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	<title>chatgpt &#8211; Interskills &#8211; Media Company</title>
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	<description>Agenzia di Formazione e Comunicazione - Education and Communication Agency</description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 Jul 2025 15:32:43 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Il cervello in pausa, le conseguenze dell&#8217;IA generativa</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/07/05/il-cervello-in-pausa-le-conseguenze-dellia-generativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 15:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[MIT]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio del MIT rivela che l’uso di ChatGPT durante la scrittura porta il cervello in "risparmio energetico", riducendo l’attività nelle aree legate alla riflessione profonda. L’IA semplifica i compiti, ma può indebolire l’autonomia mentale e appiattire il pensiero]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un recente <a href="https://www.media.mit.edu/projects/your-brain-on-chatgpt/overview/" data-type="link" data-id="https://www.media.mit.edu/projects/your-brain-on-chatgpt/overview/">studio </a>del Massachusetts Institute of Technology (MIT), condotto da un gruppo di neuroscienziati ed esperti e pubblicato in versione preprint, ha messo a confronto l’attività cerebrale di soggetti impegnati a scrivere testi con l’ausilio di ChatGPT con quella di altri partecipanti impegnati a svolgere lo stesso compito senza supporto artificiale.<a href="https://time.com/7295195/ai-chatgpt-google-learning-school/?itm_source=parsely-api"> È emerso</a> che chi ha utilizzato il chatbot ha mostrato un’attività ridotta in alcune aree chiave del cervello, in particolare in quelle collegate alla memoria di lavoro e all’elaborazione concettuale profonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La ricerca ha coinvolto 54 studenti di diverse università dell’area di Boston, tutti madrelingua inglesi e senza patologie neurologiche note. Ogni partecipante è stato sottoposto a una prova di scrittura libera, monitorato da uno scanner per la risonanza magnetica funzionale (fMRI), in grado di registrare in tempo reale le variazioni nel flusso sanguigno cerebrale, un indicatore indiretto dell’attività neurale.<br>I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi sperimentali distinti: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il <strong>gruppo Brain-only</strong>, a cui era vietato qualsiasi aiuto esterno e dove gli studenti dovevano scrivere basandosi esclusivamente sulla propria memoria e capacità cognitiva; </li>



<li>il <strong>gruppo Search Engine</strong>, autorizzato a utilizzare Internet per ricercare informazioni, ma senza accesso a chatbot o intelligenze artificiali; </li>



<li>infine il <strong>gruppo LLM</strong>, che poteva avvalersi unicamente di ChatGPT (nella versione GPT-4o), senza consultare altre fonti. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ogni partecipante ha preso parte a tre sessioni, mantenendo lo stesso metodo di supporto, mentre in una quarta sessione finale alcuni sono stati riassegnati a un gruppo diverso, permettendo così di misurare gli effetti dell’uso prolungato o improvviso di IA sul funzionamento cerebrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ciò che i ricercatori hanno rilevato è una differenza sostanziale nell’attivazione delle aree cerebrali. Gli studenti che rispondevano senza utilizzare l’intelligenza artificiale mostravano una stimolazione intensa nella corteccia prefrontale dorsolaterale, area associata alla memoria di lavoro e alla riflessione astratta, così come nel cingolo anteriore, coinvolto nella regolazione dell’attenzione e nel monitoraggio dell’errore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Al contrario, chi si affidava all’IA presentava un’attività molto più bassa in queste aree, in pratica, l’impegno cognitivo sembrava attenuarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si trattava però di un semplice “risparmio energetico”, come qualcuno potrebbe superficialmente concludere, bensì di un vero e proprio disinvestimento neurale. Come se la mente, percependo la presenza di un “sostituto cognitivo” tanto efficiente quanto servizievole, preferisse fare un passo indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non si tratta di demonizzare gli strumenti IA generativi, ma i risultati dello studio del MIT ci porta a riflettere sugli effetti che il progressivo affidamento a questi modelli linguistici ha sul nostro cervello.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, un altro aspetto sorprendente è che l’uso dell’intelligenza artificiale non solo riduceva lo sforzo mentale, ma influenzava anche la qualità stessa del pensiero espresso. Le risposte scritte con ChatGPT apparivano più omogenee, convenzionali, meno ricche di espressione e personalità. Come se il pensiero venisse “levigato”, ripulito da quelle imperfezioni che sono in realtà il segno distintivo dell’umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I ricercatori parlano di “omogeneizzazione del pensiero”: un appiattimento che non riguarda solo l’intensità dell’attività cerebrale, ma anche la sua qualità. La domanda allora diventa: se continuiamo a usare risposte costruite da modelli statistici, cosa ne sarà della nostra capacità di dire qualcosa di veramente nostro?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la modalità con cui l’IA finisce per ristrutturare il processo stesso della generazione del pensiero.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">&nbsp;Quando uno studente riceveva un suggerimento da ChatGPT e lo copiavano, si osservava una forte riduzione dell’attività nella corteccia frontale inferiore sinistra, area deputata all’organizzazione sintattica e alla selezione semantica del linguaggio. Lo stesso calo si verificava anche quando la persona decideva di modificare il testo generato: il cervello sembrava considerarlo già un punto di partenza valido, quasi una “verità predefinita” da correggere, non da creare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In altre parole, quando ChatGPT entra in scena, anche come semplice spunto, il nostro cervello sembra cedere il timone.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche se condotto in laboratorio i risultati possono essere estesi alla quotidianità, in quanto l’esperimento non riguarda solo la scrittura, ma coinvolge l’intera infrastruttura del pensiero, visto che strumenti intelligenti stanno colonizzando ogni ambito, dalle email alle chat personali. Il rischio è una “pigrizia metacognitiva”, un’illusione di produttività che maschera un declino dell’autonomia intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Queste riflessioni <a href="https://www.washingtonpost.com/health/2025/06/29/chatgpt-ai-brain-impact/">trovano</a> ulteriore conferma e, talvolta, sfumature in altre ricerche condotte in ambito accademico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Un esempio proviene da uno studio condotto nel Regno Unito, che ha coinvolto oltre 600 persone e pubblicato a gennaio. Questa ricerca ha rivelato una &#8220;significativa correlazione negativa tra l&#8217;uso frequente di strumenti di intelligenza artificiale e le capacità di pensiero critico&#8221;. Similmente a quanto suggerito dallo studio del MIT sul &#8220;disinvestimento neurale&#8221; e sul &#8220;debito cognitivo&#8221;, gli utenti più giovani, in particolare, tendevano a fare affidamento sui programmi di IA come sostituti, anziché come supplementi, per le attività di routine.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Michael Gerlich, autore di questo studio, ha elogiato l&#8217;approccio del MIT definendolo &#8220;brillante&#8221; e <a href="https://www.washingtonpost.com/health/2025/06/29/chatgpt-ai-brain-impact/">ha affermato </a>che ha chiaramente dimostrato come l&#8217;IA stia potenziando il &#8220;scarico cognitivo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, un&#8217;importante distinzione e potenziale via d&#8217;uscita emerge da uno studio della Wharton School dell&#8217;Università della Pennsylvania. Questa ricerca ha mostrato che gli studenti delle scuole superiori in Turchia, con accesso a un tutor in stile ChatGPT, hanno ottenuto risultati significativamente migliori nella risoluzione di problemi di matematica pratica. Questo risultato iniziale potrebbe sembrare contraddire l&#8217;idea di un impatto negativo sulla cognizione. Il punto critico, però, è emerso quando il programma è stato rimosso: gli stessi studenti hanno ottenuto risultati peggiori rispetto a quelli che non avevano usato alcun tutor di intelligenza artificiale. Questo suggerisce che, mentre l&#8217;IA può migliorare le prestazioni a breve termine, un uso non guidato può creare una dipendenza che mina l&#8217;apprendimento profondo e l&#8217;autonomia intellettuale a lungo termine, in linea con l&#8217;allarme del MIT sulla perdita di &#8220;micro-palestra cognitiva&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Curiosamente, lo studio della Wharton ha anche incluso un gruppo con un tutor in stile ChatGPT dotato di &#8220;protezioni integrate” ovvero suggerimenti progettati dall&#8217;insegnante anziché risposte dirette. Gli studenti di questo gruppo hanno ottenuto risultati simili a quelli quando hanno risolto problemi senza assistenza. Questo indica che l&#8217;IA, se implementata correttamente e non come mero sostituto, potrebbe effettivamente aumentare, non sostituire, il pensiero critico, offrendo una prospettiva meno allarmante e più costruttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Proseguendo su questa linea di analisi, un&#8217;indagine condotta dalla Stanford University ha mostrato che gli studenti che utilizzano regolarmente strumenti come ChatGPT per redigere i propri saggi tendono, nel tempo, a sviluppare una minore capacità di pianificazione testuale. Non solo, a lungo termine, la loro propensione a rivedere criticamente i propri testi diminuisce. La macchina suggerisce, scrive e rifinisce, e l&#8217;umano, progressivamente, accetta. Questo meccanismo di delega si allinea perfettamente con l&#8217;osservazione del MIT secondo cui il cervello sembra &#8220;cedere il timone&#8221; anche con un semplice spunto, portando a una perdita del senso del processo e, con esso, di una parte dell’apprendimento profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ancora più interessante è il dato riportato da un team della University of California, secondo cui l’interazione frequente con modelli linguistici generativi può condizionare il tono e lo stile del linguaggio degli utent<strong>i</strong>, portandoli a scrivere e in parte a pensare in modo più standardizzato, più neutro, meno connotato culturalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo fenomeno <a href="https://www.newyorker.com/culture/infinite-scroll/ai-is-homogenizing-our-thoughts">si presenta</a> come una trasformazione sottile ma pervasiva: “l’IA non si limita a servirci le parole, ma inizia a proporci un pensiero”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il mondo del giornalismo, in particolare, non può ignorare queste riflessioni. L’espressione individuale è sempre stata sinonimo di libertà e maturità critica e professionale. Scrivere, e dunque pensare, è fatica, dubbio, riscrittura. Se l’IA ci solleva da tutto questo, dobbiamo chiederci se ci sta davvero aiutando o ci sta addestrando?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ovviamente, lo studio del MIT non pretende di fornire risposte definitive. Al contrario, solleva domande, invita alla prudenza, apre un campo d’indagine che sarà inevitabilmente oggetto di ulteriori ricerche nei mesi e negli anni a venire.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In altre parole, ciò che è stato osservato in laboratorio potrebbe non ripetersi allo stesso modo nella vita quotidiana, oppure emergere in forme più sfumate, difficili da isolare. Tuttavia, la direzione appare chiara. E il fatto che preoccupazioni simili stiano emergendo anche da istituzioni lascia pensare che non si tratti di un caso isolato, ma di un fenomeno reale, già in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo studio del MIT si tratta di un primo passo, pubblicato in forma di preprint, quindi ancora non revisionato. Il campione, 54 studenti, è ridotto, com’è normale in studi con risonanza magnetica. Per avere conferme servono numeri più ampi e profili diversificati per età, formazione e rapporto con la tecnologia. Anche il contesto è artificiale, scrivere in un tubo metallico, osservati, non è come farlo a casa o in ufficio. Emozioni, distrazioni, stimoli è tutto ciò che nella vita reale è presente, mentre in laboratorio manca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, è importante evitare una lettura rigida dei dati: serve elasticità, la capacità di cogliere le diverse sfaccettature del fenomeno e, soprattutto, riflettere con lucidità piuttosto che allarmarsi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>OpenAI al centro delle controversie legali, coinvolto anche Alec Radford</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/03/06/openai-al-centro-delle-controversie-legali-coinvolto-anche-alec-radford/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 15:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012025]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=11732</guid>

					<description><![CDATA[Alec Radford, ex ricercatore di OpenAI e figura centrale nello sviluppo di ChatGPT, è stato citato in giudizio nell'ambito di una causa per violazione del copyright. Il caso fa parte di un’azione collettiva di autori che accusano OpenAI di aver usato le loro opere senza autorizzazione.  La startup si difende appellandosi al fair use.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le controversie legali su OpenAI non si placano. Un documento depositato martedì 4 marzo presso la Corte Distrettuale della California conferma che <a href="https://techcrunch.com/2025/03/04/key-ex-openai-researcher-subpoenaed-in-ai-copyright-case/">Alec Radford,</a> ex ricercatore dell’azienda e uno dei principali sviluppatori della tecnologia alla base di ChatGPT, è stato citato in giudizio in una delle numerose cause per violazione del copyright avviate contro la startup.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo la <a href="https://storage.courtlistener.com/recap/gov.uscourts.cand.414822/gov.uscourts.cand.414822.373.0.pdf">documentazione</a>, lo scorso 25 febbraio, Radford ha ricevuto un mandato di comparizione per testimoniare nel procedimento legale denominato “<em>In re: OpenAI ChatGPT Litigation”</em>, un’azione collettiva promossa da alcuni autori tra cui Paul Tremblay, Sarah Silverman e Michael Chabon. <br>I querelanti accusano OpenAI di aver utilizzato le loro opere senza autorizzazione per addestrare i modelli di intelligenza artificiale, consentendo così a ChatGPT di generare testi che riprenderebbero parti dei loro lavori senza senza attribuire loro alcun riconoscimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI respinge le accuse, sostenendo che il suo operato rientra nella dottrina del <em><a href="https://www.interskills.it/2023/11/03/la-controversia-tra-intelligenza-artificiale-e-copyright/">fair use</a></em>, che consente l’uso limitato di materiali protetti da copyright senza necessità di autorizzazione. Tuttavia, questo principio è soggetto a vincoli: dipende dallo scopo dell’uso, dalla quantità di contenuto impiegato e dal suo impatto economico sulle opere originali. Se i querelanti dimostrassero che l’addestramento dell’IA danneggia il valore commerciale dei loro testi, il <em>fair use</em> potrebbe non essere applicabile, e soprattutto in questi casi, dovrà essere stabilito in tribunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Non è la prima volta che OpenAI affronta questo tipo di accuse. <br>Nel 2023, la Corte ha respinto due rivendicazioni dei querelanti, ma ha permesso di procedere con l’accusa di violazione diretta del copyright, mantenendo aperta la questione della legalità nell’addestramento dei sistemi IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La scelta di convocare Radford non è casuale. <br>L’ex ricercatore entrato in OpenAI nel 2016 è stato il principale autore della ricerca che ha portato alla creazione dei modelli GPT, la tecnologia su cui si basa ChatGPT. Ha inoltre contribuito allo sviluppo di Whisper, il sistema di riconoscimento vocale, e di DALL-E, il generatore di immagini. Alla fine dello scorso anno, ha lasciato l’azienda per dedicarsi alla ricerca indipendente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma Radford non è l’unico ex dipendente di OpenAI nel mirino degli avvocati. Secondo <em>TechCrunch</em>, anche Dario Amodei e Benjamin Mann, oggi a capo della startup Anthropic, sono stati convocati. Entrambi, però, si oppongono alla richiesta, sostenendo che testimoniare sarebbe troppo complesso e gravoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il caso Radford è solo uno dei tanti procedimenti in corso contro OpenAI ed altre aziende di intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti si contano attualmente <a href="https://www.odg.it/intelligenza-artificiale-nel-giornalismo-e-le-battaglie-giudiziarie-sul-copyright/59844">38 cause</a> per violazione del copyright, tra cui le cosiddette &#8220;<em>Newspaper Cases</em>&#8220;, che vedono testate come il <em>New York Times</em> e il <em>Daily News</em> intentare azioni legali per l’uso non autorizzato dei loro contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Alcuni tribunali stanno cercando di trovare soluzioni alternative attraverso collaborazioni sperimentali tra editori e aziende di IA. Un esempio è il caso <em>Concord Music Group vs Anthropic</em>, che ha portato a un accordo in cui Anthropic si impegna a implementare misure di protezione (<em>guardrails</em>) per evitare l’inclusione di contenuti protetti senza licenza nei futuri modelli di IA.Tuttavia, non è ancora chiaro se queste soluzioni si rivelino realmente efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le tensioni legali non si fermano agli Stati Uniti. Anche in India, OpenAI è sotto accusa. L’agenzia di stampa <em>Asian News International</em> (ANI) ha citato in giudizio l’azienda, sostenendo che abbia utilizzato i suoi contenuti protetti per addestrare modelli come ChatGPT senza autorizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Di fronte alle crescenti pressioni, OpenAI ha accettato di interrompere il <em>data scraping</em> dal sito di ANI, inserendolo in una lista nera a partire dal 2024.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ChatGPT automatizza tutto con gli Agenti</title>
		<link>https://www.interskills.it/2025/01/17/chatgpt-automatizza-tutto-con-gli-agenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 16:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia e applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[compiti autonomi]]></category>
		<category><![CDATA[GPT-4o]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn012025]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=11287</guid>

					<description><![CDATA[OpenAI ha lanciato Tasks, una funzione beta di GPT-4o che permette a ChatGPT di svolgere compiti autonomamente. Gli utenti possono programmare attività come inviare riepiloghi di notizie, con esecuzione automatica al momento stabilito. I Tasks sono attualmente disponibili in versione beta per gli utenti abbonati]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Qualche giorno fa, OpenAI <a href="https://www.theverge.com/2025/1/14/24343528/openai-chatgpt-repeating-tasks-agent-ai">ha lanciato</a> Tasks, il primo esempio concreto di intelligenza artificiale “agentica” della famiglia GPT, ovvero un sistema capace di eseguire compiti autonomamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tasks, disponibile in versione beta come parte di GPT-4o, permette agli utenti di pianificare attività e promemoria futuri come programmare l’invio di bollettini meteo giornalieri, oppure ricordare all’utente di compiere alcune azioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a semplici promemoria, Tasks, è in grado di svolgere compiti su richiesta. Ad esempio, alla richiesta “Fammi un riepilogo delle notizie finanziarie di oggi alla chiusura dei mercati”, ChatGPT effettuerà la ricerca in automatico raccogliendo le informazioni rilevanti sui mercati finanziari (come l&#8217;andamento delle borse, principali movimenti azionari, notizie economiche rilevanti) e le presenterà all’utente in forma sintetica al momento preimpostato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Tasks, inoltre permette di automatizzare la creazione di contenuti, risparmiando tempo ed energie. Ad esempio, si può richiedere a ChatGPT di generare ogni giorno ad un orario indicato un riassunto delle ultime notizie del giorno sull&#8217;intelligenza artificiale pubblicate da alcuni siti specifici come Tech Crunch e The Verge e di scrivere dei post ottimizzati per LinkedIn per ognuna di quelle notizie. &nbsp;A questa richiesta ChatGPT riassumerà le notizie e genererà post per LinkedIn pronti per la pubblicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’utilità pratica di Tasks, si può vedere anche nella pianificazione di un viaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Ad esempio, se si ha in programma un viaggio a Napoli, si può chiedere a Chat, di fornire il meteo a Napoli per il giorno della partenza, una lista dei ristoranti tipici da provare ed i posti più belli da vedere. In risposta ChatGPT fornirà nel giorno indicato dall’utente, informazioni meteo, suggerimenti su ristoranti e luoghi da visitare con una mappa da poter utilizzare per comprendere la collocazione di tali luoghi, in aggiunta verrà creato anche un itinerario personalizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque, con questa innovazione, ChatGPT si trasforma in un assistente virtuale avanzato, simile a Google Assistant o Siri, potenziato dalle sue elevate capacità linguistiche, di ricerca e di personalizzazione di GPT.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Basta semplicemente indicare a ChatGPT cosa fare e quando farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come funziona Tasks?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli utenti abbonati ai piani Plus, Team e Pro possono selezionare l&#8217;opzione <strong>&#8220;</strong>4.o con attività programmate<strong>&#8220;</strong> dal menu dei modelli di ChatGPT.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1100" height="524" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/01/a015736aa1f1488b27c62a0b38384d15ccd9780f-1100x524.webp" alt="interfaccia ChatGPT-4o con Tasks" class="wp-image-11288" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Figura 1 &#8211; interfaccia ChatGPT-4o con Tasks</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Successivamente, l’utente potrà scegliere tra le attività suggerite (come monitorare eventi o ricevere aggiornamenti periodici) oppure cliccare su &#8220;Prova con una tua idea&#8221;, che consente di creare un task completamente personalizzato in base alle proprie esigenze. Questa opzione permette all&#8217;utente di specificare i dettagli dell’attività da programmare come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Tipo di attività (es. ricerca, notifiche, riepiloghi)</li>



<li>Frequenza (giornaliera, settimanale, una tantum).</li>



<li>Contenuto personalizzato (ad esempio, &#8221; inviami un bollettino meteo ogni mattina alle 7.”)</li>
</ul>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><img decoding="async" width="1100" height="618" src="https://www.interskills.it/wp-content/uploads/2025/01/2025-01-17-1100x618.webp" alt="Creazione di un Task" class="wp-image-11290" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Figura 2- Creazione di un Task</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La funzione Tasks supporta sia attività programmate una tantum che ricorrenti, inoltre il chatbot può proporre automaticamente task basati sulle informazioni ricevute durante le conversazioni recenti. Prima di essere attivate, queste proposte dovranno essere approvate dall&#8217;utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Una volta completate le attività, l’utente riceverà le notifiche sul profilo utilizzato sia su browser che su desktop e mobile. Nella versione attuale, è possibile programmare fino a 10 attività contemporaneamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">I Tasks sono attualmente disponibili in versione beta per gli utenti abbonati. OpenAI non ha specificato se e quando la funzionalità sarà accessibile anche agli utenti non abbonati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;aggiunta di Tasks rappresenta un importante cambiamento per ChatGPT, che finora operava solo in tempo reale, rispondendo a richieste immediate. Cambiamento anticipato già da Sam Altman, che aveva previsto il 2025 come anno chiave per l&#8217;introduzione di agenti IA più sofisticati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Per comprendere meglio questo sviluppo, vale la pena tornare a quanto anticipato dallo stesso Altman lo scorso anno, quando presentò un modello teorico che suddivideva l’evoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale in cinque livelli distinti:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>ChatBot: IA che interagisce con gli utenti in modo colloquiale.</li>



<li>Reasoners: IA capaci di risolvere problemi complessi senza l’uso di strumenti esterni.</li>



<li>Agents: Sistemi che agiscono autonomamente per conto degli utenti, gestendo compiti e decisioni.</li>



<li>Innovators: IA in grado di produrre soluzioni creative e innovative.</li>



<li>Organizations: Superintelligenze in grado di gestire e ottimizzare intere organizzazioni.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Con l’introduzione dei &#8220;Tasks&#8221; OpenAI muove i primi passi verso la fase degli Agents, rendendo ChatGPT capace non solo di rispondere a domande, ma anche di gestire attività complesse in modo autonomo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli editori canadesi contro OpenAI</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/12/06/gli-editori-canadesi-contro-openai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 09:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[addestramento ia]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[editori canadesi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn412024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=10867</guid>

					<description><![CDATA[Cinque società di media canadesi hanno citato in giudizio OpenAI, accusandola di aver utilizzato articoli protetti da copyright per addestrare ChatGPT senza autorizzazione. Le aziende chiedono un risarcimento e un'ingiunzione per fermare l'uso non autorizzato dei loro contenuti. OpenAI si difende invocando il "fair use"]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)"><a></a><a href="https://www.theguardian.com/world/2024/nov/29/canada-media-companies-sue-openai-chatgpt">OpenAI</a> è nuovamente coinvolta in una disputa legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa volta, a portarla in tribunale sono cinque società di media canadesi, tra cui Toronto Star, Metroland Media, Postmedia Network, Globe and Mail, Canadian Press e Canadian Broadcasting Corporation. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa è stata depositata presso la Corte Superiore di Giustizia dell&#8217;Ontario a Toronto, venerdì 28 novembre 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le società di media, tutte <a href="https://www.mediacouncil.ca/list-of-members/">membri</a> dell&#8217;associazione News Media Canada, accusano OpenAI di aver usufruito dei loro articoli giornalistici, pubblicati a partire dal 2015, per l&#8217;addestramento di ChatGPT, nonostante fossero protetti da copyright e richiedessero licenze per l&#8217;uso e di aver deciso consapevolmente di ignorare queste normative.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa pratica, secondo i querelanti ha permesso a OpenAI di sviluppare e potenziare le fonti informative di ChatGPT sfruttando il lavoro dei giornalisti senza alcun compenso economico. &nbsp;Di conseguenza ciò avrebbe messo a rischio il valore e la sostenibilità del giornalismo, settore che dipende dalla protezione dei suoi contenuti per garantire che i giornalisti possano continuare a produrre articoli di qualità e ricevere una giusta remunerazione per il loro lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa chiede un risarcimento di 20.000 dollari canadesi per ogni articolo utilizzato da OpenAI, una cifra che potrebbe portare a una causa miliardaria considerando il numero di articoli pubblicati dalle società coinvolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Gli istanti richiedono inoltre un&#8217;ingiunzione che impedisca a OpenAI di utilizzare in futuro altri articoli di notizie senza esplicita autorizzazione. Dunque, se il tribunale accogliesse le loro istanze, tale decisione potrebbe definire un precedente giuridico imprescindibile per l’utilizzo di contenuti protetti da copyright.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo contesto &nbsp;è rilevante &nbsp;l’intervento di Paul Deegan, presidente di News Media Canada, che ha <a href="https://www.linkedin.com/posts/paul-deegan-11764ba_openai-sued-by-top-canadian-media-outlets-activity-7268333276040249344-ytJs/">affermato</a>: &#8220;Queste aziende di intelligenza artificiale “cannibalizzano” i contenuti proprietari e sfruttano gratuitamente gli editori di notizie che investono soldi veri per impiegare veri giornalisti che producono storie vere per persone vere. Stanno sfruttando il giornalismo mentre si arricchiscono in modo sostanziale, ingiusto e illegale a scapito degli editori&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI, da parte sua, si difende affermando che i suoi modelli di intelligenza artificiale sono addestrati su &#8220;dati pubblicamente disponibili&#8221;. La società si basa sul principio del &#8220;fair use&#8221;, una dottrina legale che consente l&#8217;utilizzo limitato di materiale protetto da copyright senza l&#8217;autorizzazione del titolare dei diritti, a determinate condizioni. OpenAI ha <a href="https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/politica-estera/commercio-il-trattato-di-libero-scambio-ue-mercosur-sul-filo-di-lana-x6dy019y">aggiunto</a> che l&#8217;azienda &#8220;collabora strettamente con gli editori di notizie&#8221; e offre loro modi semplici per rinunciare all&#8217;utilizzo dei propri contenuti per l’addestramento dei modelli in qualsiasi momento se lo desiderano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">È importante notare che OpenAI ha già stretto accordi di licenza con diversi editori a livello internazionale per l&#8217;utilizzo dei loro contenuti, tra cui Associated Press, Axel Springer e il Financial Times. La causa canadese solleva quindi la questione se l&#8217;utilizzo di contenuti di siti web accessibili al pubblico, ma protetti da copyright, possa essere considerato &#8220;<a href="https://www.interskills.it/2024/11/28/diritto-dautore-nyt-vs-openai-una-prima-decisione-del-giudice/">fair use&#8221;</a> ai fini dell&#8217;addestramento di modelli di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">La causa dei media canadesi si inserisce in un contesto più ampio di crescente preoccupazione per l&#8217;utilizzo dei dati da parte delle aziende tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Negli Stati Uniti, <a href="https://www.interskills.it/2024/11/28/diritto-dautore-nyt-vs-openai-una-prima-decisione-del-giudice/">il New York Times</a> ha intentato una causa simile contro OpenAI e Microsoft per lo stesso motivo. Allo stesso modo anche i siti web di notizie The<em> Intercept</em>,&nbsp;<em>Raw Story</em>&nbsp;e&nbsp;<em>AlterNet, </em>hanno citato in giudizio OpenAI.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’impegno contro l’uso distorto dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/11/12/limpegno-contro-luso-distorto-dellintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 08:03:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecosistema digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn382024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=10575</guid>

					<description><![CDATA[Nel 2024, l'uso improprio dell'IA generativa nelle elezioni ha suscitato preoccupazioni globali. In Bangladesh, India e USA sono emersi casi di deepfake e manipolazione dei contenuti. OpenAI in vista delle elezioni presidenziali ha adottato ha adottato una serie di strategie finalizzate a ridurre i rischi di disinformazione durante il periodo pre e post-elettorale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’uso improprio dell’intelligenza artificiale generativa nelle elezioni politiche è stato uno dei temi centrali di questo 2024, anno in cui oltre <a href="https://www.wired.it/gallery/elezioni-2024-voto-europa-stati-uniti-russia-india-taiwan/">76 paesi</a> sono stati chiamati alle urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel mese di gennaio il World Economic Forum, nel <em><a href="https://www.weforum.org/stories/2024/01/ai-disinformation-global-risks/">Global Risks Report 2024</a></em>, aveva posizionato la disinformazione tra i rischi più immediati e destabilizzanti a livello globale, evidenziando come le informazioni manipolate e falsificate rappresentassero un pericolo per i processi elettorali ed un rischio in grado di innescare disordini civili, indebolire la fiducia nelle istituzioni e generare sfiducia nei confronti dei media.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Le preoccupazioni espresse all&#8217;inizio dell’anno si sono rivelate fondate</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Già nelle elezioni in <a href="https://www.interskills.it/2023/12/13/rischi-dellintelligenza-artificiale-nella-sfera-politica/">Bangladesh</a>, durante la competizione tra la prima ministra Sheikh Hasina e l’opposizione rappresentata dal partito nazionalista del Bangladesh, l’uso di deepfake e di contenuti manipolati dall’IA per diffondere informazioni fuorvianti e alterare la percezione pubblica è stato evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">In <a href="https://www.interskills.it/2024/04/19/india-le-strategie-artificiali-nel-voto/">India</a>, lo scorso giugno l&#8217;intelligenza artificiale è stata utilizzata per creare avatar virtuali dei leader politici, che interagivano direttamente con gli elettori per ricevere sostegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Anche negli Stati Uniti, l’attenzione sui deepfake è cresciuta con l’avvicinarsi delle presidenziali e. in questo contesto, nel luglio 2024, <a href="https://www.interskills.it/2024/08/01/elon-musk-attacca-kamala-harris-con-lia/">Elon Musk</a> ha condiviso sulla piattaforma X un video falso, generato tramite IA, per deridere Kamala Harris.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Questi eventi hanno contribuito ad aumentare il timore di un uso improprio dell’intelligenza artificiale generativa soprattutto in vista delle elezioni statunitensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Nel contesto di questa crescente preoccupazione<a href="https://openai.com/index/how-openai-is-approaching-2024-worldwide-elections/">, OpenAI</a> ha intrapreso una serie di strategie finalizzate a ridurre i rischi di disinformazione durante il periodo pre e post-elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Il 31 ottobre, l’azienda sul suo <a href="https://openai.com/index/how-openai-is-approaching-2024-worldwide-elections/">blog</a> ha annunciato l’adozione di nuove misure di sicurezza per limitare la diffusione di contenuti manipolati e indirizzare gli utenti verso fonti affidabili come Reuters e Associated Press, due tra le principali agenzie di informazione, per incoraggiare gli utenti a consultare fonti ufficiali e affidabili riguardo alle informazioni elettorali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Inoltre, grazie a una collaborazione con la National Association of Secretaries of State (NASS), ChatGPT ha indirizzato le persone che cercavano informazioni su come e dove votare verso <a href="https://www.nass.org/can-I-vote">CanIVote.org</a>, autorevole fonte di informazioni delle modalità di voto negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">OpenAI, in seguito alla conclusione delle elezioni, l’8 novembre ha annunciato che <a href="https://openai.com/index/how-openai-is-approaching-2024-worldwide-elections/">ChatGPT</a> ha respinto oltre 250.000 richieste di generazione di immagini tramite il suo modello DALL·E, per prevenire l’uso di immagini di figure politiche di spicco – tra cui il presidente eletto Trump, la vicepresidente Harris, il vicepresidente eletto Vance, il presidente Biden – che avrebbero potuto alimentare la disinformazione visiva e distorcere la percezione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10);margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">L’attenzione di OpenAI, per i pericoli dell’IA non è stato solo per le elezioni ma già <a href="https://www.cnbc.com/2024/10/09/openai-says-more-cyber-actors-using-its-platform-to-disrupt-elections.html">il mese scorso</a> &nbsp;ha pubblicato un <a href="https://cdn.openai.com/threat-intelligence-reports/influence-and-cyber-operations-an-update_October-2024.pdf">rapporto</a> di 54 pagine, in cui affermato di aver interrotto più di 20 operazioni ingannevoli in tutto il mondo che hanno tentato di utilizzare i suoi modelli. I contenuti erano articoli di siti Web generati dall&#8217;intelligenza artificiale e post sui social media di account falsi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La nuova irresistibile app del New York Times</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/03/la-nuova-irresistibile-app-del-new-york-times/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 10:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivi mobili]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn332024]]></category>
		<category><![CDATA[the new york times]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6481</guid>

					<description><![CDATA[Il New York Times rinnova la sua app mobile, migliorando l'esperienza utente e integrando sezioni tematiche per aumentare gli abbonamenti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:0;margin-bottom:var(--wp--preset--spacing--10)">Dopo 14 anni dall’ultimo restyling, il <em>New York Times</em> ha deciso di <a href="https://www.fastcompany.com/91199198/the-new-york-times-app-redesign">rivoluzionare la sua app</a> per dispositivi mobili.</p>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/10/app-NYT.webp" alt="" class="wp-image-6482"/></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il nuovo aggiornamento punta a consolidare i vari marchi del gruppo e a incrementare il numero di abbonamenti, migliorando al contempo l&#8217;esperienza utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’app si conferma un canale importante per l’engagement, con il 90% degli abbonati che la utilizza regolarmente ogni settimana e dedica il doppio del tempo rispetto a chi preferisce accedere tramite il sito web. Nonostante la riprogettazione, alcuni elementi chiave, come la tipografia e la schermata &#8220;Today&#8221;, sono rimasti inalterati per preservare l&#8217;identità del giornale. Tuttavia, sono stati apportati cambiamenti sostanziali per migliorare la navigazione e l’usabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tra le novità più rilevanti, spicca una maggiore visibilità per sezioni come viaggi, cultura e lifestyle, precedentemente meno accessibili. Grazie a una nuova organizzazione, queste aree possono ora essere esplorate più intuitivamente, offrendo agli utenti un accesso facilitato ai contenuti di loro interesse.</p>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/10/g-2-91199198-nyt-app-redesign.webm"></video></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La novità principale dell&#8217;aggiornamento è l&#8217;introduzione di un nastro orizzontale interattivo nella parte superiore dell&#8217;app, che suddivide l’esperienza in diverse sezioni tematiche. A differenza del passato, in cui esisteva un unico feed di notizie, ora gli utenti possono navigare tra dieci sezioni distinte, tra cui Cooking, Wirecutter, Games e The Athletic. Prima disponibili solo tramite app separate, queste sezioni sono ora integrate nella piattaforma principale, offrendo una navigazione più semplice e simile a quella di un giornale cartaceo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa integrazione incentiva l’adozione dell’abbonamento &#8220;All Access&#8221;, che include tutte le funzionalità del New York Times, rafforzando la strategia di &#8220;user retention&#8221; per mantenere l&#8217;attenzione degli utenti su un&#8217;unica app centralizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;aggiornamento dell&#8217;app risponde anche alle esigenze della Gen Z e dei Millennials, che consumano contenuti digitali in modo diverso rispetto alle generazioni precedenti. In un contesto in cui molte testate faticano a trattenere abbonati, il New York Times punta a rendere la sua app più interattiva e coinvolgente, seguendo le tendenze di personalizzazione, maggiore utilizzo di contenuti visivi e un’interfaccia sempre più intuitiva e user-friendly.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		<enclosure url="https://interskills.it/interskills/wp-content/uploads/2024/10/g-2-91199198-nyt-app-redesign.webm" length="107708" type="video/webm" />

			</item>
		<item>
		<title>Il futuro dell’IA secondo Altman</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/02/il-futuro-dellia-secondo-altman/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carla Federico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 06:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
		<category><![CDATA[sam altman]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn332024]]></category>
		<category><![CDATA[the intelligence age]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6478</guid>

					<description><![CDATA[Sam Altman prevede un futuro con IA come assistenti autonomi. Serve uso etico e infrastrutture accessibili per evitare disuguaglianze.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In un post dal titolo &#8220;<a href="https://ia.samaltman.com/">The Intelligence Age</a>&#8221; sul suo blog, &nbsp;<a href="https://www.foxbusiness.com/technology/open-ai-ceo-says-ai-superintelligence-coming-sooner-than-you-think">Sam Altman</a>, CEO di OpenAI, ci propone una visione affascinante del futuro, in cui l&#8217;intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante, aiutandoci a risolvere problemi complessi e a migliorare la nostra vita. Nei prossimi anni, assisteremo a cambiamenti radicali. L&#8217;IA, infatti, sta evolvendo rapidamente e sta diventando sempre più capace di apprendere e di svolgere compiti complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ma cosa ci riserva il futuro? Secondo Altmann, le IA potrebbero diventare assistenti personali autonomi che svolgeranno compiti specifici per nostro conto ed inoltre aiutarci a trovare soluzioni ai problemi più urgenti del nostro pianeta, come il cambiamento climatico e potrebbe rivoluzionare settori come la medicina, l&#8217;educazione e i trasporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Per il CEO di OpenAI, nei prossimi due decenni, il mondo potrebbe trasformarsi in modi che ai nostri predecessori sarebbero sembrati magici e questo cambiamento, già in corso d’opera, sta per subire un&#8217;accelerazione senza precedenti e non grazie a un cambiamento genetico, ma grazie all&#8217;avanzamento senza sosta dell’Intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;avanzamento tecnologico ha portato l&#8217;umanità da epoche primitive fino ai giorni nostri, culminando nella scoperta del deep learning, algoritmi capaci di apprendere da qualsiasi tipo di dati. E questa tecnologia migliorerà costantemente grazie all&#8217;aumento delle risorse, anche quelle da essa stessa generate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, lo stesso Altmann afferma che è importante utilizzare questa nuova tecnologia con consapevolezza, garantendo un utilizzo etico e responsabile e che sia accessibile a tutti ed in particolare scrive &#8220;[&#8230;] se non costruiamo abbastanza infrastrutture, l&#8217;intelligenza artificiale sarà una risorsa molto limitata per cui si combatteranno guerre e che diventerà principalmente uno strumento per i ricchi.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In questo senso, affinché l'&#8221;Era dell&#8217;Intelligenza&#8221; decolli, il costo dell&#8217;informatica dovrà diminuire e l&#8217;infrastruttura dovrà essere robusta per&nbsp;fornire tutta l&#8217;energia e i chip necessari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Con un&#8217;intelligenza quasi illimitata e risorse abbondanti, il nostro potenziale di realizzazione è senza precedenti. Tuttavia, è fondamentale lavorare ora per massimizzare i benefici dell&#8217;IA e minimizzare i danni come, ad esempio, i cambiamenti che potrebbero emergere nel mercato del lavoro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornalismo e IA: la sfida della complessità</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/01/giornalismo-e-ia-la-sfida-della-complessita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Rossano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 08:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Media Digitali]]></category>
		<category><![CDATA[media studies]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn332024]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6475</guid>

					<description><![CDATA[L'IA sta trasformando il giornalismo, tra rischi e opportunità. I giornalisti devono acquisire competenze per preservare qualità e integrità professionale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Articolo già pubblicato su <a href="https://www.mstudies.it/2024/09/27/la-sfida-della-complessita/">Media studies</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><em>Il testo che segue è stato oggetto della mia relazione&nbsp; nel corso del convegno presso l’Università LUMSA a Roma,&nbsp; in occasione del premio giornalistico “Alessandra Bisceglia”, sul&nbsp; tema del giornalismo e intelligenza artificiale.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Come scriveva Domenico De Masi nel suo libro La felicità negata, riprendendo il concetto di Edgar Morin sulla “sfida della complessità”, il progresso della conoscenza – sia scientifica che umanistica – non è un percorso lineare e ordinato verso una sempre maggiore chiarezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È palese che la sfida della complessità sia necessariamente applicabile al processo che è in corso in questo momento nel mondo dell’informazione con l’avvento dell’Intelligenza artificiale. Un processo al quale si tenta di dare risposte semplici, individuare formule risolutive che possano salvaguardare il giornalismo, il suo business e l’informazione giornalistica più in generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Purtroppo, non funziona così.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo processo si sviluppa su molti piani, economico, giuridico, sociale, tecnologico, perché il percorso su cui ci stiamo avviando (siamo in realtà da tempo in cammino) è rivoluzionario, un “game changer” o, come dicono i sociologi, “un cambio di paradigma”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ci sono aspetti che sono potenzialmente positivi nell’uso di queste tecnologie per le redazioni, ma parallelamente i rischi sono rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Parto da un esempio concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In quest’ultimo anno gli editori di tutto il mondo hanno stipulato accordi con le aziende di Intelligenza Artificiale, per consentire loro di addestrare i propri modelli su informazioni aggiornate, affidabili e verificate. Condé Nast, the Financial Times, the Associated Press, The Atlantic, Axel Springer, il Corriere della Sera, sono solo alcune di queste testate ed editori che hanno stipulato questi accordi.<br>In cambio agli editori verranno fornite tecnologie di IA, aggiornamento professionale e qualcosa che è stata ritenuta fondamentale: la citazione delle fonti nelle risposte dei BOT delle IA. In questo modo si spera di ottenere un effetto “motore di ricerca” per il quale i bot IA possano trasferire traffico alle pagine dei siti delle testate, dove queste raccolgono i dati dei propri lettori e fanno la pubblicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed è già qui che si manifesta la complessità: gli editori corrono per arrivare primi in questa competizione tecnologica e per partecipare alla corsa cedono l’unico oggetto di valore che hanno: le informazioni che producono.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Valore, intendiamoci, non nel senso del valore economico di una notizia che da tempo ormai, nell’epoca della copia immediata ed indefinita del digitale, sono delle commodities. Ma è il valore del brand che le produce che conta e che viene ceduto, l’affidabilità e la qualità delle notizie. Valore che gli editori pensano di poter recuperare attraverso i link.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Quindi, nel momento storico in cui la quantità dei lettori e del testo letto è esponenzialmente diminuita, si presuppone che un lettore, dopo aver avuto una risposta esaustiva da un chatbot decida anche di visitare la fonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Siamo sicuri che funzionerà proprio così?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa corsa frenetica, forse “affrettata” è il termine più corretto, riporta alla mente di chi l’ha vissuta, una analoga competizione, oltre una decina di anni fa, che indusse gli editori ad investire ingenti risorse nella visibilità sui social network, allora principalmente Facebook e Twitter.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Si aprì quindi un ampio dibattito sul tema, tra esperti di giornalismo, giornalisti, accademici, un po’ come adesso con l’intelligenza artificiale. Ricordo in particolare quando, ad ottobre del 2014, lo scomparso David Carr sul New York Times, stigmatizzò la questione, scrivendo:</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">“<em>Per gli editori, Facebook è un po’ come quel grosso cane che galoppa verso di te nel parco. Il più delle volte, è difficile capire se vuole giocare con te o divorarti</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Non ci si era resi conto che in quel modo si cedeva a Zuckerberg ed affini molto più di un link ai propri articoli, si cedeva la gestione della propria immagine, della propria reputazione, dei propri lettori, della propria qualità.<br>Fino a quando questo è servito alle piattaforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sono ormai due anni che il traffico di ritorno dai social (cosiddetto “referral”) verso le testate è crollato in alcuni casi del 90%.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Potremmo quindi dire che il grosso cane, dopo aver giocato, le ha anche divorate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Oggi le bacheche dei social sono popolate da reel, storie e post di creators che, a loro volta, si affannano a crearsi spazi in quei luoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Domani (domani.. forse oggi) i social network saranno popolati di notizie ed immagini create sinteticamente. Anzi è notizia di questi giorni che è nato un nuovo social, “Social AI”, dove è possibile registrarsi scegliendo la tipologia dei contatti con cui si vuole interagire: amichevoli, critici, colti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Peccato che tutti i contatti siano dei bot, migliaia di bot, in grado di rispondere e conversare nelle modalità prescelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Un vero capolavoro dell’onanismo e dell’asocialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E d’altra parte, la complessità di questo rapporto tra l’Intelligenza artificiale e gli editori si palesa nel fatto che altri attori non hanno stipulato accordi di quel tipo ed uno di questi si chiama&nbsp;<em>The New York Times.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Poi c’è la complessità nel comprendere dove va a finire il diritto d’autore che riguarda evidentemente anche l’informazione giornalistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Mark A. Lemley, professore di diritto presso la Stanford Law School, in un documento dello scorso giugno pubblicato sulla&nbsp;<em>Science and Technology Law Review</em>, afferma che, mentre molti casi di copyright legati all’IA sono già sotto esame nei tribunali ovvero la questione dell’uso equo di dati di addestramento come nel procedimento&nbsp;<em>The New York Times</em>&nbsp;vs OpenAI, queste questioni non rappresentano il vero impatto che la tecnologia IA avrà sulle leggi esistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il cambiamento della dottrina sarà necessario in seguito alla trasformazione della creatività stessa. Storicamente, il diritto d’autore è servito a proteggere coloro che creano opere originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, con l’avvento dell’IA, la creazione si sposta da un’opera fisica o concettuale a un processo di “domanda” o “prompt”, dove l’utente fornisce input o istruzioni che l’IA trasforma in contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa nuova dinamica pone un’enorme pressione sulle dottrine fondamentali del diritto d’autore: per Lemley il ruolo tradizionale del diritto d’autore, ovvero premiare la creatività dell’autore, sarà drasticamente ridotto, poiché l’IA svolge il grosso del lavoro creativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Quindi abbiamo già visto due tipologie di complessità; una riguarda l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul business model del giornalismo, l’altra il diritto d’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La questione potrebbe essere molto più ampia perché ci sono problemi di autorialità, di norme giuridiche che non riescono ad avere efficacia sovranazionale, a causa delle differenze culturali, politiche e dei diversi interessi economici che esistono nel mondo e che inevitabilmente si riflettono anche in questo campo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Molto diverso per obiettivi e scenari il nuovo regolamento AI Act dell’Ue rispetto ai sistemi normativi presenti in altri continenti, Cina e Stati Uniti ad esempio.<br>Quindi? Quindi come dicevo all’inizio non esiste una soluzione “ex-ante”, semplice o definitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Come tutti i processi di trasformazione, rivoluzionari come questo, è necessario un tempo utile per la comprensione e la metabolizzazione dei cambiamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’intelligenza artificiale è una rivoluzione già da tempo presente in tutte le nostre attività, nei nostri smartphone, nei programmi di traduzione e trascrizione, già da tempo nel giornalismo e nelle redazioni italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Diciamo la verità: non è l’automazione che ci preoccupa, che ci spaventa!</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È più profondamente la fantasia (o ipotesi plausibile) della sostituzione del pensiero umano con un algoritmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L’ipotesi di divenire superflui, soverchi, ridondanti. Legittima come ogni paura ma da sola non serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È la stessa paura che gli editori hanno avuto quando Internet ha effettuato la prima rivoluzione digitale, perdendo essi stessi l’occasione di divenire centrali nell’evoluzione dell’ecosistema informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nelle redazioni, anche in quelle italiane, al web veniva messo chi era considerato meno bravo o inviso al direttore. La carta era il must. Poi, quando ci si è resi conto che tutto era cambiato è iniziata una affannosa e tardiva rincorsa all’online, perdente perché nel frattempo i luoghi della discussione, una volta davanti a un giornale, erano stati occupati dalle multinazionali social.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Possiamo imparare qualcosa da questa lezione?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Forse si, partendo innanzitutto dal guardare al futuro ed all’innovazione con attenzione, anche un pizzico di diffidenza, come quella che si può avere mettendosi al volante di una potente automobile mai guidata prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Bisogna conoscerla, imparare ad utilizzarla, fare molti tentativi e capirne i punti di forza e di utilità, come pure le vulnerabilità e i pericoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>Qual è la differenza tra un articolo scritto da un giornalista e quello scritto da ChatGPT?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">È la stessa differenza che esiste tra l’intelligenza umana e quella definita artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Roger Penrose, matematico e premio Nobel per la fisica, ritiene che, nell’intelligenza, vi sono in gioco tanto la coscienza quanto ciò che la comprensione cosciente dei significati può fare per noi. Queste parole si implicano a vicenda: l’intelligenza richiede comprensione. E la comprensione richiede consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo ci porta a dire che un dispositivo, per essere definito “intelligente”, dovrebbe essere capace di comprensione. Ma se anche ammettessimo la comprensione, questo dispositivo, per essere definito “intelligente”, dovrebbe essere dotato di consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E nei sistemi di IA, la comprensione e la consapevolezza è nei programmatori e progettisti che creano i Large Language Models, i modelli alla base di questi sistemi, non nel modello o nell’hardware.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Almeno fino ad ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E tornando alla domanda, fatta questa premessa, la risposta è che l’articolo scritto da un giornalista è stato creato con una comprensione cosciente e consapevole, quello scritto da una IA è basato sul sistema di algoritmi del suo modello.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">E questa differenza è evidente nella personalizzazione che il giornalista fa nella descrizione del “fatto”, nel suo particolare e specifico punto di vista, mentre l’IA risponde sulla base del suo modello e dei dati con cui è stato addestrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Ed il carattere e l’angolazione della descrizione, contenuti in quell’articolo, nascono dal sistema cognitivo del giornalista, dalle sue convinzioni, dalla sua comprensione consapevole della realtà, dalla sua visione del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><strong>E, non dimentichiamolo, dalla ricerca della verità dei fatti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Per questo motivo, l’unica possibilità di sopravvivenza per il giornalismo ed i giornalisti sarà la loro capacità di comprensione consapevole della realtà. Quindi, per i giornalisti che intendono attraversare questo ulteriore processo di cambiamento, non c’è altra possibilità che acquisire le competenze per poter utilizzare questi sistemi con consapevolezza e comprensione, liberandosi di tutte quelle attività che possono essere svolte da sistemi sintetici: traduzioni, trascrizioni, montaggi al volo, bollettini, raccolte di dati.<br>Il giornalista che sarà in grado di affrancare la sua professione giornalistica dai vincoli delle routine e della ripetitività avrà il tempo reale dell’analisi, dello studio, della ricerca, dell’inchiesta, della scrittura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sono molti ormai i casi di inchieste giornalistiche che sono state portate avanti grazie all’intelligenza artificiale, alla sua capacità di analizzare enormi quantità di dati, di ritrovare in essi schemi e ripetizioni che consentono di formulare le ipotesi da verificare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Non ultime quest’anno due inchieste che hanno utilizzato il supporto del’IA hanno vinto premi Pulitzer, una di queste proprio dal The New York Times.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Non c’è quindi altra possibilità che accettare il cambiamento dotandosi delle competenze e degli strumenti per comprenderlo e farne parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La tecnologia e l’evoluzione non si possono arrestare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Se, al contrario, editori e giornalisti decidessero di delegare la loro funzione di comprensione consapevole della realtà a questi sistemi allora i nuovi editori e giornalisti saranno le aziende dell’IA.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>California: no alle restrizioni sull’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/10/01/california-no-alle-restrizioni-sullintelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 07:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Social media]]></category>
		<category><![CDATA[chatgpt]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo e intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[ia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[restrizioni]]></category>
		<category><![CDATA[restrizioni ia]]></category>
		<category><![CDATA[SB1047]]></category>
		<category><![CDATA[SØØn332024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.interskills.it/?p=6470</guid>

					<description><![CDATA[Il 29 settembre, il governatore della California, Gavin Newsom, ha posto il veto su un disegno di legge per la sicurezza dell'IA, che avrebbe regolato eticamente modelli avanzati.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Domenica 29 settembre, il governatore della California, Gavin Newsom, ha deciso di <a href="https://www.reuters.com/technology/artificial-intelligence/california-governor-vetoes-contentious-ai-safety-bill-2024-09-29/">porre un veto</a> sul disegno di legge sulla sicurezza dell&#8217;intelligenza artificiale, noto come &#8220;Safe and Secure Innovation for Frontier Artificial Intelligence Models Act&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">La proposta, approvata dal Senato della California il 28 agosto, avrebbe introdotto per la prima volta una regolamentazione etica e di sicurezza volta a proteggere la società da potenziali abusi dell&#8217;IA, come attacchi informatici o la creazione di armi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)"><a href="https://www.interskills.it/2024/09/06/la-california-vuole-controllare-lia/">Il disegno di legge</a>, identificato come SB 1047, avrebbe imposto agli sviluppatori requisiti stringenti, tra cui l’obbligo di implementare misure di sicurezza contro accessi non autorizzati e di conservare una copia non censurata dei protocolli di sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">In caso di incidenti legati all&#8217;IA, gli sviluppatori sarebbero stati tenuti a informare il Procuratore Generale entro 72 ore. Il testo prevedeva anche una tutela per i whistleblower, ossia i dipendenti che avrebbero segnalato violazioni della sicurezza, e la creazione di un&#8217;agenzia apposita, il &#8220;Board of Frontier Models&#8221;, incaricata della supervisione sulla conformità alle norme. Tra le misure proposte, figuravano anche test di sicurezza per i modelli di IA avanzati e l’introduzione di un &#8220;kill switch&#8221;, un meccanismo per disattivare i modelli in caso di emergenza. Questi requisiti sarebbero stati particolarmente stringenti per progetti con costi superiori a 100 milioni di dollari o che utilizzano grandi quantità di potenza di calcolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Nonostante le intenzioni della legge, la proposta ha incontrato una forte opposizione da parte delle startup, delle grandi aziende tecnologiche e di alcuni membri democratici della Camera.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Newsom ha giustificato il suo veto esprimendo preoccupazioni riguardo l’impatto della legge sull’industria tecnologica nazionale, sostenendo che essa avrebbe imposto requisiti troppo rigidi e inadeguati per la maggior parte dei sistemi IA, senza distinguere tra l&#8217;uso in contesti ad alto rischio o per decisioni critiche. Secondo il governatore, l&#8217;applicazione di standard così severi anche a sistemi di base avrebbe compromesso la competitività del settore tecnologico, nel paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, Newsom ha chiarito di non voler lanciare un segnale sbagliato e ha invitato gli esperti di intelligenza artificiale generativa a collaborare per creare misure di sicurezza più pratiche e basate su analisi scientifiche, inoltre ha ordinato alle agenzie statali di ampliare la loro valutazione dei rischi legati a potenziali scenari catastrofici derivanti dall&#8217;uso dell&#8217;IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questa vicenda mette in luce un problema ricorrente: le proposte legislative mirate a garantire maggiore protezione nei confronti dei rischi legati all&#8217;intelligenza artificiale si scontrano spesso con il timore che regolamenti troppo rigidi possano frenare l’innovazione e la competitività. Le istituzioni, preoccupate che misure così rigide possano scoraggiare lo sviluppo tecnologico e allontanare le aziende, spesso decidono di fare un passo indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il senatore democratico Scott Weiner, promotore del disegno di legge<a href="https://www.bbc.com/news/articles/cj9jwyr3kgeo">, ha definito</a> il veto di Newsom “una battuta d’arresto” per coloro che sostengono la necessità di una maggiore supervisione sulle grandi aziende tecnologiche, che prendono decisioni cruciali per la sicurezza pubblica. Weiner ha sottolineato che persino le aziende stesse riconoscono l&#8217;esistenza di rischi crescenti legati ai modelli IA, affermando che “gli impegni volontari del settore raramente funzionano a beneficio del pubblico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sostenitori del provvedimento, come Elon Musk e rappresentanti di Anthropic, hanno evidenziato che la legge avrebbe potuto introdurre maggiore trasparenza e responsabilità nello sviluppo di modelli di IA su larga scala.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Vale la pena ricordare che la California ospita molte delle principali aziende di intelligenza artificiale a livello mondiale, il che significa che ogni iniziativa legislativa in questo settore ha ripercussioni non solo a livello statale, ma anche su scala nazionale e globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Garante ha dichiarato <a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10057722">in una nota</a> che monitorerà attentamente l&#8217;accordo per assicurarsi che vengano rispettate le normative sulla privacy.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tale accordo ha attirato l’attenzione anche della <a href="https://www.fnsi.it/accordo-gediopenai-il-sindacato-subito-un-tavolo-di-confronto-tecnico-e-contrattuale">Federazione Nazionale della Stampa Italiana</a> (FNSI) che ha espresso preoccupazioni riguardo agli impatti di questa partnership sui diritti d&#8217;autore e le condizioni lavorative dei giornalisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo il sindacato, è necessario un approfondimento tecnico e contrattuale per capire se l&#8217;IA di OpenAI utilizzerà i contenuti dei giornalisti per addestrarsi e se questi verranno contabilizzati correttamente. La FNSI, insieme alle Associazioni Stampa Romana e Subalpina, ha richiesto un confronto trasparente su questi temi, per assicurare che l&#8217;accordo produca benefici economici anche per le redazioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Accordo GEDI – OpenAI: preoccupazione di giornalisti e FNSI</title>
		<link>https://www.interskills.it/2024/09/27/accordo-gedi-openai-preoccupazione-di-giornalisti-e-fnsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 08:53:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA['Italian Tech Week]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 26 settembre, GEDI e OpenAI hanno annunciato una collaborazione che permetterà agli utenti di ChatGPT di accedere a contenuti GEDI, migliorando le risposte in italiano.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Lo scorso 26 settembre, in occasione dell&#8217;Italian Tech Week, <a href="https://www.gedi.it/en/media/news/openai-and-gedi-announce-strategic-partnership-bring-italian-language-news-content">GEDI</a> e <a href="https://openai.com/index/gedi/">OpenAI</a> hanno annunciato un importante accordo di collaborazione, con un comunicato diffuso sui rispettivi siti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Grazie a questa partnership, gli utenti di ChatGPT potranno accedere a citazioni, articoli e analisi provenienti da testate di GEDI, come <em>La Repubblica</em> e <em>La Stampa</em>, arricchendo l&#8217;esperienza di utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale con contenuti in lingua italiana. Questa integrazione, per quello che dichiarano le due aziende, mira a migliorare la pertinenza e l&#8217;accuratezza delle risposte per chi cerca informazioni relative al contesto italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">L&#8217;accordo porta benefici reciproci: da un lato, GEDI avrà l&#8217;opportunità di raggiungere un pubblico internazionale grazie alle capacità avanzate di traduzione di ChatGPT, dall&#8217;altro, OpenAI ottiene accesso ai contenuti del gruppo editoriale, garantendo agli utenti una fonte affidabile di informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">John Elkann, Presidente di GEDI, ha commentato: &#8220;Questa partnership conferma il nostro impegno nella trasformazione digitale e permette agli utenti di ChatGPT di accedere a contenuti di qualità e ad approfondimenti su una vasta gamma di temi&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Sam Altman, CEO di OpenAI, ha aggiunto: &#8220;Collaborare con editori come GEDI ci aiuta a garantire che le persone in tutto il mondo possano ottenere informazioni precise e autorevoli nelle proprie lingue&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Questo accordo segue iniziative simili già attuate con altri gruppi media, editori e testate giornalistiche, e di cui abbiamo trattato in modo approfondito nel corso degli ultimi anni, come <a href="https://www.interskills.it/2023/12/22/axel-springer-sigla-un-accordo-storico-con-openai/">Axel Springer</a>, <a href="https://www.interskills.it/2024/05/31/anche-the-atlantic-e-vox-media-abbracciano-openai/">Vox Media</a>, <a href="https://www.interskills.it/2024/04/29/finacial-times-concede-i-suoi-dati-ad-openai-in-cambio-dei-link-alle-fonti/">Financial Times</a> e <a href="https://www.interskills.it/2024/07/31/rcs-mediagroup-intelligenza-artificiale-con-openai/">l’ultima italiana RCS</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tuttavia, l&#8217;intesa con GEDI si inserisce in un contesto più delicato rispetto ad altre collaborazioni. Il gruppo editoriale è sotto i riflettori per le recenti tensioni interne, tra cui lo sciopero dei giornalisti de <em><a href="https://www.interskills.it/2024/09/26/repubblica-in-sciopero-questa-redazione-non-ha-mai-venduto-lanima/">La Repubblica</a></em> e le vicende giudiziarie che coinvolgono John Elkann, presidente di GEDI, indagato per frode fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Visto il contesto tale accordo ha attirato l’attenzione del <a href="https://www.interskills.it/2024/02/02/procedura-di-contestazione-del-garante-della-privacy-ad-openai/">Garante della Privacy italiano</a>, che come ben ricordiamo in passato aveva bloccato temporaneamente ChatGPT per questioni legate alla protezione dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Il Garante ha dichiarato <a href="https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10057722">in una nota</a> che monitorerà attentamente l&#8217;accordo per assicurarsi che vengano rispettate le normative sulla privacy.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Tale accordo ha attirato l’attenzione anche della <a href="https://www.fnsi.it/accordo-gediopenai-il-sindacato-subito-un-tavolo-di-confronto-tecnico-e-contrattuale">Federazione Nazionale della Stampa Italiana</a> (FNSI) che ha espresso preoccupazioni riguardo agli impatti di questa partnership sui diritti d&#8217;autore e le condizioni lavorative dei giornalisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="margin-top:var(--wp--preset--spacing--10)">Secondo il sindacato, è necessario un approfondimento tecnico e contrattuale per capire se l&#8217;IA di OpenAI utilizzerà i contenuti dei giornalisti per addestrarsi e se questi verranno contabilizzati correttamente. La FNSI, insieme alle Associazioni Stampa Romana e Subalpina, ha richiesto un confronto trasparente su questi temi, per assicurare che l&#8217;accordo produca benefici economici anche per le redazioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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