Lo scorso febbraio si è discusso molto di un progetto che ha portato sui banchi di una scuola le macchine da scrivere. Il progetto è stato avviato da un giornalista campano, Enrico Sbandi, insieme con la dirigente dell’istituto comprensivo Principe Amedeo di Gaeta, Rosaria Perillo.
Purtroppo le discussioni sono spesso ricadute nei soliti schemi di polarizzazione tra apocalittici e integrati, con considerazioni che spesso nulla avevano a che vedere con le finalità dei suoi ideatori, ovvero di stimolare la creatività e l’intelligenza emotiva dei ragazzi, attraverso uno strumento che gli imponesse un adeguato livello di attenzione prima di scrivere, dal momento che la macchina da scrivere non ha il tasto “canc” e non consente il classico copia-incolla del pc.
Un articolo del Financial Times dello scorso 14 marzo, ci ricorda che, negli ultimi decenni, un crescente corpus di ricerche evidenzia un significativo declino delle capacità cognitive, in particolare quelle legate all’attenzione, alla memoria e alle abilità di ragionamento critico.
Secondo i dati OCSE derivati dai test PISA 2022, che coinvolgono oltre 600.000 studenti di 15 anni in 81 Paesi, si evidenzia una diminuzione significativa delle performance cognitive in lettura, matematica e scienze, particolarmente accentuata negli ultimi dieci anni. I punteggi medi degli studenti in lettura e matematica hanno registrato un calo costante rispetto alle precedenti valutazioni, indicando una diminuzione della capacità di elaborazione e risoluzione di problemi complessi.
Questa tendenza negativa non riguarda solo i giovani: il rapporto internazionale “Survey of Adult Skills” (PIAAC) condotto dall’OCSE nel 2023 evidenzia un marcato deterioramento anche nelle competenze cognitive fondamentali tra gli adulti. Negli Stati Uniti, il 28% degli adulti ha mostrato punteggi molto bassi nei test di alfabetizzazione e numeracy, collocando il Paese tra i più bassi in termini di performance cognitive rispetto alle altre nazioni.
Parallelamente, la National Endowment for the Arts (NEA, 2023) ha registrato una forte diminuzione nella lettura per piacere tra gli adulti statunitensi, passata dal 54,6% nel 2012 a meno del 50% nel 2022, suggerendo un progressivo allontanamento da pratiche cognitive attive cruciali per la conservazione e il potenziamento delle capacità mentali.
E che dire delle distrazioni generate dagli ambienti digitali multitasking (social network, chat, news, games)? Questo fenomeno è confermato da un’analisi approfondita pubblicata su International Journal of Educational Technology in Higher Education (2018) su studenti universitari. La ricerca, in sostanza, conclude che il media multitasking interferisce negativamente con le funzioni cognitive essenziali per l’apprendimento, soprattutto in ambienti didattici strutturati. Inoltre, emerge come gli studenti tendano a sottovalutare gli effetti distrattivi di queste abitudini, ovvero non se ne rendono conto.
Non possiamo affermare scientificamente che il calo di alcune funzioni cognitive sia direttamente causato dall’utilizzo di smartphone e computers, tuttavia, una gran quantità di studi e teorie cognitive, trasudano di correlazioni che non andrebbero sottovalutate.











