Intelligenza Artificiale: informare i lettori?

Uno studio dell’Università di Amsterdam esplora la trasparenza nell’uso dell’IA nel giornalismo, evidenziando che i lettori olandesi desiderano essere informati sull’impiego dell’IA. Tuttavia, sapere che un contenuto è generato dall’IA può aumentare la sfiducia nei media. L’AI Act impone parziali obblighi di disclosure per i media, ma restano incertezze sulle pratiche ottimali di trasparenza

Sagome di persone con schermi su sfondo

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Uno studio condotto dal laboratorio AI, Media and Democracy dell’Università di Amsterdam esamina il tema della trasparenza nell’uso dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) nel giornalismo, concentrandosi sulla prospettiva e sui bisogni del pubblico in merito a come e quando debba essere dichiarato l’impiego dell’IA nella creazione di contenuti.

La ricerca, basata su focus group con cittadini olandesi, rivela che i lettori desiderano essere informati sull’uso dell’IA nei contenuti giornalistici, ma esprime anche il timore che queste dichiarazioni, se non gestite in modo accurato, possano ridurre la fiducia nei media.

Utilizzo dell’IA nel giornalismo e necessità di trasparenza

Negli ultimi anni, i media hanno sperimentato un impiego crescente dell’intelligenza artificiale in vari processi giornalistici: dalla creazione di post per i social media alla redazione di titoli e bozze di articoli. Secondo un’indagine di Associated Press, l’IA è usata prevalentemente per la produzione di contenuti, affiancando attività come traduzioni e raccolta delle informazioni.

Le tecnologie di GenAI, spesso fornite da giganti tecnologici come OpenAI, Google e Microsoft, stanno diventando sempre più parte integrante del lavoro redazionale. Tuttavia, questa dipendenza dalle grandi piattaforme e l’espansione dell’IA sollevano domande etiche e operative: le testate dovrebbero informare il pubblico sull’uso dell’IA?

E quali modalità di trasparenza si rivelano più efficaci?

L’AI Act: Regolamentazione europea e ambiguità per il settore dei media

A livello normativo, l’Unione Europea ha introdotto l’AI Act, un regolamento che, tra le altre misure, stabilisce alcuni obblighi di disclosure per i contenuti creati o manipolati attraverso IA. Tuttavia, il settore dei media gode di alcune deroghe. Per i contenuti di interesse pubblico creati o modificati con IA, come i deepfake audiovisivi, è obbligatorio segnalare l’uso della tecnologia, ma questo obbligo di disclosure è mitigato se il contenuto ha subito una revisione umana e se esiste una chiara responsabilità editoriale.

In pratica, per i media non vige un obbligo generalizzato di dichiarare l’uso dell’IA, in quanto il regolamento non considera l’industria dei media ad alto rischio e non impone quindi misure stringenti di trasparenza o di progettazione responsabile. Questa zona grigia crea incertezze sui comportamenti da adottare per garantire la fiducia del pubblico senza compromettere la libertà di espressione e l’indipendenza editoriale.

Desiderio di trasparenza: l’opinione del pubblico

Nonostante l’assenza di un obbligo legale specifico, la domanda fondamentale è se il pubblico percepisca i contenuti generati dall’IA come diversi rispetto a quelli prodotti da giornalisti umani e se ritenga questa trasparenza necessaria. I risultati delle ricerche in merito sono contraddittori. Da un lato, i contenuti etichettati come creati da IA sono spesso percepiti come più oggettivi e accurati, poiché privi di emozioni o opinioni soggettive. Tuttavia, altri studi rilevano che i lettori sono spesso scettici nei confronti dei contenuti generati dall’IA, vedendoli come meno credibili rispetto a quelli prodotti da esseri umani. Questa diffidenza è legata anche alla percezione dell’IA come una “scatola nera” che manca di valori giornalistici tradizionali.

Uno dei fenomeni più rilevanti emersi è il cosiddetto “paradosso della disclosure”: i lettori desiderano essere informati dell’uso dell’IA, ma sapere che un contenuto è generato dall’IA può contemporaneamente aumentare la diffidenza nei confronti di tale contenuto. Questo dualismo rende complesso per le testate stabilire le migliori pratiche per le dichiarazioni di utilizzo dell’IA.

Alcune immagini,traduzioni e sintesi possono essere stati realizzati con ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.

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