Tutto è iniziato, ad ottobre 2024, con il rilascio della nuova funzionalità Apple Intelligence, negli Stati Uniti: tra le varie opzioni a disposizione dell’utente, una permette di sintetizzare e raggruppare notifiche tramite l’intelligenza artificiale sotto forma di un paragrafo, punti chiave, una tabella o un elenco. L’obiettivo era semplificare la fruizione delle notizie per gli utenti.
Tuttavia, l’iniziativa si è rivelata problematica.
Il 13 dicembre, due giorni dopo il suo rilascio nel Regno Unito, il sistema, raggruppando diverse notifiche della BBC, ha generato una notifica push in cui si affermava, erroneamente, che Luigi Mangione, il sospettato per l’omicidio del CEO di United Healthcare, si fosse tolto la vita.

In realtà, questa informazione era completamente falsa e non proveniva dalla BBC. L’emittente britannica ha prontamente contattato Apple per segnalare l’errore. Tuttavia, non è chiaro se Apple abbia risposto al reclamo.
L’accaduto ha attirato l’attenzione di Reporter Senza Frontiere (RSF), organizzazione internazionale per la libertà di stampa, che ha chiesto ad Apple di ritirare la funzione di IA generativa introdotta di recente. RSF ha definito l’incidente “un duro colpo alla credibilità dei media”, evidenziando l’immaturità dei sistemi di IA per ambiti delicati come l’informazione.
Purtroppo, il caso Mangione non è isolato, e la BBC non sembra essere l’unico editore che ha avuto titoli travisati dalla nuova tecnologia AI di Apple.
Già lo scorso 21 novembre, negli Stati Uniti, molti utenti avevano segnalato un errore del genere sulla notizia del NYT che trattava del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

In questo caso, il riassunto generato erroneamente riportava che il ministro fosse stato arrestato, confondendo un mandato della Corte penale internazionale con un effettivo arresto.
RSF, alla luce di questi avvenimenti, ha espresso preoccupazione per i rischi posti dai nuovi strumenti di intelligenza artificiale ai media, sottolineando che questi sistemi, operando in modo probabilistico, non possono garantire informazioni affidabili. Vincent Berthier, capo della sezione tecnologia e giornalismo di RSF, ha dichiarato: “Le IA sono macchine probabilistiche, e i fatti non possono essere decisi da un lancio di dadi”.
L’organizzazione ha richiamato i principi della Carta di Parigi, in cui si afferma: “i detentori dei diritti devono condizionare il riutilizzo dei loro contenuti al rispetto dell’integrità dell’informazione e dei principi fondamentali dell’etica giornalistica.” Ed ha invitato le aziende tecnologiche a collaborare con i media per garantire che l’uso dell’IA non comprometta la qualità dell’informazione e il diritto del pubblico a essere correttamente informato.
Anche il professor Petros Iosifidis, esperto di politica dei media presso la City University di Londra, ha definito l’errore di Apple “imbarazzante”, durante un’intervista a BBC News.
“Capisco la pressione di arrivare per primi sul mercato, ma sono sorpreso che Apple abbia associato il proprio nome a un prodotto così palesemente incompleto” – ha commentato – “i vantaggi potenziali ci sono, certo, ma la tecnologia non è ancora matura e il rischio di diffondere disinformazione è concreto.”
Nel frattempo, Apple ha preferito non rilasciare commenti ufficiali sull’accaduto.











