Il 19° Rapporto sulla Comunicazione del Censis analizza le abitudini mediatiche degli italiani nel 2023, con particolare attenzione all’evoluzione del giornalismo, l’influenza dei social network e le implicazioni dell’Intelligenza Artificiale (IA).
Ne emerge un quadro di profondi cambiamenti, caratterizzato da sfide per la qualità dell’informazione e nuove opportunità offerte dalle tecnologie.
Il Rapporto introduce una riflessione cruciale sul confine sempre più sfumato tra verità e falsità nell’ecosistema informativo. In un contesto in cui l’Intelligenza Artificiale emerge come protagonista del cambiamento, il dibattito si divide tra entusiasmo e timore.
Gli italiani, pur riconoscendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, mostrano incertezza riguardo ai rischi che queste possono comportare per la società e i processi produttivi, riflettendo una tensione tipica delle grandi rivoluzioni tecnologiche.
Il panorama dell’informazione: tradizione e innovazione
Media tradizionali in calo, digitali in crescita
Il consumo di telegiornali, pur rimanendo significativo, è in diminuzione (48,3%, -2,9% rispetto al 2022). Parallelamente, si riduce l’utenza dei quotidiani cartacei (8,1%) e dei giornali radio (13,7%). I siti di informazione digitale (16,2%) e i quotidiani online (11,8%) segnano anch’essi una flessione.
I social network consolidano il loro ruolo come fonti d’informazione. YouTube (18,5%) e Instagram (15,3%) sono tra i canali più dinamici, mentre Facebook mostra segnali di declino (29,7%, -5,5%).
Anche TikTok, con il 7% di utenti, si afferma come nuova piattaforma informativa. Se ne era già parlato ad aprile, nel Report 2024 dell’Osservatorio sul giornalismo digitale dell’Ordine dei giornalisti che recitava, a tal proposito: “[…] Il risultato è stata una continua e crescente disaggregazione dell’offerta informativa che, negli ultimi anni, ha visto al suo interno emergere e rafforzare quella che oggi viene chiamata “economia dei creatori”, abilitata e sostenuta da piattaforme digitali che, con varie modalità, condividono parte dei ricavi pubblicitari con gli autori (come ad esempio YouTube, Instagram o TikTok) o che forniscono la possibilità a singoli creatori di ricevere denaro direttamente dai loro utenti attraverso singole ricompense una tantum o abbonamenti mensili (un esempio di questo modello sono piattaforme come Patreon e Substack).”
Credibilità e qualità dell’informazione
La fiducia nei media tradizionali rimane stabile: la radio è percepita come il mezzo più affidabile (70,3%), seguita dalla televisione (66,7%) e dalla stampa, sia cartacea che digitale (63,9%). Per la prima volta, anche i social media e i blog mostrano un leggero aumento di credibilità (32%, +1,6% per i social).
Tuttavia, il rapporto mette in luce una crescente difficoltà nel distinguere il vero dal falso (72,6%), un problema aggravato dalla proliferazione di fake news. Più della metà degli italiani (56,7%) ritiene che la responsabilità editoriale sia cruciale per garantire la veridicità dei contenuti.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nell’informazione
Opportunità e timori
L’IA è percepita come un fenomeno ambivalente. Da un lato, il 55,9% degli italiani spera in un miglioramento delle cure mediche, mentre il 37,4% prevede una riduzione dei lavori ripetitivi, favorendo attività creative. Dall’altro, il 68,3% teme un incremento di notizie non verificabili e il 66,3% segnala rischi per la privacy a causa del controllo algoritmico.
Un altro nodo critico è l’impatto sull’occupazione: il 65,5% prevede la sostituzione degli esseri umani con macchine, mentre solo il 43% intravede nuove opportunità lavorative in settori emergenti.
Implicazioni per il giornalismo
L’automazione delle notizie solleva interrogativi sulla sostenibilità dell’informazione di qualità. Sebbene il 74,6% degli italiani riconosca che il lavoro giornalistico richiede verifiche approfondite, il 63,9% teme che l’empatia, fondamentale per una narrazione autentica, possa essere compromessa dall’interazione con macchine.
Abitudini digitali e nuovi paradigmi informativi
Il predominio dello smartphone
Il dispositivo mobile è ormai il mezzo principale per accedere alle notizie, utilizzato dall’83,7% degli italiani. La modalità di fruizione varia: il 37,9% effettua ricerche mirate, mentre il 25,4% legge interi articoli.
Solo il 13,2% si limita ai titoli, sottolineando un’attenzione selettiva nei confronti delle informazioni.
L’ascesa dell’informazione visiva
La comunicazione visuale, attraverso video e immagini, è sempre più apprezzata. Il rapporto evidenzia come la fruizione di contenuti brevi e immediati stia ridefinendo le preferenze informative, specie tra i giovani.
Ed anche qui richiamiamo il Report 2024 dell’Ordine dei giornalisti, dove la Prof.ssa Giovanna Cosenza evidenziava “[…] Vale la pena sottolineare che, negli stessi anni, è cresciuto molto l’uso di YouTube come fonte di notizie, malgrado di questo si parli poco, ed è cresciuto per tutte le generazioni, non solo per i più giovani. Inoltre, Instagram e TikTok, di cui invece si parla spesso, sono di fatto cresciuti entrambi per tutte le generazioni, non solo per i giovani: è solo l’uso di TikTok che resta ancora più forte fra i giovani, in Italia e nel mondo.”
Polarizzazione e preferenze tematiche
Un pubblico diviso tra tradizione e libertà
Il panorama informativo italiano è polarizzato. Una parte degli utenti cerca notizie autorevoli da media professionali, mentre un’altra preferisce canali diretti e meno regolamentati, nonostante i rischi di manipolazione.
Tra le tematiche più seguite spiccano la politica nazionale (32,1%), lo stile di vita (31%) e la scienza/medicina (29%, in ripresa dopo la pandemia). Gli argomenti legati alla cronaca rosa e alla politica estera attraggono meno attenzione, rispettivamente al 15,9% e all’11,8%.
Sfide per il futuro dell’informazione
Il rapporto delinea un quadro complesso per il futuro del giornalismo, con sfide significative legate all’integrazione dell’intelligenza artificiale e alla frammentazione delle fonti. Per mantenere la qualità e la fiducia del pubblico, sarà essenziale sviluppare nuovi standard di verifica e rafforzare il ruolo della responsabilità editoriale.











