<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>traffico &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
	<atom:link href="https://www.interskills.it/tag/traffico/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.interskills.it</link>
	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Mon, 05 May 2025 12:22:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>Google potrebbe fare a meno delle notizie nelle ricerche</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/04/02/google-potrebbe-fare-a-meno-delle-notizie-nelle-ricerche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 06:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[traffico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=12092</guid>

					<description><![CDATA[Google ha testato la rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca in otto paesi dell'UE, osservando un calo del traffico verso i siti giornalistici, ma senza ridurre le sue entrate pubblicitarie. Questo esperimento solleva nuove riflessioni sul valore economico delle notizie nel contesto digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancora una volta, gli editori si trovano a dover fare i conti con l’influenza dei giganti tecnologici nel settore dell’informazione. Questa volta, è Google a mettere in discussione il valore economico delle notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 21 marzo scorso, attraverso il suo <a href="https://blog.google/around-the-globe/google-europe/our-experiment-on-the-value-of-european-news-content/">blog</a> ufficiale, il colosso tecnologico ha presentato il report &#8220;<a href="https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/documents/EU_2025_Report_on_the_Value_of_News_Content.pdf">EU 2025 Report on the Value of News Content</a>&#8220;, in cui descrive un esperimento in cui ha testato l’impatto della rimozione delle notizie dai suoi servizi di ricerca.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il risultato dell’esperimento è duplice: se da un lato il traffico verso i siti giornalistici è crollato, dall’altro le entrate pubblicitarie della piattaforma sono rimaste pressoché invariate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’esperimento ha coinvolto l’1% degli utenti in otto Paesi dell’Unione Europea: Italia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Danimarca e Croazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">A questo gruppo, definito “<strong>gruppo di trattamento</strong>”, sono stati rimossi i risultati di ricerca provenienti da 13.409 domini identificati come “pubblicazioni di stampa” in base all’Art. 15 della Direttiva europea sul copyright (EUCD). Parallelamente, un altro 1% di utenti ha costituito il “<strong>gruppo di controllo</strong>”, continuando a visualizzare normalmente i risultati di ricerca. L’esperimento, condotto tra novembre 2024 e gennaio 2025, ha permesso di osservare l’adattamento degli utenti e l’evoluzione delle loro abitudini di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I dati raccolti e diffusi dall’azienda stessa, confermano il ruolo dominante di Google nella distribuzione delle notizie online: secondo il report, <strong>circa il 50% del traffico ai siti giornalistici proviene direttamente da Google Search e Google News</strong>. La rimozione dei contenuti ha causato un calo immediato delle visite e, contrariamente a quanto si poteva ipotizzare, gli utenti non hanno cercato attivamente le notizie sui siti degli editori, segnalando così l’importanza della visibilità garantita dal motore di ricerca per il successo dell’editoria digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">E qui si ripropone un &#8220;vecchio&#8221; interrogativo: se Google già indirizza milioni di lettori verso le testate, ha senso obbligarla a pagare per la condivisione dei contenuti, come stabilito dalla Direttiva UE?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per capire meglio il contesto, torniamo al 2019, quando l’Unione Europea approvò la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0790">Direttiva sul Copyright.</a> L’Art. 15 impone alle piattaforme digitali di riconoscere un compenso agli editori per la pubblicazione di estratti di articoli o link ai loro contenuti, con l&#8217;obiettivo di riequilibrare la distribuzione dei ricavi pubblicitari, fino a quel momento appannaggio quasi esclusivo delle Big Tech.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel 2021, per conformarsi alla normativa, Google ha lanciato il programma <a href="https://www.wired.it/article/google-news-editori-europa/"><em>Extended News Previews</em>,</a> siglando accordi con oltre 4.400 pubblicazioni in 24 Paesi dell’UE per garantire agli editori una remunerazione per l’utilizzo dei loro contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi, però, i risultati dell’esperimento potrebbero dare a Google un motivo per <a href="https://techcrunch.com/2025/03/21/google-claims-news-is-worthless-to-its-ad-business-after-test-involving-1-of-search-results-in-eight-eu-markets/">rinegoziare </a>tali accordi, sostenendo che il valore economico delle notizie all’interno del proprio ecosistema sia inferiore a quanto richiesto dagli editori e che l’obbligo di pagamento possa risultare sproporzionato o sovrastimato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google decidesse di ridurre i compensi destinati agli editori, le potenziali conseguenze per il settore dell’informazione sarebbero particolarmente gravose.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le testate giornalistiche, in particolare quelle che dipendono fortemente dal traffico generato dai motori di ricerca, rischierebbero un drastico calo delle entrate pubblicitarie e della loro visibilità. Questo potrebbe tradursi in una riduzione delle risorse destinate alla produzione di contenuti, con un impatto negativo sulla qualità e sulla pluralità dell’informazione disponibile online. Il giornalismo indipendente, già in difficoltà nel trovare modelli di business sostenibili nell’era digitale, potrebbe subire un ulteriore danno a causa della riduzione dei ricavi provenienti dalle piattaforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dato che Google sembra voler rimettere in discussione l’obbligo di compensare gli editori, Diego Ciulli, public policy manager di Google, cerca di rassicurare il settore <a href="https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7309859444681510913/">affermando</a> in un post su LinkedIn: <em>“&#8230;Questo non significa che cambia il nostro impegno nel collaborare con gli editori nella trasformazione digitale, e continueremo a concludere accordi per riconoscere un equo compenso per l’utilizzo dei loro contenuti, sulla base del loro reale valore.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il valore delle notizie, tuttavia, non si misura solo in termini di ricavi pubblicitari per Google. L’informazione di qualità contribuisce a mantenere il motore di ricerca interessante per gli utenti, rafforzandone la centralità nel mercato digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Se Google dovesse ridurre la sua dipendenza dai contenuti giornalistici, privilegiando altre fonti di informazione, il rischio sarebbe un impoverimento del panorama informativo accessibile online.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Resta ora da vedere come reagiranno le autorità europee. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La Direttiva sul Copyright è nata per riequilibrare il rapporto di forza tra le piattaforme digitali e i produttori di contenuti. Se Google decidesse di mettere in discussione questo principio, l’UE potrebbe dover intervenire nuovamente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Finacial Times concede i suoi dati ad OpenAI in cambio dei link alle fonti</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/04/29/finacial-times-concede-i-suoi-dati-ad-openai-in-cambio-dei-link-alle-fonti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2024 09:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ask ft]]></category>
		<category><![CDATA[associated press]]></category>
		<category><![CDATA[axel springer]]></category>
		<category><![CDATA[brad lightcap]]></category>
		<category><![CDATA[ceo]]></category>
		<category><![CDATA[chatbot]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[coo]]></category>
		<category><![CDATA[financial times]]></category>
		<category><![CDATA[ft]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[john ridding]]></category>
		<category><![CDATA[le monde]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[prisa media]]></category>
		<category><![CDATA[seo]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn182024]]></category>
		<category><![CDATA[traffico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=5882</guid>

					<description><![CDATA[OpenAI ha stretto un accordo con il Financial Times per usare i suoi dati nell'addestramento dei modelli e offrire riassunti degli articoli con link diretti al sito FT.com. Questo rafforza le collaborazioni di OpenAI con testate come Associated Press e Le Monde. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI ha recentemente stretto <a href="https://www.ft.com/content/33328743-ba3b-470f-a2e3-f41c3a366613">un accordo</a> con il Financial Times per l&#8217;accesso ai suoi dati, ampliando così la sua rete di collaborazioni con le testate giornalistiche, rete che attualmente include <a href="https://apnews.com/article/openai-chatgpt-associated-press-ap-f86f84c5bcc2f3b98074b38521f5f75a">Associated Press</a>, <a href="https://www.interskills.it/2023/12/22/axel-springer-sigla-un-accordo-storico-con-openai/">Axel Springer</a>, <a href="https://www.interskills.it/2024/03/15/openai-nuovi-accordi-con-le-testate-giornaliste-le-monde-e-prisa-media/">Le Monde e Prisa Media</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo accordo consentirà a OpenAI di utilizzare il materiale del FT per l&#8217;addestramento dei suoi modelli, avanzando ulteriormente nelle tecnologie di intelligenza artificiale generativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI potrà inoltre utilizzare il materiale del FT per fornire ai suoi utenti brevi riassunti degli articoli, con collegamenti diretti al sito FT.com, offrendo così un accesso immediato alle fonti originali per i suoi milioni di utenti in tutto il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Brad Lightcap, COO di OpenAI, ha commentato: &#8220;La nostra partnership con il Financial Times rappresenta un passo significativo verso l&#8217;obiettivo di arricchire l&#8217;esperienza degli utenti di ChatGPT con contenuti giornalistici di alta qualità in tempo reale, raggiungendo milioni di persone in tutto il mondo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">John Ridding, CEO del FT, ha sottolineato l&#8217;importanza dell&#8217;accordo per il settore, evidenziando la necessità di trasparenza, attribuzione e remunerazione equa per l&#8217;uso del materiale giornalistico nelle piattaforme di intelligenza artificiale. Ha anche ribadito l&#8217;impegno del FT nel promuovere l&#8217;innovazione nel settore dell&#8217;IA, sottolineando l&#8217;importanza di garantire la presenza di fonti affidabili nei prodotti basati sull&#8217;intelligenza artificiale.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In passato abbiamo sottolineato come il Financial Times si differenzi dal resto delle testate giornalistiche per il suo approccio all&#8217;intelligenza artificiale. Da sempre, il FT ha abbracciato apertamente questa nuova tecnologia, come dimostra il <a href="https://www.interskills.it/2024/04/05/al-financial-times-il-lettore-chiede-e-lia-risponde/">lancio del suo primo strumento di intelligenza artificiale, Ask FT</a>, un chatbot IA generativo progettato per rispondere alle domande degli abbonati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;accordo con OpenAI rappresenta un ulteriore passo avanti del FT nel campo dell&#8217;intelligenza artificiale. Questa volta sembra puntare a incrementare il traffico sul proprio sito attraverso i collegamenti diretti forniti da OpenAI, superando quel rilevante problema di cui <a href="https://www.interskills.it/2023/12/22/il-vero-pericolo-dellia-per-i-giornali-la-disintermediazione/">avevamo già parlato</a>, della “disintermediazione” da parte delle IA generative che non fornivano ai propri utenti i collegamenti con le fonti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
