Mark Zuckerberg, CEO di Meta, società madre di Facebook, Instagram e Threads, ha annunciato, lo scorso 7 gennaio, una serie di cambiamenti nelle strategie di moderazione dei contenuti. Tra le novità principali figura l’abolizione del programma di fact-checking, sostituito da un sistema chiamato Community Notes, che consente agli utenti di aggiungere contesto ai contenuti condivisi. Zuckerberg ha spiegato che questa decisione nasce dalla volontà di ridurre una “censura eccessiva”, ritenendo che i sistemi adottati finora abbiano spesso limitato la libertà di espressione.
Il programma di fact- checking, venne introdotto da Meta dopo le elezioni presidenziali statunitensi del 2016, per contrastare la diffusione di disinformazione e contenuti offensivi che si verificarono durante le elezioni di quell’anno. Ricordiamo, a tal proposito, il grave scandalo dei dati di Cambridge Analytica.
Il programma abolito prevedeva la collaborazione con organizzazioni giornalistiche indipendenti e quotidiani accreditati dall’International Fact-Checking Network, unità del Poynter Institute che si occupa di riunire i fact-checker di tutto il mondo, i quali dovevano analizzare i post e, quando veniva rilevata una notizia falsa, applicavano un’etichetta, indicando che il contenuto era stato contestato da verificatori di terze parti. Gli utenti venivano invitati a consultare ulteriori informazioni prima di interagire con il contenuto, pur mantenendo la possibilità di accedervi. Infatti, queste etichette non oscuravano il contenuto, ma offrivano un avviso contestuale sulla sua credibilità.
Zuckerberg ha tuttavia sostenuto che questo sistema, in vigore ormai da 8 anni, ha generato diverse problematiche come la rimozione ingiustificata di post legittimi o l’incapacità di cogliere il contesto culturale di alcune pubblicazioni, affermando che “troppi contenuti innocui vengono censurati, troppe persone si ritrovano ingiustamente rinchiuse nella “prigione di Facebook”.”
Il nuovo sistema, Community Notes, si baserà sulla verifica collaborativa delle informazioni: affiderà ad un gruppo di utenti riconosciuti come collaboratori il compito di aggiungere note di contesto ai contenuti, indicando se sono affidabili o meno.
Altri utenti valuteranno l’utilità delle note proposte, esprimendo la loro opinione a riguardo. Una nota verrà resa pubblica solo se utenti di diverse prospettive politiche o sociali concordano sul fatto che sia informativa, la nota viene approvata. Al fine di garantire che le informazioni aggiunte siano equilibrate e non influenzate da un singolo punto di vista.
Una volta approvate, le note vengono visualizzate direttamente sotto il contenuto originale, offrendo agli utenti un contesto aggiuntivo per comprendere meglio il post, l’immagine o il video.
L’autorevolezza delle note e l’imparzialità degli utenti possono essere messe in discussione, in special modo nel caso dei contenuti polarizzanti, ovvero quelli che tendono a dividere le opinioni e generare forti contrasti tra gli utenti, come quelli politici.
La scelta di Zuckerberg è stata da alcuni interpretata come un tentativo di riallinearsi con il presidente Donald Trump, in vista del suo imminente insediamento alla Casa Bianca e di “ammansire” la nuova leadership politica.
A ben vedere tale critica non appare infondata, considerando le recenti modifiche nella governance dell’azienda, con la promozione di Joel Kaplan, ex consigliere di George W. Bush, a capo del team degli Affari Globali come responsabile delle principali politiche aziendali e l’inserimento nel consiglio di amministrazione dell’azienda di uno storico alleato di Donald Trump, Dana White.
Questi cambiamenti relativi ai controlli sulle informazioni non riguardano, almeno per il momento, l’Europa.
Il panorama politico europeo, infatti, è sostanzialmente diverso, e le norme imposte dal Digital Services Act (DSA) obbligano le piattaforme a implementare misure adeguate a combattere la disinformazione. Meta potrebbe decidere di adottare altre soluzioni, come l’impiego dell’intelligenza artificiale o del machine learning, per rafforzare i propri sistemi di verifica.











