Google potrebbe essere costretto a vendere Chrome

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti chiederà a un giudice di ordinare a Google di vendere Chrome per contrastare il monopolio nella ricerca online. Chrome, con il 66,7% del mercato, è cruciale per i ricavi pubblicitari di Google, che si oppone definendo queste misure “radicali”

logo di Google inuna rappresentazione astratta

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) intende chiedere al giudice federale Amit Mehta di ordinare a Google di vendere il suo browser Chrome. La mossa rappresenterebbe un passo cruciale nel caso antitrust che accusa il colosso tecnologico di mantenere illegalmente un monopolio nella ricerca online.

Le accuse e il contesto

Lo scorso agosto, Mehta ha stabilito che Google aveva violato le leggi antitrust utilizzando accordi esclusivi per consolidare la sua posizione dominante nel mercato della ricerca online. Secondo il giudice, l’azienda ha imposto prezzi “supracompetitivi” per la pubblicità nei motori di ricerca, contribuendo a un comportamento anticoncorrenziale.

Il DOJ, insieme a diversi stati, ha accusato Google di obbligare produttori di dispositivi e aziende tecnologiche a utilizzare il suo motore di ricerca come impostazione predefinita su telefoni e computer, limitando così la concorrenza.

Le richieste del DOJ

Oltre alla vendita di Chrome, il Dipartimento prevede di proporre altre misure, tra cui:

  • L’obbligo per Google di concedere in licenza i dati raccolti tramite Chrome, ovvero consentire a terze parti di accedere e utilizzare, previo pagamento o accordo, i dati raccolti dal browser. Nel caso di Google Chrome, si tratta delle informazioni generate durante la navigazione, come:
    Cronologia delle ricerche e dei siti visitati
    Preferenze degli utenti
    Dati comportamentali, utili per targetizzare pubblicità o migliorare servizi.

    In pratica, invece di mantenere questi dati esclusivamente per sé, Google dovrebbe condividerli (in modo regolamentato) con concorrenti o altre aziende, promuovendo un mercato più competitivo e riducendo il vantaggio monopolistico. Naturalmente, tutto ciò dovrebbe rispettare le normative sulla privacy.
  • Permettere ai siti web di limitare la raccolta dei loro contenuti da parte dei prodotti di intelligenza artificiale di Google.
  • Creare maggiori opzioni per gli utenti finali e i concorrenti per ridurre il dominio del motore di ricerca di Google.

Nonostante il DOJ abbia inizialmente valutato la possibilità di richiedere anche la vendita di Android, ha successivamente ritirato questa proposta, lasciandola come ipotesi futura qualora non si raggiungano risultati sufficienti con altre soluzioni.

Google risponde

Un rappresentante di Google, Lee-Anne Mulholland, ha definito le proposte del governo come parte di un’agenda “radicale” che potrebbe danneggiare i consumatori, gli sviluppatori e la leadership tecnologica americana.

Chrome è un asset fondamentale per Google: con una quota di mercato del 66,7%, il browser supera di gran lunga concorrenti come Safari (18%) ed Edge (5%). La sua integrazione con i servizi pubblicitari di Google contribuisce in modo significativo al fatturato aziendale, che nel terzo trimestre 2024 ha raggiunto i 65,9 miliardi di dollari solo dalla pubblicità.

Prossimi passi

Il giudice Mehta determinerà ad aprile 2025 quali misure Google dovrà adottare per risolvere le violazioni antitrust, con una sentenza finale prevista per agosto dello stesso anno.

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