IA e sorveglianza “politica”: il caso Yale

L’Università di Yale sospende la ricercatrice Helyeh Doutaghi dopo accuse di legami con un gruppo pro-palestinese sanzionato dal governo, mosse da un sito “potenziato dall’IA”. La giurista denuncia una decisione senza prove e parla di censura politica.

Campus Yale

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Negli ultimi giorni, negli Stati Uniti si è intensificato il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nella diffusione delle informazioni online, soprattutto quando viene impiegata per monitorare individui in base alle loro presunte affiliazioni politiche.

Al centro della discussione si inserisce il caso di Helyeh Doutaghi, esperta di diritto internazionale, ricercatrice associata e vicedirettrice del Law and Political Economy Project presso la Yale Law School.
La ricercatrice è stata sospesa dall’università dopo un’inchiesta pubblicata il 2 marzo 2025 sul sito di notizie Jewish Onliner, che la accusa di legami con l’organizzazione pro-palestinese Samidoun.

Quest’ultima è stata inserita dal governo statunitense nella lista delle entità sanzionate per presunti collegamenti con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), considerato un gruppo terroristico.

Tre giorni dopo, il 5 marzo, Yale ha sospeso Doutaghi, impedendole l’accesso al campus e ai sistemi informatici dell’università. La decisione è stata presa senza che fossero fornite prove concrete e senza una verifica indipendente delle accuse.

Il nodo centrale della vicenda riguarda l’attendibilità delle informazioni diffuse da Jewish Onliner, che si presenta come un “hub online basato sull’intelligenza artificiale” per approfondimenti e aggiornamenti su questioni che riguardano la comunità ebraica. Tuttavia, non rivela i nomi dei suoi autori e non specifica in che modo utilizzi l’intelligenza artificiale per raccogliere informazioni.

Come afferma l’avvocato di Doutaghi Eric Lee, a gennaio 2025, il quotidiano israeliano Haaretz aveva già messo in dubbio l’affidabilità del sito JO, descrivendolo come una piattaforma automatizzata che diffonde contenuti di parte, potenzialmente legata a gruppi governativi israeliani.

Vi è la possibilità che Jewish Onliner abbia raccolto e collegato informazioni prese online senza effettuare un adeguato lavoro di fact-checking, aumentando così il rischio di diffusione di fake news e di utilizzo di tali informazioni per identificare e prendere di mira persone con opinioni non conformi al sistema politico.

Proprio questi dubbi hanno spinto Lee a intervenire già il 3 marzo, quando ha segnalato a Yale la scarsa attendibilità della fonte e chiesto se l’università avesse condotto verifiche indipendenti prima di sospendere la sua cliente.

Yale non ha mai risposto a queste domande, lasciando intendere che la decisione di sospendere la ricercatrice sia stata presa senza alcun controllo sulla veridicità delle accuse.

Il 12 marzo, Doutaghi ha rotto il silenzio pubblicando un lungo post su X in cui ha definito la sua sospensione un caso esemplare di repressione politica.
Secondo la ricercatrice, l’uso dell’intelligenza artificiale per costruire accuse infondate rappresenta un pericolo per la libertà accademica e il diritto di esprimere opinioni critiche.

Figura 1 – Screenshot del post di Helyeh Doutaghi sulla sua sospensione da Yale Law School per un discorso pro-palestinese.

Nel post, ha affermato che a seguito della pubblicazione dell’articolo è stata vittima di una serie di intimidazioni come minacce e attacchi online. Secondo lei, la sua sospensione è un chiaro segnale di come l’IA possa essere usata come arma per mettere a tacere chi sostiene posizioni critiche nei confronti dell’attuale politica statunitense in Medio Oriente.

Nella parte finale della dichiarazione di Doutaghi, il suo avvocato ha aggiunto che Yale ha affidato l’indagine interna a un legale con legami con l’industria della difesa e con gruppi filo-israeliani, sollevando dubbi sull’imparzialità del procedimento.

Figura 2 – Screenshot della dichiarazione dell’avvocato Eric Lee sulla sospensione di Helyeh Doutaghi.

La vicenda di Doutaghi si inserisce in uno scenario politico statunitense segnato da un inasprimento delle misure repressive.

Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump ha intensificato le misure contro studenti e attivisti filo-palestinesi. Il Dipartimento di Stato ha annunciato di voler utilizzare l’intelligenza artificiale per monitorare i social media e identificare individui con posizioni critiche nei confronti della politica statunitense in Medio Oriente.

Inoltre,gli studenti internazionali che esprimono opinioni non allineate rischiano la revoca del visto, mentre le università che ospitano proteste filo-palestinesi subiscono tagli ai finanziamenti federali. Yale, ad esempio, è già stata inserita in una lista di 60 atenei a rischio di riduzione dei fondi.

Non è quindi da escludere che la sospensione di Doutaghi sia stata una mossa preventiva per evitare ulteriori attacchi politici.

Questo caso porta allo sviluppo di alcune riflessioni in merito all’utilizzo dell’IA nell’informazione: se le piattaforme basate sull’IA possono generare contenuti senza adeguati controlli, influenzando persino decisioni istituzionali, aumenta il rischio di un sistema in cui la libertà di espressione viene compromessa da accuse artificiali costruite da algoritmi.

La situazione diventa ancora più critica quando questa tecnologia viene impiegata per scandagliare la rete alla ricerca di presunti collegamenti politici sospetti, senza un adeguato fact-checking. Questo approccio rischia di trasformarsi in un meccanismo di sorveglianza digitale, dove chiunque può essere etichettato come una minaccia sulla base di associazioni arbitrarie e prive di fondamento.

In questa vicenda la stessa Doutaghi ritrova un parallelismo storico con il maccartismo degli anni ’50, quando intellettuali e accademici furono perseguitati per presunte simpatie comuniste.
Oggi, il meccanismo sembra essere lo stesso: le accuse non provengono più da documenti governativi, ma da algoritmi che rastrellano la rete alla ricerca di collegamenti sospetti, senza il controllo di verificatori umani.

Alcune immagini,traduzioni e sintesi possono essere stati realizzati con ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.

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