Una “guerra dei chip” è in corso tra USA e Cina per il controllo delle tecnologie avanzate, come semiconduttori e chip, essenziali per alimentare modelli di intelligenza artificiale sempre più potenti.
In questo contesto lunedì 13 gennaio, il Bureau of Industry and Security (BIS) del Dipartimento del Commercio statunitense ha pubblicato un comunicato stampa ufficializzando ulteriori restrizioni e controlli sull’esportazione di chip avanzati.
A giugno 2024, gli Stati Uniti hanno iniziato ad intensificare i loro controlli per limitare l’accesso della Cina ai chip avanzati per IA. Washington ha fatto pressione su alleati chiave come Giappone e Paesi Bassi (tra i principali fornitori di memorie ultraveloci) per introdurre restrizioni più severe sulle esportazioni di tecnologie avanzate verso la Cina.
Alan Estevez, sottosegretario americano al Commercio per l’Industria e la Sicurezza che guida il BIS, ha avviato colloqui con Tokyo Electron e ASML Holding, aziende cruciali per la produzione di chip High Bandwidth Memory (HBM), memoria ad alta velocità e ampia larghezza di banda, progettata per supportare applicazioni complesse come l’intelligenza artificiale, il machine learning e il gaming avanzato.
Tuttavia, mentre Pechino ha continuato indirettamente, attraverso reti internazionali, ad importare le tecnologie oggetto di embargo e aziende come Nvidia e OpenAI hanno riscontrato difficoltà nel contenere queste manovre, la Cina ha anche continuato a investire nello sviluppo di soluzioni autonome, attraverso aziende come Huawei e Wuhan Xinxin Semiconductor Manufacturing Co.
Per affrontare queste problematiche le disposizioni normative pubblicate nel recente comunicato stampa del BIS, mirano a rafforzare i controlli sulle tecnologie avanzate, con l’obiettivo di proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e i suoi interessi di politica estera, cercando di impedire che i modelli di intelligenza artificiale avanzata cadano nelle mani di “attori malintenzionati”, come Cina, Russia ed Iran.
La strategia di protezione prevede:
- L’introduzione di licenze specifiche, come l’Autorizzazione per l’Intelligenza Artificiale (AIA) e l’Autorizzazione per la Produzione Avanzata (ACM), per facilitare il commercio con i 18 paesi alleati e garantire la continuità delle catene di approvvigionamento cioè garantire che i beni e i materiali necessari per la produzione e il commercio vengano consegnati senza interruzioni. Inoltre, è possibile esportare piccole quantità di chip avanzati senza autorizzazioni speciali, a patto che non siano destinate a paesi sotto embargo.
Anche il programma già in vigore Data Center Validated End User (VEU), istituito dal Bureau of Industry and Security per facilitare l’accesso a determinate tecnologie da parte di aziende o organizzazioni estere che hanno dimostrato di operare nel rispetto delle normative statunitensi sull’esportazione, è stato aggiornato per includere due nuove categorie:
Universal VEUs (UVEU): per introdurre aziende statunitensi e alleate che costruiscono data center globali.
National VEUs (NVEU): per introdurre aziende alleate che operano in regioni selezionate. - L’introduzione di limiti per i modelli di IA addestrati con oltre 10^26 operazioni computazionali. Le esportazioni e il trasferimento di questi modelli avanzati richiederanno autorizzazioni specifiche, con eccezioni per partner alleati e per modelli open source, ovvero quei i modelli che sono resi pubblici e disponibili a tutti.
Il quadro normativo introdotto lascia spazio a revisioni e aggiustamenti futuri, indicando una sorta di “periodo di prova” implicito per valutare la sua efficacia e per adeguarlo alle esigenze della sicurezza nazionale e degli interessi economici Statunitensi.
L’amministrazione Biden-Harris ha sottolineato l’importanza di garantire che “l’intelligenza artificiale mondiale funzioni su rotaie americane”, evitando che le tecnologie avanzate finiscano nelle mani di attori non alleati.
Queste proposte regolatorie annunciate hanno sollevato numerose critiche.
Nvidia ha espresso preoccupazioni sul possibile impatto negativo sul mercato dell’innovazione statunitense, mentre esperti legali e analisti, come Jonathan Kewley, hanno rilevato la evanescenza di queste misure a fronte dell’imminente cambio di amministrazione.
L’Information Technology and Innovation Foundation ha invece evidenziato come, una strategia basata sulla concorrenza anziché sul contenimento, potrebbe favorire maggiormente gli Stati Uniti, evitando di alienare i partner chiave.
Come afferma Daniel Castro, vicepresidente dell’Information Technology and Innovation Foundation (ITIF): “Di fronte a un simile ultimatum, molti Paesi potrebbero optare per chi offre loro un accesso ininterrotto alle tecnologie di intelligenza artificiale, essenziali per la loro crescita economica e il loro futuro digitale”.











