per compiti semplici e immediati. Se hai bisogno di riassumere un testo breve, correggere una mail, fare una traduzione al volo o una domanda secca da &#8220;botta e risposta&#8221;, questo modello ti dà il risultato nel minor tempo possibile consumando meno risorse.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>3. 5 Flash</strong> (&#8220;Aiuto completo&#8221;): È il modello standard bilanciato di ultima generazione. È il &#8220;tuttofare&#8221; ideale per la maggior parte delle attività quotidiane. Ha un&#8217;ottima capacità di comprensione, è creativo, gestisce bene testi lunghi e complessi, pur rimanendo molto veloce nelle risposte. È il perfetto compromesso per la produttività di tutti i giorni.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>3.1 Pro</strong> (&#8220;Matematica e programmazione avanzata&#8221;): È il modello più pesante, intelligente e strutturato della serie 3.1. È pensato per i compiti più duri. Se devi scrivere o fare il debug di codice di programmazione, risolvere problemi matematici complessi, analizzare dati o fare ragionamenti logici a più passaggi, questo è il modello che commette meno errori e analizza il problema più a fondo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, oltre alla scelta del modello, sempre in questa sezione è possibile selezionare fra due livelli di ragionamento:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Standard: </strong>Ideale per la maggior parte delle domande,genera la risposta in modo diretto e immediato. Per compiti di scrittura, riassunti, domande di cultura generale, brainstorming o conversazioni normali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Esteso: Ideale per la risoluzione di problemi complessi. </strong>Attiva quello che in gergo si chiama <em>Chain of Thought</em> (catena di pensiero), una tecnica utilizzata nei modelli linguistici (LLM) per affrontare problemi complessi scomponendoli in passaggi intermedi prima di fornire direttamente la risposta finale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Affianco alla funzione Flash è presente l’icona del microfono, ovvero la funzione di dettatura vocale, ideale se preferisci non usare la tastiera. Cliccandoci sopra, potrai dettare direttamente a voce la tua richiesta.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="613" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade.webp" alt="" class="wp-image-14809" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-600x409.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-300x204.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_upgrade-768x523.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 9-Interfaccia Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In alto a destra è presente il pulsante “Fai l’upgrade”, usato per passare a un piano di Gemini superiore.&nbsp; Accanto c’è una piccola icona a forma di matita, che consente di aprire una <a href="https://support.google.com/gemini/answer/13275745?co=GENIE.Platform%3DDesktop&amp;hl=En&amp;rd=1&amp;visit_id=639146984139351584-452085868&amp;utm">chat temporanea</a>, ovvero una chat che non compare nella cronologia recente né nell’attività di Gemini. Una volta cliccata su questa icona ti apparirà la seguente schermata. Questa opzione non è disponibile per gli account di lavoro o scolastici e non può essere usata in alcune integrazioni, come Gemini in Chrome o in Google Messaggi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="566" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea.webp" alt="" class="wp-image-14810" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea-600x377.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea-300x189.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_temporanea-766x482.webp 766w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 10-Schermata della chat temporanea su Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ora che abbiamo preso confidenza con l&#8217;interfaccia e gli strumenti a disposizione, entriamo nel vivo dell&#8217;utilizzo pratico. Come per tutti i chatbot di IA, il passaggio fondamentale per l&#8217;utilizzo efficace di questo strumento è la scrittura del prompt, ovvero la domanda o la richiesta che una persona pone al sistema di intelligenza artificiale. Il prompt, troppo spesso sottovalutato, rappresenta una vera istruzione di lavoro e dalla quantità di dettagli e particolari che conterrà, dipenderà la qualità e la profondità della risposta che riceveremo. A tal proposito è bene seguire delle piccole indicazioni per scrivere un prompt di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Prima si assegna un ruolo allo strumento, per esempio: </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Agisci come un editor di cronaca locale</em>” oppure “<em>Agisci come un giornalista investigativo</em>”; poi si indica il compito: “<em>prepara un briefing</em>”, “<em>genera domande per un’intervista</em>”, “<em>riassumi i punti principali</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente si specifica il pubblico di riferimento, il contesto, le fonti da privilegiare, eventuali limiti e il formato desiderato della risposta. Un prompt efficace, per esempio, potrebbe essere:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Agisci come un editor di una redazione locale. Devo scrivere un articolo sull’approvazione di un nuovo piano comunale per la mobilità urbana. Prepara un briefing di lavoro: riassumi il tema, indica i soggetti coinvolti, suggerisci domande per il sindaco, per i commercianti, per i residenti e per le associazioni ciclistiche. Organizza la risposta in sezioni brevi e segnala quali documenti ufficiali dovrei cercare</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver inviato il prompt, Gemini produce una prima risposta. A questo punto non bisogna fermarsi anzi bisogna passare alla fase successiva, e forse quella più importante, ovvero l’iterazione. Nel lavoro con l’IA, iterare significa affinare progressivamente la richiesta e la risposta: si legge il risultato, si individuano lacune, genericità o punti non verificabili, e si chiede allo strumento di correggere o raffinare. Per esempio:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Rigenera la risposta indicando per ogni punto quale fonte dovrei verificare</em>”,</p>



<p class="wp-block-paragraph">oppure: “<em>Aggiungi solo informazioni che possano essere controllate in documenti pubblici</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">oppure: “<em>Trasforma questo briefing in una lista di domande per un’intervista</em>”</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="419" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale.webp" alt="" class="wp-image-14811" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-300x140.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-600x279.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_chat_normale-767x357.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 11-Focus menù della chat</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quando siamo all’interno di una chat normale cliccando sui tre puntini in alto affianco al pulsante “Fai l’upgrade”, abbiamo la possibilità di condividere la conversazione, fissarla nella cronologia delle conversazioni in alto a tutte, rinominarla o eliminarla</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="431" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt.webp" alt="" class="wp-image-14812" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-600x287.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-766x367.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_risposta_prompt-300x144.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 12-Focus sugli strumenti a disposizione dopo aver ottenuto una risposta</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta generata la risposta, nella parte finale del messaggio sono presenti diversi strumenti per interagire con il risultato. È possibile lasciare un feedback positivo o negativo tramite le icone del pollice su o giù per aiutare l&#8217;IA a migliorare. È possibile anche cliccare sull&#8217;icona della freccia per chiedere di riformulare la risposta, renderla più breve/più lunga o copiare quella già fornita. Infine cliccando sui tre puntini si aprirà un menù con diverse opzioni disponibili:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Crea una nuova chat da qui: </strong>Questa funzione è utilissima se la conversazione ha preso una piega interessante e vuoi approfondire quel singolo argomento senza &#8220;inquinare&#8221; la chat attuale. Cliccandoci, la piattaforma prenderà la risposta come punto di partenza e aprirà una conversazione completamente nuova.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Ascolta:</strong> Se non hai voglia di leggere un testo lungo o se in quel momento sei impegnato a fare altro, una voce artificiale ti leggerà, parola per parola, l&#8217;intera risposta che ti ha fornito. È ottima anche per verificare la pronuncia di parole straniere.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Esporta in Documenti:</strong> Scegliendo questa opzione, l&#8217;intera risposta verrà formattata e inviata direttamente su Google Documenti (Google Docs). Verrà creato un nuovo file nel tuo account Google, pronto per essere modificato, stampato o condiviso, evitandoti il classico &#8220;copia e incolla&#8221;.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Bozza in Gmail:</strong> Molto simile alla funzione precedente, ma pensata per la posta elettronica. Se la risposta contiene il testo di una mail che hai chiesto di scrivere, o se vuoi semplicemente inviare queste informazioni a qualcuno, questa opzione apre una nuova bozza su Gmail. Ti ritroverai il testo già inserito nel corpo della mail, pronto per aggiungere il destinatario e premere &#8220;Invia&#8221;.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Segnala un problema legale:</strong> Questa è una voce di sicurezza e tutela. Se ritieni che la risposta che l’AI ti ha fornito violi il copyright, contenga materiale protetto da proprietà intellettuale senza autorizzazione, o infranga in qualche modo la legge, puoi usare questo tasto per inviare una segnalazione formale al team di supporto. Serve a garantire che i contenuti generati siano sempre rispettosi delle normative.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Visualizza fonti:</strong> Cliccando su questa voce, si aprirà un elenco sulla destra dei siti web da cui Gemini ha attinto per formulare la risposta. È lo strumento ideale quando l&#8217;IA fornisce dati, fatti storici o notizie complesse e si vuole fare del sano <em>fact-checking</em>: ti permette infatti di verificare l&#8217;accuratezza delle informazioni in un attimo e di approfondire la lettura direttamente sulle fonti originali.</li>



<li style="margin-top:0;margin-bottom:0"><strong>Visualizza dettagli della risposta:</strong> Questa opzione ti mostra i &#8220;dietro le quinte&#8221; tecnici della risposta. Ti permette di vedere dettagli come il modello di intelligenza artificiale specifico che è stato utilizzato per risponderti ed eventualmente altre informazioni tecniche collegate alla generazione del testo come lo strumento utilizzato per dare la risposta.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se si sta lavorando su un tema complesso, si può usare la funzione Deep Research (Ricerca approfondita) da selezionare prima di inviare il prompt cliccando sul + nella barra del prompt. In questo caso lo strumento preparerà prima un &#8220;piano di ricerca&#8221; in cui ci indica quali aspetti intende analizzare e quali fonti prenderà in considerazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="566" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research.webp" alt="" class="wp-image-14813" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-300x189.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-600x377.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_deep_research-766x482.webp 766w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 13-Deep research</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalista deve leggere il piano, modificarlo se manca qualcosa cliccando su “Modifica il Piano” e, solo dopo, cliccare sul pulsante &#8220;Avvia la ricerca&#8221;. Alla fine, Gemini ci restituirà un report più lungo e strutturato, con sezioni, collegamenti e riferimenti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="426" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca.webp" alt="" class="wp-image-14815" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-600x284.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-300x142.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_piano_di_ricerca-767x363.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 14-Interfaccia piano di ricerca e funzionalità</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In alto a destra abbiamo a disposizione il Sommario, ovvero un indice dettagliato che include tutte le sezioni in cui si articola il piano di ricerca. Quest’ultimo può anche essere copiato, condiviso tramite link pubblico o esportato in Google Docs e usato come base di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver generato, con la funzione di Deep Research, un testo, un report o un briefing, cliccando sul pulsante in alto a destra &#8220;Crea&#8221; si può chiedere di trasformarlo in un contenuto specifico come ad esempio una pagina web, un’infografica, un quiz, delle flash card o un overview audio.</p>
</div>
</div>
</div>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-4&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading has-icon has-icon-right"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-4-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" id="accordion-item-4" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">NotebookLM (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div aria-labelledby="accordion-item-4" data-wp-bind--hidden="state.isHidden" data-wp-on--beforematch="actions.handleBeforeMatch" id="accordion-item-4-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">NotebookLM è uno strumento pensato per interrogare un insieme definito di documenti, un “notebook”, costruito dal giornalista. La differenza principale rispetto a Gemini è che NotebookLM è ancorato alle fonti; dunque, risponde alle richieste fatte dall&#8217;utente solo sulla base dei materiali caricati da quest’ultimo. Per questo motivo, lo strumento è considerato meno incline alle allucinazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per una redazione è particolarmente utile quando si lavora su inchieste, dossier, reportage lunghi, archivi di articoli o trascrizioni di interviste. Uno dei vantaggi è che quando lo strumento fornisce un’informazione, ci indica da quale documento proviene, permettendo di risalire al passaggio preciso.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima operazione da effettuare è quella di collegarsi a NotebookLM tramite browser all’indirizzo <a href="https://notebooklm.google.com/">https://notebooklm.google.com/</a> effettuando l&#8217;accesso con il proprio account Google.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="431" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14819" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-600x287.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-300x144.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/interfaccia_notebooklm-766x367.webp 766w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 15-Schermata iniziale NotebookLM</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta nella schermata iniziale, basterà cliccare sul pulsante &#8220;Crea un nuovo notebook&#8221; per aprire uno spazio di lavoro digitale interamente dedicato a un nuovo tema, progetto o inchiesta.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="428" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14820" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-600x285.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_notebooklm-768x365.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 16-Interfaccia generica del notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver creato il notebook, nella parte superiore della schermata si trova una barra di navigazione comune a tutti i notebook. In alto a sinistra compare il simbolo di NotebookLM, seguito dal nome del progetto, in questo caso “Notebook di prova”. Assegnare fin dall’inizio un nome chiaro permette di ritrovare più facilmente il lavoro e di distinguerlo dagli altri notebook presenti nel proprio account.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Spostandoci verso destra, nella stessa barra superiore, è presente il pulsante “Crea notebook”, che consente di avviare un nuovo spazio di lavoro. Accanto si trova il comando “Condividi”, utilizzato per la condivisione del link del nostro notebook con altre persone. Il pulsante “Impostazioni” permette invece di accedere alle seguenti opzioni di configurazione disponibili:</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="578" height="890" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14821" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm.webp 578w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm-195x300.webp 195w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_impostazioni_notebooklm-390x600.webp 390w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 17-Focus sulle impostazioni del notebook</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida di NotebookLM</strong>: Questa voce apre la documentazione di supporto di Google dedicata a NotebookLM. È utile per comprendere il funzionamento generale della piattaforma, imparare ad aggiungere e gestire le fonti, utilizzare la chat, generare contenuti nello spazio Studio e risolvere eventuali dubbi operativi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Invia feedback: </strong>Questa opzione consente di comunicare direttamente a Google osservazioni, suggerimenti o problemi riscontrati durante l’utilizzo di NotebookLM. Può essere usata, per esempio, per segnalare un malfunzionamento, descrivere un comportamento inatteso, proporre un miglioramento o esprimere un giudizio su una nuova funzione.</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Discord</strong>: Questa voce permette di accedere alla community Discord collegata a NotebookLM. All’interno della community gli utenti possono confrontarsi, condividere esperienze, suggerimenti, modalità d’uso e casi pratici.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Lingua di output</strong>: Questa impostazione consente di scegliere la lingua nella quale NotebookLM deve generare le risposte e i contenuti.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Licenze</strong>: Questa sezione, di carattere tecnico e amministrativo, mostra le informazioni relative alle licenze software, ai componenti utilizzati dalla piattaforma e agli eventuali termini legali associati.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Dispositivo: </strong>Questa opzione riguarda l’aspetto visivo dell’interfaccia. All’interno di questo menu sono disponibili tre possibilità:<ul><li><strong>Modalità Luce</strong>: Imposta manualmente un’interfaccia con sfondo chiaro e testi scuri. </li></ul><ul><li><strong>Modalità Buio</strong>: Imposta manualmente un’interfaccia con sfondo scuro e testi chiari.</li></ul><ul><li><strong style="font-size: clamp(0.984em, -0.172em + 0.984rem + 0.86vw, 1.5em)">Dispositivo</strong><span style="font-size: clamp(0.984em, -0.172em + 0.984rem + 0.86vw, 1.5em)">: Lascia che sia il sistema operativo a decidere quale tema applicare.</span></li></ul></li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Esegui l’upgrade di NotebookLM</strong>: Questa voce consente di accedere a un piano superiore o a una versione potenziata del servizio. L’upgrade può offrire funzionalità aggiuntive, limiti di utilizzo più elevati o strumenti avanzati, a seconda del piano disponibile.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sempre nella barra in alto a destra seguono l’icona con la griglia delle applicazioni Google e l’immagine associata all’account dell’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Passiamo adesso ad analizzare la colonna di sinistra denominata “Fonti” che rappresenta la base documentale del notebook. È qui che l’utente inserisce tutti i materiali che NotebookLM dovrà analizzare e utilizzare per produrre risposte, riassunti e contenuti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="426" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14822" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-600x284.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-300x142.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/aggiungi_fonti_notebooklm-767x363.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 18-Schermata caricamento delle fonti al notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Cliccando sul pulsante “+ Aggiungi Fonti” si possono recuperare materiali da Google Drive, caricare documenti presenti sul nostro computer, presentazioni, fogli di calcolo, immagini, file audio, link a pagine web o video pubblici di YouTube. Si può anche incollare un testo copiato da un’altra parte ed utilizzarlo come fonte cliccando su “testo copiato”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="422" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14823" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-600x281.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-300x141.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot_fonti_notebooklm-768x360.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 19-Aggiunta delle fonti con la ricerca rapida</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Subito sotto il pulsante di caricamento si trova un’“area di ricerca rapida” che trasforma NotebookLM in un vero e proprio hub di esplorazione integrato. Questa sezione permette di scovare nuovi materiali direttamente online, senza costringerti a uscire dalla piattaforma o a cambiare scheda nel browser. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La barra presenta due menu a tendina: il primo, impostato su &#8220;Web&#8221;, definisce il raggio d&#8217;azione dell&#8217;IA permettendo di scegliere se cercare su internet o attingere direttamente al proprio Google Drive. Il secondo menu consente invece di scegliere il livello di approfondimento della ricerca. Nell’esempio è selezionata la modalità “Ricerca rapida”, pensata per ottenere risposte in tempi brevi, ma è possibile optare anche per funzioni più avanzate come “Deep Research”, adatta quando serve un’analisi più ampia, articolata e strutturata di un argomento complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa sezione di ricerca può essere utile nelle fasi iniziali di un progetto, quando l’utente non dispone ancora di tutti i documenti necessari e vuole esplorare rapidamente un argomento. Nel nostro caso, dopo aver formulato il quesito di interesse, sono state trovate diverse fonti che possono essere visualizzate più nello specifico cliccando su “Visualizza” e poi successivamente aggiunte al notebook tramite il pulsante “+ Importa”. Le fonti selezionate richiedono comunque un&#8217;attenta valutazione, volta a verificarne l&#8217;autorevolezza, la pertinenza e la tempestività dell&#8217;aggiornamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La parte inferiore della colonna mostra invece l’elenco delle fonti caricate da noi. Accanto al nome di ciascun documento, video o pagina web compare una casella di selezione: quando la casella è spuntata, quella fonte viene inclusa tra i materiali che NotebookLM può consultare per rispondere alle domande inserite nella chat. Il comando “Seleziona tutto” permette invece di attivare o disattivare contemporaneamente tutte le fonti presenti nell’elenco. Nella versione gratuita si possono avere fino a <a href="https://support.google.com/notebooklm/answer/16269187?hl=it#zippy=%2Climiti-di-notebooklm">100 notebook</a>, ciascuno contenente un massimo di 50 fonti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="856" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14824" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm-300x285.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm-768x730.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/chat_notebooklm-600x571.webp 600w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 20-Focus sul notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La parte centrale dell’interfaccia è dedicata alla chat e costituisce lo spazio nel quale l’utente dialoga con NotebookLM. In questa area è possibile porre domande, chiedere spiegazioni, confrontare documenti, ottenere riassunti o richiedere la creazione di nuovi contenuti. In alto è presente la copertina, il titolo del notebook, il numero di fonti caricate e la data del progetto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="425" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook.webp" alt="" class="wp-image-14825" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-300x142.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-600x283.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/personalizza_notebook-767x362.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 21-Finestra della funzione Personalizza del notebook</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Cliccando sull’icona “Personalizza” si apre una finestra da cui è possibile cambiare l’immagine di copertina del notebook, modificare il titolo e inserire un riepilogo personalizzato al posto di quello generato automaticamente. Il pulsante “Fine” salva le modifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta aggiunti i documenti, NotebookLM riassume il contenuto complessivo e fornisce anche una sintesi delle singole fonti. Questa prima panoramica è utile per capire rapidamente che tipo di materiale è stato caricato e se il corpus è completo oppure sbilanciato. Il risultato può essere salvato nelle note (presenti in una sezione dedicata sulla destra), copiato o valutato con i pulsanti “mi piace” e “non mi piace”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella parte inferiore sono presenti eventuali domande suggerite e la barra “Fai una domanda o crea qualcosa”, da usare per interrogare le fonti, chiedere riassunti, confronti o nuovi contenuti. Accanto alla barra viene indicato quante fonti sono attive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante porre delle domande precise per esempio : </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Quali sono le motivazioni ufficiali indicate nei documenti</em>?”, “<em>Quali dati economici compaiono nelle fonti</em>?”, “<em>Ci sono contraddizioni tra le dichiarazioni dell’ente e le interviste</em>?”, “<em>Quali passaggi posso usare per costruire una timeline</em>?”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="849" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14826" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm-300x283.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm-600x566.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/risposta_chat_notebooklm-767x724.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 22- Focus sul richiamo specifico ad ogni fonte (i numeri piccoli indicano la fonte)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">NotebookLM restituisce una risposta organizzata e accompagna le informazioni con riferimenti alle fonti. Il giornalista può cliccare sui riferimenti per vedere il documento di origine e il punto preciso in cui compare l’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine,andiamo ad analizzare nel dettaglio la colonna di destra denominata “Studio”. Questa sezione consente di trasformare le fonti e le informazioni elaborate nel notebook in prodotti più strutturati. Qui NotebookLM mette a disposizione diversi strumenti per organizzare, presentare o ripassare i contenuti:</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="490" height="841" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm.webp" alt="" class="wp-image-14827" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm.webp 490w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm-350x600.webp 350w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/Studio_notebooklm-175x300.webp 175w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 23-Focus colonna destra Studio</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Overview audio</strong>: permette di creare una panoramica in formato audio. Può essere utile per ascoltare una sintesi dei documenti, ripassare un argomento mentre si svolgono altre attività o rendere i contenuti più accessibili a chi preferisce l’ascolto alla lettura.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Presentazione: </strong>serve ad organizzare le informazioni sotto forma di presentazione con slide. Può rappresentare un punto di partenza per una lezione, una riunione, un intervento pubblico o una sintesi progettuale.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Overview video</strong>: consente di ottenere una sintesi in forma video. Questa modalità integra una presentazione visiva delle informazioni e può risultare utile per la divulgazione, la formazione o il ripasso.</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Mappa mentale</strong>: permette di visualizzare graficamente i concetti principali e i collegamenti tra di essi.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Report</strong>: genera un documento strutturato a partire dalle fonti. Può essere utilizzata per creare sintesi approfondite, guide, analisi o testi organizzati in sezioni.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Flashcard</strong>: trasformano i contenuti in schede di domanda e risposta. Sono particolarmente adatte allo studio e alla memorizzazione, perché consentono di ripassare definizioni, date, concetti e informazioni essenziali.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Quiz</strong>: permette di generare domande di verifica. Può essere impiegato dagli studenti per controllare il livello di preparazione oppure dai docenti per creare esercizi e attività formative.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Infografica</strong>: trasforma le informazioni in una rappresentazione visiva sintetica. Le infografiche possono facilitare la comunicazione di dati, sequenze, confronti o processi, soprattutto quando il contenuto deve essere presentato a un pubblico non specialistico.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Tabella di dati</strong>: organizza le informazioni in righe e colonne. Questa funzione è utile quando le fonti contengono elementi confrontabili, per esempio nomi, date, caratteristiche, valori, vantaggi e svantaggi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sotto le schede è presente l’area nella quale vengono salvati i contenuti generati da Studio. Questa zona funziona quindi come un archivio degli elaborati prodotti. L’utente può tornare sui contenuti generati, consultarli e utilizzarli nelle fasi successive del proprio lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella parte inferiore della colonna si trova il pulsante “Aggiungi nota”. Le note sono utili per salvare osservazioni personali, idee, passaggi importanti, citazioni, promemoria o risultati emersi durante la conversazione.</p>
</div>
</div>
</div>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-5&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading has-icon has-icon-right"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-5-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" id="accordion-item-5" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">Pinpoint (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div aria-labelledby="accordion-item-5" data-wp-bind--hidden="state.isHidden" data-wp-on--beforematch="actions.handleBeforeMatch" id="accordion-item-5-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Pinpoint è uno strumento pensato per la ricerca e l’analisi documentale su larga scala. È particolarmente utile quando una redazione deve lavorare con grandi quantità di file, per esempio, documenti ottenuti tramite accesso agli atti, fascicoli giudiziari, archivi storici, registri, file audio o video.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per i giornalisti, il valore principale di <a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/12011834?hl=en-GB&amp;ref_topic=11948319&amp;sjid=4822295195790891112-EU">Pinpoint</a> sta nella possibilità di orientarsi rapidamente dentro grandi archivi di documenti. Lo strumento legge testi contenuti in scansioni e immagini grazie al riconoscimento ottico dei caratteri, trascrive audio e video, individua nomi di persone, luoghi, organizzazioni e aziende, e permette di ritrovare parole chiave o frasi esatte in tutta la raccolta.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo strumento è raggiungibile dall’indirizzo <a href="https://journaliststudio.google.com/pinpoint/collections">goo.gle/pinpoint</a>, oppure cercando “Pinpoint Google Journalist Studio”. Raggiunta la schermata bisognerà cliccare sul pulsante in alto a destra “Inizia” per configurare l’account Google.</p>



<div class="wp-block-columns are-vertically-aligned-center is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="454" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14829" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:cover" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-300x151.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-600x303.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint-767x387.webp 767w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 24-Schermata di verifica identità al primo accesso a Pinpoint</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="862" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2.webp" alt="" class="wp-image-14830" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2.webp 740w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2-515x600.webp 515w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_identita_pinpoint_2-258x300.webp 258w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 24-Schermata di verifica identità al primo accesso a Pinpoint</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al primo accesso, viene richiesto di indicare il proprio profilo professionale e di specificare che la piattaforma sarà utilizzata per attività giornalistiche o di ricerca. Al termine di questa procedura apparirà una schermata con il vostro workspace. Bisognerà cliccare sul pulsante “+ Nuova raccolta privata”, cioè uno spazio di lavoro dedicato a un progetto specifico, da nominare in modo chiaro in base al contenuto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="429" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14832" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-768x366.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/raccolta_prova_pinpoint-600x286.webp 600w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 26-Creazione di una nuova raccolta privata</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver creato la raccolta, Pinpoint consente anche di aggiungere materiali scaricati sul computer, importati da Google Drive o tramite URL, a condizione che il link sia pubblico e rimandi a una pagina web, a un PDF o a un’immagine. Non possono invece essere importati contenuti protetti da login, paywall o altre limitazioni di accesso.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="438" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14833" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-600x292.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-300x146.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/screen_raccolta_pinpoint-766x373.webp 766w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 27-Schermata iniziale della raccolta vuota</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Andando ad analizzare nello specifico l’interfaccia dello strumento, in alto a sinistra compare il logo di Pinpoint con la dicitura “For Professionals”, che identifica l’ambiente destinato a giornalisti, ricercatori e professionisti. Ogni utente con questo tipo di account ha a disposizione <a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/17006598?hl=it">100 GB</a> di spazio per organizzare le proprie raccolte e, in ciascuna di esse, può caricare fino a 240.000 file al giorno. Per questo Pinpoint si presta bene al lavoro d’inchiesta, soprattutto quando la redazione deve esaminare archivi molto ampi, fascicoli amministrativi o grandi quantità di file eterogenei.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="642" height="321" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14834" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint.webp 642w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint-300x150.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/pinpoint-600x300.webp 600w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 28-Interfaccia generale di Pinpoint</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nella barra superiore, spostandosi verso destra, compare il pulsante “Dati strutturati”. Questa funzione permette di trasformare la tua raccolta di&nbsp;documenti con struttura simile&nbsp;in un foglio di lavoro. Accanto si trova il pulsante “Pubblica”, che ci dà la possibilità di rendere pubblica una propria raccolta di documenti inserendola nella sezione “<a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/13623755?hl=en">Esplora</a>&#8221; (<em>Explore</em>), un archivio pubblico globale di Google Pinpoint a cui chiunque può accedere. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://journaliststudio.google.com/pinpoint/explore">All&#8217;interno di Esplora</a> sono presenti raccolte di documenti storici, atti giudiziari, database sanitari o file d&#8217;indagine declassificati, messi a disposizione da importanti testate giornalistiche internazionali (es. <em>The New York Times</em>, <em>Associated Press</em>), organizzazioni non profit o università. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Subito dopo compare il pulsante blu “Condividi”, utilizzato per autorizzare altri utenti ad accedere alla raccolta e collaborare alla consultazione dei materiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Procedendo ancora verso destra si incontrano alcune icone di servizio. La prima, a forma messaggio, serve per inviare un feedback. Seguono l’icona con il punto interrogativo, dedicata ad una guida per assistenza, e quella a forma di ingranaggio, che apre le impostazioni dell’account. All’estrema destra compare infine il cerchio che rappresenta il profilo dell’utente connesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Poco più in basso, nella parte sinistra della schermata, compare il percorso della raccolta aperta. Il primo elemento indica l’account o lo spazio di lavoro, mentre il secondo è il nome assegnato alla raccolta, nel nostro caso “Raccolta di prova”. Alla destra di questa intestazione è presente il menu con i tre puntini verticali, dal quale si possono gestire le opzioni di modifica relative alla raccolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al centro dell’interfaccia compaiono due schede. La prima è “Documents”, attualmente selezionata, che ci mostra tutti i file caricati nella raccolta. La seconda, “Saved sessions”, che serve a ritrovare eventuali sessioni di lavoro salvate, per esempio ricerche o analisi già effettuate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto le schede si trova la barra di ricerca “Cerca nei documenti”. Qui il giornalista può inserire parole chiave, nomi, frasi esatte o altri termini per individuare rapidamente i punti in cui compaiono all’interno dei file caricati. All’estremità destra della barra è presente un’icona con un punto interrogativo, utile per ottenere indicazioni sugli operatori di ricerca.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="249" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14835" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-600x166.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-766x212.webp 766w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/documenti_pinpoint-300x83.webp 300w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 29-Focus sulle operazioni effettuabili sul singolo documento</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alla destra della barra di ricerca compare il pulsante “+ Aggiungi documenti”. Quando viene selezionato, si apre un menu che permette di scegliere da dove importare i materiali (da Google Drive, dal computer oppure tramite URL). Una volta importati tutti i documenti, la fase successiva che Pinpoint mette in atto è quella di analisi ed elaborazione dei file caricati.&nbsp; I documenti infatti vengono convertiti in un formato leggibile, il testo nelle immagini viene riconosciuto tramite il riconoscimento ottico dei caratteri, gli audio e i video vengono trascritti. Tutti i file infine vengono convertiti in formato pdf. Passando con il cursore sopra ad uno specifico documento, esso può essere etichettato, rinominato o eliminato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra l’area centrale e il pannello laterale destro sono presenti due icone verticali. Quella superiore, simile a una stella, richiama le funzioni di Gemini integrate in Pinpoint.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="509" height="929" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14836" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint.webp 509w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint-164x300.webp 164w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint-329x600.webp 329w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 30-Funzioni integrate di Gemini</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Trova risposte</strong>: è una funzione che ti permette di trovare delle informazioni specifiche all’interno dei documenti, formulando una domanda.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Riassumi</strong>: è una funzione che genera un riepilogo delle informazioni dei documenti selezionati o di una intera raccolta. Puoi anche specificare un argomento per filtrare i documenti pertinenti della raccolta che vuoi riepilogare.</li>
</ul>
</div>
</div>



<ul class="wp-block-list">
<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Confronta</strong>: è una funzione che ti permette di confrontare massimo 3 documenti della tua raccolta. Puoi anche specificare un argomento su cui vuoi applicare il confronto.</li>



<li style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Estrai dati</strong>: è una funzione che ti permette di estrarre dati strutturati. È molto efficace soprattutto quando si lavora su tanti documenti organizzati nello stesso modo, come schede, moduli, registri o rapporti standardizzati. Puoi indicare quali campi vuoi ottenere nella matrice, inserendo per esempio “nome dell’autore”, “data del documento”, oppure altre domande specifiche. Per aggiungere nuove colonne è sufficiente usare il pulsante “+” e premere “Invio”.</li>
</ul>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-c30b8ca6 wp-block-columns-is-layout-flex" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="496" height="827" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2.webp" alt="" class="wp-image-14837" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2.webp 496w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2-180x300.webp 180w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_2-360x600.webp 360w" sizes="(max-width: 496px) 100vw, 496px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 31- Funzione Estrai i dati</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="437" height="839" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3.webp" alt="" class="wp-image-14838" style="aspect-ratio:0.5208588667860846;width:301px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3.webp 437w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3-313x600.webp 313w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/gemini_pinpoint_3-156x300.webp 156w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 32- Focus sui risultati scaricabili in CSV</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalista può selezionare specifici documenti da cui estrarre i dati o considerare l’intera raccolta, definire i campi da estrarre manualmente (come mostrato in figura) e lasciare che la piattaforma recuperi quei dati. Il risultato può poi essere scaricato in formato CSV e analizzato in un normale foglio di calcolo. Questa funzione non serve tanto a leggere tabelle già presenti nei documenti, quanto a trasformare informazioni sparse e ricorrenti in dati ordinati, più facili da confrontare e verificare</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="480" height="911" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14839" style="aspect-ratio:0.5268942825807067" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint.webp 480w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint-158x300.webp 158w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/filtri_pinpoint-316x600.webp 316w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 33-Menù Filtra raccolta</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’altra icona con tre linee orizzontali, che si trova sotto la funzione appena decritta di Gemini, apre invece il pannello “Filtra raccolta”. Questa sezione aiuta il giornalista a orientarsi dentro la raccolta in quanto organizza automaticamente le informazioni presenti nei documenti creando una “lista di entità”. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si tratta di un indice dei principali elementi ricorrenti nel materiale caricato suddiviso per date, nomi di persone, per organizzazioni e luoghi citati nei file. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una sezione molto funzionale perché invece di leggere manualmente ogni documento, il giornalista può aprire il filtro, selezionare per esempio il nome di una persona, di un ente o di una città, e visualizzare subito tutti i file in cui quell’elemento compare.</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Aprendo uno dei documenti indicati, Pinpoint permette poi di raggiungere direttamente il punto in cui il nome o il riferimento è citato, rendendo più rapida la consultazione e il confronto tra materiali diversi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="429" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint.webp" alt="" class="wp-image-14840" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-600x286.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/trascrizione_pinpoint-768x366.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 34-Schermata della trascrizione con tutte le funzionalità disponibili</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un’altra funzione utile di Pinpoint è la trascrizione automatica. Caricando un file audio o video, sempre tramite la funzione “+ Aggiungi documenti”, e successivamente cliccando sul file caricato, la piattaforma genera una trascrizione testuale consultabile e scaricabile, collegata al file originale tramite un player incorporato. I file audio e video devono avere una <a href="https://support.google.com/pinpoint/answer/11991982?hl=en&amp;utm_">durata massima</a> di circa due ore a velocità normale e una dimensione inferiore a 8 GB.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il giornalista può modificare direttamente la trascrizione in caso di errori cliccando sul tasto “Modifica” nella barra in alto a sinistra. Inoltre, cliccando sull’icona dei tre puntini, si apre un menù a cascata con tante altre funzionalità disponibili, fra cui la più utile, “trova” che ti permette di cercare parole specifiche all’interno del testo. Inoltre, sempre tra queste funzioni, c’è la possibilità di scaricare il file della trascrizione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Funzioni simili sono disponibili anche in altre piattaforme basate sull’intelligenza artificiale, come per esempio ChatGPT. La differenza, in questi casi, dipende soprattutto dai limiti di caricamento dei file, quindi dal loro peso, e dal tempo necessario al sistema per completare la trascrizione. Facendo una prova con un account Plus e caricando lo stesso video caricato su Pinpoint abbiamo notato che ad oggi ChatGPT ci mette un po’ più di tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Infine Pinpoint può essere usato anche per documenti storici o scansionati. Se una redazione lavora su archivi cartacei digitalizzati, lo strumento può riconoscere testo dattiloscritto e in alcuni casi anche manoscritto.</p>
</div>
</div>
</div>



<div data-wp-context="{ &quot;autoclose&quot;: false, &quot;accordionItems&quot;: [] }" data-wp-interactive="core/accordion" role="group" class="wp-block-accordion is-layout-flow wp-block-accordion-is-layout-flow">
<div data-wp-class--is-open="state.isOpen" data-wp-context="{ &quot;id&quot;: &quot;accordion-item-6&quot;, &quot;openByDefault&quot;: false }" data-wp-init="callbacks.initAccordionItems" data-wp-on-window--hashchange="callbacks.hashChange" class="wp-block-accordion-item is-layout-flow wp-block-accordion-item-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-accordion-heading has-icon has-icon-right"><button aria-expanded="false" aria-controls="accordion-item-6-panel" data-wp-bind--aria-expanded="state.isOpen" data-wp-on--click="actions.toggle" id="accordion-item-6" type="button" class="wp-block-accordion-heading__toggle"><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-title">SynthID (clicca per espandere il contenuto)</span><span class="wp-block-accordion-heading__toggle-icon" aria-hidden="true">+</span></button></h3>



<div aria-labelledby="accordion-item-6" data-wp-bind--hidden="state.isHidden" data-wp-on--beforematch="actions.handleBeforeMatch" id="accordion-item-6-panel" role="region" class="wp-block-accordion-panel is-layout-flow wp-block-accordion-panel-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">SynthID è una tecnologia di Google pensata per rendere riconoscibili i contenuti come immagini, audio, testo e video creati o modificati con i suoi strumenti di intelligenza artificiale. Funziona attraverso un watermark digitale invisibile, cioè una sorta di firma nascosta inserita nel file che può essere rilevata solo da appositi sistemi di verifica. Questa tecnologia si adatta in base ai differenti contenuti digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle immagini, per esempio, SynthID modifica impercettibilmente alcuni pixel con un pattern statistico rilevabile da un detector. Nei contenuti audio, il watermark viene incorporato nel segnale sonoro senza essere percepibile dall’ascoltatore. Nel testo, invece, SynthID influenza leggermente la scelta dei token durante la generazione, creando una traccia statistica nella sequenza linguistica. In tutti i casi il segnale è pensato per essere rilevabile, ma può indebolirsi con modifiche pesanti, tagli, parafrasi, ricodifiche o trasformazioni aggressive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo strumento, dunque, svolge una funzione diversa dagli altri descritti finora in quanto non supporta la scrittura o l’analisi dei documenti, ma aiuta i giornalisti a verificare l’origine dei materiali visivi, un passaggio sempre più rilevante nell’epoca dei contenuti generati con intelligenza artificiale.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Guida pratica all&#8217;uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La prima operazione da fare per utilizzare questo strumento consiste nel salvare o recuperare un file da verificare. Può trattarsi di un’immagine ricevuta via e-mail, di un contenuto fornito da un ufficio stampa, di un video scaricato da una cartella condivisa o di un visual usato in una campagna. Noi, per esempio, abbiamo chiesto sia a Gemini che a OpenAI di generarci una immagine di un ciliegio in fiore.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-04822461 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="900" height="675" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore.webp" alt="" class="wp-image-14842" style="aspect-ratio:1.333348498635123;width:402px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-600x450.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-300x225.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/ciliegio-in-fiore-768x576.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 35-Immagine di un ciliegio in fiore generata da ChatGPT</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="900" height="491" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore.webp" alt="" class="wp-image-14844" style="object-fit:cover;width:400px;height:260px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-300x164.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-600x327.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/albero-in-fiore-766x418.webp 766w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 36-Immagine di un ciliegio in fiore generata da Gemini</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente, occorre aprire Gemini e avviare una nuova conversazione. Cliccando sul simbolo “+” nella barra della chat, si può caricare l’immagine da verificare e formulare una richiesta diretta, per esempio: </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Questa immagine contiene un watermark digitale SynthID</em>?” oppure “<em>Questa immagine risulta generata o modificata con Google AI</em>?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il file è stato prodotto o alterato con strumenti di intelligenza artificiale di Google e conserva il watermark, Gemini può rilevarlo e segnalarlo. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="429" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat.webp" alt="" class="wp-image-14845" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-600x286.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-768x366.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 37-Verifica sull&#8217;immagine generata da ChatGPT</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel nostro test abbiamo sottoposto alla verifica entrambe le immagini, ottenendo risposte sostanzialmente simili.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="429" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI.webp" alt="" class="wp-image-14847" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-600x286.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-768x366.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 38-Verifica sull&#8217;immagine generata da Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Come notiamo dalle risposte ottenute, sembra che in realtà Gemini non possa effettuare questo controllo. Questo perché Gemini per verificare file immagini, video o audio utilizza uno strumento specifico che deve essere attivato, ovvero Verify AI. Il suo funzionamento si basa su sistemi di identificazione e tracciabilità dei contenuti digitali come appunto SynthID e C2PA, che merita un approfondimento specifico e sarà analizzata successivamente.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-c30b8ca6 wp-block-columns-is-layout-flex" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="900" height="431" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai.webp" alt="" class="wp-image-14849" style="object-fit:cover;width:700px;height:300px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-600x287.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-300x144.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai-766x367.webp 766w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 39-Schermata impostazioni app connesse</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="659" height="517" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2.webp" alt="" class="wp-image-14850" style="object-fit:cover;width:400px;height:280px" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2.webp 659w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2-300x235.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifyai_2-600x471.webp 600w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 40-App connesse: Verify AI</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per attivare Verify AI, occorre aprire le impostazioni di Gemini cliccando sull’icona a forma di rotellina accanto al profilo utente e selezionare la voce “App connesse”.&nbsp; Si aprirà un menù in cui verranno mostrate tutte le possibili app esterne che si possono collegare a Gemini e in particolare Verify AI. Per abilitarla, è sufficiente flaggare l’apposito pulsante e, una volta collegata, Gemini utilizzerà questa funzione per la verifica.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="900" height="429" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2.webp" alt="" class="wp-image-14853" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-600x286.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_openAI-2-768x366.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 41-Schermata risposta ottenuta dopo l&#8217;attivazione di Verify AI per l&#8217;immagine generata da Gemini</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta attivato lo strumento Verify AI, rifacciamo la procedura e la risposta che otteniamo è differente. Come potete notare in questo caso, Gemini riconosce che l’immagine è stata prodotta dalla sua intelligenza artificiale, oltre a segnalare la presenza di C2PA. Abbiamo fatto la prova anche con l’immagine generata invece da OpenAI e questa è stata la risposta che abbiamo ottenuto:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="900" height="429" fetchpriority="low" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1.webp" alt="" class="wp-image-14852" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1.webp 900w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1-600x286.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1-300x143.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/verifica_immagine_chat-2-1-768x366.webp 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption class="wp-element-caption">Figura 42-Schermata risposta ottenuta dopo l&#8217;attivazione di Verify AI per l&#8217;immagine generata da ChatGPT</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo tipo di immagini, invece, non sono presenti watermark digitali SynthID ma solo C2PA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In base alle fonti pubbliche ad oggi disponibili, di seguito alleghiamo una tabella che comprende le aziende AI che utilizzano SynthID</p>



<figure style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)" class="wp-block-table"><table class="has-contrast-color has-text-color has-link-color has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Azienda</strong></td><td><strong>Stato</strong></td><td><strong>Tipi di contenuto a cui viene applicato SynthID</strong></td><td><strong>Dettagli</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>OpenAI</strong></td><td>Già annunciato/attivo per immagini</td><td>Immagini generate</td><td>OpenAI dichiara di integrare <a href="https://openai.com/it-IT/index/advancing-content-provenance/">SynthID</a> a partire da immagini generate tramite ChatGPT, Codex o OpenAI API. Lo usa insieme ai metadati C2PA</td></tr><tr><td><strong>Google / Google DeepMind</strong></td><td>Già operativo</td><td>Immagini, video, audio, testo</td><td>Google dice che i watermark <a href="https://deepmind.google/models/synthid/">SynthID </a>sono incorporati nei contenuti AI generati dai suoi prodotti consumer e che coprono immagini, audio, testo e video. Per l’audio, cita esplicitamente Lyriae la funzione podcast di NotebookLM; per il testo, cita output generati da Gemini app e web experience.</td></tr><tr><td><strong>NVIDIA</strong></td><td>Già annunciato/attivo per video</td><td>Video</td><td>NVIDIA usa <a href="https://nvidianews.nvidia.com/news/nvidia-alphabet-and-google-collaborate-on-the-future-of-agentic-and-physical-ai">SynthID</a> per watermarkare solo per gli output AI generati da NVIDIA Cosmos, Cosmos WFM</td></tr><tr><td><strong>Kakao</strong></td><td>già annunciata/ partnership</td><td>Immagini e video</td><td>&nbsp;La <a href="https://finance.biggo.com/news/yI4jQ54BpwxG186NDznq">tecnologia</a> verrà applicata ai modelli Collage e Kinema di Kanana a partire dalla seconda metà di quest&#8217;anno, con un&#8217;implementazione prioritaria su Kanana Template, una funzionalità che crea brevi video generati dall&#8217;IA a partire da immagini condivise tramite KakaoTalk</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo aver chiarito il ruolo di SynthID, occorre approfondire anche C2PA, già richiamato tra i sistemi su cui può basarsi la verifica dei contenuti digitali. Si tratta di uno standard aperto che mira a documentare in modo verificabile l’origine, la storia e le eventuali modifiche di un file attraverso credenziali digitali firmate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quando un contenuto viene creato o modificato da un sistema compatibile C2PA, il software genera un insieme strutturato di metadati chiamato manifest. Dentro il manifest possono esserci dichiarazioni, dette spesso assertions, sul contenuto: autore o organizzazione, strumento usato, tipo di operazione, cronologia delle modifiche, thumbnail, relazioni con file precedenti, uso di AI generativa, timestamp e altre informazioni. Quel manifest viene poi firmato digitalmente con una chiave crittografica associata all’organizzazione o al servizio che lo produce.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche in questo caso di seguito riportiamo una tabella con tutte le aziende che appongono ad oggi C2PA:</p>



<figure style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)" class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Azienda / prodotto AI</strong></td><td><strong>Tipi di contenuto a cui viene applicato C2PA / Content Credentials </strong></td><td><strong>Dettagli</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>OpenAI</strong></td><td>Immagini generate con ChatGPT, Codex e API; OpenAI dichiara anche Content Credentials per immagini DALL·E 3, ImageGen e Sora</td><td>Dal 2026 le immagini includono C2PA metadata. Il tool pubblico di verifica <a href="https://help.openai.com/en/articles/8912793-c2pa-and-synthid-in-openai-generated-images?utm_source=chatgpt.com" data-type="link" data-id="https://help.openai.com/en/articles/8912793-c2pa-and-synthid-in-openai-generated-images?utm_source=chatgpt.com">OpenAI</a>, al momento indicato, è focalizzato sulle immagini. </td></tr><tr><td><strong>Adobe / Firefly</strong></td><td>Contenuti generati con Adobe Firefly e API; contenuti creati/modificati in app Adobe come Photoshop, Lightroom, Adobe Stock e Premiere</td><td><a href="https://helpx.adobe.com/creative-cloud/apps/adobe-content-authenticity/content-credentials/overview.html" data-type="link" data-id="https://helpx.adobe.com/creative-cloud/apps/adobe-content-authenticity/content-credentials/overview.html">Adobe</a> dice che i Content Credentials sono applicati automaticamente ai contenuti generati con Firefly e API; le app Adobe possono includere origine, modifiche, AI usata e attribuzione. </td></tr><tr><td><strong>Microsoft / Bing Image Creator e Bing Video Creator</strong></td><td>Immagini generate con Bing Image Creator; video generati con Bing Video Creator</td><td><a href="https://www.bing.com/images/create/ai-image-generator?utm_source=chatgpt.com" data-type="link" data-id="https://www.bing.com/images/create/ai-image-generator?utm_source=chatgpt.com">Microsoft</a> indica per le immagini e per i video sia watermark visibile sia Content Credentials/provenance C2PA</td></tr><tr><td><strong>Google / Gemini Enterprise Agent Platform, Vertex AI, Imagen, Veo, Lyria</strong></td><td>Immagini e video creati o modificati con modelli Google supportati; la documentazione include modelli Gemini image, Imagen e Veo; indica anche Lyria tra i modelli supportati</td><td>Google dice che i media generati con modelli supportati ricevono automaticamente Content Credentials firmate da <a href="https://docs.cloud.google.com/gemini-enterprise-agent-platform/models/content-credentials?hl=it" data-type="link" data-id="https://docs.cloud.google.com/gemini-enterprise-agent-platform/models/content-credentials?hl=it">Google LLC</a>. La pagina aggiornata al 22 maggio 2026 elenca immagini/video e modelli supportati. </td></tr><tr><td><strong>Amazon / AWS Titan Image Generator</strong></td><td>Immagini generate con Amazon Titan Image Generator v1 e v2 su Amazon Bedrock</td><td><a href="https://aws.amazon.com/it/about-aws/whats-new/2024/09/content-credentials-amazon-titan-image-generator/" data-type="link" data-id="https://aws.amazon.com/it/about-aws/whats-new/2024/09/content-credentials-amazon-titan-image-generator/">AWS</a> afferma che le Content Credentials C2PA sono incluse di default nelle immagini generate e includono modello, piattaforma e tipo di task. </td></tr><tr><td><strong>Meta / Meta AI, Facebook, Instagram, Threads</strong></td><td>Immagini fotorealistiche create con Meta AI; inoltre etichettatura di immagini AI caricate sulle piattaforme quando rilevabili</td><td><a href="https://about.fb.com/news/2024/02/labeling-ai-generated-images-on-facebook-instagram-and-threads/?utm_source=chatgpt.com" data-type="link" data-id="https://about.fb.com/news/2024/02/labeling-ai-generated-images-on-facebook-instagram-and-threads/?utm_source=chatgpt.com">Meta</a> dichiara l’uso di marker visibili, watermark invisibili e metadati incorporati nei file per immagini fotorealistiche create con Meta AI; usa inoltre segnali standard per etichettare contenuti AI di terzi. </td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La C2PA mette a disposizione anche un <a href="https://contentcredentials.org/">portale di verifica.</a> All’interno del sito, in alto a destra, si trova la voce “Verify”. Da questa sezione è possibile caricare un contenuto multimediale e controllare se contiene metadati conformi allo standard C2PA. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se il file è stato creato o modificato seguendo queste specifiche, il portale permette di leggere alcune informazioni sulla sua storia: chi lo ha prodotto, quali passaggi ha attraversato, se è stato modificato e, quando dichiarato, se nella sua realizzazione sono stati impiegati strumenti di intelligenza artificiale. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo controllo funziona però solo se il contenuto conserva le credenziali digitali previste dallo standard C2PA. In caso contrario, il portale potrebbe non restituire informazioni utili.</p>
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<div class="wp-block-column has-system-sans-serif-font-family has-medium-font-size is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10);flex-basis:35%">
<h3 class="wp-block-heading" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>L&#8217;Audio Overview di quest&#8217;articolo con NotebookLM (italiano) </strong></h3>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/I_quattro_strumenti_Google_per_giornalismo-online-audio-converter.com_.mp3"></audio></figure>



<div style="height:63px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-base-background-color has-background has-global-padding is-layout-constrained wp-container-core-group-is-layout-288fbcef wp-block-group-is-layout-constrained" style="padding-top:var(--wp--preset--spacing--10);padding-right:var(--wp--preset--spacing--10);padding-bottom:var(--wp--preset--spacing--10);padding-left:var(--wp--preset--spacing--10)">
<h1 class="wp-block-heading" style="margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.984rem, 0.984rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.86), 1.5rem);">Domande frequenti sugli strumenti AI di Google spiegati nella guida</h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);margin-bottom:0">FAQ Realizzate con</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized wp-duotone-duotone-3"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="268" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp" alt="" class="wp-image-14592" style="width:221px;height:auto" srcset="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-scaled.webp 2560w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-600x63.webp 600w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1100x115.webp 1100w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-300x31.webp 300w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-768x80.webp 768w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-1536x161.webp 1536w, https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2026/06/NotebookLM_logo.svg-2048x214.webp 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>1. </strong><strong>Quali sono gli elementi chiave per scrivere un prompt efficace per Gemini?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per ottenere risultati di qualità, bisogna assegnare uno <strong>specifico ruolo</strong> allo strumento (es. &#8220;giornalista investigativo&#8221;), indicare chiaramente il <strong>compito</strong>, specificare il <strong>pubblico</strong> di riferimento e il <strong>formato</strong> desiderato per la risposta. È inoltre fondamentale la fase di <strong>iterazione</strong>, ovvero affinare progressivamente la richiesta leggendo i risultati iniziali e correggendoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>2.</strong><strong>In cosa differisce NotebookLM rispetto a Gemini?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">A differenza di Gemini, che è un modello generativo generale, NotebookLM è <strong>ancorato esclusivamente alle fonti</strong> caricate dall&#8217;utente. Questo lo rende meno incline alle &#8220;allucinazioni&#8221; e permette al giornalista di ottenere risposte collegate direttamente a documenti specifici per una verifica immediata.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>3. NotebookLM può generare formati diversi dal testo semplice?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sì, tramite la funzione integrata <strong>Studio</strong>, NotebookLM può trasformare le fonti caricate in diversi formati come <strong>Overview audio (podcast), Overview video, mappe mentali, report, flashcard, quiz e infografiche</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>4</strong>. <strong>È possibile trascrivere file audio e video con questi strumenti?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Sì, grazie a <strong>Pinpoint</strong> che offre una funzione di trascrizione automatica caricando un file audio o video. La piattaforma genera un testo consultabile, modificabile e scaricabile, collegato al file originale tramite un player incorporato.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>5. </strong><strong>Perché Pinpoint è considerato uno strumento utile per il giornalismo investigativo?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Pinpoint permette di analizzare <strong>enormi archivi di documenti</strong> (fino a 240.000 file al giorno) di diverso tipo, come PDF, e-mail e immagini scansionate tramite OCR. Inoltre, individua automaticamente nomi di persone, luoghi e organizzazioni, facilitando la ricerca di schemi e collegamenti in inchieste complesse</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong>6. </strong><strong>Come funziona la tecnologia SynthID per la verifica dei contenuti generati dall&#8217;AI?</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">SynthID inserisce un <strong>watermark digitale invisibile</strong> nei contenuti generati o modificati dall&#8217;IA (immagini, audio, video e testo). Questa firma nascosta può essere rilevata da appositi sistemi di verifica, aiutando i giornalisti a riconoscere l&#8217;origine dei materiali visivi o sonori.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-system-sans-serif-font-family" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--20);font-size:clamp(0.929rem, 0.929rem + ((1vw - 0.2rem) * 0.785), 1.4rem);"><strong><br>7. </strong><strong>Qual è la differenza tra SynthID e lo standard C2PA?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>SynthID</strong> è una tecnologia di filigrana invisibile incorporata direttamente nel file. Il <strong>C2PA</strong> è invece uno standard aperto che utilizza metadati firmati digitalmente (chiamati <em>manifest</em>) per documentare l’origine, la storia e le modifiche di un file. Entrambi possono essere rilevati tramite lo strumento <strong>Verify AI</strong> integrato in Gemini.</p>
</div>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il ritiro dei modelli Anthropic Fable 5 e Mythos 5: cosa c’è sotto?</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/06/19/il-ritiro-dei-modelli-anthropic-fable-5-e-mythos-5-cosa-ce-sotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Di Cuia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 10:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14444</guid>

					<description><![CDATA[Una direttiva del governo USA ha imposto il ritiro dei modelli di AI Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic, sollevando interrogativi che vanno oltre la sicurezza tecnica. Il rischio dichiarato riguarda le loro capacità cyber avanzate e agentiche, ma cosa c’è sotto? Dalla vicenda emergono una governance selettiva e opaca, oltre a motivazioni economiche e politiche legate al controllo di un settore sempre più strategico.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14444 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 12 giugno Anthropic ha ricevuto una direttiva del Segretario al Commercio del governo degli Stati Uniti, Howard Lutnick, che imponeva la sospensione dell’accesso ai modelli di intelligenza artificiale Fable 5 e Mythos 5 dell’azienda per qualsiasi cittadino straniero, anche se si trova negli Stati Uniti o lavora per Anthropic.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Claude Mythos 5, è considerato il modello “frontier” di Anthropic, di ultima generazione, pensato per aziende, sviluppatori e team che vogliono risolvere compiti lunghi e complessi, disponibile attraverso Project Glasswing, un programma guidato da Anthropic, con partner esterni, per usare un modello AI avanzato — Claude Mythos appunto — nella ricerca e correzione di vulnerabilità software critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Claude Fable 5 è una versione di Mithos 5, con barriere di sicurezza. Se la richiesta di un utente riguarda aree rischiose, come cyber offensivo, biologia/chimica sensibile o tentativi di copiare il modello, Anthropic devia la richiesta verso Claude Opus 4.8 invece di far rispondere Fable 5 direttamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Bureau of Industry and Security (BIS), del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, incaricato di stabilire controlli provvisori sulle tecnologie emergenti e fondamentali che sono essenziali per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, <a href="https://www.indiatoday.in/technology/news/story/what-did-us-tell-anthropic-before-banning-mythos-and-fable-for-foreigners-read-full-letter-here-2928201-2026-06-17">ha rilevato</a> in queste due versioni del modello, un rischio inaccettabile di un &#8220;uso finale di intelligence militare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un funzionario dell&#8217;amministrazione, infatti, <a href="https://www.axios.com/2026/06/12/anthropic-trump-mythos-fable-national-security">ha dichiarato</a> ad <em>Axios</em> che il Dipartimento del Commercio ha deciso di intervenire dopo che un&#8217;altra azienda ha affermato di essere riuscita a sbloccare Mythos, suscitando allarme per possibili rischi alla sicurezza nazionale. &nbsp;<a href="https://www.wsj.com/tech/ai/amazon-ceos-talks-with-u-s-officials-triggered-crackdown-on-anthropic-models-dcc90578?utm_source=chatgpt.com">Secondo</a> il <em>WSJ</em> l’azienda coinvolta sarebbe Amazon.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una verifica condotta da Anthropic ha mostrato che si trattava di poche vulnerabilità, semplici e già conosciute non particolarmente pericolose riconducibili a Fable 5. Tuttavia, per evitare possibili problemi legali, Anthropic ha deciso di disabilitare immediatamente Fable 5 e Mythos 5 per tutti i clienti, non solo per gli stranieri, non disponendo di un sistema in grado di filtrare gli utenti in base alla nazionalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Pur rispettando l’ordine legale, Anthropic ha considerato la misura adottata sproporzionata. Secondo l’azienda, ritirare dal mercato un modello commerciale come Fable 5 rischia di creare un precedente pericoloso: se lo stesso criterio fosse applicato all’intero settore, quasi ogni nuovo modello avanzato potrebbe essere bloccato; diversi esperti di sicurezza informatica hanno infatti affermato, in una <a href="https://freefable.org/">lettera aperta</a> indirizzata al Segretario al Commercio Lutnick e al Direttore nazionale per la sicurezza informatica Sean Cairncross, che risultati simili possono essere ottenuti anche con altri modelli commerciali e open source inclusi GPT-5.5 di Open AI, Claude Opus e Sonnet sempre di Anthropic e modelli cinesi come Kimi 2.7.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dalla ricostruzione del caso emerge che la motivazione principale della direttiva adottata dal governo statunitense sarebbe legata alla sicurezza nazionale. &nbsp;La preoccupazione, quindi, non riguarderebbe soltanto la potenza dei modelli in sé, ma la possibilità che capacità cyber dual-use, cioè utilizzabili sia per scopi civili sia in ambito militare o di intelligence, ormai vicine a un impiego operativo concreto, possano essere usate in modo improprio, soprattutto se integrate con strumenti agentici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Su questo punto si inserisce l’analisi sul quotidiano britannico <em><a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/jun/16/anthropic-fable-ai">The Guardian</a></em> di Bruce Schneier,esperto di sicurezza informatica statunitense, che osserva come l’elemento più delicato di Fable sia proprio la sua agenticità. Un qualsiasi utente poteva assegnare al modello un obiettivo complesso e il sistema era in grado di individuare autonomamente strategie creative, e talvolta inattese, per raggiungerlo. Questa autonomia poteva risultare molto utile quando l’obiettivo era legittimo, ma diventava rischiosa se l’obiettivo era dannoso, ambiguo o formulato in modo impreciso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo Schneier, il problema più profondo è che le AI creative e proattive tendono naturalmente a comportarsi come “rule breakers”. Non perché abbiano intenzioni malevole, ma perché non possiedono lo stesso senso umano delle norme implicite, dei limiti sociali o delle conseguenze operative. Possono quindi individuare vulnerabilità nei sistemi tecnici, ma anche aggirare regole sociali, legali o procedurali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un altro aspetto centrale riguarda l’“harness”, cioè il software e l’architettura che circondano il modello: l’interfaccia, gli strumenti disponibili, il modo in cui il sistema accede al web, esegue codice, pianifica attività o scompone un compito in passaggi successivi. Per Schneier, non conta soltanto quanto sia potente il modello di base: anche un modello meno avanzato può diventare molto efficace se inserito in un harness sofisticato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Da qui deriva una conclusione importante: anche se Mythos e Fable fossero stati, in quel momento, significativamente più avanti rispetto ad altri sistemi, capacità simili avrebbero potuto essere replicate da altri gruppi combinando modelli più economici con architetture agentiche migliori. La comunità open source, secondo Schneier, si stava già muovendo in questa direzione. Per questo, una restrizione governativa poteva forse rallentare il problema, ma difficilmente eliminarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Aspetti economici e politici sottesi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La seconda possibile motivazione di questa direttiva è probabilmente il bisogno del governo USA di creare un precedente giuridico per includere nel perimetro dell’export control, non solo chip, pesi o hardware ma anche i modelli AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le tecnologie controllate non sono solo armi o missili. Possono includere anche software, crittografia, computer, elettronica, telecomunicazioni, sensori, materiali biologici, chimica, navigazione, avionica, tecnologie marine e altre aree solo apparentemente commerciali. Anche informazioni per la progettazione, sviluppo, produzione o uso di un bene controllato possono essere soggette a restrizioni. &nbsp;Se Fable 5 o Mythos 5 vengono considerati una tecnologia controllata o sensibile, allora dare accesso a cittadini stranieri potrebbe essere trattato come una “esportazione” anche se quelle persone lavorano negli Stati Uniti o sono dipendenti dell’azienda. Per questo una direttiva di export control può colpire non solo clienti all’estero, ma anche cittadini stranieri dentro gli USA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’<a href="https://nymag.com/intelligencer/article/trump-vs-anthropic-whats-actually-going-on.html?utm_campaign=feed-part&amp;utm_medium=social_acct&amp;utm_source=rss">articolo</a> di John Herrman su <em>New York Magazine</em> espone una tesi abbastanza netta: il caso Trump–Anthropic non mostra una vera politica AI coerente, ma un modello di controllo opaco, selettivo e personalizzato. Il titolo sintetizza già l’idea: la politica AI dell’amministrazione sarebbe “il peggiore dei mondi possibili”, perché prende alcuni strumenti tipici della regolazione della sicurezza, ma li applica senza trasparenza, senza processo stabile e con forti componenti politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per Herrman, i rapporti tra governo USA e Anthropic, si erano deteriorati già dalla fine del 2025. Anthropic aveva ottenuto contratti con il Dipartimento della Difesa, ma a differenza di altri fornitori chiedeva garanzie sull’uso dei propri strumenti: niente sorveglianza domestica di massa e niente armi pienamente autonome. Il Dipartimento della Difesa non accettò bene queste condizioni, e la tensione sfociò poi nel tentativo del governo di qualificare Anthropic come “supply-chain risk”, misura punitiva e insolita per un’azienda americana non legata a governi ostili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma perché proprio Anthropic? Perché l’amministrazione, generalmente ostile alla regolazione AI in nome della sicurezza, colpisce l’azienda che più di tutte si presenta come “safety-obsessed”? Herrman ritiene che la spiegazione non sia solo tecnica. C’entrano anche rapporti personali deteriorati, differenze ideologiche e linguaggi incompatibili tra Anthropic e l’amministrazione. Anthropic è descritta come un interlocutore molto particolare: un’azienda guidata da Dario Amodei, un CEO con idee molto specifiche su rischio esistenziale, alignment, sicurezza e regolazione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma l’aspetto rilevante dell’analisi è la critica al modello di governance. L’amministrazione Trump, fino a quel momento, aveva avuto un atteggiamento molto permissivo verso l’industria AI: lasciar correre, vincere la corsa con la Cina, non appesantire le aziende con regolazione. Questo ha lasciato spazio alle aziende stesse per proporre forme di regolazione, anche per interesse proprio. Anthropic, per esempio, aveva parlato di una struttura di supervisione simile a quello della FAA, l’agenzia federale statunitense che regola la sicurezza dell’aviazione civile: un sistema basato su test tecnici e audit fino capace anche di bloccare o ritirare modelli se non rispettano standard di sicurezza elevati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ciò che Anthropic sta ottenendo non è quella supervisione ordinata e trasparente, ma qualcosa che le assomiglia solo superficialmente: un regime informale, incoerente, opaco, poco prevedibile, dipendente dalla Casa Bianca, dal team di sicurezza nazionale e forse anche dalle segnalazioni interessate di leader aziendali concorrenti o partner. Non è “regolazione AI” ma esercizio discrezionale del potere politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non a caso, Hermann riporta anche un confronto con xAI, azienda di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk, per mostrare la selettività dell’intervento governativo. Da un lato Anthropic riceve scrutinio e restrizioni; dall’altro il governo interviene in modo diverso quando sono coinvolte aziende più vicine o utili all’agenda militare/industriale dell’amministrazione. Questo serve a sostenere la tesi che la politica AI non sia governata da criteri generali e stabili, ma da rapporti di forza, alleanze, interessi e segnali politici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora che le aziende AI si avvicinano alla quotazione in Borsa valutazioni enormi, l’amministrazione starebbe dimostrando “chi comanda davvero”. Non starebbe intervenendo principalmente per assicurarsi che l’AI sia responsabile, né per ridurre i danni sociali o proteggere l’interesse pubblico in senso ampio. Starebbe usando la sicurezza nazionale per affermare il controllo dello Stato — e in particolare della presidenza — su un’industria diventata strategica.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Governare l’intelligenza artificiale significa governare la società</title>
		<link>https://www.interskills.it/2026/05/22/governare-lintelligenza-artificiale-significa-governare-la-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 11:03:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etica e Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ai act]]></category>
		<category><![CDATA[governance tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=14294</guid>

					<description><![CDATA[L’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo l’economia globale, ma anche gli equilibri politici e geopolitici tra Stati Uniti, Europa e Cina. Dalla competizione tecnologica americana all’approccio regolatorio europeo fino alla strategia di sovranità tecnologica cinese, il dibattito sulla governance dell’IA racconta tre diverse visioni del rapporto tra Stato, mercato, innovazione e diritti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="simplesocialbuttons simplesocial-round-icon simplesocialbuttons_inline simplesocialbuttons-align-centered post-14294 post  simplesocialbuttons-inline-fade-in">
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<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In vista delle elezioni di Midterm che si terranno martedì 3 novembre 2026, nel dibattito politico americano sull’intelligenza artificiale sta accadendo qualcosa di interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Si parla moltissimo di IA, ma sempre meno della sua governance, cioè dell’insieme di regole, controlli, responsabilità e limiti che dovrebbero disciplinare lo sviluppo e l’utilizzo di questi sistemi. Temi come la trasparenza degli algoritmi, la tutela dei lavoratori, la disinformazione o la concentrazione di potere delle Big Tech sembrano oggi ricevere meno attenzione rispetto ai temi energetici e infrastrutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I temi, soprattutto tra i democratici più moderati, si <a href="https://www.politico.com/news/2026/05/04/democratic-leaders-want-an-affordability-debate-on-ai-critics-say-theyre-ducking-the-real-fight-00902977?">focalizzano </a>sempre di più sul fabbisogno energetico necessario ad alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sull’espansione dei data center, sui costi delle infrastrutture elettriche e sull’impatto economico che questa nuova corsa tecnologica potrebbe avere sui cittadini americani. Il centro della discussione, oggi, è l’energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Quanto consumeranno i data center necessari ad alimentare la nuova economia dell’intelligenza artificiale? Chi sosterrà il costo dell’infrastruttura energetica? E soprattutto: saranno i cittadini americani a pagare il prezzo della corsa tecnologica tra Stati Uniti e Cina?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È una trasformazione significativa del dibattito pubblico perché segnala un cambio di priorità politico e culturale. L’intelligenza artificiale non viene più percepita soltanto come una tecnologia da regolamentare o contenere, ma come un’infrastruttura strategica da sostenere economicamente, quasi al pari delle reti energetiche, delle telecomunicazioni o dell’industria militare. In altre parole, negli Stati Uniti il tema non è più soltanto “quali rischi comporta l’IA?”, ma “come possiamo vincere la competizione globale senza rallentare l’innovazione?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo spostamento del dibattito rivela anche un altro elemento: la crescente convinzione che la leadership nell’intelligenza artificiale determinerà gli equilibri economici e geopolitici dei prossimi decenni. Per questo motivo, il confronto politico americano tende sempre più a privilegiare competitività, investimenti e sicurezza nazionale rispetto ai temi della regolazione preventiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Perché mentre l’Europa continua a osservare l’intelligenza artificiale soprattutto come un problema normativo ed etico, e la Cina la considera una componente strategica della propria architettura di potere, gli Stati Uniti sembrano interpretarla principalmente attraverso la lente della competitività economica, dell’innovazione e della leadership geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In realtà, dietro questa differenza di approccio si nasconde una diversa idea di equilibrio tra Stato e mercato. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La governance dell’intelligenza artificiale, quindi, riguarda il modo in cui ogni sistema politico immagina il rapporto tra Stato, mercato, cittadini e potere. Ed è proprio per questo che le strategie adottate da Stati Uniti, Unione Europea e Cina finiscono per raccontare tre diverse idee di società.</p>



<p class="has-large-font-size wp-block-paragraph"><strong>Stati Uniti: L’IA come competizione strategica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli Stati Uniti il tema dell’intelligenza artificiale si intreccia inevitabilmente con il ruolo assunto negli ultimi anni dalle grandi aziende tecnologiche che oggi dominano lo sviluppo dei sistemi più avanzati di IA. Realtà come <a href="https://openai.com/?utm_source=chatgpt.com">OpenAI</a>, <a href="https://www.google.com/?utm_source=chatgpt.com">Google</a>, <a href="https://www.microsoft.com/?utm_source=chatgpt.com">Microsoft</a>, <a href="https://www.anthropic.com/?utm_source=chatgpt.com">Anthropic</a> e <a href="https://about.meta.com/?utm_source=chatgpt.com">Meta</a> non rappresentano più soltanto grandi imprese private operanti nel settore tecnologico, ma costituiscono ormai centri di influenza economica, politica e culturale capaci di incidere direttamente sul dibattito pubblico, sugli equilibri industriali e persino sulle strategie geopolitiche del Paese. In questo contesto, affrontare seriamente il tema della regolazione dell’intelligenza artificiale significherebbe inevitabilmente entrare in contatto con gli interessi di uno dei comparti più forti e strategici dell’economia americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche per questo motivo, una parte significativa della leadership democratica sembra preferire un approccio più prudente e politicamente meno conflittuale, concentrando l’attenzione su temi percepiti come più immediatamente comprensibili dall’opinione pubblica, come il consumo energetico dei data center, il costo delle infrastrutture elettriche e l’impatto economico della crescita dell’intelligenza artificiale sui cittadini americani. Parlare di bollette, reti energetiche e investimenti infrastrutturali consente infatti di intercettare le preoccupazioni della classe media e del mondo produttivo senza aprire uno scontro diretto con la Silicon Valley e con il potere economico delle Big Tech. Si tratta di una linea politica che tenta di tenere insieme due esigenze differenti: da un lato la necessità di proteggere cittadini, lavoratori e consumatori dagli effetti più critici dell’innovazione tecnologica; dall’altro la volontà di non rallentare lo sviluppo di un settore considerato strategico per la competitività economica e tecnologica degli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, questa impostazione sta mostrando già alcune contraddizioni. Negli Stati Uniti cresce infatti una diffusa inquietudine nei confronti del potere accumulato dalle grandi piattaforme digitali e delle possibili conseguenze sociali dell’automazione legata all’intelligenza artificiale. Le preoccupazioni non riguardano più soltanto la tutela della privacy o la diffusione di contenuti manipolati attraverso deepfake e sistemi generativi, ma investono questioni molto più ampie, come la trasformazione del mercato del lavoro, il ruolo dell’informazione, la sostenibilità della produzione culturale e, più in generale, l’equilibrio democratico tra potere pubblico e potere privato. Non è un caso che alcuni settori progressisti abbiano iniziato a chiedere forme di regolazione molto più severe, arrivando persino a proporre moratorie temporanee sulla costruzione di nuovi data center fino all’introduzione di garanzie più solide sul piano occupazionale, ambientale e della sicurezza tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante questo crescente dibattito, il sistema politico americano continua però a muoversi con estrema cautela. Una delle ragioni principali è che l’intelligenza artificiale viene ormai considerata anche una questione strategica di politica internazionale. A Washington è sempre più diffusa la convinzione che un eccesso di regolazione possa rallentare l’innovazione americana e favorire indirettamente la Cina nella competizione tecnologica globale. Soprattutto dopo la diffusione dell’IA generativa, la priorità strategica degli Stati Uniti sembra essere diventata quella di mantenere il vantaggio accumulato nella capacità computazionale, nei semiconduttori avanzati, nei modelli linguistici e nelle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo un’analisi della <a href="https://www.brookings.edu/articles/competing-ai-strategies-for-the-us-and-china/">Brookings Institution</a>, la competizione tra Stati Uniti e Cina non riguarda infatti soltanto i software o i modelli di IA, ma coinvolge elementi molto più ampi, come la disponibilità di energia, il controllo delle filiere dei semiconduttori, la potenza di calcolo, gli investimenti industriali e la capacità di integrare rapidamente l’intelligenza artificiale nei sistemi economici e produttivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa crescente attenzione verso la competizione con la Cina sta modificando progressivamente anche il tradizionale approccio americano al mercato tecnologico. Gli Stati Uniti restano fortemente legati a un modello fondato sull’iniziativa privata e sull’innovazione guidata dalle imprese, ma negli ultimi anni Washington ha introdotto controlli sempre più rigidi sull’esportazione di semiconduttori avanzati, restrizioni sulle tecnologie considerate strategiche e nuove forme di intervento pubblico nel settore digitale e industriale. In altre parole, anche gli Stati Uniti stanno progressivamente recuperando strumenti tipici della politica industriale e della sovranità tecnologica, nella convinzione che il controllo delle infrastrutture digitali e computazionali rappresenti ormai un elemento centrale degli equilibri economici e geopolitici contemporanei.</p>



<h1 class="wp-block-heading has-large-font-size"><strong>Europa: L’IA come questione di diritti, regole e controllo democratico </strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’Europa si muove in una direzione profondamente diversa rispetto a quella americana. Se negli Stati Uniti il dibattito sull’intelligenza artificiale tende a essere interpretato soprattutto attraverso le categorie della competitività economica, della leadership tecnologica e della sicurezza strategica, l’Unione Europea ha affrontato il tema partendo principalmente dalla tutela dei diritti fondamentali e dalla gestione preventiva dei rischi legati all’utilizzo di questi sistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il principale esempio di questo approccio è rappresentato dall’<a href="https://www.interskills.it/2024/03/29/vigilanza-e-controllo-dallai-act-in-italia/">AI Act</a>, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale approvato dopo anni di negoziati tra istituzioni comunitarie, governi nazionali, imprese e autorità di controllo. Si tratta del tentativo più articolato finora realizzato a livello internazionale per costruire una cornice normativa organica dedicata all’IA. Il principio su cui si basa il regolamento europeo è relativamente semplice: non tutte le applicazioni dell’intelligenza artificiale presentano lo stesso livello di rischio per cittadini e società e, proprio per questo motivo, devono essere sottoposte a obblighi differenti in base alla loro potenziale pericolosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’approccio europeo riflette una cultura politica e giuridica molto precisa, consolidatasi negli ultimi decenni attorno all’idea che il mercato digitale non possa essere lasciato completamente privo di regole. L’Unione Europea tende infatti a considerare la regolazione come uno strumento necessario per prevenire effetti sociali, economici o democratici potenzialmente irreversibili. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È accaduto con la privacy attraverso il GDPR, con le piattaforme digitali tramite il Digital Services Act e il Digital Markets Act, con la concorrenza e ora anche con l’intelligenza artificiale. Non sorprende quindi che il lessico europeo ruoti costantemente attorno a concetti come trasparenza, accountability, supervisione umana, protezione dei dati personali e tutela dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dietro questa impostazione vi è anche una certa diffidenza nei confronti della concentrazione del potere tecnologico privato. A differenza degli Stati Uniti e della Cina, infatti, l’Europa non dispone di grandi piattaforme digitali comparabili per dimensioni, capacità computazionale o influenza geopolitica. Proprio per questo motivo, l’Unione Europea ha progressivamente costruito la propria influenza internazionale soprattutto attraverso la regolazione. È ciò che numerosi osservatori definiscono “Brussels effect”, vale a dire la capacità dell’UE di trasformare i propri standard normativi in riferimenti globali, inducendo aziende e piattaforme internazionali ad adeguarsi alle regole europee per poter operare all’interno del mercato comunitario. In questa prospettiva, l’AI Act non rappresenta soltanto un insieme di norme tecniche, ma anche uno strumento di influenza geopolitica e di affermazione della sovranità normativa europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni studi recenti, come quelli pubblicati dalla <a href="https://www.brookings.edu/articles/competing-ai-strategies-for-the-us-and-china/">University of Turku</a>, parlano ormai apertamente di tre distinti modelli di governance dell’intelligenza artificiale,europeo, americano e cinese, ciascuno collegato a una diversa concezione del rapporto tra Stato, mercato, tecnologia e cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’Europa continua infatti a rappresentare il modello più esplicitamente orientato alla tutela dei diritti. La logica dell’AI Act è prevalentemente preventiva: identificare i livelli di rischio, imporre obblighi di trasparenza, limitare gli utilizzi considerati più invasivi e garantire una supervisione umana sulle decisioni automatizzate. In questa visione, l’intelligenza artificiale non può essere lasciata esclusivamente alle dinamiche del mercato, poiché il rischio è che tecnologie sempre più pervasive finiscano per ridefinire diritti, accesso alle informazioni, relazioni sociali e organizzazione del lavoro senza un adeguato controllo democratico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non è quindi casuale che il dibattito europeo ruoti continuamente attorno a concetti come explainability, trasparenza algoritmica, accountability e protezione dei dati personali. L’Unione Europea sta cercando di costruire un modello di innovazione compatibile con il proprio impianto democratico e sociale, tentando di estendere anche al settore dell’intelligenza artificiale quella capacità regolatoria che negli ultimi anni ha già inciso profondamente sugli standard globali relativi alla privacy, alla concorrenza e al funzionamento delle piattaforme digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, proprio all’interno di questo modello emergono anche alcune fragilità strutturali. Numerosi osservatori sostengono infatti che un eccesso di regolazione possa rallentare la capacità europea di innovare e ampliare ulteriormente il divario tecnologico rispetto a Stati Uniti e Cina. La stessa applicazione dell’AI Act sta mostrando quanto sia complesso regolamentare una tecnologia che evolve con una velocità spesso superiore a quella delle istituzioni chiamate a disciplinarla. Non è un caso che negli ultimi mesi Bruxelles abbia già iniziato a discutere possibili modifiche, rinvii e semplificazioni di alcune disposizioni, in particolare per quanto riguarda i sistemi ad alto rischio e i modelli general purpose.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed è proprio qui che emerge uno dei principali paradossi dell’Europa digitale contemporanea. L’Unione Europea potrebbe diventare la più importante potenza normativa mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale senza però possedere aziende, infrastrutture computazionali o capacità industriali comparabili a quelle statunitensi o cinesi. In altre parole, il rischio è che l’Europa finisca per scrivere le regole di tecnologie sviluppate prevalentemente altrove. Ed è proprio questa tensione, tra sovranità regolatoria e debolezza industriale, a rappresentare oggi uno dei grandi dilemmi strategici del progetto digitale europeo.</p>



<h1 class="wp-block-heading has-large-font-size"><strong>Cina: L’IA come strumento di sovranità, controllo e stabilità politica </strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La Cina rappresenta probabilmente il modello più distante da quello europeo. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se l’Unione Europea tende infatti a interpretare l’intelligenza artificiale soprattutto come una questione legata ai diritti, alla trasparenza e alla regolazione preventiva del mercato digitale, Pechino considera invece l’IA parte integrante della propria strategia nazionale di sviluppo economico, sicurezza interna e stabilità politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel sistema cinese, la governance dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto la tutela dei cittadini o la regolazione delle imprese tecnologiche, ma coinvolge direttamente il rafforzamento della sovranità tecnologica dello Stato e la capacità dello Stato cinese di orientare e governare l’evoluzione economica e sociale del Paese. L’intelligenza artificiale viene quindi interpretata contemporaneamente come infrastruttura industriale, leva geopolitica, strumento di modernizzazione economica e fattore potenzialmente decisivo per la sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi anni la Cina ha costruito un sistema normativo molto più articolato e sofisticato di quanto spesso venga raccontato nel dibattito occidentale. Le autorità cinesi hanno introdotto regolamentazioni dedicate ai sistemi di raccomandazione algoritmica, alla cosiddetta deep synthesis, ai servizi di IA generativa e persino agli avatar virtuali e agli AI companions. Sono stati inoltre introdotti obblighi di registrazione dei modelli, sistemi di etichettatura dei contenuti sintetici e procedure di revisione etica per le applicazioni considerate più sensibili dal punto di vista politico o sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ridurre tutto questo esclusivamente al tema della censura rischierebbe tuttavia di rappresentare una lettura parziale del fenomeno. Per la leadership cinese, infatti, l’intelligenza artificiale rappresenta contemporaneamente un’opportunità economica, una leva strategica internazionale e un possibile fattore di instabilità sociale. Governare l’IA significa quindi governare la trasformazione stessa della società cinese: dal mercato del lavoro alla sicurezza nazionale, dalla gestione dell’informazione fino ai meccanismi di formazione del consenso pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche il rapporto tra Stato e industria tecnologica segue logiche profondamente differenti rispetto a quelle occidentali. Se negli Stati Uniti le grandi piattaforme digitali tendono spesso a negoziare con il potere politico da una posizione di forza economica e strategica quasi paritaria, in Cina le grandi aziende tecnologiche operano invece all’interno di un quadro molto più subordinato agli obiettivi del Partito-Stato. Questo non significa necessariamente che il modello cinese sia più stabile o più efficiente, ma evidenzia come l’innovazione venga considerata parte integrante della pianificazione nazionale e non una sfera completamente autonoma rispetto al potere politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi anni, inoltre, anche la crescente competizione tecnologica con gli Stati Uniti ha rafforzato ulteriormente questa impostazione. Pechino considera infatti il controllo delle infrastrutture digitali, dei semiconduttori avanzati, della capacità computazionale e delle piattaforme di intelligenza artificiale come elementi centrali della propria sicurezza strategica e della propria autonomia geopolitica. Proprio per questo motivo, la Cina continua a investire massicciamente nello sviluppo di infrastrutture computazionali, data center, ricerca scientifica e filiere industriali legate all’intelligenza artificiale, nella convinzione che il controllo delle tecnologie avanzate rappresenti una componente decisiva degli equilibri economici e politici del ventunesimo secolo.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Una nuova sovranità tecnologica</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto, i tre modelli stanno lentamente iniziando anche a contaminarsi tra loro. Gli Stati Uniti, storicamente legati a una visione fortemente market-driven dell’innovazione, stanno progressivamente introducendo strumenti di controllo strategico e politiche industriali sempre più esplicite. L’Europa, dal canto suo, sta cercando di rafforzare le proprie capacità produttive e computazionali per evitare di restare esclusivamente una “potenza regolatoria” priva di una reale autonomia industriale. La Cina, pur mantenendo un sistema fortemente centralizzato, continua invece ad avere bisogno dei mercati globali, delle supply chain internazionali e delle reti scientifiche transnazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed è proprio qui che emerge una delle contraddizioni più profonde della governance dell’intelligenza artificiale contemporanea. L’IA è infatti una tecnologia globale, mentre la politica continua a ragionare prevalentemente in termini nazionali e geopolitici. I modelli vengono addestrati su dati che attraversano continuamente i confini, i data center dipendono da infrastrutture energetiche distribuite a livello internazionale, i semiconduttori vengono prodotti attraverso filiere che coinvolgono Asia, Stati Uniti ed Europa e le piattaforme operano simultaneamente in decine di Paesi. Eppure le regole restano frammentate, spesso incompatibili tra loro e sempre più influenzate dalla competizione strategica tra grandi potenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È anche per questo motivo che il dibattito sulla governance dell’intelligenza artificiale si sta progressivamente trasformando in una discussione più ampia sulla sovranità tecnologica. Chi controllerà i semiconduttori avanzati, la capacità computazionale, i modelli linguistici, i dati e gli standard internazionali controllerà probabilmente una parte decisiva dell’economia e della politica del XXI secolo. L’intelligenza artificiale non viene più considerata soltanto un settore tecnologico, ma una vera e propria infrastruttura di potere economico, industriale e geopolitico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli ultimi mesi, anche numerosi istituti di ricerca americani e organismi internazionali hanno iniziato a discutere apertamente il tema della cosiddetta “AI sovereignty”, cioè la capacità di Stati e blocchi regionali di controllare infrastrutture digitali, supply chain tecnologiche, modelli di IA e dipendenze computazionali come elementi centrali della propria autonomia strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo scenario, anche il conflitto politico americano assume un significato più ampio. Il fatto che una parte della leadership democratica tenda oggi a concentrarsi maggiormente sui costi energetici e infrastrutturali dimostra quanto l’intelligenza artificiale sia già diventata un tema politicamente estremamente delicato. Regolare realmente queste tecnologie significherebbe infatti ridefinire il rapporto tra mercato, Stato e democrazia in una fase storica in cui le piattaforme digitali dispongono di risorse economiche e capacità di influenza senza precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Forse è proprio questa la contraddizione centrale dell’epoca dell’intelligenza artificiale. Tutti sostengono che l’IA cambierà profondamente economia, lavoro, informazione e società, ma quasi nessun sistema politico sembra ancora disposto ad affrontare fino in fondo le implicazioni di questa trasformazione. Eppure la questione non riguarda soltanto l’innovazione tecnologica. Riguarda il modello di società che si sta costruendo, il rapporto tra libertà e controllo, tra sicurezza e diritti, tra potere pubblico e potere privato. Perché governare l’intelligenza artificiale significa ormai, sempre più chiaramente, governare la società stessa.</p>
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