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Meta sta valutando l’opportunità di bloccare la visualizzazione delle notizie  nelle sue piattaforme social, Facebook ed Instagram, in Australia, se il governo di quel paese dovesse imporre il pagamento di diritti di licenza agli editori.

Questo sviluppo è una diretta risposta al News Media Bargaining Code, una legge introdotta nel 2021 in Australia che mira a compensare gli editori di notizie per l’uso delle loro pubblicazioni da parte delle grandi piattaforme digitali come Facebook.

La legge era sostanzialmente rimasta inapplicata in quanto, alla sua entrata in vigore, Facebook aveva stretto accordi con le principali aziende editoriali del paese.

A  marzo,  alla scadenza di questi accordi, Meta aveva già annunciato che non ne avrebbe stipulato di nuovi per pagare le notizie ai sensi del codice di contrattazione dei media.

Mia Garlick, direttrice della politica regionale di Meta, ha dichiarato che l’azienda sta considerando tutte le opzioni disponibili, lasciando intendere che il blocco dei contenuti di notizie potrebbe essere una misura adottata per evitare di pagare commissioni agli editori. Questa posizione ha sollevato serie preoccupazioni riguardo alla libertà di informazione e al ruolo dei giganti tecnologici nel controllo dei flussi di notizie.

Il News Media Bargaining Code è stato concepito con l’intento di equilibrare il potere negoziale tra i giganti tecnologici e i media tradizionali, costringendo le prime a condividere una parte dei loro profitti pubblicitari con i secondi. Tuttavia, Meta sembra essere restia a conformarsi, preferendo ritirare i contenuti di notizie dalla sua piattaforma ritenendo che non siano neanche così proficui per l’azienda.

Questa non sarebbe la prima volta che Meta adotta una simile tattica. Nel febbraio del 2021, prima di stipulare gli accordi con gli editori, l’azienda aveva temporaneamente rimosso i contenuti di notizie dai feed degli utenti australiani, senza che molti se ne accorgessero.

Nel 2023, Meta aveva adottato lo stesso rigido approccio in Canada, con conseguenze significative; infatti, la decisione di Meta di eliminare i collegamenti diretti agli articoli di notizie aveva drasticamente ridotto il traffico verso i siti di informazione, colpendo soprattutto quelli regionali e locali dipendenti dal flusso generato da piattaforme come Facebook.

Secondo il Digital News Report Australia di quest’anno, la maggioranza degli australiani evita attivamente le notizie, segno di una crescente stanchezza da informazioni negative che affliggono il panorama mediatico contemporaneo.

Questo dato evidenzia che, nonostante l’importanza delle notizie per alcuni utenti, la maggior parte degli australiani utilizza i social media per altri scopi e potrebbe non essere fortemente influenzata da tale divieto.

Quindi, sostanzialmente le piattaforme non hanno alcun interesse a pagare ulteriormente gli editori per la condivisione delle loro notizie e, sebbene il ministro del tesoro australiano ha il potere di intervenire e forzare Meta a conformarsi al News Media Bargaining Code, questa potrebbe non essere la soluzione al problema che attiene non solo la regolamentazione economica, ma anche il ruolo delle piattaforme digitali nel panorama mediatico contemporaneo.

Una possibile soluzione, per gli editori, potrebbe essere l’implementazione di un meccanismo fiscale che utilizzi le imposte sulle società generate dalle piattaforme digitali per sostenere il giornalismo di interesse pubblico delle organizzazioni mediatiche australiane.

Questo approccio garantirebbe un sostegno finanziario diretto alle pubblicazioni che stanno lottando per sopravvivere, senza dipendere esclusivamente dai ricavi pubblicitari controllati dalle grandi piattaforme.